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Sommario 7
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7
1. La Psicologia: storia e metodi
L’approccio storico e quello sistematico 7
2. 8
3. I metodi della Psicologia 8
4. I Laboratori e la Storia della Psicologia Sperimentale 11
11
1. Quando e come può nascere la Psicologia 11
2. Le condizioni 11
La Psicologia nel pensiero greco 12
Dal Medioevo al Rinascimento 12
La rivoluzione scientifica e il dualismo cartesiano
La fondazione delle scienze dell’uomo 13
3. 13
Dagli empiristi agli associazionisti 13
Gli ideologi 14
4. Il pensiero tedesco dopo Kant: Herbart e Fechner 14
Johann Friedrich Herbart (1776-1841) 14
Gustav Theodor Fechner (1801-1887) 15
5. Gli apporti delle altre scienze
Dall’equazione 15
personale ai tempi di reazione 15
Donders e lo studio dei tempi di reazione 16
Il contributo dei fisiologi
L’evoluzionismo 17
17
6. Conclusioni 18
18
1. Il grande precursore: Wilhelm Wundt 18
2. Lo Strutturalismo 18
La psicologia secondo gli strutturalisti 19
I tre elementi della coscienza
Il metodo: l’introspezione 19
19
3. Il Funzionalismo 19
La psicologia secondo i funzionalisti 20
Le funzioni mentali 20
I metodi del funzionalismo 21
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1. La Riflessologia e Pavlov 21
2. Il Condizionamento Classico 22
3. Il paradigma della generalizzazione e discriminazione 22
4. La Scuola Storico-Culturale 23
23
1. Le origini e il concetto di Gestalt 23
2. I primi lavori dei Gestaltisti
La critica all’empirismo 23
3. L’atteggiamento fenomenologico e la teoria di campo 24
4. Il postulato dell’isomorfismo 25
5. 25
6. La psicologia del pensiero e la psicologia sociale 26
26
1. Le origini del Comportamentismo 26
2. Il Comportamentismo Watsoniano
Il ruolo dell’esperienza e le grandi teorie dell’apprendimento 27
3. L’apprendimento sociale e la formazione della personalità 28
4. 30
30
1. Definizione e campo della Psicoanalisi 30
2. Le origini e il senso della Psicoanalisi
L’opera di Freud e il suo sviluppo 31
3. 32
4. Il messaggio Psicoanalitico 34
34
1. Una personalità eclettica 34
2. Il metodo
La teoria: l’epistemologia genetica 35
3. L’influenza delle teorie di Piaget 35
4. 36
5. Gli sviluppi: le teorie postpiagetiane e la scuola di Ginevra 37
37
1. Il Cognitivismo come filiazione del Comportamentismo 37
2. Il «Mentalismo» dei Cognitivisti 38
3. Lo sviluppo storico del Cognitivismo 39
4. La prospettiva ecologica: modularismo e connessionismo 41
43
43
46
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1. Introduzione 46
2. La Periodizzazione 48
3. Sintesi cronologica 48
I precursori 49
Gli studiosi del periodo positivista
La psicologia nell’Università 50
Giulio Cesare Ferrari e la “Rivista di Psicologia” 51
51
I periodici di Psicologia e di discipline affini 52
Da Brentano a Musatti 54
La Psicoanalisi in Italia 55
La Società Italiana di Psicologia e i primi congressi nazionali 55
Nascita e primi sviluppi della Società Italiana di Psicologia
I primi quattro congressi degli psicologi italiani: uno sguardo d’insieme 56
57
Gemelli e le applicazioni psicotecniche
Psicologia nell’Università: dopo il 1905 58
La - 5 -
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1. La Psicologia: storia e metodi
La psicologia è nata relativamente tardi rispetto ad altre scienze. Solo rifacendo a ritroso
la storia di questa disciplina, nei modi indicati da Luccio nel primo capitolo, diviene possibile
capire il decollo relativamente tardo della psicologia come scienza autonoma. Come
dell’uomo
mostrerà Luccio, vincoli ben più potenti si opponevano al costituirsi di una scienza
rispetto al maturarsi delle condizioni che resero possibile, tra il XVI e il XVII secolo, lo
sviluppo degli altri campi del sapere scientifico contemporaneo. Tant’è vero che una scienza
dell’uomo nasce, per così dire, in due tappe: dapprima viene legittimata la possibilità di
studiare l’uomo in quanto «macchina» - di qui un enorme impulso alle ricerche anatomiche
–
e fisiologiche e, solo in seguito, a più di un secolo di distanza, si potrà incominciare a
prendere in considerazione l’uomo nella sua globalità, includendo nell’esame quella che
Cartesio aveva chiamato res cogitans, cioè la mente.
L’approccio storico e quello sistematico
2.
La ricomposizione tra mente e corpo, tra materia e spirito, tra il determinismo del
«meccanico» e il volontarismo del «morale», non è mai stata definitiva e totale. Le diverse
scuole e correnti psicologiche hanno sempre oscillato tra due poli opposti: colore che
considerano l’uomo come macchina, il cui funzionamento è determinato dalle leggi della
neurofisiologia e della biochimica, e coloro che lo considerano come una persona capace
di scopi, aspettative e intenzioni.
Da essa derivano scelte tendenzialmente opposto quando si tratta di decidere quali
strumenti di raccolta dei dati vadano privilegiati al fine di costruire o di controllare le teorie.
I «meccanicisti» tendono a privilegiare le classiche tecniche sperimentali, da usarsi in
laboratorio; altri invece concepiscono il comportamento umano come guidato da scopi e
privilegiano l’osservazione delle situazioni in contesti non artificiali (es. le tecniche utilizzate
dagli psicoanalisti), molto lontane dai canoni delle scienze naturali.
In altre parole, è molto difficile una rassegna sistematica dei principali campi di indagine
mantenendo una prospettiva, per così dire, neutrale e imparziale. I più imperialisti
sostengono addirittura che le altre scuole o correnti non sono psicologia oppure che non
sono scientifiche.
La maggioranza dei manuali «sistematici» fa propria una prospettiva eclettica. Gli autori
dell’argomento esaminato.
mutano a seconda
È innegabile che alcune scuole o correnti siano state più produttive di altre in determinati
settori di ricerca. - 7 -
3. I metodi della Psicologia
Oggi si è inclini a rivisitare metodologie del passato, nel senso che viene nuovamente
valorizzato il ricorso a tecniche di studio non sperimentali proprio in quei settori, come la
psicologia animale e la psicologia sociale, dove era stata particolarmente difficile trasferirle.
I fautori del cosiddetto «lassismo metodologico», cioè di un atteggiamento permissivo nei
confronti di metodologie diverse da quelle usate in laboratorio, ritengono infatti che
l’artificiosità determinata dal semplificare alcuni fenomeni, soprattutto quelli più complessi,
allo scopo di poterli studiare in laboratorio.
Queste ultime prese di posizione sono comunque relativamente recenti. Al contrario, la
prospettiva storiografica classica, sostiene più o meno apertamente che la disciplina è nata
come scienza autonoma quando si è incominciato a portare i fenomeni in laboratorio così
da poterli analizzare con le consuete procedure sperimentali. Ed è in base a questo criterio
che si riconosce a Wilhelm Wundt il merito di aver fondato la psicologia: il 1879 - quando
– è considerato l’anno di
Wundt apre il suo laboratorio a Lipsia nascita della disciplina.
sperimentale con l’istituzione di laboratori in cui condurre gli
Dunque, l'adozione del metodo
esperimenti, viene considerata come lo spartiacque tra due millenni di psicologia “filosofica”
e centoventi anni di psicologia scientifica.
Si tratta di una prospettiva schematica e riduttiva basata sull’equivalenza tra metodo
sperimentale e psicologia scientifica.
Prospettiva opposta è quella secondo cui nodi teorici della psicologia sono stati già
formulati in sede filosofica ed è lì che vanno rintracciati.
L’introduzione del metodo sperimentale non costituisce la garanzia di scientificità di una
legittimato l'impiego di tecniche di indagine originali come l’osservazione del
disciplina, è colloquio clinico, l’introspezione e cioè
comportamento altrui nel corso della vita quotidiana,
l’esame dei nostri processi psicologici osservati nel corso del loro svolgimento (auto-
osservazione)
Il limite è che si tratta di una prospettiva ingenua, è una psicologia del senso comune.
4. I Laboratori e la Storia della Psicologia
Sperimentale
Se si accetta la tradizione che va da Wundt a Titchener, il laboratorio è un luogo dove si
misurano le prestazioni di un individuo connesse al funzionamento dei suoi organi di senso
periferici o delle sue funzioni centrali (mente). In tal caso, abbiamo avuto dei laboratori prima
che venissero istituzionalmente fondati dei centri diretti da psicologi e dedicati a questo tipo
di studi.
Nel 1976, il famoso episodio del licenziamento di Kinnerbrook, assistente all’osservatorio di
Greenwich, trae origine dalla misurazione di un fenomeno psicologico in condizioni
controllate. - 8 -
Esaminiamo i criteri cui si può ricorrere per stabilire se l’osservatorio di Greenwich era
“anche” un laboratorio di psicologia sperimentale:
• Era un ambiente artificiale;
• C’erano apparecchi che integravano i sensori umani;
• L’interazione con le apparecchiature implicava coordinazione delle capacità umane;
• L’operazione sfociava in una misurazione.
È per l’appunto questa controversa misurazione che conduce al licenziamento di
Kinnerbrook, in quanto le sue rilevazioni presentano uno scarto costante rispetto al suo
superiore. Vent’anni dopo, Bessel, incuriosito dalla vicenda, studiando sistematicamente i
dati di vari osservatori, scopre le cosiddette «equazioni personali». Egli appura
definitivamente che le rilevazioni di prestazioni, non permettono agli esseri umani di fornire
misure uguali, cioè intersoggettive. Quando si effettuano misurazioni al limite delle nostre
prestazioni naturali riscontriamo delle differenze sistematiche tra individui.
Negli osservatori astronomici dell’epoca si realizzavano così molte te delle condizioni che
poi ritroveremo nei veri e priori laboratori di psicologia sperimentale:
• Possibilità di controllo in condizioni create artificialmente;
• Misura precisa di prestazioni psicologiche;
• Possibilità di ripetere le prove su più soggetti e di confrontarle.
Quello che mancava, rispetto al laboratorio di Wundt, non tanto lo scopo istituzionale,
quanto il modo di lavorare tipico del laboratorio.
Nel laboratorio di Wundt viene introdotta una nuova divisone del lavoro; le risposte del
soggetto sperimentale non venivano interpretate come effetti delle variazioni dell’input fisico,
ma come indicazione dei modi in cui l’individuo Dato che l’oggetto di
elaborava tale input.
studio diventa la coscienza dell’individuo le sue risposte dovevano essere liberate da effetti
distorcenti, preferendo risposte immediate.
Questa divisione del lavoro, tipica del laboratorio di psicologia wundtiano, nasce come
necessità operativa ma poi diventa un canone della ricerca psicologica.
All’inizio del secolo scorso, Titchener scriverà un dettagliato manuale dal titolo indicativo
“Experimental Queste regole sono sempre
Psychology: A Manual of Laboratory Practice”.
volte a realizzare in sostanza due principi:
1) Garanzia che lo sperimentatore non influenzi quanto osserva;
2) Garanzia che il soggetto non venga influenzato dalla conoscenza di quello che si
studia.
Il modello della psicologia «da laboratorio» si estenderà progressivamente anche ad altre
aree della disciplina. Questa estensione accompagna nuovi paradigmi e modi di lavorare:
• Le apparecchiature inizialmente usate erano delle protesi; progressivamente si
introducono delle macchine che creano gli stimoli;
• Non soltanto gli uomini adulti normali possono fungere da soggetti (bambini, animali,
ecc.); - 9 -
• Lo sperimentatore viene in molti casi sostituito da sistemi di registrazione automatica
delle risposte rese possibili dall’uso dei computer.
Assistiamo così all’emergere e all’affermarsi progressivo di alcune tendenze:
1) Disumanizzazione;
2) Simulazione;
3) Creazione artificiale dei fenomeni.
■ □ ■
- 10 -
1. Quando e come può nascere la Psicologia
(la scienza dell’anima, secondo l’etimo greco) è di invenzione
Il termine psicologia
relativamente recente, e ancor più recente è il significato. Si disputa se a coniare il termine
sia stato Filippo Melantone o Rodolfo Goclenio. È certo che il termine, nato negli anni a
cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ebbe vita stentata sino al Settecento, quando fu ripreso da
un filosofo razionalista allievo di Leibniz, Christian Wolff, che designò con esso una delle
quattro parti in cui andava suddivisa la metafisica, le altre tre essendo l’ontologia, la
cosmologia e la teologia.
Wolff, tra l’altro, distingueva tra una psicologia empirica, che si doveva occupare dei fatti
psichici fondata sull’esperienza, e da una psicologia razionale, che si doveva occupare
dell’essenza dell’anima e delle sue facoltà.
seconda metà dell’Ottocento, però, il termine «psicologia» comincerà ad essere
Solo nella
utilizzato per designare una disciplina scientifica autonoma della filosofia e svincolata
ipoteche metafisiche.
La scienza moderna, se si vuole, nasce anche nel momento in cui si esce dal «mono
pressappoco» e si entra nell’«universo della precisione». Precisione che va inoltre
accuratamente comunicata nel riferire di una ricerca scientifica, e ciò per garantire la
ripetibilità di un’esperienza, prima caratteristica di un sapere effettivamente valido
scientificamente.
2. Le condizioni
Perché possa esservi una scienza dell’uomo occorre, come prerequisito, che l’uomo possa
essere oggetto di studio scientifico.
Il primo motivo del ritardato sviluppo della psicologia rispetto alle altre scienze naturali è
dovuto al fatto che per diversi secoli tale prerequisito è venuto a mancare -> il pensiero
occidentale, a partire dal pensiero cristiano medioevale, ha escluso che l’uomo potesse
essere oggetto di indagine scientifica. Non è però sempre stato coì, e in particolare non lo
era nel pensiero greco.
La Psicologia nel pensiero greco
Nell’antichità Cinesi ed Ebrei l’attività psichica era posta nel cuore,
per Egiziani, solo con i
Greci viene assegnato un certo ruolo anche al cervello.
greco era riconosciuta la piena appartenenza dell’uomo, come animale, al
Nel pensiero
mondo della natura; esistevano già le premesse perché potesse nascere una scienza
dell’uomo.
Pitagora distingueva tre facoltà psichiche:
- 11 -
1) Intelligenza;
2) Passione;
3) Ragione.
Ippocrate, era un medico, e la sua scienza era finalizzata alla medicina. Considera
fondamentali i rapporti esistenti tra aspetti biologici, psichici e sociali nella determinazione
del comportamento
Aristotele, seguendo Empedocle crede che il principio di guida delle attività psichiche sia
nel sangue. L’uomo è parte della natura e può quindi esser studiato con le scienze della
natura.
Dal Medioevo al Rinascimento
Il pensiero medievale cristiano rifiuta l’appartenenza dell’uomo alla natura e non ne
tra l’altro impregnato di spirito magico e soprannaturale.
concepisce lo studio,
Il mondo è concepito secondo una struttura gerarchica con alla testa Dio e
immediatamente sotto l’uomo, che non viene visto come facente parte della natura.
Lo studio della natura esiste ma è solo descrittivo La scienza esiste sotto forma di maghi
e di alchimie.
La rivoluzione scientifica e il dualismo cartesiano
È solo sulla fine del XIV secolo e nei due secoli successivi, con il Rinascimento che sarà
possibile iniziare un nuovo rivolgimento del pensiero umano.
Le caratteristiche del pensiero rinascimentale possono così essere riassunte:
Cartesio, distingue tra res cogitans e res extensa (dualismo), ossia tra anima e corpo,
permettendo di poter studiare il corpo in maniera meccanicistica. Oltre alle idee derivanti da
sensi, memoria e immaginazione, Cartesio crede nell’esistenza di idee innate che sorgono
dalla mente come pensieri basilari.
Propone la dottrina delle idee innate. Le idee sono di tre tipi:
1) idee derivanti dai sensi, costituenti un legame tra mente ed oggetti reali;
2) idee dalla memoria, costruite direttamente dalla mente;
3) idee innate, che sorgono direttamene dalla mente come principi assolutamente
basilari; possono essere quelle di Dio, di sé.
Il fatto che tali idee siano innate, non significa che si presentino chiare e distinte alla
coscienza dell’uomo. Egli le deve scoprire in sé stesso Un ultimo aspetto del pensiero
cartesiano è la concezione secondo la quale il mondo in cui viviamo potrebbe essere un
mondo di apparenze, costruito da un demone che voglia ingannare. Se è quindi
indispensabile dubitare di tutto, è però indubbio che vi sono delle idee che per le loro
caratteristiche di chiarezza e distinzione sono indubitabili, in quanto siamo consapevoli della
loro esistenza. La prima delle quali è formulata nel famoso cogito: se penso, non posso
dubitare di esistere. - 12 -
La fondazione delle scienze dell’uomo
3.
Il dualismo e la dottrina delle idee innate di Cartesio svolgono un ruolo essenziale nel
processo che consente di determinare le condizioni perché possa nascere una scienza
dell’uomo; l’uomo può essere finalmente studiato come meccanismo.
I passi successivi da compiere sono:
il passaggio da un’indagine sull’essenza della mente a un’indagine sui suoi
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