Consonanti affricate
Le consonanti affricate sono costituite da un elemento occlusivo ed un elemento costrittivo. Sono tutte native dell'italiano, non presenti nel Latino classico. Le affricate Z sorda /ts/ e Z sonora /dz/, C e G palatali, la costrittiva V, la S sonora, i gruppi consonantici GL, GN, SC, tutt'ora presentano problemi di grafia, perché non erano codificati dal Latino:
- Z vale tanto per la sorda, quanto per la sonora ed è sempre intensa, anche quando è scritta due volte (eccezione, pozzo)
- S sonora (rosmarino) è uguale a S sorda (asta)
- V a lungo è stata rappresentata U (uitam => vita)
- C e G palatali si confondono con le velari. Per rappresentare quest'ultime si è costretti a introdurre -h- (giaccio => ghiaccio; giro => ghiro)
- R, S, L palatali richiedono sempre due o tre grafemi (vigne, scena, sciame, figlia)
Affricate palatali
C e G palatali sono lo sviluppo dal V secolo di K e G velari davanti a:
- Vocale palatale (caelum => cielo; gelum => gelo)
- -j-, ovvero i semiconsonantica (fanio => facio => faccio; regiam => regia => reggia)
Troviamo prova di ciò nel sardo: si dice kentu per dire cento, gheneru per dire genero. La G palatale discende anche da -tj-, attraverso il passaggio dal toscano dialettale di /x/, palatale sonora:
- Stationem => staxone => stagione/stazione
- Rationem => raxone => ragione/razione
La grafia è stata importante anche nella storia della fonetica dell'italiano, dato che esso è stato tramandato per via scritta: la grafia ha indotto la pronuncia.
La stessa realtà fonetica ha prodotto G palatale e Z. In realtà la G palatale è stata indotta dalla grafia, mentre la Z viene dallo sviluppo fonetico formale. La G palatale discende anche da -dj-:
- Hodie => oggi
Anche qui troviamo un'interferenza tra l'esito in G palatale e quello in Z:
- Pretium => pregio/prezzo
- Radium => raggio/razzo
La G palatale discende anche da -j-:
- Jam => già
- Pejus => peggio
Dissimetrie per palatalizzazione
Il fenomeno di palatalizzazione dà effetti collaterali anche oggi: è un sistema che non è prevedibile. C'è la palatalizzazione delle velari in paradigmi come amico, amici; porgo, porgi; dico, dici. Ma ci sono dei casi in cui la palatalizzazione non è avvenuta: poco, pochi; dialogo, dialoghi; ago, aghi. Ci sono due tendenze in concorrenza: quella antica fonologica, per cui K e G davanti a -i- palatalizzano; quella meno antica, ma altrettanto diffusa, per cui i paradigmi si regolarizzano, perciò se il singolare è in velare, sarà in velare anche il plurale.
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