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È il fondatore della democrazia moderna. Filosofo difficilmente inquadrabile, è risultato critico nei

confronti dell’illuminismo, credendo che la ragione fosse responsabile di problemi, quali la

disuguaglianza (non esaltata). È comunque un razionalista e crede che sia possibile attuare un

progetto di riforma su base razionale (1762: Contratto sociale). Nelle sue opere autobiografiche,

come per esempio le Confessioni, anticipa tematiche del Romanticismo (sentimento e introspezione

psicologica). Visse diverse vicissitudini instabili: prima a Ginevra (dove nacque nel 1712) fu

calvinista, poi si convertì al Cattolicesimo e infine ancora al Calvinismo (Prime istanze

repubblicane: il Concistorio poteva mettere sotto accusa il Governo Comunale). Fino a 13 anni fu

incisore, poi subì pesanti maltrattamenti e incominciò a vagabondare in Francia e a compiere

mestieri umili: qui incontrò Madame de Warens, che lo prese con sé e lo fece studiare (religione,

filosofia, scienze) e di cui presto divenne l’amante. Cacciato, si spostò prima a Lione, poi a Parigi e

nel 1743 a Venezia. Tra il 1750 e il 1755, partecipa ad un concorso il cui tema era scrivere un

saggio che poneva il quesito se le scienze e le arti avessero migliorato i costumi: egli scrive il

Discorso sulle scienze e sulle arti, che vince sebbene fosse in controtendenza alla corrente

illuministica. Egli afferma che le scienze e le arti, lungi dal purificare i costumi, hanno contribuito a

corromperli (anche in Spinoza: critica all’onore). Da qui, nasce l’ipocrisia di chi tenta di

conformarsi a ciò che va di moda allontanandosi dalla propria natura: gli individui agiscono

secondo “buone maniere”, abituandosi ad “apparire” più che ad “essere”, ovvero seguendo schemi

di comportamento artificiali e uniformi, antitetici a quelli naturali.si va dunque profilando una totale

ASIMMETRIA TRA NATURA (vantaggio: tu capisci con chi hai a che fare) E CIVILTÀ

(razionalità corrotta: le arti servono per giustificare il potere e la cultura è al servizio dei potenti).

Poi Rousseau mostra come le scienze, anziché scaturire dalla virtù, siano nate da altrettanti vizi

(l’astronomia dalla superstizione, l’eloquenza dall’ambizione, la geometria dall’avarizia, la fisica

dalla curiosità…) e, alimentate dall’ozio e dal lusso, abbiano favorito la disuguaglianza sociale e

la perdita delle virtù etiche e patriottiche. Quando però si vide attaccato da una folla di polemisti,

pur senza ritrattare l’accusa alle scienze e alle arti, rivide la scala delle proprietà causali: “la fonte

prima del male è la disuguaglianza; dalla disuguaglianza sono venute le ricchezze […]. Dalle

ricchezze sono nati il lusso e l’ozio; dal lusso sono venute le belle arti e dall’ozio le scienze”. Già in

Platone, la città non doveva essere né troppo ricca né troppo povera e per i calvinisti, la ricchezza

può essere solo fonte di sviluppo, non d’ozio (NATURA BUONA E CIVILTÀ

CORRUTTRICE). Nel 1753, partecipò ad un altro concorso che proponeva un altro quesito: “Qual

è l’origine della disuguaglianza tra gli uomini e se essa sia autorizzata dalla legge naturale”. Scrisse

allora il Discorso sulla disuguaglianza. Altre opere importanti sono l’Emilio, in cui il maestro deve

seguire le inclinazioni naturali del discepolo, e il Contratto sociale, entrambi condannati in tutta

Europa.

Nel Discorso sulla disuguaglianza prima attacca il giusnaturalismo, affermando che lo stato di

natura do Hobbes e Locke era solo una proiezione delle caratteristiche dello stato civilizzato in cui

vivevano. Rileva quindi la necessità di partire da come l’uomo è naturalmente. Ai fini della sua

indagine, usa il metodo ipotetico o congetturale proprio dei filosofi della scienza: egli dichiara che

non bisogna prendere le sue ricerche “per verità storiche, ma per ragionamenti ipotetici e

condizionali, più adatti a chiarire la natura delle cose, che non a svelarne la vera origine”. Anche lo

stato di natura è più un’ipotesi metodologica che storica: è “uno stato che non esiste più, che

forse non è mai esistito, che probabilmente non esisterà mai” ed è quindi un paradigma per

analizzare e criticare il presente. Per individuare le sue caratteristiche, Rousseau fa riferimento agli

scritti di etnografi. Prima di fare riferimento ai selvaggi (tribù), analizza l’individuo come uomo

naturale. Egli è:

1. isolato e se ha contatti è solo per necessità (ad esempio sessuale);

2. fragile (ha bisogni elementari che in questa fase soddisfa direttamente con i frutti della natura:

vive quindi in tranquillità e in equilibrio con la natura poiché ha tutto ciò che desidera e

desidera ciò che ha).

Manca la progettualità e la riflessione: in virtù di essere prefazionale e presociale non è né sociale

né asociale, né morale né immorale, né buono né cattivo. Gli unici sentimenti esistenti sono

l’amore di sé (= autoconservazione) e la pietà (= istinto di soffrire se vede soffrire i suoi simili). Le

uniche disuguaglianze sono quelle fisiche. I contatti sono pochi e sporadici, solo per

l’accoppiamento.

Perché poi tutto ciò cambia?

1. l’uomo è libero e può scegliere;

2. l’uomo a differenza degli animali tende a perfezionarsi (esiste la storia solo nel mondo umano).

Attraverso un esperimento mentale, per deduzione, cercando di immaginare quali condizioni esterne

siano state necessarie affinché il genere umano divenisse quello che è attualmente (Clima, altezza

degli alberi, la concorrenza e la ferocia degli animali…), si sforza di ripercorrere “le vie dimenticate

e perdute” che dallo stato naturale hanno condotto l’uomo ad uno stato civile. L’uomo inizia così

ad associarsi e a raccogliere frutti spontanei, a cacciare e a pescare (fuoco e prime forme di

coltivazione). Nascono le famiglie e nascono i sentimenti buoni come l’amore e quelli cattivi come

l’invidia e la vanità (nati dalla tendenza a confrontarsi, dalla differenza tra capacità e attitudini

fisiche). Questo è, per Rousseau, il MOMENTO PIÙ FELICE, perché le associazioni non sono

vincolanti, l’uomo trova negli altri conforto e s’instaura un equilibrio fra natura e civiltà (mito del

buon selvaggio).

La rivoluzione vera e propria avviene con la simultanea invenzione della metallurgia e

dall’agricoltura (Neolitico), che crea le prime disuguaglianze economiche e civili dovute alla

divisione del lavoro e all’introduzione della proprietà privata. In Locke, la proprietà privata (legata

al lavoro e alla fatica) è l’elemento che caratterizza lo stato di natura (crea delle disuguaglianze che

non eliminano l’uguaglianza dei diritti). In Rousseau la proprietà è un’ingiustizia, porta alla

cupidigia; non è finalizzata all’autoconservazione ed è peggiore delle disuguaglianze fisiche. Queste

passioni causano una guerra continua tra ricchi e poveri, tensioni che Hobbes credeva connaturate

nella natura umana: l’uomo, che prima era libero e indipendente, si trova assoggettato alla natura da

una quantità di nuovi bisogni e vincolato al prossimo da un rapporto di mutua, universale

dipendenza. Per uscire da questo stato di guerra di tutti contro tutti i possidenti fondano un patto

iniquo per giustificare l’esistenza della proprietà, fatto per paura di perdere le ricchezze. Se in

Locke, la magistratura deve punire i trasgressori, in Rousseau legittima la distinzione tra potenti e

deboli, mentre l’esecutivo quella tra padrone e schiavo. “A questo punto tutto si riporta alla sola

legge del più forte, e quindi a un nuovo stato di natura diverso da quello con cui abbiamo

cominciato, in quanto l’uno era lo stato di natura nella sua purezza, mentre quest’altro è il frutto

di un eccesso di corruzione”. La disuguaglianza è innaturale: Rousseau vuole quindi una

limitazione della proprietà privata all’insegna della piccola proprietà. Ma da questa situazione

(frutto di un percorso storico) si può uscire. Accanto ad un PESSIMISMO STORICO (frutto di

una civiltà cattiva), sinora un OTTIMISMO NATURALISTICO (frutto di una natura buona).

L’errore della disuguaglianza ha origine storica e non è connaturato nell’animo umano: può

quindi esserci un riscatto.

Può essere fondato un nuovo patto, non riferito alla storia o a Dio: dato che non si può tornare

indietro, la soluzione è posta su due piani paralleli:

educativo;

politico.

Vige la possibilità di stipulare un contratto in concomitanza con un nuovo tipo di educazione.

Fonda un nuovo modo di convivenza e di essere uomini (per trasformarli in cittadini): L’ETICA

COINCIDE CON LA POLITICA.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia della filosofia per il corso del professor Burgio. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Rousseau, le sue opere: "Contratto sociale", le "Confessioni", il "Discorso sulle scienze e sulle arti"; l'asimmetria tra natura e civiltà, la natura buona, la civiltà corruttrice, il metodo ipotetico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze filosofiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Burgio Alberto.

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