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Storia della Psicologia e Argomenti di Storia della Psicologia

Appunti per l'esame di: Storia della Psicologia, Prof. Glauco Ceccarelli - Urbino (Uniurb)
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Argomenti di Storia della Psicologia (Ceccarelli)

Università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della formazione.

Esame di Storia della psicologia docente Prof. G. Ceccarelli

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Lo scopo dell’indagine psicologica consiste nel descrivere i contenuti elementari della

le leggi che presiedono al loro combinarsi e al loro susseguirsi.

coscienza e nell’evidenziare

I tre elementi della coscienza

L’esperienza cosciente si presenta sotto forma di percezioni, di idee, di emozioni o

sentimenti. Ma l’interesse analitico dello psicologo è rivolto agli elementi semplici o costitutivi

delle percezioni che sono:

1) la sensazione: lo stato di coscienza concomitante alla stimolazione di un organo

sensoriale periferico;

2) le immagini mentali: processi mentali non relativi a esperienze attuali, come ricordi

e anticipazioni;

3) gli stati affettivi: costitutivi delle emozioni e dei sentimenti quali amore, odio, gioia e

tristezza.

Gli elementi della coscienza hanno degli attributi quali: qualità, intensità, durata e chiarezza.

Il metodo: l’introspezione

La psicologia procede mediante osservazione empirica, chiamata introspezione, che è

l’unico metodo che caratterizza la psicologia rispetto alle altre scienze. Si basa su due

norme fondamentali:

1) deve adottare il criterio elementistico, cioè ogni dato cosciente sottoposto

all’introspezione deve essere scomposto nei suoi elementi più semplici (non

ulteriormente scomponibili);

non deve incorrere nell’errore cioè l’attribuzione di significati o di valori ai

2) di stimolo,

dati dell’esperienza cosciente.

3. Il Funzionalismo

Si sviluppa parallelamente allo strutturalismo in America. Massimi esponenti: James,

Dewey, Angell e Carr. Seguendo le convinzioni di Darwin gli psicologi funzionalisti

considerano l’organismo umano come l’ultimo stadio del processo evolutivo. Scompare il

e i processi mentali sono direttamente espressi dall’organismo che

dualismo mente-corpo

esprime i processi biologici.

La psicologia secondo i funzionalisti

Oggetto della ricerca sono le «attività mentali relative all’acquisizione,

all’immagazzinamento, all’organizzazione e alla valutazione delle esperienze, e alla loro

successiva utilizzazione nella guida del comportamento» (Carr, 1930).

Ciò che è centrale in questa definizione è il concetto di comportamento adattivo, che è

caratterizzato dalla presenza di tre componenti:

interno o esterno all’organismo;

1) Stimolo,

2) Senso, percezione della situazione sensoriale;

3) Risposta, altera la situazione per soddisfare lo stimolo.

- 19 -

I comportamenti non adattivi sono descrivibili solo nei termini oggettivi di stimolo e di

risposta. ogni attività dell’organismo vivente è un

Antielementismo: processo globale e continuo, ma

è bene distinguere tra stimolo e risposta perché svolgono ruoli diversi.

Le funzioni mentali

Le funzioni mentali sono attività globali non scomponibili, processi dinamici di carattere

strumentale utili all’adattamento.

Anche la coscienza segue la legge dell’adattamento biologico: emerge quando il

comportamento è ostacolato da eventi problematici per la sopravvivenza dell’organismo

(siamo coscienti quando cominciamo a formarci una nuova abitudine) e si eclissa una volta

svolto il suo ruolo adattativo, facendosi sostituire dagli automatismi comportamentali (siamo

meno coscienti una volta che l’abitudine si è consolidata).

Oggetto della ricerca funzionalistica sono i processi mentali ridefiniti in termini di funzioni,

cioè:

• Sensazione: elemento elementare che diventa marginale per i funzionalisti ne

riconoscono il valore adattivo (abilità spaziale);

• funzione adattiva; aumenta l’efficacia della risposta in situazioni

Emozione: particolari

esistono emozioni gratuite, cioè non funzionali o antifunzionali alla sopravvivenza;

• Percezione: processo mentale a sé stante e non somma di sensazioni;

• Motivazione: i funzionalisti vi attribuiscono grande importanza è definita come qualsiasi

dell’individuo finche’ esso non

stimolo relativamente persistente che domina il compito

reagisce in modo tale da soddisfarlo;

• è l’oggetto principale della ricerca funzionalistica in quanto funzione

Apprendimento: di appropriate modalità di risposta

adattiva per eccellenza e consiste nell’acquisizione

a situazioni problematiche presenti nell’ambiente.

legge dell’effetto,

Carr eredita da Thorndike la famosa che dice: ogni atto che in una certa

situazione produce soddisfazione, viene associato a tale situazione. Quando la situazione

si ripresenta, l’atto ad essa associato ha maggiori probabilità di ripetersi rispetto al passato.

Al contrario, ogni atto che in una certa situazione produce insoddisfazione, viene dissociato

si ripresenta, l’atto ad essa associato ha minori

da tale situazione. Quando la situazione

probabilità di ripetersi rispetto al passato.

Rispetto agli associazionisti, però, i funzionalisti danno minor importanza

all’apprendimento per prove ed errori perché ritengono che fin dal primo impatto con la

situazione problematica, l’organismo vivente si comporta non in modo casuale ma in modo

selettivo e analitico.

I metodi del funzionalismo

In generale, si può parlare di eclettismo metodologico dei funzionalisti. Seppur

i funzionalisti detronizzano l’introspezione dal suo

soggettivista come lo strutturalismo,

status di unico metodo psicologico. ■ □ ■

- 20 -

1. La Riflessologia e Pavlov

Nasce in Russia agli inizi del 1900. Maggiori esponenti: Secenov, Bechterev e Pavlov.

Studiano il sistema nervoso ed i riflessi su cui si fonda tutta l’attività psichica.

Per Bechterev lo studio dell’attività motoria avrebbe permesso la conoscenza più

approfondita di esso. Pavlov si dedica invece allo studio dei riflessi condizionati e alla teoria

dell’attività nervosa superiore.

2. Il Condizionamento Classico

Una scoperta che ha segnato il cammino della psicologia si deve a Pavlov. Interessato

inizialmente a esaminare la composizione della saliva, mettendo il cibo in bocca a un cane,

si producesse un immediato aumento della salivazione. Questa relazione tra stimolo e

risposta è la conseguenza di un riflesso, una risposta automatica, geneticamente registrata

nel sistema nervoso dell’animale, e quindi non frutto della sua esperienza passata. Lo

studioso notò che il cane produceva più saliva quando udiva o vedeva qualcosa che, per

solito, precedeva il cibo. Questi riflessi condizionati, o appresi, non sono innati. Il

comportamento è l’insieme dei processi riflessi che regolano l’interazione individuo-

ambiente. In un primo stadio i processi sono riflessi incondizionati, poi in un secondo

momento i processi sono riflessi condizionati, reagendo in modo plastico e adattativo.

In sintesi, il processo di condizionamento pavloviano, o classico, funziona graze

all’associazione ripetuta fra stimolo condizionato (SC) e stimolo incondizionato (SI). Tale

associazione alla fine condiziona lo stimolo condizionato (SC) a evocare una risposta

condizionata (RC), simile alla risposta incondizionata (RI).

Pavlov si rese conto che i condizionamenti s’indeboliscono nel tempo se non vengono

rinforzati. Egli dimostrò questo meccanismo misurando quello che succede in una sequenza

di diverse fasi, a cui diede nomi diversi.

Nella fase 1 il cane aumenta la risposta di salivazione (RC) grazie a presentazioni ripetute

del suono (SC) che precede immediatamente il cibo (SI). In virtù della contiguità temporale

si forma l’associazione SC + SI: Pavlov chiama questo processo acquisizione.

Nella fase 2, detta estinzione, si continua a presentare SC senza SI (suono senza cibo):

RI, cioè la salivazione, scompare gradualmente. Dopo la fase 2, il cane riposa per una notte.

Il giorno dopo comincia la fase 3, consistente in un ulteriore addestramento di estinzione:

SC, il suono, viene presentato da solo. Si osserva che le prime presentazioni di SC, da solo,

evocano RC piuttosto forti. Pavlov chiama questo parziale recupero dell’associazione

periodo spontaneo. Esso è caratteristico delle risposte condizionate che hanno subito un

processo di estinzione. - 21 -

A questo punto, se viene presentato nuovamente un rinforzo, costituito dalla coppia SC +

SI, il riapprendimento è molto rapido ed è chiamato riacquisizione.

3. Il paradigma della generalizzazione e

discriminazione

Il paradigma pavloviano risolve anche un altro problema dei rapporti tra un animale e

l’ambiente in cui vive. Se un cane è stato condizionato ad aspettarsi un suono prima del

cibo, egli emetterà saliva anche quando il suono non è proprio identico a quello usato per

condizionarlo. Pavlov riproduce questo fenomeno dimostrando che, quando a un dato

stimolo condizionato (SC) è stata associata una risposta condizionata, gli stimoli simili allo

SC tendono anch’essi a resuscitare la risposta condizionata (RC). Questo fenomeno è noto

come generalizzazione dello stimolo. Tanto più è simile, tanto più è forte.

È possibile anche condizionare un animale a non rispondere a stimoli simili allo SC, pur

continuando a rispondere allo SC. Questo è l’effetto dell’addestramento alla

discriminazione.

Gradiente di generalizzazione: maggiore la somiglianza con SC, maggiore la salivazione.

Esso si ottiene presentando al cane una serie di associazioni del tono con il cibo, interrotte

irregolarmente da presentazioni di toni simili senza cibo. In talo modo il cane apprende a

discriminare i suoni leggermente diversi e a rispondere solo a quello.

L’uomo, in realtà, alle volte funziona in modo totalmente passivo, altre in modo attivo. Altre

volte ancora è capace di trovare la soluzione ai problemi, non per prove ed errori ma grazie

ad un processo di insight.

4. La Scuola Storico-Culturale

Si sviluppa in Russia dai primi anni del 1900. Maggiori esponenti: Vygotskij e allievi.

La prospettiva Vygotskijana è in primo luogo evolutiva sia in senso filogenetico (animale-

uomo) sia in senso ontogenetico (bambino-adulto). I processi fisiologici sono comuni sia

all’uomo che all’animale, mentre i processi comportamentali sono più sviluppati e complessi

nell’uomo. L’uso degli strumenti è appreso nel contesto sociale, ossia nello sviluppo

ontologico da bambino ad adulto.

Il pensiero e il linguaggio hanno due radici genetiche differenti. L’attività intellettiva è

presente sia negli animali che nei bambini, ed è indipendente dal linguaggio che inizia ad

interagire con il pensiero solo verso i 2 anni di vita del bambino.

Il linguaggio diventa strumento di comunicazione e di regolazione del proprio

comportamento. La comunicazione si ha già da 1 anno e mezzo di vita del bambino, ma

solo verso i 4 anni si sviluppa la funzione regolativi. Solo attorno ai 7 anni si ha

l’interiorizzazione della funzione regolativa (al contrario di quanto affermato da Piaget, per

cui c’è prima la fase intrapsichica e poi quella socializzata).

LURIJA: studia anche le basi cerebrali della memoria e del linguaggio, svolgendo ricerche

neurologiche. Le funzioni cerebrali che mediano funzioni psichiche complesse sono sistemi

funzionali sviluppati in stretta relazione con l’ambiente.

- 22 -

1. Le origini e il concetto di Gestalt

La Gestalt si sviluppa a partire dal 1912 e rifiuta i metodi elementistici di Wundt. Si ispirano

dove la mente non è passiva e l’atto di conoscere

a Kant e al suo concetto di sintesi a priori

è un’attività unitaria e unificante. Si ispirano a tutta quella che è la psicologia

fenomenologica, a partire da Brentano per arrivare a Meinong e a Von Ehrenfels.

Questo aspetto di attività della mente o dell’esperienza in generale è ancora più

sottolineato nell’opera di Brentano. La tesi fondamentale di Brentano è che l’aspetto

ne deriva che l’oggetto della

specifico dei fenomeni psichici è la loro intenzionalità;

psicologia non è il materiale fornito ai nostri sensi, cioè le cose che vediamo, udiamo o

ricordiamo, ma l’atto di vedere, udire, ricordare. Per questa attenzione del percipiente e non

psicologia dell’atto.

al materiale percepito, le tesi di Brentano vengono denominate

Una più diretta ascendenza della Gestalt può essere riscontrata nella teoria di Meinong.

La teoria della produzione si basa sulla distinzione tra oggetti di ordine superiore e ordine

inferiore. L’ordine inferiore genera rappresentazioni non prodotte che non hanno bisogno

dell’esistenza di altri oggetti. L’ordine superiore genera rappresentazioni prodotte che

derivano la loro esistenza da oggetti inferiori.

Ancora più diretta è l’influenza di von Ehrenfels, che nel 1890 pubblica uno scritto in cui

sono poste in rilievo le qualità Gestalt.

La qualità Gestalt: «il tutto è più della somma delle parti» e una stessa parte inserita in

due diverse totalità può assumere caratteristiche differenti.

2. I primi lavori dei Gestaltisti

La data di nascita della Gestalt, indicativamente, è il 1912, anno in cui Wertheimer pubblica

il suo lavoro sul movimento stroboscopico. In un ambiente buio si illumini mediante il

raggio (r ) emesso da un proiettore (P ) un oggetto (O ) posto sulla sinistra rispetto

1 1 1

all’osservatore e, in rapida successione (frazioni di secondo), si illumini un secondo oggetto

) simile al precedente ma posto sulla destra dell’osservatore. Il

(O risultato percettivo è

2

quello di vedere un unico oggetto O che dalla posizione di sinistra si sposta velocemente a

quella di destra.

Questo fenomeno, chiamato fenomeno fi, è estremamente importante per gli aspetti

teorici che sottende.

I maggiori esponenti della Gestalt sono: Wertheimer, Kohler, Koffka.

La critica all’empirismo

3.

La Gestalt è la risposta tedesca alla psicologia di Wundt: i gestaltisti rifiutano il metodo su

cui Wundt fonda la scientificità della nascente psicologia, che consiste nel scomporre ogni

- 23 -

fenomeno nei suoi aspetti elementari per ottenere unità semplici e non ulteriormente

riducibili.

La psicologia della Gestalt intende realizzare un modello non atomistico, che colga unità

significanti e non elementi giustapposti.

nel peso da attribuire all’esperienza passata nella formazione di

Il problema consiste

risultati percettivi e fenomeni psicologici in generale.

Empiristi: gli oggetti che si presentano alla nostra esperienza si sono formati così come

appaiono per il fatto che siamo abituati a vederli in questo modo, sono originati

dall’apprendimento.

gli oggetti sono originati in base ad autodistribuzioni dinamiche dell’esperienza

Gestalt:

sensoriale.

L’esperienza passata non è l’unico fattore che determina i risultati dell’organizzazione

percettiva, ma ciò non vuol dire che il suo ruolo sia irrilevante.

L’antiempirismo della Gestal non si limita agli aspetti percettivi, ma coinvolge ogni aspetto

della psiche umana.

L’atteggiamento fenomenologico e la teoria di

4. campo si configura come un “puro

Per un gestaltista un atteggiamento fenomenologico

guardare” incentrato sulla “piena chiarezza offerta allo sguardo” ed è ciò che differenzia la

gestalt dalle altre scuole precedenti sul piano metodologico, primo tra tutti l’introspezionismo

che, invece, va al di là degli oggetti che popolano il nostro mondo per scoprire sensazioni

elementari.

Mentre l’atteggiamento fenomenologico li differenzia dalle scuole precedenti, sul piano

teorico è cruciale il concetto di teoria di campo: la percezione di un campo di fiori d'estate

varia in base all'individuo che lo osserva. Ad esempio, un passeggiatore domenicale si

soffermerà ad osservare l'ambiente e a percepirne gli stimoli, osservando anche il grande

spazio attorno a lui, mentre per un soldato il campo di fiori diventa un campo di battaglia, e

il suo unico obiettivo è quello di fuggire e di salvarsi, quindi la percezione dello spazio si

riduce, per esempio, ad un cespuglio dove potrà nascondersi. Infatti, la teoria sostiene

anche che la percezione dell'ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in

base all'individuo, allo stato d'animo e alla situazione in quel determinato momento.

Costruire una teoria di campo significa individuare le precise regole dell’interazione tra le

parti. I gestaltisti hanno definito principi di unificazione formale quelle regole che

descrivono il comportamento delle parti presenti nel campo. Queste regole sono:

a) Fattore di vicinanza:

b) Somiglianza;

c) Principio di continuità;

d) Principio di chiusura. - 24 -

Il postulato dell’isomorfismo

5. postulato dell’isomorfismo,

Esiste una componente della teoria della Gestalt, il che si

prefigge di dimostrare che processi “astratti” come possono sembrare quelli del pensiero,

della memoria, dell’apprendimento, hanno un preciso supporto materiale e sono in ultima

analisi originati da fatti che prevedono movimenti di atomi e molecole.

indica un’identità

Isomorfismo: strutturale tra esperienza diretta e processi fisiologici

sottostanti. Conoscendo le leggi che regolano l’esperienza fenomenica conosciamo anche

le leggi che operano nel cervello.

6. La psicologia del pensiero e la psicologia sociale

Köhler, ha introdotto il concetto di insight, una categoria di spiegazione tipicamente

gestaltista. Si attribuisce intelligenza al soggetto che apprende, che tende a una soluzione

seguendo una strategia non casuale. È importante l’esperienza passata, ma non

fondamentale.

Un’impostazione che segue e sviluppa gli spunti forniti da Köhler è quella seguita da

Wertheimer. Egli si proponeva di analizzare quali fossero le condizioni in cui si può giungere

ad un atto di intelligenza creativa, quel tipo di che ci permette di risolvere problemi e che ha

definito pensiero produttivo: si reimposta la situazione in nuovi significati, cogliendo la

struttura della situazione (inventarsi soluzioni senza l'uso di formule), che porta alla

ristrutturazione del campo ed è molto diverso da quel procedimento mnemonico o appreso

passivamente che spesso è usato per giungere ad una soluzione (definito soluzione bruta).

Con Lewin si costituiscono le regioni psicologiche: la persona è una gerarchia di regioni

(costrutti) alcune fortemente connesse, altre meno. Si sviluppa un modello di personalità

basato su valenze positive o negative che originano tensioni o rilassamenti e provocano

così diverse risposte. Questo vale sia per la persona che per i gruppi.

■ □ ■

- 25 -

1. Le origini del Comportamentismo

per approdare in Europa solo dopo gli anni ’50.

Si sviluppa in America a partire dal 1913,

Il comportamentismo è lo studio del comportamento. Aspirazione a dare una fondazione

scientifica alla psicologia e di collocarla tra le scienze naturali. A partire da Romanes si

studiano gli animali perché si può esaminare in loro solo ciò che si vede e si misura

(psicologia animale).

E.L. Thorndike è forse il primo psicologo nordamericano senza un curriculum europeo di

condotte già alla fine dell’Ottocento in gran parte nella

studi. Le sue ricerche con gli animali,

cantina del suo maestro W. James, furono eseguite con apparati quali il labirinto a T e la

gabbia. Nel labirinto l’animale, dopo aver percorso le gambe di tante T, si trova davanti a

luoghi di scelta e deve apprendere quale direzione è quella giusta. Invece, per quanto

riguarda la gabbia, l’animale doveva imparare che per uscirne e poter trovare cibo

bisognava abbassare una maniglia; osservando i gatti concluse che il loro apprendimento

si verificava gradualmente, attraverso una serie di «tentativi ed errori», che portavano al

consolidamento delle reazioni dell’organismo che erano state ricompensate (legge

dell’effetto).

legge dell’effetto

La (di tipo comportamentista) di Thorndike dice che «un’azione

accompagnata o seguita da uno stato di soddisfazione tenderà a ripresentarsi». Si sottolinea

il carattere adattivo e utilitaristico dell’azione umana e con le curve di apprendimento nasce

l’idea di un apprendimento graduale.

Watson, nelle sue opere, ha percorso, in modo brillante ed emotivo, una vena polemica e

radicale. Il primo bersaglio è stato il metodo introspettivo. Lui sosteneva che «non è

scientifica perché l’osservatore si identifica nell’osservato e perché l’osservazione

introspettiva è compiuta da una persona che parla di cose che gli altri non vedono

direttamente».

Watson pensava specificatamente a due abusi del metodo introspettivo: quello

tradizionale, che aveva portato alla proliferazione di concetti non chiaramente specificati, e

quello strutturalista, personificato nella figura di Titchener.

La Prima guerra mondiale ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della psicologia negli Stati

uniti, si assistette ad una specie di boom della psicologia.

2. Il Comportamentismo Watsoniano

La teoria elaborata da Watson non si presenta come un sistema organico e definito una

volta per tutte. Il comportamento è stato esplicitato nei termini di «adattamento

dell’organismo all’ambiente». La sua unità di misura d’osservazione è il comportamento nel

senso di azione complessa nella sua interezza.

- 26 -

Nella sperimentazione psicologica che esegue, Watson si interessa di variabili dipendenti

tuttavia nell’idea

complesse. Il suo «molecolarismo» e «riduzionismo» teorico si specificano

che quei comportamenti non sono altro che la «combinazione» di reazioni più semplici.

Oggetto di studio sono le azioni complesse dell’organismo (il comportamento). I

comportamenti sono la combinazione di reazioni più semplici basate su tre principi:

(tanto più spesso…);

1) Frequenza

(tanto più recente…);

2) Recenza

3) Condizionamento (stimoli incondizionati).

parte dalla rilevazione del fatto che nell’organismo

Il principio del condizionamento

esistono risposte incondizionate a determinate situazioni.

Per questo motivo, assunse particolare importanza per Watson lo studio

dell’apprendimento a cominciare dalle prime acquisizioni infantili. Per lui c’erano tre

emozioni base: paura, amore e rabbia. Da cui si costruiscono le altre. Il linguaggio è appreso

per condizionamento. Il bambino sente associare un nome a un oggetto e di conseguenza

il nome finisce per evocare nel bambino la stessa risposta data dall’essere in presenza

dell’oggetto. Il bambino nasce con reazioni limitate (riflessi, reazioni motorie, etc.) ma non

ha istinto o intelligenza e solo l’esperienza caratterizzerà la sua formazione psicologica. Si

ha quindi l’uomo come un prodotto delle sue esperienze.

Per Watson, le stessi leggi che regolano l’apprendimento emotivo erano alla base delle

altre acquisizioni ed in particolare delle cosiddette abitudini.

Il ruolo dell’esperienza e le grandi teorie

3. dell’apprendimento

Dal 1930 in poi. Maggiori esponenti: Tolman, Hull e Skinner.

Tolman viene poi influenzato da cognitivismo e psicanalisi, ma dà però origine al

comportamentismo intenzionale, secondo cui se guardiamo il comportamento senza

l’intenzione, la descrizione è solo motoria e non psicologica. c’è quando è

Lo scopo

presente almeno una delle seguenti condizioni:

delle variazioni nell’adattamento agli ostacoli

1) L’oggetto-meta è costante a dispetto

intervenienti;

spostamento dell’oggetto-meta

2) Lo varia la direzione finale;

viene tolto e c’è quindi una cessazione dell’attività.

3) L’oggetto-meta

Conoscendo i valori delle variabili indipendenti e i valori del comportamento effettivo, è

possibile fare inferenze sulle variabili intervenienti (proprietà che il soggetto attribuisce

all’oggetto, scopo, capacità, etc.). molecolare, da Thorndike l’idea che la

Clark Hull accolse da Watson il comportamentismo

costituisce un requisito fondamentale dell’apprendimento, da Tolman il

ricompensa

riferimento metodologico alle variabili intervenienti. Su queste premesse e fondandosi sul

principio del condizionamento classico, Hull costruì una teoria ipotetico-deduttiva che

tentava per la psicologia la stessa sistemizzazione logica e matematica presente nelle

scienze fisiche. - 27 -

La teoria generale di Hull afferma che «la forza dell'abitudine è direttamente

proporzionale al numero delle associazioni fra stimolo e risposta a essa connesse che

hanno subito un rinforzo».

Se Hull credeva nell’utilità della teoria, Skinner si mostrava invece contrario. Skinner non

si oppone a qualsiasi teoria, ma solo a quelle che introducono concetti «mentalistici» che

rischiano di ipostatizzare processi ed eventi puramente ipotetici.

Skinner afferma che si ha apprendimento quando ad una determinata risposta si ha una

ricompensa e mette in luce la manipolabilità del comportamento umano. Questa è chiamata

la teoria dei rinforzi.

Skinner inventò anche il condizionamento operante, che opera secondo lo schema

dell'habit loop: i comportamenti appresi modificano l'ambiente e sono "mantenuti vivi" dalle

risposte che essi ricevono. Lo strumento sperimentale usato in questo paradigma era la

gabbia in cui la cavia poteva esplorare liberamente l’ambiente e compiere

Skinner box: una

comportamenti come pigiare una leva o premere un tasto.

Skinner inventò il paradigma sperimentale del condizionamento operante, che poteva

essere di due tipi:

• Rispondente, in cui la risposta messa in atto da una cavia in gabbia avviene come

reazione a uno stimolo;

• Operante, in cui la risposta è emessa spontaneamente.

In generale, il condizionamento operante consiste nella messa in atto di un

comportamento, che se rinforzato positivamente si ripresenta con una maggiore frequenza.

L’apprendimento sociale e la formazione della

4. personalità

Uno degli elementi caratteristici del comportamentismo è rappresentato dalla sua

cui l’individuo

insistenza sui processi di apprendimento e sulle leggi basilari attraverso

acquisisce nuove abilità e comportamenti.

Per Miller e Dollard il bambino acquisisce una tendenza ad imitare poiché è stato rinforzato

nelle prime risposte di carattere imitativo.

Per Bandura invece il rinforzo agisce più nella fase di mantenimento di ciò che si è

acquisito.

Le analisi della personalità effettuate da Bandura, Staats e Mischell definiscono la

personalità come una costellazione di comportamenti.

Nella teoria comportamentista dell’apprendimento sociale viene sottolineato come

modelli e rinforzi possano agire non solo ad incentivare certe risposte, ma anche inibirle,

sempre che queste fossero state precedentemente apprese. Inoltre, un soggetto può

mostrarsi socialmente inadeguato, non solo per le risposte scorrette apprese, ma anche per

mancanza di abilità sociali sufficienti. - 28 -

Nella teoria del comportamento sociale di Staats (1975) viene attribuita particolare

importanza agli stimoli emozionali che sono collegati a risposte di carattere emozionale. Lui

alla classica «teoria dell’apprendimento» e al ruolo quali il

si collega più direttamente

condizionamento rispondente e operante, rinforzo, ecc., ma allarga la sua analisi anche a

fenomeni come le differenze individuali, apprendimenti cognitivi, acquisizione atteggiamenti,

attrazione, pregiudizio, comunicazione e persuasione, conformismo, leadership ecc.

Le analisi della personalità proposte da Bandura, Staats e da Mischel, riprendono

idealmente l’affermazione watsoniana per cui la personalità non è latro che una

costellazione di comportamenti. ■ □ ■

- 29 -

1. Definizione e campo della Psicoanalisi

Il termine «psicoanalisi» compare per la prima volta nel 1896 in uno scritto di Sigmund

Freud e si sostituisce a una serie di altri termini impiegati precedentemente dallo stesso

Freud.

La Psicoanalisi può essere intesa come:

a) una tecnica esplorativa;

b) una tecnica terapeutica;

un’impostazione

c) teorica.

Essa è un metodo rivolto all’indagine delle modalità in cui si svolgono e si manifestano i

processi psichici.

Si configura come psicologia del profondo, contrapponendosi a qualsiasi altra teoria che

sostiene l’equivalenza tra psiche e coscienza. La nostra psiche non è una realtà unitaria,

ma un insieme di processi diversi e molto complessi.

La nostra vita psichica in ogni sua manifestazione è influenzata da processi inconsci.

L’inconscio è un insieme di significati, di vissuti e di pensieri che il soggetto porta dentro

di sé e che condiziona la sua condotta. Esso non è una cieca forza biologica ed istintuale,

bensì un mondo dotato di senso. Non fa ricorso ad un modello di spiegazione deterministico,

bensì sostiene il concorso di più cause e più fattori nel manifestarsi di un fenomeno.

In particolare, Freud ha individuato l’importanza che riveste anche nella vita adulta il mondo

fantasmatico, rappresentativo e simbolico che si anima sin dalla prima infanzia: la teoria

della sessualità infantile e il modo in cui le prime relazioni oggettuali si innestano sui bisogni,

vengono collegati al processo di rimozione, meccanismo difensivo inconscio che allontana

dalla coscienza o rende inaccessibili alla stessa pensieri, fantasie, desideri ritenuti

spiacevoli e pericolosi.

Un altro fenomeno scoperto da Freud è il cosiddetto transfert, che consiste nel ripetersi e

nel riattivarsi di antiche situazioni affettive ed emotive infantili che trovano nella relazione

analitica il terreno ideale per esprimersi; il paziente tende a trasferire sull’analista tutti questi

stati emotivi, positivi e negativi, che ha vissuto nella propria infanzia.

2. Le origini e il senso della Psicoanalisi

La vicenda la si può far incominciare quando Freud si iscrive alla facoltà di medicina a

Vienna nel 1873. Entra nel mondo accademico per interesse su Charles Darwin. All’inizio

seguì volontariamente due corsi non previsti dal suo piano di studi: quello di Claus, zoologo

e studioso di anatomia comparata che si richiamava alla dottrina darwiniana, e quello di

Brücke, fisiologo, che rappresentava a Vienna uno dei riferimenti più solidi del pensiero

scientifico di quei tempi: la Scuola fisica di Berlino.

- 30 -

Il gruppo di Berlino si era venuto progressivamente contrapponendo alla concezione allora

corrente secondo cui alla base dei fenomeni vitali agisse una forza vitale non meglio

identificata ma solo ipotizzata, la quale presiedeva sia alla costituzione sia allo sviluppo degli

organismi. Le figure principali di questa scuola erano: Brücke, Helmholtz, Du Bois-Reymond

e Ludwig.

Il termine energia si andò sostituendo progressivamente a quello di forza: il concetto di

energia più si adattava alle esigenze della mentalità sperimentale: controllo, ripetibilità del

fenomeno, misurazione, ecc.

Questo spinse Freud a modificare il proprio itinerario successivo, spingendolo a rinunciare

all’impostazione meccanicistica e naturalistica dei suoi maestri.

Oltre alle altre lezioni, Freud seguì anche quelle dello psichiatra T. Meynert, che svolgeva

le proprie ricerche sul sistema nervoso centrale, presentando un’altra particolarità: pur

aderendo ai dettami della fisiologia fisica, inseriva anche le idee del filosofo J.F. Herbart.

Al contrario della Scuola di Berlino, Herbart sosteneva la preminenza della psicologia sulla

fisiologia, proponendo per la prima volta un complesso modello di studio psicologico che

faceva uso della quantificazione e della misurazione degli eventi psichici. In questa riveste

una grande importanza il concetto di inconscio.

Due elementi sono quindi traibili dalla lezione di Herbart e contrapponibili con la scuola di

Berlino: la preminenza della psicologia sulla fisiologia; l’importanza dei meccanismi inconsci

nella determinazione dei processi psichici.

L’opera di Freud e il suo sviluppo

3.

Freud frequentò, nel 1885, le lezioni di Charcot ed ebbe modo di rafforzare la propria

convinzione circa le ipotesi che lo avevano reso dubbioso al fisiologismo.

Tornato a Vienna nel 1886, mise in pratica ciò che aveva appreso alla scuola di Charcot.

Quest’ultimo riteneva che l’isteria avesse una base psichica (ideogena) e che si originasse

in rapporto a determinati traumi psichici che si tradurrebbero successivamente in

manifestazioni sintomatiche a livello organico. L’ipnosi, una particolare tecnica suggestiva

(stato simile al sonno), permetteva di far scomparire i sintomi isterici (e anche di farli

ricomparire). Negli anni tra il 1886 e il 1894, Freud insieme a J. Breuer, adattò una variante

del metodo ipnotico, sempre in stato ipnotico ma invitandolo contemporaneamente a

ricordare quelle particolari esperienze dolorose. Questo metodo, detto «catartico», costituì

il primo paso verso la futura tecnica psicoanalitica.

L’applicazione del metodo catartico (catarsi=liberazione, scarica emotiva) consentì a

Breuer e a Freud di giungere a due risultati importanti:

• La rilevazione che i sintomi isterici sono i sostituti di processi psichici normali;

• L’emersione di un senso sconosciuto, di un collegamento tra simbolico e dinamico

fra i sintomi e i ricordi rimossi.

Questo metodo presentò presto dei punti deboli. I sintomi scomparivano per un certo

periodo, per ricomparire una volta che la cura veniva sospesa, verificando una dipendenza

del paziente nella figura del terapeuta. Sul piano teorico i due autori si trovavano sempre

più in disaccordo. Breuer sosteneva che gli elementi psichici alla base dei sintomi fossero

- 31 -

patogeni e riducibile ad una predisposizione organica; mentre Freud invece era sempre più

psichici all’origine dei

convinto che gli elementi disturbi era da indurre ad una difese da parte

del soggetto.

Breuer reagì negativamente e rifiutò sia l’impostazione di metodo di Freud, sia il riferimento

alla sessualità infantile e alla teoria emergente della libido, concettualizzata da Freud come

un’energia psichica che presiede sia alle vicende autoerotiche sia ad ogni tipo di relazione

oggettuale che il soggetto imposta e trattiene, a partire dalla figura materna e i suoi sostituti.

Negli anni immediatamente precedenti il 1900, Freud formulò la sua celebre concezione

dell’attività onirica: il sogno è l’appagamento allucinatorio di un desiderio infantile. L’analisi

dei sogni, con il metodo delle cosiddette associazioni libere, diventò il cardine

dell’interpretazione psicoanalitica. Nel 1899 uscì L’interpretazione die sogni, l’opera più

celebre di Freud, impostando il primo modello di psicoanalisi.

L’analisi dei sogni costituiscono altrettanti anelli di una lunga catena che consente al

soggetto di riappropriarsi ai significati.

soggetto reputa inconsapevolmente come vietato a sé stesso porta all’animarsi

Ciò che il

di questo processo di appagamento il quale si unisce alla funzione di preservare lo stato di

anche l’esigenza di dormire. I pensieri onirici latenti agiscono al di

sonno e di soddisfare

sotto della scena manifesta vengono trasformati in una diversa modalità espressiva dal

lavoro onirico che presiede alla manipolazione dei pensieri rimossi. A questo processo

che continua l’opera di arginamento delle aspirazioni inconsce. Il

concorre la censura

materiale onirico inoltre subisce una elaborazione secondaria, la quale ha lo scopo di

rendere il songo più coerente e comprensibile.

Tutto questo si salda alla teoria della sessualità infantile la quale forma alcuni temi

centrali della dottrina freudiana.

I cosiddetti atti mancati, è un fenomeno psichico che consiste in un errore d'azione: si

vorrebbe fare una certa azione e invece se ne fa un'altra, e le azioni casuali che si palesano

in apparenza improvvisi e che spesso velano realtà scomode da accettare.

Altri temi presenti nell’opera freudiana sono:

• il complesso edipico;

• la teoria delle pulsioni libidiche e distruttive;

• il narcisismo;

• il confronto tra principio di piacere e principio di realtà.

Nel movimento psicoanalitico si sono verificate successivamente alcune scissioni: sono

note quelle di C.G. Jung e di A. Adler, che fondarono rispettivamente due movimenti assai

diversi.

4. Il messaggio Psicoanalitico

è una psicologia del profondo ma nella misura in cui serve a far sì che l’Io

La Psicoanalisi

del soggetto si riappropri di ciò che è stato rimosso.

utilizzando il materiale fornito dal soggetto l’analisi

Secondo il concetto di ricostruzione,

procede appunto a una ricostruzione di quanto è venuto emergendo e ripropone al soggetto

- 32 -

e che l’analizzando, ha proposto a sé stesso.

stesso il messaggio che gli è stato indirizzato

Questo concetto indica un lavoro di ricomposizione in cui il linguaggio dell’inconscio si fa

significativo e, allo stesso tempo, con questo concetto si sostituiva quello

dell’interpretazione usato sino ad allora.

All’inizio della sua vita psicoanalitica, Freud aveva ipotizzato, alla base delle nevrosi, la

principalmente con un’aggressione

presenza di un trauma infantile specifico, connesso

sessuale subita da parte degli adulti e in particolare dei genitori. Questa ipotesi, chiamata

teoria del trauma specifico, si dimostrò ben presto decisamente erronea.

■ □ ■

- 33 -

1. Una personalità eclettica

Negli anni in cui in Europa si affermano scuole come la psicoanalisi e la psicologia della

Gestalt e, al di la dell’oceano, il comportamentismo, un ricercatore svizzero inizia una ricerca

e di approccio teorico allo studio dell’uomo: Jean Piaget (1896-1980). Si laurea in scienze

Subito dopo la laurea matura l’interesse per la

naturali nel 1918, con una tesi sui molluschi.

psicologia. Insegna alla Sorbona di Parigi e a Ginevra, dove incontrò Théodore Simon.

Simon, sulla scia di Binet, cercava di costruire un test per misurare l’intelligenza dei bambini.

Piaget non si accontentò di questo, ma cominciò anche a domandare ai bambini i motivi

delle risposte. Partendo da questo Piaget introdusse nuovi paradigmi teorici e di ricerca.

2. Il metodo

Dopo il biennio trascorso a Parigi, Piaget tornò a Ginevra. Divenne direttore dell’Istituto

Rousseau e dedicò il ventennio successivo allo studio dei bambini. Per condurre queste

ricerche dovette inventarsi un nuovo metodo, il cosiddetto colloquio clinico.

Piaget era molto attento a non influenzare con le sue domande le risposte del bambino,

ma tendeva pericolosamente a interpretare risposte e azioni. Inoltre, aveva sottovalutato

due fattori:

1) Il senso dei compiti che presentava: è risultato che i bambini hanno una capacità di

pensiero superiore a quella supposta da Piaget;

2) La comunicazione linguistica con il bambino: piccoli cambiamenti nel formulare la

domanda, producevano grandi differenze.

Un tipico esempio di «revisione» delle condizioni sperimentali è costituito dalle

modificazioni apportate al «problema delle montagne». Il problema delle montagne è stato

usato da Piaget per affermare l’egocentrismo del bambino, ossia la sua incapacità di

considerare il proprio punto di vista momentaneo come facente parte di una serie di possibili

punti di vista, coordinando tali possibilità in un singolo sistema coerente.

Nella situazione originale un bambino siede lateralmente ad un tavolino su cui è

appoggiato un plastico raffigurante tre montagne diverse per colore e forma.

Lo sperimentatore pone una bambola attorno al tavolo, ma in una posizione diversa da

quella del bambino. Il compito a cui è sottoposto il bambino consiste nel dire cosa vede la

Fino ad 8 anni, per effetto dell’illusione

bambola, scegliendo tra 10 raffigurazioni del plastico.

tendono a scegliere l’immagine che raffigura il plastico visto dalla loro

egocentrica, i bambini

prospettiva e non dal punto di vista della bambola.

Martin Hughes ha modificato la condizione sperimentale sostituendo la bambola con un

poliziotto che doveva scoprire la posizione di un bambino. Anche i bambini di 3 anni, in

- 34 -

questo contesto, risolvevano correttamente il compito perché esso ha acquistato un senso

ed è ora interamente comprensibile.

La formulazione linguistica delle domande influenza notevolmente la soluzione dei compiti.

Di fronte a 20 perle di legno, di cui 17 marroni e 3 bianche, si chiede al bambino di dire se

sarà più lunga una collana con le perle marroni o quelle di legno. Il bambino non riesce a

mettere insieme il concetto di “perle di legno” con il suo sottoinsieme “perle marroni”.

Le risposte sbagliate dei bambini - che dicono che la collana di perle marroni è più lunga

(costituiscono una delle basi empiriche per introdurre la nozione di sviluppo dell'intelligenza

per stadi) giustificherebbe l'ipotesi piagetiana che a quell'età il bambino è allo stadio

preoperatorio, in cui può manipolare mentalmente o le parti (perle marroni e bianche) o

l'intero (perle di legno) ma non riesce a mettere in relazione, contemporaneamente,

l'insieme (perle di legno) e un suo sottoinsieme (perle marroni). Solo ad uno stadio

successivo diventa facile ragionare su relazioni di tal fatta.

assume un’importanza rilevante, infatti ricerche

In questi casi la formulazione linguistica

più accurate hanno mostrato che i compiti di inclusione danno, con gli stessi bambini,

risultati molto diversi a seconda della formulazione linguistica delle domande.

La teoria: l’epistemologia genetica

3. Piaget l’epistemologia

Secondo riguarda «il problema della relazione tra soggetto agente

e pensante e gli oggetti della sua esperienza», e cercò di rispondere in modo empirico.

Piaget chiamò il suo approccio epistemologia genetica, dove il termine genetica non si

riferisce allo studio dei geni in senso biologico, ma a genesi nel senso di sviluppo. Piaget,

anticipando la psicologia cognitivista, inaugurava l’epistemologia naturale, basata su

risposte empiriche alle questioni epistemologiche. La tesi di Piaget è che la conoscenza è

un processo, una relazione tra conoscente e conosciuto: un bambino conosce sempre

meglio una bicicletta o un gioco attraverso le azioni che compie, siano esse manipolazioni

fisiche o mentali.

L’influenza delle teorie di Piaget

4.

Piaget (1964) sintetizza il lavoro di una vita nelle due nozioni chiave di genesi e struttura.

Egli definisce la struttura mentale come un sistema: un sistema di operazioni mentali

descrivibile in termini di strutture logiche. Per questo il suo approccio viene oggi classificato

come una logica mentale, di cui i concetti fondamentali sono:

• Struttura: la struttura mentale è un sistema di operazioni mentali descrivibile in termini

di strutture logiche ogni struttura ha una genesi;

• Genesi: è una trasformazione che parte da uno stadio A e si conclude in uno stadio B

più stabile del precedente ogni genesi parte da una struttura e si conclude in un’altra

struttura.

Piaget si contrappone sia alla psicologia della Gestalt in quanto «strutturalismo senza

genesi», sia al comportamentismo in quanto «genetismo senza strutture». Genesi e

struttura sono inscindibili: - 35 -

• Ogni genesi parte da una struttura e si conclude in un’altra struttura;

• Ogni struttura ha una genesi.

Piaget descrive le strutture in termini di operazioni logiche. Questo si rivelerà il punto più

debole della teoria, come lui stesso ammetterà.

Piaget ha giocato un ruolo fondamentale non solo nella storia interna della disciplina ma

anche per la storia esterna. Il concetto di «stadio» ha caratterizzato «l’uso sociale del

modello piagetiano in ambito pedagogico» e ad esso ci si è continuamente rifatti per rendere

conto dell’insuccesso scolastico in alcune discipline. L’interesse per la sua teoria divento

così vivo che circa il 20% degli articoli li citava. Due principi, divenuti pratica diffusa

dell’educazione, si rifanno all’influenza di Piaget:

Fare in modo che un bambino apprenda partecipando attivamente all’esperienza di

1) apprendimento;

2) Affrontare i problemi in modo concreto e non astratto, spettando che il bambino sia

«cognitivamente pronto» ad apprendere quelle specifiche nozioni e competenze.

5. Gli sviluppi: le teorie postpiagetiane e la scuola di

Ginevra

Nel corso degli anni ’80 e ’90 la teoria piagetiana ha costituito un punto di riferimento per

chi studiava lo sviluppo cognitivo.

In questo periodo, però, gli psicologi evolutivi hanno cercato di coniugare l’approccio

cognitivista con le intuizioni di Piaget. Le tradizioni di ricerca più recenti hanno articolato le

tematiche di Piaget, senza abbandonarne lo spirito originario.

Una delle caratteristiche del pensiero preoperatorio, secondo Piaget, era quella di ignorare

i punti di vista altrui, dando luogo al cosiddetto «pensiero egocentrico». Se però si fa

emergere l’incoerenza derivante dl prendere in considerazione la prospettiva dell’altro si

crea quello che Doise e Mugny hanno battezzato come conflitto sociocognitivo. Tale

conflitto rende esplicite le differenze dei punti divista e crea le condizioni per una soluzione

corretta del compito. Gli studi sul conflitto socio-cognitivo esaltano il ruolo delle interazioni

sociali.

L’apprendimento sarebbe stimolato dalle esperienze del conflitto di comunicazione

(conflitto socio-cognitivo), perché esso:

− rende espliciti i diversi punti di vista;

− crea le condizioni per una corretta soluzione del compito;

− stimola il decentramento e la riorganizzazione delle strutture cognitive su cui si fonda

l’apprendimento di nozioni.

L’interazione sociale conflittuale è un reale agente causale di sviluppo cognitivo.

Tuttavia, affinché il conflitto socio-cognitivo abbia un effetto benefico sullo sviluppo del

bambino, in presenza di una relazione asimmetrica tra gli attori, è necessaria una situazione

di reciprocità, che permetta l’esplicitazione paritetica dei diversi punti di vista e non la

passiva accettazione da parte del bambino della superiorità del partner.

- 36 -

1. Il Cognitivismo come filiazione del

Comportamentismo

Oggi la psicologia sperimentale è prevalentemente in mano ai cognitivisti. Il movimento

cognitivista si sviluppa principalmente in Inghilterra, già a partire dalla Seconda guerra

mondiale, ma una data più ufficiale si può stabilire solo nel 1967 con Neisser che riconosce,

raggruppa e sistematizza tutte le nuove concezioni cognitiviste formando nuove linee di

solo nel 1967 uscirà l’opera di Neisser “Psicologia cognitivista”, che dà il

pensiero. Tuttavia,

nome al movimento, nonostante esso si fosse già affermato da un decennio circa.

Prima di questo periodo i cognitivisti continuavano a ritenersi dei comportamentisti e

pensavano di vivere una nuova fase del comportamentismo. Secondo Berlyne il

comportamentismo si era già trasformato in neocomportamentismo con Tolman, Skinner e

Hull, entrando nella terza fase. Tale terza fase (cenocomportamentistica) era iniziata con

D.O. Hebb, uno psicologo canadese, che aveva iniziato una profonda rivoluzione soprattutto

nel modo di concepire il ruolo del sistema nervoso centrale. Hebb si era posto il problema

delle cosiddette variabili intervenienti di quei processi, cioè interposti tra stimolo e risposta,

e che erano stati introdotti da i neocomportamentisti come costrutti ipotetici.

Hebb, in particolare, era interessato ai processi di mediazione, che consentono

all’individuo di non rispondere immediatamente allo stimolo che gli viene presentato ma che,

creando delle strutture interne al suo sistema nervoso, fanno sì che egli possa comportarsi

avendo a disposizione degli stimoli e delle risposte interne.

Secondo Hebb si poteva immaginare che i neuroni si organizzassero in assembramenti

cellulari, strutture di neuroni formano dei circuiti prefissati. Alcuni di questi formano i

comportamenti già formati dalla nascita. La circolazione degli assembramenti consentiva di

ritardare la risposta rispetto allo stimolo; il poter impiegare più assembramenti,

corrispondenti ognuno a un comportamento semplici, in sequenze di fase differenti,

consentiva di spiegare i comportamenti più complessi.

L’opera di Hebb segnava una decisa rottura con il neocomportamentismo, anche se

ancora ben lontani dalle problematiche cognitiviste.

2. Il «Mentalismo» dei Cognitivisti

L’oggetto del cognitivismo sono i processi mentali (psicologia mentalista). Si cercano

modelli in grado di spiegare perfettamente un singolo comportamento in ogni dettaglio. L’uso

dei modelli consente di superare le ambiguità perché nella rappresentazione ridotta della

realtà data dal modello ogni elemento è definito con precisione.

Tolman è l’autore che sviluppa concetti a prima vista tipicamente mentalistici: come il

sorta di rappresentazione mentale che l’organismo costruisce

concetto di mappa cognitiva,

dall’ambiente che lo circonda. - 37 -

La complessità dell’argomento ci impedisce di andare oltre a dei rapidissimi accenni.

Ci limiteremo quindi a rilevare come a una prima fase, detta versione ristretta

dell’empirismo, in cui si riteneva possibile dare di ogni concetto teorico una definizione

contestuale o esplicita in termini di osservabili, dotte seguire una seconda fase, detta prima

l’introduzione di altri procedimenti

liberalizzazione dell’empirismo, che rese necessaria

definitori, quelli che definiscono cioè le caratteristiche degli eventi fisici osservabili solo in

determinate circostanze.

Negli anni ’50, però, anche la prima liberalizzazione mostra le sue angustie, si ha così la

liberalizzazione dell’empirismo.

seconda

È in questo momento di crisi che emerge il cognitivismo.

3. Lo sviluppo storico del Cognitivismo

Mancando una data ufficiale di inizio, probabilmente la storia del cognitivismo può esser

fatta risalire agli anni della Seconda guerra mondiale, quando uno giovanissimo psicologo

di Cambridge, K.J.W. Craick, iniziò delle ricerche sul comportamento di tracking, che lo

portarono per la prima volta a concepire l’uomo come servomeccanismo.

Il tracking si tratta di un compito in cui vi è un bersaglio mobile che si sposta su uno

schermo, e al soggetto viene chiesto di tenere allineato un segnale con il bersaglio. Si

sviluppa su tre concetti principali:

l’uomo è come un elaboratore di informazioni;

1) l’uomo ha un tipo di funzionamento

2) discreto;

3) il meccanismo decisore è uno e non si possono eseguire più cose alla volta.

Ha enorme importanza il tempo impiegato a compiere le azioni.

Crack, Welford, Machworth, Broadbend e Rabbitt svolgono studi applicati sul

comportamento dell’uomo nelle più diverse situazioni di vita, studiando situazioni reali.

Alla convinzione che l’uomo fosse in grado di eseguire un unico compito per ogni atto di

decisione, si aggiunse nel 1956 la dimostrazione, fornita da G.A. Miller, uno psicolinguista

americano. In un famoso articolo, Miller fissava tale limite in 7, più o meno due, «pezzi» di

informazione a seconda del compito eseguito. Ciò valeva infatti per la memoria a breve

termine come per i giudizi assoluti. Il problema che poneva era quello delle strategie

necessarie per poter introdurre pezzi sempre più grandi e ricchi di informazione.

Fu nel 1956 che Brown, un altro inglese, che grazie ai suoi studi delle differenze

fondamentali tra memoria a lungo termine e a breve termine (o meglio tra memoria

secondaria e memoria primaria), si poté dimostrare che se la memoria secondaria è

suscettibile ai processi di interferenza sul piano semantico, per ciò che riguardala memoria

a breve termine non si rivelano interferenze di nessun tipo, mentre se ne riscontra di tipo

fonologico, che sono invece assenti quando si memorizzi a lungo termine.

L’opera che raccolse maggiormente questi stimoli fu Piani e strutture del comportamento,

originato a Stanfrod nel 1960 dalla collaborazione occasionale di Miller, E. Galanter,

matematico, e K. Pribram, un neuropsicologo. In quest’opera gli autori tentarono

psicologo

di dare alla psicologia un’unità di analisi che potesse sostituire il riflesso, unità privilegiata

- 38 -

del comportamentismo. Essi ritennero di poter individuare tale unità nel «piano di

comportamento», la cosiddetta unità TOTE (Test-Operate-Test-Exit). In altri termini, ogni

volta che un individuo deve compiere un’azione prima verifica nell’ambiente se la situazione

è congruente con gli obiettivi dell’azione che deve svolgere (es. se devo appendere un

quadro prima controllo che ci sia già il chiodo, se no devo infilare il chiodo interrompendo

l’azione e poi finalmente attaccare il quadro). Si tratta di strutture gerarchiche e ogni unità

TOTE può essere suddivisa in un numero indefinito di sottounità o confluire in unità più

ampie.

Il libro di Miller, Galanter e Pribram ebbe un’enorme risonanza ed è tuttora considerato una

pietra miliare nel campo della psicologia cognitiva. Interessante era inoltre il fatto che vi

fosse una larga parte dedicata ai «piani per parlare», con riferimento esplicito alla

psicolinguistica generativo-trasformazionale di Noam Chomsky.

La sua linguistica è detta generativo-trasformazionale, perché mirante a individuare le

regole attraverso cui le frasi vengono generate, e attraverso cui sullo stesso nucleo di

significato vengono operate delle trasformazioni (da attive a passive, interrogative,

negative). Ben presto si accorse di dover rendersi conto della necessità di attribuire

maggiore importanza ai problemi semantici, di significato.

4. La prospettiva ecologica: modularismo e

connessionismo

Neisser muove tre fondamentali critiche alla psicologia cognitivista:

che vi sia stato un progressivo restringimento di campo, con un’attenzione

1) Ritiene più sull’esperimento di laboratorio, e sempre meno al mondo

focalizzata sempre

esterno;

Che le ricerche attuali, anche se sempre più sofisticate, allo stesso tempo c’è da

2) domandarsi quanto siano genuinamente produttive; le informazioni che l’individuo

3) Muove il concetto di elaborazione delle informazioni:

elabora vanno viste nell’ambiente perché è li che sono, ed è l’ambiente che le offre.

Neisser riassume e riunisce tutte le teorie e gli studi fino ad allora espressi e fa nascere

che sfrutta l’analisi dell’input.

una nuova linea di pensiero, quella ecologica

La prospettiva ecologica ha un notevole successo. Essa offre gli strumenti di analisi dei

problemi percettivo-motori che sino a questo momento erano rimasti marginali.

L’anno successivo gli studiosi della scienza cognitiva fondano una società, il cui primo

congresso si tiene a La Jolla nell’agosto del 1979. È un congresso di «definizione» di questa

In quell’occasione Normann (1980) stabilisce in dodici punti le aree di

scienza cognitiva.

indagine della disciplina:

1) Sistemi di credenze; 7) Apprendimento;

2) Coscienza; 8) Memoria;

3) Evoluzione; 9) Percezione;

4) Emozione; 10) Prestazione;

5) Interazione; 11) Abilità;

6) Linguaggio; 12) Pensiero.

- 39 -

I due paradigmi che hanno dominato negli anni ’80 il campo nella scienza cognitiva sono

quelli del modularismo e del connessionismo.

nella versione di Fodor, prevede un’architettura cognitiva distinta, almeno

Il modularismo,

per quel che riguarda i sistemi di analisi di input in strutture verticali, i moduli appunto, che

trasformano computazionalmente gli input stessi in rappresentazioni che offrono alla parte

centrale del sistema cognitivo. Tali sistemi di analisi dell’input hanno queste sostanziali

caratteristiche:

• sono specifici per dominio: cioè si tratta di strutture altamente specializzate, che

possono analizzare dei tipi di input molto particolari e differenziati da modulo a modulo;

• il loro funzionamento è obbligato (mandatary): cioè in presenza del tipo specifico di

input, non possono fare a meno di entrare in azione;

• c’è solo un accesso centrale limitato per le rappresentazioni computano: cioè i livelli

intermedi di analisi sono relativamente inaccessibili agli stati centrali di coscienza;

• sono dotati di notevole velocità di funzionamento;

• sono incapsulati informazionalmente.

Questo modello ha riscosso un notevole successo soprattutto in neuropsicologia, ma nel

corso degli anni ’80 e ’90, c’era la forte presenza dei sostenitori del connessionismo.

Il connessionismo è un modello delle scienze cognitive che per spiegare il funzionamento

della mente si ispira alla struttura del cervello in quanto costituito da reti neurali. La sua

diffusione si deve soprattutto al lavoro degli psicologi americani David Rumelhart e James

McClelland.

Oltre a questo suggerisce un modello distribuito per la rappresentazione delle informazioni

nella memoria. Le informazioni all'interno di una rete neurale (biologica o artificiale che sia)

sono distribuite per tutti i vari nodi della rete e non in un "posto" singolo. Non si può più

quindi puntare ad una parte determinata del sistema e dire che questa unità contiene una

determinata informazione o svolge un determinato compito specifico.

Il connessionismo suggerisce quindi un modello di "Parallel Distributed Processing" (PDP):

Elaborazione a parallelismo distribuito delle informazioni.

In conclusione, il movimento cognitivista apre diversificato in psicologia ecologica e

scienza cognitiva. Un dato comune di entrambi le posizioni è costituito da un ampliamento

del respiro teorico; se l’ecologismo presenta un maggiore interesse per i problemi più

quotidiani, la scienza cognitiva ha operato di uovo una saldatura tra il mondo dell’intelligenza

artificiale e la psicologia dei processi cognitivi, con notevoli risvolti anche sul piano

applicativo. ■ □ ■

- 40 -

Oggi la psicologia è diventata una disciplina autonoma, con facoltà specifiche per

l’insegnamento e con albi per le pratiche professionali. Essa non viene più considerata una

branca della filosofia, come in passato, anche se con quest’ultima condivide ancora ad

avere un legale epistemologico più stretto che le altre scienze naturali. Infatti, psicologia e

condividono una epistemologia naturale avendo come oggetto di interesse l’uomo

filosofia percezione del mondo e l’interpretazione dell’etica socialmente condivida

e la sua

(comportarsi bene o male, sensi di colpa, etc.).

All’inizio del nuovo secolo è nata una nuova prospettiva che non è possibile definire

squisitamente psicologica ma che ingloba varie discipline: la scienza cognitiva.

La scienza cognitiva non è una nuova scuola o branca psicologica ma un intreccio

interdisciplinare di cui la psicologia fa parte insieme alla linguistica, all’informatica (computer

science), alla filosofia ed alle neuroscienze.

Ognuna di queste discipline mantiene la sua identità e si sviluppa autonomamente anche

all’esterno di quel campo di studi interdisciplinari che è la scienza cognitiva. La scienza

cognitiva è diversa da tutte le grandi scuole che hanno fatto la storia della psicologia nel

senso che non è un punto di vista sull’uomo ma è l’interazione di alcune tematiche che

tradizionalmente appartengono a discipline diverse ma che, con il loro sviluppo, hanno

trovato un terreno comune. ■ □ ■

- 41 -

- 42 -

Marhaba fa rilevare una sostanziale diversificazione tra le scienze fisico-naturali e quelle

psicologiche: mentre il fisico ha a che fare con teorie fra loro antagoniste, ma tutte insieme

al medesimo sistema di riferimento, lo psicologo deve scegliere fra sistemi di riferimento

diversi e contrapposti.

Antinomia = situazione in cui vengono a trovarsi due proposizioni contraddittorie che

possono essere separatamente giustificabili con argomenti di uguale forza.

- 43 -

- 44 -


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59

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AUTORE

Ren23

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ren23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Ceccarelli Glauco.

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