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Prima settimana

Prima lezione (29/11/2021)

Vediamo questo spezzone di video di Nanni Moretti, in cui si sentono le cosiddette ‘frasi fatte’ chiamate in gergo tecnico collocazioni, cioè spezzoni di frase o meglio sintagmi che vengono sempre ripetute in quell’ordine e con quel significato. Ad esempio, lo stesso termine ‘frase fatta’ è una collocazione, perché noi utilizziamo questo termine indicato una formulazione già esistente e consueta, mentre non significa che si fa la frase. O ‘matrimonio a pezzi’ ad esempio, ‘colpo di scena’, ‘missione impossibile’, ‘guerra lampo’ o ancora ‘una causa persa’.

Nel ‘600, che è il secolo che studieremo, è venuta la prima attestazione della parola ‘realtà’, nel senso di ‘reale’ o ancora nel 1644 viene attestata per la prima volta la parola ‘avanti’. Tornando a ‘realtà’, abbia collegato un aggettivo ‘reale’ che però risale alla morte di Galileo (morto nel 1642). L’aggettivo era già attestato in italiano da secoli, sembra dal 1348 nelle cronache di Giovanni Villani, ma ‘reale’ nelle sue cronache significa ‘relativo alle sue cose’ (dal latino ‘rest’). Prima del ‘600 non si era mai parlato di ‘realtà’ in italiano, e questa parola si afferma proprio nel secolo dell’illusione. Ad oggi la utilizziamo in diverse collocazioni, come ‘realtà virtuale’ o ‘realtà aumentata’.

Questo per dire che la lingua è una chiave per leggere il mondo, e tanto gli aspetti grafici, quanto quelli fonetici, morfologici o sintattici, in realtà aprono un orizzonte culturale. Non c’è niente che non succeda nella lingua che avvenga solo e soltanto nella lingua, perché la lingua è lo specchio della realtà sociale, culturale e politica di una società in un determinato periodo.

In allegato su Moodle del corso abbiamo dei testi che verranno presentato a lezione brevemente, con già un’analisi svolta che noi dobbiamo leggere e sapere (se non si capisce qualcosa chiedere alla prof. o alle tutor). Nel mod.1 si cerca di delineare l’evoluzione della lingua, mentre nel mod.2 si cerca di capire bene l’analisi dei testi. (I testi vanno scarabocchiati, non in copia originale, ma perché è l’unico modo per ricordarsi i caratteri della lingua).

Metodo di lavoro sui testi

Di che cosa si compone questo metodo di lavoro sui testi? L’analisi dei testi si basa su un modello tradizionale fisso che è sempre quello e che funziona applicato a qualsiasi testo scritto in italiano. Questo metodo consiste nello scomporre le caratteristiche della scrittura in diversi livelli di analisi, cioè:

  • Grafia
  • Fonetica
  • Morfologia
  • Lessico
  • Sintassi

Vediamo subito un testo del professor Beccaria il cui titolo del libro è ‘L’italiano in cento parole’. Una di queste parole analizzate è ‘amaca’ che è una parola che arriva dal Sudamerica. Tra ‘400 e ‘500 gli iberismi (prestiti dallo spagnolo e dal portoghese) di origine americana cominciano a viaggiare ad una velocità sorprendente, soprattutto i prestiti di necessità, cioè prestiti che per forza dobbiamo usare perché nella nostra lingua non esiste. La denominazione iberica è a sua volta fondata su parole indigene.

Amaca ha la sua prima attestazione in italiano nella relazione del primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta. Pigafetta scrisse questo resoconto dal suo viaggio in giro per il mondo, e qui lui scrive che gli indigeni dormono in reti chiamate amache. Questa e tante altre parole entrano quindi nell’uso della nostra lingua a seguito delle spedizioni, come ‘cacao’, ‘banana’, ‘mango’, ‘avocado’, ‘giaguaro’, ‘lama’, ‘mais’, ‘tequila’ e molte altre. Leggiamo ora uno di questi resoconti di viaggi, e ne vediamo uno che è stato redatto nel ‘600 ed è tratto da un testo che presenta alcuni aspetti della lingua (le moodle).

Scritto da Carletti che seguiva il padre nei suoi viaggi, questo libro fu redatto di volta in volta in un taccuino, ma un atto di pirateria olandese fece sì che il taccuino venne rubato e che la seconda scrittura del testo di Carletti, che fece pressoché a memoria, fu più concisa e con meno divagazioni. In questo episodio Carletti racconta di un frate cappuccino che ha avuto un incidente durante la spedizione, nel momento dell’arrivo alle isole Filippine.

La caratteristica interessante è alla riga 6 di pag. 256, in cui c’è un ‘si accostano alle nave’. Questo fenomeno è un plurale in ‘-e’ dei nomi di seconda classe, ed è un fenomeno di analogia con in latino, in cui le parole vengono adattate alla morfologia della prima classi di nomi. Dopo la metà del ‘300 i tratti dell'italiano fiorentino aureo subiscono una corrosione, e il fiorentino cessa di essere una lingua stabile e comincia ad acquisire una fisiologia più dinamica, avvicinandosi ai dialetti della Toscana occidentale. Tra questi tratti c’è il plurale in ‘-e’ (es, ‘le partE’ da cui prende il nome in plurale in e di tipo le parte, altro nome con cui possiamo chiamare questo fenomeno).

Un’altra caratteristica è alla riga 8 di pag. 256 dove c’è ‘navicazione’ scritto con t+jod, con una grafia diversa rispetto alla pronuncia. Sempre in questa parola manca la sonorizzazione, cioè il passaggio dalla velare sorda ‘c’ alla velare sonora ‘g’, altro tratto tipico fiorentino influenzato dai dialetti settentrionali (domanda esame).

Notiamo anche il fenomeno della Tobler-Mussafia, ma anche una serie di congiunzioni relative come ‘de quali’ (riferito a ‘mesi’), e successivamente c’è un ‘che’ il quale ha come soggetto 76 giorni, ed ha quindi una funzione tattica di subordinata che dovrebbe introdurre una relativa normalmente, ma che risulta superfluo nell’economia della frase. Questa funzione poco marcata a livello sintattico, assume un carattere importante a livello pragmatico, cioè non introduce una subordinata come dovrebbe fare, ma segna la fine di un argomento e l’inizio di un altro argomento, più precisamente la fine di un segmento informativo e l’inizio di un altro segmento informativo, alla fine di segmentare il testo per coloro che non sono colti.

Proseguiamo con la nostra analisi vedendo come alla riga 2 sempre ‘de quali’ abbia un fenomeno di elisione, un fenomeno generale perché sta a metà tra fonetica e fonologia. ‘Furno’ è un altro di questi esempi. Notiamo anche l’elisione davanti al femminile plurale nella penultima riga. Anche alla terza riga abbiamo un’elisione davanti al plurale.

Un’altra curiosità è ‘lassare’ che deriva dal latino con la ‘-x-‘ e diventa una doppia ‘s’.

Per la morfologia nominale notiamo ancora i plurali in ‘-e’ come ‘verde’ invece di ‘verdi’ e più sotto ‘brutte’ invece di ‘brutta’. Quest’ultimo è in realtà un plurale femminile analogico che modifica un plurale in ‘-a’ che viene dal neutro plurale latino. ‘Maraviglia’, alla quintultima riga, è la forma fiorentina di ‘meraviglia’ e manca di un fenomeno di assimilazione rispetto all’italiano attuale.

Notiamo ancora un passato remoto in ‘-orno’ (cominciorno), e vediamo anche il fenomeno dei diminutivi, come ‘coserelle’ o ‘barchette’ e anche l’uso dei diminutivi è proprio di questa varietà di italiano più colloquiale, e si avvicina un po’ di più a quel che doveva essere il volgare parlato dai commercianti.

Si nota spesso come i periodi siano lunghi, e inoltre vediamo come il racconto si basa poco sulle subordinate temporali e causali, mentre tutto il peso dello sviluppo temporale e delle relazioni tra causa-e effetto proprie della lingua narrativa dal Decameron fino ad oggi, è portato da congiunzioni generiche che hanno proprio la funzione di sviluppo della narrazione. In particolare si tratta di pronomi e congiunzioni relative. ‘Il quale’ che inizia il terzo capoverso di pag.257 ne è l’esempio.

La paraipotassi prevede due frasi legate sia da un rapporto di subordinazione che uno di coordinazione, e anche in questo brano ne vediamo una tra la prima parte del periodo e la seconda (‘e messosi a pensare […] si dispone e risolve’). Nella seconda parte della frase sopra citata, abbiamo dei rimandi ad un italiano letterario come ‘si dispone e risolve’ o ‘dottrinarli e insegnarli’ in cui abbiamo un iperbato, cioè una figura letteraria propria della costruzione del periodo. È frequente che nei costrutti di persone di ceto medio come i commercianti si insinuino queste figure retoriche letterarie di cultura elevatamente, questo perché loro leggevano oltre ad avere una voglia di arricchirsi e di levarsi culturale.

Seconda lezione (30/11/2021)

Riprendiamo il testo di ieri per riassumere, suddivisi per livelli linguistici, gli aspetti caratteristici del brano. Li abbiamo visti in modo analitico ieri e ora li riprendiamo in modo schematico. Nell’analisi del testo, infatti, prima si fa una lettura in cui si individuano e poi si fa un raggruppamento per livelli:

  • Grafia: non abbiamo trovato molto, ma abbiamo comunque un ‘t+jod’ per la grafia dell’affricata dentale (es. ‘navicatione’)
  • Fonetica: abbiamo notato l’oscillazione tra sorde e sonore, cioè non è presente l’evoluzione da sorda a sonora (naviCazione vs naviGazione) e anche la voce ‘lassato’ che deriva da ‘laxato’ il quale ha una doppia ‘s’ sibilante palatale e non la ‘x’; abbiamo visto l’oscillazione tra scempie e doppie (‘cammino’ anziché camino, e ‘robbe’ anziché robe), poi abbiamo visto anche ‘fuste’ per ‘foste’ per quanto riguarda il verbo essere
  • Morfologia: abbiamo visto il plurale in ‘-e’ del tipo ‘le partE’ e le desinenze del passato remoto in ‘-orno’, poi ancora le desinenze in ‘-esti’ per il congiuntivo anziché ‘-este’ (anche questo è un carattere del fiorentino argenteo)
  • Lessico: abbiamo notato i diminutivi (barchette, coserelle,..) che fan parte di questo registro più colloquiale della lingua dei mercanti e le parole ed espressioni in spagnolo come ‘descalzos’ (pag. 257 del file su moodle)
  • Sintassi: abbiamo visto la rarità di subordinate avverbiali, infatti abbiamo visto solo alcune subordinate di tempo e locative, mentre dominano le subordinate implicite con il gerundio e participio, e subordinate più leggere come relative e completive; i periodi sono molto lunghi e spesso l’autore non interviene a gerarchizzarli con strumenti come ipotassi di modello latino, ma adotta l’uso di congiunzioni come segnali generici di sviluppo informativo

Aggiungiamo una cosa relativa al metodo di analisi, cioè una volta che abbiamo notato i fenomeni caratteristici di un certo testo e li abbiamo catalogati suddividendoli in questi livelli, dobbiamo anche verificare la quantità delle occorrenze di questi fenomeni, e anche la quantità delle occorrenze dei controesempi. Un esempio è quando abbiamo la desinenza in ‘-esti’ del congiuntivo (si perdesti), vede poco prima nel testo un esempio contrario, in cui il congiuntivo terza singolare finisce in ‘-este’ normalmente. Il fenomeno lo dobbiamo verificare in base a quanto occorre in un modo e quante in un altro (es. desinenza in ‘e’ occorre X volte e desinenza in ‘i’ occorre X volte, di modo da vedere se il fenomeno conviveva col fenomeno contrario o meno), annotando il numero esatto per avere il tratto distintivo. Spesso quando noi interroghiamo il testo non otteniamo ciò che speriamo o vogliamo, ecco perché questa è la difficoltà del lavoro. In questo modo ho davvero l’analisi completa di ciò che succede al testo.

Passiamo rapidamente a vedere un'altra cosa che nasce nel ‘600. Oltre ai viaggi, infatti, si sviluppano una serie di scoperte scientifiche e tecniche, ma si sviluppa anche una serie di applicazioni pratiche dell’invenzione della prospettiva, datata già ad inizio ‘400, ma il significato di prospettiva viene dato del ‘600, come una nuova parola chiave che caratterizza la visione della produzione artistica seicentesca. Arte e letteratura del ‘600 potrebbero essere raggruppate proprio con la parola ‘prospettiva’. La prospettiva fu inventata da Brunelleschi, ed è una parola davvero chiave per questo secolo.

Per parlarne, torniamo su di un testo del ‘400, un po’ perché sperimentiamo nell’analisi linguistica e un po’ per capire l’importanza della codificazione linguistica di una scoperta tecnica come la prospettiva.

Vediamo quindi questa trascrizione di Leonardo Da Vinci su cos’era la prospettiva. A noi serve per capire come usare il volgare come lingua tecnica, e in questa carta noi abbiamo diverse prove di definizione. Ci dice proprio la difficoltà dell’epoca che anche Leonardo deve affrontare per ottenere una definizione di ciò che voleva descrivere. Proprio l’artista prova a dare una definizione di prospettiva definita e tecnica, cosa che prima di lui non c’era. I primi tre brani di questa carta sono barrati, e probabilmente sono anche lontane fra loro nel tempo. Leonardo era un artista e dunque provava a dare una definizione ed infatti vediamo una serie di correzioni e iscrizioni che lui stesso cancella e rifà. Il brano che leggiamo è quello sulla visione, con un antenato di quello che oggi chiamiamo cono visivo. L’idea è che la prospettiva consiste in questo modo di visione in cui il quadro sia lungo una linea chiamata AB. Nel quadro bisogna quindi rappresentare questa piramide, poi definita cono, che XI allunga e che permette al pittore di ottenere una tela che ha un effetto in 3 dimensioni.

La trascrizione segue i criteri di Castellani, studioso della lingua, e questi criteri prevedono che venga rispettato il testo originale in tutte le sue caratteristiche grafiche tranne che per 3 cose:

  • La separazione delle parole secondo la nostra grafia.
  • La punteggiatura,
  • L’uso maiuscole/minuscole

Nella trascrizione per rendere il testo comprensibile si eliminano solo queste 3 caratteristiche grafiche, cioè si riporta la separazione delle parole alle regole moderne e così vale anche per gli altri due al fine di renderlo leggibile. Procediamo con l’analisi linguistica che abbiamo tante cose, anche dal punto di vista grafico, da notare. Diciamo subito che nella trascrizione le parole fra i simboli <> significa che nel testo originale sono state cancellate.

Nel testo Leonardo dice che la pittura è fondata sulla prospettiva, e la prospettiva significa figurare ciò che fa l’occhio. Quando l’occhio vede una cosa è come se tra l’occhio e l’oggetto ci fossero dei raggi invisibili che colpiscono l’oggetto e che ci restituiscono l’immagine. Rispetto alla pupilla tutto ciò che noi possiamo vedere è più grande, quindi le linee di questa piramide sono molto grandi. Queste linee che partono dall’occhio e colpiscono l’oggetto, quindi, sono per forza basi di una piramide.

L’analisi linguistica la iniziamo dicendo che: nella parte fonetica e sintattica vediamo sin da subito un ‘fondata’, con un raddoppiamento della ‘f’ che è un raddoppiamento fonosintattico. Questo raddoppiamento era un qualcosa che ormai stava divenendo solamente tratto di uno scrivente di non alto grado di cultura, visto che appunto per gli scriventi colti veniva meno, come è ormai nell’italiano moderno. Altri caratteri sono la velare sorda che davanti a vocale velari viene rappresentata con il digramma ‘ch’ come vediamo in ‘chose’, ‘cholori’, ‘chorpo’, ‘chonchorso’, e ‘chonducerai’. Allo stesso tempo notiamo che il fenomeno non è esclusivo, perché ‘contra’ e ‘dico’ riportano la grafia semplice.

Dunque la grafia della velare sorda oscilla tra ‘CH’ e ‘C’ velare semplice e velare in base a se è davanti alle vocali velari a-e-o oppure i-o. Altri fenomeni che vediamo sono, uno fonetico in cui vediamo un ‘linia’ con la chiusura in iato della ‘e’ in ‘i’. Riguardo all’affricata palatale vediamo ‘neciesario’, realizzato con l’inserimento di una ‘i’ diacritica superflua che si può omettere. Per la grafia notiamo anche la realizzazione grafica della laterale palatale in ‘pigliare’, con la rappresentazione standard ‘-gli-‘.

Il problema aperto di scempie e doppie è ancora vivo, perché Leonardo nasce vicino a Empoli, vive fino a 30 anni tra Empoli e Firenze e poi intorno agli anni ‘80 del ‘400 si trasferisce a Milano fino al 1499, e qui siamo a circa metà del suo periodo milanese, intorno agli anni ‘90 del ‘400, e quindi è possibile che il dialetto milanese incominci ad influenzare sia la sua scrittura che la sua pronuncia. Dunque queste occorrenze di scempie come in ‘ochio’ o ‘magiore’ possono essere un fatto solo grafico, cioè che lui la pronunciava comunque doppia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matty_Car33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Geymonat Francesca.
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