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STORIA DELL’ARCHITETTURA E

ITINERARI TURISTICI

Appunti 2019/2010

Prof Enrico Lusso

Con il corso della storia le esigenze della società cambiano ed è proprio per

rispondere ad esse che l’uomo inizia a costruire: dal momento che gli spazi non

riescono più ad essere coerenti con le funzioni per cui erano stati definiti, le tecniche

costruttive variano. L’architettura è di per sé un processo sperimentale e lo “stile”

non è una scelta consapevole, ma la conseguenza di un’innovazione tecnica che

cancella in qualche modo tutto quello che c’è stato prima, ma che continua

comunque a dare priorità allo spazio.

L’architettura è equilibrio tra spazio, funzione e struttura: attraverso la costruzione

di una struttura, lo spazio viene pensato per svolgere una determinata funzione.

Esso deve essere commisurato in termini strutturali alla funzione (capacità di

rispondere in modo più o meno appropriato all’obiettivo che ci si prefigge prima di

costruire) per cui è stato progettato. Se l’architettura è strutturalmente connessa

con la funzione (ciò che avviene all’interno di uno spazio), l’edificio costruito non è

esso stesso architettura ma è parte di essa (l’architettura è, allo stesso tempo, il

“contenitore” ma anche il “contenuto”). Ciò che risponde alla funzione è lo spazio:

l’architettura è fusione di uno spazio a cui viene data una funzione e della struttura

che viene data allo spazio.

La storia dell’architettura si occupa di problemi tecnici.

Vitruvio, un architetto del I secolo a.C., scrive un trattato, il “De Architettura” in 10 libri.

Secondo Vitruvio ci sono 3 principi alla base dell’architettura (esiste se ci sono questi 3

principi): 1. FIRMITAS = stabilità

2. UTILITAS = utilità

3. VENUSTAS = bellezza

Un’architettura è tale, se è stabile e utile (commisurato alle esigenze).

Costruiamo degli edifici per circoscrivere degli spazi a cui vengono attribuite delle

funzioni --> l’architettura non è l’involucro, ma è lo spazio funzionale circoscritto dalla

struttura che noi vediamo e che noi (sbagliando) consideriamo l’architettura.

Parlare di architettura implica parlare contemporaneamente dell’involucro e dello spazio

interno.

Ciò che determina l’architettura è lo spazio perché è quello che diventa funzionale. 1

Martina Cargiolli STORIA DELL’ARCHITETTURA

In determinati periodi storici l’architettura ha cambiato forma.

La storia dell’architettura è la disciplina che studia i cambiamenti formali che

intervengono nell’architettura nel corso dei secoli che dipendono maggiori o minori

capacità di incidere e di organizzare la struttura costruita dell’edificio.

Nel tempo sono cambiati i materiali e le tecniche costruttive. Entrambi hanno un ruolo

determinante nel definire la struttura resistente e di conseguenza nelle possibilità

spaziali interne dell’edificio.

La storia dell’architettura si occupa di studiare le ragioni per cui cambia la forma

dell’architettura. Il cui fine è di definire uno

spazio

Per convenzione la storia dell’architettura parte dal Medioevo, periodo che si

suddivide in Alto Medioevo (caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 – anno

1000) e Basso Medioevo (anno 1000 – scoperta dell’America nel 1492), e si sviluppa

principalmente durante l’Età Moderna (scoperta dell’America nel 1492 - Rivoluzione

francese nel 1789).

In base ai periodi storici possiamo evidenziare quelle che sono le principali fasi

architettoniche:

 Romanico, che prende forma nella seconda metà del X secolo (Alto

Medioevo) per esaurirsi verso la seconda metà del XII secolo (Basso

Medioevo);

 Rinascimento, che prende forma verso gli anni ’30 del XV secolo per esaurirsi

poco prima della Controriforma del 1560;

 Classicismo e Barocco, che prendono forma nel XV/XVII secolo per esaurirsi

nei primi decenni del XVIII secolo.

DIFFERENZE TRA ARTE E ARCHITETTURA

- Rapporto tra l’artista e l’opera d’arte e l’architetto e l’architettura: l’artista prende

il suo strumento e agisce, l’architetto non interviene direttamente.

ARTISTA -------- PRODOTTO (rapporto diretto)

ARCHITETTO ------------- MAESTRANZE------------ PRODOTTO

Se il quadro non viene bene, è colpa dell’artista, se una struttura crolla, è colpa delle

maestranze, non dell’architetto (lui h fatto il progetto). 2

Martina Cargiolli

Es. Brunelleschi nel momento in cui deve costruire la Cappella di Santa Maria del fiore

incontra maggiori difficoltà nel comunicare con le maestranze su come doveva essere

costruita la cappella.

- Dimensione e complessità della gestione dello spazio: l’architettura necessita di

uno spazio, lo sottrae al mondo.

- Rispetto all’artista l’architetto non ha contatto diretto con l’edificio che progetta

poiché non è lui a costruirlo

- Una volta costruita non si può spostare

- Si fa portatrice dei valori simbolici del suo committente

- L’architettura tende a creare un contesto per attrazione: costruito un edificio,

questo diventa elemento che suscita la produzione dell’architettura e quindi dal

semplice edificio viene a crearsi la città.

- Ha un esigenza di ordine pratico

PUNTO IN COMUNE

Esiste anche un punto di contatto tra architettura e arte: entrambe trasmettono un

valore simbolico che ha a che vedere con un’altra polarità fondamentale: il committente

(colui che vuole e paga l’architettura).

Chi commissiona l’architettura si aspetta che il prodotto finale lo rappresenti, che sia

testimonianza del fatto che l’abbia voluto lui.

L’architettura perciò, come l’arte, diventa uno strumento per trasmettere un valore

simbolico. E di conseguenza diventa un modello per quelli che si ritrovano nel valore

rappresentato dall’architettura.

1000 1100 1200 1300 1400 1500 1600 1700

MEDIOEVO dal 476 (caduta dell’Impero Romano d’occidente) al 1000

BASSO MEDIOEVO dal 1000 al 1492 (scoperta dell’America)

ETA’ MODERNA dal 1492 al 1789 (Rivoluzione francese)

Architettura romanica = da pochi anni prima dell’anno 1000 fino agli anni 40 del XII

secolo

Architettura gotica è un’evoluzione dell’architettura romanica MARTEDI 04/02

LO SPAZIO E LA STRUTTURA

L’architettura si compone di due essenze: lo spazio e la struttura. 3

Martina Cargiolli

Modo con cui tradizionalmente si costruisce (NO ESAME)

Nel periodo dalla fine del X secolo al XVIII secolo le tecniche costruttive mantengono un

aspetto stabile (mattone, pietre…). Cambiano degli aspetti di dettaglio che permettono

di realizzare alcune strutture.

FORZE AGENTI E AZIONI DI COMPRESSIONE E TRAZIONE

Per garantire stabilità ad un edificio bisogna ricorrere alle nozioni di statica e scienza

delle costruzioni, ovvero a quei principi di Fisica, Chimica e Meccanica che assicurano

l’equilibrio della costruzione, cioè lo “stare in piedi” e non crollare.

Le forze che agiscono su una costruzione sono molteplici: innanzitutto il peso proprio

della struttura e i carichi accidentali (persone, arredi, merci depositate, ecc.). Ci sono poi

le forze esterne dovute agli agenti atmosferici (vento, pioggia, peso della neve, ecc.),

agli eventi ordinari (oscillazioni del traffico stradale, spinta del corso dell’acqua su un

ponte, ecc.) o a quelli straordinari (sismi, bufere, ecc.).

Gli edifici vengono, inoltre, sollecitati da due tipi di azioni: compressione e trazione.

Essendo ogni forza compensata da un’altra di pari grandezza ma di direzione opposta, la

condizione di equilibrio viene raggiunta quando la somma di tutte le forze e dei loro

momenti è pari a zero.

Metodi costruttivi tradizionali

SISTEMA TRILITICO: metodo più antico codificato dall’uomo per

 costruire. Con questo sistema si costruivano le sepolture.

È un sistema basato sull’utilizzo di tre pietre: due elementi verticali su

cui viene applicato un elemento orizzontale --> in gergo tecnico si

chiama TELAIO (applicato ancora per le strutture con cemento armato).

Nel sistema trilitico i due elementi verticali si chiamano PIEDRITTI e l’elemento

appoggiato al di sopra è l’ARCHITRAVE.

es. Stonehenge

Questo modello funziona e lo usiamo ancora oggi, ma oggi funziona perché noi lo usiamo

con un altro materiale: il calcestruzzo plastico. La pietra è solida, pesa ed è poco

elastica. Se viene sollecitata da forze esterne si può spezzare.

Questo fatto fa sì che questo sistema funzioni, ma fino a un certo

limite.

L’architrave si può facilmente spezzare.

Il sistema trilitico ha perciò un limite di crescita intrinseco = il limite

del sovraccarico della struttura può essere interno agli elementi che lo compongono, in

particolare interno all’architrave.

L’architrave aumenta di peso quando devo aumentare la distanza tra i piedritti. C’è un

limite oltre al quale non posso andare indipendentemente dal sovraccarico, perché

l’architrave crolla. 4

Martina Cargiolli

Tutta l’architettura greca romana si basa su questo principio. Nell’ordine architettonico

l’elemento orizzontale si chiama trabeazione e si basa sullo stesso principio che continua

a essere limitato dalla

distanza tra i due elementi verticali (INTERCOLUMNIO). Bisogna quindi trovare un

equilibrio tra l’intercolumnio e il peso dell’architrave.

LE STRUTTURE SPINGENTI

La soluzione al problema del sistema trilitico è data dalle cosiddette strutture spingenti

(utilizzate per realizzare i piani orizzontali degli edifici): una nuova concezione costruttiva

che sostituisce l’arco all’architrave.

Le due principali forme di strutture spingenti sono gli archi e le volte, che comportano sia

aspetti positivi (costruzione su più piani) sia aspetti negativi (crisi della struttura

circostante).

L’ARCO

Per superare questo limite agisco sull’architrave --> viene superato in epoca romana con

l’introduzione dell’ARCO La novità dell’arco è che l’elemento orizzontale viene

spezzato in elementi di dimensioni più piccole. Non è un

monolite di pietra scolpita, ma è costituito da più elementi,

i CONCI: delle specie di trapezi

posizionati uno a fianco all’altro che

agiscono tra di loro per attrito in

modo da facilitarne la costruzione.

La costruzione dell’arco è complessa

perché bisogna ricorrere a strutture temporanee per

allestirlo. Si usano delle CENTINE, strutture di legno

temporanee sulle quali vengono appoggiati i conci. Il

concio di chiave è l’ultimo che viene posizionato e che

chiude l ’arco

I due elementi verticali sono i PIEDRITTI, e possono essere scomposti in più elementi. Il

punto in cui terminano i piedritti e inizia l’arco è il PIANO DI IMPOSTA. Normalmente è

segnato dalla presenza di CAPITELLI che fuoriesce rispetto all’arco (è l’elemento sul

quale viene appoggiata la centina).

L’arco ha tre facce: la MOSTRA/GHIERA che è quella che vediamo da davanti,

l’INTRADOSSO è quella che vediamo dal basso, quella che sta sotto e l’ESTRADOSSO

quella che sta sopra

Il primo tratto di arco sopra il piano di imposta viene chiamato RENE/SPALLA dell’arco

ed è la parte più resistente dell’arco. 5

Martina Cargiolli

La distanza tra i due piedritti si chiama LUCE. La luce determina la CORDA (distanza tra

i due punti di appoggio, tra le due imposte)

FRECCIA è la distanza tra la mezzaria della corda e l’intradosso dell’arco

Corda e freccia definiscono geometricamente la forma dell’arco. Corrispondono a corda

= diametro e freccia = raggio

- Se la freccia è la metà della corda, ha un

arco a tutto sesto o semicircolare

- Se la freccia è minore della corda, si ha

un arco a sesto ribassato o scemo

- Se la freccia è maggiore della corda, si

ha un arco a sesto acuto o rialzato

In questo tipo di sistema, gli archi spingono i propri sostegni verso l’esterno:

scomponendo il vettore della forza spingente che punta verso l’esterno si ha un

vettore verticale (che crea compressione) e un vettore orizzontale (che crea

trazione). Per ottenere una maggiore stabilità, si cerca di eliminare la componente

orizzontale con le seguenti soluzioni:

si aumenta la massa del piedritto costruendo murature molto spesse;

 si applica una forza uguale e contraria all’interno per controbilanciare la

 spinta verso l’esterno, aggiungendo, ad esempio, delle catene di ferro;

si applica una forza uguale e contraria all’esterno per controbilanciare la spinta

 verso l’interno, aggiungendo, ad esempio, un arco rampante (elemento tipico del

o Gotico);

si lavora sul rinfianco aumentando il suo peso, aggiungendo, ad esempio, torri e

 guglie.

L’arco al proprio interno ha le ragioni del proprio crollo: non è una struttura

architettonicamente stabile.

LA VOLTA

Le volte si chiamano sistemi spingenti.

I tipi di volta si classificano sulla base di come sono generate geometricamente a partire

dall’arco:

- VOLTA A BOTTE: volta generata per traslazione orizzontale del piano dell’arco

- CUPOLA: determinata per rotazione dell’arco teorico rispetto un asse verticale

coincidente con la freccia. La cupola spinge radialmente rispetto alla sua imposta.

- VOLTA A CROCIERA: determinata dall’intersezione di due volte a botte. Questa

rispetto alla volta a botte a alla cupola ha il vantaggio di poggiare su 4 punti. Sono

sufficienti 4 piedritti per sostenere la struttura (continua a mantenere i problemi

dell’arco). Permette di ridurre al minimo il numero di appoggi, ma crea dei

problemi strutturali per le spinte diagonali e orizzontali. 6

Martina Cargiolli

- A VELA: si genera per rotazione di un arco intorno alla sua freccia; non

presuppone un appoggio continuo ma sono sufficienti degli elementi puntiformi

posti ai 4 angoli, che sono però di per se i punti deboli di un muro continuo.

MERCOLEDI 05/02

IL MEDIOEVO: L’ARCHITETTURA ROMANICA

CONTESTO STORICO

Produzione architettonica che va dagli ultimi decenni del X secolo (età ottoniana) agli

anni 40 del XII secolo (quando nascerà l’architettura gotica).

Bisogna considerare il periodo storico: dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente

(476 d.C.) si apre un periodo caratterizzato dalle scorrerie cicliche dei popoli barbari

(popoli nomadi dell’Asia centrale che sulla spinta di altri popoli che si inseriscono nel loro

spazio vitale si spostano verso occidente, fino ad occupare parte dell’Impero Romano).

I barbari erano così chiamati perché portatori di una cultura diversa dalla cultura

romana. È una cultura in cui il rapporto con la città è molto importante: la cultura

romana è una cultura urbano centrica, che produce città.

La città secondo una definizione è il mercato (nascono per motivi economici).

Mercato inteso come luogo dove vengono raccolte e redistribuite una serie di beni che

provengono dal

territorio circostante della città (dall’area di diretta influenza della città stessa). Nella

città c’è il mercato, parte delle materie prime che vengono introdotte viene consumato e

il surplus viene trasferito altrove.

È un sistema molto raffinato.

La città può esistere se c’è un territorio in cui è inserita e che in un certo modo lei

controlla.

Nel momento in cui c’è una popolazione che vive nel territorio circostante la città, che si

preoccupa di renderlo economicamente produttivo, coltivandolo e generando flussi di

beni verso la città, è evidente che i cittadini non devono più preoccuparsi della loro 7

Martina Cargiolli

sussistenza perché c’è qualcun altro che se ne occupa. È una rivoluzione perché in

epoca precedente ognuno era contemporaneamente produttore e consumatore.

Erano comunità è autosufficienti rispetto all’esterno.

sono forme autarchiche dove la produzione

viene interamente consumata all’interno della comunità che la

produce (dove ognuno deve preoccuparsi di

mantenersi in vita).

Se esiste un territorio economicamente produttivo che produce i beni necessari per la

sopravvivenza dei cittadini, si libera una forza lavoro che può occuparsi di altro, come ad

esempio la politica cioè al governo della città.

Mentre il mondo romano è urbano centrico, i barbari sono popolazioni nomadi. Questo

può essere un difetto perché impattando il mondo romanizzato priva di valore questo

sistema.

Il mondo romano è quindi mandato in crisi da nuove popolazioni che non riconoscono

alcun valore all’assetto e alla gestione del territorio che fino ad ora era stata adottata:

non vengono più mantenute in efficienza le strade e spariscono i collegamenti a lunga

percorrenza, va in crisi il sistema di approvvigionamento della città e il mercato non ha

più risorse per mantenere la classe che si occupa della parte politica ecc. → le città

perciò vengono abbandonate, la gente torna a vivere all’esterno e va a ricercare il cibo

altrove.

Noi sappiamo che l’assetto insediativo altomedievale è costituito da tanti piccoli

insediamenti (piccole famiglie, piccoli gruppi) che consumano ciò che producono. Per

questo il sistema usato dall’Impero Romano viene gradualmente abbandonato.

Lo scenario generale sociale in cui si innesta il tema ar

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher artymarty23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Lusso Enrico.
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