Storia II - prof. Ferretti
Il Cinquecento è un secolo che si distingue per la grandiosità dei cantieri e per un approccio all’architettura riguardo al lessico e alla conoscenza degli aspetti tecnologici. Si guarda l’antico con occhi nuovi, mantenendo come riferimento i modelli architettonici spaziali. Per esempio, la complessità degli spazi termali romani o le loro basiliche sono presi in esame in questo periodo.
Il confronto tra la chiesa cattolica e la Controriforma
Il Cinquecento vede anche il confronto tra la chiesa cattolica e la Controriforma (1517) con Martin Lutero che pone le basi per la riforma protestante. La chiesa cattolica risponde alla Controriforma con il Concilio di Trento (1545-63). Questo non produce forti definizioni per l'architettura, ma pone le basi per un ripensamento tra fedeli e liturgia, il quale avrà riflesso nella disposizione architettonica liturgica. Il Concilio determina la presenza della fonte battesimale in ogni chiesa (prima di questa decisione solo le pievi erano dotate di fonte battesimale, ora battezzarsi è diventato anche uno strumento di controllo). Inoltre, sono abbattuti i setti murari che dividevano la parte del culto da quella del clero.
Nel 1577 Carlo Borromeo scrive le istruzioni per arredamenti sacri, che sarà un manifesto non solo per il 1500.
L'evoluzione delle ville nel Cinquecento
La villa del Quattrocento è dedicata all’othium, luogo dei piaceri intellettuali. Nel Cinquecento, la villa assume una nuova forma: l’attività agricola diventa più importante, la villa diventa quindi centro produttivo a causa di un processo di ri-feudalizzazione (i prodotti provenienti dall’occidente sono conservati in queste ville). Nelle ville medicee del Cinquecento si trova un nuovo rapporto tra architettura e giardino. Il giardino è sempre più grande e la parte verde è controllata dall’uomo. Il giardino è ricco di fontane e giochi d’acqua per rendere stupore e meraviglia; il messaggio è una natura maligna ma controllata dall’uomo.
Cambiamenti urbanistici e architettonici
Francesco di Giorgio Martini e anche Leonardo Da Vinci avevano già organizzato una città ideale. Per esempio, nel Quattrocento si trovano Pienza, Ferrara, Urbino caratterizzate da una forte regolarità, ma dovuta a una riqualificazione, non nascono nuove città. Il cambiamento nel Cinquecento sta nelle forti autorità che governano molte signorie, perciò cambiano gli obiettivi. Si realizzano grandi demolizioni (per esempio per la costruzione degli Uffizi) per la gerarchizzazione degli spazi. Le nuove esigenze di difesa prevedono modificazioni che trasformano ampiamente l’immagine, come adeguare le cinte murarie di una città a strutture più basse e diverse.
Nuovi codici architettonici
Nel Cinquecento gli architetti mettono a punto nuovi codici. Raffaello e Baldassarre scrivono una lettera a Leone X, l’obiettivo scritto è quello di conservare le rovine di Roma ed è proposto un progetto di rilievo con piante e sezioni previste, con parti acquerellate, esattamente come funziona oggi (nel Quattrocento non era così – questo progetto non fu realizzato). Importantissimo è l’introduzione della stampa, che porta una svolta al sistema di copiatura manuale da taccuino a taccuino che includeva inevitabilmente la perdita di materiale. Con la stampa è presente una matrice, tutto diventa più chiaro e semplice per la diffusione grazie alle officine tipografiche.
Il Cinquecento e la cultura del trattato
Il Cinquecento, grazie all’introduzione della stampa e alla presenza di officine tipografiche, è il secolo del trattato. La prima edizione a stampa di Vitruvio è del 1485 commissionata dai Riario (Michelangelo). Nel 1511 a Venezia, viene pubblicata un'edizione illustrata e nel 1521 un'edizione illustrata tradotta e commentata da Cesare Cesariano. Nel 1513, viene stampato assieme a un altro testo di Vitruvio, il trattato di Frontino: testo dell’antichità sugli acquedotti romani.
Le edizioni di Vitruvio e l'influenza su Raffaello
Raffaello prenderà come importante riferimento le edizioni di Vitruvio. Nel 1556 e 1567 si vedono i disegni di Palladio e traduzioni di Daniele Barbaro, curatore di edizioni di Vitruvio. Nel 1550 avviene la traduzione in volgare di "Re edificatoria" di Cosimo Morelli con illustrazioni, e nel 1550 "Le vite di Vasari". Altre edizioni includono Sebastiano Serlio che pubblica un libro dedicato alle pareti rustiche, fornendo quindi dei modelli.
Vasari e la maniera moderna
Si può concludere che il fiorentino diventa la lingua dell’architettura. Vasari scriverà: “con Michelangelo inizia la maniera moderna”. La maniera moderna è per Vasari la volontà di superare la mimesi della natura per arrivare al superamento, liberandosi verso una dimensione originale e espressiva. Sempre Vasari: “Michelangelo ha rotto i lacci”, ovvero M. conosce talmente bene il mondo classico che inventa nuove melodie. Il concetto cinquecentesco è di un’arte non più nazionale ma europea, grazie al fenomeno del viaggio: italiani alloggiano presso le certi francesi, come Bernini per il Louvre.
Richiami ordini architettonici
L’ordine architettonico è il sistema geometrico che regola i rapporti del costrutto, è quindi un sistema di proporzioni. Gli ordini architettonici sono: dorico, tuscanico, ionico, corinzio, composito. L’ordine trionfale, per marcare l’utilizzo dell’architettura, è usato molto da Michelangelo perché i giochi di ombre mettono in rilievo l’architettura. L’ordine trabeato: dove la trabeazione è sorretta da colonne. L’ordine ad arcate: dove pilastri sorreggono archi. Il cornicione con trabeazione all’antica è riproposta da Michelangelo in Palazzo Farnese.
Standardizzazione degli ordini nel Cinquecento
Nell’antichità non avviene la codificazione standardizzata tra altezze, diametri. Nel Cinquecento questa varietà non è ritenuta accettabile, tutto deve essere ricodificato. Infatti, nel 1562 il trattato di Vignola “Le cinque regole dell’architettura” dimostra come si può ritornare all’ordine tuscanico partendo dal diametro della colonna. Questo trattato è il più stampato durante il Cinquecento, dato che attraverso i disegno si può facilmente capire come riprodurre i diversi ordini architettonici. Michelangelo è il precursore del Barocco. Dal capitello ionico classico inventa un nuovo capitello ionico, visibile a Roma a Palazzo dei Conservatori in Piazza del Campidoglio (Palazzo che non terminerà causa la sua morte nel 1564. Il lavoro sarà continuato da Giacomo della Porta).
Bramante e le sue opere
Bramante si ricorda per il tempietto in S. Pietro in Montorio; per Santa Maria della Pace dove troviamo l’utilizzo dell’arcata teatrale: sistema trabeato che inquadra un sistema ad arco. Inoltre, ricordiamo il cortile del Belvedere (Roma) con le logge vaticane decorate da Raffaello, la scala. Palazzo dei Tribunali (via Giulia) che è incompiuto, è stato il prototipo per gli Uffizi. Palazzo Caprini, caratterizzato dal bugnato finto, una tecnica antica recuperata per l’economicità. In similitudine si ricorda Palazzo Te di Giulio Romano in laterizio con rivestimento in travertino modellato per dare le sembianze del bugnato. (Giulio Romano è allievo di Raffaello, Raffaello è allievo di Bramante il quale fa riferimento a Piero della Francesca).
Progetti urbani di Bramante
Bramante è uno dei primi che pensa in scala urbana, si pensi alla riqualificazione del tratto via Giulia e via Lungara, da un tessuto irregolare sono tagliati questi due assi. In via della Lungara sono realizzate delle Ville (Villa Farnesina di Peruzzi allievo di Francesco di Giorgio). Via Giulia è in onore di Papa Giulio II della famiglia della Rovere con stemma la quercia.
La serliana nella facciata degli Uffizi
La serliana: fornice arcuato affiancato da due elementi di trabeazione. È usata come simbolo del potere, nella facciata degli Uffizi verso l’Arno si trova una doppia serliana con sopra la statua di Cosimo I. La serliana si trova inoltre nella basilica palladiana.
Opus sectile e composizione a macchia aperta
Opus sectile: tecnica che prevede il taglio di lastre sottili di marmi pregiati che vengono ricomposti a funzione decorativa. Si può vederne l’uso nel pavimento nel Pantheon, nella villa Adriana a Tivoli. Composizione a macchia aperta con il marmo: Ravenna – San Vitale. Usati marmi di spoglio per formare motivi decorativi a macchia aperta.
Villa Madama e altri progetti incompiuti
Progetto iniziato da Raffaello ma portato avanti da Antonio da San Gallo il Giovane (incompiuto): Villa Madama a nord di Roma sulla strada che collega Roma con Firenze, il committente è Leone X. È un complesso di edifici che cerca di eguagliare alla villa romana (non a caso siamo nello stesso momento in cui si sta studiando Villa Adriana a Tivoli). All’interno troviamo il sistema di opus offictum.
Caratteristiche del Palazzo Medici
Palazzo Medici è caratterizzato da un atrio vitruviano che dà importanza al portale con colonne in verde antico recuperato dall’architettura antica. Il cornicione è michelangiolesco e qui è ben visibile la tecnica dello scultore!
Schizzi di Bramante per la pianta di San Pietro
Per quanto riguarda gli schizzi di Bramante su pergamena per la pianta di San Pietro è da ricordare che si tratta di disegni di rappresentazione ma in scala.
Michelangelo 1475 - 1564
Michelangelo è protagonista di cambiamenti epocali, come il sacco di Milano avuto dai francesi. M. nasce come scultore e avrà il suo esordio nel soggiorno romano durante il 1490 con la scultura in marmo di Bacco: il braccio si distacca dal corpo, la gamba è in movimento! Tutte situazioni pericolose per la formazione di possibili crepe. Tutto ciò rispecchia una grande conoscenza del marmo, tanto che quando ne ha la possibilità sceglie personalmente i blocchi di marmo da usare. Per la scultura La Pietà, M. tiene presente dove sarà collocata! Dà quindi molta importanza al luogo.
Il marmo e le cave carraresi
Il marmo proveniente dalle alpi apuane presenta le cave di Carrara che sono state riaperte dal XII sec (prima lo erano state con i Romani), fino a questo momento c’era l’uso di marmi di spoglio. La posizione diversa del marmo determina una finitura diversa, il fatto che sia più o meno candido a seconda della visione delle venature. La famiglia Cibo Malaspina era a capo delle cave carraresi, mentre troviamo le cave fiorentine di pietra santa.
La tomba di Giulio II
Il primo incarico di Michelangelo è la tomba di Giulio II, prevista per essere collocata in San Pietro in Vaticano mentre posta in San Pietro in Vincoli. Inizialmente la collocazione pensata per S. Pietro in Vaticano era sotto la cupola poi il luogo si sposta in fondo alla chiesa, nel coro; questo segnala un'evoluzione nel concetto di chiesa. Si tratta di un sepolcro libero su 4 lati, composto da 42 statue, avente l’ordine architettonico delle paraste dove i prigioni diventano tutt’uno con l’architettura. È importante sottolineare che M., mentre è incaricato nella decorazione del Salone dei Cinquecento, lascia il suo incarico per andare ai piedi del Papa Giulio II della Rovere per la progettazione del suo sepolcro.
Michelangelo e la sua eredità
Giulio II morirà nel 1513, e la tomba prevista è più sobria dato il cambio di collocazione in San Pietro in Vincoli. M. brucia gran parte dei suoi disegni, questo sta a segnalare che lui sceglie cosa tramandare della propria immagine. Nel progetto della tomba per Giulio II, M. fa dialogare la scultura con l’architettura in termini di spazio. Il Bernini farà la stessa riflessione per la collocazione del Baldacchino in San Pietro in Vaticano. Questa sensibilità è già un’impronta architettonica: un’opera che vive e si confronta con lo spazio naturale e costruito.
La scultura di Michelangelo
Le sculture di M. sono figure che si liberano dal marmo, è chiara la predisposizione per l’architettura. La scelta del costoso e pregiato marmo di Carrara è giustificata in questo periodo perché l’importanza del materiale specifico non è data dal valore economico ma dalla qualità materica e dal ruolo che il materiale ha avuto nella storia, che va ben oltre dal valore economico. Per esempio, M. utilizza la pietra serena per finiture esterne! Un materiale morbido e di facile corrosione a differenza della pietra forte. M. sceglie questo materiale perché vuole fare certe immagini e dare messaggi che con solo questa pietra avrebbe potuto fare, ma sa anche che nei secoli successivi sarebbe stato sostituito con un altro materiale.
Il concorso per il tamburo del Duomo di Firenze
Nel 1507 partecipa al concorso per il tamburo del Duomo di Firenze, dove lavora per chiaro-scuro, per masse, anticipando il lavoro di Palazzo Farnese; quindi il cornicione, la trabeazione tripartita con architrave, fregio e cornice a gettante.
Michelangelo e l'architettura
Quasi quarantenne M. accede all’architettura grazie soprattutto alla fama che possiede per aver lavorato per il Papa. Il progetto di M. per la facciata di San Lorenzo (incompiuto) era previsto in marmo. Nonostante sia un lavoro incompiuto, rimane uno snodo cruciale per la storia dell’architettura. Leone X decide che la presenza dei Medici deve essere coronata dalla realizzazione della facciata di San Lorenzo. M. vince il concorso e comincia a studiare l’articolazione dell’architettura antica. M. copia diversi disegni di rilievo, quindi non esegue in prima persona il rilievo, cerca gli elementi fondamentali: non cerca la decorazione ma le regole, il rapporto tra le parti. Per esempio non “copia” il disegno di rilievo con l’architrave tripartito ma come unico elemento, e si capisce lo studio per capire i vari aggetti nelle parti.
Le versioni della facciata di San Lorenzo
M. realizza due versioni per la facciata di S. Lorenzo:
- Tra il 1516/19 in 2D “a lastra”, con disegni di presentazione, quindi acquerellati con parti figurative con una parte centrale tetrastila (come in S.M.Novella) e un sistema di piedritti.
- Conservato in casa Buonarroti è un modello 3D, il progetto prevede il prolungamento della navata centrale (ritrovato in San Pietro in Maderno). Il modellino originariamente era bianco per dare il senso del marmo, c’erano profonde nicchie per la collocazione di statue, un piano attico e un registro inferiore.
La Sacrestia Nuova e il contributo di Vasari
Tra i disegni di M. sono state ritrovate “distinte di taglio” (tecnica ancora usata oggi) per le indicazioni delle dimensioni dei blocchi di marmo che avrebbe voluto. Nel 1518 muore Lorenzo de Medici (Duca di Urbino) padre di Caterina de Medici e nipote del Papa. Per il Papa è quindi il momento di completare la Sacrestia in San Lorenzo per il sepolcro dei membri Medici. M. organizza un capitolato dei materiali usati da Brunelleschi nella Sacrestia Vecchia per avere un modello, infatti il risultato sarà simile ma superato! Dopo averlo studiato M. supera il modello!
La chiesa di San Lorenzo presenta una cupola emisferica cassettonata (in chiaro riferimento al Pantheon), e avrebbe dovuto essere il modello per la cupola della Sacrestia Nuova secondo il progetto di M., quindi presentare cassettoni stuccati. Le finestre non hanno andamento parallelo ma convergente, sono finestre rastremate, in riferimento alla Villa Vesta a Tivoli. Nella Sacrestia Nuova si trovano statue idealizzate, non immagini realiste dei due defunti! Le pareti sono decorate tramite l’ordine architettonico e i materiali (pietra serena, marmo). Le tombe si trovano ai lati della Sacrestia. La sistemazione di fondo è eseguita dal Vasari. Si tratta quindi di un progetto di M. ma realizzato da altri. L’approccio di M. all’antico è evidenziato nel fianco del sarcofago, dove troviamo elementi scomposti dal palinsesto classicista per creare un motivo nuovo.
La Biblioteca Laurenziana
Nel 1530 M. si occupa della Biblioteca Laurenziana, il committente è Giulio de Medici (Clemente VII). Inizialmente la scala si presenta come un ambiente drammatico che sfocia nella Sala di Lettura per una serena orizzontalità. Questa sala è edificata su un piano e c’era quindi il bisogno di superare un dislivello: la soluzione è stata la scala monumentale interna trattata come elemento esterno. L’introduzione alla sala di lettura avviene lasciando una parete con colonne alveolate, con una soluzione d’angolo dove si sovrappongono più elementi. Nella sala di lettura è evidente il rapporto pavimento (realizzato dopo la partenza di M. da Firenze) e soffitto in legno. Si nota che in ogni elemento c’è molto carattere, tanto da diventare difficile da descrivere causa il loro interagire.
M. realizza anche disegni dal vero, su intonaco per gli scalpellini; e modelli in legno in scala 1:1 in modo da verificare l’effetto compositivo direttamente sul luogo.
Palazzo Pitti
Questo palazzo attraversa diverse epoche: nel 1450 è di proprietà del mercante fiorentino Luca Pitti e si presenta in competizione con Palazzo Medici. Palazzo Pitti sarà poi acquistato nel 1550 da Eleonora da Toledo (nobildonna napoletana) e Cosimo I. Esternamente il palazzo presenta un omogeneità del bugnato, diversamente da Palazzo Medici che invece è liscio. Si trovano gigantesche ghiere e conci centrali per un’altezza di 2m. L’utilizzo di queste pietre importanti è giustificata dalla presenza di una cava proprio nel retro del Palazzo. A metà del ‘500 il giardino di Boboli andrà a cucire la ferita di questa cava. A metà del ‘500 il Palazzo è acquistato dai Medici e diventerà una reggia perciò è stato ridisegnato. Nel 1618 sono aggiunte campate e quindi si stabiliscono dimensioni gigantesche. Per la modellazione delle pietre sono ripresi gli stessi strumenti del ‘400, quindi c’è l’intenzione di non stravolgere l’immagine del Palazzo. A fine ‘500 sono costruite quindi le finestre. La piazza è realizzata demolendo edifici preesistenti. Si può definire l’uso materico tipico fiorentino (la pietra fiorentina).
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