Storia dell'arte contemporanea
Neoclassicismo
Neoclassicismo: Tendenza artistica, tipica della seconda metà del '700 e dell'epoca napoleonica, ispirata all'estetica della perfezione dei classici greci e romani; anche con riferimento a epoche successive, la rivalutazione delle personalità maggiori della tradizione. Johann Joachim Winckelmann: Considerato uno fra i massimi teorici ed esponenti del Neoclassicismo, sostenne un'arte basata sul senso dell'armonia, su una «nobile semplicità e quieta grandezza».
Giova Battista Piranesi: Influente architetto, visse a lungo a Roma. Egli affermava che gli architetti dovevano variare e non rimanere sempre nei vecchi codici. La sua occasione venne con Giambattista Rezzonico, che gli commissionò di ricostruire la chiesa funeraria dell’Ordine.
Anton Mengs: Nato in Boemia, studiò i grandi maestri del rinascimento. Fu a Napoli non ben accolto, dipinse il Parnaso, manifesto della pittura neoclassica. Fu a Madrid, poi tornò a Napoli dove fu accolto in maniera migliore e lasciò un eco nell’ambiente napoletano. È considerato il padre del Neoclassicismo, morì a Roma.
Joshua Reynolds: Pittore neoclassico inglese, si trasferì in Italia, la sua produzione è molto vasta, soprattutto ritratti, assistette all’eruzioni del Vesuvio.
Jacques Louis David: Appassionato disegnatore, la famiglia lo affida a Vien, con lui si reca a Roma, dove studia i pittori del 500-600, visita anche gli scavi a Napoli. Dipinge il giuramento degli Orazi, nel secondo viaggio a Roma, e questo diventerà il manifesto del neoclassicismo maturo. Diventò il pittore della rivoluzione, Marat e il ratto delle sabine. Con Napoleone fa diventare lo stile neoclassico imperiale. I suoi due migliori allievi sono Jean Drouais: intervenuto anche nel giuramento degli Orazi, era l’allievo prediletto ma morì giovane; e Anne-Louis Girodet: fu a Napoli e Venezia, realizzò un quadro a forti tinte preromantiche per Napoleone, e altri dipinti. Il più innovativo degli allievi fu Antoine Jean Gros, che fu a Genova a studiare Rubens, che gli permise di staccarsi da David, diventò pittore militare di Napoleone, e dopo la sua caduta divenne professore alla scuola di belle arti. Divenne poi insegnante di Delacroix, Gericault, ecc.
Antonio Canova: Imparò l’arte dal nonno, ma fu mandato a studiare a Venezia, qui imparò le tecniche della cera e del marmo. Scolpì le statue di Orfeo ed Euridice, di Apollo, di Dedalo e Icaro. Si recò a Napoli, Pozzuoli e Pompei. Dal Parnaso di Mengs realizzò l’Apollo che s’incorona, modellò il busto di Napoleone, e numerose altre opere come Paolina Borghese come Venere Vincitrice e Amore e Psiche. È considerato il padre della scultura neoclassica, la sua figura lo aiutò inoltre a riottenere le opere sottratte dai Francesi. Egli era un moderato che si occupò per la salvaguardia delle opere italiane.
Bertel Thorvaldsen: Realizzò ritratti, busti e rilievi tutti di severo impianto nordico neoclassico. Fu a Roma, studiò a lungo Carstens e Canova, ma il suo stile era ancora più fedele all’antichità di quello dell’artista veneto. Solo dopo la morte di Canova, egli raggiunse il successo che meritava, ma che non riusciva ad ottenere per la magnitudine del collega.
Robert Adam: Architetto scozzese, interprete sensibile del neoclassicismo europeo, soggiornò a Firenze, Roma e Spalato, dove imparò l’architettura classica. Grazie alla sua abilità di decoratore lavorò anche come restauratore su edifici già esistenti. Opere: Facciata sud Kedleston Hall; facciata Palazzo della società delle Arti.
Giacomo Quarenghi: Architetto lombardo, dopo un soggiorno a Roma, si trasferì a S.Pietroburgo al servizio di Caterina II, qui poté variare molto sulle sue opere, le più importanti: il maneggio imperiale; il canale Fontanka; il teatro dell’Ermitage.
Etienne Boullée: Architetto visionario francese, egli cercò di estrapolare il rinascimento ed il barocco dall’architettura, così da proporre opere prive di legami con il passato. Opere: Cenotafio di Newton (sfera trattenuta al suolo).
Giuseppe Piermarini: Architetto italiano, nacque a Foligno, fu un artista enorme, che lavorò senza tregua per 30 anni. Tra le sue opere più importanti: il Teatro alla Scala (Milano) per il quale non si esitò ad abbattere l’antica chiesa di Santa Maria alla Scala; e la Villa Reale di Monza, residenza di piacere del governatore austriaco.
Dal neoclassicismo al romanticismo
In contrapposizione ai classici si sviluppa un particolare fenomeno del gusto, in Germania e Inghilterra, venivano privilegiati i sentimenti, l’indefinito e la nostalgia; così da creare un movimento preromantico che poi porterà al Romanticismo con l’affermazione dei filosofi, dei letterati etc. L’esaltazione dell’io e delle potenzialità dell’artista, la prevalenza dell’idea e la creatività fanno sì che il genio diventa una sorta di mago. Nasce un nuovo rapporto con la natura ed inoltre in questo periodo non sono più poesia e filosofia le forze trainanti ma musica e pittura. Tornano di moda i temi religiosi di Dante, l’epopea cavalleresca dell’Ariosto fino alle tragedie di Sheakspeare. L’uomo viene rappresentato nelle sue incertezze, nei suoi atti d’eroismo e nei suoi sentimenti. I generi più utilizzati sono la ritrattistica e la pittura di paesaggio (amore per la natura, modelli ideali del sublime). Si affermano tecniche popolari come la xilografia o la fotografia di Daguerre, permettendo così il trionfo dell’illustrazione e della stampa satirica.
Johann Fussli: Svizzero molto colto, a Roma completa la sua cultura visiva. Amante dei miti, leggende, storia e favole, dà vita a fantasie di fantasmi e ombre (una delle sue opere migliori è infatti Incubo: donna distesa con essere sul ventre). La sua pittura può essere definita “visionaria”, le sue opere trasmettono inquietudine mista a teatralità.
William Blake: Poeta e pittore inglese, la sua pittura non ha mai rappresentato il vero, sempre e solo l’immaginazione. Estremamente convinto di dover perseguire la battaglia tra il bene e il male, s’interroga su anima e corpo, paradiso e inferno, etc. Opere: canti dell’innocenza e dell’esperienza; il turbine degli amanti (Paolo e Francesca); Satana guarda l’effusioni di Adamo ed Eva.
John Constable: Londinese, si dedicò all’olio e all’acquarello, dava molta importanza al cielo nelle sue rappresentazioni, la sua pittura influenzò soprattutto l’ambiente artistico parigino. Opera molto importante fu “il carro da fieno”, inoltre diede il nome di “la mia rugiada” all’effetto di brillantezza del colore inventato grazie ad una tecnica pittorica. Concluse la sua vita lavorando all’English Landscape un’opera tanto lunga e complessa da essere definita “maledizione”.
Joseph Turner: Membro associato della Royal Accademy, compì numerosi viaggi, anche in Italia. La prima parte della sua vita è contraddistinta da opere che richiamano vecchi maestri, sia per stile che per soggetti (storici, mitologici). Opere: Didone costruisce Cartagine, l’ascesa dell’impero Cartaginese. Questa prima parte viene apprezzata come criticata, soprattutto in relazione ai colori giudicati “privi di armonia”. Con l’opera Ulisse schernisce Polifemo dà inizio alla sua nuova fase di vita, ricca di esplosioni di colore, che lascia di sasso i vecchi stimatori, e ammalia i vecchi criticanti. Le opere della sua fase tarda sono molto apprezzate in ambito simbolista.
Theodore Gericault: Il mondo dell’arte si rinnova e porta la Francia ad un ruolo da protagonista, dopo la rivoluzione. Tra i tanti artisti Gericault diventa il primo a dare voce al pensiero nazionale, prendendo spunto dalla “morte di Marat”. Viene a contatto con Ingres, Delacroix e altri; dà vita al suo realismo con “Teste di giustiziati”; la sua opera più importante è “La zattera di Medusa” ispirato ad un fatto di cronaca, l’ostile critica lo stende, egli riuscirà a rialzarsi solo dopo aver esposto il quadro a Londra (grazie a Bullock), il quale riscosse grande successo. Visitò David a Bruxelles, fu di nuovo a Londra, e poi in fine a Parigi.
Jean Ingres: Nato in Francia, studiò a Tolosa e a Roma. Poi entrò a Parigi e si legò ai Davidiani, dove conobbe Gros, in questo periodo realizzò “il Napoleone sul trono imperiale” (opera molto più sintetica e meno naturalistica). Poi fu di nuovo a Roma per conto di Napoleone, e realizzò “la grande odalisca” opera che fu molto criticata a causa delle sue forzature anatomiche in cerca di una bellezza ideale. Egli era convinto che la perfezione sarebbe stata possibile solo inglobando le bizzarrie della natura. Dopo la caduta dell’Impero visse un periodo di ristrettezze economiche, poi riottenne nuovi incarichi ufficiali. Poi fu a Parigi e di nuovo a Roma come direttore dell’Accademia di Francia a Villa Medici. Opere: Il volo di Luigi XIII, Giove e Teti, Napoleone sul trono, Paolo e Francesca sorpresi da Gianciotto, ecc.
Eugene Delacroix: Pittore francese alto borghese, ammirava molto i suoi contemporanei Gericault e Gros. Romantico e classico, esordì con “La barca di Dante”, instaurò un’amicizia con Thiers, ministro dell’interno. Fece alcuni viaggi, a Londra, e poi tornato in patria, si legò a Hugo e cominciò a frequentare l’ambiente dei letterati. Compì numerosi studi del colore, egli sosteneva il principio di maggior contrasto, maggior colore, secondo il quale il colore ottiene così maggior energia. Ulteriore tema era quello della lotta tra uomo e animale, intesa come espressione dell’energia che muove il mondo. L’ultima fase della sua vita è costituita dalle imprese decorative.
Camille Corot: Pittore francese studiò all’accademia Suisse. In Italia si distinse per le sue opere dall’atmosfera limpida e serena, come si vede nel Colosseo visto dai giardini Farnese, egli stesso confessò difficoltà ad adattarsi a quella luce e quelle ombre (risolta poi tramite riduzioni cromatiche). Tornò in Francia per partecipare al Salon, e poi di nuovo in Italia per nuovi spunti. Egli teneva al classicismo, ma sapeva che i tempi erano cambiati, i riconoscimenti per lui arrivarono tardi. Opere: La donna della perla; Diana al bagno.
Theodore Rousseau: Pittore francese, studiò fin d’allievo per la Prix de Rome, contemplava molto le opere dei pittori francesi esposti al Louvre. Dopo il fallimento al concorso, si ritirò in Alvernia, dove si dedicò alla pittura di paesaggio, cercando di rappresentare anche le emozioni provate nel mentre. Subì la critica del fronte classico, che gli causò una battuta d’arresto. Poi si ritirò nella foresta di Fointanebleau, dove insieme agli amici e immerso nella natura diede vita alla scuola di Barbinzon. Questa si dedicava alla pittura di paesaggio ma con qualcosa di soffocante. Opere: Rientro serale delle mucche nel Giura; Parigi dalla terrazza di Belleville.
Francois Rude: Scultore di grande rilievo, studiò alla scuola delle belle arti, e compì numerosi viaggi, ma dopo la caduta di Napoleone si ritirò anche lui. La Marsigliese che decora l’arco di trionfo è il suo lavoro per eccellenza.
David D’Angers: Introdotto al Neoclassicismo da David, scultore di rilievo, la sua opera più importante fu il Racine. Ciò che stava molto a cuore a D’Angers era la giusta collocazione dell’opera. Molto bravo nei bassorilievi, grande capacità di esprimere il ritmo delle storie che raffigurava. Opere: Monumento a Fenelon; Grandi uomini.
James Pradier: Scultore francese amante del fascino femminile, e di personaggi mitologici. Il riferimento alla mitologia è un chiaro segno che richiama alla religione, al paganesimo misto al contemporaneo.
La pittura spagnola
Nell’arte si era affermato un gusto versatile, contrastato però dal barocco e da Francisco Goya, illuminista senza essere neoclassico. Federico de Madrazo fu neoclassico, allievo di David, fu a Roma dove si oppose al regime Napoleonico, diresse il museo del Prado. Vicente Lopez, fu pittore di corte, di grande efficacia rappresentativa, importante il ritratto a Goya. Juan Ribera e Jenaro Villaamil, entrambi pittori da camera.
Francisco Goya: Non s’identificò con nessun movimento, pittore di corte e nello stesso tempo ritrattista. Affascinato della pittura del passato, ma innovatore e frequentò l’Accademia di Saragozza, si recò a Roma, insieme a Mengs, con il quale collaborò 10 anni. Entrò nell’Accademia madrilena, assunse la carica di direttore della pittura. Attraverso la “pittura costumbrista” (popolare) Goya testimoniava il clima dei suoi tempi e divenne un pittore molto sensibile, soprattutto dopo la sua malattia, che lo portò alla sordità. Nonostante fosse un pittore da camera, fu sempre indipendente, e la sua originalità si coglieva già dall’impostazione. Realizzò anche la “pittura di storia” con il 2 maggio e il 3 maggio 1808, nei quali è visibile un intento civile del pittore. Infine si ritirò in una casa vicino Madrid, dove diede inizio alle pitture nere, così chiamate per i caratteri scuri e visionari, che esprimevano angoscia e disagio. Ebbe anche un soggiorno di studi a Bordeaux. Opere: Il fantoccio; i Capricci; La Maja vestida y desnuda; i Disastri della guerra, etc.
Biedermeier: stile borghese austriaco
Caspar Friederich: Formatosi a Copenhagen, poi a Dresda cominciò ad essere apprezzato nelle mostre annuali. Si immergeva nell’immensità del paesaggio, fortunato fu quando le sue opere furono acquistate da Federico Guglielmo III di Prussia, che determinarono il suo ingresso nell’accademia di Berlino, ed il successo. Un tema molto frequente nelle sue opere è il tema della morte, dipinti con tombe o cimiteri, tutto ciò dovuto probabilmente ai suoi lutti familiari. Nel 1824 comincia la malattia misteriosa che lo porterà al decesso. Lo si può definire un pittore romantico, religioso, e molto altruista in quanto conduceva una vita quasi da povero, in quanto regalava tutti i suoi guadagni. Opere: Viandante sul mare di nebbia; il mare di ghiaccio, Monaco sulla spiaggia, etc.
Philipp Runge: Ideale mistico e spirituale, si dedicò inizialmente alle copie delle sculture classiche, con inclinazione per la musica il teatro e la letteratura. La sfera del colore è una raccolta di opere emblematiche, non copiosa. I momenti del giorno invece riguardava una decorazione, per un ipotetico edificio, mai costruito però (concepito dall’artista come tempio dell’arte). Ebbe anche un’ideologia romantica, intravedibile nei suoi ritratti agli infanti.
Nazareni
Gruppo di pittori romantici tedeschi attivi a Roma, che stimolati inizialmente dalle teorie artistiche di Wilhelm August von Schlegel, si ribellarono al classicismo accademico, aspirando ad un'arte rinnovata su basi religiose e patriottiche, dato da un forte uso del colore crudo, steso con pennellate uniformi.
Altre accademie
Accademia dei Pensieri: di Felice Giani, si poneva come una sorta di laboratorio delle tendenze più varie, le sommosse antifrancesi la costrinsero a chiudere.
Accademia del regno Italico: Per permettere ai giovani artisti della penisola di completare la loro formazione nella città eterna.
Francesco Hayez
Artista di passaggio tra neoclassicismo e romanticismo, ebbe una prima fase neoclassica e una d’impronta romantica poi. Formazione in Veneto, ricevette l’importante commissione di Murat per Ulisse alla corte di Alcinoo, dove espresse componenti classiche e neoclassiche. La sua ritrattistica era moderatamente realistica (es: ritratto a Alessandro Manzoni), ma diede più importanza alla pittura di storia rinnovata (es: Il Carmagnola, I Profughi di Praga). Fu Milano poi a decretare il suo successo, nella quale ebbe la capacità di cogliere iconografie molto popolari, realizzate in diverse versioni e allusive alla crisi degli ideali risorgimentali (es: Bacio del volontario, Malinconia, Meditazione).
Giovanni Carnovali
Partecipò al ritratto per eccellenza della famiglia Bellelli fatto da Degas, detto il Piccio, entrò nell’accademia Carrara e fu definito subito straordinario, fu apprezzato da Hayez, e viaggiò molto nelle capitali. La ritrattistica è il suo campo, nel quale ricerca la psicologia del personaggio raffigurato. Nell’ultima fase di vita alterna ritratti a paesaggi, a scene sacre o mitologiche.
Architettura pre e post Restaurazione
Utilizzare i modelli dell’antichità costituiva il compito dell’architetto, questo modo di fare era definibile “accademico”, cosicché nell 800 diviene sistema d’istruzione nella Francia Napoleonica. Questo repertorio serve a dare forma ai nuovi temi dell’edilizia civile, e investe anche campi come la cultura, la politica, e l’economia. Il museo con biblioteca diventa un tema centrale (vedi Londra con il British Museum). Questo registro vale molto per i centri dove è forte la volontà di avere un nuovo assetto urbanistico (es: Monaco, Berlino). L’Italia invece è troppo spezzettata per aspirare a ciò, troppo modeste le dimensioni dei centri maggiori, troppe città capitali ed inoltre sembra esaurirsi qui il testo.
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