Jean-Jacques ROUSSEAU
Vive tra il 1712-1778, nel momento centrale dell’Illuminismo, Bobbio lo definisce un
“classico” di quel periodo. La sua opera è indispensabile per comprendere il tempo a
cui appartiene, un’opera che sembra sempre attuale, fa della sua vita parte integrante
dell’opera.
Ogni opera di Rousseau è stata infatti riletta ed interpretata, a partire dalla Rivoluzione
francese che ne ha visto un suo ispiratore. È stato anche un autore chiave per il
Romanticismo: gli autori romantici hanno visto nell’esaltazione dell’integrità e
dell’immaginazione un aspetto di Rousseau prezioso. Il ‘900 lo ha letto sia in chiave
positiva che negativa. È stato accusato di essere tra i precursori del Totalitarismo ma
anche considerato tra i padri del Liberalismo. È studiato in tutto il mondo, anche in
Oriente, come Kyoto, Cina dove era stato inserito nei programmi ministeriali cinesi da
Mao Tse Tung.
Bobbio considerava fondamentale di un classico il fatto che l’autore sia stato in grado
di costruire teorie-modello che sono diventate vere e proprie categorie mentali. Lui ed
altri autori hanno contribuito a costruire qualcosa che adesso a noi sembra “scontato”,
perché si è imposto a livello storico.
La frase “Tutta colpa di Rousseau” si rifà ad un proverbio francese, in Francia quando
si constata qualcosa che si dovrebbe cambiare si dice «C’est la faute de Rousseau»
termine che c’era già nell’800. “Rousseau è stato un genio la cui vera influenza non
può essere rintracciata con precisione perché ha pervaso tutto il pensiero che è
venuto dopo di lui”.
Lui è tra i primi a mettere in luce l’importanza del soggetto, dove il “soggetto” è
qualsiasi uomo, fin dalla propria infanzia (che non è più l’età di un uomo di serie B che
assume significato solo in funzione dell’età adulta, ma è il momento centrale in cui si
crea una persona dal punto di vista fisiologico e morale).
La sua critica dell’economia moderna e le sue domande sulla legittimità della proprietà
privata sono alla base del Socialismo e del Marxismo.
È anche considerato uno dei grandi padri dell’antropologia: Claude Lévi-Strauss, il più
grande etnologo francese, ha dedicato il suo capolavoro “Tristi tropici” a Rousseau.
Tra i primi grandi poeti amanti del mondo naturale e degli animali, è considerato uno
dei precursori dei diritti animali (= gli animali sono esseri viventi e l’uomo non ha più
diritti rispetto a loro). È un autore che si serve del patetico (=vuole colpire il lettore e
suscitare emozioni), ed è anche tra i primi autori a dare molta importanza alla
dimensione psicologica dell’uomo: i personaggi dei romanzi di Rousseau hanno una
psicologia più complessa e contraddittoria.
Amava definirsi “l’uomo delle contraddizioni”, perché l’uomo è contraddittorio. La
natura umana è ricca di tensioni e contraddizioni: il filosofo deve accettare la fragilità
della natura umana e Rousseau è un grande pensatore della fragilità; l’uomo è fragile e
debole.
Egli è anche un grande scrittore: usa la lingua e la retorica con grande acuità.
In qualche modo sfida il suo lettore: gli interessa non restare indifferente, anche se
dovesse essere odiato. Non vuole scrivere qualcosa che possa essere dimenticato.
VITA (primo capitolo del libro scritto dal prof)
Abbiamo tantissime informazioni perché Rousseau ci ha lasciato tanti scritti
Le confessioni,
autobiografici, è inoltre autore de considerato uno dei testi precursori
dell’autobiografia. Il titolo è una ripresa dalle confessioni di Sant’Agostino ma, mentre
secondo quest’ultimo l’autobiografia è una questione tra l’uomo e Dio, Rousseau
rende invece l’autobiografismo un’operazione umana ed interna al soggetto (è il
soggetto che scrive per se stesso; c’è un’assoluta trasparenza del soggetto). Utilizza,
infatti, la categoria della SINCERITÀ ASSOLUTA: racconta anche episodi terribili su se
stesso, momenti di meschinità e bassezza, azioni disdicevoli, tra cui spicca
l’abbandono dei figli in orfanotrofio (anche se non si sa se sia vero).
Nel caso di Rousseau è importante la biografia perché lui stesso ne fa oggetto di
riflessione filosofica, in cui distinguerà se stesso in una sorta di due entità: Rousseau è
il personaggio pubblico, mentre Jean-Jacques rappresenta la parte più intima (questo
ispirerà Freud).
Sappiamo ad esempio tantissimo sulla sua infanzia: Rousseau sarà uno dei primi a dare
importanza a questa fase vitale (nel 700 non era molto importante per via della
frequente mortalità infantile).
EDUCAZIONE SENTIMENTALE: l’infanzia ginevrina (1712-1728)
Nasce nel 1712 a Ginevra (roccaforte del calvinismo, città protestante) ed è figlio
di un artigiano, in particolare di un orologiaio, non era un nobile, apparteneva a quella
che oggi definiamo la piccola borghesia.
La madre, figlia di un orologiaio anche lei, muore dando alla luce il figlio, primo suo
dramma dell’esistenza poiché si sentirà sempre in colpa. Nonostante questa tragedia,
racconta positivamente i suoi primi dieci anni di vita, ricordandoli come sereni e
spensierati.
Il padre è un uomo che ama la lettura e la cultura classica, infatti JJ riceverà una
formazione classica (insolita per un bambino), dal momento che si formerà leggendo i
libri che il padre aveva in casa; lesse libri dei grandi scrittori dell’antichità classica
come Plutarco, Tacito, Ovidio. citoyens de Genève
Quando Rousseau ha 10 anni, il padre, che si considerava
(all’epoca essere cittadino voleva dire godere dei diritti politici), ha una lite con un
capitano e, essendo di una classe inferiore rispetto al capitano, si ritrova a fuggire.
Affida Rousseau ad uno zio che lo manda in pensione da un pastore protestante a
Bossey e la sorella di questo pastore (insieme al cugino), dove riceverà per due anni
ratio
una formazione convenzionale (sacre scritture e latino): educazione basata sulla
studiorum (gesuitica), sistema di apprendimento basato sulla memoria, sulla molta
disciplina, sulle punizioni corporali. Nonostante questo Rousseau si trova bene, ha un
ricordo abbastanza felice di questo periodo e ne racconterà degli aneddoti nella sua
autobiografia; ad esempio l’incidente del pettine: la sorella del pastore aveva messo ad
asciugare un pettine, poi trovato per terra. Vengono interrogati i bambini, viene detto
loro che se avessero confessato non sarebbero stati punti. Loro non confessano, JJ
dice che non ha fatto nulla e vengono picchiati. JJ scriverà che da quel giorno avrà fine
la sua innocenza infantile, in quanto scoprirà l’esistenza del male morale, in quanto
rimane molto ferito dal fatto di non essere stato creduto.
Quando ha 12 anni inizia a lavorare: è apprendista presso un incisore, un uomo
violento e tirannico che lo malmena. Trascorrono diversi anni, poi un giorno quando
ha 16 anni, di ritorno da una passeggiata, JJ trova le porte della città chiuse. Si rende
conto che sarebbe stato malmenato al ritorno la mattina seguente, quindi decide di
scappare e attraversa le Alpi a piedi per recarsi in Francia.
TRA LA SAVOIA E LA FRANCIA
Arriva ad Annecy, dove incontra uno dei personaggi principali della sua vita,
Françoise-Louise de Warens, donna che si occupava di convertire i giovani protestanti
al cattolicesimo. Era molto più anziana di JJ, ma svilupperà con lui una relazione
amorosa (madame de Warens). Rousseau venerava molto questa donna, ma non
considerava il lato fisico dell’amore come il lato più importante: ciò che è
fondamentale è che deve a questa donna una vera e propria educazione. Vanno a
vivere insieme e grazie alla vasta cultura della donna, Rousseau ha modo di avvicinarsi
a più discipline, infatti si dedica alla musica: è un polistrumentista, sapeva cantare e
comporre (compose opere rappresentate anche davanti ai reali di Francia); e della
musica ne farà la sua prima professione (insegnante di musica ai giovani delle famiglie
benestanti). Deve però convertirsi al cattolicesimo. dell’Emilio
La signora invia Rousseau a Torino (parte ambientata a Torino) e
alloggia nell’ospizio dei Catecumeni (vive a Torino dal 1728 al 1731). Voleva convertirsi,
però iniziò a fare molte domande e, invece di dialogare, si trova sempre davanti a
risposte dogmatiche ed insoddisfacenti. Si trova anche oggetto del desiderio di
attenzioni di altri pellegrini e quindi scappa. Diventa amante di una merciaia, la
signorina Basile, il cui marito era in guerra, e lo mantiene a Torino per un po’ di tempo,
perché JJ viveva di espedienti. Alla fine, quando il marito della signorina Basile torna
dalla guerra, non è felice che la moglie tenga in casa questo giovane e quindi Rousseau
è costretto ad entrare al servizio dei conti Govone (servizio umile).
Scappa e vive come vagabondo e poi viene assunto come domestico (e
musicista) presso la contessa de Vercellis. Viaggia per l’Europa (vivo interesse per la
cultura, personaggio eclettico) e alla fine torna da Madame de Warens (Charmettes), la
quale però aveva nel frattempo trovato un amante più giovane di Rousseau e la loro
convivenza si incrina. Propone a Rousseau un ménage à trois ma lui decide che deve
guadagnarsi da vivere da solo, nonostante ciò rimane molto legato a lei. Prima la
donna gli trova un lavoro al catasto ma, non sopportando quel lavoro, si licenzia dopo
pochi giorni e decide di voler sfondare nel mondo della cultura; allora Madame de
Warens sancisce che deve avvicinarsi a Parigi perché all’epoca il cuore culturale della
Francia era Parigi.
DA LIONE A PARIGI
Parigi era ancora lontana e dunque si trasferì prima di tutto a Lione, dove
diventerà il precettore dei due nipoti di Condillac, dove ebbe modo di conoscerlo e si
rivelerà un incontro molto importante. Nel 1740 viene chiamato dalla famiglia de
Mably (Jean Bonnot de Mably, fratello del filosofo Condillac) a Lione, che era un
grande avvicinamento a Parigi, centro della cultura. Come precettore privato se la cava
Mémoire
malissimo, scrive un per Monsieur Mably dove espone le sue riflessioni sulla
pedagogia.
Diventa molto amico di Condillac, si trasferiscono entrambi a Parigi. Condillac vive in
un palazzo maestoso mentre Rousseau affitta una stanza in un’abitazione dove
incontrerà Denis Diderot, grazie al quale entra in contatto con l’ambiente degli
enciclopedisti (vogliono estendere la cultura a tutti gli individui).
Dal 1743 al 1744, Rousseau è segretario dell'ambasciatore francese a Venezia,
dove svilupperà i primi interessi politici. Quando torna a Parigi incontra Thérèse
Levasseur, una sarta semianalfabeta che aveva problemi mentali, che diventerà sua
moglie (venne duramente attaccato dagli altri filosofi per questo). A Parigi la sua
carriera non riesce a decollare, fa diversi tentativi per avere successo, innanzitutto
come musicista.
L’ILLUMINAZIONE DI VINCENNES
Mentre Condillac e Rousseau sono ancora sconosciuti, Diderot è già molto ben
inserito nell’ambiente culturale dell’epoca: aveva un carattere estroverso e amava
La lettre des abeilles,
coltivare relazioni umane. Nel 1749 Diderot pubblica in cui
afferma che i ciechi sono atei perché non possono vedere Dio nella natura e viene
incarcerato nel castello di Vincennes (all’epoca fuori Parigi). Qui, essendo famoso, ha
un regime d’imprigionamento dolce, e quindi può uscire nel parco del castello e
ricevere visite, allora Rousseau decide di andare a trovare l’amico a piedi *.
È estate e sul cammino che conduce da Parigi a Vincennes, avviene ciò che Rousseau
definisce “l’evento cruciale per l’inizio della sua riflessione filosofica”, chiamato
“Illuminazione di Vincennes” a cui Rousseau tende ad attribuire ad alcuni episodi
autobiografici una valenza molto significativa → [Questo è un esempio improntato ad un
evento letterario celebre, l’Illuminazione di San Paolo sulla via di Damasco. Inizialmente si chiamava San
Paolo ed era un persecutore dei cristiani, e sulla via di Damasco succede una vera e propria
illuminazione e da quel momento in poi decide che difenderà i cristiani. Rousseau, paragonandosi in
.
qualche modo a San Paolo, descrive di aver avuto una vera e propria illuminazione]
*Mentre cammina trova a terra una copia del giornale per emergenti (“Mercure
de France”) dove è contenuto il bando per l’anno 1750 dell’Accademia di Digione
(pubblicavano dei temi in cui tutti potevano partecipare e il vincitore veniva
pubblicato) e la questione era “se il Rinascimento delle scienze e delle arti abbia
contribuito a migliorare i costumi”. Si trattava di una domanda illuministica: il
progresso delle scienze e delle arti ha contribuito a migliorare i costumi? La risposta
che l’Accademia si aspettava era positiva. Leggere questo brano fa avere
un’illuminazione quasi religiosa a Rousseau: racconta di essere crollato sotto un
albero in una sorta di estasi e di aver capito come stavano le cose e quali erano le
origini del male sociale. Racconta di essersi ripreso solo dopo mezz’ora e non si
ricordava quello che era successo; si accorse di avere la giacca inzuppata di lacrime
che ha versato senza accorgersene.
Dopo essere arrivato da Diderot, gli racconta della sua illuminazione e con il suo
appoggio, decide di partecipare al concorso. Rousseau decide di scrivere una risposta
Discorso sulle scienze e sulle arti
provocatoria: scrivendo il (1750), in controtendenza
rispetto alla fiducia illuministica nel progresso, nel quale afferma che “le scienze e le
arti hanno portato ad un peggioramento morale delle arti e dei consumi”. È un testo
molto breve: circa 25 pagine perché uno dei requisiti del bando era che si dovesse
poter leggere in 45 minuti; si trattava dell’unica risposta diversa delle altre e vinse.
L’opera fu pubblicata e nel giro di qualche settimana Rousseau si ritrovò ad essere uno
successe de scandal,
degli intellettuali di cui tutta l’Europa parla. Questo testo ha un à le
ovvero un successo scandaloso. Improvvisamente si trova ad essere un autore
mode. In seguito, molti autori cominciano a scrivere testi per criticarlo.
Intraprende una riforma personale, rinuncia a qualsiasi lusso superfluo e vive
facendo il copista di musica, rifiuterà qualsiasi sovvenzione dai nobili, come un invito
della regina. L’unica sovvenzione che accetterà alla fine della sua vita, la userà per far
costruire una statua di Voltaire, suo grande nemico, per sottolineare la sua superiorità.
Però, con il passare del tempo, si rende conto che da un punto di vista filosofico il
primo discorso è piuttosto debole. È un testo di provocazione, ma non è un testo dove
si trova un’argomentazione rigorosa. Decide quindi di approfondire la sua teoria ma di
darle uno spessore più saldo: lavorerà per diversi anni in questa direzione.
Nel 1753 venne pubblicato un nuovo quesito dall’Accademia di Digione: “qual è
l’origine della disuguaglianza tra gli uomini e se essa è autorizzata dalla legge
naturale”. Quesito che punta all’essenza del giusnaturalismo, una corrente di pensiero
che crede nell’esistenza di una legge di natura prima che gli uomini si riunissero in
società e fondassero una legge positiva, doveva esistere uno stato da natura in cui
vigesse una legge naturale. La domanda, quindi, era: questa disuguaglianza è inscritta
nella legge di natura (è quindi autorizzata dalla natura) o invece è stata autorizzata
solo dalla legge degli uomini? La risposta di Rousseau sarà la seconda.
Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra
Rousseau scrive il
gli uomini (1755) isolandosi in una foresta per trovare l’immagine dello stato di natura,
la sua opera radicalizzando la sua posizione, sostenendo che in realtà la
disuguaglianza è qualcosa di esclusivamente sociale. È l’opera fondamentale per
comprendere tutta la produzione di Rousseau, qui getta le basi della sua Antropologia
filosofica e spiega le tematiche che nell’Emilio saranno date per scontate.
Questa volta viene squalificato dal concorso perché scrive un’opera troppo lunga, ma
a lui non interessa nulla del concorso in quanto tale; ormai è già molto famoso.
L’opera viene pubblicata e ottiene un successo altrettanto eclatante rispetto al primo
discorso. Consolida nella figura di Rousseau uno degli intellettuali più influenti della
sua epoca; al tempo stesso, però, incrina sempre di più il suo rapporto con i
philosophe.
IL “DELIRIO CAMPESTRE” DI MONTMORENCY (1756-1761)
Rousseau decide di abbandonare Parigi, che vede come il simbolo della
corruzione culturale, e si trasferisce in campagna all’Ermitage, residenza presso
Montmorency, dove sarà ospite di Madame d'Epinay (sarà anche lei un’importante
teorica dell’educazione). Qui Rousseau ha scritto tutte le sue opere più importanti e
viene considerato un “traditore” dagli altri illuministi.
Nel 1757 la rottura con gli altri enciclopedisti diventa definitiva, litiga ad esempio
con il suo amico fraterno Diderot ed ebbe degli attriti con Madame d’Epinay (a causa
della sua infatuazione per Madame d’Houdetot).
Lettera a d'Alembert sugli spettacoli
Nel 1758 scrive la per rispondere all’articolo
“Ginevra”, dell’Enciclopedia.
scritto da d’A
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