L’ORDINE ARCHITETTONICO
Essai sur l’architecture
L’immagine che appare sul frontespizio del trattato di Lauger pone una
questione importante: che cosa è l’ordine architettonico? Perché esistono diversi ordini
architettonici? Quest’immagine ci dice che l’ordine architettonico nasce come conseguenza della
prima architettura costruita dall’uomo, la capanna. E la capanna primitiva è l’immagine di questa
costruzione primordiale che bisogna imitare per avere la bella architettura. Questa è già un’idea di
Vitruvio, che Lauger poi riprende. Ma l’obbiezione che si può fare subito ad una definizione che si
basa solo su questo è che l’ordine architettonico non è sempre strutturale. Diciamo che l’ordine
architettonico, nella sua tecnicità come due piedritti che sostengono un architrave è l’ordine del
tempio greco e non è l’unico ordine architettonico che troviamo, ma troviamo anche gli ordini
architettonici applicati alla parete, come nel caso del Colosseo, e quindi perde il suo significato di
struttura portante. Leon Battista Alberti, infatti, quando parla dell’ordine architettonico dice che è
“il principale degli ornamenti”. Francesco Milizia dice: “comunemente gli ordini architettonici si
hanno per semplici ornati, ma in realtà sono l’ossatura della fabbrica e parti essenziali di essa. Si
possono dunque definire gli ordini ornati necessari, prodotti dalla natura stessa dell’edificio”.
Questo è un tentativo di rendere necessario anche quello che non è strutturale. Ma se l’ordine
architettonico può essere usato anche in funzione non strutturale, se è qualcosa che può non
servire a sostenere, ma serve soltanto ad organizzare, allora perché ha tutto questo successo?,
perché per millenni noi abbiamo pensato, e ancora qualcuno pensa, gli ordini architettonici?
Ovviamente non c’è una risposta a questa domanda. L’ordine architettonico è la possibilità di
organizzare lo spazio secondo delle regole. A parte l’uso proprio delle colonne, pensare con gli
ordini architettonici significa pensare ad un sistema di rapporti fra le parti. E quindi, anche se non
è strutturale, l’ordine architettonico tende ad esserlo virtualmente: ad esempio noi mettiamo sulla
fabbrica una serie di lesene, che quindi non hanno un valore strutturale, ma sono applicate,
appiccicate; noi le mettiamo ad una distanza tale che ci sembra plausibile che siano i pilastri
portanti di quella parete, cioè c’è una struttura visiva che rende organizzato lo spazio. Quindi
l’ordine architettonico ha una funzione generale: è possibile costruire secondo i principi
dell’ordine architettonico anche senza usarlo proprio, ma i rapporti tra le parti, le proporzioni, la
logica che c’è dietro è quella dell’ordine architettonico. Potremmo fare una similitudine: come se
costruire con gli ordini fosse un po’ come scrivere poesie, cioè la poesia è una prosa alla quale si
danno delle regole molto precise (delle regole metriche, delle regole di rima ecc.) e il poeta
sottostà a queste regole, ma grazie a queste regole riesce a creare dei capolavori, forse anche
grazie proprio alle costrizioni che si è dato. E gli ordini architettonici sono un po’ questo: una
costrizione che si dà per creare edifici il più possibile proporzionati e armonici. Però, perché poi gli
ordini architettonici sono tanti? Perché sono almeno tre? Durante lo sviluppo dell’architettura
romana e dell’architettura rinascimentale, gli ordini sono usati tutti. Pensate alla facciata del
Colosseo, dove troviamo dorico, ionico e corinzio disposti dal più pesante al più leggero. Quindi
vedremo che gli ordini architettonici vengono usati secondo quello che vogliamo rappresentare,
secondo quello che dobbiamo costruire. Questo nel Rinascimento diventa sempre più chiaro a
partire da Bramante. Prima, con Brunelleschi, si usa solo un ordine architettonico, il corinzio; da
Bramante in poi, l’architettura classicista usa tutta la scala degli ordini architettonici, secondo le
occasioni. Ad esempio, Bramante userà per la prima volta in maniera corretta l’ordine dorico con
tanto di triglifi e metope nella realizzazione del Tempietto di San Pietro in Montorio. Questo
tempietto è costruito con l’ordine dorico perché, in questo caso, San Pietro è interpretato come
santo militante, come santo quasi guerriero in quanto fondatore della chiesa e, quindi, ha bisogno
di un ordine che sia rapportato a questa idea di forza. Quindi l’ordine dorico è quello che dà più
forza, l’ordine ionico è un po’ più slanciato, l’ordine corinzio è quello ancora più slanciato. Quindi
la sequenza che troviamo nella sovrapposizione degli ordini è quella che va dal più rozzo al più
snello, dal più forte al più elegante. E prima di questo c’è un’altra cosa ancora che è il bugnato,
cioè quello che c’è prima dell’ordine. Vedremo tanti palazzi che hanno dei basamenti bugnati, cioè
fatti con delle pietre, delle bugne, e sopra di queste c’è l’ordine architettonico. Quindi è una specie
di scala evolutiva della raffinatezza che va usata secondo le occasioni, quindi per esempio, in Santa
Maria della Pace Bramante per rappresentare l’idea della verginità della madonna usa l’ordine
ionico come principale, ma usa anche gli altri in maniera nascosta. Ma come si possono usare gli
ordini architettonici? Questa è una rappresentazione di un architetto inglese, fine ‘500 – inizi ‘600,
su cui dice The early Grecian doric (il primo ordine dorico) e il primo ordine dorico è costruito con
dei tronchi, quindi è un ordine di legno. Noi abbiamo un modo di costruire che nasce per le
strutture lignee e viene, diciamo, litizzato, si trasforma in pietra. Su questo, i teorici del ‘700
diranno che è un’operazione sbagliata, falsificante, perché l’odine nasce come dei tronchi che
sostengono un architrave. Quindi il primo ordine dorico viene immaginato come due tronchi, con
sopra una specie di tavola di legno con sopra un’altra tavola di legno che fa da capitello, che
sostengono un architrave e sopra l’architrave ci sono poi le teste delle travi, che dovrebbero
essere l’archetipo dei triglifi. Ma c’è anche qui un problema, perché se fosse soltanto questo, ci
sarebbero solo sui lati lunghi e non sui lati corti. Fatto sta che da questa prima colonna discende
l’organizzazione del tempio. I templi poi possono essere molto diversi cambiando semplicemente,
per esempio, la distanza tra gli interassi. Quindi la possibilità di avvicinare o allontanare, o magari
creare degli interassi non tutti uguali (sappiamo il caso dell’avvicinamento all’angolo, il caso del
triglifo d’angolo e tutte queste questioni che ci dicono che l’ordine architettonico usato in maniera
strutturale, portante, può comunque variare in tanti modi). Poi nella partizione dell’ordine, così
come viene codificato soprattutto nel Rinascimento, abbiamo una partizione tradizionale che
divide in tre parti ognuna delle tre parti dell’ordine. Quindi la trabeazione, che si divide in
architrave, fregio e cornice; la colonna, che si divide in base, fusto e capitello; il piedistallo, che si
compone di zoccolo, dado e cimasa. E per quanto riguarda i cinque ordini (toscano, dorico, ionico,
corinzio, composito), ognuna ha la sua trabeazione, la sua cornice e il suo capitello. Poi vi è
l’intercolumnio con arco, il cosiddetto tabularium, ossia l’arco inquadrato dall’ordine
architettonico. Quindi qui abbiamo una parasta o semicolonna che sostiene la trabeazione e
questo è l’ordine architettonico, però tra un ordine architettonico e l’altro ci sono gli archi. Tra gli
altri vantaggi, è il sistema più economico perché la colonna non ha una funzione strutturale, quindi
può essere di pietra, di stucco, di mattoni, di quello che si vuole, però dà comunque
un’organizzazione spaziale secondo il sistema dell’ordine architettonico. Quindi abbiamo
un’architettura portante e una di facciata, l’ossatura principale delle fabbriche, il principale degli
ornamenti, qualcosa che è applicato alla struttura ma è come se fosse la sua struttura.
Dal ‘400 – ‘500 in poi si su
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