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• Questo tipo di raccolte normative che iniziano col tardo ‘600 spesso vengono chiamati

codici, codex, code, si chiamano codici ma sono qualcosa di diverso = consolidazioni,

precipitato storico della legislazione.

All’interno di questa generica categoria di raccolte normative, vi sono cose molto diverse fra loro:

Raccolte di communes opiniones, ossia le interpretazioni prevalenti su singoli punti di

a) diritto, sono comunque raccolte normative perché in antico regime hanno forza

normativa, come afferma Bartolo nel Medioevo.

In età moderna però ormai le fonti privilegiate sono le decisiones della giurisprudenza

b) dei grandi tribunali, e in particolare in Italia ma in genere in Europa predominano anche

a livello editoriale le raccolte di decisiones della Rota Romana, perché i giudici della

Rota romana sono particolarmente prestigiosi. L’autorevolezza della Rota Romana e

delle sue decisiones ha una valenza, una forza che oltrepassa i confini dello Stato della

Chiesa. Esistono importanti commentari agli Statuti di Genova, nonostante la tradizione

statutaria genovese molto forte, quindi ciononostante esistono edizioni degli Statuti

interpretati dalla Rota Romana. La funzione interpretativa della giurisprudenza ha una

portata continentale che supera i confini.

Le sentenze de mercatura della Rota di Genova, che ha una competenza generale di

c) diritto privato, sia civile che commerciale dal ‘500 in poi. Tra le sue sentenze ci sono

decisiones nel campo del diritto commerciale. Queste sentenze pronunciate a Genova

costituiscono una fonte normativa per i traffici dell’area europeo-mediterranea. Il

discorso dell’Europa settentrionale e il Bacino del Mare del Nord invece fa riferimento

ad altri diritti, ma per quanto riguarda il Mediterraneo le sentenze della Rota di Genova

hanno un valore primario.

I repertori, possono esser fatti con i criteri più vari e rispondono ad esigenze diverse.

d)

Giovan Battista De Luca.

Si può far rientrare nella categoria almeno 2 opere importanti di cui è autore Giovan Battista De

Luca (1614-1683). Si pone dei problemi nuovi, da delle risposte moderne.

Theatrum veritatis et iustitiae  L’opera di maggior rilievo. È fatta di consilia, ossia di pareri legali,

sono prevalentemente i consilia che egli stesso nella sua attività di avvocato ha redatto, in numero

ingentissimo. L’opera si basa su questi consilia e poi vi sono dei riferimenti giurisprudenziali alla

Rota Romana, alle sue decisiones, anche perché lavora in ambiente romano. I consilia sono

organizzati per grandi temi del diritto civile, ma c’è spazio anche per diritti particolari. Questi temi

vengono via via trattati. L’opera ha anche un ampio sommario che consente di trovare ciò che serve

all’avvocato. È una sorta di enciclopedia del diritto, con un indice analitico. All’interno dell’opera

inoltre vi sono poche citazioni, poche autorità dottrinali, e quindi vi è un forte allontanamento dalla

tradizione del giurista precedente. De Luca fa un impegno teorico e dottrinale.

Nell’opera inoltre c’è un’attenzione particolare per temi non risolti dal diritto romano, mette in

evidenza quanto della dimensione giuridica non sia coperto dal diritto romano. Quindi è necessario

intervenire diversamente. Nota quanto il diritto civile si sia progressivamente allontanato dalla

matrice romanistica.

Quest’opera è molto utile per l’avvocato e per il giudice, quindi l’opera avrà una grande fortuna.

Il dottor volgare Nel 1673 Giovan Battista De Luca pubblica quest’opera, scritta molto bene, di

lettura agevole, affronta temi di grande attualità in ambito giuridico. Denota una conoscenza delle

diverse realtà locali italiani molto forte. Spiega come funziona in realtà la professione di avvocato

nelle varie realtà locali. La novità è che questo libro è scritto in volgare, ossia il lessico giuridico è

scritto in volgare, non più in latino. 28

Dello Stile legale  (1674) è un’opera legata alla professione giuridica e come essa venga esercitata

nei diversi ordinamenti giuridici locali. Scritto ancora una volta in volgare italiano.

Giovan Battista De Luca opera a Roma, nello Stato della Chiesa, e quindi rimane coinvolto nelle

vicende istituzionali della chiesa romana. Su richiesta di papa Innocenzo XI De Luca viene inserito

nelle congregazioni.

L’elemento fondamentale è la necessità di riordino giuridico.

Domenico toschi  scrive un’opera analoga a quella di De Luca, ma usa oltre ai consilia anche la

letteratura scientifica, la communis opinio. Fa un dizionario scientifico per lemmi.

Marco Antonio Savelli  utilizza solo letteratura scientifica e opera anch’egli nel ‘600.

Prevalentemente si procede per lemmi, come per la glossa Accursiana.

De Luca invece non procede per lemmi.

Questi grandi repertori costituiscono tutto ciò che un giurista doveva sapere.

Questo panorama prosegue fra ‘600 e ‘700, ma non con elementi originali.

Vi sono delle semplici raccolte di materiale normativo, nel tentativo di metterlo in ordine, ma senza

elementi di originalità.

Felice Amato Duboin  raccoglie i provvedimenti legislativi di casa Savoia, nel Regno di Sardegna.

È un’opera poco ambiziosa e già vecchia nel ‘700, che in realtà però va incontro alle esigenze

pratiche e quindi ha una diffusione notevole.

Lorenzo Cantini  in Toscana, prende le leggi toscane granducali, e cerca di metterli in ordine. Non

è originale ma è utile. Ci si limita a questo.

Carlo Tapia  nel Regno di Napoli, scrive un codex che ancora una volta è consolidazione dei

riferimenti legislativi del sovrano napoletano. ( Promessi sposi, Azzeccagarbugli)

A Venezia  è un caso anomalo, ha una struttura istituzionale con caratteristiche specifiche, ha un

diritto veneto che si costruisce via via da tempi risalenti, e presenta esigenze particolari. Nel ‘700 si

affronta il tema dell’ordine giuridico in questo caso anche a Venezia.

1751 = Leggi criminali del serenissimo Dominio Veneto.

1780 = Codice feudale della serenissima Repubblica di Venezia. Sono opere, raccolte private e si

fondano sull’elemento cronologico.

1786 = Codice per la veneta mercantile marina. È anch’esso una consolidazione, è vecchio.

Area lombarda  vi sono i gridarii, ossia le grida sono provvedimenti legislativi occasionali di

Milano e della Lombardia. Il problema è conoscerle, sapere quali siano state superate, e quindi si

realizzano le raccolte di grida, gridari, e bollari per le bolle papali.

Stato Pontificio  il papa interviene con bollari, con bolle papali.

Area Germanica  1724 = Codex Augusteus, è una normativa che viene applicata in Sassonia,

un’area della Germania.

Austria  1704 = Codex Austriacus, raccolta di provvedimenti legislativi, ordinati, secondo un

criterio estrinseco, in modo alfabetico dell’intitolazione della norma del provvedimento legislativo.

È un criterio non molto efficace, ma questo testo ha una notevole fortuna e fu ripetutamente

aggiornato e ripubblicato. 29

Politiche del diritto e riforme legislative in Francia fino al termine del XVII

secolo. Le Ordonnances colbertine.

Le Grandes Odonnances di Luigi XIV, chiamate anche colbertine.

Il trecento:

• In francia rimane la distinzione fra i paesi dove vi sono le consuetudini (nord e occidente) e i

paesi di diritto romano (Sud).

• Tradizionalmente i sovrani francesi. Il diritto romano giustinianeo è diritto imperiale, perché

ha al centro la figura dell’imperatore, e quindi anche in Francia evita le limitazioni della

sovranità francese a favore dell’impero.

• Nel 1312 interviene l’ordonnance di Filippo il Bello, sovrano importante che da una linea

alla politica di diritto. Afferma che il Regno in Francia, è retto dalla consuetudine, che viene

considerata come diritto vigente. In alcune zone del Regno si applica il diritto Romano, e

anche in queste zone vige la consuetudine, che viene applicata in modo conforme e inoltre vi

è stata una concessione del sovrano. Si cerca di riportare il diritto romano alla dimensione

nazionale francese, anziché nella situazione imperiale, come ad esempio nella Germania

dell’epoca. Questo diritto romano applicato in Francia, non è il diritto romano giustinianeo,

ma è pre-giustinianeo, è il diritto romano del Codex Teodosianus. Questo è il diritto

applicato in Francia, laddove viene applicato il diritto romano.

Il Quattrocento:

• Guerra dei cent’anni, combattuta con l’Inghilterra (1339-1453).

• Ultima fase  la Chiesa nazionale gallicana. Inoltre si forma un esercito permanente che

viene finanziato con i proventi delle casse regie, come per il resto dell’amministrazione. È

un’imposta diretta, fondiaria e personale, e viene denominata la Taille Royale, la Tassa del

Re, che mantiene una serie di esenzioni tipiche, ossia per i nobili, ecclesiastici e borghesi di

alcune città. La Taille Royale era un’imposta con cui il sovrano attingeva direttamente dai

suoi sudditi senza passare per corpi intermedi, ma direttamente. Questo è un elemento di

grande modernità, perché il sovrano francese aveva pochissimi proventi, le casse regie erano

povere e vi erano scarse possibilità di costituire una rete amministrativa.

• Nel 1454  fine della Guerra. Si interviene con un’ordonnance di Montils-les-Tours di Carlo

VII. Il sovrano francese si pone il problema del controllo del territorio attraverso il controllo

dell’apparato giudiziario, l’accentramento dell’apparato giudiziario. Per attuarlo bisogna

metter mano al processo. Carlo VII interviene su temi di tipo processuale, cercando di

eliminare la paralisi processuale che affliggeva le corti del regno. Gran parte delle difficoltà

fanno riferimento alla certezza del diritto, si faceva quindi riferimento alle consuetudini,

delle quali però bisognava verificare la loro effettiva applicazione. Se le esigenze e i

problemi sono processuali, è necessario tornare alle fonti del diritto, ossia alle consuetudini.

Si utilizza quindi una tecnica moderna di redazione delle consuetudini, che ad esempio

vengono messe per iscritto.

• Lo schema prevedeva dal punto di vista tecnico un ruolo forte attribuito alle realtà locali, e

dato che le consuetudini erano molto differenti da luogo a luogo, per redigerle era necessario

passare dal giudice regio locale. In seguito si doveva passare per i 3 ordini (borghesi, nobili

e ecclesiastici), sino a giungere al Parlament, che aveva l’ultima parola sul procedimento di

redazione delle consuetudini locali. Progressivamente però queste redazioni di consuetudini

diminuiscono con la fine del ‘500, poiché mantenere le differenti consuetudini non portava

all’uniformità, ma anzi confermava il particolarismo giuridico, e non si poteva creare così

un diritto nazionale. Queste opere vengono meno. Si arriva alla fine del ‘700, alla

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Rivoluzione francese, con una 60ina di Coutumes generali, e diverse centinaia di Coutumes

locali, con rilevanza locale, alcune delle quali sono redatte per iscritto e messe a stampare.

• Con questo fallimento inizia una tradizione, la cui origine a livello legislativo è sconosciuta,

di auspici, poi di progetti e poi di tentativi di unificazione del diritto legislativo francese.

Dalla fine del ‘400 Luigi XI (1461-1486) avrebbe iniziato un progetto di unificazione

legislativa, di cui però non si hanno notizie certe, ma pare che il progetto venga coltivato da

Francesco I (1515-1547) e poi da Enrico II (1547-1559). In ogni caso si inserisce l’idea della

necessità di realizzare compilazioni di scala nazionale.

Il Cinquecento:

• Fine del ‘400 e inizio ‘500  si è condizionati dalla fine dello scontro fra Francia e Spagna.

• Le guerre in Italia sono iniziate dalla fine del ‘400 iniziate dagli Angiò e si concludono con

il Sacco di Roma nel 1527. L’incoronazione di Carlo V, chiuse le guerre d’Italia sulla

vittoria della Spagna sulla Francia, si ha l’incoronazione di Carlo V, che rilancia l’idea

universalistica imperiale dopo la vittoria delle guerre d’Italia. Il progetto universalistico di

Carlo V è destinato a fallire nel giro di poco tempo, e sarà l’ultima volta in cui si proporrà

l’idea dell’unità di tutti i popoli cristiani sotto un medesimo imperatore. Questo combacia

con l’instaurarsi della riforma protestante.

• La Francia esce sconfitta da questo scontro, ma nel 1539 Francesco I interviene con

l’ordonnances di Villers-Cotterets, in base alle quali si afferma che esse devono esser redatte

in francese, e senza necessità di interpretazione, a causa della sfiducia nei confronti dei

giuristi.

• Charles Dumoulin (1500-1566)  opera nella prima metà del ‘500, si occupa di molte cose, e

in particolare della redazione delle consuetudini francesi, ossia dall’idea che bisogna cercare

di unificare il patrimonio consuetudinario francese partendo dalla consonantia interna, ossia

afferma che le consuetudini abbiano degli elementi caratteristici e comuni fra loro, e bisogna

insistere su quello.

• Francois Hotman (1524-1590)  Antitribonian, 1567. La sua opera principale però è la

Franco-Gallia, più opera politica attraverso la quale ricostruisce la storia politica francese.

Nell’Antitriboniano Hotman afferma l’importanza del Corpus Iuris per la formazione del

giurista, ma sia la Compilazione giustinianea, sia la scienza del diritto comune

(giurisprudenza) medievale sono criticati, anche se in particolare nella Francia meridionale

non si applica il diritto giustinianeo, ma si applica il diritto teodosiano, e quindi bisogna

pensare ad un nuovo diritto nazionale francese, e capire da che fonti è possibile ricavarlo. Si

rivendica l’autonomia del diritto nazionale francese.

• Hotman invita ad un diritto legislativo. Nella prima metà del ‘500 Hotman invita alla

codificazione. In quel momento però Hotman insegna a Bourges, su sollecitazione di Michel

de l’Hopital, cancelliere all’epoca, è l’uomo più vicino al sovrano (ca.1505-1573), probabile

autore dell’opera in realtà anonima “Trattato della riforma della giustizia”. Hotman auspica

la formazione di una commissione di giuristi, che può anche partire dal diritto giustinianeo,

e che tenendo conto del diritto francese consuetudinario effettivamente applicato in Francia,

prepari una codificazione nazionale in lingua francese, e non in latino. Vi è un riferimento ad

un tentativo del genere concepito da Luigi XI (1461-1486).

• In questo contesto vi è bodin  Le six livres de la Republique, Paris, 1576.

Il Cinquecento/Seicento – I Codes.

• Non sono codici nel senso moderno del termine, ma sono collezioni di ordinanze.

• 1587  Code Henry III, collezione di ordonnances commissionata dal sovrano sin dal 1579

al presidente del parlament di Parigi Bernabè Brisson ( 1531-1591). L’obiettivo dell’opera è

quello di selezionare il diritto costante vigente, togliendo tutto ciò che è stato abrogato e

superato. Si fa riferimento alle norme regie ritenute effettivamente utili. Si verifica una

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raccolta e riforma di costituzioni particolari di ciascuna provincia, ed è prevalentemente di

diritto pbblico. Seleziona il diritto ancora vigente “Codice a diritto costante”, come

affermano i francesi. Viene approvato dal Re, ma non vi fu mai una promulgazione ufficiale.

Infatti in epoca successiva, dopo Enrico III il testo viene progressivamente aggiornato da

sovrani successivi per renderlo applicabile.

• 1601  esce una nuova edizione aggiornata del Codice di Enrico III, e interviene un

magistrato che ha il compito di aggiornarlo. Chardonas Le Caros (anche Code Enry IV).

• 1629  Code Michau (Code Maudillac, guardasigilli proponente), non è una raccolta di

Ordinnances, ma è una Grande Ordonnance, emanata da Luigi XIII, e rientra formalmente

fra le Ordonnance de reformation, che serve per mettere in ordine l’ambito giuridico ampio.

Sono sempre consolidazioni perché si utilizza materiale giuridico normativo vecchio, ma lo

si risistema. Gli si da ordine e organicità interna. L’ordonnance de reformation era la riforma

alle istanze degli Stati generali, che si riunivano ed elaboravano istanze in forma di

doleances, che venivano sollevate al Sovrano, il quale rispondeva con le Grandes

Ordonnances. Emergono con forza gli strumenti legislativi delle Grandes Ordonnances, a

fronte delle doleances. Ma nel 1614 gli Stati generali vengono convocati per l’ultima volta, e

quel meccanismo inizia ad esser in crisi. Luigi XIV opererà senza convocarli lungo il ‘600.

Il Seicento:

Le Ordonnances di Luigi XIV.

Sono un passaggio fondamentale per l’identificazione del diritto con la legge.

Elementi caratterizzanti.

Luigi XIV  ha la fortuna di regnare per un periodo lunghissimo, anche se salendo al trono

1) da bambino per un certo periodo non regna. È sovrano dal 1643 al 1715, e il margine

temporale per costruire la sua visione della sovranità. Passa alla storia come Re sole, e gli

viene attribuita la frase L’Etat c’est moi.

Jean Babtiste Colbert (1619-1683) non ha una specifica competenza nella politica del diritto,

2) perché è ministro delle finanze. La sua figura è fondamentale, perché è colui che sta molto

vicino al sovrano. Dal punto di vista generale a Colbert si ricollega il termine Colbertinismo,

ha l’idea che tutto passi attraverso la dimensione finanziaria, perché la Francia per costruirsi

come Stato nazionale ha innanzitutto bisogno di denaro, di flussi di denaro imponenti,

abbisogna di un’amministrazione pubblica efficiente, ampia e forte, un esercito, ma per fare

questo è necessario che vi siano grandi quantità di denaro. Nel progetto statuale di Luigi

XIV e di Colbert il problema di far arrivare soldi nelle casse regie diviene un problema

fondamentale.

Si interviene sulla vena fiscale, per avere profitti lo Stato deve programmare l’economia

a) nazionale, deve decidere su come si sviluppi l’economia nazionale. Si lavora sulle tariffe

e sui calmieri.

Alcune produzioni sono affidate ad alcuni soggetti particolari, e altre attribuite in via

b) manipolistica allo Stato, che è titolare di imprese che producono certi manufatti in

particolare. Prodotti di largo consumo attribuiti allo Stato, come il tabacco.

Si parla di Mercantilismo e di Stato mercantilista. Lo Stato diviene soggetto economico.

c) Questo atteggiamento è tipico della realtà europea fra ‘600 e ‘700.

In Austria e in Germania lungo il ‘700 la grande burocrazia tedesca e austriaca si

d) trasforma autonomamente anche su suggestione del sovrano e diviene una burocrazia da

mercantilista di forte spirito liberale.

Questa evoluzione dell’apparato statale, del sovrano in chiave liberale in Francia non

e) avviene. La cultura liberale sta fuori dallo Stato, non si evolve in chiave liberale e l’esito

sarà la Rivoluzione del 1789, che non avviene né in Austria né in Germania, con

Federico II in Prussia. 32

Questa visione politico finanziaria di questi due personaggi ha una serie di conseguenze anche sulla

politica del diritto, poiché è ovvio che uno Stato che proietta la sua sovranità nella dimensione

economica abbisogna degli strumenti giuridici e legislativi. C’è una scelta chiara del diritto

legislativo, e per una determinazione forte del sovrano a legiferare in tutti gli ambiti del diritto.

Luigi XIV è un sovrano che interviene molto nel diritto con strumenti legislativi che egli può aver a

disposizione in questa fase, ossia le Gandes Ordonnances, che erano in risposta agli Stati Generali,

che però Luigi XIV non convoca.

Vi è una chiara identificazione del diritto nella legge con Luigi XIV. Il diritto va riformulato

complessivamente per raggiungere l’unificazione giuridica nazionale. Questo sarà il nocciolo duro

della codificazione del 1804.

1667  Ordonnance civile pour la reformation de la justice, una ordonnance che interviene in campo

processuale.

• Colbert tiene volutamente i magistrati dei Parlaments distanti da questo lavoro di

progettazione dell’Ordonnance, perché l’obiettivo è politico e generale, ossia accentrare

nelle mani del sovrano le diverse giurisdizioni, subordinare le corti all’osservanza della

legge sovrana, rivendicando la sovranità regia.

• È un testo importante, ben scritto, molto chiaro breve e organico.

• L’obiettivo è una procedura uniforme per tutte le corti del regno.

• Questo testo per la sua importanza e pregio tecnico, sarà il modello su cui si costruirà il

Codice Civile napoleonico.

• Siamo nell’ambito del diritto pubblico, e quindi interviene sulla struttura ridisegnando gli

equilibri interni. Ha valenza costituzionale.

• Le norme regie devono esser applicate da tutte le corti del regno, e quindi vi è il divieto di

interpretazione.

• In caso di dubbio interpretativo ci si deve rivolgere al sovrano.

• Le sentenze in contrasto con la legge dovevano esser considerate nulle e si prefigura la

responsabilità personale dei giudici, che devono rispondere dei danni con interesse, in base

ad un atteggiamento anti-giurisprudenziale.

• L’ordonnance inizia a prefigurare la distinzione netta tra funzione legislativa e funzione

giudiziaria.

• Dal punto di vista istituzionale l’Ordonnance va a colpire i Parlaments, istituzione francese

tradizionale molto importante, che però è un centro di resistenza all’assolutismo

monarchico. Il Parlament aveva la capacità di interinare i provvedimenti sovrani, che tramite

la registrazione approvano la promulgazione di Ordonnances. Il locale Parlamente può

anche non registrare il provvedimento, non interinarlo, e il provvedimento torna al sovrano

per la modifica. Il sovrano può rendere il suo atto legislativo esecutivo coattivamente.

L’Ordonnance infatti limita il potere di sollevare rimostranze.

• La registrazione rimane, ma è obbligatoria, non si sospende l’esecutorietà del

provvedimento legislativo, ma i Parlaments sono obbligati a darvi esecuzione.

• La situazione cambia in virtù dell’accentramento monarchico.

• In questa fase norme di valore costituzionale si trovano in una compilazione di procedura

civile. Questo avviene in assenza di una compilazione di diritto civile sostanziale. I codici di

procedura civile cesseranno di avere forza costituzionale quando si avranno dei codici civili,

che nelle preleggi inseriranno una serie di riferimenti normativi e precetti di valore

costituzionale. Tutto ciò è derivato dall’assenza di un Codice civile dove trovare precetti di

valore costituzionale.

• Inoltre vi è una clausola di codificazione, norma di chiusura che afferma che ogni norma

preesistente contraria all’Ordonnance, in relazione a tali materie, ogni norma precedente in

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tali materie e in contrasto con l’Ordonnance è considerata abrogata. Se tutte le norme

contrarie sono abrogate, l’Ordonnance allora ha le caratteristiche formali dello strumento

legislativo codice.

• Il Code del 1804 nelle premesse dice una cosa simile con una variante che cambia la

prospettiva  sono considerate abrogate tutte le fonti del diritto civile, tutte le fonti

precedenti, previgenti e preesistenti nel campo del diritto civile sono abrogate. Non si fa

cenno al fatto che siano contrarie al codice. Si ritengono norme le norme non

contraddittorie.

• Chi stabilisce se si può integrare? I giuristi.

1670  Ordonnance Criminelle. Il diritto penale è diretto strumento di chi governa nell’Antico

Regime. È impossibile trovare elementi innovativi. È la meno innovativa.

• Rimangono le giurisdizioni feudali, ma molto limitate, anche se non sono spazzate via, ma i

singoli signori feudali possono gestire una giustizia gestita secondo il modello feudale.

Inoltre la competenza di queste corti non vengono eliminate ma limitate.

• Se c’è un appello sono competenti i giudici regi, così come per i crimini contro l’ordine

pubblico, di processi la cui fase istruttoria non fosse stata conclusa dai giudici signorili in 24

ore.

• Si tenta una ristrutturazione della procedura criminale, si tenta di semplificare il processo

penale, che rimane fortemente inquisitorio, è una macchina sociale costruita per far paura. È

una procedura inquisitoria, segreta, quindi senza forme di controlli col sistema delle prove

legali.

• Nella fase istruttoria dell’information il giudice raccoglie le prove con grande libertà e senza

assistenza dell’avvocato per l ‘imputato. Nella decisione si legano gli atti e le conclusioni

non motivate dell’accusa come mezzo di prova.

• L’unica preoccupazione è la tutela dell’ordine pubblico di uno Stato.

• Vi è difficoltà nel distinguere la dimensione penale e la dimensione morale.

• È una compilazione di diritto processual penale molto dura.

• Giurisprudenza e dottrina hanno aperto ad una visione più liberale del diritto penale e

l’avrebbero fatto utilizzando particolari parti del diritto naturale.

• Vi fu un’esecrazione fortissima dell’Ordonnance del 1670 da parte dell’Illuminismo

francese.

• Respinta con una scelta accusatoria dalla legislazione rivoluzionaria del 1791, sarà ripresa

dalla codificazione napoleonica del 1808.

• L’Ordonnance viene recuperata in relazione alla Codificazione del 1808, come un ritorno al

penale di antico regime.

1673  Ordonnance du comerce.

• Il punto più forte e di attrito fra l’autorità dello Stato e difesa corporativa degli operatori

economici, si verifica in Francia prima Francesco II e poi Carlo IX erano intervenuti

trasferendo in tribunali statali le competenze in materia commerciale. La Rota civile di

Genova viene inserita in un’ottica di accentramento, ossia si tolgono una serie di tribunali

speciali pensando ai giudizi in campo mercantile, all’inizio del ‘500.

• A metà ‘500 in Francia c’è l’obiettivo da parte degli Stati di accentrare la giurisdizione

mercantile e di trasformare le corporazioni mercantili in qualcosa di diverso, in istituzioni

ausiliarie dello Stato, ossia istituzioni che svolgono una serie di funzioni per delega dello

Stato.

• L’obiettivo è tradizionale, ossia fare un regolamento capace di assicurare presso i mercanti

la buona fede contro la frode e prevenire gli ostacoli che li sviano dal loro ufficio.

• È un’Ordonnance di 120 articoli, più breve delle altre, di ottima fattura.

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• Partecipano le varie corporazioni e le magistrature mercantili francesi.

• In particolare il mercante parigino Jacques Savary (che scrive buona parte di questo testo;

Code Savary).

• I capisaldi sono  buona fede, certezza dei rapporti giuridici, rapida risoluzione delle

controversie.

• L’Ordonnance rientra nel dirigismo mercantilista di Colbert. L’obiettivo è incentivare il più

possibile il commercio in genere e favorire le manifatture francesi. Se il commercio

funziona bene i mercanti fanno profitti e lo Stato con la leva fiscale ottiene introiti

considerevoli. Si favorisce il comparto manifatturiero, ossia il commercio interno e non

internazionale. In proporzione però i profitti maggiori si fanno nell’ambito internazionale.

• Qui manca la clausola di codificazione, perché siamo in un ambito di diritto

consuetudinario, ossia la difesa corporativa non è possibile annullarla completamente,

bisogna eccedere su qualcosa e dare l’idea che essa rimanga un diritto. È un testo antico per

molti versi perché non si interviene sui fattori veramente critici del diritto mercantile. Ad

esempio non si affronta il tema dell’usura, ossia mutuo oneroso, finanziamento dell’impresa.

Il tema è delicato perché tocca anche la sfera religiosa e quindi viene lasciata perdere

nonostante sia un tema centrale.

• Quanto al contenuto in questa fare il commerciante è un privilegio sovrano. prima per

svolgere attività economica bisognava esser cooptati nella professione, perché si

apparteneva ad una certa famiglia ed esser iscritti per esercitare un privilegio dato

direttamente dal sovrano.

• L’obbligatorietà dei libri di commercio. Il contratto di società deve esser in forma scritta per

la tutela, per evitare che vi siano soci occulti. Il tema della bancarotta, che è il massimo della

colpa che può commettere un mercante in epoca medievale, è prevista la pena di morte per

bancarotta fraudolenta, ossia inganna e crea un clima di sfiducia. Sicuramente si restringe la

giurisdizione mercantile e le competenze vengono passate allo Stato.

• Borghesi e proprietari terrieri hanno la possibilità di chiedere che il giudizio sia demandato

al Tribunale ordinario.

• Nel ‘600 Jean Domat pubblica l’opera Il diritto Civile nel suo ordine naturale, facendo una

classificazione di diritto civile, con una serie di distinzioni, tratta il diritto commerciale

dicendo però che il diritto commerciale è diritto pubblico e non diritto privato. L’idea che il

diritto dell’economia sia sottoposto alla gestione dello Stato, che sia diritto pubblico è un

fatto molto importante. È diritto arbitrario dello Stato, perché il diritto civile per Domat è

diritto naturale e il diritto pubblico invece è diritto arbitrario dello Stato come il diritto

penale. 28/11/2011

Il codice civile (1804)

Il procedimento legislativo.

Il modello francese non potrà esser applicato nella realtà costituzionale italiana. Vi sono una serie di

fasi. Fase di provocaçion, di iniziativa legislativa del governo. Il progetto è licenziato nel 1801da

1) parte della commissione, è un progetto di codice che ha alcune differenze sostanziali rispetto

al testo originiario, e viene pubblicato accompagnato da un fondamentale discorso

preliminare, una introduzione molto ampia che viene firmata dalla commissione, ma in

realtà è un testo che va ascritto alla mano di Portalìs, leader della commissione. Il discorso

preliminare traccia una serie di a priori della codificazione, spiega la situazione della Francia

precedente alla codificazione e alla rivoluzione e poi accenna a cosa sia stato il diritto e la

società francese in generale dopo la rivoluzione e in particolare durante il periodo più

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pesante dal punto di vista politico ossia la fase del terrore del 1793-94. Portalìs è molto

negativo su questa fase, caratterizzata da leggi razziali, parziali, che hanno tradito tutti i

presupposti della rivoluzione francese. Portalìs dice che solo adesso la Francia respira.

Il progetto del 1801 viene stampato e ne vengono stampate molte copie, viene trasmesso alla

Corte di Cassazione e a tutti i Tribunali francesi. A seguito di questa pubblicazione vengono

redatte una serie di osservazioni da parte dei tribunali, che tornano presso la Commissione in

diverse zone della Francia. Queste osservazioni vengono conservate in forma manoscritta

ma poi vengono stampate (“osservazioni in dieci volumi”).

Questo progetto corredato dalle osservazioni viene passato al Consiglio di Stato, organismo

molto importante di consulenza, con un ruolo nella riscrittura del testo, e in particolare

questo testo viene esaminato dalla sezione di legislazione del Consiglio di Stato che ha

competenza specifica nell’attività di legislazione. Il Consiglio di Stato è organizzato in

sezioni che corrispondono alle diverse parti secondo la quale è organizzata l’articolazione

amministrativa pubblica francese, perché in questo sistema il Commercio è di competenza

del ministro degli Interni, e in Consiglio di Stato c’è una sezione degli interni. Non è un

problema di tipo amministrativo, ma perché all’interno delle Commissioni di Stato vi sono

molte componenti differenti, ed è chiaro che se il Codice di Commercio passa da una parte

all’altra allora ci saranno delle differenze.

Per il Codice civile non si pone il problema perché viene redatto dalla sezione di

legislazione. Si rinvia il testo al Consiglio di Stato in assemblea generale, presieduta dal

capo di governo, ossia il primo Console ossia Napoleone Bonaparte. Lo schema prevede che

in Consiglio di Stato prenda la parola un rappresentante della sezione di legislazione e si

ragioni sul testo, con la discussione di vari articoli. A questo punto si raggiunge, votando un

testo definitivo.

Questo schema previsto nel 1789, che aveva configurato questo schema che verrà replicato

per gli altri codici. Per il vantaggio storiografico di questa procedura, e cosa inedita per la

storia giuridica, noi abbiamo tutti i materiali, i lavori preparatori che sono stati verbalizzati,

con un approccio moderno a questo tipo di attività.

A questo punto i testi escono dal Consiglio di Stato, ogni singola parte del progetto viene

2) presentata al Tribunato, dove si apre un’altra fase di dibattito molto intensa, dove siedono

giuristi di rilievo, e in particolare si stampano i propri interventi. Il Tribunato dopo il

dibattito può emettere un parere di adozione o un parere di rigetto, che in questo caso torna

al Consiglio di Stato. Questo è il momento più importante sotto il punto di vista politico,

perché qui i rappresentanti dei cittadini francesi partecipano alla partecipazione legislativa,

che da un momento in poi nella vicenda politica francese, si interrompe perchè nel 1807 il

Tribunato viene abolito, e le sue competenze passano a una sezione speciale del corpo

legislativo che è l’altra assemblea.

C’è un ampio dibattito dove si contestano anche le idee napoleoniche, con una presenza

politica di un piccolo gruppo di oppositori che sono gli ideologues, ossia gli ultimi

illuministi, sono capeggiati da intellettuali, filosofi, da Benjamin Constant, e si chiamano

ideologues perché si riconoscono nella teoria delle idee, sviluppo del sensismo, corrente

filosofica. La teoria delle idee non c’entra nulla col termine ideologo, ideologico odierno,

che hanno avuto una torsione di significato in seguito alla vicenda politica di questo gruppo

politico. Napoleone ritiene questo gruppo l’ultimo gruppo di illuministi, ma teorici, senza

duttilità pratica. Questo cambiamento di significato inizia in questa fase, poiché il termine

ideologo viene fornito di significato negativo.

36

Nel 1802, con un cambiamento progressivo del Tribunato, che periodicamente veniva

rinnovato, ossia quando scadevano i mandati, mettendoli nella condizione di non nuocere

più dal punto di vista politico. Il codice procede dopo il 1802 più celermente.

In seguito il Testo passa al Corpo legislativo, alla camera bassa, in cui si presentano un

3) rappresentante del Consiglio di Stato e un rappresentante del Tribunale, che in

contraddittorio illustrano il testo di legge, ossia come si è svolta la dialettica fra i due organi.

A questo punto viene presentato il testo sintesi della dialettica e il Corpo legislativo senza

nessuna fonte di dibattito vota. Per approvarlo in via definitiva.

Questa macchina funziona dividendo il testo in 36 leggi, e via via vengono promulgati vari

pezzi, le singole leggi, che alla fine vengono incollate e rinumerate con un’unica

numerazione. A questo punto assume rilievo fondamentale la legge che procede, a chiusura

del procedimento, alla riunione delle 36 leggi in un unico testo. Questo è il passaggio

fondamentale.

Si parla della Legge 21 marzo 1804, art. 7 (traduzione it. legge 16 gennaio 1806, art. 3, è un

testo che traccia un solco fra il diritto dell’antico regime e l’età del diritto legislativo, dei

Codici, in cui noi oggi ci troviamo immersi, che ha un numero di secoli ridotto rispetto alla

tradizione precedente. Nel 1805 il Codice civile diviene Code Napoleon, prima infatti nel

1804 si chiamava Codice Civile dei Francesi. In questo testo le leggi romane, le ordinanze,

le consuetudini generali o locali, gli statuti o regolamenti, cesseranno di aver forza di legge

generale o particolare nelle materie oggetto delle disposizioni contenuto nel Code Napoleon.

Tutte le fonti esterne al Codice sono abrogate, non interessano le questioni di coerenza con

altre fonti, perché tutto è tagliato fuori. Questo cambia il sistema giuridico.

A questo punto, alla luce di questa norma il codice Napoleone è il primo Codice europeo a

fare tabula rasa delle tradizionali fonti del diritto a favore della legge dello Stato, che trova il

suo strumento legislativo nel codice. Nel testo, nel contenuto del Codice, si troveranno delle

nozioni di diritto romano, ma anche per molte figure contrattuali si usa la lunga tradizione

consuetudinaria, di matrice germanica progressivamente evoluta. Se si cercano i fondamenti

della codificazione, è chiaro trovare tutti questi elementi, ma è un insieme molto ampio,

anche di Ordonnances, consuetudini, diritto romano, e poi giunge sino a noi. Il problema dei

fondamenti o si affronta in maniera ampia, oppure se si danno indirizzi verso solo un

argomento si legano solo a punti di vista parziali e sbagliati.

Code Civil.

Libro I  Persone.

Si trovano innanzitutto i registri dello stato civile e lo Stato civile stesso.

Il diritto di famiglia, materia sistemata fra il I e il III del Code, perché gli aspetti di ordine

patrimoniale vengono trattati nel terzo libro. Il punto di partenza è la profonda convinzione che la

famiglia sia la più naturale delle società. Vi è una forte presenza di giuristi del Sud per la redazione

del Codice, e dal Sud viene Cambaceres, e anche Napoleone. Nel Codice è molto presente un

modello familiare di tipo sociale e antropologico tipico della tradizione Europeo-meridionale. Nella

visione di Napoleone la Società francese è organizzata come una piramide, e in particolare

l’amministrazione ha una forma gerarchica, al cui vertice sta l’imperatore francese, ma alla base vi

sono le famiglie, e se si vuol tenere in piedi tutto l’apparato strutturale è necessario che queste

famiglie siano solidissime. Un primo elemento consiste nel rendere molto gerarchiche anche le

famiglie all’interno, con un ritorno alla patria potestas. Nelle società Nord-europee di matrice

germanica, il ruolo femminile, della donna moglie era decisamente più forte, più centrale rispetto

alla tradizione di matrice romanistica e in genere la tradizione sociale, culturale. Dopo il Codice,

37

quando le famiglie utilizzavano le consuetudini di matrice germanica, gli viene imposto il codice, e

molte donne e madri si ritrovano con capacità giuridiche diminuite rispetto alla tradizione

precedente.

Ci sono elementi di grande novità frutto del ‘700 illuminista, non necessariamente condivise dalla

maggioranza della popolazione francese, ossia una forte laicizzazione del matrimonio, che con il

1804 viene laicizzato, ma rimarrà anche quello religioso, ma dal punto di vista dello Stato il

matrimonio è un contratto. La laicizzazione generalizzata della società francese e del matrimonio in

particolare fa si che questo divenga un contratto di diritto civile, ma con caratteri di forma

particolari, è solenne. È un contratto di durata con forme specifiche accelerate, e quindi in quanto

tale può esser sciolto, le parti si possono svincolare. Dopo il codice prima si realizza il matrimonio

civile stipulando il contratto, e poi ci si reca dal ministro di turno per il rito religioso.

L’età per poter prestare il proprio consenso al matrimonio, è piuttosto alta, perché 15 anni per le

femminee 18 anni per i maschi, limite molto relativo, perché in realtà per poter prestare il consenso

al matrimonio è necessario avere anche un consenso parentale, dei genitori, in particolare del padre,

richiesto sino a 21 e 25 anni. Il Codice prevede addirittura che per atti giuridici di particolare

importanza si debba comunque chiedere un parere ai genitori rispettivamente sino a che si hanno 25

e 30 anni. In caso di discordanza del parere fra padre e madre prevale quello del padre, per

mantenere solido l’istituto familiare. All’interno del matrimonio c’è la funzione prevalente del

marito, che deve protezione alla moglie, ed ella obbedienza al marito.

Divorzio  Napoleone interviene quando si tratta di disciplinare il divorzio, perché ha un’ interesse

personale. Egli considerava il divorzio come un elemento caratterizzante di tutto il codice. Il

dibattito si sposta sulle cause di divorzio, e scompare l’incompatibilità di carattere, e quindi

l’ammissibilità di divorzio si riduce con questo codice, rispetto ai progetti di codice. Il divorzio

viene confermato, e introdotto nella legislazione, il primo console lo ritiene un fatto importante, ha

una carica simbolica ma non va taciuto che l’applicazione del divorzio anche in Francia rappresenta

un problema, perché quest’istituto non era unanimemente accettato.

Cause = È ammesso per consenso comune, e di fatto questa causa di divorzio viene poco applicata.

Esistono poi casi specifici, eccessi, sevizie, ingiurie, comportamenti che fanno riferimento a

comportamenti penalmente sanzionati. Infine si fa riferimento al tema dell’adulterio, che è causa di

divorzio solo in caso di adulterio della moglie e non del marito. L’adulterio del marito è divorzio

solo nel caso specifico in cui l’adulterio sia attuato con pubblico scandalo, che costituiscono anche

reato oltre che causa di divorzio. L’adulterio del marito comporta pubblico scandalo quando avviene

con la concubina sotto il tetto familiare.

Filiazione  figli maschi e figlie femmine vengono equiparati, hanno diritti identici. Diversa è la

condizione dei figli naturali, per cui prima vi era una specie di comparazione, ma con il Codice ai

figli naturali vengono attribuiti solo diritti alimentari e patrimoniali, ma non hanno diritti di

assistenza morale, non possono partecipare alla vita familiare. I figli naturali devono esser

riconosciuti volontariamente dal padre, che con propria volontà con atto libero riconosce la

filiazione naturale. Invece la ricerca della paternità è preclusa al figlio naturale, però è ammessa la

ricerca della maternità naturale, anche se normalmente era conosciuta. Il borghese che ha avuto

prima del matrimonio ha avuto dei figli naturali, e poi si sposa, fa si che attorno alla nuova famiglia

si alzi un muro di difesa molto forte, per proteggere la nuova famiglia, perché i figli naturali hanno

solo diritti di credito. Infatti Bigot dice che i figli naturali sono solo dei “fastidiosi creditori”.

Adozione  si parla di adozione fra maggiorenni, non implica le conseguenze della filiazione,

perché non lo è, non comporta patria potestà, l’adottato non rientra nella famiglia dell’adottante e i

diritti di successione sono solo a favore dell’adottato.

38

Patria potestas (puissance paternelle)  viene meno durante il periodo rivoluzionario, con il codice

invece la base romanistica è molto forte. In particolare il padre ha un grande controllo sul figlio,

anche in età molto avanzata, e in particolare sulla possibilità di contrarre negozi giuridici.

Nel libro III.

Il diritto di famiglia nel terzo libro si occupa di aspetti patrimoniali.

Successione  si trova prima della materia matrimoniale. È un tema molto emblematico, perché ci

sono due tradizioni, una di matrice germanica a favore della successione legittima, e la tradizione

romanistica a favore della successione testamentaria. Nella Francia meridionale prevale il principio

romanistico, in quella settentrionale quello di matrice germanica.

Il legislatore del 1804 fa una scelta di compromesso, con una quota vincolata ai criteri di

successione legittima e l’altra quota per la successione testamentaria. Nella successione

testamentaria si esclude di diseredare, poiché si conferma che c’è l’equiparazione fra maschi e

femmine.

Regime patrimoniale del matrimonio  il regime degli anni ’90 aveva mantenuto le coutumes,

perché quando si parla di regime patrimoniale del matrimonio si fa riferimento alle particolarità

locali, e quindi il codificatore napoleonico si trova in difficoltà per unificare questi regimi. La

famiglia è centrale, il regime patrimoniale è centrale per la famiglia, ma proprio su questo il

legislatore è in difficoltà. La scelta del legislatore del 1804 è assai articolata: prevede un regime

legale della comunione degli acquisti, per cui in sostanza si creano 3 patrimoni distinti, ossia il

patrimonio del marito, quello della moglie e poi il patrimonio comune frutto degli acquisti avvenuti

durante il matrimonio. Con violazione del principio di equità, il codice prevede che sia possibile

distinguere 8 comunioni convenzionali, senza andare al di fuori, tentativo massimo per arginare il

particolarismo. Inoltre sia all’interno della Commissione (giuristi di meridione), sia dopo le

osservazioni, e in particolare alcuni Tribunali ( del meridione) hanno detto che nel progetto non c’è

il regime dotale, e pretendono (Montpellier) l’introduzione del regime dotale, poco applicato in

Francia, sconosciuto al Nord e applicato al Sud.

Il sistema dotale è molto tradizionale, viene dal diritto romano, e vengono distinti i beni parafernali,

ossia i beni che rimangono alla moglie, ma ne può disporre salva l’approvazione del marito. Ci

saranno grandi battaglie contro l’autorizzazione maritale. Un’ulteriore possibilità delle parti è quello

che prevede due regimi di separazione separati. Anche qui la moglie poteva amministrare i propri

beni, ma poteva affidarne la gestione al marito. vi è una pluralità di soluzioni possibili nel

medesimo ordinamento politico sociale, e l’unica clausola che richiama l’unità, è che alla fine il

legislatore dice che le parti, gli sposi possono utilizzare solo questi regimi, e non schemi giuridici

differenti, atipici.

Diritto di famiglia napoleonico in Italia.

Quando si applica il codice in Italia, la dote è molto utilizzata, e quindi le coppie che si sposano

optano spesso per il regime dotale. Su tutta l’Italia continentale si applicherà il codice e quindi vi

sono delle resistenze forti, quali ad esempio quelle relative al matrimonio civile, laicizzato.

Va in conserva anche il problema dell’introduzione del divorzio, che in Italia spetta solo a famiglie

d’elite, di altissima borghesia, o tradizione nobiliare e nelle città principali. Nelle fasce più basse

non si accetta quest’istituto.

Per quanto riguarda i rapporti patrimoniali fra coniugi, viene scelto il regime dotale, con resistenza

al regime di comunione di beni, che tutela il coniuge economicamente più debole, di solito la

moglie, e quindi viene rifiutato.

Nel campo della successione ci sono resistenze per eludere l’uguaglianza fra figli, per avvantaggiare

invece il maschio nella successione, rispetto alla femmina.

39

Libro II – Dei beni, e delle differenti modificazioni della proprietà.

Code civile – codice della proprietà borghese: diritto di proprietà pieno e assoluto.

Il legislatore si pone di fronte ad un problema: come definire il diritto di proprietà. È definibile? Il

legislatore apparentemente definisce la proprietà, ma in realtà disciplina l’esercizio del diritto.

Godere fa riferimento all’usufrutto di tradizione medievale, significa esercitare i diritti

dell’usufruttuario, rafforzati dal termine disporre, che rinviava all’art. 537.

Art. 544  “la proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nella maniera più assoluta

(inizialmente proprietà piena) purché non se ne faccia un uso vietato dalle leggi o dai regolamenti”.

Art. 537  i privati hanno la libera disponibilità dei beni che gli appartengono con le modificazioni

stabilite dalla legge.

Nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1793, art. 16  la proprietà è prerogativa

di ogni uomo come riferita ai beni, ai redditi, ai frutti del suo lavoro e della sua industriosità.

Codice civile – 1942, art. 832  il legislatore non definisce la proprietà, ma parte dal proprietario,

quindi l’allontanamento dal concetto è ancora più forte. “ Il proprietario ha diritto di godere e

disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi

stabiliti dall’ordinamento giuridico”.

La teoria dell’ordinamento giuridico prevede che al centro dell’ordine giuridico vi sia

l’ordinamento. Lo Stato è un ordinamento complessivo, al cui interno convivono articolati fra loro

diversi ordinamenti. Conduce ad una visione pluriordinamentale, ossia con una visione neo-

corporativa della società, tipico della matrice fascistica.

A questo punto oggi, ordinamento giuridico si traduce in leggi e regolamenti, ossia ha il significato

originario presente nel codice del 1804. C’è un ritorno sostanziale.

Costituzione della Repubblica italiana 1947 – art. 42  “funzione sociale” e “accessibilità a tutti”, la

proprietà deve aver una funzione sociale e deve esser accessibile a tutti. Si ricollega alla possibilità

che si espropri per pubblico utilizzo, funzione sociale, e si apre la fase relativa all’indennizzo.

29/11/2011

Libro III – Dei differenti modi coi quali si acquista la proprietà.

Il fulcro dell’ultima parte del codice è la proprietà borghese, piena, risponde ad una logica

proprietaria, e corrisponde alla visione ideologica della borghesia francese.

Temi  materia successoria, obbligatoria e contrattuale.

Aspetto contrattuale  il contratto del Code Napoleon è quel contratto che la classe borghese, il

gruppo dei soggetti borghesi chiede un certo tipo di schema contrattuale, ossia quasi assoluta libertà

contrattuale. Nel codice si trovano una serie, un determinato numero di contratti tipici, di base, della

tradizione, e nel frattempo si scrivono anche le “convenzioni legalmente formate che hanno forza di

legge fra le parti”. Dire che il contratto è una legge, significava attribuire alle parti una grande

autonomia”, per dare un segnale molto chiaro del valore primario dell’autonomia, della volontà

contrattuale delle parti.

Il Code Civil del 1804 è il primo del gruppo di codici del periodo Napoleonico. È ovvio che il

Codice del 1804 ha una posizione preminente, rispetto agli altri codici, per il tipo di travaglio

40

scientifico, per la cultura giuridica, poiché il diritto civile è il perno dell’ordine giuridico. Un grande

giurista di diritto penale ha detto che il codice del 1804 è il codice dei francesi, ciò che vogliono i

francesi nell’insieme, il codice del 1810 è il codice di Napoleone I, imperatore dei francesi, frutto

ultimo e corrotto della vicenda politica, molto duro e anche vecchio. Bisogna tenere sempre

presente il ruolo e la funzione storica del Codice del 1804.

Quando Napoleone segue i lavori per questo codice non ha in mente la visione liberale-borghese,

poiché il codice del 1804 nasce innanzitutto per una necessità pratica, ossia unificare il diritto dei

francesi, realizzare un diritto unico per i francesi, lo scopo primario è l’unificazione giuridica

nazionale. sicuramente Napoleone Bonaparte e Napoleone I non ha una visione liberale della

società, ma di tipo gerarchico, con componenti fortemente tradizionali, con convinzioni, opinioni,

radici molto forti e tradizionali. Il codice non nasce sotto l’impronta del liberalismo, ma si rivela

uno strumento molto duttile cosicché rapidamente la borghesia attiva francese utilizza questo testo,

lo fa proprio e progressivamente, con l’applicazione, l’interpretazione, diventa un codice liberale,

non lo è in principio, ma lo diventa.

L’idea originaria di Napoleone è costruire un “monumento” che sarebbe durato per sempre, la cosa

principale è la sua gloria personale. Quando detta i manuali di Sant’Elena, fa scrivere che la sua

vera gloria non è aver vinto 40 battaglie, la dimensione militare, poichè Waterloo cancellerà il

ricordo di tante vittorie. Ciò che vivrà eternamente è il suo codice civile.

Code Civile 1804

Codice di procedura civile  1806

Codice di Commercio  1807

Codice di istruzione criminale  1808

Codice Penale  1810

Il Code De Commerce (1807).

Alle spalle del Code de Commerce si trovano le Ordonnances, e in particolare l’Ordonnance sur le

commerce del 1673, che lungo il ‘700 aveva subito una serie di critiche e attacchi, si parla di un

testo dell’Antico regime. Viene criticato dagli illuministi e fra il 1778 e il 1782 vi è una

commissione coordinata dal ministro di Luigi XV Miromesnil che lavora su questa ordinanza, per

realizzare un progetto di Codice di Commercio. che sostanzialmente confermava l’impianto

dell’Ordonnance, con alcune novità, che tenevano conto delle novità e innovazioni nell’ambito

tecnico-commerciale e le giurisdizioni commerciali, poiché è proprio l’aspetto giurisdizionale che

caratterizza il diritto commerciale, rivendicato dagli operatori economici, in tribunali speciali dove i

giudici non sono i dotti, ma sono commercianti, economici.

Il progetto di Miromesnil arriva al Tribunale di Parigi, ma proprio in questa fase d’esame nel

Parlement di Parigi, questo progetto scompare totalmente, se ne rinvia l’esame e l’approvazione, e

quindi il progetto fallisce. Probabilmente fallisce perché questo progetto prevedeva rinforzamento

delle giurisdizioni mercantili, e i giudici ordinari reagiscono e riescono a bloccare il progetto.

Nei Cahiers de doleances del 1789 si affrontano tematiche importanti quali la libertà di commercio

e la repressione della bancarotta. Si affrontano i temi dell’insolvenza e della bancarotta, ossia

insolvenza fraudolenta, che in quel periodo non erano distinti da un confine solido, ma molto labile.

L’insolvenza di per sé crea sfiducia nel mercato, e questo danneggia enormemente il mercato che si

regge sulla fiducia reciproca fra gli operatori, con ideologie che risalgono al Medioevo.

Vi sono richieste di creare un Codice di diritto commerciale avanzate:

41

dai nobili, che hanno una posizione passiva rispetto all’attività economica e commerciale,

A) chiedono che si colpiscano le frodi dei commercianti, degli operatori economici.

Dai borghesi, molto più operativi, che chiedono di affidare giurisdizione in tema di

B) commercio ai commercianti stessi in un’ottica di Antico regime, poiché vogliono che si

rafforzi la particolarità del diritto commerciale.

La Convenzione del 1794 stabilisce quali saranno i Codici da realizzare, e quindi si decide anche pe

il Codice di Commercio.

Nella fase del consolato si inizia il lavoro di realizzazione del Codice di Commercio che verrà

completato nel 1807. Il ministro relativo è Chaptal, perché il diritto commerciale è retto dal

ministero dell’interno, dal ministro dell’interno. Chaptal promuove la realizzazione del Codice

nominando una commissione nel 1801 che rediga un progetto di codice di commercio per realizzare

un lavoro di sintesi delle Ordonnances precedenti come quelle de la Marine e poi leggi successive.

Vi sono 4 libri. Il primo si occupa di commercio in generale. È interessante l’esistenza di un

secondo libro del commercio marittimo che è una riproduzione sostanziale dell’Ordonnance de la

Marina. Nel terzo e quarto libro si parla di fallimento e tribunali di commercio.

Viene introdotta la Società per azioni  non presente precedentemente, poiché si delinea in area

Anglo-sassone nel ‘600 secondo uno schema simile a quello conclusivo, d’altra parte la Francia è

un po’ in ritardo rispetto allo sviluppo delle forme societarie in genere.

Fallimento  la competenza viene confermata in capo ai tribunali mercantili, ma questi decidono in

base alla natura giuridica degli atti e non in base alle qualità soggettive delle parti, ossia anche in

Francia si passa ad una visione oggettiva del diritto commerciale, abbandonando quella soggettiva.

A questo punto viene codificato in maniera molto chiara questa scelta, ossia non si parla più di ius

mercatorum, degli atti, ma ad una lex mercatoria, dei tribunali di commercio. C’è una visione

generale anti-corporativa, egualitaria, poiché dopo la rivoluzione sono state abolite le corporazioni,

poiché tutti i cittadini francesi sono uguali.

.

Questa commissione conclude rapidamente il suo lavoro. nella commissione collabora Domenico

Alberto Azzuni, personaggio molto importante per la scienza giuridica commercialistica, sardo,

impegnato nell’attività del regno di Sardegna, giudice delle sezioni mercantili nel Regno di

Sardegna, e autore di opere importanti in questo settore. Viene chiamato a dare delle opinioni nel

campo del diritto marittimo, tipica specialità dei giuristi italiani.

Il testo del Codice di Commercio viene stampato e inviato ai tribunali e ai consigli di commercio

per osservazioni e suggerimenti

Ritornano così indietro una serie molto ricca di osservazioni. La Commissione fa così un secondo

progetto del 1803, molto ben fatto con il progetto originario, il secondo progetto accanto al primo, e

annotate tutte le motivazioni per le quali sono intervenute le modifiche e le osservazioni di cui si è

tenuto conto nelle modifiche.

Il nuovo progetto viene mandato al Consiglio di Stato, che però non se ne occupa per 2 anni, in

parte per la coda di lavoro sul codice civile, e poi si preferisce lavorare sulle procedure in quel

momento. Nel 1805 infatti interviene lo stesso Napoleone per chiedere a che punto sia il Codice di

Commercio. Allora il Consiglio di Stato riprende il lavoro nel 1806. I titoli via via erano approvati e

presentati al Tribunato che li discuteva e sulla base delle sue osservazioni il Consiglio di Stato

modificò il testo. 42

Si crea un problema circa la realizzazione di un Codice di diritto Marittimo. L’importante è che lo

strumento sia unico. Il problema del diritto marittimo pubblico, del diritto della navigazione,

portuale, si ritiene possa esser rinviato sulla base di considerazioni politiche, perché sulla parte

marittimistica pesa sempre un problema, ossia il costante conflitto commerciale con l’Inghilterra e

l’ossessione di Napoleone di conquistare l’Inghilterra. L’idea è che quando la Francia conquisterà

l’Inghilterra allora saranno in grado di dare un diritto marittimo per tutta l’Europa, un diritto

pubblico dei porti, della navigazione, ma è necessario questo passaggio che non arriverà mai. La

scelta è mettere il diritto marittimo privato nel secondo libro del Codice di Commercio,

trasferendolo dall’Ordonnance de la Marine e dai tribunali marittimi.

Il testo arriva e viene adottato al Tribunato e poi arriva al Corpo legislativo. La votazione definitiva

avviene nel settembre 1807, e il 1 gennaio 1808 il Codice di Commercio entra in vigore.

È una fase di passaggio, con l’avvento della rivoluzione industriale inglese, ma in Italia questa

rivoluzione arriverà molto tardi. La rivoluzione industriale cambia gli equilibri politici in campo

economico. Prima la forza, il centro, il luogo dove si produce maggior profitto è l’interscambio, al

centro sta il commerciante, il mercante. Nell’età moderna il centro sta nel commercio. C’è un

imprinting fortissimo sul segmento dello scambio, perché era nello scambio l’attività economica

dell’epoca. Il profitto si realizza al momento della produzione, che implica un totale cambiamento

di rapporti giuridici.

Il Codice di Commercio del 1807 si ritrova in ritardo rispetto all’avanzata della Rivoluzione

industriale che cambia radicalmente lo scenario, non solo del diritto commerciale ma anche nel

diritto penale dell’economia, ad esempio tutto il tema dei marchi e dei brevetti ha una parte

commercialistica e poi una parte sanzionatoria. In Italia, questo campo di tutela penale viene risolta

solo fra ‘800 e ‘900.

Questo codice quindi si è invecchiato rapidamente, gli si fa riferimento come punto di partenza, ma

poi deve per forza esser aggiornato.

Codificazione – positivismo giuridico.

Con la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 con la codificazione del diritto civile si assiste all’eclisse del

diritto naturale, soprattutto nella tradizione francese illuminista di solida base giusnaturalista. Il

diritto naturale sparisce, è diventato diritto positivo, positivizzato dal codice.

Nella ABGB del 1811 austriaco si fa riferimento al diritto naturale, ma poi in concreto si riduce a

diritto positivo. Dopo la codificazione di inizio ‘800 riemergerà il diritto naturale ma con fisionomia

totalmente differente, un nuovo diritto naturale.

Il diritto naturale  da bandiera della cultura giuridica che voleva la codificazione, diviene nella

codificazione codice, si positivizza e quindi perde funzioni interpretative innanzitutto.

In Francia  questo passaggio non è contraddistinto da teorie specifiche contro il valore giuridico del

diritto naturale, il passaggio non avviene per pronunciamenti di principio, per la presenza di scuole

giuridiche che dichiarano la morte del diritto naturale, ma si lavora sul diritto legislativo, sul dato

legislativo, con una trasposizione di tipo empirico. Il giuspositivismo francese, come afferma

Barberis è un giuspositivismo tecnico, con una prospettiva empirica e analitica.

Vi è uno stile sillogistico nella redazione delle sentenze (fatto concreto, diritto applicabile e

decisione), senza altro, poiché l’operazione del giudice è sillogistica.

L’interpretazione giuridica ha funzione cognitiva, per conoscere il diritto, un dato normativo dato

per preesistente senza necessità di aggiungere nulla dal punto di vista normativo. Si parla anche di

una visione meccanicistica, sillogistica, nell’applicazione del diritto. Poi entrano in gioco altri

principi di ordine generale. 43

Una forte visione imperativistica. Il diritto è un atto di imperio dello Stato.

1) Visione statualista. Il diritto è costituito da serie di comandi che lo Stato può far applicare in

2) maniera coattiva.

Legalismo, ossia riduzione del diritto alla legge, o legge come largamente prioritaria rispetto

3) alle altre fonti.

Visione del diritto come un sistema, sistematicità del diritto, con l’idea che il diritto positivo

4) non possa esser mero accumulo di materiale normativo, ma debba essere una struttura, una

individuabile e identificabile struttura.

L’idea, di matrice settecentesca, della scientificità della giurisprudenza, ossia le scienze

5) giuridiche devono esser considerate scienze come le scienze naturali, con condivisione

anche di metodi.

Code Penal (1810).

1801  viene istituita una commissione con lo scopo di preparare un progetto per un “Codice

criminale, correzionale e di polizia”. Vi è la scelta per una tripartizione delle figure di reato, si parla

di 3 categorie distinte di reati a cui fanno riferimento 3 procedure differenti.

Esistono due modelli nell’800.

C’è un modello francese tripartito.

1) Modello di area germanica, austriaca e tedesca che prevede una bipartizione delle figure di

2) reato. Caratterizzante del Codice penale di Giuseppe II d’Austria (Asburgo), che nel 1787

realizza il primo codice penale moderno, austriaco giuseppino in cui si distinguono i delitti

criminali dai delitti politici, un penale alto e un penale basso. Prefigura la nostra scelta

definitiva fra delitti e contravvenzioni.

Questa Commissione produce un primo testo, che ha alcuni punti caratterizzanti.

Si abbandona il sistema delle pene fisse, si recupera un sistema di pene che consente al

I) giudice una certa discrezionalità in limiti di massimo e minimo. Non c’è più il

sentimento anti-giurisprudenziale di matrice illuministica di diffidenza nei confronti dei

giudici, e dall’altra parte nel 1810 le autorità di governo, Napoleone sono convinti di

aver sotto controllo l’apparato penale, e quindi i giudici.

Mantenimento della pena di morte.

II) Si istituisce la sorveglianza di polizia per chi ha già scontato la pena.

III) Severità per i recidivi.

IV) Si reintroducono forme di sanzione tipiche dell’Antico regime con forte

V) caratterizzazione infamante, quali la gogna, e il marchio nei confronti del detenuto, che

una volta in carcere viene marchiato, in modo tale che il segno di quella sanzione

rimanga per tutta la vita. Vi è un totale tramonto dell’emenda.

Il tema delle esemplarità accessorie è emblematico. Ad esempio vi è l’esposizione dei

VI) cadaveri dei grandi criminali, con più fini: prevenzione generale, misura politica,

intimorire…quella più evidente riguarda la sanzione prevista per chi è condannato per

parricidio, che è il più grave reato previsto dal Codice penale del 1810, perché vi è la

centralità dell’istituto familiare, perché c’è una forte gerarchia familiare, col padre al

vertice. Al parricida viene amputata la mano destra, viene portato su un carro, ulteriori

tormenti e infine viene portato al patibolo.

La bancarotta fraudolenta è ben disciplinata. La punizione è molto forte e dura contro

VII) l’insolvenza che quasi subito diviene reato. Si esclude per lo più la confisca generale dei

beni. 44

Obiettivi  Difesa della società. Una visione puramente utilitaristica, con l’idea che le pene facciano

paura, che servano per intimidire e non per correggere. C’è un minimo intento retributivo, ma

soprattutto l’intento di prevenzione generale.

Le caratteristiche di questo codice denotano come il penale non abbia più la centralità che ha avuto

a fine ‘700. Si legifera in maniera non scientifica, secondo i parametri dell’epoca, per esigenze di

repressione, poiché non c’è più nel dibattito complessivo riflessione su questi temi.

In questa commissione e a questo progetto lavorano giuristi chiamati da Napoleone con

caratteristiche comuni.

Sono dei pratici, vengono dalla pratica, molto forte.

1) Sono ex-radicali della rivoluzione, convenzionali, che hanno subito negli anni del Consolato

2) e poi dell’Impero una trasformazione forte in senso conservatore. Dopo esser stati illuministi

adesso si dichiarano a favore di un penale di antico regime.

Nel 1804 si arriva al Consiglio di Stato molto in ritardo, e infine questi lavori con il codice di

procedura penale sono unificati perché vi è difficoltà nel penale nel distinguere fra sostanziale e

procedura. È difficile capire l’esatta collocazione sistematica delle norme. Napoleone è in realtà

poco presente in Consiglio di Stato per la discussione del Code Penal, poiché era stato più presente

per il Civile. In Consiglio di Stato si affrontano temi importanti anche di carattere generale.

Leggendo i verbali si capisce oltre ad un rimbalzo verso l’Antico regime, anche un certo ritardo

scientifico della cultura giuridica francese nel campo del diritto penale. per esempio nel dibattito del

Consiglio di Stato interviene anche Corvetto, che non è specialista del diritto penale, ma del diritto

commerciale, ma in occasione del dibattito sul Codice penale, si sente in dovere di intervenire

ripetutamente sul tema del tentativo di reato. Gli altri commissari non riescono a capire il motivo di

intervenire sul tentativo. Secondo Napoleone tentativo di reato e reato sono uguali, devono esser

disciplinati nello stesso modo.

Il filtro di dibattito politico non c’è più perché il Tribunato è stato abolito, e quindi un membro del

Consiglio di stato si reca al Corpo legislativo e illustra gli articoli per l’adozione.

La discussione sul Codice di procedura penale si conclude nel 1808 e quella sul Codice penale si

conclude a Gennaio del 1810. C’è un problema di ordinamento giudiziario, poiché la legge

sull’ordinamento giudiziario viene pubblicata nel 1810 e entra subito in vigore, e in seguito entrano

in vigore anche i due codici di procedura penale e il codice penale.

Il testo del 1810 è strutturato in:

Una parte di istruzioni preliminari dove si delinea subito la distinzione di reati fra

1) contravvenzioni, delitti e crimini, secondo una tripartizione. La distinzione è data dalle

diverse pene erogate per questi reati. C’è un livello di gravità progressivamente crescente.

Rimane un forte principio di legalità e irretroattività della legge penale. Sono dei principi

2) con una storia per cui non si può tornare indietro. Napoleone tenta di non far passare questi

due principi, ma non ci riesce. Le resistenze di Napoleone troveranno soddisfazione nel

campo della giustizia militare. Si attendeva un provvedimento del 1812 in questo ambito

militare e Napoleone voleva la norma che consentisse al giudice militare di condannare per

un qualche comportamento da lui ritenuto reato, e scegliere la pena e la sua quantità.

L’utilitarismo di Benjamin Bentham è presente anche nel Codice civile e penale francese. La

normativa del Codice è chiara e il testo è scritto molto bene. È considerato crudele e poco

scientifico, poiché non tiene conto della riflessione scientifica che si è verificata nell’ultima parte

del ‘700. Non ci si pone il problema di costruire una scala penale proporzionata. L’elemento della

proporzione al reato non è significativo. Ciò che conta è che conoscendo quel dato reato nella realtà

45

francese l’obiettivo è costruire una pena deterrente, secondo il criterio dell’intimidazione, che

prevale.

Questo Codice penale rimarrà un codice modello nell’800, così come la sua scelta tripartita, che

rimarrà forte almeno sino a metà ottocento. Un passaggio con lo schema diverso si ha in Toscana

con il testo del 1853, con un modello bipartito, recuperato dalla tradizione tedesca e non austriaca.

Questa è la novità. Recuperano il codice penale del ducato di Badhen.

La scuola dell’esegesi.

Art. 4 – del Code Napoleon  va messo in collegamento con la legge di promulgazione. L’art. 4

afferma che il giudice che ricuserà di giudicare sotto pretesto del silenzio, dell’oscurità o

dell’insufficienza della legge potrà esser processato come colpevole di diniego di giustizia. La

denegata giustizia deriva dall’Antico regime, in cui normalmente il giudice poteva concludere il

processo dicendo di non aver trovato norma applicabile, e quindi non giudicava, per la decisione

quindi era necessario trovare un altro giudice. Si parla di controversie di un certo valore economico,

e quindi era facile vincesse la parte economicamente più forte. Questo era inaccettabile per gli

illuministi e sanzionano i giudici che denegavano giustizia, poiché i giudici trovano nel codice tutto

ciò che serve, perché il diniego di giustizia configura un reato.

Questo articolo è importante perché blinda il codice, dove c’è tutto, visto che è assolutamente non

etero integrabile.

L’art. 4 è uno delle tante conseguenze delle teorie che in ambito francese, che vengono

dall’esperienza inglese, sono relative alle teorie di Montesquieu sulla separazione e divisione dei

poteri.

La scuola dell’esegesi, delle codificazioni, degli interpreti del Codice fa si che la legge sia frutto del

lavoro di soggetti identificabili. Il legislatore storico. Il diritto è un frutto specifico istantaneo alla

conclusione del processo formativo e spesso un legislatore identificabile in modo preciso, il diritto

non è un processo evolutivo, un film, ma è un programma.

Io non conosco diritto civile, ma studio il diritto positivo.

Viene utilizzata la tecnica didattica del “commento”, poiché i professori devono realizzare Cahiers

di commenti per l’aspetto didattico, affinché gli studenti possano studiare. Se conta il legislatore

storico, fonte per l’attività interpretativa saranno i lavori preparatori e poi si utilizza la tecnica

interpretativa del combinato disposto.

Non interessa invece:

La volontà astratta della legge, poiché non è un essere pensante con una propria volontà,

1) semmai si fa riferimento alla volontà del legislatore storico, e non della legge.

Anche lo spirito delle leggi è un concetto troppo vago e sfumato.

2)

Le sentenze di cassazione hanno struttura sillogistica, non servono a evidenziare punti di conflitto,

ad affrontare grandi temi interpretativi, ma hanno un compito molto più semplice, ossia illustrano

un caso pre-qualificato, già risolto, di cui c’è già soluzione. Non intervengono in senso creativo, e

questo genera un andamento sillogistico.

Codice Austriaco (1811).

I precedenti.

1766: Codex Theresianus – non è promulgato, ha un numero molto ampio di articoli con elementi di

ambiguità, bloccato da Kaunitz. 46

Sale al trono il figlio Giuseppe II, si rende conto della difficoltà di promulgare un unico testo

civilistico, e fa la scelta degli editti promulgati su settori specifici.

Anni ‘80  diritto matrimoniale, successorio, sulle libertà commerciali e sui riscatti fondiari.

Giuseppe II fa parte del dispotismo illuminato, e avvia in Austria un processo di laicizzazione molto

forte dello Stato austriaco, con un conflitto molto duro della Chiesa cattolica, infatti il

giusippinismo vuole riformare la Chiesa nel suo ambito togliendole tutti gli altri spazi non relativi al

culto. Ha una forte impronta illuministica.

Nell’amministrazione pubblica Giuseppe II lavora molto sull’efficienza di questa amministrazione.

Francesco di Lorena era il marito di Maria Teresa porta con sé possedimenti lorenesi, e del

Granducato di Toscana, quindi il dispotismo illuminato austriaco più la corrente toscana portano

alla codificazione Leopoldina.

Essendo lo Stato austriaco, degli Asburgo così irradiato a livello europeo, questo consente di

recuperare diverse zone europee, grandi eccellenze in ambito amministrativo, quindi si trovano

anche italiani inseriti nel circuito amministrativo austriaco. Il percorso è fatto di viaggi in giro per

l’Europa.

Secondo Giuseppe II il tema principale è quello della tolleranza, perché ritiene che debba esser

introdotto nell’amministrazione pubblica chiunque sia idoneo, senza tener conto delle distinzioni

religiose. Ciò che conta è la capacità non l’appartenenza religiosa. C’è una polemica contro i

cattolici.

La politica legislativa di Giuseppe II è poco popolare e i suoi editti non hanno molto favore

all’interno della società austriaca. Ci sono anche molti italiani, toscani, lombardi, c’è l’area dell’est

europeo molto importante, soprattutto gli Sloveni, che sono i più austriaci di tutti.

Giuseppe II ritiene fondamentale per l’efficienza dell’amministrazione asburgica applicare il

criterio della tolleranza e interviene con un editto sulla tolleranza nel 1781, corredato dai suoi

scritti.

In questo periodo escono una serie di trattati sulla tolleranza che condizionano Giuseppe II. Tra la

tanta trattatistica sulla tolleranza, spicca il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire, che arriva sino a

Giuseppe II e lo condiziona nel suo editto. Voltaire lo scrive dalla suggestione derivata da un fatto

di attualità, che si è svolto a Tolosa nel ’61, dove si trova un giovane impiccato in una casa, ossia

Marc Antoine Calas, figlio di una famiglia protestante, e suo padre è Jean Calas, e il caso sarà

quello del padre. Tra i cittadini di Tolosa immediatamente dopo il ritrovamento di questo cadavere

si diffonde l’idea che Marc Antoine volesse convertirsi alla religione cattolica, e la famiglia

protestante lo avrebbe ucciso simulando un suicidio. Vengono catturati il padre e l’altro figlio. Il

padre continua a dire di esser innocente, e dopo una specie di processo, ma in realtà era una

decisione unilaterale, viene portato alla gogna, alla ruota, gli si strappano gli arti, viene portato al

patibolo e bruciato eccetera…

Il tema della tolleranza religiosa quindi è molto importante anche per rendere efficiente la macchina

amministrativa.

Nel 1782 si passa al problema processuale civile. Si ha un Regolamento giudiziario civile, che

diverrà un modello di dispotismo illuminato. L’obiettivo è quello di aver per le province austriache

almeno, un procedimento comune. Obiettivo difficile, ma Giuseppe II riesce ad ottenere l’obiettivo.

Nel 1787 in ambito civilistico ci si riprova con il “Progetto Martini”, che viene applicato in una

parte dello Stato Austriaco, in Galizia, ma in realtà ha dei difetti interni, è filosofeggiante, ha un

andamento discorsivo e non riesce a divenire un testo di diritto civile unico per tutto il territorio

austriaco. 47

Nella fase 1801-1806 il progetto viene respinto per due volte dal governo austriaco, perché la

cancelleria è molto diffidente. 2 volte il progetto è rivisionato sino a che Francesco I si decide a

promulgare 1 giugno del 1811, entrato in vigore dal 1 gennaio 1812.

Il codice civile universale austriaco viene applicato anche nel Regno lombardo-veneto, entra nella

storia giuridica italiana.

ABGB – 1811.

Come la legge 30 ventoso XII (Francesco I, figlio di Leopoldo II), anche qui vi è una “patente di

promulgazione” che fa entrare in vigore il codice civile austriaco e abroga tutte le fonti concorrenti.

Lo schema è strutturato in 3 parti.

Disposizioni sulla legge in generale. Il codice austriaco ha un’ampia parte di preleggi, nel

1) Code Napoleon vi era stato un libro preliminare del 1801, ed è diventato un piccolo titolo

preliminare di pochi articoli, al cui interno vi era l’art. 4, e tutte le norme pesanti e

importanti sull’interpretazione erano state tolte. In Francia il giudice era un ministro di

equità, e questa si trovava nel diritto naturale, che scompare con l’eliminazione del libro

preliminare non presente nell’edizione dell’art. 4. Il modello austriaco invece prevede

un’ampia parte di disposizioni sulla legge in generale, preleggi, in cui si trovano norme

sull’interpretazione, molto importanti. In particolare il giudice può giudicare in base ai

fondamenti del diritto naturale. Aprendo il giurista alla possibilità di utilizzare il diritto

naturale. Differenza fondamentale fra i testi, più netta.

Diritto delle persone.

2) Diritto sulle cose (diritti reali, ma anche successioni, obbligazioni e risarcimento del danno).

3) Disposizioni comuni ai diritti delle persone e ai diritti sulle cose, azioni (Costituzione,

4) modificazione e estinzione dei rapporti giuridici).

È un testo breve. Il codice civile francese è costituito da molte norme comando, articoli, che in

maniera autoritativa impongono una determinata disciplina. Il codice civile austriaco invece è

costituito da poche norme principio, lasciando più margine all’interno perché ricaverà le norme

necessarie, quindi ci si affida molto all’interprete, al giurista, al giudice. È un’idea di matrice

germanica che pensava ad una codificazione per principi.

All’interprete è concesso di utilizzare una serie di strumenti interpretativi molto importanti.

L’analogia.

I) I principi del diritto naturale.

II)

Il codice napoleone è un sistema chiuso di norme comando, quello austriaco di norme-principio.

Il libro preliminare del 1801 rimane nella scienza giuridica francese, pur non essendo diritto

positivo, perché rimane nella cultura giuridica francese, e questo consente di poter metter mano al

codice, consente al giurista francese di lavorare con maggiore apertura.

Il giurista austriaco invece che avrebbe maggior libertà per gli a priori che impone il codice, in

realtà attua una forma di auto – censura. Lo stesso artefice del Codice Tzailer dice che nel codice si

parla di diritto naturale, ma per diritto naturale si intende il diritto del Codice, gli austriaci tendono a

rimanere nel recinto del Codice. Negli interpreti del Codice civile austriaco c’è anche il rinvio a

espressioni francesi, viene anche citato il codice civile francese, utilizzano Montesquieu. Il lavoro

interpretativo è fatto anche con componenti di coralità a livello continentale. L’importanza del

Codice civile austriaco è data dalla sua ampia vigenza in Europa, si parla di diritto contemporaneo

vigente, non per l’Italia.

Dopo il 1918 nei territori dell’ex impero asburgico la ABGB vige in:

48

Cecoslovacchia, Ungheria, Transilvania, passata alla Romania, nei territori sloveni e croati

1) passati alla Jugoslavia, sino al secondo dopoguerra in alcune aree ancora adesso

(frammentato).

Repubblica Austriaca: vigente sino al giorno d’oggi seppur modificato e aggiornato.

2)

Per l’Italia 

Dopo il 1816 è applicato in tutti i territori del Lombardo Veneto, oltre ai territori italiani

I) dell’Austria-Ungheria.

In Lombardia sino alla seconda guerra di indipendenza (1859).

II) Fino alla terza in Veneto e Friuli (1866).

III) Fino alla fine della prima guerra mondiale in Trentino Alto Adige e nella Venezia Giulia

IV) (1918) .

In realtà quando l’Italia arriva nell’Est italiano, si rende conto che non è possibile togliere di mezzo

un Codice così importante come quello austriaco per far entrare in vigore quello italiano del 1865.

Quindi nella parte alta dell’Italia continua ad applicarsi il Codice Austriaco, modificato e

aggiornato, ma si creano una serie di problemi. Ad Aronna ad esempio si importano giudici di

cassazione che decidano le questioni. La scelta del legislatore italiana infatti sarà quella di togliere

tutto e fare da zero un nuovo codice. L’unica codificazione legislativa in riferimento alla nazione

italiana compresa si avrà solo nel ’42.

Il modello della codificazione civilistica italiana comunque sarà il Codice Napoleone. Ma perché?

Al di là dell’ampiezza di applicazione dell’ABGB, l’applicazione territoriale del Code

1) Napoleon è più ampia.

La forza ideologica del Code Napoleon che il Codice Austriaco non ha, perché il Code

2) Napoleon è il codice della rivoluzione francese, di Napoleone Bonaparte, che ha portato

valori giuridici nuovi. L’ ABGB non ha questa forza ideologica.

La scuola dell’esegesi. L’ABGB non genera una scuola giuridica, non c’è una scuola

3) dell’esegesi. 06/12/11

Austria: Codice penale 1803

Il codice penale del 1803 riprende la legislazione precedente non apportando modifiche

straordinarie. I precedenti sono da un lato:

Il Codice penale giuseppino (1787)

a) Il Codice processuale penale (1788), che ha fissato una procedura comune per i territori

b) austriaci.

Il Codice del 1803 viene promulgato da Martini, Zeiller, Sonnenfels, che è un grande giurista

austriaco del periodo esperto di diritto pubblico e di diritto penale, è un codice di particolari qualità

tecniche.

Sconta una difficoltà a distinguere materia sostanziale e processuale, perché il penale fa fatica a

distinguerli, e quindi c’è ancora questa ambiguità.

Vi è un forte collegamento con la legislazione precedente, e la scelta del Codice austriaco è una

scelta a favore della bipartizione, tipica dell’area germanica e austriaca in particolare, e non della

tripartizione di matrice francese.

Principi presenti:

Principio di legalità molto accentuato sia per i reati sia per la configurazione delle pene.

1) 49

Le pene sono severe, infatti vi è una maggiore applicazione della pena di morte, non c’è la

2) tortura, come mezzo per ottenere prove, ma ci sono bastonate e vergate. La pena di morte

continua ad essere una questione complessa, perché da un lato sul testo legislativo è prevista

come sanzione in un numero ampio di casi, ma dall’altro lato si fa riferimento alla concreta

applicazione della pena. Le analisi denotano la disapplicazione di questa pena, che viene

mantenuta per motivi intimidatori, ma poi a livello processuale non viene applicata. Viene

però applicata la condanna ai lavori forzati a vita, come pena sostitutiva. Sul tema però vi fu

un dibattito perché toccava principi di matrice illuministica assorbiti dall’amministrazione

austriaca, perché con la condanna ai lavori forzati a vita è come se si condannasse alla pena

di morte differita, anche perché i lavori erano veramente duri, e i detenuti non

sopravvivevano lo stesso (Tiravano le barche controcorrente sul Danubio).

Sistema di prove legali piuttosto rigido. Un elemento di difficoltà nel funzionamento fa si

3) che sostanzialmente si possa ottenere condanna solo con la confessione, perché doveva

esserci una prova assolutamente piena oppure in caso contrario la condanna si aveva solo

con confessione. Quindi formalmente la tortura non esiste più, ma la confessione viene

stimolata nei modi più brutali possibile, sino al limite della tortura, oppure con l’inganno,

visto che le parti potevano aver assistenza legale solo dopo un certo momento, il giudice

cercava di far confessare l’imputato con l’inganno. Vengono ingannati facendo finta di

attribuirgli un procedimento penale ridotto, ma dopo la confessione vengono invece

duramente puniti.

Il sistema è inquisitorio puro, molto forte e accentuato, e l’imputato in termini processuali ha

4) pochi diritti, infatti l’assistenza legale gli è garantito nella fase di dibattimento e non

istruttoria, nonostante quest’ultima sia più importante.

Questo Codice è importante perché rimarrà in vigore a lungo, ed entra nella nostra storia nazionale

del risorgimento italiano.

La scuola storica.

In Germania si sviluppa, contemporaneamente con la Codificazione civile in Francia e in Austria, la

scuola Storica. È un grandissimo fenomeno di cultura giuridica, fondante e che arriva sino ai giorni

nostri. Rappresenta la reazione contro i Codici, una reazione scientifica, accademica, nel senso che

gli esponenti della Scuola storica dominano le università tedesche, diventando quindi un controllo

scientifico e culturale, e quindi se non ci si riconosce su questa linea diventa difficile entrare nelle

università e partecipare alla cultura giuridica.

La metodologia che si sviluppa in Germania a inizio ‘800 è contorniata da grandi figure, fra le quali

G.Hugo, F.K.Savigny, perno scientifico di tutta la Scuola storica e di quella che è la scienza

giuridica europea di oggi, G.F. Puchta. È una concezione del diritto positivo e del ruolo del giurista.

Il diritto positivo non trova uno strumento legislativo migliore nel Codice. Vi è una visione diversa

delle fonti e del ruolo del giurista, rispetto alla cultura giuridica, alla scienza giuridica della

codificazione. È un giurista diverso rispetto al giurista francese.

Vi è un dibattito che si svolge a cavallo della restaurazione fra due giuristi tedeschi:

Thibaut, che scrive “La necessità di un diritto civile generale per la Germania” (1814),

A) secondo il quale si doveva pensare ad un Codice civile unico per la Germania, che ha una

connotazione federale, con realtà fortemente autonome. C’è anche un filone nazionalista

tedesco che apprezza una posizione come questa. Per Thibaut ci vuole un Codice semplice,

nazionale, elaborato con “forza” tedesca, nello spirito tedesco, integrando il diritto naturale

di tradizione giusnaturalistica come tradizioni germaniche. Da un certo punto di vista

Thibaut arriva in ritardo perché nel 1814 il Codice in Germania non è più proponibile anche

in termini di opinione pubblica. Nel 1807 c’è stata infatti la battaglia di Jena, da cui i

50

tedeschi escono fortemente umiliati da Napoleone, e questo è stato un passaggio cruciale,

netto, che ha comportato un forte risentimento nei confronti di strumenti giuridici francesi

quali il Codice, che viene avvertito come anti-tedesco. Nell’opinione pubblica è avvertita

come anti patriottica, e non è accettabile. Inoltre Thibaut deve fare i conti con la realtà

accademica in cui si sta profilando e sta dominando la figura di Von Savigny, e se a livello

accademico si è perdenti non si riesce a far passare la propria posizione.

Von Savigny “La vocazione del nostro tempo per la legislazione e la giurisprudenza” (1814),

B) sostiene che il diritto nasce dallo spirito del popolo, non ha altri elementi esterni. Ci sono gli

usi, le credenze popolari, e le consuetudini, che devono essere rielaborate, sistematizzate dai

giuristi, interpreti. I giuristi rielaborano il Volchgeisth, le consuetudini e gli usi, e vengono

filtrati attraverso la scienza giuridica, che è elemento centrale. Ci potrebbe esser la fase

legislativa dopo quella scientifica, ma solo in un secondo momento, perché in quel periodo il

Codice avrebbe cristallizzato una situazione decadente. Non si può quindi intervenire in

maniera artificiale e imperativa con un Codice.

Cos’è il diritto tedesco? È elaborazione di accettazione popolare e poi elaborazione di accettazione

scientifica. In Germania non ci sono solo tradizioni consuetudinarie, diritto di matrice germanica

delle popolazioni del Nord-Est europeo, che hanno fatto fiorire il loro diritto, ma c’è anche il diritto

romano, che ha una sua storia plurisecolare, e nel ‘500 vi è stata addirittura una recezione formale

del diritto romano da parte del sovrano prussiano, che è stato gradualmente assorbito e accettato. Il

diritto Romano quindi è storia giuridica tedesca, ed ha una radice storica, proprio per il progressivo

assorbimento. E poi ci sono le consuetudini di matrice germanica. Inoltre c’è la scienza del diritto e

la giurisprudenza. Tutto il diritto di matrice giurisprudenziale è divenuto storia giuridica del popolo

tedesco. Tutti questi diritti insieme costituiscono il diritto accettato dal popolo tedesco, storico, ma

non metastorico.

• Diritto Romano.

• Consuetudini germaniche.

• Scienza del diritto

• Giurisprudenza.

Il diritto ha carattere storico, e non metastorico, e non è affidato all’arbitrio del legislatore. Il diritto

è come il linguaggio.

Il diritto positivo, dello Stato, deve esser costituito nei diritti storici, e dunque la legislazione può

esser importante ed ha una sua funzione complementare, di ausilio, e hanno quindi una funzione

relativa e marginale, non centrale. Secondo Savigny il Codice è inutile se il diritto è in una fase

evolutiva, perché il codice blocca l’evoluzione, e se si è in una fase di involuzione, di decadenza del

diritto, il Codice è dannoso perché cristallizza una fase decadente e negativa.

A questo punto Savigny, con grande capacità scrive “Storia del diritto romano nel Medioevo”

(1815-1831), dove studia i giuristi medievali, ossia il modo in cui questi giuristi hanno rielaborato il

diritto romano giustinianeo e “Storia del diritto romano attuale” (1840-1849), in cui porta a

definitivo compimento del suo percorso scientifico, la sua visione, in cui fa una proposta chiara di

riproposizione del diritto romano come diritto positivo, adattato e modificato per l’età moderno,

poiché il diritto romano è un diritto storico comunemente accettato. A fine ‘800 addirittura in

Francia viene accolto il pensiero di Savigny, iniziando a criticare la codificazione. Ancora oggi la

scienza giuridica vede nelle teorie di Savigny un riferimento importante, perché non è così pacifico

e condiviso che il diritto debba esser legislativo, e infatti vi sono correnti che ancora oggi spingono

verso la decodificazione. Il pensiero di Savigny è tuttora presente.

51

Il risultato del pensiero di Savigny è che la Germania non ha codice per tutto l’800, che avrà un

codice Civile solo nel 1900 ossia il BGB (Burghelishes Gesetzbuch), e avrà grande importanza nel

‘900.

Il Codice civile tedesco è il Codice della pandettistica (Pandette di Giustiniano), che opera, si

profila come corrente scientifica negli anni ’70 del 1800 sino a fine secolo, ed è lo sviluppo,

l’evoluzione della scuola storica, ossia la scuola storica diviene pandettistica. La pandettistica inizia

a concepire una legislazione per la Germania, e i pandettisti iniziano a produrre opere per

l’applicazione concreta, ossia Trattati, che costituiranno la base per la Codificazione Civile del ‘900.

Nel 1907 sorge l’altro Codice della Pandettistica è lo ZGB, ossia il Codice Civile Svizzero.

I codici italiani dalla Restaurazione all’Unità.

Si assiste ad una serie di fenomeni politici importanti che hanno conseguenze sugli strumenti

legislativi, quali il Codice.

La caduta dei regimi napoleonici  determina la crisi per la codificazione in genere e in

1) particolare per il Code Civile, che subisce critiche dal punto di vista scientifico, e viene

abolito con critiche politiche.

Codice Napoleone tra 1814 e 1815 

2) • viene abrogato nello Stato della Chiesa, nel Regno di Sardegna (salvo la Liguria), nel

ducato di Modena e nel Granducato di Toscana. L’annessione al regno di Sardegna

della Liguria, poco tollerata dai liguri, viene imposta con l’attenuazione del fatto che

in territorio ligure rimangono ancora in vigore i codici francesi, con eccezione per il

divorzio. Nel Regno di Sardegna la Liguria ha i Codici Francesi, il Piemonte invece

ritorna alle Costituzioni Sabaude settecentesche, e l’Isola di Sardegna ha una

tradizione giuridica ancora differente.

• È provvisoriamente lasciato in vigore nel Ducato di Parma e di Piacenza, nel piccolo

Ducato di Lucca, che ha una vicenda propria storica di applicazione dei codici, ed è

molto importante per Genova, nel Regno delle Due Sicilie, e nei territori liguri del

Regno di Sardegna.

• Nel Regno Lombardo-Veneto, invece viene mantenuto in vigore per un certo

periodo, ripulito nel 1814, ma chiuso il periodo di restaurazione, quei territori

annessi vedono applicarsi il Codice Civile Austriaco.

Negli anni susseguenti alla Restaurazione il Codice Napoleone viene abolito, ma rimane comunque

in area Italiana come il riferimento, il modello fondamentale, ossia la fonte a cui si farà riferimento

sia prima che dopo l’unificazione nazionale. Il Codice ha dato rappresentazione giuridica a

mutamenti sociali, economici, politici, culturali, irreversibili, ormai non era possibile tornare

indietro.

Quindi molto presto si hanno iniziative molto importanti.

1819: Codice per lo Regno delle due Sicilie  è una compilazione complessiva al cui interno

1) si trovano i vari codici, diviso in 5 parti corrisponde alla ripartizione relativa al civile,

penale, di procedura civile, di procedura penale, di commercio. Dal punto di vista tecnico

costituisce uno degli argomenti contrari alla piemontesizzazione dell’Italia, ossia impedisce

la semplice applicazione a tutto il territorio del Codice Sardo del 1837, perché è migliore il

Codice meridionale. È necessario pensare quindi ad un nuovo Codice (che sarà il Codice

unitario del 1865).

1820: Codice civile per il Ducato di Parma e Piacenza  è ben strutturato, di chiara matrice

2) francese, ma con scelte nuove perché subisce l’influenza del Codice civile Austriaco.

52

Regno di Sardegna.

Tra la codificazione napoleonica del 1804 e quella unitaria dl 1865 vi sarà il Codice civile per il

regno di Sardegna del 1837.

1815 e anni successivi  vi è una linea accentuatamente conservatrice, infatti è abrogata la

codificazione napoleonica che era entrata in vigore dopo l’annessione del Piemonte all’Impero

francese, e quindi sono ripristinate le fonti di antico regime, costituzioni settecentesche, le

consuetudini locali, il diritto comune. Genova mantiene lo status di Ducato di Genova, ma non ha

autonomia politica, ma viene mantenuto il Codice civile francese e il Codice di commercio.

1820-21  il Regno di Sardegna subisce i moti, ed è costretto ad affrontare la realtà storica.

1827  Il Codice feliciano: è il primo atto di accettazione di questa realtà, e da seguito alla

specificità dell’isola di Sardegna. È in realtà una compilazione normativa che contiene sia materia

civile che criminale per la sola Isola di Sardegna, riprendendo la tradizione giuridica locale sarda,

che il sovrano è costretto a riconoscere in termini legislativi. Ma il Codice per la Sardegna

rappresenta un ulteriore vulnus evidente al principio di unità dell’ordinamento Sabaudo.

Così Carlo Alberto inizia ad aprirsi verso la possibilità di tornare al modello legislativo Codice.

Durante il suo regno quindi si hanno una serie di Codici.

1837  Codice civile.

1839  Codice penale.

1842  Codice di Commercio.

Si ha uno sviluppo armonico, complesso e difficile per il civile, ma con una certa coerenza, ma per

il civile invece lo sviluppo sarà molto più complesso e difficile.

1847  Codice di procedura penale.

1854  Codice di procedura civile.

Così si chiude la vicenda della codificazione nel Regno di Sardegna.

Codice civile per il Regno di Sardegna (1837)

Il modello di riferimento è il modello francese, che però dopo il 1804 viene criticato per alcuni

versi, e aspetti, per altri invece il Codice si allontana troppo dal modello.

Nel 1837 c’è una commissione che elabora un progetto, fra i quali spicca Federigo Scoblis, che si

rende conto della necessità di procedere ad una modifica radicale del diritto positivo, e quindi se da

una parte è conoscitore della scienza giuridica, dall’altro lato si rende conto della necessità di avere

un Codice.

Il testo passa poi al Consiglio di Stato e poi viene pubblicato, promulgato in 3 libri:

Delle persone;

1) Dei beni e delle diverse modificazioni della proprietà;

2) Dei vari modi con cui si acquista la proprietà.

3)

Lo schema è tradizionale e di matrice francese.

Più interessante è il titolo preliminare del Codice del ’37, che ha dimensioni e un’importanza

sistematica molto maggiore rispetto al titolo preliminare del Code Napoleon, perché? Perché dopo i

moti del ’20-21 si ha una sorta di apertura alle istanze riformatrici liberali, costituzionali, e si

verificherà con lo Statuto nel 1848.

Vi è però necessità di dare già ora risposte, di dare veste giuridica ai principi di natura

costituzionale. Non c’è uno Statuto, ma c’è un codice civile.

Per questo nelle preleggi del Codice civile trovano spazio principi generali che potrebbero stare in

un testo costituzionale, che per adesso non c’è. Inoltre il Codice del ’37 guarda chiaramente al

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Codice austriaco in relazione alle preleggi, a differenza che per il resto del Codice per cui si guarda

al Codice francese.

Nella parte preliminare vi sono elementi importanti:

• Si afferma la Cattolica come sola religione dello Stato: lo Stato sabaudo è confessionale,

cattolico, apostolico, romano, e d’altra parte si afferma però che vi sono dei culti ammessi, e

tollerati. Dunque vi è una serie di capacità giuridiche limitate in capo agli ebrei e ai valdesi,

parte importante del tessuto piemontese. Rientrano in questo contesto anche provvedimenti

relativi agli atti dello Stato civile, con un ritorno alla restaurazione, per il fatto che siano i

parroci a controllare gli atti dello Stato Civile.

• Si parla inoltre del potere legislativo, la cui titolarità è in capo al re, e si descrivono i

requisiti formali della legge agli articoli 4 e 3. All’art. 11 si fissa il principio della

irretroattività della legge. Agli art. 14 e 15 si parla di interpretazione per le regole di

interpretazione giudiziale condizionate dal modello austriaco, ossia si dice che al giudice è

concessa sia l’analogia legis, ma anche l’analogia iuris, ossia si fa riferimento ai principi

generali del diritto per integrare ipotetiche lacune. All’art. 17 si afferma che le sentenze dei

tribunali non hanno forza di legge, ossia non costituiscono precedente vincolante. All’art. 19

si afferma che l’unica interpretazione autentica possibile è quella riservata al re, incidendo

direttamente sul tema dell’irretroattività della legge. Attraverso le preleggi si inizia ad avere

una traccia della costituzionalizzazione in regno Sabaudo.

• Si sopprimono matrimonio civile e divorzio.

• Il regime patrimoniale fra i coniugi prevede come regime legale la separazione dei beni e il

regime dotale (Convenzionali secondo il Codice Napoleone).

Inoltre:

• Le sentenze dei giudici non hanno forza di legge.

• I diritti reali per come configurati nel Code Napoleon.

Il Codice del ’37 rappresenta l’uscita definitiva del Regno di Sardegna, dalla Restaurazione, e

l’articolo conclusivo 2415 ricalca l’art. 7 della legge di promulgazione del Code Civile, che dichiara

la formale abrogazione di tutte le fonti precedenti (Statuti locali, sentenze, diritto romano ecc.).

Codice penale per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna (1839).

Vi sono le disposizioni preliminari e 3 libri:

Delle pene e delle regole generali per la loro applicazione ed esecuzione;

1) Dei crimini, dei delitti e delle loro pene;

2) Delle contravvenzioni e delle loro pene.

3)

È molto legato al modello napoleonico.

Vi è un rigore sanzionatorio, seppure attenuato; la divisione in parte generale e in parte speciale, e la

tripartizione dei reati, ma con la peculiarità dell’imputabilità, del tentativo e discrezionalità ampia

nella fissazione delle pene, recidiva.

Mittermaier è un giurista importante, esperto di comparazione giuridica dichiara una superiorità del

Testo Sardo, rispetto al modello francese.

Codice di Commercio per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna (1842).

È il frutto di un ampio lavoro, perché per il commercio sono sempre presenti grandi novità.

Il Codice del 1807 ha una grande influenza per questo codice del ’42, il modello francese si denota

quindi nello schema generale, nella sistematica, ma vi sono state modifiche successive e soprattutto

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in Francia, quali la legge fallimentare del 1838, perché da una grande attuazione ad una serie di

modifiche in materia fallimentare.

Nella parte marittimistica invece la legislazione Sabauda era effettivamente superiore rispetto a

quella francese, e vi lavorò anche Azzuni.

Il principio è quello oggettivo, si parla di diritto degli atti di commercio, e non dei commercianti

(lex mercatoria e non ius mercatorum).

Tribunali di Commercio  è un tema spinoso, perché è un a violazione dell’Unità dell’ordinamento

processuale, e infatti vengono sospesi e poi se ne riparla in occasione della Codificazione di diritto

civile nel 1854.

Il Codice del ’42 è un Codice nuovo e avanzato, e salvo una serie di ritocchi viene esteso a tutto il

Regno d’Italia nel 1865, sino alla modificazione profonda con il nuovo Codice di Commercio del

1882. Questi anni di fine ‘800 sono gli anni del passaggio di potere dalla Destra Storica alla Sinistra

storica, e sono sfumature diverse dell’ideologia liberale, infatti la sinistra aveva solo una ideologia

socialista, ma comunque le differenze non sono radicali. Questi Codici infatti sono comunque

Codici liberali.

Le procedure restano un po’ indietro, non sembrano l’aspetto più importante, infatti si preferisce

svecchiare il diritto sostanziale. Vi sono commissioni diverse, ripetutamente rinnovate.

Il Codice di procedura criminale per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna ( 1859).

È considerata una rivisitazione del Codice del 1847. Al centro vi è lo Statuto Albertino, che innova,

porta principi nuovi nell’ambito del penale e soprattutto dei reati politici, infatti si introducono la

giuria e la Corte d’assise, adottata nel 1848 per i reati di stampa.

L’esito conclusivo del processo sarà un Codice Italiano nel 1865 e un Codice formalmente nuovo

che sarà una riproduzione sostanziale del Codice del 1859.

Codice di procedura penale del Regno d’Italia (1865).

È molto simile al precedente, si riprende il Codice Sardo precedente.

Codice di procedura civile per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna (1854).

Si è dopo lo Statuto, e quindi la procedura adottata dovrebbe esser quella dello Statuto. Si elabora il

modello francese, ma solo per la legge di approvazione, che prevede un’approvazione parlamentare

del testo, articolo per articolo o gruppi di articoli. Questo non riesce, e lo Statuto prevedeva già in

precedenza un iter del genere, ma si dimostra che questo non funziona.

Fu molto apprezzato e corredato dall’importante “Commentario” Mancini, Pisanelli e Scialoja.

Questo commento rimarrà anche in seguito come riferimento fondamentale.

È un testo molto avanzato (dopo lo Statuto), infatti vi sono garanzie del periodo francese

rivoluzionario, consolidate con lo Statuto. Ad esempio vi deve esser pubblicità delle udienze,

obbligo di motivazione delle sentenze, i tribunali devono aver composizione collegiale, come già

scelto nei decenni precedenti.

Questo Codice però viene contestato per un eccessivo modellamento sull’esempio francese.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia delle Costituzioni e Codificazioni moderne per l'esame del professor Ferrante concernenti: fondamenti teorici (da Hobbes a Beccaria), e realizzazioni normative (dalle Ordonnances colbertine al Code Napoléon), che in età moderna costituiscono le radici del diritto europeo moderno e contemporaneo; realizzazione delle prime costituzioni e dei primi codici moderni; l’evoluzione del diritto codificato dal 1837 al 1942 e fino ai giorni nostri.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pinkyale89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ferrante Riccardo.

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