Storia dell'architettura antica
Architettura greca
Ordini
- Policromia
- Cnosso e Micene
- Nascita del tempio
Età arcaica VI secolo
A Paestum
Tempio di Hera
A Selinunte
Tempio C/G
A Siracusa
Tempio di Apollo
Ad Agrigento
Tempio di Ercole
IV secolo a.C. in Grecia
Tempio di Apollo a Corintio VI secolo a.C.
Tempio di Hera ad Olimpia 600 a.C.
Hera di Samo 570 a.C.
Kouras
Età classica in Grecia IV-V secolo a.C.
- Atena a Nike
- Eretteo
- Partenone
- Acropoli
- Propilei
- Tempio di Apollo a Bassae
- Tempio di Atena a Tegea
- Tempio di Zeus a Olimpia
- Tholos di Delfi
Età classica-ellenistica in Sicilia IV-III secolo a.C.
- Tempio Concordia ed Hera
- Tempio Segesta
- Tempio Selinunte E
- Tempio di Zeus Agrigento
- Athena a Siracusa
- Teatro di Siracusa
Età ellenistica IV-III secolo a.C.
- Tempio di Apollo a Didyma 330 a.C.
- Artemisione di Efeso
- Ara di Pergamo
- Olimpeon di Atene
La comparsa del popolo greco si verifica verso il 2000 a.C. I greci appartenevano al ceppo arioeuropeo, essi raggiunsero la penisola greca in tempi diversi e divisi per stirpe le quali si stanziarono in zone diverse di quest'ultima. Nel Peloponneso, dall'incontro delle genti greche con la civiltà cretese, nacque quella città con centro principale Micene, definendosi per l'appunto Micenea. La civiltà Micenea fiorì per circa quattro secoli (1600-1200) ed ebbe fine a seguito dell'invasione dei Dori (1200-1100), una stirpe greca dedita soprattutto alla azioni guerriere. Con l'invasione dorica ebbe inizio il cosiddetto medioevo ellenico secoli XI-VIII caratterizzato da un lato dalla dissoluzione delle vecchie forme politico sociali della civiltà micenea (tramonto della società a struttura feudale, declino del sistema politico economico detto del villaggio) dall'altro dalla feconda incubazione di una nuova fioritura culturale.
Fu un momento di importantissima connessione tra età micenea ed età classica. La cultura greca rappresenta davvero un inizio radicale in molte delle manifestazioni dello spirito occidentale, in particolare per gli aspetti qui sotto citati:
- Scoperta dell'uomo teoretico, l'uomo con la ragione deve scoprire la causa ultime delle cose e la liberazione della contingenza fenomenica e dall'errore della vera conoscenza, dove conosce la realtà per intervenire su di essa.
- Scoperta della conoscenza individuale e conseguente valorizzazione della dignità e libertà del singolo. Effetto di questa acquisita presa di coscienza sarà sul terreno politico-militare lo scontro vittorioso con la Persia che finisce per configurarsi come lo scontro tra due tipi ideali di società (l'occidente libertario contro il dispotismo orientale).
- Parallelamente sul terreno istituzionale l'acquisita coscienza dell'individualità fungerà da stimolo potente per la conquista della democrazia che ha una delle sue piene rappresentazioni nella repubblica di Atene del V secolo.
- Sul terreno economico sociale, la scoperta della coscienza individuale, con la sua stimolazione dello spirito d'intrapresa privata produrrà effetti ancora più carichi di avvenire per la storia dell'Occidente; la combinazione della proprietà privata con la produzione mercantile, creò le condizioni più favorevoli per il progresso tecnico e inaugurò quella via di sviluppo il cui sbocco fu il capitalismo industriale.
I greci nei confronti dell'arte hanno un proprio punto di vista in particolare non è una creazione spontanea e improvvisa ma una lunga e penosa conquista attraverso una serie di esperienze, è la conquista della techne non una manifestazione dello spirito, la rappresentazione umana per il greco è arte se e solo se appartiene ad un determinato stile. Lo stile ha come base la funzione, l'uso, i quali quando raggiungono la perfezione diventano legge deduttiva. Tutto ciò che serve ad uno scopo ed è riconosciuto da tutti allora per Vitruvio e per i Greci diventa arte.
I greci dunque cercano di carpire i significati profondi e individuali propri di ogni spazio naturale e quindi di costruire disponendo gli edifici secondo una distribuzione apparentemente libera, in realtà connessa con questa esigenza profonda di armonia e sintonia. Crollate le monarchie micenee non si applicarono più alla creazione di regge festose, ma si dedicarono alla caratterizzazione dei vari tipi di edifici civili e religiosi, in particolare proprio al tempio. Nell'età della polis l'arte prende dunque contatto con il popolo.
Inizialmente le prime espressione dei tempi sono molto semplici e povere. Durante le monarchie micenee erano simili a dei santuari, il primo punto di riferimento è il Megaron miceneo, ove il re amministrava la giustizia. Nulla è rimasto dei primitivi tempi realizzati con materiali poveri, i modelli votivi dell'Heraion di Argo e di Perachora danno un'indicazione preziosa di questa genesi. Significativo è il tempio Thermos che presenta attorno all'aula absidata una fila di colonne lignee. La comparsa di questo portico si deve sia alla funzione protettrice delle mura e sia per qualificare maggiormente la dimora. Un ulteriore esempio è il tempio di Era a Samo: all'inizio è costituito da una spazio rettangolare tagliato da una fila di sostegni disposti lungo l'asse longitudinale per risolvere problemi strutturali. In un secondo momento viene circondato da una fila di colonne, che creano un passaggio graduale tra spazio esterno ed interno.
In questa fase si eliminano la fila di sostegni interni, che viene sostituita da sostegni addossati alla parete, risolvendo il fluire dello spazio interno. L'architettura templare deriva dal sistema primordiale: sistema trilitico, piedritti e trave, il loro lessico elementare è dato dall'ordine architettonico. Codificato nel VI secolo il dorico (madre patria e Magna Grecia) e lo ionico il quale caratterizza la Ionia (Asia) ed infine il corinzio.
L'ordine dorico si presenta in una forma strettamente essenziale, lontana da riferimenti naturalistici, con elementi di sostegno meno slanciati di quelli di altri ordini. La colonna dorica non ha una sua base ma poggia su una platea stilobate circondata da gradoni crepidoma in genere tre. Il fusto della colonna è rastremato, cioè va restringendosi verso l'alto, evidenziando così l'area di contrapposizione di forze a quelle peso provenienti dell'architrave e convogliate dal capitello. Ha un profilo non costituito da una linea retta ma da una linea leggermente curva entasis che elimina l'effetto rigidità, dando quasi l'illusione del reagire di una materia elastica alle forze peso. Inoltre non è liscio ma ha scanalature poco profonde unite a spigolo vivo, che esprimono una spinta ascendente contrapposta alla pausa degli elementi orizzontali sovrastanti e rendono più evidente la visione della rotondità del del fusto stesso attraverso l'accentuazione del chiaroscuro. Il capitello, strumento che gradua il passaggio tra gli elementi verticali e quelli orizzontali, è costituito da echino e abaco. La forma dell'echino si avvicina ad un tronco di cono, invece più schiacciata e sporgente nel periodo arcaico. Mentre il fusto nella parte terminale presentale uno a tre tagli orizzontali hypotrachélion oltre i quali proseguono ancora per breve tratto le scanalature, vicino alla base dell'echino si osservano da tre a cinque anelli che fermano le scanalature del fusto stesso. L'abaco ha una forma di parallelepipedo a base quadrata. Sopra i capitelli corre l'architrave liscio, che insieme al fregio, e alla cornice costituisce la trabeazione. Le metope, tavolette di forma quadrata lisce o ornate da bassorilievi, e i triglifi, tavolette rettangolari aventi scanalature verticali si susseguono in ritmo alternato. Tra l'architrave e il fregio vi è una striscia piatta e sporgente taenia, sotto la quale, in corrispondenza di ogni triglifo è disposto un listello regula con gocce. La trabeazione si conclude infine con la cornice geison, che sporge e presenta nella parte inferiore mutuli e gocce, mentre è coronata nella parte superiore dalla gronda, sia sui fianchi del tempio che sui due lati inclinati dal frontone, che internamente racchiude un timpano sovente adornato da bassorilievi.
Nel tempio dorico gli architetti si trovano a dover affrontare il conflitto angolare costituito dall'interruzione nell'angolo del ritmo formato dalle metope e dai triglifi. Mentre nei templi primitivi, la lunghezza dei triglifi era della stessa misura del diametro superiore delle colonne, nel templi in pietra risultò più piccola. Di conseguenza dopo il triglifo posto in asse con la colonna d'angolo restava uno spazio che interrompeva il ritmo alternato dei triglifi rettangolari e delle metope quadrate. Gli architetti spostarono il triglifo sull'angolo per eliminare lo spazio anomalo e anche per terminare il ritmo e l'angolo stesso con l'elemento formale più connesso con l'ossatura strutturale e che sembrava aver maggior efficacia. Dapprima si ampliò la metopa prima del triglifo lasciando inalterato l'interasse tra le colonne. Risultando questo tipo di correzione troppo evidente in seguito, si lasciò l'ultima metopa uguale alle altre, ma si rimpicciolì l'interasse tra la penultima e l'ultima colonna. In questo modo la correzione non era più evidente quanto prima in quanto una metopa diversa quale elemento pieno è decisamente più percepibile di un diverso spazio vuoto e inoltre era risolta l'esigenza di avere metope uguali in quanto considerate spazi molto importanti dedicati alla divinità e alla raffigurazione di episodi mitici attraverso i bassorilievo. Tuttavia si diminuirono le dimensioni dell'intercolunnio dal centro verso l'esterno.
Tutto ciò consente di formulare un linguaggio solido e permanente. Il linguaggio può migliorare ma non sovvertire. Si cerca la Perfettibilità, la quale consiste nei ragionamenti proporzionali e si leggono soprattutto nell'ordine dorico. Ex: Partenone- Apollo a Siracusa. Sia negli alzati che nel tempio convergono l'intersezione di linee con curve. Infatti, si pensi all'entasis delle colonne e all'incurvamento dello stilobate e della trabeazione per correggere distorsioni ottiche, come nel caso del Partenone. Cosi lo stilobate, architravi e cornici, vennero realizzati con una certa convessità. Gli elementi verticali erano inclinati verso l'interno e verso l'alto per correggere l'effetto di caduta in avanti. L'intervallo tra le colonne d'angolo erano più grosse delle altre perché si era osservato che se realizzate uguali, sarebbero apparse più sottili di quelle che avevano come fondale il muro della cella. Subirà delle modifiche nel perfezionamento delle forme, tendenti all'idea di forme in equilibrio tra di loro (nessuna componente architettonica prevale sull'altra). L'equilibrio delle forme è uno dei pilastri fondamentali registrati nel V secolo. Gli elementi architettonici sono le decorazioni astratte; svastiche, greche e meandri.
L'ordine ionico ha forme di notevoli valori decorativi, essendo connesso con un ambiente artistico assai sensibile a tali valori. Il capitello presenta volute, palme, ovuli impiegati nella decorazione degli oggetti e dei mobili oppure nelle decorazioni murali. L'aspetto che maggiormente caratterizza quest'ordine, oltre la sua snellezza, è la forma del capitello con le tipiche spirali. La spirale, denota un'attenta osservazione naturalistica. Il capitello ionico è costituito da un abaco schiacciato e da un echino a pianta circolare intagliato a ovuli e racchiuso da una specie di cuscino. Che si arrotola a formare due volute. Il fusto della colonna ha scalanature che non si incontrano a spigolo vivo, ma che sono separate da sottili strisce piane. Ha una base costituita da due tori e da una scozia interposta, base che conferisce slancio ulteriore alla colonna stessa. Il plinto quadrato venne aggiunto in un secondo momento. La trabeazione era composta da un architrave diviso in tre fasce e da una cornice formata da elementi aggreganti e da dentelli. Arricchito da una fascia fregio trattata a bassorilievi posta sopra l'architrave. Il problema dell'angolo sorge nel capitello, per risolvere tale problema, i capitelli posti sull'angolo del tempio furono realizzati accostando le volute su due lati adiacenti.
Mentre l'ordine corinzio, presenta snellezza maggiore. Il rapporto tra il diametro di base, assunto come modulo, e l'altezza della colonna, comprendendo base e capitello, è di 1/10, mentre nell'ordine ionico è di 1/8 circa. In quello dorico, il rapporto con la base è in genere di 1/4 nei templi arcaici e di 1/6 in quelli di periodo classico. L'ordine corinzio si differenzia dallo ionico per la maggiore snellezza ma soprattutto per la caratteristica distintiva del capitello chiaramente ispirato alle forme vegetali. Esso, è costituito da una specie di campana rovesciata avente in basso due file di foglie di acanto, dalle quali emergono otto caulicoli, ciascuno sormontato da un calice, dal quale partono volute che sostengono gli angoli dell'abaco, realizzato a lati concavi, e un motivo a foglie o a fiori posto assialmente sulle quattro facce uguali del capitello. Nella trabeazione corinzia compare sempre il fregio.
Dal punto di vista tipologico il tempio presenta una cella naos contenente la statua della divinità, che costituisce il nucleo di tutto l'edificio. Alla cella a pianta rettangolare possono essere associati altri spazi quali un portico nella parte anteriore pronao, e un portico posteriore chiamato opistodomo. Il tempio viene chiamato in antis quando presenta un prolungamento dei muri laterali longitudinali della cella e doppiamente in antis quando questo prolungamento si riscontra anche nella parte posteriore. Prostilo quando presenta un portico anteriore, anfiprostilo quando ha anche un portico posteriore. Inoltre, può essere circondato da una fila di colonne periptero, due file di colonne diptero oppure può presentare semicolonne addossate alle pareti della cella pseudoperiptero. Inoltre in base al numero delle colonne presenti sul fronte, il tempio viene chiamato tetrastilo, pentastilo ecc. Il tempio non è sentito come oggetto inamovibile costituito da forme sottoposte a rigide e ferree leggi geometriche, ma nonostante l'apparente ripetizione di uno schema compositivo, è variato secondo sensibili modulazioni tra le parti e inoltre o di sottili trattamenti formali.
Mentre il tempio è organizzato basandosi su un asse di simmetria il recinto sacro non segue questa legge, tranne che nel periodo ellenistico, nel quale si rivelerà la caratteristica connessione tra tempio e recinto secondo leggi geometriche e sistemi di assi, caratteristica che porta ad un diverso tipo di espressione. Il themenos che racchiude l'area in cui pregano e si muovono i fedeli, è realizzato con una scelta consapevole in forme anti geometriche seguendo spesso i perimetri accidentati del terreno. Il tempio ha bisogno di essere vieppiù vitalizzato, da un particolare spazio esterno che offra svariatissimi punti di vista e che determini un'esigenza dinamica. Possiamo dire, dunque, che pur avendo ideato la composizione del tempio mediante un approccio simmetrico, i greci necessitano che questo oggetto architettonico sia letto in modo affatto uniforme da chi entra nel recinto sacro e che abbia un aspetto mutevole nelle varie ore del giorno attraverso la variazione delle luci e delle ombre. Infatti posandosi sulle colonne del porticato e sulle superfici scolpite, si crea nelle varie ore della giornata questo gioco quanto mai vario che non si verificherebbe nel caso di un volume prismatico o di superfici completamente lisce.
Le metope e i triglifi vennero realizzati per coprire gli spazi vuoti e le testate delle travi della struttura di copertura, proteggendoli dalle intemperie. L'esecuzione in cantiere non disponendo della calce veniva realizzata mediante l'ausilio di blocchi di pietra il quale doveva essere tagliato perfettamente sui piani di posa e non strisciato, ma trasportato con apposite macchine. Per collegare le pietre tra di loro si facevano delle colature di metallo fuso nelle incisioni di legamento. La colonna quando aveva grandezze notevoli si poteva fare a pezzi (rocchi) a differenza dell'architrave, i rocchi successivamente venivano disposti uno sopra l'altro e collegati mediante un foro corrispondente all'asse della colonna.
Oltre ai templi a pianta rettangolare compaiono anche edifici a carattere centrico tholoi in particolare destinati alla celebrazione di miti eroi.
La teoria delle proporzioni nell'arte greca di Panofsky. L'arte classica ammise il mutare delle dimensioni provocato dal movimento organico, lo scorcio risultante del processo della visione, infine la necessità di correggere, in alcuni casi l'impressione ottica dell'osservatore mediante adattamenti euritmici. Da qui il problema di stabilire un sistema di proporzioni che fissando le dimensioni oggettive, definisse nello stesso tempo quelle tecniche. Ammettevano una teoria delle proporzioni soltanto se quest'ultime consentissero all'artista la libertà di variare le dimensioni oggettive caso per caso.
Dalla fine del VIII secolo sino a tutto il VI secolo si estende il cosiddetto periodo arcaico. Al regime monarchico subentrò quasi ovunque un governo aristocratico, i profondi rivolgimenti politici e sociali che contraddistinguono questo periodo vennero compiendosi sotto la spinta di due fattori principali, lo sviluppo della polis aristocratica e la colonizzazione del Mediterraneo.
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