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Le fasi storiche della televisione come sistema

Per comprendere la tv oggi dobbiamo far riferimento alla trasformazione del sistema dei media che si è compiuto a partire dal secolo scorso lungo quattro dimensioni fondamentali:

Istituzionale-economica

  • La storia istituzionale della televisione mette in primo piano le imprese e gli apparati che producono e distribuiscono i contenuti televisivi, e quindi anche tutte le loro relazioni che costituiscono con le istituzioni politiche e con le forme del mercato. Se prendiamo in considerazione la storia italiana, dovremmo considerare a partire dalla nascita della televisione (1954) come questa storia istituzionale ha visto prima un sistema televisivo governato dal monopolio della Rai, poi a una sua apertura (anche se limitata) che ha fatto nascere il duopolio tra servizio pubblico e televisione commerciale a partire dagli anni ’80, per poi arrivare alla situazione attuale di grande abbondanza di offerta di contenuti e di molte reti differenti a disposizione dei soggetti.

  • La storia istituzionale cambia in funzione degli scenari nazionali che prendiamo in considerazione, dei mercati, come anche delle forme di regolamentazione che cambiano, ad esempio in Europa rispetto all’America, e che seguono la giurisprudenza delle singole realtà nazionali.

Sociale

  • La storia sociale della televisione, secondo un approccio sociologico, affronta concetti come: quali sono gli effetti, qual è l’influenza della tv, che usi se ne fanno, il tema della ricezione e del consumo e anche quello più economico e legato al marketing della misurazione quantitativa del consumo televisivo. Sono aspetti importanti perché gli studi analizzano come sono mutate le forme di fruizione, quindi la storia di un consumo televisivo che permette anche di raccontare la storia nazionale e collettiva, permette di cogliere la capacità della tv di essere entrata nelle case e quindi di diventare il medium domesticizzato per definizione.

  • Questa grande popolarità del piccolo schermo ha così permesso a partire dagli anni '50-'60 di diventare il medium centrale di riferimento, mettendo ad esempio da parte la radio (che fino a quegli anni era molto forte). Nei decenni successivi, anche grazie all’abbassamento del costo dei televisori, il mezzo televisivo è diventato più pervasivo, oggi presenta più schermi televisivi e addirittura schermi che si dotano oggi di funzioni sempre più diverse.

  • La storia rispetto alle modalità del consumo riguarda quindi il modo in cui il pubblico della televisione è stato prima concettualizzato, quantificato e fatto oggetto vero e proprio di analisi e di ricerche di vario tipo.

Tecnologica

  • Lo sviluppo delle tecnologie incide sull’evoluzione del mezzo, pensiamo a come la distribuzione del segnale televisivo attraverso le onde elettromagnetiche ha caratterizzato e vincolato la televisione nella sua prima fase di nascita. L’ha vincolata a una condizione complessivamente di scarsità della frequenza della banda elettromagnetica determinando di conseguenza anche delle precise scelte di regolamentazione da parte di diversi stati.

  • La tecnologia nel caso della tv, ma non soltanto, prosegue da un lato attraverso delle onde di innovazione, quindi elementi che cambiano e mutano il mercato e dall’altro anche per inerzia: non è sempre detto che di fronte a una nuova innovazione tecnologica il pubblico aderisca immediatamente, esistono anche dei processi di rimediazione: bisogna inoltre parlare di concetto che spiega come un nuovo medium non sostituisce mai il precedente, ma i contenuti e i testi che vengono rielaborati vengono rimediati nel nuovo mezzo senza mai uccidere il precedente (es: Kindle non ha mai ucciso il libro cartaceo).

  • La storia tecnologica riguarda quindi la storia delle tecnologie della produzione e della distribuzione e le tecnologie che portano il pubblico a fruire di contenuti televisivi in modo diverso.

Estetico-culturale

  • Entra nello specifico nella storia del mezzo televisivo, si tratta dell’offerta fatta di contenuti, cioè di programmi che si collocano all’interno di una griglia temporale (palinsesto). L’offerta televisiva caratterizza diverse reti che vanno poi a comporre i vari mercati nazionali. Un mezzo come la tv ha un grande effetto di popolarità sul pubblico grazie ai suoi contenuti, alle sue dimensioni editoriali, alla capacità di attrarre pubblico attraverso i generi che propone, attraverso la capacità di ibridarsi ad altri linguaggi e costruire anche percorsi di intertestualità dentro e fuori della tv che collegano anche ad esempio la tv alla stampa, così come è importante come i programmi televisivi propongono un proprio specifico linguaggio.

  • Sono organizzati non soltanto per generi, ma ad esempio telegiornale, il gioco a premi, la fiction, il game-show o l’entertainment e tutto questo linguaggio porta a creare delle rappresentazioni e degli immaginari particolarmente efficaci e pervasive rispetto al pubblico.

  • La televisione quindi costruisce una propria estetica e un proprio sistema di generi che evolvono nel corso del tempo e in questo senso la prospettiva storica alla televisione ci permette di capire e di cogliere quali sono queste evoluzioni di sistema. La dimensione estetico-culturale riguarda quindi la storia dei testi, del linguaggio, dei generi, della costruzione delle strategie palinsestuali e di come i contenuti televisivi sono divenuti sempre più intertestuali.

Quindi le diverse dimensioni del mezzo televisivo mettono sempre più in evidenza che quando noi parliamo di storia della televisione non parliamo di un’unica storia: possiamo parlare di storia istituzionale, sociale, tecnologica o estetico-culturale. Insieme queste dimensioni ci permettono di ricostruire la storia e l’evoluzione del mezzo televisivo.

La tripartita della TV di J. Ellis (2000)

J. Ellis nel 2000 propone una tripartizione della storia dell’evoluzione del mezzo individuando tre età. Questa tripartizione è funzionale a raccontare ogni singola fase tenendo ben a mente le quattro dimensioni di cui abbiamo precedentemente parlato.

Fasi:

Paleo-televisiva o età della scarsità

Questa fase nasce con la nascita della televisione all’interno di realtà diverse. Il periodo dell’introduzione della televisione nei contesti domestici è quello che segna l’inizio della storia della tv come apparato intimo inserito nella vita sociale e quotidiana delle persone. Diventa quindi il mezzo di riferimento sia per la ricerca di intrattenimento che per la ricerca dell’informazione. Le caratteristiche fondamentali di questo mezzo sono quelle di essere un medium istantaneo che si connette alle persone riuscendo anche a dare la sensazione di una comunità immaginata, ossia la nazione che pur essendo raggiunta individualmente all’interno delle proprie case percepisce la sensazione di essere connessa con tutti gli altri: il telegiornale ad esempio, considerato una sorta di preghiera laica del cittadino moderno, è un appuntamento che le persone seguono sapendo che in quel momento possono immaginarsi come una comunità nazionale che sta facendo la stessa cosa nello stesso momento.

La televisione risulta molto efficace nella fase della scarsità proprio per la capacità attraverso la diretta di crearsi un’identità specifica come mezzo (specificità del mezzo televisivo), ossia quello della liveness, possibilità di essere in contatto con il proprio pubblico. “La televisione prende forma a partire da modelli della vita quotidiana e facendo così contribuisce a definirli e a standardizzarli. Il Broadcasting quindi diventa centrale nel processo di articolazione del senso del nazionale” questo è un punto importante perché questa capacità di costruire un senso nazionale rimane della televisione e questo si riverbererà in questa fase della scarsità anche attraverso un approccio e un mandato pedagogico che la televisione si assume rispetto ai cittadini nel portare avanti e nel sostenere un processo di alfabetizzazione del proprio pubblico.

Nell’età della scarsità possiamo inoltre individuare due modelli:

  • Modello commerciale americano: da un lato inizia la televisione seguendo un modello commerciale, quindi di un mercato regolato. In questo modello ci troviamo di fronte in questa prima fase a un numero limitato di network nazionali, che per altro usano per la loro raccolta pubblicitaria che viene generata dal sistema delle imprese che hanno questo obiettivo: vendere una quota di ascolto misurata quantitativamente. La fruizione della televisione di conseguenza in questo momento è libera e gratuita (ciò che viene venduto in realtà sono i consumi degli spettatori che vengono venduti agli inserzionisti pubblicitari).

  • Modello della Public Service Broadcasting: cioè la presenza di concessionarie pubbliche che operano nel regime del monopolio — via dell’Europa occidentale che assume il servizio pubblico nelle nazioni dell’Europa. Nel modello europeo del servizio pubblico è invece lo stato che si trova ad essere un attore particolarmente coinvolto proprio perché il Broadcasting viene affidato in concessione ad un ente o a una società con l’obiettivo di sottrarlo alle influenze del mercato, quindi praticamente in tutta Europa abbiamo questo modello (ad eccezione della Gran Bretagna) che nell’età della scarsità prevede la gestione di un monopolio gestito di conseguenza dallo stato.

L’età della scarsità ha un’offerta limitata di contenuti e i palinsesti sono ridotti, ciò che invece permette è una modernizzazione dei paesi grazie ad una progressiva introduzione dell’universo del consumo di massa. In Italia in particolare la televisione pedagogica sceglie questo suo mandato. Offre anche l’accesso all’americanizzazione e quindi ai giochi a premi, quindi americanizzazione della cultura italiana. È una televisione che sceglie anche dei contenuti umanistici introducendo all’interno della propria schiera di autori figure che appartengono al mondo della letteratura italiana. Inoltre, seguendo il modello europeo, non può accettare di aprirsi alla pubblicità commerciale, quindi sceglie la strada del carosello, che è una forma molto interessante. Infine, l’Italia è caratterizzata da un importante coinvolgimento della politica all’interno della gestione dei propri contenuti e sarà una via che segnerà particolarmente la storia della televisione italiana.

Neo-televisione o età della concorrenza

L’inizio di questa nuova fase dipende da diversi fattori, in particolare si tratta di un periodo storico in cui avvengono importanti trasformazioni sia di natura culturale sia di natura sociale che potremmo riassumere con il passaggio da una società di consumi a una società consumistica: ciò che avviene in primo luogo è l’inizio di una nuova ondata di innovazione tecnologica che in particolare per quanto riguarda la televisione va a concretizzarsi in un superamento finalmente della scarsità della prima fase televisiva e che porterà infatti anche la tv stessa a offrire un’offerta sempre più ampia e diversificata.

Inoltre troviamo anche un cambiamento importante legato al mondo del consumo, che non è più dettato dalla standardizzazione della cultura (scuola di Francoforte), anzi ciò che emerge è che la massa può esprimere una propria soggettività, il consumo più che standardizzarsi mostra la capacità di declinarsi a seconda dei target specifici di riferimento (es: televisione per bambini, televisione di gusto più maschile, televisione per le donne) e un consumo che si distingue per generi ancora più specifici per gusti. Quindi questo porta la stessa offerta a poter trovare nuovo nutrimento e nuovi modi per essere declinata e diversificata.

Un altro punto importante è quello della deregolamentazione del settore, in particolare quello che vediamo è che la politica arriva a mettere in campo anche secondo modalità diverse o a seconda di contesti nazionali di riferimento una progressiva apertura che porta alla deregolamentazione del settore. La televisione in questo senso diventa la tv della concorrenza che segue un po’ sulla falsa riga la concorrenza già più evidente all’interno del mondo americano. In Europa concorrenza significa principalmente la creazione di player che sono alternativi ai vecchi servizi pubblici monopolisti, arrivano nuovi attori privati che alla fine degli anni ’70 e agli inizi degli anni ’80 finalmente creano e diversificano il mercato dell’offerta. Gli effetti di questa nuova situazione istituzionale deregulation in quest’età della disponibilità sono differenti:

  • In primo luogo abbiamo degli effetti sulla programmazione e sui costi: in particolare col superamento dell’era della scarsità e con l’avvento dell’età della concorrenza si viene a generare un vero e proprio momento di competizione tra i canali e il conseguente aumento della domanda e dell’offerta, quindi aumentano le ore di produzione e le ore trasmissione televisiva, mutano quindi i palinsesti che sempre di più colonizzano ore diverse. Aumentano anche le ore del pubblico davanti alla televisione e conseguentemente i costi complessivi saranno più alti, sia perché la competizione modifica i costi della televisione, sia per una politica molto volta a conquistare il mercato e quindi decisamente aggressiva che viene portata avanti dalle televisioni commerciali o in alcuni paesi anche dalle prime televisioni a pagamento che iniziano a proporre cifre legate ai singoli abbonamenti e sono quelli che vengono chiamati contenuti premium (possono essere legati allo sport, come partite di calcio o si può trattare anche di film).

  • Troviamo anche effetti sull’importazione e il commercio dei programmi, ossia il bisogno di contenuti di cui la nuova tv necessita in quanto è ormai una tv multicanale. Favorisce anche la creazione di un mercato che si fa internazionale e dove circolano programmi cosiddetti “finished” (finiti) o “format”, soprattutto programmi di intrattenimento che vengono presi dal mercato americano che da questo punto di vista era ad uno stadio più avanzato.

  • Questo cambio del commercio ha una ricaduta anche sulla qualità e sulla varietà dell’offerta, quindi l’informazione muta, diversifica, si ibrida ad esempio all’intrattenimento generando quel genere nato da un neologismo, il cosiddetto “infotainment”. Cambia inoltre il ruolo del servizio pubblico, che al fianco di attori che per ragioni commerciali spingono molto l’acceleratore sulla funzione intrattenitiva nel senso vero e proprio dell’entertainment della televisione, è costretto (il s. pubblico) a fare altrettanto, e quindi ad abbandonare quella visione pedagogica che aveva caratterizzato il suo mandato nell’età della scarsità.

  • Altri effetti sono quelli sulle proprietà dei media: crescono i grandi conglomerati multimediali che per altro operano a livello internazionale e che quindi nuovamente hanno degli effetti rispetto al mercato.

  • Effetti sul consumo della televisione: con l’avvento della televisione della disponibilità cresce l’offerta, ma soprattutto cresce significativamente il consumo della televisione. Bisogna ricordarsi che però cambia anche la qualità della tv, e quindi del suo consumo, un consumo che non è più soltanto molto ritualizzato e familiare come gli appuntamenti condivisi a causa delle poche televisioni, ma diventa in questa seconda età un consumo fatto attraverso una molteplicità di apparecchi televisivi e viene quindi così a emergere un nuovo tipo di consumo, che è quello individuale, che può essere utilizzato grazie alla diversificazione dei generi ed è anche molto meno fedele rispetto a prima, poiché non esiste più il primo e il secondo canale, ma il pubblico attraverso il telecomando (altra innovazione tecnologica insieme anche al colore) va alla pratica dello zapping e impara a conoscere brand e canali diversi l’uno dall’altro.

  • Rispetto al caso italiano l’età della concorrenza ha una nascita che è il 1975, ossia con la Riforma della Rai e quindi con la riforma di un sistema che avvia la nascita inizialmente di un terzo canale e poi a partire dagli anni ’80 l’avvento della televisione commerciale e di quello che diventerà poi il mondo di Mediaset.

Multi-televisione o età dell’abbondanza

Nasce con l’avvento del nuovo millennio (anni 2000), quando la televisione inizia un suo processo di evoluzione importante. L’industria televisiva corre verso un’età dell’abbondanza (non c’è più povertà di canali, ci ritroviamo a dover selezionare in una ricchezza di canali dei nostri personaggi) che rischia a volte di diventare una sovrabbondanza di offerta. La digitalizzazione del mezzo televisivo è un passaggio molto importante, come lo è anche la convergenza tecnologica, culturale ed economica fra televisione e altri comparti mediali, ricordiamo infatti che la convergenza spesse volte vuol dire divergenza dei contenuti rispetto ai media diversi (un brand mediale può veicolare un dato contenuto diversificandolo a seconda dei device che ha a disposizione e che sceglie di utilizzare).

Un passaggio fondamentale che segna l’età dell’abbondanza avviene nel 2012, quando inizia...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dani_bs98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sfardini Anna.
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