René Descartes
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Nasce nel 159 a Turenna a La Haye, in Francia, da una famiglia nobiliare. Cartesio riceve la sua prima formazione al Collegio dei gesuiti di La Fléche .
Il suo programma di studi comprendeva tre anni di filosofia: logica, fisica, matematica, metafisica e morale. Si dedicò sia alla poesia che alla matematica,
si interessò a quest'ultima per via dell'evidenza e della certezza delle sue ragioni ma non ne comprendeva la sua funzione.
Ebbe un incontro importante di fondamentale importanza con Isaac Beeckmann .
Nel 1619 Cartesio studio il problema della caduta dei gravi, e della pressione dei liquidi, si impegna in varie dimostrazioni matematiche e alla risoluzione
di alcune equazioni cubiche.
1619/1620 - In germania, dopo la incoronazione dell'imperatore Ferdinando, ebbe un sogno di cui narrava negli appunti giovanili dal titolo Olympica ,
un sogno tutto legato alla visione dell'unità delle scienze e all'approfondimento dei fondamenti di una scienza meravigliosa: scientia mirabilis .
Cartesio fa risalire a quegli anni la decisione di liberarsi dalla scienza dei libri e dalla cultura ricevuta a scuola pe seguire la propria ragione. Cartesio si
stava occupando di problemi di matematica e fisica, nel tentativo di costruire una scienza unitaria e completa.
Vari erano gli interessi di Cartesio, ma costante era la ricerca di un fondamento nuovo di tutto il sapere, di una nuova enciclopedia, in cui tutte le scieze
fossero tra loro connesse, ove i temi si intrecciavano agli interessi di Cartesio (logica, enciclopedia, arte della memoria), con un metodo matematico.
-- 1627/1628, Regule ad directione ingenii --> in quest'opera Cartesio tenta la sistemazione di una teoria della conoscenza in rapporto al concetto
di scienza e di metodo. Le scienze sono tutte connesse tra loro, che per cogliere la verità delle cose, non si devono affrontare problemi particolari, ma
si deve aumentare il lume naturale della ragione . Posto che la scienza è conoscenza certa ed evidente si dovrebbe rifiutare cognizioni probabili, per
occuparsi soltanto di quegli oggetti alla cui conoscenza certa e indubitabile sembra sufficiente il nostro ingegno. Cartesio indica come unici atti del
nostro intelletto, l' intuito e la deduzione . Per intuizione non si intende la mutevole attestazione dei sensi né il giudizio fallace di un'immagine, ma la
concezione di una mente pura e attenta, concezione facile e distinta che non resti nessun dubbio intorno a ciò che comprendiamo.
La deduzione è uno sviluppo continuo e ininterrotto del pensiero che intuisce con trasparenza le singole cose. La deduzione stessa si riduce all'intuito,
è successione di atti intuitivi.
Per l'intuizione gli oggetti sono semplici e il nostro modo di conoscere è immediato, non forma di ragionamento. La deduzione è la necessaria
conclusione di un ragionamento che parte da delle certezze che sono delle intuizioni.
Indicati di due atti dell'intelletto, attraverso i quali possiamo giungere alla conoscenza delle cose senza tema di errore, Descartes definisce il metodo
come l'insieme delle regole certe e facili, che non assumerà mai il falso come vero e perverrà alla vera cognizione di tutte le cose di cui sarà capace.
Il suo interesse per le matematiche era orientato, non solo sui problemi ma alla realizzazione di una riforma e unificazione di tutto il sapere matematico,
definendolo Matematica universale. Questa nuova riforma della matematica avviene attraverso l'enumerazione di tutte le cose, dalla più semplice,
frutto dell'intuito, alle più complesse. L'enumerazione diviene uno strumento metodologico essenziale per garantire le continuità e la completezza del
processo deduttivo.
L'uomo, inoltre, è dotato di una forza puramente spirituale e distinta da tutto l corpo e che a questa nell'uomo si riconducono anche le facoltà
sensibili: la fantasia, l'immaginazione e la memoria. Questa forza, a seconda delle funzioni, viene chiamata intelletto puro o immaginazione o
memoria o senso --> ingegno.
1629, Trattato di metafisica --> I cui punti principali sono provare l'esistenza di Dio e quella delle nostre anime, in quanto separate dal corpo, onde
segue la loro immortalità.
Vi è un altro tema fondamentale, ovvero le verità matematiche, che come tutte le verità etene, dipendono da Dio che le ha create, ed egli ne è il
garante. L'esistenza di Dio è la prima e la più eterna di tutte le verità.
1630/1633, Il mondo o Trattato della luce --> Scrive il tratto in quanto stimolato dalla notizia dell'apparizione di falsi soli o pareli. Decide però di non
pubblicarlo: la condanna di Galileo colpiva anche il suo sistema in cui tutta la fisica scolastica con la concezione aristotelico-tolemaica del mondo era
abbandonata, e l'affermazione del moto della terra attorno al sole aveva un'importanza centrale. Cartesio non voleva essere l'autore di un discorso ove
si trovi la minima parola disapprovata dalla chiesa, preferirebbe bruciarlo che farlo apparire mutilato. Cartesio rende assoluta obbedienza alla chiesa
In questo tratto, Cartesio propone una nuova fisica, diversa da quella aristotelica-scolastica. Cartesio non vuole spiegare come questo mondo è stato
creato, ma come avrebbe potuto essere creato da Dio negli spazi immaginari, quegli spazi cioè che i filosofi ponevano fuori del nostro mondo fisico.
Immaginiamo che Dio abbia creato una materia senza nessuna delle forme e qualità teorizzate dalla fisica aristotelica. Materia come pura estensione o
qualità, dove l'estensione è la vera forma e essenza della materia stessa. Alla materia Dio ha impresso il movimento, retto da tre leggi:
1. ogni parte della materia persiste nel medesimo stato finchè l'urto delle altre non la costringe a mutarlo;
2. quando un corpo spinge un altro corpo, non può comunicargli alcun movimento senza perderne altrettanto del proprio;
3. quando un corpo si muove, purché in modo circolare, le sue parti singolarmente prese, tendono a continuare in linea retta.
Cartesio, da un lato sottolineerà il carattere congetturale, ipotetico del suo discorso, dall'altro riconoscerà di non poter dare dimostrazioni esatte di tutte
le cose che dirà, dovendosi a volte accontentare, nel mondo dell'esperienza, di una certezza morale, non metafisica.
In base a questi semplici principi Descartes spiega il costituirsi dell'universo, secondo leggi meccaniche: tutto si può spiegare supponendo nella
materia, il movimento, la grandezza, la figura e la disposizioni delle parti.
Identificata la materia con l'estensione e con lo spazio, Cartesio nega l'esistenza del vuoto. Il moto impresso da Dio alla materia porta alla sua
frantmazione in particelle sempre divisibili, che costituiscono i tre elementi fondamentali (aria, terra fuoco), la cui diversità è costituita solo dalla struttura
quantitativa delle varie parti di materia e dal movimento di cui esse sono dotate; dal moto di questi elementi nascono i mondi, mondi innumerevoli in
spazi immaginari. Le particelle assumono un moto circolare formando dei vortici, questi vortici costituisce un sistema con al centro il sole.
Il trattato del del mondo si completa con i capitoli sull'Uomo: per Cartesio si trattava di spiegare tutti i fenomeni vitali e i processi sensitivi con le stesse
leggi della fisica meccanicistica. Si parla così dell'uomo macchina. Cartesio suppone che il corpo altro non sia se non una statua o una macchina di
terra che Dio forma per renderla più che possibile a noi somigliante. Cartesio non riconosce alcuna differenza tra le macchine che fanno gli artigiani e i
diversi corpi che la natura sola compone.
Cartesio indentifica nelle macchine il modello per descrivere come si muove la macchina del corpo: i nervi sono concepiti come conduttori, tubi delle
macchine idrauliche. In essi corrono dei filamenti che trasmettono al cervello lo stimolo sensibile e provocano il movimento dei muscoli. Si tratta di moti
meccanici non volontari.
AL centro del cervello c'è una ghiandola pineale, che assumerà un'importanza centrale nella fisiologia di Cartesio. A questa ghiandola affluiscono gli
stimoli degli oggetti imprimendo le idee o forme degli oggetti nella ghiandola che è la sede dell'immaginazione e del senso comune.
Tutte le funzioni del nostro corpo (respirare, dormire etc) derivano solo dalla sola posizione dei suoi organi.
L'anima razionale si aggiungerà a questa macchina per portarvi il pensiero, e la ghiandola pineale diventerà il punto di contatto tra due realtà
indipendenti: res cogitans e la res extensa.
1637, Discorso sul metodo --> appariranno anche i tre Saggi insieme al discorso sul metodo, che ne costituisce la premessa. Cartesio pensava al suo
scritto un titolo di grande impegno: Progetto per una scienza universale che possa innalzare la nostra natura al suo più alto grado di perfezione.
Descartes decise di non mettere trattato sul metodo, ma Discorso sul metodo, il che è lo stesso di Prefazione o Avvertenze riguardo al Metodo, per
dimostrare che non si proponeva di insegnarlo, ma solamente di parlarne.
La struttura del Discorso sul metodo --> Il discorso presenta una struttura a mosaico e le sue parti riprendono e riordinano materiali precedenti:
1. Prima parte: si troveranno diverse considerazioni relative alle scienze;
2. Seconda parte: Riguarda il metodo, le principali regole del metodo che l'autore ha cercato di stabilire;
3. Terza parte: morale provvisoria, comprendono alcune regole morali che ne ha derivato;
4. Quarta parte: Dio e Anima, riguarda le prove che egli dà all'esistenza di Dio e dell'anima umana;
5. Quinta parte: Monde e a studi di fisiologia, in particolare sulla circolazione del sangue. Questa parte riguarda l'rodine dei problemi fisici del
settore da lui esplorato, la spiegazione dei movimenti del cuore e di qualche altra difficoltà d'interesse medico, la differenza tra la nostra anima e
quella degli animali;
6. Sesta parte: troviamo le condizioni che l'autore ritiene essenziali per progredire nell'indagine naturalistica più oltre che non si sia fatto, e le
ragioni che l'hanno portato a scrivere.
I precetti del metodo --> persuaso dall'inutilità dell'inutilità della cultura scolastica, Descartes decide di trovare da solo una nuova via del filosofare. Un
sapere nuovo non può utilizzare fondamenti vecchi.
Descartes sottolinea la necessità di definire un metodo prima ancora di staccarsi dal passato: cercare il vero metodo.
Il metodo si articola in alcuni precetti, per orientare il retto uso dell'intuizione e della deduzione, i due unici strumenti della conoscenza:
1. Non cogliere mai come vera nessuna cosa; evidente è ciò che si presenta allo spirito con immediatezza e semplicità;
2. Dividere ciascuna delle difficolta che si esaminano in quanti più parti era possibile, in vista di una migliore soluzione. Indica la necessità di
semplificare i problemi complessi e ricondurli;
3. Imporre ai miei pensieri u ordine, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili da conoscere. Impone di condurre per ordine i propri pensieri
cominciando dagli oggetti più semplici;
4. Fare enumerazioni complete. Impone un'enumerazione ordinata delle parti in cui i è scomposto un problema e il controllo della completezza dei
processi deduttivi.
Provata nell'ambito della matematica la validità del proprio metodo, che insegna il vero ordine, la completa numerazione e la costruzione delle
conoscenza, Descartes vuole estenderlo a tutte le scienze fisiche per costituire la grande meccanica della natura. Però avverte il bisogno di risalire a
fondamenti più stabili quali solo la filosofia può dare. Di qui il passaggio dalla fisica alla metafisica.
Morale provvisoria --> prima di intraprendere la costruzione di una nuova filosofia, a Descartes sembra necessario garantire la validità di certe regole
che permettessero un comportamento pratico e morale:
1. La prima regola richiede l'obbedienza alle leggi e ai costumi del paese in cui si è nati, l'osservanza della religione in cui si è stati allevati e
l'adesione alle opinioni moderate dalla società.
2. La seconda regola prescrive di essere risoluti nelle proprie azione, anche quando si è incerti sulle opinioni da seguire;
3. La terza regola consiglia di cercare sempre di vincere noi stessi che la fortuna, e di essere pronti a cambiare i propri desideri piuttosto che
l'ordine del mondo.
Descartes non porterà mai a termine una sistemazione della morale definitiva.
Nella ricerca della verità, invece, si deve assumere un atteggiamento opposto, rifiutando come assolutamente falso tutto ciò in cui potessi immaginare il
minimo dubbio. Dato che i sensi a a volte ci ingannano, Cartesio volle supporre che nessuna cosa fosse tal quale ce la fanno immaginare. Si aggiunge
l'ipotesi secondo la quale Dio, nella sua onnipotenza, potrebbe aver fatto gli uomini tali da ingannare sempre, Più limitatamente, noi uomini potremmo
essere vittime degli inganni di un genio maligno, il diavolo.
Cogito ergo sum --> dal dubbio nasce una prima fondamentale certezza: bisogna necessariamente che "io", che penso, fossi qualcosa. E questa
verità era così certa da non poter vacillare sotto l'urto di tutte le più stravaganti supposizioni. Il pensiero, il dubitare, rende intuitivamente certo
dell'esistere. Mentre permane ancora il dubbio dell'esistenza del mondo esterno.
Non solo penso ma sono anche una cosa che pensa: res cogitans , che per esistere non ha bisogno di nessun luogo e nessuna causa.
L'evidenza dell'intuizione intellettuale che coglie il cogito non afferma solo il mio esistere, ma pone l'io pensate come sostanza pensante o anima,
autonoma rispetto alla realtà materiale e quindi ne dimostra l'immaterialità e 'immortalit&a
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