Schopenhauer: il maestro del pessimismo
Schopenhauer è il grande maestro del pessimismo. Questo pessimismo fu sì influenzato dalle ostilità che egli dovette affrontare, ma deriva dalla condizione generale che l'unica certezza della vita è il dolore. I piaceri ti portano ad essere felice, ma dopo comincia il bisogno di qualcos'altro.
La carriera accademica e il rapporto con Hegel
Le opere di Schopenhauer per decenni furono battute, egli cominciò ad avere qualche successo solo verso i sessant'anni. Dopo la laurea in filosofia decide di trasferirsi a Berlino dove dominava Hegel. Arrivavano da tutte le parti per assistere alle lezioni. Era più giovane di Hegel e verso di lui dimostrava disprezzo. Hegel aveva stravolto le sue convinzioni con un linguaggio pazzesco, e Schopenhauer lo accusò di questo. Questo desiderio di mettersi in concorrenza lo dimostrò.
Schopenhauer non ebbe fortuna all'università e sopportò questo con serenità, infatti era una persona molto paziente. Un giorno sentì una sartina urlare, aprì la porta e lei cadde dalle scale e fu processato e condannato a versarle una somma. Odiava le donne e gli uomini e amava solo i cani.
Successo tardivo e opere principali
Dopo tutte queste delusioni si ritirò a vita privata con il cane e la serva a Francoforte. Raggiunse il successo a sessant'anni e scrisse "Il mondo come volontà e rappresentazione" e altre opere come "Parerga" e "Paralipomena". Nella seconda (la più famosa) tratta in modo semplice temi di estrema importanza.
La filosofia di Schopenhauer
Che cos'è il mondo? Secondo Schopenhauer la filosofia deve prendere le mosse non da principi astratti, ma dal mondo empirico. Per esperienza intende sia il mondo esterno sia interno. Partendo dall'esperienza l'obiettivo della filosofia sarà quello di ricercare il principio che dà origine alla stessa esperienza, che per lui sarà la volontà. Questa ricerca viene compiuta anche dalla religione, ma in forma mitica perché parla di Dio. Questa ricerca è soddisfatta in maniera razionale e consapevole dalla filosofia.
Il mondo come volontà e rappresentazione
Il mondo come volontà e rappresentazione: già nel titolo è sintetizzato l'obiettivo che il filosofo intende raggiungere. Partendo dal mondo empirico vuole dimostrare che il mondo da un lato è rappresentazione, dall'altro volontà.
Rappresentazione: il mondo è rappresentazione perché si articola in un complesso di fenomeni che divengono oggetto di rappresentazioni concrete ed intuitive, compiute da tutti gli esseri viventi e pensanti. L'uomo raggiunge questa consapevolezza non sempre in modo diretto, ma indiretto, però quando ci arriva la meditazione filosofica sarà in lui e capirà che il mondo esiste solo come sua rappresentazione. L'uomo non conosce le cose ma conosce i mezzi attraverso cui vede, sente, etc. Questa verità lui la definisce un principio a priori, come spazio e tempo, ma anche più importante perché sta alla base di tutto.
Ogni rappresentazione è costituita da oggetto e soggetto. Il soggetto tutto conosce, senza essere conosciuto da alcuno. È il sostegno di tutti i fenomeni e del mondo. La condizione universale di tutti i fenomeni. L'oggetto è ciò che è conosciuto. La rappresentazione è la sintesi del materiale grezzo fornito dai sensi e le forme unificatrici dell'intelletto: spazio, tempo e causalità. Come diceva Kant, prima conosciamo attraverso i sensi e poi viene organizzato dall'intelletto.
Così anche Schopenhauer. A differenza di Kant, però, Schopenhauer ammette solo tre forme a priori e tutte appartengono all'intelletto. L'intelletto è una funzione del cervello ed è diverso dalla ragione. La ragione deve elaborare, partendo dalle rappresentazioni fenomeniche, dei concetti. I concetti sono rappresentazioni secondarie. Secondo Schopenhauer la ragione non ci dice nulla di nuovo rispetto alle rappresentazioni primarie. Tutto questo porta Schopenhauer a dire che tutto ciò che noi conosciamo è limitato al mondo fenomenico, e questa conoscenza è pura illusione.
Egli attribuisce a Kant il merito di aver scoperto l'illusione del mondo empirico. Kant però non ci ha mai spiegato come conoscere il noumeno, cosa che si propone di fare Schopenhauer.
La volontà
Nel secondo capitolo della sua opera Schopenhauer ci dimostra che il mondo è anche volontà. Si accorge anche che il mondo è illusione. Spiega il modo di arrivare al noumeno e dice che, dato che il mondo è illusione, allora non ha senso identificare la materia con la cosa in sé. La materia ha un ruolo principale, fa parte del mondo fenomenico, ma non ne è il fondamento. Schopenhauer rifiuta il materialismo che sostiene che le condizioni del materialismo costituiscono il noumeno.
Egli integra la filosofia kantiana. La materia occupa un posto importante nella realtà fenomenica ma non ne costituisce il fondamento. Il materialismo ricercava le condizioni materiali dei fenomeni e le considerava le cose in sé. Schopenhauer invece ritiene che per conoscere il noumeno bisogna fare appello agli ultimi, profondi segreti del soggetto, che deve immergersi nella sua interiorità. Il soggetto scoprirà una duplice persona: da una parte si vedrà come corpo, dall'altra scoprirà di essere una serie di impulsi, di pensieri e di passioni che costituiscono la sua intima e profonda essenza, la volontà. Capirà di essere, anche, parte della volontà che pervade tutto l'universo. Capirà infatti che la volontà è anche nella natura.
Scriverà che la natura è unitaria, ma composta da diversi gradi di sviluppo, l'organicità e l'inorganicità. La natura organica sottintende tre livelli: vegetale, animale e umano. La volontà è l'essenza che pervade tutto. La volontà sarà meccanica nella natura inorganica, mentre nella natura organica raggiungerà la sua più profonda espressione.
Lettura pag. 261
La rappresentazione ci fornisce una conoscenza superficiale, delle proprietà esteriori e non dell'essenza del mondo. Sarebbe impossibile trovare il significato della rappresentazione se il filosofo (uomo) fosse un semplice soggetto conoscente. Il filosofo è colui che è parte integrante della natura con cui condivide la medesima essenza. La sua conoscenza oltre ad essere influenzata dalle affezioni corporee è anche influenzata dalla realtà esterna, però l'uomo non è un semplice soggetto conoscente perché ha in sé un'essenza più profonda. Se fosse un semplice soggetto conoscente, si vedrebbe come lo vedono gli altri, ma siccome fa parte della medesima realtà si vede sotto un duplice aspetto e come un essere caratterizzato da una serie di impulsi, bisogni, per cui scopre di avere un'essenza più profonda.
La nostra rappresentazione ci fornisce la capacità di vedere il nostro duplice aspetto (dato che facciamo parte di una stessa realtà di cui condividiamo l'essenza) ovvero come corpo e come interiorità. Se l'uomo fosse un semplice soggetto conoscente il corpo gli apparirebbe come un oggetto regolato da leggi fisiche (quelle che regolano gli altri corpi). Non potrebbe neppure comprendere i motivi delle sue azioni, pur spiegandole. Spiega le sue azioni, ma non ne comprende il significato; non capisce che queste azioni sono estrinsecazioni di desideri che si porta dentro, perché non è consapevole.
L'uomo vedendosi sotto questo duplice aspetto, essendo cosciente delle sue radici nel mondo, comprende che tutte le sue azioni sono frutto di una volontà. Ogni cosa è frutto di una precisa volontà interiore. Se noi non comprendessimo le nostre radici nel mondo, potremmo comprendere solo il primo aspetto della nostra duplicità. I movimenti del nostro corpo sono estrinsecazioni fenomeniche della nostra volontà.
La vita è dolore
La vita è dolore. Anche Platone diceva che era meglio non nascere piuttosto che vivere in questo mondo. I suoi punti di riferimento sono Platone, Kant e Buddha. Accanto a questi tre amori filosofici, c'è l'odio per Hegel, Fichte e Schelling. In un passo della sua opera, per dimostrare il suo odio dice che paiono ciò che non dicono. Odia Hegel perché dice che l'astuzia ci manovra come burattini.
Il pessimismo si fonda su una diretta confutazione dell'ottimismo, che è falso. Per dimostrare la falsità, basta osservare la realtà che ci circonda. La prima cosa che vediamo è che alla fine vince la morte. Egli dice che apparteniamo alla morte solo per il fatto di essere nati. Il nostro è il mondo peggiore. La morte occupa un posto fondamentale nella sua riflessione, ma non è il fondamento del suo pessimismo. Il pensiero della morte ha sempre dominato, in alcuni pensatori viene esaltato, in altri esorcizzato. Gli epicurei erano riusciti ad esorcizzare la paura della morte, pensando che la vera vita è quella che viviamo adesso. La paura della morte tocca di striscio la concezione del mondo di Schopenhauer.
Il filosofo ritiene che il dolore è la vera vita, l'infelicità è la regola della nostra vita. Le gioie per Schopenhauer sono prodotti indiretti dell'esistenza, invece i dolori sono connaturati alla nostra esistenza. Le gioie sono espressione di un bisogno. Noi proviamo gioia quando soddisfiamo un desiderio. Gioie e piaceri sono generati da un bisogno, da un disagio e anche dal dolore. Non appena il desiderio viene soddisfatto, svanisce tutto. Allo stesso modo noi non ci rendiamo conto dell'importanza della salute, della giovinezza finché non li perdiamo. Chi se ne accorge non è privilegiato, è destinato a soffrire di più.
Se ne accorgono i geni, ovvero coloro che sono destinati a soffrire in solitudine. Coloro che si rendono conto che la quantità di gioie della nostra vita non saranno mai equilibrate ai dolori. Schopenhauer ritiene che i grandi artisti si rendano conto di queste verità. Prende in esempio Dante e si chiede da dove Dante abbia tratto ispirazione per l'Inferno, concludendo che a ispirarlo è stata la nostra realtà che è dolore. Per il Paradiso è più difficile rispondere.
Il dolore e la noia
Il dolore non è l'unico tormento della nostra vita, esiste anche la noia. Quando abbiamo goduto di una gioia, poi c'è la noia che persiste finché nell'animo non compare un altro piacere. La noia è un male peggiore, invade la mente e lascia apatici. A questo punto meglio il dolore che fa sentire vivi.
La nostra vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Il dolore può produrre un desiderio, ma appena questo è soddisfatto subentra la noia che genera l'apatia. Dolore e noia per Schopenhauer sono sensazioni provate da tutti gli uomini e forse anche dagli animali. E il resto dell'universo da cos'è caratterizzato?
In un primo tempo pensa che occorra piangere sulla miseria umana, ma poi ritiene che occorra considerare tali rappresentazioni. Il mondo è dominato da una volontà universale di cui noi siamo delle piccole parti. Questa volontà è inconsapevole ed irrazionale, contro cui non si può andare; essa (come l'Astuzia di Hegel) ci controlla e dirige i nostri passi. Non si può andare contro di essa in quanto è Volontà di Vita il cui principio è la conservazione della vita e la perpetuazione della specie.
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