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Il realismo magico

Che cos'è il realismo magico?

Definizione data da Massimo Bontempelli parlando dei suoi scritti ma anche degli artisti che amava di più, in particolare gli artisti del Quattrocento che amava in modo particolare per il loro “realismo preciso avvolto in un’atmosfera di stupore lucido”. Amava, dice Bontempelli, delle forme dipinte in modo preciso (come Masaccio) ma immerse o avvolte in un’atmosfera di stupore lucido. Lo stupore è la meraviglia che secondo Platone è il modo ineludibile per conoscere. Chi non si stupisce non può conoscere. Versetti di Vangelo apocrifi (non riconosciuti attendibili dalla Chiesa) che dice “Chi si stupisce regnerà” che è un po’ ciò che dice Platone. La conoscenza, infatti, nasce dallo stupore che non va inteso come rimanere a bocca aperta e disorientati, è uno stupore lucido e razionale. Questa definizione di Bontempelli non ha particolare fortuna, non c’è nessun artista che dica ‘io sono un realista magico’ lo stesso Bontempelli scriverà nel '40 che la sua formula non aveva avuto fortuna e che in fondo definire qualcosa come realismo magico non suona neanche bene. Però in realtà la formula realismo magico, il concetto di realismo magico è il più adatto per definire la gran parte dell’arte degli anni 20-30. Come mai tanta arte si può definire parte del realismo magico? A volte ci sono delle espressioni che riescono ad illuminare un concetto artistico, anche se l’arte rimarrà un mistero.

Caratteristiche del realismo magico

Dobbiamo intendere infatti per Realismo Magico l’arte post futurista e post metafisica: una figurazione volumetricamente solida, non verista ma interessata al mito o, meglio, mossa dalla capacità di vedere ogni cosa sotto l’aspetto del mito, del sogno e del miracolo; una figurazione, ancora, velata da un senso di enigmaticità e di sospensione del tempo e immersa in un’atmosfera assorta, immobile, stupefatta. Perché dopo la guerra, entra in crisi quel senso di realtà come fatto oggettivo, materiale e persino banale che era diffuso durante il positivismo alla fine dell’800. La realtà appare come qualcosa di poco conoscibile, spesso incomprensibile. Gli artisti tornano a dipingere la realtà, ma nelle trame di questa realtà (che dipingono in modo molto preciso, quasi fotografico) lasciano insinuare qualcosa di strano, che non si spiega completamente.

Gianfilippo Usellini: "Le Lavandaie"

"Le Lavandaie" è un’opera di Gianfilippo Usellini, artista milanese, che dipinge delle lavandaie (opera del 1932) che vanno a distribuire della biancheria con un cane posato sulla biancheria stessa. In realtà era una cosa realistica, che si poteva vedere nella Milano dei primi anni ’30 e quindi le signore che potevano permetterselo consegnavano la biancheria alle lavandaie che andavano a consegnarle con una macchina scoperta e Usellini dipinge una dimensione realistica del tempo. Però cosa inserisce in questo quadro? Dipinge in modo molto preciso e molto ben ridefinito, ispirandosi alla prospettiva quattrocentesca (in particolare al Beato Angelico e Paolo Uccello) usa un disegno molto preciso. Dietro però questa immagine precisa, pone un gasometro (elemento per eccellenza che produce e diffonde nuvole di fumo scuro). Come se volesse rappresentare il candore della biancheria, segno di innocenza e incolpevolezza e la presenza del male e dell’oscurità di qualcosa che può inquinare la biancheria che è sempre presente. Usellini imposterà la sua pittura tra il rapporto tra il bene e il male, anche se qui non è ancora sviluppato anche se inizia a suggerire il rapporto tra il bianco immacolato e il negativo.

Rino Battaini: "Le Anitre"

Opera di Rino Battaini, artista vicino ai futuristi e volontario in guerra nella sezione ciclisti, e dipinge nel 1931 "Le Anitre", una natura morta, fruttiera con anatre di ceramiche. L’anatra sullo sfondo è rappresentata come se stesse per alzarsi, quasi a rappresentare una forma di vita. È un pezzo di bravura perché rappresenta la luce delle finestre che si riflette sulla testa della ceramica ma alzato così sembra una presenza viva. Anche qui è qualcosa di magico. Anni in cui in Europa nasce il surrealismo. Il realismo magico si differenzia dal surrealismo perché non ha delle manifestazioni così eclatanti, come nel surrealismo dove si vedono cose incongrue (accostamenti di oggetti che non stanno insieme). In questa opera ci sono degli oggetti che sono normali (tipici della vita quotidiana) ma dentro la vita quotidiana c’è qualcosa di strano.

Christian Schad

Si parla di vita quotidiana non solo guardando gli oggetti, opera di Christian Schad, che sempre con questo stile preciso e ‘fotografico’ (parola non giusta perché se dovessimo vedere una fotografia del conte non sarebbe così) quindi è un’illusione che sia fotografico. Sempre molto preciso, dipinge non solo l’uomo ma anche la sua psicologia. Diviso dall’attrazione per le donne e dall’attrazione per gli uomini perché vediamo sulla sinistra c’è una figura di donna e sulla destra c’è la figura di un noto travestito dell’epoca (1927) la bisessualità era vissuta come un qualcosa di trasgressivo e vietato. In questo caso Schad, che per queste vesti trasparenti si ispira alla deposizione del Pontorno in Santa Felicita a Firenze, sono artisti che dialogano col passato. Schad protagonista del dadaismo. Negli anni successivi torna ad un linguaggio classico ispirandosi ad artisti del passato. Vuole mettere a nudo la psicologia di quest’uomo elegantissimo nel suo bianco e nero ma in realtà con una psicologia tutt’altro che chiara. Sempre Schad dipinge ed è tra i primi a toccare una scena di autoerotismo, si intitola “Due Ragazze”, anche qui siamo davanti ad un tema di autoerotismo tra due donne (allusione all’amore saffico) lo dipinge in maniera diversa rispetto al passato. Se guardiamo come Courbert rappresenta un rapporto d’amore tra due donne, ne rappresenta come se sentissimo il calore fisico e la corporalità. Sono addormentate ma ne possiamo intuire il rapporto sessuale. Molto diverso invece è l’atteggiamento di Schad e l’espressione che dà alle donne, che non hanno nessun piacere apparentemente come se stessero eseguendo un esercizio ginnico o una prescrizione medica così pensose. In questa atmosfera che è molto fredda, noi guardiamo qualcosa che ci sfugge e non capiamo. Perché sono così fredde e perché stanno compiendo questi atti? La domanda è una sola: Che cosa significa la realtà? Infondo ci suggerisce Schad non così verificabile. Rispetto alla scena di Courbert dove non ci sono particolari misteri, qui c’è un’atmosfera di lucido stupore. Tutta l’arte del realismo magico, che affonda le radici nella metafisica di De Chirico e Carrà ha questa dimensione.

Edward Hopper

La sua pittura non è così precisa nei contorni. Pennellata fluida nell’opera "Domenica Mattina Presto" e lo stile nitido quasi dipinto con una lama di coltello dell’opera di Schad. Anche l’opera di Hopper è riconoscibile. C’è un ritorno ad un’immagine apparentemente tradizionale, classica che un tempo si leggeva come un andare indietro. L’arte non è mai un andare avanti o dietro. Schad è stato uno dei protagonisti del dadaismo. Hopper vicino ai fauves. Sentono il bisogno di una pittura diversa, che si confronti con la realtà che non la suddivida, la elimini o la scombini ma che la rappresenti in modo tutt’altro che ottocentesco perché dietro a queste immagini c’è sempre un qualcosa di enigma. La realtà si presenta poco comprensibile. Diventa il luogo dell’interrogativo e non più della certezza. Questa opera di Hopper apparentemente rappresenta una via di NY la domenica mattina presto quando i negozi sono chiusi e le persiane abbassate e non c’è nessuno in giro e c’è un momento di riposo. Hopper, interrogato su questo quadro, dice che non era domenica perché non ha mai pensato di dipingere la domenica mattina. Infatti, quello che Hopper voleva rappresentare non era la domenica mattina, con le aggiunte di qualche retorica (siamo soli) o riflessioni di questo tipo che sono anche scontate, come dice o fa capire che quello che gli interessava era cogliere un momento particolare in cui qualcosa del velo della realtà ci squarcia e lascia vedere qualcosa di diverso. dietro le apparenze comuni e consuete (in questo caso la casa) come se la vita si fermasse e si vedessero le cose come mai viste prima. Momento in cui non vivi più usando la realtà, agendo senza pensarci. Hopper pensa di fissare la realtà in un momento in cui si ferma e la stessa realtà in cui ci muovevamo come pesci in un acquario, si rivela in un qualcosa di non così ovvio e chiaro. In modo più ampio, Hopper fa nell’opera "Gas", considerata un’opera precorritrice della pop art (arte che rappresenta gli aspetti della vita quotidiana ispirandosi ai mass media). Hopper qui, siamo nel 1963, rappresenta per la prima volta un’insegna pubblicitaria produttrice di benzina. Vediamo un benzinaio vicino al suo gabbiotto di benzinaio, se vediamo è il contrario delle opere della pop art. quello che ci interessa è che in questa opera non c’è la rappresentazione chiara come nella pop art, qua se guardiamo c’è un’atmosfera realmente strana. Ora imprecisa in cui non c’è nessuno. Tutto è acceso ma è tutto solitario. C’è una strada ma non sappiamo se finisca o dove vada. Quel cartello pubblicitario della Mobilgas è anch’essa misteriosa col cavallino alato (segno della compagnia) che però messo così in questa atmosfera silenziosa e assorta e solitaria acquista una dimensione più enigmatica. Anche qui la realtà per Hopper è qualcosa che non conosciamo a fondo. Come direbbe De Chirico è un enigma che crea per primo la pittura degli enigmi che non rivoluziona le forme del disegno ma i significati. La pittura che non cambia il modo di dipingere ma di pensare. Hopper ci vuole suggerire che anche noi non sappiamo dove andiamo, proprio come quella strada non percorsa da nessuno in un’ora imprecisata della sera. Ora imprecisata, non c’è nessuno, c’è una strada ma non dobbiamo. La realtà per Hopper è un enigma, come direbbe De Chirico che è il primo che crea l’enigma. La pittura che non cambia il modo di dipingere ma di pensare.

Gli animali nel realismo magico

Il realismo magico

Non è un vero gruppo o un movimento, nessun artista che si definisca tale, tranne brevi eccezioni (es: De Chirico). In realtà tutta l’arte compresa tra la prima e la seconda guerra si potrebbe definire come “Realismo Magico”, perché riprende le fattezze, le forme, la fisionomia delle cose della realtà tenendole come sono ma dandogli un significato diverso.

"L'enigma del cavallo" di De Chirico

"L’enigma del cavallo" del 1914 di De Chirico. Si tratta di un manifesto realizzato per una mostra per Paul Diom a Parigi. In primo piano c’è un cavallo, non certo un tema sconosciuto (già visto in un’opera di Degas che rappresenta una corsa di cavalli in un ippodromo a Parigi). Con il futurismo, tendenza fondata da Marinetti nel 1909 e dal punto di vista della pittura da Boccioni, Carrà, Balla, Severini e Russolo nel 1910, una tendenza che cerca di esprimere soprattutto il movimento, il dinamismo, la vitalità di ogni cosa. Noi pensiamo di essere circondati da cose inerti, senza vita, immobili mentre tutto si muove intorno a noi, e il movimento è la vita ed il senso del mondo moderno. Ne "La Città che Sale" del 1910 di Boccioni il cavallo era rappresentato come una sorta di onda in movimento, che esprime più di tutto il dinamismo. Il futurismo esprime ogni cosa dal punto di vista del movimento. De Chirico non esprime il movimento, anzi tutto è fermo. Ma ci sono delle stranezze nel cavallo, perché questo cavallo è il ricordo che De Chirico ha della follia di Nietzsche, del suo eccesso di pazzia, che prende il filosofo quando viene a Torino, dove vede un cavallo che viene frustato a sangue perché non voleva più camminare, stremato, lui ha come l’immagine che il cavallo simboleggi l’uomo di fronte al suo dolore, all’ingiustizia e così Nietzsche abbraccia il cavallo e da lì parte la sua follia. De Chirico con questo cavallo cieco ricorda il cavallo rappresentato e visto da Nietzsche, e non rappresenta il martoriatore perché non ama rappresentare le cose negative, lui vuole un disegno pulito. Tuttavia, attraverso il cavallo stesso De Chirico esprime ciò che lui sente, ovvero l’insensatezza della vita. Nel Realismo Magico non cambiano le forme ma ne modifica il significato, il cavallo è disegnato realisticamente, ma ciò che non si capisce più è il senso, infatti il quadro si chiama proprio “l’enigma”. Lui cerca di esprimere l’enigma, l’inspiegabilità che ha la vita. Un’altra cosa strana è la dimensione enorme del treno che significa l’andare verso nuovi significati e l’intera prospettiva è completamente sbagliata, le figure simboleggiano il poeta (Leopardi o Renbow) e il filosofo (Nietzsche). Il treno dietro significa proprio andare alla ricerca di nuovi significati. La pittura metafisica non modifica le forme ma il pensiero.

Movimenti artistici correlati

Cubismo: Come gli oggetti sono rappresentati nel Moderno e come sono rappresentati nel Realismo Magico. Picasso insieme a Braque è il padre del Cubismo, movimento secondo cui c’è un nuovo modo di rappresentare le cose, come a “flash” nella memoria. Nella “Natura Morta” del 1912 vuole rappresentare un tavolino di un caffè francese, e lo fa inserendo dei flash di immagini, la parola “JOU” rappresenta il giornale che deve essere presente, i bicchieri sono delle forme arcuate, è presente una fettina di limone, la paglia intrecciata rappresenta le sedie, inoltre intorno alla natura morta mette un intreccio di rafia che rimanda alle sedie e definisce che il quadro rimanda ad una realtà a sé. La realtà non vuole essere copiata, ma reinventata.

Orfismo: L’Orfismo è una tendenza all’interno del Cubismo che è più colorata, più lirica che si affida di più alla luce e al colore rispetto al Cubismo. È una sezione del cubismo. Scomposizione delle cose stesse in forme geometriche e luminose, con colori complementari che sviluppano un senso di luce. In “Finestre” del 1913, Delaunay rappresenta ciò che vede attraverso le finestre di casa sua e rappresenta la Torre Eiffel. È un modo lirico di rappresentare ed evocare quello che un oggetto ti può suggerire, ma darne soprattutto la luce e la bellezza.

Futurismo: Boccioni con lo “Sviluppo di una bottiglia nello spazio” del 1913 riesce a rappresentare degli oggetti, una bottiglia e un piatto sopra a un tavolino, che dovrebbero essere fermi e statici, come se fossero in movimento grazie a delle “linee forza” che creano un movimento perpetuo. L’oggetto è soprattutto movimento.

Dadaismo: Il Dadaismo porta gli artisti a rifiutare tutta la cultura che vedono intorno a sé invece mette in ridicolo gli oggetti stessi che fanno parte della nostra civiltà, come Duchamp ha fatto con la “Fontana” del 1917, che in realtà è un orinatoio. Il dadaismo deforma gli oggetti o da loro un significato diverso, irridente, provocatorio. Mette in ridicolo gli oggetti stessi che fanno parte della nostra civiltà.

In realtà non esiste una tendenza metafisica, ma è la pittura di De Chirico. La pittura metafisica esprime il non senso delle cose e ne “Il Sogno Trasformato” del 1913, troviamo disegnati da De Chirico una serie di oggetti che non hanno senso di stare insieme e di trovarsi in un certo luogo (piazza). De Chirico rappresenta quel senso di smarrimento che ci prende in quei momenti in cui non siamo impegnati a vivere e quindi possiamo fermarci a pensare che cos’è la vita, e De Chirico lo esprime in questo modo. L’oggetto non è deformato, non esprime il movimento, non è provocatorio, non è lirico, non è scomposto, ma è la rappresentazione dell’enigma.

Giorgio Morandi e la natura morta

Quando arriviamo alla "Natura Morta" di Morandi del 1920 riusciamo a definire quest’opera come Realismo Magico, che ha un realismo nella rappresentazione ma che vengono estraniate. Insieme questi oggetti sono reali e inspiegabili. Morandi diceva che non c’è niente di più incomprensibile delle cose che vediamo tutti i giorni. Trombadori, nella sua “Natura Morta” del 1928, rappresenta quasi fotograficamente un gruppo di asparagi, una ceramica e un vaso. Li rappresenta in un modo talmente preciso avvolto in un’atmosfera di stupore lucido. Uno stupore di chi si meraviglia delle cose ma consapevole, lo stupore del filosofo. Tutto è enigmatico, la vita è enigmatica. Il realismo magico ci pone di fronte ad un ribaltamento rispetto alle avanguardie, e rappresenta le cose così come le vediamo ma con un senso di enigmaticità molto più forte.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.serena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Pontiggia Elena.
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