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STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 2

INTRODUZIONE

Nell’Ottocento sussistono i modelli tradizionali insieme a spinte modernizzanti. I letterati

sentono la necessità di svecchiare la lingua. C’è un continuo ondeggiare su tutti i livelli. È un

secolo di contraddizioni.

L’OTTOCENTO

Sul piano tecnico vanno ricordate le discussioni linguistiche:

1. PURISMO: Manzoni rispetta questa teoria perché Cesari delinea con chiarezza le proprie

idee. Egli indica nel ‘300 il periodo di perfezione della lingua italiana, non solo con i tre

grandi. Cesari ritiene che tutti scrivessero e parlassero bene IMPORTANZA DEL

PARLATO. La differenza con Bembo sta proprio nell’importanza data al parlato. Cesari

riprende le idee di Leonardo Salviati. Il purismo è del tutto avverso ai FORESTIERISMI

è una teoria un po’ nazionalista che difende l’identità della cultura italiana da influssi

stranieri, in particolare dal pericolo rappresentato dalla lingua francese. Segue questo

orientamento anche Carlo Botta. Un altro personaggio portatore di idee politiche

avanzate è Angeloni. Tra gli altri nomi: Basilio Puoti.

2. CLASSICISMO: il massimo esponente è Monti. Egli critica l’impostazione troppo

letteraria della Crusca, eccessivamente toscanista e attaccata al passato. Secondo Monti

va tenuto conto della lingua scientifica e dei grandi autori, anche non toscani. L’interesse

è rivolto unicamente alla lingua scritta.

3. ROMANTICISMO: i romantici sono interessati alla lingua dell’uso, al parlato e quindi

anche ai dialetti. Manzoni inizialmente fa parte di questi.

Manzoni, in realtà, critica un po’ tutti tutti hanno una loro idea di lingua, ma nessuno ha

un’idea chiara. La questione della lingua ha sempre cercato di dare risposta alla domanda “quale

lingua usare?”.

Nell’Ottocento, sul piano linguistico, si ha una condizione di DIGLOSSIA. La diglossia riguarda

tutti gli strati sociali. Anche una persona colta, alla metà dell’Ottocento, parla in dialetto in

situazioni informali. Solo le elites conoscevano l’italiano parlato. Non si aveva BILINGUISMO

poiché la maggior parte delle persone conosceva solo il dialetto.

Nel periodo pre-unitario, il DIALETTO è oggetto di discussione. Manzoni dice che il dialetto è un

codice pienamente utilizzabile: è una lingua intera. Tuttavia i dialetti italiani sono tanti e tra loro

differenti, al punto di non permettere uno scambio transregionale. Nell’ottica di una lingua

unitaria, Manzoni si dice pronto ad accettare la morte dei dialetti.

Trifone riferisce la questione Giordani-Porta, sul problema del dialetto scaturito dall’opera di

Cherubini. Giordani difende l’italiano, Porta difende il dialetto. L’interesse per i dialetti è

documentato dalla diffusione in questo periodo di dizionari dialetto-italiano. Tra questi:

 Mortillaro per il Siciliano;

 Boerio per il Veneziano;

 Cherubini per il Milanese. 1

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Anche allora esistevano manifestazioni linguistiche intermedie tra italiano e dialetto (oggi si

parla di italiano regionale).

LA LINGUA DELL’OTTOCENTO

Continua in questo periodo la POLIMORFIA (es. fo/faccio; vo/vado). Non si aveva la certezza di

alcuni fatti grafici (es. princìpi/principii/ecc). La polimorfia si trova anche all’interno dello stesso

testo.

Il verbo “dovere” è tutto un insieme di forme alternative. Anche la forma dell’imperfetto è

soggetta a variazioni. Manzoni si renderà conto che la forma in -o è la più diffusa.

Molte di queste coppie sono neutre e contemporanee: nessuna delle due forme è marcata. Ma

ci sono altri casi non neutri: per esempio, avea/aveva avea è diacronicamente marcato.

Spesso uno dei due termini della coppia era usato in prosa, l’altro in poesia (es. anima/alma).

L’apporto straniero nel lessico è estremamente importante. Questo proviene, soprattutto a

livello politico, dal francese e dall’inglese. Se l’influenza francese non è mai venuta meno,

l’inglese comincia ad essere conosciuto a partire dal Settecento. L’Ottocento, tuttavia, è il secolo

in cui i contatti si fanno più forti.

Importanti sono in questo periodo i DIZIONARI. Si parla infatti di “Secolo dei dizionari”. Il

DIZIONARIO DELLA CRUSCA è storico e normativo. Questa tradizione continua nell’Ottocento (es.

Manuzi) con studiosi che ampliano il dizionario della Crusca: prendono l’impianto della IV Crusca

e vi aggiungono nuovi lemmi. Si diffondono in questo periodo anche i DIZIONARI UNIVERSALI.

Tra questi il più importante è il Tramater. Si hanno poi DIZIONARI DIALETTALI, DIZIONARI

SETTORIALI (agricoltura/diritto/ecc) e DIZIONARI PURISTICI, ovvero elenchi di parole che non

bisogna usare (es. parole nuove formate a suffisso zero dal verbo/parole burocratiche/ecc). Un

esempio è l’elenco di Bernardoni, cui risponde il Gherardini con un elenco di parole condannate

ma ammissibili. Si hanno poi i DIZIONARI DEI SINONIMI (Tommaseo). A Tommaseo si deve anche

il Dizionario della lingua italiana di Tommaseo-Bellini, pubblicato in Piemonte. Nell’Ottocento si

diffondono anche i DIZIONARI DELL’USO (es. Giorgini-Broglio/Petrocchi). Il Giorgini-Broglio è

estremamente importante in quanto è il vocabolario voluto da Manzoni vuole un vocabolario

dell’uso contemporaneo.

LETTERA A FAURIEL

Manzoni parla delle caratteristiche del romanzo storico. Le descrizioni devono essere il più

possibile aderenti alla realtà. Le difficoltà linguistiche sono invece legate alla “povertà della

lingua italiana”. Segue un confronto con la situazione francese: la Francia ha avuto un centro di

irradiazione politico e linguistico. L’italiano è, invece, una lingua scritta che manca

completamente di una dimensione orale.

Manzoni è consapevole della mancanza di uno strumento comune tra un autore e i suoi lettori.

Persino la definizione di “italiano” è incerta. Manzoni prova a raggiungere una perfezione

approssimativa di stile, ottenibile tramite:

 La conoscenza dei classici italiani;

 La conoscenza degli scrittori stranieri; 2

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 Lo scambio di opinioni alte con i propri concittadini.

Manzoni non ha ancora le idee chiare. Si ha qui una prima definizione del problema linguistico.

SECONDA INTRODUZIONE A FERMO E LUCIA (1823-24)

Manzoni fa finta di aver ripreso l’idea per il romanzo da un brutto manoscritto del 1600. Il testo

originale è criticato per l’eccessiva retorica, l’ampollosità, il culto della forma e non del

contenuto. Nel XVII secolo molto spesso emergeva nel testo il carattere locale. Solo due gruppi

di persone erano meno coinvolte dalla regionalità: chi aveva studiato la lingua toscana e chi

aveva interessi di dimensione europea. 

Manzoni si interroga sullo stile più adatto a sostituire il rozzo stile di scrittura seicentesco egli

cerca di utilizzare molti lombardismi e lo confessa. Cerca, inoltre, di fare uso di quelle forme che

riteneva potessero essere comprese anche dai non lombardi. Questa prima fase manzoniana è

detta ECLETTICA. Manzoni sostiene di “scrivere male” e di non sapere come si possa scrivere

bene. Ciò su cui si sbilancia è l’adozione di una lingua che sia familiare ai lettori e capace di

veicolare ogni concetto. Egli individua a riguardo due lingue che rispondono bene a questi

requisiti: il milanese e il toscano.

EDIZIONI DEL 1827 E DEL 1840

Manzoni compie degli studi sul toscano. Studia la Crusca del Cesari e numerosi autori toscani.

Nell’edizione del 1827 viene accentuata l’importanza del toscano, ma si mantengono i

lombardismi.

In seguito l’autore compie un viaggio a Firenze e si rende conto che esiste una versione parlata

del toscano che ha sempre conosciuto. Realizza che tale lingua può colmare la lacuna

dell’italiano parlato. Manzoni arriva così alla TEORIA DEL FIORENTINO PARLATO COLTO, espressa

nella “Lettera a Carena” e nella “Relazione al ministro Broglio”.

Nel corso degli anni, quindi, Manzoni parte da un problema di tipo letterario per poi spostarsi sul

piano linguistico e soprattutto sociale: negli anni ’30 individua nel fiorentino colto uno

strumento adatto a tutto il popolo italiano per superare le difficoltà date dai dialetti.

Dopo il viaggio a Firenze, Manzoni si impegna nell’operazione sistematica di correggere tutti i

livelli linguistici della sua opera. L’intento è quello di raggiungere un tono medio. Non bisogna

però dimenticare i tentativi già presenti nella versione del 1827 (es. gli per loro).

Le correzioni seguono 4 ORIENTAMENTI, come illustrato da Maurizio Vitale:

1. Correzioni volte a rendere la lingua più corrente (es. tosto diviene subito);

2. Correzioni in direzione fiorentina (es. monottongazione, lui/lei/loro come soggetti);

3. Scelta tra i doppioni (es. delicato non dilicato, per le non pelle);

4. Cancellazione dei lombardismi. 3

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 2

LETTURA: NENCIONI, pag. 244_L’introduzione

Le correzioni cominciano dall’introduzione all’opera.

 

Trascrivere trascriver: Manzoni vuole forse rendere l’unione delle parole

nell’oralità. Tuttavia la sua scelta, in questo caso, non ha avuto molto seguito;

 

Suol dirsi si suol dire: si ha qui la risalita del pronome, tratto che oggi si sta

imponendo. Oltretutto, suol dirsi era più settentrionale;

 

Egli Ø: è un riempitivo molto diffuso nella tradizione scritta italiana ma di fatto

superfluo;

 

Deciferare decifrare: la forma piena viene sincopata;

 

Diceva dicevo: è molto importante. Manzoni cancella la forma in -a propria

della tradizione trecentesca ed esito diretto del latino. Nel fiorentino, già dal

1400, prende piede la forma in -o, per analogia con il presente;

 

Io fra Ø tra: nella tradizione i pronomi personali erano molto frequenti ma di

fatto inutili. La correzione di fra in tra rientra nella scelta dei doppioni ma non ha

avuto seguito. Noi usiamo l’uno e l’altro a seconda del contesto.

 

Gragnuola grandine: sono due forme toscane, ma la prima è molto più

fiorentina. Manzoni spesso mostra di voler trascurare forme marcatamente

fiorentine;

 

A prima giunta… sul principio…: si ha qui una semplificazione;

 

Come è com’è: elisione;

 

Gramatica grammatica: fatto grafico/fonetico legato alla forma latina (come

anche publico e fabrica). Gli autori settentrionali usavano queste forme anche per

influsso del sostrato dialettale che presenta le forme scempie. Manzoni elimina

tutte le scempie in modo sistematico, in direzione della pronuncia toscana;

 

Spagnuola spagnola: si elimina il dittongo dopo la consonante palatale;

 

Ad ogni a ogni: -d eufonica; oggi tende a scomparire tranne che con la stessa

vocale;

 

Mettervi metterci: fa parte delle correzioni volte a rendere la lingua media.

Questo tratto è una caratteristica propria anche del Neo-standard odierno;

 

Modo maniera: questa sostituzione è ricorrente nel romanzo, ma la

motivazione sottostante non è chiara;

 

Manco male meno male: viene corretto perché il primo è troppo basso e forse

anche troppo fiorentino;

 

Ella Ø: era una prassi indicare il soggetto. Manzoni elimina il pronome

tradizionale, non lo sostituisce;

 

Paruta parsa: semplificazione;

 Presentato alcuna obiezione: perché è al maschile? Per la sostituzione di “perché”

con “obiezione”?

 

Tosto subito: “tosto” era più usato di oggi nell’Ottocento. Manzoni però lo

sostituisce quasi sempre. Resta immutato per es. nel brano “quel ramo del lago di

Como…”;

 Prestargli: questo uso è già presente nell’edizione del 1827;

 

Testimonii testimoni: correzione linguistica, non stilistica;

 Trovati... personaggi: qui si ha accordo. Manzoni oscilla tra l’accordo e il non

accordo;

 

Entrambe tutt’e due: “entrambe” era considerato come troppo elevato. 4

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 2

Va messo in evidenza come la sintassi sia, tutto sommato, corrente. Manzoni è uno degli autori

più leggibili dell’Ottocento.

LETTURA: NENCIONI, pag. 250_“Quel ramo del lago di Como…”

Si ha un periodare denso, sintatticamente elevato, con soluzioni binarie (es.

restringersi/prender). Ci sono comunque correzioni che seguono i consueti orientamenti.

 

Riviera costiera: correzione lessicale. Il primo termine è più settentrionale;

 Ivi: è abbastanza elevato. È uno dei pochi “ivi” del romanzo;

 

Ricomincia rincomincia: sottigliezza. Il secondo è più fiorentino;

 <

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wahavy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Lingua Italiana 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Mura Porcu Anna.
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