Storia dell'architettura moderna - 1700
Il rococò
L'inizio del 1700 è caratterizzato dalla scarsità di imprese architettoniche monumentali a Roma: fino al 1725 non accade praticamente nulla, gli architetti trovano spunti interessanti altrove e passano da Roma solo in sporadiche occasioni. Poi tra il '25 e il '45 furono intraprese opere di grande bellezza e degne di nota. La nuova architettura di Roma è legata soprattutto ai nomi di Raguzzini, Valvassori, Galilei, De Sanctis, Salvi e Fuga.
Dopo l'opulenza del barocco, che aveva prosperato per tutto il 1600 annoverando grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona, all'inizio del 1700, nasce in Francia lo stile rococò. Il rococò è uno stile ornamentale sviluppatosi in Francia nella prima metà del Settecento come evoluzione del tardo barocco. Il termine deriva dal francese "rocaille", un tipo di decorazione eseguita con pietre, rocce e conchiglie, utilizzate come abbellimento di padiglioni esterni. Il rococò si distingue per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate in riccioli e lievi arabeschi floreali, presenti soprattutto nelle decorazioni, nell'arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti.
Come in Francia, anche in Italia il rococò creò un notevole rinnovamento nel settore delle decorazioni d'interni e nella pittura. Questo avvenne soprattutto nelle regioni del nord (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto), mentre nell'Italia centrale, forse per l'influenza della Chiesa, lo stile non si sviluppò in maniera sensibile. Per la Chiesa la mancanza di semplicità del rococò, l'esteriorità e la frivolezza hanno un effetto che distrae dal raccoglimento e dalla preghiera. I massimi interpreti del rococò nell'architettura sono Filippo Juvarra, che lavorò molto a Torino come architetto di Casa Savoia, e Luigi Vanvitelli, che lavorò per i Borbone di Napoli.
Il '700 romano: "borrominismo"
La produzione architettonica romana degli ultimi 30 anni del '600 risente degli elementi e delle soluzioni appartenenti al linguaggio di Borromini (1599 - 1667) che influenzò l’Italia e l’Europa transalpina anche nel 1700. Con "borrominismo" si intende il linguaggio architettonico che riprende metodi di progettazione, spazialità dinamica e sinuosità del Borromini.
- Nonostante il suo progetto per la facciata di San Giovanni dall’andamento curvo-convesso-concavo non fu mai realizzato, sia per la successione di Alessandro VII a Innocenzo X, sia per il giubileo imminente
- Il progetto della nuova facciata come la immaginava Borromini, avrebbe potuto competere con San Pietro
- Il lavoro di Borromini a San Giovanni fu modello per molte altre fabbriche, non solo a Roma
- L’atteggiamento ritmico e le soluzioni spaziali, come anche i dettagli decorativi furono ripresi e riproposti
- Utilizzare soluzioni borrominiane nella sola accezione decorativa – e dunque nella funzione di commento all’architettura ed abbellimento – divenne infatti quasi una moda, da qui il borrominismo
- Questa corrente sarà definitivamente sconfitta nel 1732 con l’assegnazione del concorso della stessa facciata di San Giovanni al progetto di Alessandro Galilei, secondo uno schema tardobarocco più rigido e classicheggiante
Progetti della corrente "arcadica"
L’Accademia dell’Arcadia nasce nel 1690 a Roma, avviata da 14 letterati riuniti attorno alla regina Cristina di Svezia. Questi letterati riaffermavano la "purezza, gravità e maestà della lingua toscana" e criticavano lo stile ampolloso e ridondante dell’età barocca, fatta di metafore e artifici linguistici inutili. I letterati arcadici abbandonano i temi della letteratura barocca a favore di uno stile chiaro, semplice, immediato.
Architettura dell’Arcadia
L’accezione critica di architettura dell’Arcadia viene coniata a fine 1900 analizzando testi, opere e storiografia del periodo compreso tra 1680 e 1750 a Roma. L’architettura, vista come una delle “arti che perfezionano l’Universo” (così definita da esponenti dell’Arcadia letteraria) che abbelliscono e rendono comodo il mondo, sposta l’accento dall’estetica dello stupore e della meraviglia barocca all’efficienza edilizia del manufatto, al razionale, al funzionale, alla risposta efficace alle necessità.
- L’assegnazione di concorsi e lo svolgimento di lavori erano dovuti alle scelte e al gusto di papa Clemente XII e della sua cerchia di collaboratori: il nuovo papa era refrattario al barocco e promosse un riformismo classicista
- L’architettura detta “dell’Arcadia” è un’architettura di facile lettura, immediata e razionale basata sui criteri di utilità, funzionalità, scientismo e matematica
- Il “bello” è ricercato nell’antico, nelle opere classiche e nella loro imitazione, scrigni di memoria e perfezione formale
- Il “buon gusto” è raggiunto con la sobrietà formale e la razionalizzazione distributiva e funzionale
L’elezione di Papa Clemente XII, papa toscano refrattario al barocco e al borrominismo, comportò un riformismo che investì anche l’architettura in maniera pesante sia per il papa stesso che per figure intellettuali di spicco come Lorenzo e Neri Corsini e Giovanni Bottari che con le loro convinzioni influenzarono i concorsi per le grandi opere, sia pubblici (aperti a tutti) che quelli clementini (aperti solo ad accademici).
I progetti sviluppati dall’Accademia di San Luca condensano le linee guida e il linguaggio della nuova corrente arcadica:
- Ripresa di temi dell’antichità classica e ritorno a modalità compositive che semplificavano le forme
- Declassamento della ricerca formale a vantaggio di utilità ed efficienza edilizia
- Chiara leggibilità degli spazi, senza trasparenze né compenetrazioni – spazi netti e divisi
- Volumetrie ben distinte che non si fondono tra loro
- Linguaggio più vicino al ‘500 che al ‘600 barocco
- Estremizzazione della separazione di spazi che a volte creano spazi di risulta inutilizzabili
- Promiscuità di progetti per città portuali (su cui la Chiesa voleva iniziare a potenziare le sue attività)
- Frequenti esercitazioni di ridisegno dal vero di statue antiche rilievi di architetture del ‘500
- Progetti per opere principalmente pubbliche
- Formalmente viene esplicitato un ritorno alle forme cinquecentesche anche attraverso l’uso dell’ordine architettonico, quasi sempre gigante, e utilizzato per lo più come paraste, lesene o addirittura come semplici fasce
Chiesa di Maria Santissima del Rosario (1712) Marino – Giuseppe Sardi
Chiesa di dimensioni non eccezionali, pregevole esempio di rococò romano del primo ‘700. La chiesa fu ricavata in locali precedentemente adibiti a stalle, costruita e decorata completamente in 1 anno. Decorazione evidentemente studiata a fine pedagogico attraverso la glorificazione per immagini di santi e madonne. Decorazioni che esplicitano un procedimento di desunzione figurativa della decorazione a partire dai testi liturgici: dalle parole dei testi scaturiscono sia le immagini nei tondi delle lunette sia poi i motivi decorativi. Chiesa riscoperta e rivalutata solo in tempi relativamente recenti.
- La chiesa è costruita in un complesso edilizio già ben definito: quote, livelli, misure e strutture già esistenti
- La chiesa è senza facciata, si omologa alla parete esterna del convento dall’aspetto residenziale da cui emerge solo il portale: la “facciata-portale” a livello della strada è formata da due pilastri con paraste che affiancano il portale con architrave curvo coperto con una cornice a due falde; sopra al portale la composizione ha un perimetro convesso con finestra rettangolare centrale tra due massicce volute laterali e terminazione con timpano curvo e cuspide conclusiva con l’immagine di San Domenico
- Composizione della “facciata-portale” massiva e spigolosa sul piano strada che si dilata e ammorbidisce al di sopra
- Essendo una cappella dedita alla preghiera dell’ordine religioso non ha esigenze rappresentative/pubbliche
- La cupola emisferica ha 9 lunette create per facilitare la costruzione di un piano abitabile al di sopra
- Pianta a croce latina con cupola in crociera, con una campata d’ingresso e una nel presbiterio con l’altare
- La pianta è riassumibile in una croce greca con bracci allungati sull’asse longitudinale
- Ambiente principale centrale a pianta circolare, con cupola emisferica a 9 lunette e 2 altari secondari laterali
- Al di sopra degli altari laterali secondari (navatelle) ci sono delle brevi volte a botte con sottarchi decorati
- Campata d’ingresso con volta ribassata a matrice ovale, raccordata a pennacchi e illuminata dalla finestra sul portale
- Presbiterio cupolato con lanternino che però non sbuca all’aperto (rimane nel solaio dell’ultimo piano)
- La lunghezza delle volte a botte che si innestano sulla cupola centrale dà l’indicazione circa lo spazio liturgico: tra ingresso e cupola c’è una botte ribassata più lunga mentre tra il presbiterio e la cupola centrale c’è solamente un arco (questo discrimina l’asse longitudinale come l’asse preponderante)
- Il cilindro centrale è scandito da colonne lisce che evidenziano i punti in cui svoltano le superfici
- Colonne liberate per ¾ dal muro, non prevalenti sul muro retrostante, servono a mediare i passaggi tra cellule spaziali adiacenti
- La cupola non poggia sui cervelli dei 4 archi ma è rialzata su un sottile attico con mensole binate e figurate
- In corrispondenza delle 4 diagonali ci sono delle porte con timpano mistilineo e delle nicchie con statue al di sopra
- L’interno è completamente rivestito di stucchi bianchi con motivi derivati dai testi liturgici
Ospedale di San Gallicano, Trastevere (1725 – ‘26) Roma – Filippo Raguzzini
Avversione di Benedetto XIII Orsini per ogni forma di sfarzo mondano non solo nella condotta morale degli ecclesiastici ma anche nelle imprese architettoniche. Ospedale creato per trattare le malattie della pelle, normalmente evitate dagli altri ospedali, inizialmente collocato in un edificio di fortuna che impressionò il cardinale Orsini, che diventato papa decise di finanziarne la ricostruzione. Il lotto di costruzione del nuovo ospedale viene individuato già nel 1724 in Piazza Romana, nel rione Trastevere perché facile di approvvigionamento dell’Acqua Paola e lontano dalle zone frequentate dai ceti alti della società.
- L’impianto base, la planimetria generale e gli ingombri erano già definiti prima che arrivasse il Raguzzini, a cui vennero affidati i lavori per volere del papa Benedetto XIII
- Raguzzini si attenne alle scelte distributive e volumetriche stabilite dagli architetti precedenti
- Due ali di corsie con corridoio unico ai lati della chiesa al centro, in asse con la via antistante
- Ali destinate alla degenza dei pazienti, con corridoio unico in mezzo a due file di letti
- Ambienti di servizio allineati alle ali, ma più bassi, per non intralciare il doppio affaccio delle finestre delle ali
- Ali asimmetriche: corsia femminile a sinistra (40 posti letto) e corsia maschile a destra (70 posti letto) poiché le malattie della pelle come “rogna” e “tigna” colpivano più frequentemente gli uomini
- Alloggi del personale in testata alle ali
- Molte scelte alla base del progetto sono state evidentemente influenzate da persone del mestiere, che conoscevano le strutture ospedaliere più avanzate: le innovazioni più interessanti sono il ballatoio esterno che permetteva l’apertura delle finestre senza disturbare i degenti e l’inserimento di nicchie nello spessore murario, chiuse con porte, che permettevano ai degenti di lavarsi con acqua corrente (riprese dall’Ospedale Maggiore di Milano)
- Progetto all’avanguardia a livello europeo rispetto gli ospedali a impianto cruciforme
- Raguzzini mette la rappresentazione nella funzione: unione di linguaggio formale e necessità funzionali
Prospetti esterni
- Facciata su due ordini scanditi da paraste ribattute ai lati
- Vista obbligata di scorcio: facciata molto lunga adiacente alla strada, senza ampi disimpegni/piazze davanti
- Superfici parietali esterne rettangolari, quasi quadrate
- Ordine inferiore compreso tra l’alto zoccolo basamentale e la cornice del ballatorio, che unifica i capitelli
- Ordine superiore che va dalla linea del ballatoio esterno alla linea di gronda superiore
- Ordine superiore arretrato per dare spazio al ballatoio esterno
- La linea continua del ballatoio, in travertino con parapetti in ferro, segna la scansione orizzontale al posto dell’ordine
- Sostegni verticali del parapetto puntuali e sottili in corrispondenza di paraste e finestre
- Assenza di vere e proprie trabeazioni per non alterare la verticalità del prospetto
- Decorazione del muro derivante dalle forme degli intarsi marmorei tipici del barocco napoletano dovuti alle origini della famiglia di marmorai napoletani di Raguzzini: al colore degli intarsi marmorei qui è sostituita la materialità
- Differenti grane di stucco e intonaco disegnano pannelli con rincassi intorno ai tondi scavati nell’ordine inferiore
Chiesa
- Fulcro dell’impianto, con duplice funzione: cappella per gli ammalati e luogo di culto aperto al pubblico
- Pianta basicamente quadrata con angoli smussati dalle paraste con rincassi che sostengono le 4 arcate laterali
- 1 altare maggiore sul lato opposto all’ingresso e 2 altari secondari laterali
- 2 ampie finestre con grate aperte in corrispondenza dei 2 altari laterali, dove si celebrava la messa per gli ammalati
- La chiesa, a impianto centrale, proietta lo sguardo verso le due corsie laterali attraverso angoli a spigolo vivo
- Spazio centrale coperto con una calotta sferica senza lanterna, con 4 finestre mistilinee – esterno coperto a tetto
- Portale e finestrone in facciata avanzati rispetto al filo delle ali laterali
- La facciata della chiesa è collegata alle ali delle corsie tramite raccordi concavi ai lati della fascia centrale avanzata: i raccordi concavi sono ripresi dal linguaggio di Borromini, ma in Raguzzini interessano l’intera facciata
- Paraste lisce con capitelli compositi inquadrano l’arco del portale d’ingresso e sostengono la trabeazione
- Trabeazione che segue l’andamento dritto e concavo della facciata e interrotta in corrispondenza del finestrone
- Il finestrone ha un profondo sguincio verso l’interno: la bucatura sembra inghiottire la luce e riversarla all’interno
- Superficie muraria decorata con specchiature con un intonaco a grana diversa
- Facciata perfettamente coerente con il linguaggio delle ali laterali del prospetto dell’ospedale
- Sequenza di pannelli parietali intonacati che subordina i raccordi e le membrature
Piazza Sant'Ignazio (1727 – ‘28) Roma – Filippo Raguzzini
- Per edificare la nuova piazza, contestata dagli abitanti del vicinato, intervenne anche il pontefice che aveva ritenuto "disdicevole che una chiesa e una facciata così insigne" si affacciassero su di un’indecorosa e scomoda piazzetta
- La definitiva sistemazione davanti alla chiesa di Sant’Ignazio avvenne realizzando residenze affittate al ceto medio
- I nuovi edifici presentano ancora l’elegante disegno curvilineo, derivato da uno schema geometrico basato su tre ovali tangenti e scandito da un’intelaiatura lineare con un accentuato sviluppo verticale
- I cantonali smussati ammorbidiscono le linee architettoniche (riprendendo il linguaggio di Bernini)
- Piazza di piccole dimensioni, nascosta tra i palazzi della nascente classe medio-borghese
- Essendo piccola, la piazza si rivela all’osservatore solo nel momento in cui vi si entra, è lontana dall’effetto scenografico e di graduale scoperta della scalinata di Piazza di Spagna
- Eleganza del disegno curvilineo che regola lo sviluppo delle facciate circostanti
- Le linee concave movimentano le superfici e donano ai prospetti l’ideale compito di proteggere la piazzetta
- L’edificio centrale ha un'insolita pianta triangolare, mentre la facciata concava insieme a quelle degli edifici laterali, su quattro livelli, è ornata con balconi e ringhiere in ferro battuto
Scalinata di Piazza di Spagna (1723 – ‘26) Roma – De Sanctis
La scalinata fu eseguita intorno al 1720 per celebrare la pace tra le corone di Francia e Spagna, collegando una zona superiore di influenza francese (la chiesa della Trinità dei Monti era ed è officiata da religiosi di quella nazione) alla piazza inferiore, dove tuttora si trova l'ambasciata di Spagna.
- Concorso bandito nel 1717 da Clemente XI, scalinata inaugurata 10 anni dopo da Benedetto XIII
- Lunga scalinata di 137 gradini in travertino in una serie di rampe che si dividono e convergono nella stessa direzione
- Partendo dalla Piazza di Trinità dei Monti la rampa scende con due rampe curve ai lati del belvedere balaustrato davanti all’obelisco; da questo pianerottolo la rampa è unica e scende centralmente fino alla terrazza intermedia con balaustra parapetto e da qui si ridivide in due rampe ai lati per poi ricongiungersi al piccolo e ultimo pianerottolo sottostante dove le due rampe confluiscono in una scalinata finale tripartita da sedute a gradoni che scende fino a Piazza Di Spagna, a cui è raccordata da una piccola rampa di 3 gradini
- Il centro della facciata della chiesa superiore, l’obelisco, il centro dei pianerottoli e Barcaccia sono allineati con l’asse che arriva da Via Condotti e collega Piazza di Spagna all’antico Porto di Ripetta, dall’altro lato di Via del Corso
- De Sanctis risolve il dislivello irregolare e asimmetrico con una serie di spazi concavi e convessi concatenati tra loro
- Definita il “salotto di Roma”
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