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Storia dell'architettura moderna – 15001

Donato Bramante (1444 - 1514)

Donato "Donnino" di Angelo di Pascuccio, detto “il Bramante”, è stato un architetto e pittore italiano, tra i maggiori artisti del Rinascimento. Si forma a Urbino (ma poco si conosce delle sue prime opere), uno dei centri della cultura italiana del 1500, e lavora prima a Milano, condizionando lo sviluppo del rinascimento lombardo, poi a Roma.

  • Uomo di grande cultura, conosceva la prospettiva, appresa dal pittore Piero della Francesca.
  • Conosceva moltissimi elementi dell’architettura classica e dell’opera di Vitruvio e di Alberti.
  • Fu la personalità di maggior rilievo nel passaggio tra il 1400 e il 1500, nel maturare del classicismo del 500.
  • L’architettura di Bramante si può definire pittorica in quanto sono fondamentali per lui luce e colori.
  • Nei primi lavori di Bramante in campo architettonico è evidente la sua mentalità da pittore prospettico.

Bramante a Milano

Bramante arriva a Milano come pittore, e rimane fino al 1499 lavorando, prevalentemente come architetto per Ludovico Maria Sforza detto Ludovico il Moro, mecenate colto e intelligente che comprendeva l’importanza propagandistica della commissione artistica e che migliorò le condizioni delle città dominate:

  • Il ducato di Milano, con gli Sforza al potere dal 1450 aveva un ruolo predominante sia politicamente che artisticamente grazie all’apertura della corte Sforzesca verso l’arte proveniente dal centro-Italia.
  • Nel territorio milanese dialogavano e si scontravano la cultura romanico-gotica delle maestranze locali e l’arte rinascimentale dei maestri provenienti dall’Italia centrale.
  • La scelta dello stile gotico, per edifici religiosi tra ‘400 e ‘500, rimaneva una scelta ideologica di ordini religiosi come i domenicani e francescani, legati a parvenze pauperistiche di un voluto arcaismo.
  • Spesso le opere volute da Ludovico Sforza tradiscono una scarsa attenzione ai dettagli e di contro l’attenzione al risalto politico e ideologico dell’intervento architettonico – nonostante la presenza di Bramante, non ascoltato o costretto a lavorare con maestranze locali che prendevano il sopravvento.

Incisione Prevedari (1481)

  • Risale ai primi anni dell'attività milanese, incisa da Bernardo Prevedari su disegno di Donato Bramante.
  • Riporta in un'iscrizione in caratteri lapidari “BRAMANTUS FECIT IN MEDIOLANO”.
  • Visione architettonica rappresentante il grandioso interno di un'architettura classicheggiante.
  • L'incisione dimostra come molti temi dell'architettura bramantesca legati al rapporto con l'antico ed alla lezione di Leon Battista Alberti, siano già maturi vent'anni prima delle opere romane, come ad esempio l'uso di archi su pilastri e non su colonne.

Santa Maria presso San Satiro, Milano (1482-1486)

  • L'edificio fu progettato secondo nuove forme rinascimentali importate nel ducato da Donato Bramante.
  • Venne commissionata dalla famiglia Sforza, in particolare da Galeazzo Maria Sforza.
  • Pianta longitudinale a 3 navate con transetto e coro solamente dipinto con una finta architettura prospettica.
  • All’interno contiene il finto coro bramantesco, capolavoro della pittura prospettica rinascimentale.
  • Le tre navate sono divise da imponenti pilastri, senza piedistalli, con capitelli e trabeazione superiore.
  • Copertura a botte per la navata maggiore e il transetto (che riprende Alberti).
  • Concezione monumentale e plastica dell’interno che è la vera novità originale di Bramante.
  • La chiesa fu costruita inglobando l’antico sacello di San Satiro da cui prese il nome.
  • Esterno scandito da paraste ed interno con paraste a libro.
  • Sacrestia a pianta ottagonale, molto rialzata per poter prendere luce dall’alto.
  • Ricchezza decorativa all’interno, caratterizzato dall’alternanza tra pietra e terracotta.

Tribuna di Santa Maria delle Grazie, Milano (1492-1497)

  • Mentre Leonardo dipinge il “Cenacolo” nel refettorio della stessa chiesa, Donato Bramante è chiamato a costruire la Tribuna di Santa Maria delle Grazie all’interno della chiesa, concepita come cappella sepolcrale per Ludovico.
  • Progetto che riflette le idee maturate da Bramante sugli edifici a impianto centrale ma è fortemente lombardo.
  • L’impianto simile a quello di Cappella Portinari e di Sagrestia Vecchia, il doppio basamento, le specchiature alternate alle finestre e in generale l’esile scansione dell’esterno è di matrice poco Bramantesca e molto lombarda.
  • Tribuna concepita come spazio cubico delimitata da 4 arconi a tutto sesto e culminante con una cupola emisferica.
  • Scarsella annessa, con pianta cubica e volta ad ombrello su un lato, e 3 corpi absidali semicilindrici sugli altri 3 lati.
  • Spazio armonioso perché le absidi si dispongono ordinatamente e per corpi decrescenti intorno al tiburio.
  • La fusione tra i volumi è ottenuta mediante la decorazione interna, realizzata a graffito o a leggero rilievo.
  • Dal centro della tribuna si prova la sensazione di spazio centrale chiuso e insieme di uno spazio longitudinale.
  • La zona centrale è chiusa e allo stesso tempo è aperta in due direzioni.
  • Ambiente centrale e scarsella sono coperte con cupole emisferiche coperte e nascoste all’esterno.
  • Un secondo anello murario esterno permette di ricavare un corridoio esterno intorno alla cupola interna.
  • Esterno bicromo con gusto fortemente decorativo e grafico, di matrice lombarda, non Bramantesca.

Canonica di Sant'Ambrogio, Milano (1492)

  • Bramante controlla sia il progetto che l’esecuzione in cantiere, ne risulta un’opera di assoluta qualità.
  • Complesso organizzato a sinistra della basilica con proprio campanile romanico detto “dei canonici”.
  • La canonica contiene gli elementi che distinguono Bramante dallo stile lombardo: colonne con entasi, tra le colonne e l’imposta degli archi viene usato il dado di trabeazione, sostegni “ad tronchonos” colonne naturalistiche, a forma di tronchi con nodi e rami tagliati.
  • Cortile quadrato con arcate sui 4 lati, di cui realizza solo un lato e ne avvia la costruzione di un secondo.
  • Differenziazione tra un ordine maggiore di paraste e un ordine minore di colonne.

Chiostri di Sant'Ambrogio, Milano

  • Chiostri progettati da Bramante ma realizzati nel primo ‘500 senza di lui: chiostro Dorico e chiostro Ionico.
  • Presentano arcate insolitamente alte 7,5 metri (soluzione che avrà successo come tipologia in quanto si rivelò particolarmente adatta ad ospitare sia grandi stanze a doppia altezza, come mense e biblioteche, sia celle per i monaci su due piani).
  • Nel corpo di spina tra i due chiostri, nel corso del XVI secolo fu realizzato un grande refettorio.
  • Dei quattro chiostri previsti, ne furono realizzati in realtà solo due che costituiscono attualmente i cortili dell’Università Cattolica. Dopo la partenza del Bramante da Milano, fu ultimato il primo chiostro di stile ionico mentre il secondo, dorico, fu completato nei primi decenni del XVII secolo.
  • Chiostro dorico voltato a crociera, con arcate su colonne doriche e dado di trabeazione e pilastri sugli angoli.
  • Chiostro ionico con colonne ioniche e capitello ionico dritto (senza tronco di trabeazione).

Bramante a Roma

Chiostro e convento di Santa Maria della Pace, Roma

  • Pianta quadrata basata su una griglia modulare di 6 x 6 campate quadrate voltate a crociera.
  • Ingresso fuori asse.
  • Intenzionalità di convogliare lo sguardo verso il vuoto centrale.
  • Ordine piano terra con arcate su pilastri (novità per un chiostro) inquadrate da paraste.
  • Paraste ioniche addossate ai pilastri, in quanto ordine matronale poiché la chiesa è dedicata alla Vergine Maria.
  • Raddoppio delle campate nel primo piano.
  • Loggiato superiore composito, con pilastri e colonne corinzie alternati che sostengono l’architrave a copertura piana.
  • Sovrapposizione di un ordine ad architrave su uno ad arcate, colonne dell’ordine superiore in asse centrale in falso.
  • Estrema attenzione per i rapporti modulari tra le parti, sia in pianta che in alzato.
  • Punto di svolta per Bramante perché per primo usa tecnica strutturale e forme antiche per un progetto moderno.

Palazzo Cardinale Adriano Castellesi da Corneto (Giraud-Torlonia), Roma (1499)

  • La facciata dell'edificio rappresenta una rilettura del palazzo Rucellai di Leon Battista Alberti, già precedentemente sperimentata a Roma nel palazzo della Cancelleria.
  • Prospetto con 7 campate ed ingresso centrale, scandito da due ordini sovrapposti di lesene con un leggero risalto rispetto alle specchiature in muratura a bugnato liscio di travertino.
  • Tra le lesene binate del piano nobile si trovano finestre ad arco inquadrate da cornici.
  • L'impianto planimetrico presenta un cortile centrale con portico su quattro lati al piano terra costituito da arcate su pilastri rettangolari, invece che su colonne forse suggerito a Bramante dall'osservazione di qualche monumento.
  • Realizzato a inizio ‘500 a Borgo, per il cardinale Adriano Castellesi, da Corneto (Tarquinia), importante dignitario della corte papale; poi divenne nel XVIII secolo palazzo Giraud (ricchi banchieri francesi) e poi palazzo Torlonia.

Cortile del Belvedere, Roma (1505)

  • Primo grande progetto commissionato da papa Giulio II a Bramante architetto.
  • Situato a nord della basilica di San Pietro e dei palazzi Apostolici, univa il palazzo pontificio alla villa di Innocenzo VIII.
  • È oggi in gran parte occupato dalle collezioni dei Musei Vaticani.
  • I lavori iniziarono tra il 1504 ed il 1505 ed erano inizialmente finalizzati alla sistemazione dell'area a giardino e alla realizzazione di uno spazio adeguato alla collezione di sculture antiche di Giulio II.
  • Il progetto ebbe un'evoluzione a causa del desiderio del papa di raggiungere il Belvedere dai suoi appartamenti, con un "corridore" senza dover scendere dalle sue stanze ai piani superiori del Palazzo Apostolico e poi salire sul colle.
  • Bramante propose due corridori paralleli e pertanto lo spazio fu chiuso lateralmente da lunghi corpi di fabbrica, lasciando libera la prospettiva lungo l'asse principale.
  • Il grande spazio aperto fu diviso in tre terrazzamenti a quote differenti, destinati ad accogliere giardini e collegati da scale e rampe: le due terrazze superiori erano giardini, quella inferiore era destinata a tornei e spettacoli.
  • Fu progettato un cortile rettangolare organizzato su tre livelli; poi lo spazio unitario fu interrotto da corpi di fabbrica trasversali, alterando il progetto bramantesco e creando tre cortili separati.
  • Evidenti citazioni dell'antico nel progetto Bramantesco, come il santuario prenestino della Fortuna Primigenia, caratterizzata da uno schema a terrazze digradanti, le descrizioni di ville romane, la Domus Aurea e Villa Adriana.
  • È prevalsa la denominazione di "Cortile del Belvedere", nonostante la prevalenza visiva delle forme architettoniche, perché originariamente il carattere di giardino era maggiormente evidente.
  • Il progetto bramantesco ha influenzato non solo il linguaggio architettonico, ma anche l'evoluzione del "giardino all'italiana" facendo da modello, con i suoi spazi posti su livelli diversi ma uniti in un'unica prospettiva, per esempio alla sistemazione esterna della Villa d'Este a Tivoli.
  • Dalle stanze di Raffaello si può avere una vista completa su tutto il cortile, come per il Tempietto, il punto di vista privilegiato è esterno all’opera e permette di osservarla a distanza e nella sua interezza.
  • Tra il 1585 ed il 1590 il Cortile del Belvedere venne diviso dal braccio trasversale della Biblioteca di Sisto V, costruita su progetto di Domenico Fontana, che prese il posto della grandiosa gradonata, interrompendo la continuità visiva del grande spazio terrazzato.
  • Successivamente, tra il 1817 e il 1822, venne realizzato un “Braccio Nuovo” secondo corpo di fabbrica trasversale al fine di ampliare ulteriormente lo spazio museale, ad opera di Raffaele Stern.
  • Unica parte del cortile ancora integra e originale resta la Porta Giulia, all’accesso al cortile inferiore.
  • L’intero complesso è stato alterato e rimaneggiato più volte, del tutto irriconoscibili le logge originali di Bramante.

Coro di Santa Maria del Popolo, Roma

  • Giulio II, al secolo Giuliano Della Rovere, dopo la sua elezione (1503) si dedicò all'abbellimento di Santa Maria del Popolo, mausoleo di tante personalità della sua famiglia.
  • Bramante realizza un coro a campata allungata voltato a lacunari e un’abside terminale con catino a conchiglia.
  • Copertura cassettonata dell’arcone che alle basi ha due cassettoni bucati con due finestre.
  • Triplo arretramento dei montanti dell’arco dell’abside incorniciati a loro volta dai pilastri sporgenti dell’arcone.
  • Lo sguardo è guidato prospetticamente verso l’abside terminale.

Tempietto di San Pietro in Montorio, Roma

  • Edificio circolare periptero al centro di uno dei cortili del convento di San Pietro in Montorio a Roma, Gianicolo.
  • Esempio significativo d'architettura rinascimentale, di cui esemplifica alcuni dei temi fondamentali: pianta centrale, ripresa dell'architettura romana antica e ricerca proporzionale e geometrica nel rapporto tra le parti.
  • Fondato dal Re di Spagna nel 1502: doveva celebrare il luogo del martirio di san Pietro.
  • Tempietto circolare, monoptero e periptero, con corpo cilindrico, che costituisce la cella del tempio.
  • Muro scavato da nicchie insolitamente profonde, decorate con conchiglie.
  • Parete esterna scandita da paraste come proiezione geometrica delle colonne del peristilio.
  • Colonnato tuscanico di 16 colonne sopraelevate su gradini e trabeazione superiore d'ordine dorico, con un fregio decorato con triglifi e metope.
  • L'uso dell'ordine dorico-tuscanico, visto Vitruvio, identifica San Pietro come figura "eroica".
  • Le colonne sono di granito grigio; le altre membrature di travertino.
  • L'interno della cella ha un diametro di circa 4 metri e mezzo un luogo puramente simbolico e commemorativo.
  • Sull'altare è collocata una statua di San Pietro di anonimo lombardo.
  • Il pavimento è a tessere marmoree policrome, nello stile cosmatesco.
  • Interno a cassettoni coperto con una cupola, progettata in conglomerato cementizio (alla maniera antica).
  • Tamburo ornato da lesene che continuano quelle del registro inferiore, ma prive d'ordine architettonico.
  • Il rivestimento in piombo, probabilmente presente fin dalla costruzione, è stato ripristinato nel XX secolo, in quanto nell'Ottocento era stato sostituito da tegole laterizie.
  • Da progetti iniziali, il tempietto avrebbe dovuto inserirsi al centro di un cortile circolare non realizzato (l'attuale è di forma quadrangolare), così da evidenziare la perfetta simmetria dell'impianto e sottolineare la centralità del tempio la cui struttura si irradiava nel cortile, proiettando le 16 colonne in altre 16 a formare un portico circolare.
  • Tale progetto originario avrebbe consentito la vista del tempietto solo da posizione abbastanza ravvicinata dando al piccolo edificio un aspetto molto più imponente e massiccio, e le colonne del tempietto sarebbero sembrate uguali a quelle del portico, nonostante il diametro una volta e mezza rispetto al tempietto.
  • Al di sotto troviamo una cripta circolare, probabilmente resto di un edificio preesistente, il cui centro indica il luogo dove sarebbe stata piantata la croce del martirio, divenuto asse ideale di tutta la costruzione.
  • Il tempietto è stato costruito per esser visto, non per essere usato con funzione liturgica, è solo celebrativo.
  • Riprende i modelli antichi di peripteri circolari come il Tempio di Vesta e quello di Ercole Vincitore.
  • Il punto di vista privilegiato è collocato esternamente all’edificio, all’ingresso del cortile a inquadrare chiostro, tempietto e, con la porta aperta, anche l’altare interno.
  • Proporzioni studiate: cupola alta la metà del suo diametro, pari anche all’altezza del tamburo; altezza di cupola e tamburo pari alla metà dell’intero edificio, nonché alla parte inferiore del colonnato e dell’ordine al di sopra.

La fabbrica della Basilica di San Pietro, Roma

Il culmine del programma di rinnovamento di Giulio II sarebbe stata la nuova Basilica di San Pietro, poiché la basilica constantiniana era in rovina e fino a quel momento nessuno era intervenuto direttamente sull’antico. Rossellino aveva iniziato un nuovo coro all’esterno dell’antica abside, sotto Niccolò V, insieme alle fondamenta del transetto.

  • L’intenzione di Giulio II era di ricostruire da zero la nuova Basilica demolendo quella constantiniana mantenendo intatti sia la tomba di Pietro che l’altare maggiore sopra la confessio.
  • Il nuovo San Pietro doveva essere un monumento funerario dell’Apostolo Pietro, al pari dei “mausolei” e “martyria”.
  • Giulio II scelse il progetto di Bramante, che rimane architetto della Fabbrica fino alla morte nel 1514.

Progetto di Bramante per San Pietro

  • L’immagine più antica del progetto risale a una medaglia celebrativa “medaglia del Caradosso” del 1506 e ritrae una chiesa probabilmente a croce greca con terminazioni absidate, con cupola centrale e cupole minore agli angoli e due torri in facciata.
  • Il piano di pergamena 1° con metà di una pianta probabilmente a croce greca, appartenuto a Vasari e conservato agli Uffizi, riporta l’annotazione di Sangallo il Giovane secondo cui era la pianta di Bramante che non aveva avuto effetto.
  • Bramante progettò un edificio a croce greca inscritta in un quadrato ispirandosi ai grandi monumenti dell’antichità romana, per innalzare «la cupola del Pantheon sulle volte della basilica di Massenzio».
  • Intorno alla cupola ruotava tutto il progetto di Bramante, e ogni idea sulla vista, sia interna che esterna.
  • Della pergamena 1A non verranno costruite le cupole minori a ovest e saranno rinforzati i piloni in crociera.
  • Secondo i disegni di Serlio, l’enorme cupola centrale, mai costruita, era pensata in conglomerato cementizio, come quella del Pantheon e poggiava su un tamburo costituito da fasci di pilastri.
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher icodeca96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Roca De Amicis Augusto.
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