Le avanguardie europee in America: l'Armory Show
Prima, arrivarono in America le avanguardie europee: l’Armory Show. L’International Exhibition of Modern Art nel 1913 – questo il nome ufficiale – offrì per la prima volta al pubblico americano l’occasione di confrontarsi con l’arte “moderna” europea. E la mostra allestita alla Historical Society ricrea, in scala minore, l’esperienza dello scorso secolo, riunendo un centinaio di opere originariamente esposte durante l’evento, compresa la più discussa in assoluto, Nude Descending a Staircase di Marcel Duchamp.
Le reazioni del pubblico
La maggior parte dei lavori presentati nel 1913 sono oggi considerati capolavori, ma allora suscitarono ogni genere di reazione: scandalo per l’opera di Duchamp, quotidianamente derisa dalla stampa; Nude di Matisse considerato immorale e depravato, infantile e primitivo, un attacco ai tradizionali canoni estetici; il dipinto cubista di Picabia, comparato a una trapunta patchwork. Confusione, rabbia, dispiacere, disappunto, delusione: erano i sentimenti dominanti tra il pubblico. L’ex presidente Roosevelt dichiarò, tranchant: “That is not art!”, mentre il critico Julian Street lo definì “un’esplosione in una fabbrica di ghiaia”.
Il successo dell'evento
L’evento ebbe però un grandioso successo in termini di visitatori – ben 87mila – e una parte di essi rimase esterrefatta dalla ventata di novità. A organizzare l’Armory Show fu un gruppo di studenti di New York, desiderosi di andare oltre gli stili accademici: attratti dai progressi modernisti europei, decisero di portare le avanguardie negli States, consapevoli dello choc che avrebbero creato. Nel gennaio del 1912 Walt Kuhn, Walter Pach e Arthur B. Davies si unirono a una ventina di artisti per formare l’AAPS – Association of American Painters and Sculptors, e alla fine l’Armory Show fu la prima e unica esposizione organizzata dall’associazione.
Impatto sull'arte americana
L’Armory Show non cambiò l’arte americana nell’immediato, ma ha sicuramente contribuito a far riconoscere al pubblico americano che c’era “qualcos’altro”, in una New York che non era ancora il fulcro del mercato dell’arte e dove – a parte pochissime gallerie, come quella di Alfred Stieglitz – non esistevano occasioni di confrontarsi col contemporaneo.
La ricerca dell'americanità
Al centro della ricerca dell’artista non c’è una questione formale o stilistica, si ricerca invece il carattere americano. E ciò che dell’americanità è più rappresentativo. Si cerca un equilibrio che possa combinare le diverse facce della cultura americana. Distacco dalla cultura europea. L’interesse è quello di staccarsi dall’arte europea, dalle nuove avanguardie e creare qualcosa che potesse offrire un apporto di cultura americana alla modernità. Tra gli anni Venti e Trenta si cominciano a fare riflessioni critiche e culturali a seguito delle quali l’arte prende vie originali assorbendo però ancora motivi e problemi della recente tradizione europea dell’avanguardia (es. surrealisti).
Il contributo di Stieglitz
Stieglitz, fotografo, aveva contribuito alla diffusione dell’arte europea d’inizio secolo nella Galleria 291. Qui aveva esposto opere di Rodin, Brancusi, Matisse e Picasso contribuendo ad orientare i gusti di critici e professionisti prima ancora che l’Armory Show consacrasse le avanguardie europee. La seconda fase dell’attività di Stieglitz avviene tra gli anni Venti e Quaranta. Orienta il suo sostegno ad un gruppo di artisti offrendogli spazi espositivi ed iniziative. La Intimate Gallery, denominata poi “An American Place”.
Seven Americans
Il punto di partenza di questa seconda fase fu nella mostra Seven Americans che, nel 1925, raccoglieva 159 opere. Intendeva proporre un’immagine originale dell’arte americana contemporanea che valorizzasse la sua indipendenza dall’avanguardia europea.
Evoluzione dell'arte americana
Il tema della riconoscibilità di un’identità nazionale tocca tutte le esperienze artistiche degli anni 20:
- Tendenze realiste e regionaliste dei pittori della “Scena americana”
- Importanza del recupero di un’idea di paesaggio americano e di una rappresentazione dei luoghi d’America
La prima rappresentazione tipo dell’americanità è New York. Poi alcuni artisti (i radicati) si vanno allontanando dall’immagine stereotipata della grande città per avvicinarsi invece a località minori che dovrebbero rappresentare un’americanità più genuina e profonda.
Wanda Corn e Matthew Baigell
Wanda Corn e Matthew Baigell, studiosi, hanno considerato i caratteri espressi dalla cerchia di Stieglitz come a sostegno del principio dell’originalità culturale americana. Pittori della “vita moderna”/modernisti come Joseph Stella o Louis Lozowick ricerche più aperte al dialogo con l’arte contemporanea europea. Pittori che criticano implicitamente l’ottimismo modernista e metropolitano Edward Hopper o Thomas Hart Benton.
Tendenze realiste
Tendenza Realista: autori che, dopo la crisi del 1929, si fanno narratori di tragiche vicende quotidiane di uomini e donne in cerca di occupazione o sottoposti a condizioni disagevoli (realisti): Charles Burchfield e Edward Hopper.
“American scene” scene di vita e quotidianità nelle varie regioni d’America, spesso in campagna e non in città. Immagini della provincia americana: Thomas Hart Benton, John Curry e Grant Wood.
La ricerca degli artisti radicati
Wanda Corn riconosce che i pittori della cerchia di Stieglitz pongono al centro della loro attenzione una rappresentazione dell’americanità che passa attraverso segni simbolici: icone (oggetti o luoghi). In questo modo, il loro linguaggio va oltre le questioni che possono contrapporre astrattisti e realisti, modernisti e regionalisti e individuano invece come punto centrale l’americanità.
Wanda Corn riconosce, nelle opere di artisti a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, una ricerca di un più stretto legame fra la condizione personale e il suolo americano. Definisce questi artisti Radicati. Tra questi riconosciamo Charles Demuth, Georgia O’Keeffe, Charles Sheeler. Essi si allontanano dall’immagine stereotipata della città di New York per condensare in dipinti il senso profondo ed originale dell’americanità; spesso tramite la rappresentazione di località minori o simboli ad esse associate (es. craino di bue, numero dorato ingigantito in un notturno urbano, casa di campagna).
Precisionismo
L’attenzione per il moderno, nelle sue punte più avanzate, passa per una forma di riproduzione del reale così attenta che viene definita precisionismo. Sheeler, Demuth e Crawford: estremamente puntuali nella descrizione di luoghi e cose (senza le implicazioni ideologiche che aveva avuto il realismo europeo).
Ricapitolando
Prima l’americanità viene ricercata in paesaggi tipici e c’è la contrapposizione tra chi si ispira maggiormente alle avanguardie europee (modernisti) e chi invece cerca di rappresentare qualcosa di ancora più proprio (american scene), chi è astrattista e chi realista nel metodo di rappresentazione. Ma l’americanità viene presto, specialmente con la cerchia di Stieglitz, ricercata in qualcosa di più. Icone. Qualcosa che leghi personalmente l’autore al suolo americano e alla sua cultura (i radicati). E si allontanano dall’immagine stereotipata della città, passando attraverso la rappresentazione di cose materiali per spiritualizzarle.
Influenze fondamentali
Due influenze fondamentali hanno contribuito a modificare la percezione del ruolo dell’arte: l’arte intesa come comunicazione (di se stessi o riguardo avvenimenti/fatti). Queste due influenze sono il muralismo messicano e il surrealismo.
New Deal
New Deal: Programma di politica economica attuato negli Stati Uniti dal neo eletto presidente F.D. Roosevelt fra il 1933 e il 1939 per porre rimedio ai disastrosi effetti della grande crisi che tra il 1929 e il 1932 aveva investito dapprima il sistema capitalistico statunitense per estendersi poi rapidamente anche in Europa. Negli USA si era avuta una paurosa caduta della produzione industriale di circa il 50%, una disoccupazione di circa 15 milioni di unità lavorative, il crollo della borsa di New York, il fallimento di circa 5000 banche che aveva annientato il risparmio di milioni di americani. Il N.d. puntava a rompere il circolo vizioso della recessione di domanda-produzione-salari-domanda partendo dal presupposto che questo potesse avvenire solo grazie a una forte accentuazione dell’intervento dello Stato nell’economia, senza peraltro giungere a compromettere i principi fondamentali del sistema capitalistico. Furono quindi adottate misure a sostegno della domanda delle masse popolari e dei ceti più deboli e normative volte a limitare gli effetti negativi e le forme estreme di capitalismo oligopolistico e finanziario-speculativo. Furono prese misure contro la povertà e a difesa dell’occupazione, come la settimana lavorativa di 40 ore, la garanzia di minimi salariali, un vasto programma di opere pubbliche. Furono inoltre varate una legge limitativa del potere dei trust, una ristrutturazione del sistema creditizio, una riforma fiscale, una legge sulla sicurezza sociale che garantì la pensione di vecchiaia alla maggior parte dei lavoratori. Il programma incontrò notevoli resistenze. Ma tutte le opposizioni furono superate, grazie anche a un grande sviluppo del movimento sindacale che, soprattutto dopo la nascita nel 1935 del Committee for industrial organization (CIO), fornì un energico appoggio al “nuovo corso” di Roosevelt. Il N.d. ottenne importanti successi riuscendo a più che dimezzare la disoccupazione e rimettendo in movimento l’economia americana sulla base di una nuova consapevolezza del ruolo dell’intervento.
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