Lezione 1: Il video e la radio
Video e televisione
Quando parliamo di video e di televisione, si parla di due medium molto diversi. Il video è un'alternativa alla televisione, è un medium più personale, più indipendente. Il video è nato anche come anti-televisione. Negli anni '60 si diffonde negli Stati Uniti e poi in Italia a fine anni '70. Viene accolto da tutti i movimenti per i diritti civili e consentiva uno strumento di informazione veloce (non come la pellicola che andava sviluppata e stampata), era un mezzo immediato. Il video faceva controinformazione, forniva informazioni diverse da quelle dei media ufficiali.
Oggi si parla molto del potere delle immagini, ma il suono è più potente. Welles aveva anticipato il potere del suono acusmatico.
La radio
La radio è un medium acusmatico perché non possiamo vedere da dove arriva la voce, è un suono di cui non vediamo la fonte, ma la conosciamo. La radio è stata la sede della grande sperimentalizzazione musicale nel 1900. Ha offerto materiale che i singoli musicisti non si potevano procurare.
Televisione
All'inizio la Rai trasmetteva solo in diretta e per questo oggi ci è rimasto poco dei vecchi programmi. Alcune trasmissioni però venivano filmate anche con la pellicola e quelle sono rimaste. Tutto è cambiato con l'arrivo del video, delle telecamere e dei registratori. Già negli anni '50 gli artisti pensavano di usare il televisore come nell'arte si usavano altri materiali oltre alla creta e al marmo. Prendevano l'oggetto domestico e lo portavano nelle gallerie d'arte. Al pubblico piaceva l'immagine dello schermo a puntini, il bianco e nero, la luminosità granulosa. C'è stato chi ha squarciato la tela di pittura e ci ha messo dietro un televisore.
Lezione 2: Fotografia e cinema
Fotografia
La data simbolica d'inizio della fotografia è il 1839. Funzionava così durante i primi anni: la luce esterna veniva fissata su delle lastre e ci voleva tempo perché la realtà esterna si fissasse sul supporto utilizzato. Col tempo gli obiettivi sono diventati sempre più versatili, il tempo di esposizione è diventato più rapido fino ad arrivare a una fotografia più semplice.
Cinema
L'anno simbolico d'inizio del cinema è invece il 1895. I fratelli Lumière sono stati i primi a capire che il cinema poteva essere uno spettacolo pubblico e il 1895 è l'anno della loro prima proiezione. Per la prima volta si aveva un'immagine della realtà, non un disegno o una pittura. Era la realtà tecnicamente riprodotta, tramite un apparecchio meccanico. Cinema = scrittura del movimento. Percepiamo il falso movimento tramite il fenomeno della persistenza retinica. Sulla retina persiste l'immagine precedente. Si tratta di tanti fotogrammi che scorrono a un'alta velocità sulla pellicola. Nel cinema muto varia dai 16 ai 18 fotogrammi al secondo. Col cinema sonoro si passa a 24 fotogrammi per secondo. È uno scorrere di immagini separate, un movimento inciso, qualcosa di concreto sulla pellicola.
Radio
Siamo in un altro ambito, quello del suono. Alla radio corrispondono dei raggi. Si basa sulla scoperta, in parallelo alla storia della scienza, del potere dei canali nell'aria di veicolare suoni a grandi velocità. Il 1895 è la sua data canonica d'inizio. Radio e cinema nascono quindi insieme. La radio è costituita da suoni senza immagini e il cinema invece da immagini senza suoni (fino agli anni '20). La radio è nata col dialogo: una persona ha trasmesso a un'altra tramite delle apparecchiature. C'è un emittente, un ricevente e un messaggio, come prevede ogni comunicazione. Inoltre, la radio inaugura i media della simultaneità: prima c'era sempre un tempo di attesa, sia nel cinema che nella fotografia.
Televisione
La televisione è figlia della radiofonia. Una volta scoperto il potere di veicolare velocemente suoni si è arrivati a una radio con immagini. Infatti, la televisione è nata subito sonora perché c'era già la radio. La televisione offre una visione della distanza, la possibilità di vedere qualcosa che è lontano. Poi c'è la parola che mette l'accento sull'azzeramento della distanza, fa sembrare le cose vicine mentre in realtà sono lontane simultaneità. La televisione si basa sulla trasmissione di punti luminosi che diventano punti elettrici sullo schermo; sono punti imprecisi, in bianco e nero. Agli inizi interessava la lontananza; come al cinema, si andava per vedere il movimento, non perché le scenette fossero particolarmente interessanti. La novità era poter vedere finalmente le immagini in movimento, la diretta era il vero spettacolo. L'Italia iniziò a trasmettere regolarmente nel 1954. Il colore arrivò nel 1977 (ci fu un grande ritardo in Europa).
Appena la televisione inizia a funzionare davvero e non solo per pochi eletti diventa un mezzo di massa, molto popolare. La qualità delle immagini è comunque peggiore di quella del cinema e il suono si sente peggio. Nel frattempo però la televisione si configura come sistema esperto per il tempo libero. A parità di programmi vince comunque la televisione perché è più comoda, non richiede lo sforzo e l'ordine mentale che richiedono andare al cinema, al teatro, in palestra; tutte cose che richiedono un piccolo stress.
Quando aumentano le ore di trasmissione non è più possibile coprire tutto con la diretta e diventa fondamentale controllarla, archiviare certe cose. È difficile controllare e censurare in diretta, quindi diventa necessario trovare un sistema per registrare le immagini televisive. Nasce un sistema di videoregistrazione nel 1956, l'Ampex. In Italia arriva 10 anni dopo. Comprendeva dei nastri magnetici simili a quelli delle audiocassette e consentiva la differita, la diretta trasmessa dopo che è stata girata. Le cineprese si trovavano in commercio fin dai tempi dei Lumière e tutti potevano comprarle, mentre le telecamere non si trovavano. C'era bisogno di leggi per trasmettere, servivano le antenne, i ripetitori.
Video termine che fa parte della famiglia della televisione ma se ne distacca. Mentre non si può fare televisione come singoli, si possono fare video. La televisione è un gigante economico, politico, è regolata da leggi, è un'industria, una macchina gigantesca. Il video è una forma indipendente, può essere usato da piccoli gruppi, da singoli. Nel 1963 appaiono i primi videoregistratori. All'inizio la videocamera non era piccola, era più pesante della cinepresa. Aveva un microfono a parte, un registratore da portare a tracolla, delle bobine col nastro che girava e delle batterie molto grandi. Tanti facevano riprese con la pellicola perché la cinepresa era leggera ma non c'era il sonoro. La pellicola costava tantissimo, andava sviluppata e poi stampata. Consentiva di vedere qualcosa che era passato mentre il video si rivedeva subito.
Negli anni '60 il video si diffonde (anni della Guerra del Vietnam, delle manifestazioni contro la manipolazione dei media, delle manifestazioni pacifiste, delle lotte per i diritti civili, diritti delle donne, dei neri). C'è un grande fermento studentesco nelle università. Sono anni di grande mobilitazione sociale dal basso, quindi occorreva un mezzo economico per trasmettere le informazioni e il video arriva nel momento giusto. Il video si stabilisce come mezzo per fare controinformazione a costi bassissimi. Si diffonde uno slogan "Vt is not tv" (videotape non è televisione).
Lezione 3: La radio
Il potere del suono
La radio ci consente di affrontare il problema del suono e del rapporto tra suono e immagine. Si parla molto del potere delle immagini ma non del potere del suono, che è anche più potente. Un'immagine si può distinguere da un'altra, ma il suono invade tutto lo spazio, come un gas; ci possono essere anche vari rumori allo stesso tempo e non ci possiamo isolare completamente, si sentiranno sempre in qualche modo, arrivano dappertutto. Mentre posso anche scegliere di non guardare un'immagine.
Inoltre, la radio aumenta il potere del suono perché consente un uso individuale o pubblico che non richiede che tutto il sistema sensoriale sia concentrato su esso. A volte però anche la televisione viene tenuta accesa come una radio. Si tratta di veicolare un suono acusmatico un suono che ascolto senza vedere la fonte che lo emette (ad es. la musica di un cd). Si può conoscere la fonte di un suono, ma si può anche credere di conoscerla e non vedendo da dove proviene si può sbagliare.
In "Psyco" (1960) il suono acusmatico è il motore del film. La madre non si vede mai, si intravede e ascoltiamo la sua voce. Siamo convintissimi che esista anche se in realtà non è così. La radio ha il potere di scatenare l'immaginazione ma anche di ingannare. Ci immaginiamo sempre qualcosa ma non corrisponde alla realtà.
Età d'oro della radio
Età d'oro della radio anni '30/'40, periodo in cui la radio era il mezzo più potente. I giornali trasmettevano le notizie il giorno dopo, non avevano la simultaneità della radio.
The War of The Worlds
"The War of The Worlds" fu una celebre trasmissione radiofonica di Orson Welles del 30 ottobre 1938. A quel tempo erano popolari i radiodramma si mandavano in onda opere letterarie. Welles si inserì in questa tradizione e decise di raccontare una storia. Prese come spunto "La guerra dei mondi" (H. G. Wells), un lungo racconto di fantascienza pubblicato nel 1898. Successe che una sera un annunciatore radiofonico disse che stavano per trasmettere il racconto di Wells, quindi era stato detto che si trattava di una finzione, di una messa in scena. Nonostante questo ci fu il panico, molti ascoltatori credevano si trattasse di una notizia vera quando Welles annunciò l'arrivo di extraterrestri ostili sul suolo americano. Tutto ciò rese evidente il potere del suono e del tipo di messa in scena. Le altre stazioni radiofoniche non ne parlavano ma le persone pensavano solamente che non fossero aggiornate, hanno preferito credere a una falsa notizia di una piccola rete radiofonica.
La data della trasmissione è importante perché se fosse successo molti anni dopo le persone avrebbero controllato la veridicità della notizia in televisione, poi non erano tempi felici con l'arrivo della Seconda guerra mondiale, c'era una situazione di terrore, un clima socio-politico intenso. Dialettica tra vero e falso a partire da questo progetto Welles ha sempre lavorato sul confine dell'ambiguità (a volte si truccava anche), ha sempre lavorato sulle tematiche del vero e del falso, come in "F for Fake" (1973, documentario).
Manifesto della Radia
Nel 1933 fu pubblicato un manifesto del movimento futurista italiano dedicato alla radio. Fu scritto da Marinetti e Masnata e pubblicato nella Gazzetta del Popolo. I futuristi si sono interessati alla radio per la sua velocità, la simultaneità, perché è un medium nuovo, che abolisce tempo e spazio e questo per loro voleva dire eccellenza. Contestano però il fatto che la radio imiti i media precedenti. Anche per il cinema dicevano la stessa cosa (che copiava la letteratura e il teatro). Nel Manifesto parlano anche di televisione, che arriva in Italia nel 1954 ma c'era già negli anni '30 nel Regno Unito e in Germania. Anche in Italia si facevano sperimentazioni televisive in ambito militare in quel periodo, ma non si trasmetteva ancora. La televisione duplicherà il potere della radio. Inoltre, la televisione produce da sola la luce, mentre ad esempio quella del cinema è minore perché è riflessa, la riceve dal proiettore.
Lezione 4: Teorie della radio
Gli anni '20 sono gli anni d'oro della radio perché essa è l'unico medium di informazioni rapide sul mondo. In quegli anni molti scrittori e drammaturghi si occupano della radio. Bertolt Brecht (1898 - 1956) ad esempio, uno dei maggiori drammaturghi del 1900, scrive anche per la radio; troviamo le sue riflessioni in una raccolta. Marshall McLuhan (1911 - 1980) importante filosofo e sociologo, chiamava la radio "il tamburo tribale"; per lui era non era altro che la prosecuzione meccanica dei segnali sonori da un villaggio a un altro.
Brecht parla dell'importanza delle potenzialità della radio in "Scritti sulla letteratura e sull'arte" (1967). È un po' polemico, dice che si pensa troppo alle possibilità e non si vede con senso critico quello che fa la radio. Secondo lui le possibilità della radio sono sopravvalutate, non ci si occupa di quello che essa potrebbe fare. La radio è sottoutilizzata, bisogna sviluppare contenuti nuovi.
In un altro testo cerca di trasformare la sua polemica in una proposta dice che la radio potrebbe consentire la vera comunicazione. Quindi potrebbe passare da mezzo di distribuzione a mezzo di comunicazione, potrebbe essere uno straordinario mezzo di canali, in grado di far parlare l'ascoltatore, per farlo diventare fornitore. È una concezione di radio come fornitura di messaggi a tante persone, ma rendendola anche un mezzo che consente la risposta. Il ricevente diventa emittente. Oggi la radio non è più solo acusmatica, infatti alcune stazioni hanno anche un canale televisivo. Ci sono molti sistemi per interagire con l'utente (es. far scorrere sull'immagine televisiva i messaggi dell'utente) e farlo partecipare. Un po' come il telefono, la radio si è sviluppata come broadcasting, cioè manda messaggi a tante persone che non possono rispondere.
Brecht si pone anche il problema di come usare al meglio la radio, cerca di intravedere cosa potrebbe. Dice che la radio si presta molto bene alla rappresentazione culturale, perché la persona singola è più sensibile a un discorso di questo tipo. Roberto Rossellini (1906 - 1977), regista e sceneggiatore, a un certo punto smette di lavorare per il cinema e inizia a lavorare per la televisione. Dice che al cinema si incoraggiano le emozioni primarie, c'è una dinamica tipica dei fenomeni collettivi, si seguono gli altri. Invece la televisione è rivolta a piccoli gruppi, la nostra testa è più libera ed è disponibile a recepire un tipo di cinema che vuole anche essere uno strumento di conoscenza.
Riflessioni di tipo mediologico basate sulla natura del medium, che va usato incoraggiando le sue specificità. Eugenio Giovannetti (1883 - 1951), giornalista e scrittore, è stato il primo che ha parlato di televisione in Italia. Ha scritto un manuale sul cinema ("Il cinema e le arti meccaniche", 1930) e nell'ultimo capitolo parla di televisione. Lo ha scritto perché aveva letto una rivista dell'esercito dove si parlava della sperimentazione di questo nuovo mezzo. Dice che la televisione è un mezzo straordinario, figlia della radio; farà sparire le attualità cinematografiche. Non dobbiamo temere però che faccia morire il teatro e il cinema, anzi, sarà un veicolo straordinario per essi, li farà diventare molto più diffusi.
Fa una profezia: dice che alla fine del secolo la televisione sarà in ogni casa, ci sarà una stanza per essa, in cui potremo scegliere con un menù fra tutti gli spettacoli del mondo. Indovina la natura del medium della diretta e del mettere in contatto tutti. Rudolf Arnheim (1904 - 2007) uno storico dell'arte tedesco, studioso della percezione. "Arte e percezione visiva" (1954) saggio in cui riflette sulla televisione. Capisce le sue potenzialità:
- Capisce che la televisione ci consentirà di ricevere tantissime informazioni, immagini, suoni (questo succede). Lui intuisce le potenzialità di questo mezzo. Il rischio però è pensare che percepire significhi conoscere e capire. Può succedere che i tantissimi stimoli sensoriali vadano a detrimento dell'elaborare, del riflettere, del metabolizzare.
- Parla di esperienza: la televisione ci conduce attraverso una serie di esperienze, ma di per sé questo non vuol dire per forza studio, conoscenza, solo perché lo vediamo in tv. È anche importante il fatto di poter vedere da casa quante persone diverse ci sono nel mondo e questo ci rende più piccoli e umili, ci fa capire che non siamo centrali. Quindi la televisione contribuisce a una mutazione dell'immaginario collettivo. La televisione e la bomba atomica, fenomeni quasi contemporanei, hanno cambiato la nostra visione del mondo e ci hanno fatto capire quanto esso sia piccolo. Arnheim dice che la televisione rende tutti più umili e ci dà un senso della relatività. Dice anche che essa si fruisce in solitudine, quindi non è come il cinema o il teatro, non è uno spettacolo collettivo; è un medium personale.
Sergej Ėjzenštejn (1898 - 1948), "La corazzata Potëmkin" (1925) film sulla Rivoluzione russa, Ėjzenštejn con effetti speciali straordinari e circa 2000 inquadrature. era un grande regista ma lavorò anche in altri campi: ha scritto sulla pittura, sulla letteratura ed era anche un teorico del cinema e del montaggio. Poco prima di morire, scrive anche sulla televisione. In un saggio breve dice che il cinema deve reinventarsi ma ora è arrivato il "cinemago" della televisione, che rivoluziona l'idea del montaggio, che non esisteva prima (c'era la pellicola che si tagliava). Inoltre la televisione cambia molto la nostra prospettiva sul mondo.
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