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STORIA DELL’ARCHITETTURA ANTICA E MEDIEVALE

ROCA DE AMICIS

I romani dal III sec. a.C. inizieranno un processo di conquista, sottomissione, alleanze-dominio, scambi commerciali che

interesseranno più civiltà e più popolazioni. Con alcune tappe fondamentali per l’arrivo della cultura ellenistica a Roma:

- Sottomissione in ambito Italico di Siracusa, Taranto, Poseidonia (poi Paestum), Pompei

- Estensione su tutto l’ambito greco comprese Atene e Pergamo

- Eserciterà un fortissimo influsso sull’Egitto

Le popolazioni greco-ioniche e il mondo alessandrino-tolemaico (d’Egitto) avevano un livello culturale ed artistico più alto

della società Romana dell’epoca che infatti ne subiva il fascino e l’influenza culturale. L’importazione però di modelli di

riferimento, in quanto importati, fu caratterizzata da:

- Disinvolte interpretazioni

- Sincretismo

- Processi metamorfici che li modificavano notevolmente

Non si rimase del tutto fedeli ai modelli importati sia per fedeltà alla tradizione che per convenienza pratica ed economica

(vennero impiegati materiali locali, consuetudini di cantiere e conoscenze delle maestranze “locali”).

Atene era già nell’orbita di Roma dal II sec. ma fu con la conquista violenta di Silla (86 a.C.) che a causa dell’enorme opera

di spoliazione di molte opere artistiche Ateniesi cambierà il rapporto di relazioni culturali e artistiche con Roma. Tra la fine

del II e l’inizio del I sec. a.C. sì accentuò e si diffuse l’interesse verso la cultura e il mondo ellenico tra i ceti romani più alti.

Si cercava di replicare, collezionare o commissionare opere d’arte di matrice ellenista e inoltre aumenta l’interesse per il

teatro, la letteratura, la filosofia.

Anche in architettura c’è un forte interesse ad accogliere le suggestioni greche, con riferimenti alla tradizione locale.

SISTEMA RELIGIOSO ROMANO

- Aveva molti elementi in comune con le divinità del mondo Greco

- La religione romana era aperta all’introduzione di culti di varia provenienza

- Tollerava, in parte, la presenza di nuclei minoritari di altre civiltà e religioni

TEMATICHE INSEDIATIVE E SCELTE URBANISTICHE

Il sistema politico e sociale di Roma non corrispondeva a quello delle poleis greche e dei regni ellenistici. La politica

territoriale di Roma è incentrata sul ruolo predominante della città di Roma:

- Roma è l’unico punto di riferimento

- Lunghe reti viarie lungo tutta la penisola, che consentivano gli spostamenti da e verso Roma

- I poli urbani nel sistema territoriale sempre pensati come nodi di un unitario sistema a rete incentrato su Roma

- L’Urbe ha un ruolo centrale con funzione sia di polo attrattivo che di irraggiamento (politico, economico, militare)

CARDO E DECUMANO

L’impostazione del tessuto urbano su griglia ortogonale aveva un significato diverso dal sistema pianificatore ellenistico:

- Forte importanza simbolica del cardo e del decumano massimo (confluenze della viabilità nel polo urbano)

- Non è solo l’intersezione dei due assi principali ma è il segno della presenza religiosa e civica di Roma

- All’incrocio tra i due assi principali in Grecia sorgeva l’agorà, nelle colonie il complesso templare dedicato alla

triade capitolina (costituita da Giove, Giunone e Minerva)

EDILIZIA CIVILE PUBBLICA

Lo spazio e gli edifici del foro romano si modificano progressivamente e vengono realizzate in più parti della città diverse

“porticus” (Porticus Aemilia – più navate coperte con volta a botte; Porticus Octavia – porticato a doppia navata

sull’esempio del portico sacro di Priene; Porticus Metelli). Il Foro Romano inizia ad essere, almeno in parte, progettato.

BASILICA

A Roma il modello architettonico della basilica si configura come un ampio spazio coperto, destinato ad ospitare i tribunali

e le altre funzioni forensi (come le transazioni economiche), impossibili da svolgere all’aperto durante la cattiva stagione.

La planimetria era scandita in navate tramite file di colonne con funzione strutturale sulle quali si appoggiava la

copertura. L’illuminazione dell’aula perveniva dall’alto da ampie finestre nella parte superiore, collocate in

corrispondenza della navata centrale, più alta di un piano rispetto alle navate laterali.

MURA ROMANE

Le tecniche di costruzione variarono considerevolmente con il tempo (in particolare una tappa fondamentale fu

l'invenzione del cementizio agli inizi del II secolo a.C.) e spesso furono adattate nei diversi luoghi a seconda dei materiali

da costruzione più facilmente disponibili.

 Opere in pietra

- Opera poligonale (opus siliceum) - nell'Italia centrale, tra il VI e il II secolo a.C.: sovrapposizione di massi in

pietra non lavorati, anche di notevoli dimensioni, senza ausilio di leganti, grappe o perni. Veniva utilizzata

soprattutto per mura di terrazzamento e contenimento di terrapieni

- Opera quadrata (opus quadratum): sovrapposizione di blocchi squadrati in forma parallelepipeda e di altezza

uniforme, che vengono messi in opera in filari omogenei con piani di appoggio continui. La tecdnica, già usata

dal VI sec. si affinò progressivamente, con una maggiore regolarità del taglio e una disposizione più articolata dei

blocchi.

- Opera africana (opus africanum) o a telaio: paramento costruito da catene verticali di blocchi di pietra nelle

quali si alternano pietre verticali e orizzontali, riempita con un'opera simile a quella a graticcio. Venne utilizzata

in Africa Settentrionale.

 Cementizio e paramenti murari

- Opera cementizia (opus caementicium): murature costituite in cementizio, ossia malta (calce con sabbia o

pozzolana) mescolata a pietre (caementa). L'opera cementizia costituisce generalmente solo il nucleo portante

della muratura, rivestita all'esterno con un paramento costruito contemporaneamente al muro stesso, che

fungeva da cassaforma a perdere.

Oltre a paramenti in blocchi (ovvero in "opera quadrata"), i paramenti possono, quindi, essere costituiti da materiali

diversi, collegati da malta:

- Opera incerta (opus incertum): paramento costituito da pietre di forma irregolare con faccia in vista più o meno

piana, utilizzato, a Roma e dintorni, soprattutto dagli inizi del II secolo a.C. fino a poco dopo la metà del I secolo

a.C. Le pietre utilizzate nella muratura venivano legate fra loro con malta. Fra una pietra e l'altra venivano

aggiunti i pezzi più piccoli. Il tutto era poi cosparso da una gettata di malta liquida che era in grado di espandersi

in tutta la muratura.

- Opera reticolata (opus reticolatum): paramento costituito da piccole piramidi tronche a base quadrata in pietra

("tufelli" o cubilia), con la punta inserita nel cementizio e disposte in diagonale a formare un reticolo, utilizzata

soprattutto a partire dalla prima metà del I secolo a.C. e fino all'epoca giulio-claudia. Con la variante dell'"opera

quasi reticolata".

ARCHI E PIATTABANDE Nell’architettura romana è frequente il ricorso ad:

- Archi

- Piattabande

- Archi di scarico

Strutture spingenti che fornivano soluzioni strutturali per gli sforzi a

trazione (non compatibili con i laterizi), lavorando solo a compressione

(per cui il laterizio e il materiale lapideo sono ottimi).

FORO REPUBBLICANO

L’area del Foro è costituita da una depressione valliva tra i colli Campidoglio e Palatino ed è caratterizzata da un banco di

tufo vulcanico eroso nel corso del tempo da un piccolo corso d’acqua che si riversava nel Tevere. Dunque, inizialmente, la

valle non ospitava un centro abitato, unicamente ubicato sul Palatino. Le propaggini di questa collina erano definite dal

percorso della via Sacra, la strada naturale di fondovalle tra la Velia e, appunto, il colle Palatino. Verso la fine del VII sec.

a.C., la valle venne bonificata entrando a far parte del centro abitato.

BASILICA EMILIA – 179 a.C. – Roma, Foro Repubblicano

 - È un edificio del Foro Repubblicano dal significato politico e rappresentativo

- Unica superstite tra le 4 basiliche repubblicane (le altre oggi scomparse Porcia, la Sempronia, l’Opimia)

- Costruita da Marco Emilio Lepido e Fulvio Nobiliore in sostituzione della preesistente Basilica Porcia

- Inizialmente denominata Fulvia perché Fulvio Nobiliore ne curò la costruzione

- In seguito furono gli esponenti della gens Aemilia che ne curarono i vari restauri

- Pianta rettangolare di 70 x 29 m con 3 ingressi, divisa in 4 navate

- Colonne di marmo africano e pavimento in lastre marmoree

- Fronte sud sul foro porticato a due piani d’impatto scenico ellenistico (riprende le stoai ateniesi)

- Portico anteriore con due ordini sovrapposti di sedici arcate su pilastri

Basilica Aemilia

curia

TEMPIO DI GIOVE CAPITOLINO, Roma

 - Edificio di dimensioni gigantesche (misurava m 53 per 62 circa) ed era preceduto da una

- Gradinata posta tra due avancorpi (tipica dei templi italici – romani)

- Ponao formato da tre file di sei colonne tuscaniche, di tufo

- Tempio “sine postique” = senza colonne dietro

- Cella fiancheggiata da sei colonne per parte ed era divisa in tre ambienti: l'ambiente centrale era dedicato a

Giove, l'ambiente di sinistra era dedicato a Giunone mentre quello di destra a Minerva

- Lato di fondo chiuso da un muro continuo

- Tempio orientato verso sudest, pensato per esser guardato da una direzione preferenziale

- Ampia cella interna tripartita dedicata alla triade: Giove, Giunone, Minerva

- (Triade arcaica: Giove, Marte e Quirino) – tripartizione della società romana: sacerdoti, esercito, cittadini

FORI DI LARGO ARGENTINA, Roma

Largo di Torre Argentina è una piazza di Roma situata nell'antica zona di Campo Marzio che ospita quattro templi romani

risalenti all'età della Repubblica. I resti dei quattro templi sono designati con le lettere A, B, C e D (da quello più a nord a

quello più a sud) in quanto non è determinato con certezza a chi fossero dedicati.

N

Lo studio delle architetture della zona ha fatto da metro di paragone e da paradigma cronologico principale per

tutti gli edifici sacri dell'Italia centrale e di Roma stessa. Dallo studio delle varie tipologie si è appurato l'evoluzione

del gusto nell'arco del periodo repubblicano, da forme più arcaiche in pianta (C, D e prima fase del tempio A), a

impianti importati ellenizzati (a tholos e peripteri). Anche sagome dei podi confermano i collegamenti con il

mondo etrusco-italico nel periodo del IV-III a.C., mentre dal II secolo a.C. si manifesta la comparsa di modi

importati dalla Grecia.

TEMPIO DI ERCOLE VINCITORE, Roma – Foro Boario – 120-110 a.C.

Il Tempio di Ercole Vincitore o Ercole Invitto o Ercole Oleario, sorge in piazza della Bocca della Verità a Roma, poco

distante dal Tempio di Portuno all'interno del foro Boario. La struttura del tempio imitava quella del perduto Tempio di

Ercole Invitto, eretto da Scipione Emiliano nel 142 a.C. presso l'ara Massima e distrutto nel XV secolo

- Tutta la struttura tradisce una chiara derivazione da modelli greci

- Tempio monoptero, di forma circolare, costruito in marmo (marmo greco pentelico originario usato per l'opera)

- La sua pianta ha un diametro di 14.8 metri

- La base presenta un crepidoma (base a gradini), priva quindi del podio di matrice italica

- Cella cilindrica aperta verso est circondata da 20 colonne scanalate con base attica e capitello corinzio

- La cella era coperta da un tetto conico ribassato che richiama il modello delle tholoi greche

- Il tetto presente oggi sull'edificio è un rifacimento del '96

TEMPIO DI PORTUMNO, Foro Boario – metà II sec.

- Tempio pseudoperiptero tetrastilo (con quattro colonne in facciata)

- Tempio ionico “sine postico”

- Elevato su un alto podio e preceduto da una scalinata racchiusa tra due avancorpi

- 4 colonne anteriori libere in marmo

- Semicolonne in tufo stuccato addossate all'esterno del muro della cella

- Le colonne del pronao e agli angoli della cella sono in travertino, le altre in tufo dell'Aniene

PORTICUS AEMILIA

Le fonti non menzionano la funzione originaria del portico, che era situato presso l'Emporium, il porto fluviale cittadino

generalmente collocato nei pressi dell'Aventino.

- L'edificio in opus incertum in tufo era molto grande, lungo 487 metri, largo 60

- Suddiviso in più ambienti da 294 pilastri, che creavano sette file (nel senso della profondità) e 50 navate, ciascuna

coperta da una serie di volte sovrapposte e larghe 8,30 metri, per una superficie coperta di 25000 m²

- L'edificio era distante circa 90 metri dal fiume e qui, forse già a partire dall'età tardo-repubblicana, venivano

immagazzinate le merci scaricate dalle imbarcazioni che rifornivano la città

SANTUARI LAZIALI

Complesso omogeneo dei grandi santuari laziali di età repubblicana, realizzati tra metà II e I sec. esempi di mediazione tra

esigenze cultuali romane-italiche e le scelte architettoniche scenografiche di gusto ellenistico. Elementi comuni:

- Insieme costituito da un temenos recintato parzialmente porticato

- Presenza di un altare, un tempio

- Sistemazione a cavea di tipo teatrale

- Probabile funzione oracolare

- Disposizione scenografica su diversi terrazzamenti, lungo i fianchi di pendii o colline

- Complesse opere costruttive di terrazzamento e contraffortamento con setti murari collegati da strutture voltate

- Generalmente realizzati ad opus incertum o opus reticulatum

SANTUARIO DELLA FORTUNA PRIMIGENIA a Palestrina

 Il santuario della Fortuna Primigenia è un complesso sacro dedicato alla dea Fortuna della città di Praeneste, oggi

 Palestrina, Roma. Il santuario era celebre in tutto il mondo Romano per il culto della Fortuna Primigenia ovvero

"prima-nata" dei figli di Giove, ma anche Primordiale e dunque Madre e contemporaneamente figlia di Giove.

Tholos santuario

Sostegni a semicolonne e fornici Cavea con porticato

Scalinate centrali ripide semicircolare sulla sommità

Basilica e piazza

Schema di proporzionamento modulare 2° livello: terrazza delle fornici

1° livello: terrazza degli emicicli

Rampe laterali inclinate coperte

per salire alla prima terrazza

- Culto di tipo Oracolare che avveniva mediante l'estrazione delle “sortes” (le sorti), responsi in caratteri antichi

incisi su tavolette in legno che venivano estratte da un bambino

- Fedeli e devoti provenienti da ogni parte chiedevano responsi divini

- Risale alla fine del II secolo

- Impianto scenico di origine greca su diverse terrazze realizzate scavando la roccia e attraverso sostruzioni murarie

- Tempio a tholos sulla parte più alta del santuario, al di sopra della summa cavea (che fa da gradinata d’accesso)

- Insieme descrivibile con un reticolo generale di moduli quadrati di 400 piedi di lato

- Principi proporzionali basati su numeri semplici

TEMPIO DI GIOVE ANXUR a Terracina

- Sorge su un’altura a Terracina, visibile dal mare. Terrazze in parte scavate e in parte con sostruzioni

- Costituito da due parti distinte, datate in due diversi momenti

- Primo tempio, più piccolo, risalente a fine II sec.

- Parte principale costituita da un tempio, più recente, orientato nord-sud, probabilmente pseudoperiptero con

podio sottostante e scalinata centrale di accesso

- Sostruzioni della parte più recente con facciavista di archi a tutto sesto con ambiente sottostanti comunicanti

TEMPIO DI ERCOLE VINCITORE a Tivoli – fine II, inizio I sec

- Locale preesistenza di un mercato di ovini (animali sotto la p

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher icodeca96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Mannino Natalina.
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