Architettura
L’architettura moderna risale alla seconda metà del ‘700 quando, con la rivoluzione industriale, gli architetti cominciarono a contestare Vitruvio, che per secoli fu un punto di riferimento dal Rinascimento. Nel suo trattato, sottolinea tre aspetti fondamentali per l’architettura:
- Solidità
- Utilità
- Bellezza
Gli architetti chiedevano criteri più oggettivi, a causa dell’affermazione dell’illuminismo, esigenza di legittimazione e razionalità, di nuove tecniche industriali, e della figura dell’ingegnere nel 1747, quando nacque a Parigi la scuola reale dei ponti e delle strade.
Con la Rivoluzione, avvenne inoltre un passaggio definitivo tra vita rurale ed urbana, dunque le città assunsero sempre più importanza. Si verificò inoltre una frattura irrompente tra artificiale e naturale, che solo il Movimento Moderno nel XX secolo cercherà di rimediare.
“Il sogno dell’architetto” (1840); l’autore Thomas Cole include tre stili: greco-romano, gotico ed egizio. In questo periodo, l’architetto entra in crisi, domandandosi quale sia lo stile adatto per la nuova epoca. La classe dirigente diventa infatti la borghesia, e gli architetti vogliono una nuova architettura che rispecchi i nuovi valori.
Due tendenze
Si sviluppano dunque due tendenze:
- Eclettismo: attingere a diversi stili assemblandoli, principalmente neoclassico e gotico. Charles Garnier realizza nel 1861 il capolavoro eclettico “Operà di Parigi”.
- Storicismo: riproporre un linguaggio architettonico del passato.
In questo periodo, gli architetti vengono sconvolti dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano, che li attirano sul luogo per documentarsi e non semplicemente informarsi.
Stili principali
- Neoclassicismo: logico, formalmente pulito, oggettivo, razionale.
- Neoclassico-romantico: gruppo di architetti ed ingegneri che vedevano in questo stile le leggi eterne di bellezze; i secondi apprezzavano inoltre la tipica standardizzazione con moduli e dunque la serialità facile di realizzazione.
Nicholas Ledoux, Porta parigina; non si notano elementi decorativi rilevanti, bensì rigore e pulizia formale. Si nota dunque come l’architetto abbia recuperato lo spirito romano ma rielaborandolo.
Karl Schinkel, “Altes Museum”; l’architetto dimostra come si possa seguire l’ideale classico senza copiarlo.
Labrouste, “Biblioteca di Sainte Genevieve”, attira per la sua estensione e luminosità, ricavata con l’uso di ferro e vetro, nuovi materiali realizzati industrialmente: il ferro sopporta grandi carichi avendo però uno spessore minore.
Stile gotico
Viollet-le-Duc, architetto francese che viene ricordato per il restauro di Notre Dame, non per progetti personali. Egli infatti voleva riproporre lo stile gotico, in quanto rappresentava lo stile della nascita della nazione francese, inoltre nel Medioevo la sintonia tra valori ed architettura appariva evidente: Zeitgeist.
Charles Barry, “Westminster”; l’architetto aderì allo stile gotico e per questo venne chiamato a restaurare l’edificio dopo l’incendio del 1836. Il gotico era infatti lo stile ideale, che rispecchiava l’identità nazionale inglese.
Materiali e tecniche
La nascita dell’industria siderurgica permise l’utilizzo di materiali come il ferro, la ghisa e l’acciaio, perfettamente abbinabili al vetro.
Fontaine, “Galerie d’Orleans” (1830); luogo d’incontro per la borghesia, il vetro permetteva la protezione da tutte quelle condizioni climatiche avverse.
Mengoni, “Galleria di Milano” (1865-67).
Nascono inoltre le ferrovie, e agli architetti viene affidato il compito di realizzare l’ingresso e la copertura dei binari, fondamentali perché si presentavano come il biglietto d’ingresso alla città. I materiali prediletti furono il vetro ed il ferro, che concretizzavano la necessità di visibilità.
Le strutture in ferro venivano prefabbricate per poi essere trasportate con treni e montate, si abbandona in questo modo la massa delle murature antiche, a favore della leggerezza.
Crystal Palace
J. Paxton, “Crystal Palace” (1851); l’edificio venne esposto alla Great Exhibition, ossia alla prima esposizione internazionale, organizzata dall’architetto Henry Cole ed il Principe Alberto. Subì acute critiche che lo definirono “una grande serra” ma ben presto si trasformò nel capostipite dell’architettura moderna: i suoi materiali innovativi rendevano infatti più facile smontare la struttura.
Il progetto durò nove giorni, e venne aggiunta volta per contenere gli alberi, serra. Introdusse inoltre:
- Sfiati per evitare il calore.
- Colonne di ghisa per raccogliere l’acqua piovana.
- Pavimenti galleggianti “ispezionabili” per non rovinare il terreno e per non camminare sul fango in giorni piovosi.
Larghezza 126 metri. Altezza 33 metri. Superficie 92.000.
Per il forte irraggiamento, gli allestitori crearono vari “stands”, che avevano la funzione di esporre le merci ma anche di riparo in caso di calore eccessivo. La costruzione, nella sua complessità, è rivoluzionaria non solo per l’estetica, ma anche per la sua funzionalità, sembra infatti che la forma dipenda dalla necessità; innovativa fu anche la sezione dedicata ai macchinari.
Lo stile è neoclassico, geometrico e preciso, e sembra precedere la struttura del grattacielo per i moduli vetrati, e anche i grandi magazzini/centri commerciali.
Grandi magazzini
Grande Magazzini di Bon Marche, Parigi, (1852); ispirato al Crystal Palace, come si nota nel soffitto di vetro. Rivoluzionaria ed innovativa è inoltre la struttura di metallo che alleggerisce l’intera costruzione.
Grand Magasins du Printemps, Parigi, (1889); struttura molto simile agli altri grandi magazzini ma la novità principale è l’introduzione di una scala centrale scenica che colpisce subito chiunque entri in questo spazio.
Nel frattempo, i francesi, spronati da un’intensa competizione con gli inglesi, cominciarono ad organizzarsi per progettare un’esposizione universale, la prima nel 1855 e la seconda nel 1889. Quest’ultima prevede il trionfo del ferro nei macchinari ma anche nell’architettura:
- Spazio destinato alle macchine. Un gruppo di ingegneri, guidati da Dutert e Contamin, realizzano una struttura ispirata a quella dei ponti e con il primato di ampiezza senza pilastri di sostegno, 115m di larghezza e 420m di lunghezza. Si basa su “arco a tre cerniere”, il triangolo diviene la figura geometrica fondamentale, ed il suo vertice con base vengono incernierati. Data l’ampiezza, venne allestita una piattaforma mobile panoramica ispirata alla ferrovia, che guidava gli spettatori all’interno della struttura.
- Padiglione d’ingresso. Insieme di stili accumunati, gotico e barocco, l’Accademia aveva infatti ancora un ruolo fondamentale e non era sicuramente nota per la sua apertura mentale verso la modernità. Non è una struttura pratica, infatti non ha facilità di smantellamento/riutilizzo.
- Torre Eiffel. Lui era un ingegnere che ricevette critiche perfide per il suo progetto, credevano che non avesse nulla di estetico e che sarebbe caduta ma lui sfrutta la sua esperienza nella costruzione di ponti e di viadotti per smentirle. La torre è una fuori scala, così grande da vedersi in qualsiasi punto della città, e venne lasciata anche con la fine dell’Expo, creando una nuova estetica urbanistica caratterizzata da leggerezza visiva e volume invece che massa. Grazie all’altezza della struttura, nacquero di conseguenza gli ascensori.
Tra il 1855 ed il 1860, l’elemento fondamentale diventa l’acciaio, vantaggioso per l’elasticità e malleabilità, questo passaggio avvenne principalmente grazie a Bessenmer, inventore del cannone per la sua lavorazione. Nell’ultimo decennio del XIX secolo, si diffonde inoltre il cemento armato perché economico e malleabile, e all’inizio veniva sperimentato su fioriere.
Stati Uniti d’America
Tra il 1781, data della Dichiarazione d’Indipendenza, al 1850, ci fu un periodo di transizione e formazione in cui gli elementi architettonici cominciarono a modificarsi perché si cercava stile adatto all’ambiente. Questo sviluppo avvenne più rapidamente rispetto all’Europa per la necessità di crescita, si partiva da zero.
Per realizzare edifici di rappresentanza, lo stile per eccellenza a cui si affidarono fu il Neoclassico.
J. Hoban, “Casa Bianca” (1792); stile giorgiano e palladiano.
Il materiale a disposizione era principalmente il legno, in quanto le industrie non erano ancora sviluppate, ed inoltre era materiale semplice, infatti spesso gli americani erano costretti a costruire case da soli. La tecnica adottata era quella del baloon frame, con listelli di legno assemblati con chiodi; la sedia Windsor è la concretizzazione di questo stile nell’arredamento.
Le condizioni climatiche dure non favorivano la colonizzazione, per questo emerse l’impiantistica: con camino per il freddo e portico per il caldo. Già del 1750, si iniziò a studiare condizionatore dell’aria e nel 1844 vennero pubblicati due trattati per la ventilazione e riscaldamento.
Chicago e la nascita dei grattacieli
Nel 1871, la città di Chicago venne completamente rasa al suolo e quindi la popolazione si adoperò per ricostruire la loro sede, in modo che occupi poco spazio perché il prezzo dei lotti vicini continuava a crescere.
Così nacquero i grattacieli:
- Necessità di costruire verticalmente e non orizzontalmente.
- Servizio alla società capitalista, rispondere alle esigenze di famiglie come i Rockfeller.
- Accentuata industrializzazione.
- Diffusione del settore terziario.
- Architettura che corrisponde allo zeitgeist.
Negli stessi anni si progettarono ascensori, Elias Otis con il suo primo ascensore sicuro per il trasporto di persone, macchine da scrivere, luce elettrica, telefono, ideato da Meucci ma brevettato da Bell, posta pneumatica, bussolotti in cui venivano riposti documenti e si tirava la leva.
La storia del grattacielo è legata dunque alla città di Chicago, ricostruita in un breve periodo e nel 1885 il grattacielo divenne una consuetudine in varie città americane con importante innovazione strutturale: con ampio uso acciaio, si possono portare forti carichi con sezioni snelle anche ai piani bassi.
Alla scuola di Chicago si studiò il potenziale della gabbia di acciaio protetto dagli incendi con parti di riempimento o “solette” di mattoni e infine ricoperto da cemento armato, per realizzare questi edifici, in particolare William Le Baron Jenney, il quale lavorava sulle fondazioni quindi vengono introdotti i “plinti”, prima pietra poi cemento armato, strutture tronco-coniche nascoste sotto terra che sostituiscono muri portanti, servivano alle travi di acciaio per scaricare il peso grande spazialità, anche nei piani bassi.
Grattacielo come “stratagemma meccanico”, inteso come soluzione efficiente ed economico, ciò è particolarmente legato allo sviluppo del capitalismo.
Esso risponde anche alla suddivisione del territorio a scacchiera, streets e avenues di New York e cardo decumano nell’antica Roma. Le città americane hanno edifici molto alti affiancati ad edifici minuscoli, schema inserito in ogni città, per europei fu al tempo organizzazione disorganica.
Le Baron Jenney
Le Baron Jenney, “First Leiter Building”; rende la pareti perimetrali delle membrane sottili e snelle che avvolgono edificio con il vantaggio di costruire un numero di finestre elevato ripetute a modulo, quindi la luminosità è fondamentale. Primo edificio considerato come grattacielo, con solo 6 piani, poi man mano che la tecnica fu messa a punto, si aggiungevano i piani.
Modernità ricavata con:
- Lati tutti uguali.
- Tetto è piatto, può essere ampliato.
- Montanti e marcapiani neoclassici per funzionalità e non estetica.
Le Baron Jenney, “Home Insurance Building”; ingressi simmetrici con lo stesso valore, non c’è un principale.
Louis Sullivan e la forma segue la funzione
Louis Sullivan, “Wainwright”; allievo di Jenney, e il socio Adler, lavora sulle parti strutturali ma cerca di dare identità all’edificio. Fu lui a coniare lo slogan imprescindibile per tutti i progettisti “La forma segue la funzione”, ossia in base alla finalità dell’edificio, si cerca una forma che rispecchi funzione. Con questa frase cerca di porre rimedio a questa confusione filosofica, si doveva capire la logica corretta per progettare.
Il grattacielo era il prodotto di forze sociali e tecnologiche, nuova sfida dal linguaggio visivo anche a questa tipologia, decide dunque di dividere in tre parti, non è più dunque una semplice sovrapposizione di piani:
- Basamento con grandi aperture per uffici, negozi o banche, ciò che implica pubblico, il primo piano viene qui coinvolto, è legata alle funzioni sottostanti.
- Fusto, parte centrale con il “piano tipo”, ossia un modello di piano ripetuto innumerevoli volte dedicato al settore terziario.
- Coronamento, completamento dell’edificio con finestre piccole e rotonde, per andamento tubazioni dell’acqua con ingranaggi, volto all’impiantistica.
La decorazione è fondamentale in quanto codice comunicativo, questi dettagli adornano i grattacieli fornendogli un’identità. Nella prima immagine usa la terra cotta.
L. Sullivan e D. Adler, “Guaranty Building”; stile islameggiante riproposto nelle sue architetture, come nell’art nouveau europea. Diversi architetti seguivano il movimento delle “Arts & Craft”, in cui venne pubblicata la grammatica dell’ornamento da Owen Jones in Inghilterra. Raccoglie apparati decorativi come elementi di spunto per la progettazione di architetti e designer per trovare stile appropriato dell’Ottocento.
L. Sullivan, “Grandi Magazzini Carson”; disegna le finestre in andamento orizzontale, inoltre dà movimento e carattere con il dislivello, il punto focale è dunque l’angolo. I magazzini si trovano infatti ad un incrocio, e per attirare la gente, l’ingresso viene messo all’angolo, in posizione tondeggiante e con finestre più piccole perché l’occhio tende ad essere attratto da un cambio di stile repentino, che implica velocità. Pianta libera, ovvero non ha muri che spezzano, bensì griglia regolare di pilastri, che permette di organizzare meglio lo spazio. Ai lati vengono disposti ascensori e bagni. Pietra chiara riveste scheletro, decorando il sotto tetto.
L. Sullivan, “Facciata Grandi Magazzini Carson”; il nero caratterizza la struttura e rimane impressa nella mente del passante.
L. Sullivan e D. Adler, “Auditorium”; edificio più noto per la sua capacità di aver gestito lo spazio.
J. Root e D. Burnham, “Monadnock Building”; cercano di movimentare l’edifico, grosso corpo di fabbrica viene illuminato grazie a grandi finestre. Al centro vengono disposti scale e ascensori, perché il cambio d’aria non è così fondamentale dato che si sfruttano per pochi attimi. Non si preoccupano di questioni urbanistiche.
Frank Lloyd Wright (1869-1959)
Legato al rapporto individuo-spazio architettonico-natura, è stato allievo di Sullivan e partecipa dunque allo sviluppo del grattacielo, tuttavia non si dedica ad essi. Carriera straordinaria in cui realizzò migliaia di edifici, il suo amore per la natura ha portato a definire la sua architettura organica, società libera da ogni conformismo e dal sistema di leggi imposte dall’estetismo o dal gusto.
Vuole dunque costruire un nuovo linguaggio architettonico lontano dalla tradizione, in particolare dal classicismo. Terra, America, religiosità, democrazia e valori individuali definiscono la sua persona, si sentiva infatti molto lontano dalla cultura europea e valorizza elementi autoctoni, quindi locali. Lui trova un modello ideale di casa, poi adattato in base al committente.
Nella prima parte della sua carriera si dedica alle abitazioni uni-familiari o “case della prateria”, immerse nel verde, trovò infatti un modello ideale poi adattato in base al committente. Case vendute attraverso una rivista femminile “Ladies House Journal” in cui indicava anche il prezzo, vecchio catalogo. La prima fu la Winslow House nel 1893, data della grande esposizione di Chicago.
Caratterizzate da:
- Tetti spioventi.
- Orizzontalità, vuole far entrare architettura in relazione con la natura.
- Tripartizione, basamento per evitare umidità, fusto o parte centrale con due piani, sottotetto e falde che creano ampi portici per coronamento.
- Padiglione ispirato al Giappone, con porte scorrevoli.
A differenza di Sullivan, stabilisce che uno dei punti fondamentali della sua architettura organica stia nella decorazione implicita dei materiali utilizzati: bassorilievi sul legno delle porte e ricami sui vetri delle finestre ispirati dalla natura.
Il suo capolavoro in questo periodo fu Robie House, figura a sinistra, riunisce tutte le caratteristiche che aveva idealizzato in questi modelli: tetto a falde inclinato per proteggersi dal forte vento, camino con valore impiantistico e simbolico, diventa elemento di appoggio per le scale, ambienti ampi ed ariosi con rottura scatola muraria con al centro il camino, geometria euclidea.
Essendo in città, doveva rispettare un perimetro preciso di pianta rettangolare, quindi gli assi non sono perpendicolari, come era solito produrre, bensì paralleli. Nuovo linguaggio architettonico moderno, apparenza molto confor.
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