RIPASSO
Storia delle arti, del design e dell’architettura
Lezione 1 -‐ LA CIVILTÀ DELLE MACCHINE
La concezione di architettura “moderna” era già presente nel XVIII secolo, per il senso di storia come qualcosa
che si muove in avanti; il destino esigeva la creazione di uno stile “contemporaneo”. Un contributo venne
dalla perdita di fiducia nella tradizione rinascimentale, dal prevalere di atteggiamenti empirici e relativisti;
altra forza fu la Rivoluzione industriale, che generò nuove problematiche, committenze e materiali d’impiego
(come ferro e ghisa). I primi effetti dell’industrializzazione vennero alla luce in Inghilterra dal 1840, quando si
aprì la vera e propria “Era delle macchine”: il paesaggio rurale inglese vide lo sviluppo di FABBRICHE, PONTI e
FERROVIE, che originarono la società dei flussi, dell’interconnessione. I contadini furono assorbiti dalla
produzione industriale e assoggettati al ritmo delle macchine, il contrasto fra ricchi e poveri divenne
lampante. L’industrializzazione frantumò il mondo dell’artigianato, la standardizzazione e la produzione in
serie presero il sopravvento; i più critici verso questi cambiamenti furono moralisti come PUGIN, RUSKIN e
MORRIS, che vedevano una forma di degrado nella meccanizzazione, dato dall’ALIENAZIONE dei prodotti dai
produttori (termine che usò anche Marx nel
Capitale). Simboli di questo cambiamento possono essere
considerati le MACCHINE A VAPORE e le grandi FABBRICHE TESSILI che stavano sorgendo nelle città (come a
Manchester, dove l’architetto tedesco Schinkel annotò la loro crescita). Il paesaggio urbano stava cambiando
in modo significativo: le grandi costruzioni non sono più le cattedrali, ma le fabbriche; gli elementi che
svettano verso l’alto non sono più le guglie, ma le ciminiere. La popolazione non sembrava entusiasta di tali
innovazioni, e spesso le proteste sociali venivano sedate con la reclusione in carcere. Il pittore francese Paul
Gustave Doré evidenziò in alcune opere come i cambiamenti stessero causando numerose problematiche
nelle città, prime fra tutte le condizioni di lavoro degli operai e il sovraffollamento cittadino. Uno dei maggiori
oppositori alle macchine fu August Welby PUGIN, che nella sua opera
Contrasts mise a confronto i nobili
edifici del XIV e XV secolo e quelli del presente meccanizzato. Anche Eugène Hénard fece qualcosa di simile,
confrontò le città del tempo (
Rue actuelle) con quelle future (
Rue future) molto più sviluppate in altezza (in
alto come in basso, poiché si pensò che anche il suolo potesse dare un contributo al progredire della città).
Tony GARNIER, nella sua
Citè industrielle, si occupò del disegno di una città industriale: la presentò come una
città vastissima, a perdita d’occhio, con gli edifici pubblici e le case al centro (le città diventavano anche degli
importanti snodi ferroviari, grazie alle grandi stazioni). Nella nuova Parigi il tema prevalente era quello della
mobilità: la città vedeva sorgere edifici più alti, grandi viali (i
Boulevard di Richard Lenoir) per raccordare
strade e persone, il tutto seguendo il tema della rettilineità e dando importanza anche al sottosuolo (Parigi
sotterranea). Le case diventano delle “scatole”, che però vanno climatizzate, idratate e illuminate, e dunque
meccanizzate (il sistema di riscaldamento ad esempio, venne centralizzato per ogni edificio).
Nelle case la cucina era sempre stata ampia e con mobili isolati: con l’avvento dell’industrializzazione diventa
più piccola e più razionale (perché al suo interno vi si svolge un lavoro, dunque serve economia di spazi e
movimenti, per risparmiare tempo e fatica). La cucina è il luogo più tecnologico della casa, per la presenza
degli elettrodomestici; già la cucina americana, che ne era dotata, era qualcosa di innovativo, ma il vero balzo
in avanti si ebbe con la cucina di Francoforte (1926) ad opera dell’architetto Margarete Schütte-‐Lihotzky. Era
una cucina destinata alle case popolari, con poche risorse. Dotata di uno schema a “U”, la cucina aveva un
piano di lavoro posto sotto la finestra e quindi ben illuminato, piani d’appoggio allo stesso livello, cassetti a
scomparsa, il tutto scientificamente organizzato per garantire la massima funzionalità ed ergonomia. Anche le
case moderne sono estremamente innovative: caratteristiche furono le Sears Roebuck e le Aladdin “Built in a
day”, case molto versatili e pratiche, disponibili in più modelli, che nel Michigan vendettero 75000 esemplari.
La Great Exhibition del 1851 si tenne a Londra, dove fu indetto un concorso per la realizzazione del palazzo di
esposizione ad Hyde Park, che convogliasse milioni di persone ma che non abbattesse il verde pubblico: la
soluzione ritenuta più logica fu quella di Joseph PAXTON, un giardiniere che progettò l’enorme serra
Great
Stove. Paxton s’immaginò di realizzare una grande serra, realizzata in ghisa e vetro (materiali nuovi).
Effettivamente, il CRYSTAL PALACE fu un’enorme serra che seguiva il perimetro di Hyde Park, ma fu molto
azzardato, si temeva un crollo o effetti termici sui visitatori. A una trave vennero collegati elementi che
formarono un’intelaiatura a cui fissare i vetri (si trattò in fin dei conti di un montaggio di elementi industriali.
Per far fronte all’affollamento (6.000.000 di visitatori) furono per la prima volta installati dei tornelli.
Per eliminare l’effetto di inconsistenza di una struttura così esile, si ricorse a una “realtà virtuale”, mediata
dall’uso del colore, ad opera di Owen Jones. Ad esempio, vi era un colore su ogni direttrice visiva di uno stesso
elemento, così tutti gli elementi sulla stessa giacitura ottica risultavano dello stesso colore e conferivano
un’aria più “solida” agli spazi; il colore di recinzioni, stand, guarnizioni e imbottiture era il rosso. Il Crystal
Palace fu la prima struttura che portò uno spazio interno in un contesto sostanzialmente esterno; fu inoltre il
luogo dove diverse classi sociali furono a stretto contatto, e fu un successo malgrado le preoccupazioni.
Lezione 2 -‐ ORNAMENTS
Lo studio del colore si vide già nel Crystal Palace, ma qualche anno dopo l’esposizione Owen JONES pubblica
The grammar of ornaments, un manuale per l’uso del colore destinato agli artisti. Jones affermò che il colore
va ponderato, poiché assolve a più funzioni, aiuta ad equilibrare luci e ombre. Diede queste proposizioni:
Le arti decorative derivano dall’architettura e devono servirla in modo appropriato;
L’architettura è espressione materiale di bisogni, capacità e sentimenti dell’epoca in cui è stata creata;
Tutte le arti decorative devono possedere adeguatezza, proporzione e armonia con il risultato;
La bellezza proviene dall’equilibrio della mente quando occhio, intelletto e sentimenti sono appagati;
Ogni costruzione dovrebbe essere decorata, una decorazione non dovrebbe essere fine a se stessa.
August Welby PUGIN contestò il cattivo pregiudizio secondo cui l’ornamento sarebbe un mero abbellimento
privo di significato; l’ornamento è importante e ha un significato, ha una funzione sociale.
John RUSKIN s’interessò del lato sociale degli ornamenti: scrisse
The stones of Venice (Venezia era la massima
espressione del gotico italiano, carico di ornamenti) in cui puntualizzò che gli ornamenti delle grandi cattedrali
sono opera di artigiani sconosciuti, che sono stati privati della gloria delle loro opere. A volte l’artigiano
poteva manifestare disappunto e da ciò potevano nascere sculture grottesche (ma belle, perché spontanee).
Christopher DRESSER pone l’accento sul principio dell’adattamento delle decorazioni alle cose:
Se gli oggetti decorati hanno il principio di ADEGUATEZZA, sono guardati con più favore dagli utenti;
La decorazione non deve in alcun modo contrastare l’utilità dell’oggetto che adorna;
Da botanico, dice che la forma migliore da seguire è quella della NATURA, come nell’albero, simbolo della
perfetta compresenza di bellezza e ragionevolezza; la natura va rappresentata scientificamente, sia disegno
che colore devono essere bidimensionali. Una grammatica non basta, ci vuole una scienza dell’ornamento.
William MORRIS fu un altro esponente della discussione sul concetto di ornamento: elogiò i pre-‐Rafaeliti, che
vedevano la SPONTANEITÀ nell’arte prima di Raffaello (con temi quali Re Artù, I cavalieri della tavola
rotonda…). Uno dei settori di cui si occupò furono le &nb
-
Unione delle arti: Appunti di Storia delle arti e del design
-
Eventi: Appunti di Storia delle arti e del design
-
Art Noveau: Appunti di Storia delle arti e del design
-
Prefabbricazione in Usa: Appunti di Storia delle arti e del design