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Le origini della psicologia: dal pensiero greco fino all'Ottocento

Quando e come può nascere la psicologia

Il termine psicologia (scienza dell’anima) nasce tra il XVI ed il XVII secolo ed è ripreso nel '700 da un filosofo razionalista, Wolff, allievo di Leibniz. Wolff lo utilizza per indicare una delle quattro parti che formavano la metafisica, insieme all'ontologia, cosmologia e teologia. Distingue una psicologia empirica, che studia i fatti psichici fondati sull'esperienza, ed una psicologia razionale, che si occupa dell'essenza dell'anima e delle sue facoltà. Solo nella seconda metà dell'800 il termine comincia ad essere utilizzato per designare una disciplina autonoma dalla filosofia e dalla metafisica.

Le condizioni

Affinché esista una scienza dell'uomo, è necessario che l'uomo possa essere oggetto di studio scientifico, cosa esclusa dal pensiero umano occidentale e, soprattutto, impossibile per il pensiero medievale cristiano.

La psicologia nel pensiero greco

In quasi tutte le civiltà antiche non è chiaro il rapporto tra sistema nervoso (SN) e attività psichica, che viene collocata nel cuore. Anche per il pensiero greco, con qualche eccezione, è soprattutto il cuore la fonte della vita psichica, però frequentemente accanto al cuore anche al cervello viene assegnato un certo ruolo.

Pitagora distingue tre facoltà psichiche: intelligenza, passione e ragione (le prime due, comuni all’uomo e agli animali, l’ultima prerogativa dell’uomo, l’unica immortale). Intelligenza e ragione sono collocate nel cervello, la passione nel cuore. Tra i presocratici, l’unico che colloca le facoltà psichiche nel cervello è Alcmeone. Empedocle ritiene che sia il sangue la guida delle attività psichiche perché irrora tutto il corpo.

Ippocrate fonda una vera scienza dell’uomo, basata su dati psicologici e fisiologici. Risulta importante la sua dottrina caratterologica e i suoi studi sugli effetti di danni traumatici o malattie del SN sul comportamento. Ritiene che vi siano quattro umori corrispondenti ai quattro elementi indicati da Empedocle:

  • Sangue aria caldo ed umido temperamento sanguigno
  • Bile nera terra freddo e secco temperamento melanconico
  • Bile gialla fuoco caldo e secco temperamento collerico
  • Flegma acqua freddo e umido temperamento flegmatico

La caratteriologia ippocratica si è mantenuta sino ad oggi, essendo stata ripresa da Pavlov ed Eysenck. Egli afferma che il cervello è l’organo più potente del corpo e che gli organi di senso agiscono in funzione della sua capacità di discernimento. Secondo lui, la sede dell’intelligenza è il ventricolo sinistro del cuore.

La concezione asserita da Ippocrate, secondo la quale l’uomo è parte della natura e può essere studiato con i metodi delle scienze della natura, viene sostenuta da Aristotele, che considera l’uomo un animale, comparandolo continuamente con gli altri animali. Tenta di costituire, accanto ad una psicologia dell’uomo, una psicologia infantile ed una animale. Per Aristotele il cervello, pur avendo insieme con il cuore il potere supremo di controllo della vita corporea, ha sostanzialmente un potere di raffreddamento del cuore; il cervello, quindi, interviene solo indirettamente nelle funzioni mentali, neppure nelle percezioni, che avvengono nel cuore.

Erofilo ed Erasistrato isolano i nervi, che poi Erasistrato distingue in sensoriali e motori, e fondano la teoria pneumatica del comportamento ripresa poi da Galeno, in contrasto con Aristotele. Erasistrato distingue uno pneuma vitale, con sede nel cuore, ed uno pneuma psichico con sede nel cervello. Descrivendo l’azione dei muscoli sullo pneuma vitale, Erasistrato dà la prima formulazione del concetto di riflesso.

Dal Medioevo al Rinascimento

Il pensiero romano non sviluppa i temi enunciati dai greci. Il pensiero medievale è del tutto estraneo allo studio dell’uomo. Il mondo è concepito secondo una struttura gerarchica con alla testa Dio e immediatamente sotto l’uomo, che non viene visto come facente parte della natura. La ricerca è impregnata di spirito magico, di soprannaturale. Alla fine del XIV secolo e successivamente con il Rinascimento, c’è un improvviso interesse per l’uomo in quanto tale e come membro della natura. La concezione che si afferma è deterministica, nel mondo e nella natura agiscono forze prodigiose che determinano tutto ciò che avviene.

Nulla si muove nell’universo che non abbia conseguenze su tutte le altre parti dell’universo. Pico della Mirandola afferma che le leggi che regolano queste influenze reciproche siano leggi matematiche.

Rivoluzione scientifica e dualismo cartesiano

Tra '500 e '600 c’è la svolta che porta alla scienza moderna, al legame tra teoria ed esperienza empirica. Cartesio distingue il corpo, la materia che ha un’estensione, dallo spirito, che pensa (dualismo). La res cognitans, l’anima pensante, interagisce con il corpo a livello della ghiandola pineale, scelta in quanto situata all’interno della scatola cranica e di cui non si conosceva la funzione. Il corpo, res extensa, è considerato come un meccanismo perfetto, in grado di funzionare da solo.

Altro aspetto rilevante dell’opera di Cartesio è la dottrina delle idee innate: le idee costituiscono il contenuto della mente e vengono distinte in idee derivanti dai sensi, dalla memoria o dall’immaginazione (idee fittizie - costruite da me stesso, idee avventizie - che vengono da fuori di me e le idee innate - nate assieme alla mia coscienza) costituenti un legame tra mente ed oggetti reali. Le idee innate sorgono direttamente dalla mente come principi basilari (idea di Dio, di sé).

L’essere innate non significa che queste siano chiare e distinte. L’esperienza sensoriale gioca un ruolo fondamentale:

  • Positivo: l’osservazione della natura ci consente di scoprire delle proprietà in essa, che in realtà possedevamo già a livello implicito.
  • Negativo: perché l’esperienza sensoriale può indurci in errore e nascondere alcune idee innate.

Le idee innate sono quindi propensione a formare idee sulla base dell’esperienza. È sempre la res cogitans a formare idee anche quando innescate dall’esperienza sensoriale. Questo mantiene la distinzione tra corpo e mente. Un altro aspetto del pensiero cartesiano è la concezione secondo la quale il mondo in cui viviamo potrebbe essere un mondo di apparenze, costruito da un demone per ingannarci. Se è indispensabile quindi dubitare di tutto, è però indubbio che vi sono delle idee che per la loro chiarezza e distinzione sono indubitabili, in quanto siamo consapevoli della loro esistenza. Cogito ergo sum.

La fondazione delle scienze dell'uomo

Passaggio dall’indagine sull’essenza della mente ad un’indagine sui suoi processi indipendentemente dalla sostanza che la compone: empiristi inglesi Locke e Hume. Passaggio dalla concezione del corpo come macchina a corpo come organismo per restituire l’unità mente corpo: Buffon, La Mettrie, gli Idéologues, ed in particolare, per ciò che riguarda la psicologia, Cabanis (fine '700).

Empiristi ed associazionisti

Contrapposto al filone razionalista di Cartesio c’è quello empirista di Locke, Hume e Berkeley: avversione alle idee innate e derivazione della conoscenza dall’esperienza. Secondo Hume, se le idee comprendono anche le passioni è probabile ammettere che amor proprio, risentimento, passioni sessuali siano legate alla costituzione originale della mente, e quindi siano innati. Se per idee si intendono i pensieri, non esiste nessun pensiero che non possa essere fatto risalire a qualcosa di precedentemente sentito, quindi le idee innate non esistono. L’intelletto umano è determinato unicamente da fattori ambientali; l’uomo imparerà solo quello che l’ambiente scriverà nella sua mente, in origine una tabula rasa. La parola intelletto è utilizzata per la prima volta da Locke, riferendosi ad una facoltà e non più ad una sostanza.

I “prodotti dell’anima”, in termini di processi ed effetti, potevano essere studiati scientificamente, mentre la sostanza solo attraverso la metafisica. Gli empiristi non negano l’esistenza dell’anima. Hume individua nelle associazioni (Aristotele) i processi fondamentali che regolano l’intelletto. Tra le idee si stabiliscono dei legami segreti che fan sì che la mente le congiunga più frequentemente.

Distingue associazioni per:

  • Somiglianza: ritratto del volto ci fa pensare alla persona
  • Contiguità: una chiesa ci fa pensare alla città di appartenenza
  • Causazione: un figlio ci fa pensare al padre

Gli associazionisti sviluppano enormemente il concetto di associazione ed aggiungono molte altre leggi. Ricordiamo Brown che per primo introduce in psicologia il metodo dell’introspezione, cioè l’auto osservazione sistematica da parte di una persona di quello che avviene nella sua mente. Il rapporto tra mente e corpo è analizzato da Hartley, influenzato da Newton, enunciando un programma scientifico fondato sui fatti e non sulle congetture.

La sua dottrina si basa sulla teoria delle “vibraziuncole”, minime vibrazioni che gli oggetti esterni provocano attraverso gli organi di senso nel sistema nervoso. Il suo programma vuole dimostrare che queste vibrazioni sono alla base del processo di associazione fondamentale per le operazioni dell’intelletto. Le leggi dell’associazionismo lasciano irrisolto il problema del pensiero complesso, dell’evento sensoriale non immediato. James Mill tenta di risolverlo formulando il concetto di associazione sincrona secondo cui un oggetto è fatto di sensazioni diverse (forma, colore, peso, durezza); le sensazioni vengono associate simultaneamente formando un percetto e quindi un idea.

La teoria sembra debole, perché idee semplici dovrebbero essere formate da idee più semplici innescando un processo poco maneggevole. Stuart, il figlio di Mill, risolve l’impasse, con la sua teoria della chimica mentale, affermando che le idee semplici, nel costituire le idee complesse, si comportano unendosi come accade in chimica formando forme complesse. Bain, accettando la teoria della chimica mentale di Mill, ammette anche l’esistenza di fattori innati di organizzazione del comportamento. Egli sente la necessità di dare una base neurofisiologica ad ogni studio del comportamento; è sua l’affermazione secondo la quale la “mente è completamente alla mercé delle condizioni corporee”.

Secondo Bain, il movimento precede la sensazione, e questa a sua volta precede il pensiero. Nella soluzione di un problema, l’individuo opera inizialmente con movimenti casuali; alcuni di questi saranno però premiati dalle loro conseguenze, e precisamente quelli che ottengono risultati positivi; essi tenderanno allora a ripetersi, diventando delle abitudini. Fu così Bain che utilizza per primo l’espressione “apprendimento per trials-and-errors” (tentativi ed errori), che diverrà poi popolarissima attraverso il connessionismo di Thorndike.

Gli ideologi

In Francia si affronta soprattutto il problema del passaggio dalla concezione del corpo umano da macchina cartesiana a organismo animale. Condillac inizia lo studio non della natura umana, ma delle sue operazioni intellettuali, lasciando irrisolto il problema metafisico dell’essenza dell’uomo, ma aprendo la via allo studio scientifico dei processi psicologici. Confronta l’uomo con l’animale, con la convinzione dell’esistenza di un’anima in conoscibile.

Con Buffon l’uomo entra nel regno animale, pur occupando il vertice. Va oltre la semplice visione classificatoria di Linneo, giungendo al concetto di storia naturale dell’uomo, che indicava, oltre ad una necessità di considerare l’uomo parte integrante della natura, nelle sue somiglianze e differenze dagli altri animali, anche la raggiunta maturità di una concezione che consentiva di studiare l’uomo in toto, indipendentemente dai vincoli metafisici sulla sua esistenza (polemica antimeccanicistica).

Le prospettive per fondare una scienza dell’uomo erano due:

  • La via di Locke e in certa misura di Condillac, mettendo da parte i problemi dell’essenza della mente ed ededicarsi allo studio dei suoi processi ed effetti
  • Prospettiva meccanicistica, lo studio del corpo umano come macchina autosufficiente in grado di funzionare da solo sul piano del comportamento indipendentemente dalla mente

Secondo La Mettrie (riduzionismo meccanicista), la mente non è che una proprietà della materia; ciò che distingue la materia vivente da quella non vivente, è che la prima è organizzata e tale organizzazione le fornisce un principio motore interno.

L’anima è intesa come la molla che genera il tutto e non ha principi innati che ne determinano l’azione, non si governa che per volontà del corpo, ma questo a sua volta non si governa che per volontà dell’anima. Tra uomo e animale le uniche differenze sono che la maggior semplicità dell’animale fa di esso una macchina meno complessa. In Cabanis “il pensiero sta al cervello come il succo gastrico allo stomaco”. Rifiuta il riduzionismo meccanicista di La Mettrie. Sostiene l’impossibilità di interpretare gli esseri viventi in puri termini fisici. Fisico e morale sono per lui profondamente interconnessi, ma poli opposti di un’unica dimensione.

Il sistema nervoso raggiunge ogni parte del corpo, governandola e regolandola e attraverso gli organi di senso recepisce le informazioni dal mondo esterno. Il morale è funzione del SN, in primo luogo del cervello ed è principio regolatore del fisico. Ma cervello e SN fanno parte del fisico. È definitivamente affermata anche l’unità ontologica dell’uomo. Il programma non venne mai applicato e gli ideologi pagarono il prezzo dei cambiamenti politici.

Il pensiero tedesco dopo Kant: Herbart e Fechner

La psicologia scientifica nasce in Germania ('700).

  • Superamento kantiano della controversia tra razionalisti ed empiristi, attraverso l’introduzione dei giudizi sintetici a priori
  • Superamento della distinzione wolffiana tra psicologia razionale (la cui possibilità è da Kant negata) ed empirica

Herbart

È considerato il filosofo della restaurazione e la sua concezione della psicologia è in antitesi con quanto sostenuto dall’Illuminismo. La psicologia è scienza metafisica e non sperimentale. Questo perché la scienza è analitica e la mente non può essere che unitaria. Nega l’interesse per i nessi tra psicologia e fisiologia. Tuttavia, è il primo ad affermare l’indipendenza della psicologia dalla filosofia e dalla fisiologia. Essendo scienza metafisica, non sperimentale, va fondata sull’esperienza e sulla matematica. Afferma la necessità della misurazione di fatti psichici. Sostiene che le idee variano per il tempo e l’intensità.

L’anima però è unitaria, e se due idee si presentano contemporaneamente possono:

  • Unirsi in un’unità complessa
  • Tendere all’inibizione reciproca

L’inibizione di un’idea da parte di un’altra più intensa non è mai completa. L’idea inibita si indebolisce sino a scomparire dalla coscienza dell’individuo. Il fatto che un’idea sia scomparsa per inibizione dal campo di coscienza non significa che essa abbia per ciò cessato di esistere. L’intensità minima che un’idea deve possedere perché rimanga a livello di coscienza è detta soglia della coscienza, al di sotto della quale le idee entrano nell’inconscio (ripreso da Freud).

Affermando la necessità di una fondazione matematica della scienza psicologica, Herbart compie due operazioni fondamentali per la nascita della nuova scienza:

  • Toglie l’oggetto di studio della psicologia dal dominio del qualitativo e lo trasporta al quantitativo (passo avanti per l’equiparazione della psicologia alle altre scienze naturali)
  • Pone in luce l’esigenza di fondare una teoria della misurazione dei fenomeni psichici

Fechner

Nel periodo nel quale in Germania è aperta la “questione materialistica”, Fechner presenta il suo materialismo radicale, per cui l’anima, lo spirito, è una proprietà della materia inerente alla sua organizzazione in atomi. Ogni materia è composta di anima e l’anima è tanto più complessa quanto più complessa è la struttura della materia che la ospita.

Spirito e materia sono due facce della stessa medaglia. L’anima è conoscibile con l’introspezione ed è il frutto della materia che compone il sistema nervoso. La scienza ci consente di determinare quali sono i processi che si svolgono nella materia e che causano tali effetti nell’anima. Conoscere la materia non spiega l’anima e viceversa, quindi Fechner, attraverso la psicofisica, determina in modo unitario e tramite una precisa relazione matematica la relazione tra corpo e anima, spirito e materia: Legge di Weber-Fechner: S = k log R + C.

Afferma che la sensazione (S) è proporzionale al logaritmo dello stimolo (R). k e C sono costanti, di cui k è la costante di Weber dipendente dalla modalità sensoriale.

Gli apporti delle altre scienze

Dall’equazione personale ai tempi di reazione

Le osservazioni di Bessel sulle registrazioni astronomiche suscitano interesse, tanto da far iniziare una ricerca che determini l’equazione personale di ogni ricercatore. Si pensa di poter conoscere l’errore sistematico dell’osservatore per poterlo poi correggere. Nasce la questione dei tempi di reazione, tempo necessario ad una persona per rispondere ad uno stimolo.

Donders e lo studio dei tempi di reazione

Donders utilizza gli studi di Helmholtz sui tempi di reazione per calcolare la velocità di condizione delle fibre nervose.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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