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Lez. 1: 28 febbraio 2018

Architettura in Francia, tra crisi del barocco e rivoluzione

Il Barocco è un’unitarietà tra le parti, tra concavo e convesso, coinvolgimento complessivo dell’edificio, linguaggio che alla fine del '600 non viene più ritenuto accettabile, non è più opportuno, viene messo in discussione a favore di una maggior chiarezza e rigore dell’edificio, di una maggiore classicità. L’obiettivo è ottenere una maggior chiarezza volumetrica e quindi una quasi totale assenza di decorazione.

Reazione agli eccessi del Barocco e del Rococò. Conseguente necessità di fondare l’attività artistica su principi fissi, basati sulle leggi della natura e della ragione. Classicismo: “Riesumazione, imitazione o riapplicazione dei principi dell’arte e dell’architettura greca o, più spesso, romana”. Non è una questione stilistica ma di metodo il ritorno al concetto di classicismo è un tentativo di ritornare ad una norma canonica di legge ed ordine nella composizione.

Questa necessità di superamento del linguaggio Barocco avviene inizialmente in Francia perché qui, il Barocco, che aveva avuto origine in Italia, viene portato alla compiutezza. Con Versailles si ha infatti il concetto estremo del Barocco, una piena maturazione del linguaggio. Un ulteriore esempio è il castello di Richelieu (1631) in Francia che diverrà il modello per le residenze barocche di campagna.

In particolar modo questa reazione era stata determinata anche dal progetto di Bernini per l’ala est del museo del Louvre, dove la classicità, relazione delle parti e fluidità si mostrano pienamente, progetto che viene rifiutato dalla corte francese ormai non più orientata al barocco, come invece era il progetto di Bernini.

L'Accademia Reale di Architettura

Nella corte francese il superamento del Barocco avviene anche grazie all’istituzione dell’Accademia Reale di Architettura, istituita dal ministro Colbert nel 1671. Si vuole stabilire un percorso di insegnamenti per i giovani architetti uguale per tutti. Questa accademia ha un principio basilare che accomuna tutti gli insegnamenti: la ragione, che viene espressa attraverso la matematica e la geometria. Viene scelto un principio solido, non artistico, matematico e geometrico, in linea con il cambiamento che sta avvenendo in questo periodo nella cultura francese ed europea.

Sulla base anche del Razionalismo di Cartesio, secondo cui la base di ogni discussione è la ragione (intesa come matematica, geometria, fondamento della bellezza), si introducono una serie di elementi e argomenti che vengono rifiutati e ritenuti inopportuni, come l’architettura medievale che aveva una sua complessità, e l’architettura michelangiolesca, quindi dal manierismo in poi l’architettura viene vista come non razionale quindi non viene proposta all’interno dei corsi dell’accademia quindi in un certo senso osteggiata.

Troviamo un’elaborazione di un ordine, una sorta di concorso per realizzarlo; quindi l’Accademia è un simbolo tra prima e dopo, che segna la fine del barocco e l’inizio di un approccio razionale.

Francois Blondel e Claude Perrault

Il primo docente di questa accademia è Francois Blondel (1617-86), direttore generale dei lavori di Parigi, con formazione di approccio ingegneristico, propone nell’accademia uno dei primissimi manuali di storia dell’architettura “Cours d’Architecture” (1675-83). Unica opera di F. Blondel: Porta S. Denis (1672), che richiama un arco di trionfo, con obelischi centrali, con un chiaro riferimento alla classicità.

Il secondo personaggio importante sia per carattere pratico che teorico è Claude Perrault (1613-88), che realizza la traduzione del trattato di Vitruvio (1673) in maniera critica e contemporanea. La prima caratteristica di importanza di questa traduzione è che le proporzioni non sono più tradotte attraverso il corpo umano e la natura, ma si ritiene che l’idea di proporzione debba essere un accordo tra architetti che arrivano ad un punto comune.

Relativizzazione di un concetto fino ad allora empirico, che diventa ora un qualcosa di più strutturato. Subentrano due principi in base ai quali viene organizzata l’architettura: il riferimento all’uso, che riprende i concetti primari di Vitruvio (Firmitas – Utilitas – Venustas):

  • Positivo: uso, necessità dell’edificio (solidità, salubrità, comodità);
  • Arbitrario: bellezza, dipendente dalla consuetudine e modelli ma anche dalla conformità delle parti all’uso.

La simmetria, che nel testo vitruviano corrispondeva al moderno concetto di proporzione, viene da Perrault ridefinita in un’ottica moderna: la moderna simmetria in senso di assialità è fissata dal punto di vista teorico come criterio della bellezza positiva e diventa il dogma del Classicismo.

Progetto per l'ala est del Louvre

Completamente differente dal progetto di Bernini, troviamo una regolarità degli elementi, una proposta di simmetria, un corpo centrale che individua l’asse di simmetria e la specularità delle due ali che lo circondano. Data la presenza di un corpo centrale, in realtà gli elementi laterali convivono in modo altrettanto equilibrato (cosa non pensabile in un edificio Barocco). Fu proprio questo equilibrio a determinare la vittoria del suo progetto rispetto agli altri, pieni di “disparità”.

Viene utilizzata la colonna binata, tipico elemento del '500. L’ordine cambia costituzione: da lesena all’estremità, a pilastro, a colonna nella parte centrale, per poi diventare colonna addossata al muro al centro. C’è un pieno utilizzo di una connessione tra gli elementi e gli ordini utilizzati per la facciata con gli elementi all’interno della facciata. Una precisa gerarchia: parte centrale, le due ali laterali simmetriche e a ogni spazio organizzato gerarchicamente è assegnato un ordine. Questo edificio segna la fine del linguaggio Barocco.

J.L. de Cordemoy e la teoria del carattere

J.L. de Cordemoy, Nouveau Traité de toute l’Architecture, 1706. Personaggio secondario, che articola la sua teoria partendo sempre dal trattato di Vitruvio, ma cambia il concetto di venustas, ora il decoro o la bellezza dipendono dalla funzione; in questo rimodellamento troviamo un discorso che comprende una funzionalità, e comprende anche la rispondenza sociale dei committenti (Galeazzo Alessi ad esempio, introduce il decoro dell’edificio in corrispondenza al ceto sociale a cui apparteneva il committente).

G. Boffrand e il concetto di carattere

G. Boffrand, Livre d’architecture, 1745. L’architettura deve rivelare sia l’intenzione del progettista sia quelle del committente. Fondamentale è il concetto di carattere dell’edificio: ogni edificio deve esprimere e rivelare, dall’esterno fino agli arredi, il carattere del suo ideatore e la funzione per cui è stato costruito. Tale concetto getta le basi per l’Architettura Parlante e per quella Rivoluzionaria.

Jacques-Francois Blondel e la scuola privata

Jacques-Francois Blondel, 1705-74. Personaggio che si stacca dall’accademia, decidendo di aprire una scuola “privata” con studenti come Boullée e Ledoux. Anche lui scrive “Cours d’Architecture”. I suoi allievi recepirono certi aspetti della tipologia dei suoi edifici: i monumenti per la magnificenza (archi e porte di trionfo), i monumenti sulle piazze reali, obelischi e teatri.

Riprende da Boffrand la teoria del carattere, e quindi i concetti di proporzione e di stile (funzione espressiva di un edificio). Per lui la forma perfetta di un edificio deve dipendere soprattutto da un’elaborazione formale e la funzionalità dello stesso edificio, da questo dipendono tutte le parti dell’edificio.

Affermava: “l’unità consiste nell’arte di conciliare nel proprio progetto la solidità, la comodità, l’ordine senza che vada distrutta alcuna di queste tre parti”. Avanzò anche suggerimenti concreti: la forma per l’esterno e la praticità per l’interno, la forma per gli edifici pubblici e la praticità per quelli privati.

Abate Marc-Antoine Laugier: ritorno alle origini

Insieme a questa tendenza verso il classicismo c’è una tendenza a ritornare alle forme originarie in senso razionale. Un azzeramento del linguaggio architettonico per ripartire dalla capanna primitiva; questo era il pensiero dell’Abate Marc-Antoine Laugier con il suo libro “Essai sur l’Architecture” (1753 e 65). In questa teorizzazione di tornare alla capanna primitiva, indica un ritorno ad una capanna naturale, che cresce da rami degli alberi, non si tratta di elementi statici, non ci sono ad esempio dei tronchi tagliati che vanno a costituire uno spazio, ma è una struttura viva e che si sviluppa naturalmente.

La verità dell’architettura sta nella sua logica costruttiva. Concetto di funzionalismo che sostituisce quello di destinazione d’uso. In Francia in questo periodo abbiamo quindi due correnti, una la razionalità che mette in relazione forma e funzione e, dall’altro lato, un personaggio autonomo (Laugier) che introduce un altro indirizzo quello più naturalistico, a cui bisognava ispirarsi. Un cambio totale di mentalità ancora prima delle realizzazioni, con docenti che cambiano le loro dinamiche.

Chiesa di Sainte-Geneviève

I concetti principali, di purismo geometrico delle forme e del “vero strutturale ed estetico”, possono essere riscontrati in un edificio, la Chiesa di Sainte-Geneviève, di Jacques Germain Soufflot, dal 1756 e poi portata avanti da Quatremere de Quincy fino al 1791, contiene le sepolture di tutti i personaggi importanti di Francia. Detta anche il “Pantheon di Parigi”, nel suo insieme, rompe con gli stili classico e barocco dei secoli precedenti grazie alla perfetta simmetria, l'originale altezza delle colonne - che la distinguono, ad esempio, da Saint-Louis des Invalides - e il rifiuto di qualsiasi eccesso decorativo.

Jacques Germain Soufflot (1713-80) studia all’accademia delle arti di Lione, dove presenta un confronto tra le chiese gotiche e quelle moderne, nel 1731 compie il primo viaggio in Italia, progetta l’Hotel Dieu di Lione nel 1741, che gli diede notorietà. Progetta con un’influenza ancora barocca ma troviamo un inizio di progettazione per parti, attraverso la caratterizzazione come possiamo vedere nel colonnato intorno al tiburio. Questa divisione per parti è uno dei nuovi apporti contrario all’approccio unico e continuativo barocco.

Quatremere de Quincy afferma che: “il peristilio tende a diminuire l’effetto dell’insieme che si trova suddiviso non in due parti, bensì in due unità ciascuna delle quali nuoce all’altra, il che fa pensare a due edifici indipendenti”. Effettivamente gli intenti di Soufflot erano quelli di unire la leggerezza degli edifici strutturale degli edifici gotici con la purezza e la magnificenza dell’architettura greca.

Nel 1791 dopo la rivoluzione la chiesa di Sainte-Geneviève diventò un santuario laico e venne definito Pantheon, furono modificati molti elementi: un prospetto classico e una pianta basata sul principio di unire 4 vani quadrati tra di loro, sia a livello di pianta che nell’alzato, giustapporre quindi 4 volumi a pianta quadrata convergenti verso un punto centrale. Volontà di semplificazione formale, che porta a questa convergenza dei volumi. Illuminazione principalmente dall’alto, dalla parte centrale che si sviluppa tramite un tamburo con il peristilio che è la cupola a chiusura dell’edificio. Quattro arconi a sostenere lo sviluppo in altezza e a collegarlo agli elementi perimetrali convergenti.

Mentre fino ad allora l’atteggiamento delle composizioni barocche era l’estroversione, ovvero la tendenza a svilupparsi verso l’esterno, ora si ha una sorta di semplificazione geometrica e composizione di volumi con una convergenza verso un centro che si sviluppa verso l’alto, tra questi primi esempi e la completa razionalizzazione dello spazio passeranno ancora alcuni secoli. L’atteggiamento mentale che creò la Place du Pantheon era l’introversione e ne derivò una forma centripeta.

Eredità del pensiero architettonico francese del XVIII secolo

Traité theorique et pratique de l’art de batir, 1802, J.B. Rondelet (allievo di Soufflot).

Il testo è concreto, pratico, non propone temi di carattere generale si basa sul principio che architettura = arte della costruzione, in senso tecnico. Tutto il trattato è sviluppato a partire da questo presupposto e in questa direzione. È costituito da 5 volumi che si riferiscono ai materiali, alle costruzioni in pietra, alle strutture murali, costruzioni in legno, strutture in ferro, teoria delle costruzioni e stima delle opere.

È un testo che si stacca da tutti i testi precedentemente scritti, prevale l’approccio pratico. La teoria intesa come arte della costruzione, è una scienza che guida tutte le opere pratiche. È il risultato dell’esperienza e del ragionamento, fondato su principi scientifici applicati all’opera d’arte. È per mezzo della teoria che un abile costruttore giunge a determinare le forme e le giuste proporzioni. Per Rondelet, l’architettura non è arte della fantasia ma della Scienza, le cui leggi sono dettate dal bisogno e dalla necessità.

L’Architettura in Francia:

  • Claude Perrault: traduzione del trattato di Vitruvio, 1673; simmetria definita in chiave moderna: progetto per la facciata est del Louvre (completata nel 74).
  • de Cordemoy: Nouveau Traité de toute l’Architecture, 1706; interessato alla purezza geometrica degli edifici, come reazione alle soluzioni barocche, molti edifici potevano anche non avere ornamenti.
  • G. Boffrand: Livre d’Architecture, 1745; concetto di carattere dell’edificio: ogni edifico deve esprimere e rivelare, cominciando dall’esterno sino all’arredamento, il carattere del suo ideatore e la funzione per cui è stato costruito (ripreso da J.F. Blondel).
  • Abate Laugier: Essai sur l’architecture, 1753; bellezza ritrovata nella semplice natura da cui provengono tutte le regole; capanna originaria come principio e misura di ogni forma architettonica (colonna, architrave, timpano).
  • Chiesa di Sainte-Geneviève: Jacques Germain Soufflot, dal 1756.
  • J.B. Rondelet e primo trattato interamente dedicato ai problemi tecnici.

Lez. 2: 02 marzo 2018

Gli architetti rivoluzionari

È improprio ritenere l’architettura “rivoluzionaria” solo se compresa tra 1789 e 1799. Gli architetti rivoluzionari rivoluzionano, appunto, il linguaggio architettonico e lavorano in un periodo vicino alla Rivoluzione Francese (il motivo di questo nome agli architetti non è perché hanno partecipato alla Rivoluzione). Parliamo di architetti con un approccio totalmente differente:

  • dissociazione da schemi secolari,
  • mutato atteggiamento nei riguardi dei materiali,
  • intento di esercitare un effetto diverso sullo spettatore,
  • riorganizzazione dell’insieme architettonico con forme nuove e schemi di geometria elementare.

Rivoluzione architettonica: gli architetti hanno un ruolo attivo in questo processo, possono essere considerati gli architetti della Rivoluzione Francese, per quanto abbiano lavorato decenni prima e dopo.

La riscoperta di questi architetti, in particolar modo Ledoux, Boullée e Laqueu, si deve a uno storico di arte viennese, Emil Kaufmann (1891-1953), che scrive saggi già dal 1924, ma di rilevante importanza è quello che scrive nel 1934: Origine e sviluppo di un’architettura autonoma. Cosa lega questi architetti? La semplificazione geometrica e formale che in questo periodo fa i primi passi, prima di una completa razionalizzazione (questo approccio diventerà la base di sviluppo di Le Corbusier).

Kaufmann scopre un’epoca rivoluzionaria ricca di soluzioni innovative, in cui l’architettura abbandona il superfluo basandosi sulla vitalità della struttura. Questi architetti sono accomunati dalla proposta innovativa che si stacca dal passato: la scelta di soluzioni geometriche e volumetriche semplificate, che nonostante l’apparente semplificazione non perdono un forte valore simbolico, trasmettono sempre un valore aggiunto. I volumi sono sovrapposti e accostati contro l’armonica organizzazione barocca. Comunque la geometria non impoverisce i significati dell’architettura ma anzi sarà l’intermezzo con il fruitore.

Nel 1952 scrive “Tre architetti rivoluzionari. Boullée, Ledoux e Lequeu” e nel 55 “L’Architettura dell’Illuminismo”.

Etienne Louis Boullée

Etienne Louis Boullée (1728-93) inizia formandosi come pittore, poi diventa allievo di J.F. Blondel. Pochi edifici realizzati e dal 1781 si dedica a progetti non costruttivi. La sua fortuna è stata quella di trovare un committente talmente ricco che lo finanziò nei suoi studi e nelle sue ricerche, quindi non lavorò mai, passò la sua vita seguendo una sua ricerca teorica. Non si hanno infatti realizzazioni architettoniche di Boullée, resta sempre in fase progettuale poiché i suoi progetti non sono destinati alla costruzione, ma vogliono costituire un museo ideale di architetture. La fase costruttiva secondo Boullée diventa un’arte secondaria.

Il suo contributo è un testo teorico “Essai l’Art” (1781-93). Questo inizia con “ed io anche son surpittore…” come ricerca di un valore di percezione, di partecipazione simbolica da parte dello spettatore, caratteristica solita dell’opera d’arte. L’impressione che l’opera dà sullo spettatore diventa molto importante. In questo volume elabora una serie di edifici pratici, non destinati alla produzione, ma una sorta di esercitazione accademica sulle diverse tipologie, a creare un’ideale catalogo di architettura, attraverso un...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raggifederico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Iacobone Damiano.
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