1. LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA. DAL PENSIERO GRECO FINO ALL’OTTOCENTO
1.1 Quando e come può nascere la psicologia
Il termine psicologia (scienza dell’anima), nasce tra il XVI ed il XVII sec., ed è ripreso nel ‘700 da un filosofo
razionalista, Wolff, allievo di Leibniz, che con esso indica una delle 4 parti che formavano la metafisica, insieme
all’ontologia, cosmologia e teologia. Distingue una psi. empirica, che studia i fatti psichici fondati sull’esperienza, ed
una psicologia raz., che si occupa dell’essenza dell’anima e delle sue facoltà. Solo nella seconda metà dell’800 il
termine comincia ad essere utilizzato per disegnare una disciplina autonoma dalla filosofia e dalla metafisica.
1.2 Le condizioni
Affinché esista una scienza dell’uomo è necessario che l’uomo possa essere oggetto di studio scientifico, cosa esclusa
dal pensiero umano occidentale e, soprattutto, impossibile per il pensiero medioevale cristiano.
1.2.1 La psicologia nel pensiero greco
In quasi tutte le civiltà antiche non è chiaro il rapporto tra Sistema Nervoso (SN) e attività psichica, che viene
collocata nel cuore. Anche per il pensiero greco, con qualche eccezione, è soprattutto il cuore la fonte della vita
psichica, però frequentemente accanto al cuore anche al cervello viene assegnato un certo ruolo. Pitagora distingue
tre facoltà psichiche: intelligenza, passione e ragione (le prime due, comuni all’uomo e agli animali, l’ultima
prerogativa dell’uomo, l’unica immortale). Intelligenza e ragione sono collocate nel cervello, la passione nel cuore. Tra
i presocratici, l’unico che colloca le facoltà psichiche nel cervello è Alcmeone. Empedocle ritiene che sia il sangue la
guida delle attività psichiche perché irrora tutto il corpo. Ippocrate fonda una vera scienza dell’uomo, basata su dati
psicologici e fisiologici. Risulta importante la sua dottrina caratterologica ed i suoi studi sugli effetti di danni
traumatici o malattie del SN sul comportamento. Ritiene che vi siano quattro umori corrispondenti ai quattro elementi
indicati da Empedocle:
sangue aria caldo ed umido temperamento sanguigno
bile nera terra freddo e secco temperamento melanconico
bile gialla fuoco caldo e secco temperamento collerico
flegma acqua freddo e umido temperamento flegmatico
La caratteriologia ippocratica si è mantenuta sino ad oggi, essendo stata ripresa da Pavlov ed Eysenck. I. afferma
che il cervello è l’organo più potente del corpo e che gli organi di senso agiscono in funzione della sua capacità di
discernimento. Secondo lui, la sede dell’intelligenza è il ventricolo sinistro del cuore. La concezione asserita da I.,
secondo la quale l’uomo è parte della natura e può essere studiato con i metodi delle scienze della natura, viene
sostenuta da Aristotele, che considera l’uomo un animale, comparandolo continuamente con gli altri animali.
Tenta di costituire, accanto ad una psicologia dell’uomo, una psicologia infantile ed una animale. Per A. il cervello, pur
avendo insieme con il cuore il potere supremo di controllo della vita corporea, ha sostanzialmente un potere di
raffreddamento del cuore; il cervello, quindi, interviene solo indirettamente nelle funzioni mentali, neppure nelle
percezioni, che avvengono nel cuore. Erofilo ed Erasistrato isolano i nervi, che poi Erasistrato distingue in sensoriali
e motori, e fondano la teoria pneumatica del comportamento ripresa poi da Galeno, in contrasto con Aristotele.
Erasistrato distingue uno pneuma vitale, con sede nel cuore, ed uno pneuma psichico con sede nel cervello.
Descrivendo l’azione dei muscoli sullo pneuma vitale, Erasistrato dà la prima formulazione del concetto di riflesso.
1.2.2 Dal Medioevo al Rinascimento
Il pensiero romano non sviluppa i temi enunciati dai greci. Il pensiero medioevale è del tutto estraneo allo studio
dell’uomo. Il mondo è concepito secondo una struttura gerarchica con alla testa Dio e immediatamente sotto l’uomo,
che non viene visto come facente parte della natura. La ricerca è impregnata di spirito magico, di soprannaturale.
Alla fine del XIV secolo e successivamente con il Rinascimento, c’è un improvviso interesse per l’uomo in quanto tale e
come membro della natura. La concezione che si afferma è deterministica, nel mondo e nella natura agiscono forze
prodigiose che determinano tutto ciò che avviene. Nulla si muove nell’universo che non abbia conseguenze su tutte le
altri parti dell’universo. Pico della Mirandola afferma che le leggi che regolano queste influenze reciproche siano
leggi matematiche.
1.2.3 Rivoluzione scientifica e dualismo cartesiano
Tra ‘500 e ‘600 c’è la svolta che porta alla scienza moderna, al legame tra teoria ed esperienza empirica. Cartesio
distingue il corpo, la materia che ha un’estensione, dallo spirito, che pensa (dualismo). La res cognitans, l’anima
pensante, interagisce con il corpo a livello della ghiandola pineale, scelta in quanto situata all’interno della scatola
cranica e di cui non si conosceva la funzione. Il corpo, res extensa, è considerato come un meccanismo perfetto, in
grado di funzionare da solo. Altro aspetto rilevante dell’opera di C. è la dottrina delle idee innate: le idee
costituiscono il contenuto della mente e vengono distinte in idee derivanti dai sensi, dalla memoria o
dall’immaginazione (idee fittizie- costruite da me stesso, idee avventizie - che vengono da fuori di me e le idee innate
- nate assieme alla mia coscienza) costituenti un legame tra mente ed oggetti reali. Le idee innate sorgono
direttamente dalla mente come principi basilari (idea di Dio, di sé). L’essere innate non significa che queste siano
chiare e distinte. L’esperienza sensoriale gioca un ruolo fondamentale:
positivo: l’osservazione della natura ci consente di scoprire delle proprietà in essa, che in realtà possedevamo
già a livello implicito
negativo: perché l’esperienza sensoriale può indurci in errore e nascondere alcune idee innate
Le idee innate sono quindi propensione a formare idee sulla base dell’esperienza. È sempre la res cogitans a formare
idee anche quando innescate dall’esperienza sensoriale. Questo mantiene la distinzione tra corpo e mente. Un altro
aspetto del pensiero cartesiano è la concezione secondo la quale il mondo in cui viviamo potrebbe essere un mondo di
apparenze, costruito da un demone per ingannarci. Se è indispensabile quindi dubitare di tutto, è però indubbio che vi
sono delle idee che per la loro chiarezza e distinzione sono indubitabili, in quanto siamo consapevoli della loro
esistenza. cogito ergo sum
( ). 1
1.3 La fondazione delle scienze dell’uomo
Passaggio dall’indagine sull’essenza della mente ad un indagine sui suoi processi indipendentemente dalla sostanza
che la compone: empiristi inglesi Locke e Hume
Passaggio dalla concezione del corpo come macchina a corpo come organismo per restituire l’unità mente corpo:
Buffon, La Mettrie, gli idèologues, ed in particolare, per ciò che riguarda la psicologia, Cabanis (fine 700)
1.3.1 Empiristi ed associazionisti
Contrapposto al filone razionalista di Cartesio c’è quello empirista di Locke, Hume e Berkeley: avversione alle idee
innate e derivazione della conoscenza dall’esperienza. Secondo Hume, se le idee comprendono anche le passioni è
probabile ammettere che amor proprio, risentimento, passioni sessuali siano legate alla costituzione originale della
mente, e quindi siano innate. Se per idee si intendono i pensieri, non esiste nessun pensiero che non possa essere
fatto risalire a qualcosa di precedentemente sentito, quindi le idee innate non esistono. L’intelletto umano è
determinato unicamente da fattori ambientali; l’uomo imparerà solo quello che l’ambiente scriverà nella sua mente, in
origine una tabula rasa. La parola intelletto è utilizzata per la prima volta da Locke, riferendosi ad una facoltà e non
più ad una sostanza. I “prodotti dell’anima”, in termini di processi ed effetti, potevano essere studiati
scientificamente, mentre la sostanza solo attraverso la metafisica. Gli empiristi non negano l’esistenza dell’anima.
Hume individua nelle associazioni (Aristotele) i processi fondamentali che regolano l’intelletto. Tra le idee si
stabiliscono dei legami segreti che fan sì che la mente le congiunga più frequentemente Distingue associazioni per:
somiglianza: ritratto del volto ci fa pensare alla persona
contiguità: una chiesa ci fa pensare alla città di appartenenza
causazione: un figlio ci fa pensare al padre
Gli associazionisti sviluppano enormemente il concetto di associazione ed aggiungono molte altre leggi. Ricordiamo
Brown che per primo introduce in psicologia il metodo dell’introspezione, cioè l’auto osservazione sistematica da
parte di una persona di quello che avviene nella sua mente. Il rapporto tra mente e corpo è analizzato da Hartley,
influenzato da Newton, enunciando un programma scientifico fondato sui fatti e non sulle congetture. La sua dottrina
si basa sulla teoria delle “vibraziuncole”, minime vibrazioni che gli oggetti esterni provocano attraverso gli organi di
senso nel SN. Il suo programma vuole dimostrare che queste vibrazioni sono alla base del processo di associazione
fondamentale per le operazioni dell’intelletto. Le leggi dell’associazionismo lasciano irrisolto il problema del pensiero
complesso, dell’evento sensoriale non immediato. James Mill tenta di risolverlo formulando il concetto di
associazione sincrona secondo cui un oggetto è fatto di sensazioni diverse (forma, colore, peso, durezza); le
sensazioni vengono associate simultaneamente formando un percetto e quindi un idea. La teoria sembra debole,
perché idee semplici dovrebbero essere formate da idee più semplici innescando un processo poco maneggevole.
Stuart, il figlio di Mill risolve l’impasse, con la sua teoria della chimica mentale, affermando che le idee semplici,
nel costituire le idee complesse, si comportano unendosi come accade in chimica formando forme complesse.
Bain, accettando la teoria della chimica mentale di Mill, ammette anche l’esistenza di fattori innati di organizzazione
del comportamento. Egli sente la necessità di dare una base neurofisiologica ad ogni studio del comportamento; è sua
l’affermazione secondo la quale la “mente è completamente alla mercé delle condizioni corporee”. Secondo B., il
movimento precede la sensazione, e questa a sua volta precede il pensiero. Nella soluzione di un problema, l’individuo
opera inizialmente con movimenti casuali; alcuni di questi saranno però premiati dalle loro conseguenze, e
precisamente quelli che ottengono risultati positivi; essi tenderanno allora a ripetersi, diventando delle abitudini. Fu
così B. che utilizza per primo l’espressione “apprendimento per trials-and-errors” (tentativi ed errori), che diverrà
poi popolarissima attraverso il connessionismo di Thorndike.
1.3.2 Gli ideologi
In Francia si affronta soprattutto il problema del passaggio dalla concezione del corpo umano da macchina cartesiana
a organismo animale. Condillac inizia lo studio non della natura umana, ma delle sue operazioni intellettuali,
lasciando irrisolto il problema metafisico dell’essenza dell’uomo, ma aprendo la via allo studio scientifico dei processi
psicologici. Confronta l’uomo con l’animale, con la convinzione dell’esistenza di un anima in conoscibile Con Buffon
l’uomo entra nel regno animale, pur occupando il vertice. Va oltre la semplice visione classificatoria di Linneo,
giungendo al concetto di storia naturale dell’uomo, che indicava, oltre ad una necessità di considerare l’uomo parte
integrante della natura, nelle sue somiglianze e differenze dagli altri animali, anche la raggiunta maturità di una
concezione che consentiva di studiare l’uomo in toto, indipendentemente dai vincoli metafisici sulla sua esistenza
(polemica antimeccanicistica) Le prospettive per fondare una scienza dell’uomo erano due:
la via di Locke e in certa misura di Condillac, mettendo da parte i problemi dell’essenza della mente e
dedicarsi allo studio dei suoi processi ed effetti
prospettiva meccanicistica, lo studio del corpo umano come macchina autosufficiente in grado di
la
funzionare da solo sul piano del comportamento indipendentemente dalla mente
Secondo La Mettrie (riduzionismo meccanicista), la mente non è che una proprietà della materia; ciò che
distingue la materia vivente da quella non vivente, è che la prima è organizzata e tale organizzazione le fornisce un
principio motore interno. L’anima è intesa come la molla che genera il tutto e non ha principi innati che ne
determinano l’azione, non si governa che per volontà del corpo, ma questo a sua volta non si governa che per volontà
dell’anima. Tra uomo e animale le uniche differenze sono che la maggior semplicità dell’animale fa di esso un
macchina meno complessa. In Cabanis “il pensiero sta al cervello come il succo gastrico allo stomaco”. Rifiuta il
riduzionismo meccanicista di La Mettrie. Sostiene l’impossibilità di interpretare gli esseri viventi in puri termini fisici.
Fisico e morale sono per lui profondamente interconnessi, ma poli opposti di un’unica dimensione. Il sistema nervoso
raggiunge ogni parte del corpo, governandola e regolandola e attraverso gli organi di senso recepisce le informazioni
dal mondo esterno. Il morale è funzione del SN, in primo luogo del cervello ed è principio regolatore del fisico. Ma
cervello e SN fanno parte del fisico. È definitivamente affermata anche l’unità ontologica dell’uomo. Il programma non
venne mai applicato e gli ideologi pagarono il prezzo dei cambiamenti politici. 2
1.4 Il pensiero tedesco dopo Kant: Hebart e Fechner
La psicologia scientifica nasce in Germania (‘700).
Superamento kantiano della controversia tra razionalisti ed empiristi, attraverso l’introduzione dei giudizi sintetici
a priori
Superamento della distinzione wolffiana tra psicologia razionale (la cui possibilità è da Kant negata) ed empirica
1.4.1 Herbart
È considerato il filosofo della restaurazione e la sua concezione della psicologia è in antitesi con quanto sostenuto
dall’Illuminismo. La psicologia è scienza metafisica e non sperimentale. Questo perché la scienza è analitica e la
mente non può essere che unitaria. Nega l’interesse per i nessi tra psicologia e fisiologia. Tuttavia, è il primo ad
affermare l’indipendenza della psicologia dalla filosofia e dalla fisiologia. Essendo scienza metafisica, non
sperimentale, va fondata sull’esperienza e sulla matematica. Afferma la necessità della misurazione di fatti psichici.
Sostiene che le idee variano per il tempo e l’intensità. L’anima però è unitaria, e se due idee si presentano
contemporaneamente possono
unirsi in un’unità complessa
tendere all’inibizione reciproca
L’inibizione di un idea da parte di un’altra più intensa non è mai completa. L’idea inibita si indebolisce sino a
scomparire dalla coscienza dell’individuo. Il fatto che un’idea sia scomparsa per inibizione dal campo di coscienza non
significa che essa abbia per ciò cessato di esistere. L’intensità minima che un’idea deve possedere perché rimanga a
livello di coscienza è detta soglia della coscienza, al di sotto della quale le idee entrano nell’inconscio (ripreso da
Freud). Affermando la necessità di una fondazione matematica della scienza psicologica, H. compie due operazioni
fondamentali per la nascita della nuova scienza:
toglie l’oggetto di studio della psicologia dal dominio del qualitativo e lo trasporta al quantitativo (passo avanti
per l’equiparazione della psicologia alle altre scienze naturali)
pone in luce l’esigenza di fondare una teoria della misurazione dei fenomeni psichici
1.4.2 Fechner
Nel periodo nel quale in Germania è aperta la “questione materialistica”, F. presenta il suo materialismo radicale, per
cui l’anima, lo spirito, è una proprietà della materia inerente alla sua organizzazione in atomi. Ogni materia è
composta di anima e l’anima è tanto più complessa quanto più complessa è la struttura della materia che la ospita.
Spirito e materia sono due facce della stessa medaglia. L’anima è conoscibile con l’introspezione ed è il frutto della
materia che compone il SN. La scienza ci consente di determinare quali sono i processi che si svolgono nella materia e
che causano tali effetti nell’anima. Conoscere la materia non spiega l’anima e viceversa, quindi F., attraverso la
psicofisica, determina in modo unitario e tramite una precisa relazione matematica la relazione tra corpo e anima,
spirito e materia: Legge di Weber-Fechner : S = k log R + C
Afferma che la sensazione (S) è proporzionale al logaritmo dello stimolo (R). k e C sono costanti, di cui k è la
costante di Weber dipendente dalla modalità sensoriale.
1.5 Gli apporti delle altre scienze
1.5.1 Dall’equazione personale ai tempi di reazione
Le osservazioni di Bessel sulle registrazioni astronomiche suscitano interesse, tanto da far iniziare una ricerca che
determini l’equazione personale di ogni ricercatore. Si pensa di poter conoscere l’errore sistematico dell’osservatore
per poterlo poi correggere. Nasce la questione dei tempi di reazione, tempo necessario ad una persona per
rispondere ad uno stimolo.
1.5.2 Donders e lo studio dei tempi di reazione
Donders utilizza gli studi di Helmholtz sui tempi di reazione per calcolare la velocità di condizione delle fibre
nervose. L’esperimento di Helmholtz: somminis
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