Agio e disagio nella “società degli individui” titolo di un saggio di Elias
“L’io che è noi e il noi che è io” di Hegel tratta da “La Fenomenologia dello spirito”
Società individui in cui è compresa l’esperienza di pensare e vivere.
Chiasma costitutivo di ogni posizione soggettiva
Non c’è un io che non sia al tempo stesso un noi, o un noi che possa fare a meno dell’io
Tale locuzione è scritta ne “La Fenomenologia dello spirito” a conclusione del IV capitolo (sezione di
Autonomia & Riconoscimento)
C’è quindi un esperienza di riconoscimento
L’essere riconosciuto significa: 1) dimmi che esisto
2) dimmi che la mia esistenza ha per te un valore
L’esperienza è la tesaurizzazione di alcuni accadimenti di cui abbiamo memoria.
È inoltre un assumere una posizione rischiosa esposta al fallimento ( non sono accettato sono privo di
valore) o al riconoscimento.
Lo spirito, per Hegel, non è nulla di religioso, nonostante egli sia un teologo. Indica una posizione culturale,
specifica dell’essere umano (essere storico-essere libero)
L’autocoscienza non è la semplice coscienza di sé, ma la costituzione oggettiva della realtà-
La coscienza è una posizione di qualcuno che guarda (Vedere con considerazione sgurado=regardèe)
qualcos altro
Qualcosa di diverso da me di cui io sono consapevole
Autocoscienza: coscienza raddoppiata di essere colui o colei che nello stabilire qualcosa diventa
soggetto/oggetto
È una riflessione speculare interna
È la coscienza di se stesso
Riposizionamento della propria soggettività che costituisce l’oggettività.
Desiderio soggettivo che vuole essere riconosciuto, lo si può realizzare da qualcos altro che è altrettanto
desiderante di essere riconosciuto, vale a dire qualcuno che è simile a me.
“Essere e niente” di Sartre
Sado Maso due desideri che si esprimono attraverso la stessa cosa.
Speculare: si è disposti a mettere in gioco la propria vita.
Questa esperienza serve a dare corpo alla società.
Se si risolve con la morte del contendente ci sarebbe l’isolamento
Chi non rischia la propria vita si costituisce come un servo
Signore posizione gerarchicamente superiore
Dipende totalmente dall’altro
Gode dei frutti del lavoro altrui
La coppia signoria-servitù spiega come avviene il fondamento dello spirito.
Quando il fondamento è un’altra autocoscienza, l’altro è oggetto del signore. Ed è in ciò che si scorge il
concetto dello spirito.
Lo spirito come oggetto è lo spazio in cui le autocoscienze si avvertono come spazio
Relazione intersoggettiva è anche spirituale.
Lo spirito è un nesso vivente nella misura in cui l’io è un noi. Lo spirito non si riduce mai alle diverse
autocoscienze.
Lo spirito, quindi, risulta essere la composizione antitetica delle coscienze e non la somma di queste.
1
Esempio del tappeto società individuo
Indica un intreccio
Società individuo chiasma speculare ma non riflessivo
Io sono io, un individuo
Se non ci fossero coscienze differenti non ci sarebbe posto per pensare lo spirito.
Fichte: l’io è un concetto reciproco
Implica io-altro (Hegel)
Implica io-virtù (Fichte)
Figura dell’intreccio individuo – società
Questa dialettica/tensione è l’emergere di un agio-disagio
Fichte: l’io pone il non-io
D’Aquino: individuum est quod est in se indistintum, ab aliis vero distinctum
L’individuo è ciò che è in sé indistinto, e invero ciò che è dagli altri distinto.
Leibniz: introduce IO
Individua la specificità della differenza della sostanza uomo.
Conoscendo ciò che è e ciò che fa perdura e sussiste metafisicamente, ma moralmente è la stessa persona
(meme personage)
La definizione scolastica è la definizione letterale di individuo (non diviso)
Sezione di qualcos’altro
Distinto, che in sé non è distinto da sé.
Tra me e me non c’è differenza IPSE
L’individuo, nella sua autoreferenzialità, si pensa come lo stesso
Il disagio in termini Freudiani non sentirsi a proprio agio nella propria costituzione ordinaria.
Se non c’è consistenza non c’è esistenza
Può esserci l’individuo senza il sociale che lo tesse?
“Io” è un pronome singolare, ma tutti possono dire io e quindi diventa universale
“ricadute di senso”
Ex-sistere stare fuori, buttato. È una situazione drammatica se non c’è qualcuno che si prende cura
Siamo esposti: quindi abbiamo nella costituzione naturale il disagio
Agio e disagio sono delle pratiche sentimentali di vivere la vita in comune.
La corporeità è 1) separazione
2) contendente
Siamo costituiti prima di essere costituenti.
PROBLEMA: Adamo non è bambino
Se ogni individuo è stato bambino, deve plasmare il suo sistema (apparato) pulsionale non riguarda l’istinto,
ma qualcosa di più mobile
La pulsione funziona come uno stimolo fisiologico (azione-reazione)
È uno stimolo sempre aperto, che cerca la pulsione permanente
2
La felicità è una direzione di senso, configurata in tal senso dal desiderio, che sposta il verso, da una figura a
questo pulsare ininterotto. Società degli individui
Scritto nel 1939, 10 anni dopo il “disagio nella civiltà” di Freud
Analizza due questioni
1_ consapevolezza che abbiamo in quanto membri di una società
2_ consapevolezza che abbiamo in quanto individui
“non esiste quell’abisso tra individui e società”
Non senso: impensabile l’individuo senza società, e viceversa
Questi due sono comprensibili solo se presi insieme
Se vogliamo riprodurre tale rapporto, il ragionamento comincia a sfaldarsi.
Nel riflettere sulla coppia/relazione, notiamo che i due termini si scompongono
Scomposizone della riflessione
Rousseau rifiuta la riflessione, in quanto “l’uomo non era fatto per riflettere”
Il rinvio dei due termini è nel fatto quotidiano
Come posso trovare modelli di pensiero che annullino le antinomie?
Come mantenere insieme il fatto della correlazione dalla rappresentazione che li tiene in isolamento.
Pensiero: peso: ciò che misura le cose
Pensare districare la matassa
Come sia possibile che io sia unico/differenze ed essere
Un esseere in e per gli altri
Noi siamo
Unici-Separati UNO
Aperti per/con gli altri MOLTEPLICE
Singolarità aperta all’altro, di cui si ha bisogno
Ognuno di noi carica tali relazioni in modo affettivo (uniti a modelli di pensiero)
Affettività: emozione, passione, sentimento (modi diversi di declinare l’essere affetto da qualcosa)
L’individuo: esibizione della propria unicità, ma anche di egoismo
La società è priva di personalità
Modelli affettivi orientano modelli di pensiero
Modelli di pensiero orientano modelli affettivi
Tali modelli sono schemi in cui ricadono contenuti che sono differenti in ognuno di noi
Agio e disagio
Rousseau, giudice di Jean-Jacques
Vuole ricostruire una strutture identitaria per i francesi, che ne avevano un’idea completamente opposta
Il testo è costituito da dialoghi tra il cognome Rousseau e un francese, in cui si discute di Jean-Jacques
Parte da una frase di Diderot l’uomo solo è un cattivo
Rousseau era ossessionato dal rapporto con l’altro; basta pensare che si figura l’altro diverso rispetto a ciò
che realmente è 3
Jean-Jacques non ha fuggito gli uomini, ma ha prediletto la solitudine di stare da solo [..] predilige amici […]
bisogno di isolarsi
Rousseau pensa alla società degli amici/dei cuori
Il cuore è la verità di noi stessi, la parte più intima
Quando la trasportiamo fuori si modifica, e quindi c’è l’impossibilità di farsi vedere fuori come si è DAVVERO
dentro
La compagnia mette in relazione con l’altro (riconoscimento)
Riflessione: ripiegarsi, dividersi
Essere tutt’uno così come si sentiva
Attaccamento alla storia di Robinson fu scritto nei pressi di un lago a Ginevra, in totale solitudine
La preferenza non porta a negare il bisogno dell’altro
Dal rapporto con l’altro arriva la smentita della mia figura
L’altro è il carnefice di me stesso, tutti a puntare il dito. È un nemico
Il bisogno di un amico si configura come un bisogno dell’altro
Perdendo gioie società […] la confusione del mondo spaventa i cuori sensibili e teneri […] tra i loro simili si
spogliano, non può esservi vera effusione se non nell’intimità […] solitudine assoluta è triste e contraria alla
natura […] la forma più bella di esistenza è fatta da relazioni. Il nostro io non è per intero in noi
Per natura l’uomo convive e si relazione all’altro
Gli affetti nutrono l’anima e lo scambio di idee nutre la mente
Il nostro io non è fatto di noi stessi.
In ciò si evince la questione dell’ amor di sé e dell’amor proprio
Per riconoscere l’io come io ho bisogno di un tu
L’io non è assoluto, ma relativo
Arthur Rimbaud l’io è un altro
L’io è composizione, si diventa io in relazione ad un tu Antropologia pragmatica
Bambino distinzione di sé da sé è al limite della scissione ( “Marco fa…” fase dello specchio)
Quando dico “io” vuol dire che riferisco tutto ad uno
L’io è un insieme di pezzi, e non è in noi soli
Se l’altro si mette in relazione ha un io, altrimenti ha un sé
All’io ci si arriva, non si è io
Giacchè l’uomo non gode di sé, senza il concorso degli altri
Società cuori è l’idealizzazione della figura dell’altro
Rapporto con l’altro in base alla sincerità, verità e immediatezza
Nessuno può giudicare ciò che sono, nessuno può darmi un valore
Amicizia è un rapporto orizzontale, in cui l’altro non è avvertito come nemico
Tra me e me ciò che vedo di me è sempre lo stesso
Ben conosciuto da loro e persuaso di esserlo
Rousseau in pubblico balbettava incapacità di parlare ad altri
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Nietzsche: io sono solo con me stesso
L’amico è il luogo dove il giudizio è sempre bonario
L’altro non deve avere un’immagine di me diversa da quella che io ho di me
Richte
Stare con gli altri è una difficoltà radicale
Poesia: Guardo alla vita dalla mia cella
Fa sentire il corpo come nella cella, è frutto di una determinata condizione sociale, di un contesto in cui si è
vissuto
(Monade di Leibniz è senza finestre, ha quelle aperture che la mettono in contatto con il mondo)
Senza il contatto corporeo tra i corpi c’è sempre apertura
Distante più dagli uomini che dalle cose Rousseau
Mostriamo quella parte dell’io che vogliamo che ci venga restituita
Falso fuori di noi
Vero intimo
Vite non vissute [..] prigione senza finestre
L’altro è qualcuno che sbarra l’apertura, impedisce la comunicazione della propria vita
Nessuno vive in maniera autentica
Nasciamo tra gli altri, in un mondo, paesaggio (situazione terrestre fatta di cose, piante) e mai come Adamo
Società sia ciò che ingabbia, e chi è solo non lo è questo è l’esatto opposto di ciò che dice Richte
Bisogna pensare al 2, alla coppia come ad un punto di partenza
Società-individuo devono portare ad un intreccio
Specie umana ha un modo di rapportarsi ad un corredo istituzionale
Tarde = conversazione
È la configurazione semplice di un rapporto umano
Nel modello individuo-società i due interagiscono pur essendo termini separati
È un agire che comporta una complicazione crescente
Non c’è un punto preciso in cui parte la conversazione
Si tratta non più di due sostanze che interagiscono, ma di due sostanze che si muovono immagine plastica
Si fa mia un’idea dell’altro
Si costituisce il dialogo (dia-logos) soggetto e oggetto si cambiano di posto continuamente
Dopo una conversazione gli stessi non sono più gli stessi
L’io deve fare i conti con l’altro, che è il suo interlocutore
Non sono più l’uno e l’altro, dal momento che nella conversazione c’è la figura del rapporto
Si parla infatti 1) individuo in società
2) società individualizzata
L’intreccio è costituito dalla singolarità del filo e dal suo intreccio (sogno è una tipica formazione di intreccio
L’intreccio è la figura chiave per capire la società degli individui
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L’intreccio non è composto una volta per tutte, il rapporto società-individuo è un rapporto mai dato, ma che si
crea continuamente
Non ci formiamo da soli, bensì deformiamo
L’idea del sociale è un’idea che permette di pensare la composizione
Rete : paradigma per guardare la società e capire ciò che noi siamo
Minerva nasce dalla testa di Giove già formata
Individuo deve divenire tale Lezioni sulla filosofia della storia di Hegel
Tratteggia la figura dell’essere umano
L’ uomo è colui che sa di se stesso, ed è pensante (= è la forma dialogica)
L’uomo è l’animale avente il logos (Aristotele)
(Hegel) devo saperlo e devo conquistarlo. Essere animale avente il logos devo viverlo e cercare di diventarlo
Nietzsche diventa ciò che sei
Non sono più come l’essere che mi precede
Attuo uno scarto minimo dalla natura
Tale diventare ciò che sei, si realizza frenando i propri istinti.
Noi configuriamo l’oggetto dell’immaginazione
Istinto-soddisfazione nella sfera animale non c’è differenza
Per Freud se metto il pensiero, voglio scandire … mettere tempo in mezzo (Hegel parla di ritardare)
Nell’uomo è deviata la via retta
Oriento l’istino dove voglio
L’uomo frena l’istinto io mi rappresento ciò verso cui l’istinto vuole andare
L’animale non passa all’inibizione
L’uomo è autonomo perché frena (INIBISCE) il movimento
L’ Autonomia è la capacità di darsi da solo la legge, e quindi non riguarda l’atto creativo
L’azione comincia in lui
Gli accade di sentirsi vivere
“Movimento” indica il muoversi della vita in noi
La libertà non è lo scarto dal movimento, ma la capacità di orientare il movimento oltre il corso naturale
Questo è il modo di essere dello spirito
Hegel il primo sapere è quello costituito dal suo essere senziente
Essere vivente è un essere che sente
Il nostro essere senzienti significa essere determinati in questo o in quest altro modo
Tale determinazione voglio separarla da me divisione interna al sentire
Io sono le mie sensazioni Hegel
La divisione interna costituisce il mondo dei sentimenti (sfera del sentirmi come sentimento)
Sentimenti diventano un mondo esterno e uno interno 6
Cio che sento me come senziente che sente
Contrapposione che minaccia di dissolvermi
Distanza (temporale) di sé da sé introduce una contraddizione
Il mio corpo esprime una serie di sensazioni. Questo avvertire di essere mosso, produce una contraddizione
tra l’io e il me
Tale movimento mi fa trovare in contraddizione, perché io non sono il me che sente, ma un punto di quel se
che sente Scienza della logica di Hegel
Esplicita il senso della contraddizione che non è logica, ma vivente
È un darsi concreto di stare lacerati
Dolore è la figura pertinente della contraddizione
Con esso avvertiamo la distanza (ad es. il mal di denti). È qualcosa che diventa così totalizzante da annullarmi
“Sono il mio mal di denti”
“non sono il mio mal di denti perché, purchè finisca, verrei meno io”
Avere sentimenti è una forma di sapere, che mi appartiene
Oppongo alla contraddizione tale sapere (=forma elementare del sentirsi)
In quanto esistente, cerco di superare questo Come?
Muovendomi e orientandomi in una certa maniera
Istinto nell’uomo è spinta (TRIP)- impulso
È un muoversi verso, che non è premeditato
Qualcosa che spinge verso, cerca qualcosa per
L’impulso vitale cerca qualcosa per mantenersi in vita
(qualcosa che mi manca). Sente la mancanza, il difetto.
Quando si avverte, non si è tutt’uno con se stessi, non si è integri
L’istinto cerca (ben essere, bene stare) ciò che integra l’organismo e lo porta a me stesso, togliendo la
contrapposizione
Istinto è un modo di sentire di un determinato organismo vivente
Ciò che cerco sono gli strumenti per ricostruire l’unità
L’istinto e l’oggetto che porta all’unità sono la base del teoretico e del pratico
Siamo esseri di natura
Siamo nell’esteriorità (fuori dell’unità organica; siamo noi stessi esteriori […] figura ex-sistente
Il vivente umano è un vivente animale
In cosa differisce dall’animale?
L’animale si muove verso qualcosa, ma non sa esattamente cosa
Sa, ma non perché ci pensa
Nell’istinto non c’è la consapevolezza di muoversi verso, e in ciò saremo simili
L’uomo sa di sé e ciò lo distinge dall’animale
Sensus sui la coscienza non è teore
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