Storia della radio e della tv
Introduzione
La tv è un racconto popolare permanente, una forma del vivere, un luogo allo stesso tempo immaginario e reale in cui si realizza la vecchia metafora barocca del teatro del mondo. È il mondo che riconsidera sé stesso, la società che riflette su di sé. Certo, la tv ha causato una “banalizzazione” e semplificato i problemi della vita quotidiana, ma allo stesso tempo ha permesso al singolo, pur inserito in una massa, di identificarsi con un gruppo di persone.
Gli esordi e gli sviluppi nel segno della RAI
Radiovisione: i primi passi
Negli anni '30, Torino e Milano erano la culla della televisione italiana: la prima come primo centro di radiovisione dell’EIAR, la seconda per le innovazioni tecnologiche e culturali. Tuttavia, è a Roma che sarà costruito il primo trasmettitore nel 1938. Insieme all’entusiasmo per il nuovo media si diffonde anche un certo scetticismo: sarà la rovina del cinema? Il regime fascista vigila da subito e nel 1931 viene approvato un provvedimento volto a “disciplinare” i canali televisivi non ancora nati. Già nel dicembre del 1938 l’EIAR annuncia un prossimo inizio ufficiale delle trasmissioni, ma la guerra e la sua ripresa lo sposteranno al 1954. Le prime riprese in diretta verranno comunque effettuate nel 1940 alla Fiera Campionaria.
Inizialmente la televisione nella mente degli italiani era una radio che si poteva vedere e un cinema domestico, non si comprendeva ancora il grande potenziale del nuovo strumento. Dal settembre 1952 l’attività è potenziata e il palinsesto assume una forma più chiara, Sergio Pugliese preferisce guardare all’esempio inglese anziché quelli francesi e americani. Tuttavia, i televisori che circolano sono ancora pochi e molto cari, anche se l’opinione pubblica la vede come uno svago accessibile a chiunque, non riservato ai ricchi.
Dall’inizio delle trasmissioni ufficiali nel 1954, ci vorranno solo tre anni affinché tutta l’Italia sia servita, e ben presto anche il prezzo dei televisori si abbassa (anche grazie agli aumenti delle barriere doganali). La convenzione del 1952 tra Stato e RAI quindi non solo mette a punto il monopolio ma anche il controllo dell’esecutivo: sono gli stessi ministri a controllare e decidere cosa gli italiani debbano o meno guardare, perciò a seconda del governo le strade intraprese sono molto diverse.
La gestione della RAI negli anni della transizione
I programmi della RAI rispondono perciò ai variabili equilibri politici: Guala, DC, imposta la gestione sull’acquisizione di quadri freschi, cooptati con il sistema dei concorsi e formati adeguatamente, tra questi anche Umberto Eco. La nuova politica di Guala segna una grande rottura con la precedente, da programmi rivolti ad un’alta borghesia ad altri adatti a tutto il popolo. Da qui la decisione di predisporre le “Norme di autodisciplina per le trasmissioni televisive” al fine di disciplinare, regolare e controllare i programmi.
Questo vademecum, e l’intervento del clero, mettono subito in chiaro che alla tv non basta applicare la censura cinematografica ma pensare all’educazione morale dei cittadini: la rappresentazione del male non poteva essere descritta in maniera seducente, il suicidio non doveva mai risultare l’unica via per salvarsi dal proprio dolore, la famiglia doveva essere tutelata e la sfera del pudore aveva regole ferree. Guada tuttavia viene attaccato ancora da tutti i fronti, soprattutto per il “grigiore” delle programmazioni, e si dimette nel 1956.
Salgono così al potere Rodolfo Arata e Marcello Rodinò: due democristiani che si sapevano ben destreggiare tra le parti, con un nuovo piano per la RAI: l’arrivo del secondo canale, l’avvio della pubblicità e l’irrobustimento del palinsesto.
L’impostazione del palinsesto e l’exploit dei programmi d’intrattenimento
Dagli anni '50 ai '70 la RAI aumenta di ben 20 ore il programma televisivo giornaliero. Uno dei punti più forti è la “Tv dei ragazzi”, articolata in fasce d’età e mirata a raccogliere l’attenzione che la televisione suscita nei bambini. Anche i cattolici si esprimono al riguardo pubblicando nel 1958 un codice ad uso degli educatori in cui sono esposte le norme che i genitori dovrebbero seguire per accompagnare i propri figli ad un uso corretto della tv.
I programmi scolastici sono un grande vanto della RAI del tempo: dal 1958 inizia la “Telescuola”, un programma condotto da Maria Grazia Pugliesi che mirava a far conseguire un diploma elementare a chi aveva abbandonato gli studi. Le lezioni occupavano le ore mattutine e erano organizzate in posti d’ascolto. L’altro è “Non è mai troppo tardi”, andato in onda dal 1960 al '69, che si occupava esclusivamente degli analfabeti e che, grazie anche alla personalità del maestro Alberto Manzi, fu venduto come format in ben 72 paesi e vinse un premio Unesco nel 1965.
Molto in voga erano anche i programmi di letteratura, come Appuntamento con la novella, con Giorgio Albertazzi. Per quanto riguarda invece la Chiesa, la messa domenicale era sicuramente uno dei programmi più seguiti ma nacquero anche vari programmi a carattere religioso. Era molto ricca l’offerta del teatro, molto più intimista rispetto a quello originale, sentimentale e considerato “dalla lacrima al riso”.
In questi anni assistiamo anche alla nascita della serialità: i teleromanzi venivano letti in televisori ricalcando l’esempio dei romanzi d’appendice, e molte serie vennero importate dalla America come Lucy ed io o Le avventure di Rin Tin Tin. Tra le nostre produzioni ricordiamo La svolta pericolosa, I figli di Medea, Giallo Club e Il Club dei suicidi.
Anche l’informazione e il giornalismo d’inchiesta fa i suoi primi passi, oltre al solito telegiornale infatti si iniziano a vedere i primi documentari di vita vissuta, che permettevano agli italiani di viaggiare alla scoperta del proprio paese. Ma il vero boom fu quello dei Telequiz come Lascia o Raddoppia e Campanile Sera, entrambi milanesi, che facevano riunire gli spettatori e suscitavano un incredibile entusiasmo.
Apogeo e crisi: la televisione di Barnabei
La televisione al tempo del centrosinistra
Barnabei si trova in un terreno molto avverso: la televisione era stata dominio totale della destra fino al suo arrivo. L’avvicinamento e l’arrivo dei socialisti al governo crea scompiglio, soprattutto per quel che riguarda la sfera della morale, non esistendo un vero codice morale della RAI, solo uno di autodisciplina: così Tognazzi e Vianello alludono alla caduta del Presidente della Repubblica e viene sospeso Uno, Due, Tre e Canzonissima 62-63 fermata per le battute di Dario Fo e Franca Rame. Viene cambiato il telegiornale, più attivo e meno statico e pomposo e viene creato il Rotocalco televisivo fatto di ogni tipo d’attualità.
I programmi e la filosofia editoriale
Il 4 novembre 1961: iniziano le trasmissioni sul secondo canale, limitate per il momento a due ore ed alcune regioni, il servizio raggiungerà 86% della popolazione solo nel 1966. L’intenzione era quella di togliere un’arma ai privati, arricchendo allo stesso tempo la programmazione. Il palinsesto viene perciò pensato in base alla complementarità dei due canali: i titoli più forti sul primo, quelli di nicchia o sperimentali nel secondo.
Influiscono varie innovazioni tecnologiche come la registrazione videomagnetica e il satellite Telestar che apre la via alle dirette dagli USA. Il prodotto dell’informazione non perde ancora di vista l’esempio anglosassone, con gli speaker e più “spettacolare”, tuttavia resta ancora un organo piatto e asettico, soggetto a molte critiche proprio per questo motivo.
Nel 1963 nasce TV7: una rubrica che si ispira al quotidiano più che al settimanale con un ritmo più sostenuto e moderno, con un’apertura più informale e disinvolta all’informazione. Cambiano totalmente anche i programmi rivolti alle donne, non più alle aristocratiche borghesi ma alle massaie e contadine, si introducono così più teleromanzi, film sentimentali, commedie dalla trama semplice.
Con l’aumento dell’alfabetizzazione anche i programmi prettamente scolastici devono mantenere un tenore più alto rispetto agli anni precedenti, vengono inoltre introdotti aggiornamenti dell’offerta culturale e artistica nella sua complessità. La RAI decide comunque di non abbassare il livello della qualità in favore della quantità di programmi.
Il telequiz non subisce mutamenti sostanziali con programmi come La fiera dei sogni.
-
Appunti radio e tv, prof innocenti,storia della radio e della tv
-
Radio, TV, storia e cultura
-
Storia della radio e della tv - anni della radio
-
Storia dei media - la storia della radio e della tv