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Storia dell'architettura moderna – 1600

Il primo '600

La fine del '500 vide, con Papa Sisto V, una notevole estensione dell’attività artistica di cui Roma risentì particolarmente, anche nel suo sviluppo urbanistico, grazie alla volontà del papa di trasformarla nella più moderna, attraente e bella città del cristianesimo. Dal Sacco di Roma del 1527 non c’era più una scuola romana, ma si sviluppò qualcosa definibile come “ultima maniera” che rimase in vigore fino al pontificato di Clemente VIII e di Paolo V.

Sisto V affidò la ricostruzione di Roma a Domenico Fontana, architetto di secondo ordine rispetto a Giacomo della Porta. Clemente VIII favorì Giacomo della Porta e alla sua morte nel 1602 Maderno prese il suo posto come architetto a San Pietro. Sotto Paolo V, il cardinale Scipione Borghese, nipote del papa, fu grandissimo mecenate, ammiratore e sostenitore dei talenti di Tiziano, Raffaello, Caravaggio e Bernini. La famiglia del papa si affidò sempre al Ponzio, ma alla sua morte lo sostituì Giovan Battista Soria.

I nuovi ordini sorti con la controriforma, a partire da vent’anni dopo l’ultimo Concilio di Trento del 1563, avevano bisogno di nuove chiese per le numerose congregazioni nate: tra tutte, la Chiesa del Gesù del Vignola (1584) fu il prototipo della chiesa congregazionale seguito nelle chiese del 1600. Dopo la Chiesa del Gesù furono costruite altre 3 chiese di questo tipo: Santa Maria in Vallicella (Matteo di Città di Castello – Martino Longhi il Vecchio) per gli oratoriani di San Filippo Neri, Sant’Andrea della Valle (Giacomo della Porta – Maderno) per i Teatini e Sant’Ignazio, altra grande chiesa gesuita. Dopo la canonizzazione di San Carlo Borromeo, a lui furono dedicate 3 chiese: San Carlo al Corso, San Carlo ai Catinari e la piccola chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane. Sorsero inoltre moltissime chiese di dimensioni medie e piccole, si eseguirono numerosi lavori di restauro e si realizzarono varie cappelle funerarie delle più influenti famiglie romane.

Sotto Sisto V e fino a Paolo V le opere erano spesso corali, di più artisti insieme, spesso con stili molto diversi tra loro. Al contrario, sotto Urbano VIII si tende ad affidare l’opera ad un solo artista, aiutato al massimo da assistenti. Le nuove chiese dovevano seguire, soprattutto nella decorazione iconografica, i nuovi canoni del Concilio di Trento e della Controriforma, secondo 3 principi base: chiarezza e semplicità, interpretazione realistica e stimolo emozionale alla pietà e soprattutto evitare la rappresentazione di nudi. Era compito dei nuovi artisti inoltre creare le nuove icone dei santi recentemente canonizzati.

Spesso i cicli pittorici e gli affreschi a decorazione delle chiese di fine '500 (nate come esempi di austerità e semplicità) risalgono alla metà del '600 e contengono la nuova iconografia fatta di soggetti biblici eroici, esempi di pentimento, martiri gloriosi e visioni o estasi mistiche.

Completamento di San Pietro (1603 - 1629) Roma – Maderno

  • Maderno è primo architetto a San Pietro tra il 1603 e 1629 e affronta il completamento della basilica – succedendo alla fase di lavori di Giacomo della Porta e dello zio, Domenico Fontana, apportati al progetto di Michelangelo.
  • All’elezione di Paolo V (1605) prevale l’idea di terminare la pianta di Michelangelo con un corpo longitudinale.
  • Nel progetto nuovo di Maderno erano comprese due grandi cappelle, come raccordo tra l’impianto centrico e il corpo longitudinale e la pianta assumeva una forma scalare, restringendosi sensibilmente verso la facciata.
  • Le campate trasformarono la chiesa in un organismo a tre navate, con profonde cappelle inserite lungo le mura perimetrali (nel clima della Controriforma la pianta fu così ricondotta a una croce latina, tipologia capace di ospitare un maggior numero di fedeli, che trasformava la chiesa in uno "strumento di culto di massa").
  • Per la facciata, con un grande atrio che la separava dalla chiesa, fu indetto un concorso, vinto poi da Maderno.
  • La facciata è articolata da semi-colonne d'ordine gigante che inquadrano gli ingressi e la Loggia delle Benedizioni.
  • L'opera, realizzata dal 1608, mutò il progetto di Michelangelo e attenuò l'impatto della cupola sulla piazza antistante.
  • Maderno riprende l'ordine gigante previsto da Michelangelo, lo spiana però su un unico piano prospettico, senza il marcato avanzamento del pronao centrale (Maderno riprende la soluzione del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio di Michelangelo) come ai lati, anche in facciata, c’è un attico superiore.
  • L’ordine secondario, a sostegno dei portali in facciata ha le colonne recuperate dall’antica basilica costantiniana.
  • A lavori praticamente ultimati, per volere di papa Paolo V, alla facciata vennero aggiunti i corpi dei campanili: torri campanarie caratterizzate da due esili edicole, aperte da serliane timpanate e sormontate da una lanterna.
  • La costruzione dei campanili si interruppe nel 1622 e le due torri, rimaste incomplete al primo ordine, finirono per aumentare le dimensioni orizzontali della facciata, che per questo apparve sproporzionata e piatta (senza le ultime campate sui due lati, basi dei campanili aggiunti al progetto, non darebbe questa sensazione di orizzontalità).
  • Successivamente la questione dei campanili fu ripresa da Gian Lorenzo Bernini: approvato il progetto e dato inizio alla costruzione, si manifestarono preoccupanti problemi statici alle fondazioni che decretarono la sospensione dei lavori e l'abbattimento di quanto eseguito fino ad allora.

San Giuseppe, Milano – Richino

  • Edificata nella prima metà del XVII secolo, considerata il capolavoro di Francesco Maria Richini, che ne progettò gli spazi unendo due corpi a pianta centrale a formare una pianta longitudinale.
  • Per primo riesce ad accentuare la centralità di un impianto della controriforma.
  • La chiesa segna convenzionalmente l'inizio del periodo barocco milanese e rappresentò per i primi anni del '600 il prototipo della chiesa a pianta longitudinale nel nord Italia e in parte dell'Europa centrale.
  • L'architetto milanese fece un ampio uso di elementi da lui appresi nel soggiorno romano, aggiornando e superando i modelli classici del manierismo lombardo in uso, per questi motivi la chiesa di San Giuseppe viene generalmente considerata come il primo edificio pienamente barocco di Milano.
  • Richino prova a dare alla chiesa un aspetto unitario all'esterno: la facciata della chiesa non è più un semplice abbellimento esterno della struttura indipendente: l'altezza dell'ordine inferiore della facciata pari all'altezza del presbiterio, e l'altezza dell'ordine superiore pari all'altezza dell'ottagono del tiburio.
  • Facciata divisa su due ordini scanditi da lesene e colonne, quello inferiore centrato sull'unico portale della chiesa, con ai lati vi sono due nicchie timpanate, e quello superiore con un finestrone centrale, raccordato con la base da due volute e concluso in alto con un frontone ottenuto dalla sovrapposizione di una soluzione triangolare e curva.
  • Pianta longitudinale risultato della composizione di due spazi a pianta centrale: il primo dall'ingresso è costituito da un ambiente ottagonale (ottenuto dal taglio degli spigoli dello spazio quadrato) mentre il secondo, leggermente più piccolo, presenta una pianta quadrata a cui si affiancano due cappelle laterali.
  • I due spazi sono congiunti da un arco, che rimarca la separazione tra i due ambienti riservati a fedeli e clero.
  • Monumentale spazio coronato da una cupola su colonne binate di ordine gigante poste sui lati obliqui dell'ottagono.
  • Tra le colonne binate ioniche di granito rosa lucidato sono presenti delle porticine con sopra nicchie con statue, sormontata da tribune.
  • La chiesa conferma dunque la fusione tra gli stilemi tradizionali lombardi (tiburio ottagonale e colonne perimetrali) e i nuovi temi del barocco romano appreso nei viaggi del giovane architetto (volta a cupola al posto della tradizionale copertura a vela).
  • Richino, abile architetto di chiese, fu però sfortunato poiché nel tempo, con la trasformazione di Milano, gran parte delle sue opere andarono distrutte.

Palazzo di Brera, Milano (1661 – 1686) – Richino

  • Costruito da Richino per ospitare il collegio della compagnia di Gesù.
  • Il termine "brera" deriva dal longobardo "braida" e indicava un "campo o un terreno in prossimità dell'abitato".
  • L'ordine religioso medievale degli “Umiliati”, che vi risiedeva fu abolito nel 1571 con bolla pontificia di papa Pio V e il convento di Brera fu ceduto ai Gesuiti per la realizzazione di un'istituzione a scopo d'istruzione.
  • Il progetto fu affidato a Richino che però morì prima di completarlo – sarà concluso nella facciata solo nel 1795.
  • L'edificio attuale rispetta il progetto del Richino con un esterno in mattoni di colore rosso scuro con rinforzi agli angoli.
  • Regolari paraste a bugnato e cornici sporgenti marcapiano.
  • Prospetti con basso zoccolo a livello della strada antistante su cui poggiano i finestrini incorniciati del piano semi-interrato con cornice marcadavanzale al di sopra, finestre del piano terra e mezzanino superiore.
  • Ordine superiore con fascia marcapiano marcata, finestre del primo piano timpanate alternate.
  • Cornicione terminale a mensole.
  • Bicromia tra paramento murario laterizio ed elementi sporgenti in pietra (finestre, cornici, stipiti d’angolo e zoccolo).
  • Cortile d'onore centrale circondato da un elegante porticato su due piani identici con arcate su colonne binate e breve tramo di trabeazione sopra ai capitelli.
  • Colonne del primo piano rialzate su piedistalli alti quanto le balaustre che li collegano.
  • Paraste binate sul muro interno del cortile in corrispondenza delle colonne binate.
  • Campate del loggiato voltate a vela e scandite dai doppi archi in corrispondenza di colonne e paraste.
  • Bicromia tra paramenti murari stuccati in bianco e i segni scuri di cornici e marcapiano, arcate, capitelli delle paraste.

San Salvatore, Bologna (1605) – Magenta

  • Una chiesa dedicata al Salvatore esisteva da antichissimi tempi in Bologna ma la chiesa attuale fu cominciata nel 1605 e terminata nel 1623 su disegno del già ricordato frate barnabita Giovanni Magenta.
  • Chiesa a pianta longitudinale con navata unica corredata da otto cappelle laterali comunicanti.
  • Navata scandita da pilastri e colonne corinzie scanalate libere addossate e dall’alternarsi di campata corta e lunga.
  • Arco trionfale a separare crociera e navata che spezza la trabeazione continua lungo navata e cappelle.
  • Navata voltata a botte con lunette e cupola in crociera con lanterna superiore - terminazione del coro ad abside.

Palazzo dell'Università (1634-36) Genova – Bartolomeo Bianco

  • Il Palazzo dell'Università di Genova (ex Collegio dei Gesuiti) è prima sede dei Gesuiti, e poi dell'Università di Genova.
  • L’ampio spazio al primo piano è occupato dall'Aula Magna, edificata come salone per gli esercizi spirituali.
  • Palazzo su 4 livelli che si sviluppa verso la collina posteriore e si armonizza con la pendenza del terreno.
  • Cortile porticato su due piani, con logge sui 4 lati ad arcate a tutto sesto su colonne binate e tronco di trabeazione.
  • Logge voltate a botte scandite da campate quadrate delimitate da doppi archi a tutto sesto in corrispondenza delle colonne (esterno) e delle paraste (internamente).
  • Scala monumentale centrale che raggiunge il primo livello con il cortile centrale loggiato (riprende Bibl.Laurenziana).
  • Il cortile penetra l’atrio e si fondono insieme guadagnando visibilità e luminosità.

Palazzo Borghese (1596) Genova – Bartolomeo Bianco

  • Iniziato sotto la proprietà di monsignor Tommaso del Giglio, che lo fece erigere secondo un progetto del Vignola.
  • A fine '500 il palazzo venne acquistato dal cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, che nel 1590 ne affidò l'ampliamento a Martino Longhi il Vecchio.
  • Nel 1596 il palazzo fu acquistato dal cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V) insieme ad altri piccoli edifici adiacenti, poi Iniziarono nuovi lavori di ampliamento ad opera di Flaminio Ponzio verso piazza Borghese.
  • L'opera comportò tempi lunghi che videro impegnati anche architetti come Carlo Maderno e Carlo Rainaldi.
  • Il complesso, chiamato "il cembalo", per la sua inconsueta forma curva paragonabile appunto ad un cembalo, è considerato una delle quattro meraviglie di Roma, insieme al dado Farnese, scala Caetani e portone di Carboniani.
  • La facciata principale si affaccia su largo della Fontanella di Borghese con un maestoso portale tra due colonne su cui poggia un ampio balcone con finestra sormontata da un gran timpano triangolare.
  • Facciata su tre piani oltre a due ammezzati: al primo piano le finestre sono edicolate, mentre le finestre del piano nobile presentano timpani triangolari e centinati alternati.
  • Dal portale si accede al portico, sovrastato da una loggia ed arricchito da due grandi statue.
  • Cortile interno, opera di Martino Longhi il vecchio, è circondato da 100 colonne di granito doriche e ioniche.
  • Il cortile è il risultato dell’importazione del cortile in stile lombardo a Roma.
  • Il cortile, grazie al sistema a serliane continue lascia trasparenza alla visuale verso il giardino.
  • Eletto papa Paolo V, il palazzo viene ampliato e rinnovato.

Carlo Maderno

(VG) Facciata di Santa Susanna alle Terme di Diocleziano, Roma

  • Il capolavoro di Maderno, primo esempio pienamente realizzato di architettura barocca.
  • Momento di straordinaria qualità nel passaggio complesso dal tardo Manierismo romano all'inizio del '600.
  • Anticipa alcune ricerche barocche sul tema della visione e del rapporto con il contesto urbano.
  • Graduale avanzamento verso l'esterno della parte centrale della facciata, ottenuto tramite scatti in avanti successivi degli elementi strutturali (che evidenziano l’assialità centrale della chiesa): le colonne al livello inferiore emergono progressivamente dalla parete, prima come semicolonne, poi a ¾ ed infine come colonne intere affiancando il portale centrale le paraste sul livello superiore emergono allo stesso modo verso la loggia centrale.
  • L’ordine inferiore di colonne e semicolonne sostiene la trabeazione con fregio e incisione al di sotto di un timpano.
  • Un basamento inferiore rialza l’ingresso con scalinata e plinti ai lati su cui poggiano colonne e semicolonne.
  • Al di sopra del timpano curvo del portale, sopra alla trabeazione, c’è un altro timpano triangolare.
  • Al secondo livello una seconda fascia basamentale sostiene le paraste con capitelli corinzi.
  • Volute laterali attenuano il restringimento della porzione superiore di facciata.
  • Superiormente è conclusa da un importante timpano triangolare con balaustrata al di sopra.
  • Loggia delle benedizioni centrale con finestrone edicolato con colonne a sostegno del timpano curvilineo.
  • Come gli elementi strutturali, anche gli elementi decorativi partendo dalle iscrizioni e le volute, passando alle nicchie edicolate con statue, fino al portale e alla loggia ben evidenti gli elementi acquisiscono spessore e tridimensionalità.
  • Tutta la facciata si muove come spinta verso l’esterno, tutto si protrae verso il punto più sporgente del portale.
  • Il processo di concentrazione progressiva è leggibile sia dall’esterno all’interno che dall’alto verso il basso.

L'età del Barocco

Papa Urbano VIII (1623 – 1644) dà inizio a una nuova era, grazie alla sua personalità molto diversa dai papi della Controriforma, dai grandi interessi umanistici e artistici. Urbano VIII consolidò la Controriforma e considerò i Gesuiti come principali alleati della cristianità. Il rapporto tra arte e fede cambia profondamente, come cambia la considerazione dei gesuiti dell’opera d’arte. Un nuovo misticismo prende piede nel '600 e influenza anche le opere d’arte. Secolarizzazione della Chiesa e degli Ordini che mutarono il rigore e lo spirito austero della controriforma a favore di interessi mondani, ricchezza, intrighi politici. Tendenza generale verso l’estetismo e l’apprezzamento dell’arte nei circoli religiosi. Mecenatismo papale, per le imprese private delle famiglie (Barberini, Pamphili e Chigi) e l’abbellimento di Roma. Assenza dell’imparzialità di fine '500: tutte le fabbriche importanti vengono affidate sempre ai soliti nomi. Bernini, Cortona, Borromini, grandi individualisti del barocco che incontrano pieno appoggio dei pontefici coevi. La religiosità e il misticismo entrano nell’arte creando capolavori di grande forza evocativa. Ritratti e statue di santi in estasi o rapiti da una visione rappresentano il culmine del misticismo e coinvolgono l’osservatore rendendolo partecipe testimone della manifestazione soprannaturale dell’atto mistico.

Il carattere della “doppia visione” consiste nella rivelazione al fedele della visione del santo: la visione/illuminazione avuta dal santo è ora una scena manifesta anche all’osservatore, tramite gesti, luce, espressioni e dramma. L’inverosimile viene reso convincente attraverso l’opera di persuasione dell’artista basato sui principi di Aristotele (2° libro del “retorica”) secondo cui la rappresentazione dell’emozione è il mezzo della persuasione: l’esperienza emotiva diventa l’obiettivo principale dell’immagine religiosa barocca. La maggior parte delle nuove chiese sono piccole ma monumentali nell’aspetto, non nelle proporzioni. Ogni nuova fabbrica esprime i caratteri di perpetuità e trionfo della chiesa, gloria della fede e sacrificio. Nel tardo '600 dopo Bernini, Cortona e Borromini Roma perde la sua centralità e acquisiscono importanza le città di Venezia, Torino, Genova e Napoli.

Gian Lorenzo Bernini

Il Barocco comprende molte correnti artistiche differenti, ma l’impronta più importante è quella di Gian Lorenzo Bernini, che per ol...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher icodeca96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Roca De Amicis Augusto.
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