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La CORONA Basquiat la ricorda presente nel logo della King Production, rappresenta essere il re

che veniva attribuito a Kellington che “prende in prestito” per definirsi il re nell’ambito della

pittura, dei graffiti.


Si fidanza per alcuni mesi con Madonna e incontra Diego Crotez (regista e produttore

cinematografico) che gli chiese di interpretare un ruolo nel film in cui doveva interpretare un

giovane artista nei primi anni 80 (interpreta sé stesso).
Nel 1980 la prima mostra collettiva (Time

Square Show) che mostrava rap e graffiti e avanguardie a confronto, l’ascesa di Basquiat diventa

sempre più veloce e incontra Andy Warhol con cui stabilisce una forte amicizia.


La critica accusa Basquiat di volersi “arrampicare” tramite Warhole nella sua ascesa fino a che non

realizzano una serie di opere in collaborazione in una mostra nel 1985 che è stata stroncata dalla

critica e dal pubblico.
Il manifesto della mostra raffigurava i due artisti come in un incontro di boxe

con i guantoni proprio per “affrontarsi” in un ipotetico round di boxe.
 (collaboration exibition)

Basquiat vive con disagio questa sua ascesa per 2 motivi:1-questione razziale: viene definito e

ricordato come il primo nero del mondo dell’arte; nella

sua carierà aveva un motto: “non uso solo il nero, uso molti colori”;2-la sua ascesa velocissima:

lui nasce libero da ogni vincolo, con i suoi graffiti forti, critici.
.
 ma

il mercato dell’arte americano lo manipola; Basquiat infatti si dispera perché non riesce a finire i

quadri che già sono stati venduti!
Tutti gli sottopongono fogli, carte.
.
 Basquiat venne infatti in

svizzera e lui si illude di essere stato invitato per una vacanza invece viene “sfruttato” e fatto

disegnare

Nel 1987 durante un intervento chirurgico, Andy warhol muore di shock anafilattico per

un’allergia all’anestetico.
Basquiat soffre moltissimo per la sua perdita perché era il suo ultimo e

unico appiglio; aumenta vertiginosamente le sue dosi di droga, addirittura arriva a consumare 3000

dollari di eroina a settimana.


Il 12 agosto del 1988, muore di overdose a 27 anni

Pittura e linguaggio di Basquiat

Si rivela di una complessità enorme, riesce contestualmente a risultare di grande impatto ma anche

molto complesso.
Guardando i suoi dipinti si va oltre questo impatto immediato, Basquiat si avvale

di molti segni, molti immagini che si stratificano nell’opera.


La parola addirittura viene inserita moltiplicata, cancellata e utilizzata anche come significante

nell’opera, Basquiat non si separerà mai dalla parola in nessuna opera.
Crea segni, loghi, note,

brani.
.
 Tutta questa stratificazione si sovrappone alla pittura; dipinge su OGNI tipo di supporto,

dalla tela ai frigoriferi,.
.


Le immagini sono forti, di impatto, liberi, svincolate da tutto; il risultato di una complessità del

linguaggio.
Basquiat utilizza inoltre molte tecniche mescolate tra loro: collage, matita, graffi,

bomboletta, olio.
.
 creando così una complessità materica delle tecniche utilizzate.


“The whole livery line Bow like this with The big money all Crushed into these feet”.
 L’incidente

è presente in moltissime sue opere (incidente a 8 anni)

Opere

_Skull (teschio) 1981 gesso, pennellate, graffi.
.


_Fallen angel, un angelo disperato al posto dell’aureola ha una corona di spine, c’è un’accenno di

struttura scheletrica, organi interni, c’è la corona, ha una sua sessualità.


_Ishtar, omaggio alla porta di Ishtar, architettura babilonese, un omaggio in cui è presente una

complessità, parole scritte e cancellate (affermazione e negazione) una tessitura di segni

estremamente complessa.


_Autoritratto del 1986, in cui mostra una sua immagine scura, razziale.


_Pegasus, ultima opera di Basquiat, complesso di scritte, simboli.
.
 dall’alto delle pennellate nere

che coprono tutto.


Film

Basquiat (1996 diretto da Julian Schnabel)

Il Graffitismo – Keith Haring

Keith Haring nasce nel 1958 in Pennsylvania e muore il 16 febbraio del 1990 di AIDS.


Il padre di Keith Haring era un disegnatore di cartoni e fumetti, che è stato un elemento

determinante nella formazione dell’artista.


Dopo gli studi liceali si scrive alla facoltà di economia, ma, decide di trasferirsi a New York dove

inizia a frequentare l’ambiente dei graffiti, vagoni metropolitane, Bronx e poi Manhattan.


Inizia a frequentare anche il mondo della musica e a lavorare ai primi graffiti.


Kate si definisce un vagabondo notturno e un dipendente dalla televisione.


I suoi primi lavori erano veramente affascinanti, ed era altrettanto meraviglioso assistere mentre

lui disegnava le sue opere, con tratti senza ripensamenti, fluidi, che rappresentavano immagini

forti ed efficaci.


Interviene inizialmente con gessetto bianco sui fogli di censura neri applicati nelle metropolitane

che per lui diventano vere e proprie lavagne.


(Gessetto compare e scompare)

Proprio per questo motivo, molte opere sono andate distrutte.
.


Alcuni sono stati staccati e conservati da appassionati che iniziarono subito a notarne il talento.


Keith elabora subito dai primi tempi questo suo stile, un linguaggio iconografico molto sintetico,

immediatamente riconoscibile e crea un repertorio di simboli ed elementi che utilizzerà nell’idea

di creare una forma di comunicazione, un linguaggio accessibile a tutti ha creato un linguaggio

universale.


Crea quindi un repertorio formato da una simbologia tradizionale che appartiene alla storia

dell’uomo (croce, piramide, cuore, stella,.
.
) e (atomo, siringa, computer, televisione, alone

radioattivo,.
.
) una simbologia moderna.


E poi abbiamo l’uomo.


Le tematiche sono legate alla temporaneità; la questione del nucleare che era una questione

sempre al centro delle tematiche, omofobia, droga, discriminazione raziale,.
.


Il gesto pittorico di Haring ha influenzato la moda, gli oggetti,.
.


Rispetto al mercato, contrariamente da Basquiat si sente schiacciato, Haring cavalca e fa suo

questo fenomeno della mercificazione dell’arte ideando lui stesso una serie di oggetti; (magliette,

quaderni, orologi, borse,.
.
) è lui il primo a produrli e apre questi punti vendita (il primo a New

York e il secondo a Tokyo) in cui espone organizza e vende gli oggetti da lui stesso disegnati.


Haring è stato una delle prime vittime dell’AIDS, muore prematuramente a soli 32 anni e questo

desta molto scalpore; il declino di Haring era visibile agli occhi di tutti; amava mostrarsi mentre

realizzava i graffiti e lo si vedeva sempre più provato, sempre più verso la sua fine.


Frasi

“I miei disegni potrebbero essere disegnati su qualsiasi supporto o materiale, come i geroglifici

egizi, i pittogrammi maya o indios.
 I miei disegni vogliono attivare una superficie e diffondere

energia.
 E trasformare una superficie neutra, anonima, dandole una personalità.
”

“mi considero un perfetto prodotto dell’era spaziale non solo perché sono nato nell’anno in cui il

primo uomo è stato lanciato nello spazio, ma anche perché sono cresciuto con i cartoni animati di

Disney”

“Le mie immagini, proprio perchè hanno a che fare con parole e idee umane molto semplici e

comuni, sono molto universali, vogliono essere molto universali, ed essere comunicative in modo

universal”

“è ancora possibile creare qualcosa di nuovo, anche se ogni creazione per forza di cose include

sempre anche elementi già preesistenti, non nasce mai completamente dal nulla.
”

Opere

I lavori sono quasi sempre senza titolo, ma l’artista sta sempre attento alla data.


I lavori creano sempre una certa attenzione, una tensione, una certa energia che si costruisce verso

l’alto.


I colori utilizzati sono sempre colori primari e il nero, col passare del tempo sperimenta nuovi

colori (rosa) gioca con esso, inizia a fare opere creando complementarietà con i colori (sfondo

rosso e disegni verdi)

Dal punto di vista grafico è molto raffinato e soprattutto continua a rinnovarsi, a cambiare la

“base” dell’opera d’arte (inchiostro vinilico, “telone vinilico” utilizzati per coprire i camion,

legno, muri, tela.
.
)

In molte opere troviamo protagonisti e elementi della Disney.


- Senza titolo 5 giugno 1964

- 1983 primi graffiti metropolitani

- 12 febbraio 1982 (sul tema dell’amore contro l’omofobia)

- 1982 - uomo attraversato da “cani” ogni figura viene esaltata con il movimento, carattere

dinamico.


- Uomo che si tuffa compiendo un percorso che lo fa “rinascere” delfino, in alto è presente

una freccia continua e un bambino.


- Totem creati per la mostra in legno smaltato.


- Ritratto di Warhole 1984

- Grace Jones viene fotografata con questi ornamenti, body art, fatti da Keith Haring.


- Haring ha fatto un intervento anche a Pisa.
 Incontro casuale con uno studente di Pisa, gli

aveva proposto di venire a Pisa e il comune si fa avanti mettendo a disposizione il lato di un

edificio, il liceo artistico, un’azienda che fornisce i colori e nasce “tuttomondo” il graffito italiano

realizzato da Haring a Pisa (1989).


180mq di superficie e 32 figure, l’uomo, il cane, l’angelo, l’uomo con la testa di televisione, il

delfino, il serpente, maternità, bambino,.
.
) Inserisce tonalità meno sature per stabilire un legame

con le case circostanti di Pisa.


- Ultima opera di Haring è “Brazil” ,come l’ultima opera di Basquat, vediamo il colore

sottostante che viene coperto.


Elementi caratteristici

- L’uomo

- Delfini: punto di contatto tra l’uomo e il mondo animale, la possibilità di rinascere.


- Falò

- Angelo

- Cane: il cane lo troviamo quasi in tutte le opere di Haring sin dall’inizio; in piedi, seduto a

4 zampe,.
.
 rappresenta la firma e il simbolo del bene

- Serpente: Simbolo del male sconfitto dalla forbice formata da 2 uomini

Jean-Michelle Basquiat

Film: - “Basquiat” – Intervista 1980

- “Downtown 81” film in cui Basquiat interpreta se stesso

- “The Radiant Child”

In questi film emergono le opere in cui risalta l’unione della cultura afro-americana e la cultura

europea; inoltre si trovano opere in cui l’artista cerca di imitare, di mimare Leonardo Da Vinci

Ciò che troviamo nelle sue opere sono parole, disegni, tratti dagli avvenimenti della sua vita.


- Leo castelli gallerista Newyorkese -

Keith Haring

Video: Keith Haring mentre esegue un graffito su una Ferrari.


: Nel 1987 è stato chiamato a Parigi a fare un murales in un ospedale per malattie

infantili.


: Madonna ha eseguito un video musicale per Haring

L’ultima opera pubblica di Haring è stata eseguita a Pisa chiamata “Tuttomondo”

Il 16 febbraio del 1990, Keith Haring muore di AIDS.


I musei

I primi due esempi sono definiti musei della memoria.


Il primo è il museo per la memoria Ustica e il secondo è il museo laboratorio per la mente;

entrambi sono stati creati per non dimenticare la vicenda legata al DC9 (volo IH870) quindi la

morte di 81 vittime (Bologna) e la questione delle istituzioni dei manicomi, fino alla chiusura degli

stessi con la legge 180 (Roma).


Museo per la memoria di Ustica

La strage di Ustica fu un disastro aereo avvenuto nella sera di venerdì 27 giugno 1980, quando un

aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana “Itavia”, decollato dall'Aeroporto di

Bologna e diretto all'Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all'improvviso scomparendo dai

radar e cadde nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza.
 Nell'evento

persero la vita tutti gli 81 occupanti dell'aereo: 61 adulti, 14 bambini, 2 neonati e 4 membri

dell’equipaggio.


Fino al 2013 la vicenda del volo è rimasta in sospeso, i “colpevoli” non hanno mai pagato per

quello che è accaduto e la verità è stata sconvolgente.
.
 l’aereo è stato abbattuto da un missile.


C’erano delle esercitazioni militari e la vicenda era nota alle autorità sin da subito ed è stata

nascosta per 30 anni.


Alle 81 vittime si sono “aggiunte” 11 persone definite sospette; erano dei testimoni che risultavano

scomodi, morti tutti negli anni seguenti per incidenti ritenuti sospetti.


Venne detto che potesse essere esplosa una bomba a bordo, però questa tesi viene smentita dal

fatto che l’aereo partì con 2 ore di ritardo.


Si parlò di cedimento strutturale, anche questa venne smentita da una serie di perizie che vennero

fatte dopo lo studio dei reperti dell’aereo ritrovati.


Solo nel 1989 è incaricato un primo collegio formato da 6 esperti in cui si arriva alla conclusione

che l’incidente è stato causato da un missile.


Nel 1989 i vertici dell’aeronautica militare furono condannati per alto tradimento per non aver

fornito i tracciati radar che furono fatti sparire.


Nel marzo 2008 si arriva alla sentenza del 2013 e viene affermato che lo stato italiano deve

garantire al pubblico, a chi vola, una sicurezza assoluta, quindi vengono condannati i responsabili

che negli anni alcuni furono anche deceduti.


Il missile francese «a risonanza e non ad impatto» destinato ad abbattere l'aereo su cui si sarebbe

trovato il dittatore libico Gheddafi, colpì erroneamente il velivolo.


L’aereo rimase a 3600 metri di profondità, i resti furono recuperati nell’arco di 4 anni con

immersioni, interventi e parecchie difficoltà; in tutto vengono recuperati 2500 pezzi.


I pezzi vengono puliti e ricomposti.


Nasce a questo punto l’idea di un museo, un ruolo importante l’ha giocato la senatrice Daria

Bonfietti (presidente dell’ASSOCIAZIONE PARENTI DELLE VITTIME STRAGE DI USTICA)

si batte per tutti questi anni per arrivare alla verità.


Un edificio del 1800 venne quindi restaurato dall’architetto Mazzucato e ospiterà i resti dell’aereo

che venne collocato in diagonale con le ali che toccano i vertici opposti.
 (Bologna)

Le parti più grandi vennero calate dall’alto tramite il completo distaccamento del tetto che verrà

poi ricostruito successivamente.


Dopo di che ci si chiede come allestire il capannone per mostrarlo al pubblico e viene chiamato

l’artista Christian Boltanski protagonista della Narrative Art (anni 70).


Christian Boltanski nasce nel 1984 ed è uno degli artisti più attenti ai temi della memoria, si è

dedicato molto all’olocausto, all’infanzia, ricrea testimonianze; era l’artista che poteva interpretare

meglio un tema così delicato.


I temi sono minimali ma estremamente sensibili.


Vennero fatti 3 importanti interventi:

1 – Vennero posizionate 81 lampade che pendono dal soffitto, sempre accese ma che variano di

intensità come a seguire un respiro, un battito cardiaco, 81 come le vittime.


2 – Posiziona 81 specchi neri inclinati lungo 2 lati; chi percorre la passerella non si può esimere a

riflettere la nostra immagine e dietro l’aereo.
 È posizionata una cassa acustica dietro gli specchi da

cui sono emessi dei sussurri, i pensieri dei passeggeri inconsapevoli della loro fine.
 Bambini che

vogliono andare in spiaggia, voglio fare questo.
.
 pensieri banali, semplici,.
.
 rende drammatica la

visione di questo gigante “sicuro”, vediamo la dimensione e la frammentazione di tutti i pezzi

catalogati e ricomposti sulla griglia metallica di questo gigantesco relitto ormai inutilizzabile.


3 – Vennero collocate 10 scatole nere; dei corpi sono stati recuperati solo dei frammenti, ma

insieme ai resti dell’aereo, sono stati trovati anche gli oggetti dei passeggeri che affioravano sulla

superficie del mare, scarpe, abiti, creme, oggetti personali.
.


Christian Boltanski decide di non mostrare gli oggetti al pubblico e li chiude all’interno di queste

10 scatole nere che posiziona ai lati dell’aereo.


La scatola nera allude anche alla scatola nera che non è mai stata “ufficialmente” ritrovata e a delle

tombe.


Decide però di mostrare gli oggetti divisi per categoria in un libro di fotografie in bianco e nero

che documenta, archivia per evitare la spettacolarizzazione dell’oggetto ma per fornire una

documentazione di questo terribile evento.


Più inquietante, abbiamo gli oggetti ma non i proprietari, mancano le persone.


“L’archivio non riguarda il passato, riguarda l’avvenire”

La questione centrale di questi due musei è proprio quella di non dimenticare ciò che è accaduto.


Andrea Purgatori (1° febbraio 1853) è un giornalista noto per le inchieste e i reportage su casi di

terrorismo italiano negli "anni di piombo" e sullo stragismo, come appunto la strage di Ustica.


La compagnia Itavia, già pesantemente indebitata, cessò le operazioni il 10 dicembre, il 12

dicembre le fu revocata la licenza di operatore aereo, e nel giro di un anno si aprì la procedura di

fallimento.


Il film che documenta questa tragedia si intitola “Il muro di gomma” del 1991.


Museo laboratorio della mente

Istituzioni museali create per la memoria collettiva, per raccontare una storia alla collettività, una

problematica per coinvolgere un pubblico più ampio possibile nel ricordo, per non dimenticare ciò

che è accaduto perché fa parte della nostra storia ed evitare che si ripeta.


Il museo laboratorio della mente è un’istituzione museale allestita nel 2009 a Roma presso l’ex

ospedale psichiatrico “Santa Maria della Pietà”.


Il museo venne realizzato dalla ASL con l’istituto di psico-farmacologia e progettato dal gruppo

“Studio Azzurro” (associazione che si occupa di comunicazione dalla fine degli anni 70 e di

multimedialità)

Progetta nel museo una serie d’istallazioni multimediali per avvicinare il pubblico a questa

tematica.


Il manicomio nasce intorno alla fine del 400, in precedenza della nascita dei manicomi, le persone

considerate pazze, venivano fatte imbarcare sulle narschif (navi dei folli) per allontanarle dalla

comunità e abbandonarli all’oblio, non potevano sbarcare da nessuna parte.


Il saggio di Michel Foucault dice: “l’acqua porta via, purifica, la navigazione abbandona l’uomo

all’incertezza della sorte” descrive l’oblio nel quale le persone vengono buttate, purificate.


Quando verranno costruiti i primi manicomi infatti, sembrano quasi delle “navi”, costruiti al di

fuori della città, concepiti proprio per allontanare queste persone dalla collettività e condannarle

all’isolamento, a vivere senza nessuno, solo con la propria sofferenza, un’esistenza senza tempo.


Erano delle isole, dei ghetti, dove venivano confinate queste persone.


L’edificio che ospita il museo è del XVII secolo.


Il museo è diviso in 2 parti:

1 – La sezione storico-documentaria, in cui ci sono i documenti, la sala di visita, la stanza di

contenzione (letto con camicia di forza), la fagotteria (dove il paziente lasciava i suoi averi)

2 - un percorso esperienziale, in cui con delle istallazioni si avvicina il visitatore a quello che

poteva provare il paziente.


Franco Basaglia è il padre dell’anti psichiatria, aveva sperimentato un nuovo approccio con i

malati di mente, lavorò all’ospedale di Gorizia cercando di ribaltare la questione della malattia

mentale: l’aspetto fondamentale è quello di dare la parola al malato, farlo esprimere, coinvolgerlo,

considerarlo come persona.
 “Ammesso che la malattia esiste, è una malattia sociale, il disagio va

ricercato nella società, l’attenzione va spostata dal corpo del malato al corpo della società” -

Libro: La nave che affonda.

Il museo laboratorio della mente vuole porsi come espressione di una memoria storica ma vuole

anche stabilire un contatto con il pubblico che sia in grado di raccontare i meccanismi della mente

umana, esistono una serie di ambienti che raccontano le potenzialità del cervello umano, le

possibili alterazioni.


Si va anche in alterazioni della memoria, processi di allucinazione (farmaci, droga,.
.
) processi che

portano a una alterazione della percezione.


Le condizioni di adattamento della mente al disagio sono ancora da comprendere.


Con gli studi di Basaglia, si affiancano gli studi di Giulio Maccaccaro.


Un individuo in particolari condizioni di stress, in assenza di stimoli, può andare in contro a delle

gravi alterazioni, ecco che eliminando le funzioni sensoriali (alla base di quelle motorie)

compaiono allucinazioni, perdita della memoria, perdita dell’uso degli arti,.
.


Ulrike Meinhof (giornalista terrorista tedesca) viene in seguito a un reato, rinchiusa in un

ospedale psichiatrico in una stanza priva di stimoli sensoriali e scrisse l’ultimo saggio prima di

togliersi la vita.


Ecco che le istallazioni lavorano sulla sensorialità (i modi del sentire e parlare) l’impossibilità di

gestire il suono della voce, l’idea della spersonalizzazione, un uomo tra tanti altri.


I pazienti erano privati dei propri oggetti e vivevano con pochissimi oggetti, una brocca, un

bicchiere.
.
 Nel museo infatti, alcuni sono oggetti reali altri proiettati.


Prima della legge Basaglia, i pazienti non potevano usare coltello e forchetta, solo cucchiai.


L’imbuto era un simbolo associato alla follia, passando sotto gli imbuti possiamo cercare, trovare

la nostra voce tramite un altopatlante posto dentro all’imbuto.


Al tavolo interattivo, ci sono le testimonianze dei pazienti e di chi lavorava nel manicomio.


La fagotteria, dove lasciavano i propri effetti personali (ancora etichettate, con cartellino)

In entrambi i casi (qui e Ustica) c’è la testimonianza dell’oggetto, abbiamo l’oggetto ma non il

proprietario.


Il letto di contenzione con camicia di forza, stanza bianca,.
.


Nell’ultima stanza del museo, troviamo, il letto, il lettino di contenzione, l’armadietto dei

medicinali, tutti esplosi, simboleggia la fine dei manicomi; andando via si porta questo messaggio.


“Entrare fuori.
 Uscire dentro”

Sulle pareti esterne, Ferdinando Nannetti (ricoverato per schizzofrenia), ha realizzato dei graffiti

lungo il muro perimetrale (ricoverato a Volterra) 150m x 2m in cui ha inciso con simboli e parole,

il racconto di giornate senza tempo, questo graffito è stato oggetto di studio da parte di Studio

Azzurro ed è uscito anche un film “L’osservatorio nucleare del sign.
 Nanof”, 1985 girato nei

padiglioni dismessi dell’ospedale di Volterra e “il mnemonista” 2000.


Film:

Lato D, 1983

Il nuotatore, 1984

Coro, 1995

Il giardino delle cose, 1997

Dove va tutta ‘sta gente, 2000

Bernardi Roig

E’ uno scultore spagnolo nato nel 1965.


Il suo marchio di riconoscimento sono le figure bianche, “uomini della luce”; sono figure

appesantite, imperfette, corpi utilizzati per ottenere dei calchi, corpi come manichini, idea della

frammentazione del corpo umano, soprattutto la testa.


“un’immagine è sempre un’immagine mutilata”

L’aspetto più interessante riguarda l’utilizzo della luce, a queste figure candide l’artista abbina il

neon, una luce fredda, bianca.


Il valore della luce è qualcosa di particolare perché (attribuiamo alla luce una valenza positiva,,

spiritualità, energia, calore, rischiara,.
.
) in questo caso la luce per Roig ha una valenza negativa,

una luce che acceca, che impedisce di vedere, ed ecco che il neon e il contrasto tra neon e luce

amplifica a un senso di spaesamento, di solitudine, abbiamo poi delle corde, queste luci appaiono

stanche, sovraccaricate, bloccate, che li lascia interdetti, soli, senza speranze.


L’espressione del volto non la conosciamo perché la luce ci impedisce di vedere, ed ecco che lo

stato d’animo di questi corpi, si nota dalla loro postura, pesante, chinata,.
.


La luce racconta l’accecamento.


La testa diventa un vero e proprio emblema di questo pensare che rimane congelato, i pensieri

rimangono bloccati, (serie televisiva ”frost”).


Il lavoro di Roig è basato sul leggere la condizione dell’uomo, sono corpi maschili appesantiti,

indossano solo dei pantaloni, viene però presentata come condizione dell’uomo come possibile

identificazione di chi osserva queste immagini.


(Capesaro, 2009, Venezia) in questa rassegna, Roig, si relaziona con l’architettura, sul palazzo si

trova quest’uomo che porta un carico di luce.


2008 – Corpo appeso avvolto da tubolari che ci impediscono di vedere il volto, l’espressione è

corrucciata, gli occhi sono chiusi.


2009, Rassegna di Bologna – Corridoio, tunnel, in cui quest’uomo porta un carico di luce.


Roig si relaziona anche con la Natura.


Mostra in Spagna (Museo Nacional des Esculturas) in cui Roig presenta delle sculture che si

relazione alle opere presenti, 10 sculture bianche inserite nelle opere d’arte già presenti, relazioni

shoccanti per il visitatore, presenze ambigue, spaventose.


Robert Gligorov

Artista Macedone nato nel 1960 che vive e lavora a Milano.


Cerca di creare un punto di vista inedito, di creare uno spiazzamento provocatorio in chi osserva,

in alcuni casi irritante, shoccante, violenta.


In un’immagine molto comprensibile al primo impatto c’è qualcosa che ci turba, ci lascia

perplessi,.
.


Riserva delle sorprese feroci, un messaggio su cui dobbiamo riflettere.


In molti casi si occupa di tematiche sociali (morti sul lavoro, infanzia, violenza, vivisezione,

guerre di religione,.
.
) interviene in maniera molto leggera nel quale vengono inseriti degli elementi

di ambiguità.


Molti lavori di Robert Gligorov sono basati sui corpi, anche lui utilizza dei calchi come Roig, ma

calchi molto realistici.


- “Gold Fishes”, “il Tuffatore”, sono fotografie reali, senza l’uso di photoshop.


- 2005, “Mosca”, una freccetta con la bandiera americana e una mosca (riferimento alla guerra

frdda)

- “Angeli e demoni” istallazione dove l’artista presenta due librerie e i libri compongono due

simboli: la svastica e la croce rossa.


I libri della libreria svastica, cono tutti libri su olocausto, bomba atomica, guerra, tragedie del

mondo che raccolgono tutto il negativo che si possa immaginare.


La libreria con la croce rossa, sono tutti libri sull’arte, l’arte, la bellezza che sconfigge il male: il

sapere positivo e il sapere negativo che si fronteggiano.


- “Hypnose” 2007, dedicata alle morti bianche, alle morti sul lavoro in continuo aumento, il calco

ottenuto con resine plastiche del corpo dell’artista, trasportato da un muletto.


- “Scultura del cavolo” metamorfosi del corpo, la superficie del corpo completaente ricoperta di

foglie di cavolo.


- “pelle di pollo”

- “Metamorfosi”

- Videoclip “Mammuth” la parola, la musica e le immagini si fondono, coinvolgendo il pubblico

su tematiche sociali.


- “tante storie” Disegna il gioco della campana e al posto del numero 5, lungo questo percorso che

dovrebbe essere giocoso, c’è un buco nero, una “sorpresa” drammatica.


- Milano, Pac, 2011: espone in Toscana un muro ricoperto di bistecche,

- “elvis” trespolo con uno scheletro di pappagallo e a terra tutte le piume;

- “Mirage” istallazione di manichini di fronte a una stanza che rappresentano delle persone in fila,

il pubblico reale che si mescola alla “finzione”.


L’informale e l’Espressionismo astratto (Action painting)

Il fascismo, la seconda guerra mondiale, muta l’arte e il mondo; dopo le avanguardie artistiche del

900 (dadaismo, cubismo,.
.
) si registra un “ritorno all’ordine”, il ritorno a una pittura più

tradizionale con Sironi, Carrà, e altri.


Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si registra una crisi dei valori, gli artisti che sono molto

sensibili rispetto al contesto, ai cambiamenti della società, gli artisti vivono una crisi del

linguaggio e un filosofo scrive in quegli anni che non si potrà più dipingere, scrivere, scrivere

musica allo stesso modo; ed ecco che in molti casi l’arte si orienta verso un rifiuto della forma sia

figurativa che non figurativa.


Gli artisti piuttosto si allontanano dalla figura, dalla linea, dal significato che tutto questo aveva

avuto storicamente, per orientarsi nella direzione della materia e del gesto.


Nascono questi movimenti, in particolare “l’informale” (Come gli “Otage” di Jean Fautrier).


All’artista non interessa la forma, la geometria, ma gli interessa la materia e il gesto che compie

nel realizzare l’opera.


Necessità di individuare la traccia dell’esperienza, qualcosa che l’artista sente, non traducibile in

una dimensione lirica, rappresentazione tradizionale, emozionata, ma è qualcosa che deve

registrare il senso dell’esperienza vissuta; ritornale all’originalità dell’atto espressivo

(Espressionismo astratto americano).


Nell’’informale (Tascism – L’informelle – Art Otre) abbiamo alcune figure importanti.


Jean Fautrier 1898 – 1964

Questi “Otage” (ostaggi) si riferiscono alla guerra e all’olocausto, e la materia riesce ad essere

trasparente, concreta, leggera, usa più strati di tempera e colla su carta, mescolando polveri e

sabbia lavorati con la spatola per dare tridimensionalità evocando delle emozioni con più energia

comunicando anche impotenza.


Gli “otage” (il primo del 1946) sono costituiti dalla concretezza fisica della materia, ma anche

dallo sfumato di queste forme.


- “oltre la città” 46-47, lasciare il segno in modo da suggerire il movimento dell’artista durante

l’esecuzione dell’opera.


- “tete d’otage” 46-47 e 44

- “senza titolo” 1958

Alberto Burri 1915 - 1995

Alberto Burri è il protagonista dell’informale italiano.


È un personaggio fantastico; a Città di Castello in Umbria possiamo trovare ancora la sua casa

museo.


Burri era un medico, un chirurgo, i genitori l’avevano obbligato a compiere gli studi di medicina,

si laureò e durante la Seconda Guerra Mondiale fece il chirurgo in trincea vivendo l’esperienza

della Guerra in modo drammatico.


Dopo la fine della Guerra (è stato anche un prigioniero di guerra per diversi mesi) abbandona la

professione di medico per dedicarsi alla pittura che era un suo vecchio sogno.


Burri si porterà dietro per tutta la vita, la sua esperienza vissuta in trincea.


Il lavoro di Burri si concentra sulla modificazione della materia; come primo esempio abbiamo i

“sacchi” vediamo il tema ricorrente della ferita, della sutura, sacchi di juta strappati, rattoppati,

con pigmento rosso, lacerati e suturati esprimendo disperazione; la combustione del legno, della

plastica.


- “Sacco” 1947 – 1953 - 1954 sacco e pietra pomice su tela; tecnica mista su tela.


Ci sono fori, lacerazioni, bruciature, colori.
.
 Superfici nere che riempiono.
.


- “ferro sp4” 1959

- “legno” 1959 – legno bruciato con superfice nera

- “grande rosso” combustione plastica, deformazione della stessa tramite riscaldamento della

materia.


Strage di Gibellina: Burri lascia un segno, un’opera, compatta le macerie del “vecchio” paese

creando un enorme cosa bianca piena di crepe e lacerazioni.


Informale gestuale di Emilio Vedova.


Vedova vuole soprattutto esprimere l’esperienza del gesto, recupero dell’originalità attraverso il

gesto; si copre di colore e si rotola su di esse, appoggia le mani “emergenza” 1954.


Lucio Fontana 1899 - 1968

Sperimentatore dello Spazialismo; dimensione di ricerca vicina all’ambito dell’informale.


Il suo lavoro si manifesta nei primi anni del dopoguerra (1946) Lucio fontana insegna a Buenos

Aires compilando il “manifesto Blanco” dello spazialismo ripreso a Milano nel 1957.


Nel Manifesto Blanco viene esplicitata la possibilità di creare un superamento da parte dell’artista

delle distinzioni spaziali, tagli, buchi nelle tele, colorate in modo uniforme, registra la traccia di un

gesto, crea un’opera che recupera una tridimensionalità ottenuta attraverso il gesto.


Fontana introduce un’interpretazione dell’opera che verrà teorizzata da Umberto Eco ne “l’opera

aperta”.


- L’opera aperta è un’opera che tutti possono interpretare, vivere, in maniera diversa -

Fontana viene fotografato da Ugo Mulas; è un falso, Fontana si era messo in posa per la foto col

Bisturi ma senza fare il taglio.


Jackson Pollock 1912 - 1956

Il più importante esponente dell’espressionismo astratto negli anni 40.


Il formato delle loro opere è sempre molto grande, astrazione frontale della tela; non esistono

elementi figurali, gerarchie, composizione, narrazione degli elementi.


Il termine era stato coniato da Robert Cots (critico) nel 1946.


Nel 1952 un altro critico conierà un altro tecnico “action painting”.


Pollok muore nel 1956 in un incidente stradale molto misterioso (era un alcolista e viveva

disperatamente alcune fasi della sua vita).


Pollok si inserisce nel contesto e i suoi lavori sono ricchi di colore.


Dal 1947 Pollok sperimenta il Dripping tecnica che intenta che lascia sgocciolare la tela disposta

orizzontalmente, tutto casuale.


Anni 50 – anni 60 New Dada e Nouveaux Realism

Il new dada rappresenta la premessa della Pop Art.


New Dada è un’espressione coniata dalla critica nord americana tra il 58-59 per andare a riferirsi a

una serie di esperienze dagli Stati Uniti all’Europa.


Fino alla seconda guerra Mondiale (1945), il cuore della ricerca artistica si trovava in Europa,

l’Europa aveva creato una serie di stimoli, alcune città come Parigi erano state lo scenario delle

sperimentazioni più importanti de 19esimo secolo; la nascita del cinema, della fotografia.
.
 Le

metropoli Europee avevano registrato un forte incremento per quanto riguarda la cultura.


La nascita di fotografia e cinema, il dialogo tra fotografia e pittura, il cubismo, il futurismo,

l’astrattismo, tutto questo era accaduto in Eurpoa.


Dopo il 1945 e l’affermazione di Polloc (la ricerca di un americano che si contrappone all’europa)

si affermano gli Stati Uniti.


Durante l’affermazione di nazismo e fascismo, molti per motivi politici e raziali, si trasferiscono in

America (Mies Van Der Rohe, Duchamp,.
.
) una fuga di personaggi dall’Europa spostando il centro

dell’arte degli USA.


Abbiamo New Dada, Pop Art.
.
 e dobbiamo aspettare gli anni 70 per un ritorno dell’arte in Europa.


Quindi il New Dada è un ambito di sperimentazione di artisti che si raggruppano in questa

corrente che vuole recuperare dal Dadaismo alcuni dettagli, ma le radici arrivano anche

dall’Action Apinting di Polloc.


Per molti anni New Dada è stato inglobato nel fenomeno della Pop Art.


Il polimaterismo (il recupero e l’utilizzo degli oggetti – Ready Made di Duchamp) un processo di

dematerializzazione dell’oggetto avviato da Duchamp, porterà all’arte concettuale.


Il New Dada recupera il valore dell’oggetto, la poetica dell’oggetto recuperato che viene

reinventato, un aspetto dissacrante.


Robert Rauchemberg – letto 1955 opera di combain painting (possibilità di associare alla

superficie dipinta delle cose vere – ritagli, foto, tessuti,.
.
).


Robert Rauchemberg nasce il Texas nel e muore nel 2008; si avvicina molto all’action painting.


Rauchemberg è controverso perché sostiene che la comprensione va vista con una certa cautela,

vuole sollecitare emozioni e ricordi, ma ama lasciare un margine di ambiguità nei propri lavori.
.


Opere costituite da ricordi e pennellate.


- L’opera “letto” venne duramente attaccata dai critici perché determina inquietudine in chi

lo osserva, fece molto scandalo, ul letto sposco, lenzuola imbrattate la colore che cola.


- Satellite 1955

- Minuzie 1954, qui utilizza frammenti di tessuto differente, crea tridimensionalità per

superare il limite della tela.


- Odalisca 1955-1958, struttura come un piedistallo con questo gallo impagliato in cima.


- Rebus 1955, colore, pennellate sgocciolate, immagini, segni e piccoli frammenti che si

sviluppano da una linea di partenza.


- Canyon 1959, desiderio di uscire dalla tela che si dimostra dal falco impagliato che esce

dall’opera (molto bello!
!
!
)

- Senza titolo 1960, la fuoriuscita dell’oggetto è trovato dalla sedia su cui continua la

pennellata dell’opera

- Tempo 3, 1961, spesso RR crea delle opere che riflettono sul tempo, ci sono orologi,

ingranaggi, numeri e lancette

Jasper Jhons

Nasce nel 1930 in Carolyna

La sua opera più nota è “bandiere” battuta all’asta per 28,6 milioni di dollari; sono 3 bandiere

americane in ordine crescente.


A lui piace usare elementi conosciuti, banali in modo da creare disagio dell’osservatore per far

credere all’osservatore che c’è di più dietro a questa semplicità.


Ciò che interessa all’arista è ciò che deve compiere l’osservatore, la banalità che diventa opera

d’arte, tutti i significati che una persona puà attribuirgli in base allo stato d’animo.


- La casa degli stupidi, 1962, primi lavori new dada di JJ, una tela trattata a livello pittorico,

dipinta con la scopa che viene posta sopra l’opera, una casa che si basa solo sulla pulizia, che si

basa solo sull’apparenza.


- Bandiere, 3 bandiere americane ridipinte.


- Target 1955, tecnica della cera che viene data sulla superficie con delle facce e delle

scatole, qualcosa che va centrato.


- Mappe, carte geografiche degli USA che indicano e negano territori e confini.


- Numeri e colori 1958-59, stencil che si usavano di alluminio per realizzare delle

indicazioni, JJ si dichiara suggestionato dalla segnaletica al neon dei locali nelle strade, immagine

della città notturna.


Nouveaux realism

Pierre Restany è l’autore di “manifesto del nuovo realismo” che viene scritto a milano il 14 aprile

del 1960.
 La costituzione del movimento avviene il 27 ottobre e aderiscono una decina di artisti.


“I nuovi realisti hanno preso considerazione della loro regolarità collettiva”

Il NR vuole realizzare un’arte basata sulla scelta di ciò che l’arte urbana offre, un approccio nuovo

del reale, del contesto urbano, la segnaletica stradale, i manifesti strappati, i resti di cibo

consumato, tutto ciò che può raccontare una vita vissuta, un lirismo evocativo poetico basato sulla

realtà, su ciò che la realtà offre.


Spesso questi oggetti sono deformati, schiacciati, oggetti vissuti, quotidiani; si parla di

polimaterismo.


Arman è un autore che lavora sull’accumulazione di oggetti (nasce a Nizza 1928) oggetti

racchiusi in scatole di plexyglas, oggetti che vengono scomposti, spezzati, moltiplicati con ironia

(es.
 Maschere anti-gas accumulate in scatole di plexyglass)

- Infinity 1962, macchine da scrivere, oggetti da collezione che ormai non esistono più, la

possibilità di questa “scrittura infinita” la possibilità di parola.


- Ogni pennellata è un pennello e anch’esso prende parte all’opera d’arte incollato alla tela.


- Parcheggio a lungo termine, 1982, automobili che vengono inglobate in una struttura.


Ben Vautier

Lavora alla “figurazione libera” utilizza la parola e gli oggetti, ha il gusto del gioco, dell’ironia,

una fusione delle varie arti, discipline che chiamerà “teatro totale”.


- “Facile”

- “Je sais tout… Je ne sais pas tout”.


- “Je n’aime pas i quadri”

Jean Tinguery

Fontana con Niki De Saint Falle.


Mimmo Rotella

Lavora il decollage.
 Il Decollage è un lavoro basato sui manifesti delle strade che vengono

sovrapposti tra di loro.
 Ritaglia delle porzioni di questi manifesti

- Casablanca 1963

- Marilyn 2004

Tutte queste opere sono state realizzate recuperando resti in giro per la città, da un contesto reale e

riproposto in un nuovo approccio artistico.


Anni 60 e Pop Art

La critica per molto tempo, ha inglobato il New Dada alla Pop Art e una versione più precisa si è

delineata negli ultimi anni.


La pop art si manifesta in un contesto che sta cambiando, a livello economico, sociale e urbano.


Con gli anni 60 cambia il dimensionamento delle questioni, delle problematiche, un salto di scala

che riguarda il contesto urbano, sempre più anonimo e massificato che caratterizza l’espansione

dei centri urbani; si assiste a un passaggio dalla civiltà delle macchine (fase dello sviluppo e

produzione industriale, la fabbrica che rappresenta l’emblema della civiltà) alla civiltà del

consumismo.


Si passa dall’individuazione della fabbrica come cattedrale del lavoro, al luogo del consumo per

eccellenza: il centro commerciale.


Questo è determinato da una cultura del consumo, dal passaggio di scala alla comunicazione di

massa, cioè il contributo dato dalle rivisti, dai giornali, dalla pubblicità, dalla televisione; si

registra un ingigantimento (passaggio di scala), un espansione economica.


La cultura Pop (popolare) nasce in questo contesto e determinerà una grandissima influenza, ed

ecco che contrariamente a questa definizione della pop art, in realtà le problematiche dalle quali

prende avvio la pop art, nascono da un complesso più complicato; nasce in maniera contraddittoria

della cultura del consumo.


Accanto alla pop art in quasi tutti gli ambiti vengono messi in discussione, interi apparati estetici e

linguistici.


Sappiamo che nascono dei movimenti che parallelamente alla pop art propongono delle svolte

radicali (architettura radicale) ma viene proposta utopia, uno scenario di massima diffusione della

città anonima che caratterizzava quel periodo.


Ecco che la pop art nasce in un contesto che ha alcuni aspetti di conflittualità

Il termine pop art viene coniata da Lesly filz e ryan banhalm derivate le espressioni della cultura di

massa che si sta diffondendo.


Il fumetto, il giornale, la pubblicità.
.
 Questo termine viene riproposto nel 57 da lowrence allowey

per l’interesse degli artisti delle immagini della cultura di massa, una periferia urbana segnata da

pubblicità e cartelloni.


Gli artisti della pop art lavorano a partire dalle immagini della comunicazione di massa, c’è questo

volersi riferire, riprendere delle immagini prelevate dalla società.


“I persuasori occulti” saggio.


Ecco che contestualmente alla pop art, vengono sperimentate altre forme espressive,

spettacolarizzazione che parte dal desiderio del coinvolgimento della quotidianità, per pollok è

importante “muoversi dentro la tela” si arriverà alla smaterializzazione completa, non si arriva più

a realizzare un opera, ma è importante il momento del fare.


Sono anni in cui si sperimentano ricerche differenti che nella gran parte dei casi arrivano a un

superamento del limite dell’oggetto, della tela.
.


Abbiamo diversi personaggi:

Richard Hamilton

Lavora a partire dai simboli della società dei consumi, inserisce in un contesto delle immagini

emblematiche, abbiamo la pin-up, la televisione, un manifesto, il registratore, l’aspirapolvere.
.


oggetti che vanno a comporre in una tela la nuova società dei consumi.


Andy Warhole

Nasce nel 1930 e morirà nel 1987 di shock anafilattico; la sua carriera inizia con un’esperienza

come cartellonista, come disegnatore per alcune riviste, come pubblicitario (vanity fair, vogue) Lui

accusa in modo ironico la società di massa, tuttavia si dichiara un consumista oerfettamente

integrato in questo meccanismo, la sua è una critica dall’interno da cui lancia dei messaggi che

tendono ad evidenziare alcuni aspetti dall’interno.
 Gli oggetti simbolici della società di massa

vengono ingigantiti, fotografati, moltiplicati, serigrafati,.
.


Warhol vuole sollecitare nell’osservatore una reazione rispetto alla passività della sala

cinematografica, mostra video di 8 ore di un uomo che dorme, 30 minuti di video di due persone

che si baciano,.
.


- “Flowers 1964”

- “Ticket” 1967 biglietto del film festival a lincoln center, lo ingigantisce e ci inserisce dei fiori

- “zuppa campbell’s” emblema di Warhole, lavora graficamente, li moltiplica, cambia i colori,

Campbell’s gli fece causa, che ovviamente la perde, perché warhole gli aveva fatto pubblicità

incrementando le vendite.


- “barattoli campbell’s” 1962 i colori rimangono invariati ma l’oggetto viene moltiplicato

- “marilyn” serigrafato e moltiplicato.


- “zebra” 1983, serigrafia

- “paesaggio fai da te”

- Ugo Mulas ha fatto una fotografia ad Andy Warhole

- “Brillo” 1970, Warhole inizia a lavorare sul pakaging dei prodotti, e costruisce queste sculture,

questi emblemi della società dei consumi.


- “liz taylor” ritratto fotografico ripreso con la serigfaria.


- “Mick Jagger” 1965

- “sedia elettrica” e “crash” sono le opere più drammatiche

Roy Lichtenstein

Lavora sul fumetto, l’operazione che conduce è prelevare dei frammenti di fumetti che ridisegna,

ingigantisce e in questo modo determina uno sterzamento dell’osservatore, riporta sulla tela il

linguaggio dei fumetti, il fumetto si carica di ambiguità visiva e semantica.


- “costoletta”

- “senza speranza”

- “ragazza in lacrime”

- “Il bacio”

Rosekist

Preleva delle immagini pubblicitarie, il più banale possibili e le compone in maniera ambigua, le

ingigantisce e le colora.


L’immagine è molto ben riconoscibile, ma qual è l’oggetto alla fine? Quale oggetto deve

acquistare?

Tom Wesselmann

Utilizza un linguaggio originale con questi suoi caratteristici nudi, tonalità piatte di colori, molto

saturi, intensi.
 Commissione di illusione e realtà, qualcosa è reale e qualcos’altro è dipinto sopra.


Oldenburg

“Ago e filo” Milano, Cadorna.


L’arte concettuale

La radice di tutto questo era ricercare nel dadaismo.
 I dadaisti sono i primi a spostarsi nella parte

concettuale dell’opera.
 Non è più la capacità, la bravura dell’artista, ma la sua capacità ideativa,

concettuale.


Si arriverà progressivamente all’assenza dell’opera, all’assenza dell’oggetto.


L’opera diventa un momento, un’azione che viene compiuta che in alcuni casi non viene neppure

documentata; negli anni della performance art vietavano l’ingresso alle macchine fotografiche in

modo da evitare che rimanesse una traccia, doveva rimanere solo nella memoria di chi aveva

assistito a quella operazione; l’idea è quella di spostarsi nel campo dell’esperienza.


L’arte concettuale è durante gli anni 60 e va a riprendere questo aspetto del dadaismo.
 Nasce negli

stati uniti a metà degli anni 60, si diffonde poi anche in europa; è impossibile definire un vero e

proprio luogo di nascita ma si diffonderà in modo internazionale: Joseph Kossuth, Vincenzo

Agnetti e Piero Manzoni (merda d’artista).


Idealmente l’arte concettuale fonda le proprie radici nel dada di Duchamp e Picabia, sono loro che

compiono questo spostamento verso l’aspetto concettuale col Ready Made.
 Nel 1961 Henry Fit

(Corrente di Fluxus) conia il termine arte concettuale, l’arte concettuale si riferisce a una

dimensione in cui il concetto prevale sull’estetica.


Troverà un momento di sviluppo negli anni 70.
 Nel 66 Kossut presenta l’opera “una e tre sedie”

1965 – 1966, New York.


Kossut quando espone l’opera mette l’osservatore di fronte a 3 manifestazioni dell’entità “sedia”:

una sedia reale, una sedia fotografata e la definizione della parola sedia (reale, rappresentato e

descritto).



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Jenna-T

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Design
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jenna-T di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Nuova Accademia di Belle Arti - NABA o del prof Fagone Chiara.

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