Storia dell’educazione: che cos’è la storia?
La storia riguarda le vicende degli uomini nel tempo. Vicende, dalle guerre ai comportamenti umani, che hanno riguardato tutti gli uomini nel tempo. Tempo degli accadimenti immediati, il tempo delle medie durante, il tempo delle lunghe persistenze attraverso epoche diverse.
La storia è per forza radicata nel passato, ma nasce da interrogativi del presente (slancio progettuale) e ha uno slancio verso il futuro.
Storia dell’educazione: significa guardare all’educazione con l’occhio dello studio storico (con lo sviluppo nel tempo).
Che cos’è l’educazione?
In generale, l’attività, l’opera, e anche il risultato di educare, o di educarsi, come sviluppo di facoltà e attitudini, o come affinamento della sensibilità, come correzione del comportamento, come trasmissione e acquisizione di elementi culturali, estetici, morali. Più in particolare, il processo di trasmissione culturale, diverso per ogni situazione storicamente e culturalmente determinata, mediante il quale, all’interno di determinate istituzioni sociali (famiglia, scuola, ecc.), viene strutturata la personalità umana e integrata nella società. In senso ampio, e di uso più recente, processo di formazione dell’individuo che si sviluppa lungo tutta la vita, scolastica e post-scolastica, soprattutto se favorito dall’integrazione in un sistema omogeneo che unisca i vari momenti della vita associata: famiglia, scuola (come centro di processi formativi), luogo di lavoro, istituzioni culturali e ricreative, ecc. In pedagogia, l’insieme delle attività, individuali o collettive, che tendono a favorire sistematicamente, con l’ausilio di particolari tecniche e metodi, il raggiungimento di prefissate conoscenze e abilità da parte di individui generalmente giovani.
È una relazione tra qualcuno che insegna e qualcuno che impara (es. persona più anziana che insegna a una più giovane che impara).
I soggetti che insegnano e imparano possono essere molteplici, individuali o collettivi o soggetti o impersonalizzati.
Autoeducazione → imparare da sé stessi. Chi insegna e chi impara è la stessa persona. Essa è la forma più efficace per imparare.
Educazione, pedagogia e scuola
Educazione: il termine più generale, e quello più riferito al legame tra presupposti teorici e aspetto pratico, esperienza del rapporto tra docente e discente, costruzione delle conoscenze e degli atteggiamenti a cui (ci) si educa, al ruolo degli attori nell’esperienza di apprendimento, sviluppo e consolidamento.
Pedagogia: fa maggiormente riferimento al piano teorico e sistematico, ai fondamenti culturali, scientifici e antropologici della pratica educativa, alla «dottrina» di come si educa.
Scuola: individua l’aspetto istituzionale dell’esperienza educativa, l’ambiente e l’insieme di strutture sociali specificamente dedicato alla trasmissione e alla diffusione del sapere, allo sviluppo culturale e umano dei membri di una comunità, all’ingresso dei «nuovi arrivati» nella vita collettiva... Insieme di istituzioni riconoscibile e riconosciuto dalla società con il compito di formare i nuovi membri della comunità.
Guardare alla scuola significa concentrarsi sull’educazione formale (=esplicitamente programmata e certificata), mentre l’ambiente educativo che circonda ognuno di noi è anche non formale (=pianificata in realtà riconoscibile come istituzione, ma non certificata immediatamente come scolastica) e informale (=non strutturate e diffuse in ogni aspetto della vita).
Formale: elemento immediatamente riconoscibile e istituzionalizzato, nasce esclusivamente con lo scopo di educare (educazione esplicitamente programmata e certificata, e rilasciata da istituzioni riconosciute per avere il compito di fornire questo tipo di educazione).
Non formale: progettata da realtà istituzionali riconoscibili, ma che non hanno come compito esclusivo l’educazione (comunità religiosa).
Informale: esperienza di educazione che facciamo di fronte a dei soggetti non strutturati e non riconoscibili che hanno su di noi un impatto educativo (mass media, siti internet, televisione).
A cosa servirà studiare storia dell’educazione?
- A inserire idee, esperienze e pratiche educative e pedagogiche nel loro tempo e nel loro contesto, a capire che non sono sospese nel vuoto, perché hanno un «prima», un «dopo», un «durante».
- A considerare anche le esperienze di educazione che vivrete in prima persona come destinate alla prova del tempo, e quindi a non considerarle valide in eterno.
- Sul piano operativo, a porvi delle domande e a ricercare delle risposte con la vostra testa.
- A progettare un’azione futura radicandola solidamente nel tempo.
- A sfuggire al «presentismo» di questi anni.
Gli antefatti
L’educazione è un fenomeno socio-culturale antico quanto le comunità umane.
L’antichità greca e romana consegna alle nostre civiltà le strutture di base per la trasmissione educativa: la responsabilità di famiglia e comunità, riti e miti di passaggio, l’individuazione concettuale della paideia (insieme dei contenuti che un giovane deve apprendere per far parte della comunità - contenuti letterari ed identitari).
Il Medioevo si caratterizza per la «rivoluzione cristiana»: la dimensione religiosa si innerva di esperienza educativa, e le istituzioni religiose diventano il riferimento educativo fondamentale, anche se nella crescita del pieno Medioevo comunità cittadine, famiglie altolocate e gruppi organizzati mostrano dinamismo autonomo (nascita e sviluppo delle università).
La modernità è razionalizzazione (Max Weber). Dalla fine del Trecento emerge lo Stato moderno con la sua capacità amministrativa, e con un bisogno specifico di formazione. Momento in cui il mondo cattolico deve sottostare alla riforma protestante: nasce perciò l’ordine dei Gesuiti che ha il compito di educare i cittadini delle classi altolocate, tramite → Per cui il latino diventa l’elemento identitario delle classi dirigenti di tutta Europa. Reagire alle ingerenze sempre più pressanti delle istituzioni laiche e alla minaccia protestante, la cultura cattolica fa propria la razionalizzazione organizzativa: i seminari per i sacerdoti, e soprattutto la Compagnia di Gesù con la sua Ratio Studiorum, sono il modello per l’istituzione scolastica che conosciamo oggi.
Illuminismo
Nel ‘700 c’è un momento di cesura (periodizzante) che ci permette di dire che c’è un prima e un dopo: sia per quanto riguarda la pedagogia sia per le pratiche dell’educazione. Emerge non solo l’idea di educazione, ma anche un’idea di scuola (precisa pratica educativa istituzionalizzata) che inizia ad essere simile all’idea di scuola che abbiamo oggi.
Che cos’è l’Illuminismo?
Esso è un movimento culturale intellettuale più importante.
Nel 700, nonché 18esimo secolo, nasce l’Illuminismo noto anche come “età dei lumi”. È diffuso in vari paesi europei, con una notevole influenza dal punto di vista del rinnovamento culturale, nei miti di spirito degli intellettuali e società europee e che, dunque, fornisce il contesto sul piano storico educativo individuando, anche, le pedagogie del 700.
Si chiama così perché fa riferimento ai lumi della ragione. L’Illuminismo critica la cultura antica dell’Europa, fatta da secoli bui, di superstizioni e credenze e ciò va processato “e portato al tribunale” della ragione. La ragione è al centro e accoglie solo ciò che è dimostrabile. Ad esempio Kant, filosofo illuminista europeo con le sue opere “la critica della ragion pura” e “la critica della ragion pratica”, fa parlare e riflettere la ragione su sé stessa, che ne è la protagonista.
«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell'illuminismo» Kant, 1783.
Immanuel Kant: afferma che l’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole per l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro uomo; quindi Sapere aude! “Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza.”
L’Illuminismo nasce, quindi, dal problema intellettuale e, il fondamento non è dell’autorità e nemmeno dei libri di testo, ma è tutto dentro di sé perché tutti gli uomini sono per natura uguali e con la capacità di pensare. Sancisce, quindi, anche il concetto di libertà. È con l’Illuminismo che nascono i diritti dell’uomo, se tutti sono liberi di pensare e saperla usare allora il mondo sarà migliore. Per gli illuministi quindi è importante il miglioramento.
Si tratta, in sintesi, di un movimento culturale caratterizzato dalla fiducia di poter risolvere i problemi della convivenza umana, specialmente quelli sociali e politici, mediante i lumi della ragione, senza bisogno di ricorrere alla rivelazione religiosa e alla tradizione. La storia, è per gli illuministi, affare degli uomini.
L’Illuminismo ha questa cifra sintetica nel mettere al centro tutta la conoscenza certa, la ragione umana, che non ha confini nazionali, ma cosmopolita (=forte caratteristica dell’Illuminismo, significa sentirsi cittadini del mondo).
Questo, però, non significa che, analizzando i vari contesti nazionali, non ci siano differenze. Con ogni movimento, ad esempio quello francese, italiano ecc., l’Illuminismo prende una coloritura diversa (a seconda degli ambienti nazionali con le loro particolarità. Hanno lo stesso spirito complessivo, ma le differenze assumono coloriture particolari nei diversi casi nazionali.)
Da un’origine in terra britannica, l’Illuminismo trova la sua patria in Francia e poi da essa si diffonde in altri paesi europei.
Tre sono i principali contesti europei dell’Illuminismo:
Illuminismo francese
Gli illuministi di questa corrente sono nominati philosopher, in quanto preoccupati di risolvere questioni filosofiche. Riflette sulle grandi questioni generali, cioè questioni teoriche (Dio e la religione), sui problemi del pensiero e della vita.
All’interno di questo Illuminismo nascono imprese culturali specifiche editoriali come le enciclopedie di Diderot e Dalambert e diffondono impostazione filosofica con alcune caratteristiche: Illuminismo, pur avendo posizioni diverse di pensiero politico, aveva diffidenza verso cristianesimo, ebraismo, islamismo e chiesa cattolica (in Francia quella più forte) che aveva in mano la maggior parte dell’educazione gestita dalla classe dirigente che si formava nei collegi dei gesuiti. La chiesa infatti aveva in mano il monopolio dell’istruzione.
Gli illuministi, avendo come punto di riferimento l’ideale della tolleranza, erano anticlericali poiché temevano che quelle religioni trasmettessero una cultura anti-razionale; tutto deve essere esaminato dalla ragione e quelle religioni, in particolare il cattolicesimo, fanno parte dell’oscurantismo (superstizioni, leggende, miracoli) ovvero caratterizzate dal buio della ragione. Esistono, però, posizioni differenti, come quelli dei materialisti (atei) e dei deisti (che affermavano che la ragione arrivasse all’idea di Dio, ma niente più).
Alcuni esempi di illuministi francesi: Diderot, D’Alembert, Montesquieu, Voltaire.
Denis Diderot
- Denis Diderot: era un uomo del 700. Nato nel 1713, da una famiglia di artigiani cattolici e vissuto fino al 1784. La sua famiglia sperava che diventasse sacerdote e lo fece studiare in un collegio di gesuiti, ma Diderot divenne invece un illuminista ateo e materialista. A venticinque anni si trasferì a Parigi per iscriversi all’Università, rompendo il legame con la famiglia. A Parigi Diderot incontrò e frequentò illuministi come Rousseau, Condillac, Voltaire e D’Alembert. Anche gli anni dedicati all’Enciclopedia furono segnati da difficoltà: quando il Parlamento censurò l’opera e il papa la mise all’Indice, molti se ne allontanarono – persino Rousseau e D’Alembert! – e Diderot dovette continuare a lavorarci in modo clandestino. Egli è uno dei protagonisti dell’immenso progetto di scrittura dell’Enciclopedia. L’Enciclopedia, pubblicata in Francia a metà del Settecento (fra il 1751 e il 1772), in pieno Illuminismo, tenne Diderot impegnato per anni. In qualità di direttore del progetto, Diderot aveva il compito di trovare i soldi necessari a proseguire l’impresa, tenere i contatti con gli autori, scrivere lui stesso molte voci e rivedere i testi.
Rispetto alle enciclopedie precedenti, quella francese ha introdotto almeno tre novità importanti:
- 1) L’ordine alfabetico al posto della suddivisione tematica;
- 2) La stesura collettiva, invece che individuale. All’Enciclopedie contribuirono molti autori, scelti per le loro competenze sugli argomenti trattati dalle diverse voci. Alcuni sono i celeberrimi Voltaire, Montesquieu e Rousseau, ma la maggior parte sono rimasti anonimi;
- 3) L’attenzione per la tecnica. Come recita il titolo, l’Enciclopedia non si occupa solo “della scienza”, ma anche “delle arti e dei mestieri”. I curatori credevano che il lavoro manuale e le conoscenze tecniche fossero importanti tanto quanto il sapere astratto e che dovessero essere rese note, spiegate in modo rigoroso e condivise.
L’Enciclopedia è un ottimo esempio di progetto culturale illuminista, fondato sulla convinzione che la fonte del sapere sia la ragione e non la tradizione, la competenza (una parola contemporanea, ma che ben si adatta al caso) e non l’autorità. Il sapere illuminista è frutto di ricerche, esperienze e argomentazioni, non di tradizioni, credenze o rivelazioni.
Nella sua prima opera importante, i Pensieri filosofici, Diderot sostenne una posizione deista per la quale fu denunciato e perseguito. Poi divenne ateo e passò a una posizione filosofica materialista (con Spinoza e contro Descartes) secondo la quale la natura è composta di una sola sostanza in perenne e intrinseco movimento.
D’Alembert
- D’Alembert: “Le Rond” è un trovatello, lasciato nel 1717 sulla scalinata della cappella di Saint-Jean-le-Rond, da cui prese il nome, per aggiungerci in seguito quello, da lui scelto, di “d’Alembert”. Era di umili origini, perché figlio illegittimo della letterata Madame de Tencin e di un uomo dall’identità incerta, probabilmente il generale Destouches, che al contrario della madre non lo perse mai di vista, provvedendo “da lontano” alla sua educazione. Era anche un assiduo frequentatore dei salotti parigini, dove riscuoteva successo per il suo talento nell’imitare gli attori dell’Opera. Amico di Voltaire, che l’aveva soprannominato “Protagora” per l’arte di filosofeggiare. Si stava già allontanando dalle scienze, nel 1751 fu chiamato, in quanto scienziato, a dirigere assieme a Diderot i lavori per la Enciclopedie: tra il 1751 e il 1766 i due ne curarono diciassette volumi. Oltre a correggere le voci relative alla matematica, D’Alembert scrisse il Discours préliminaire (discorso preliminare), l’Avvertissement (avvertimento) del terzo volume, la dedica a d’Argenson e diverse voci, tra cui quella su Ginevra, che scatenò la polemica con Rousseau. Sebbene fosse sempre più portato a occuparsi di lettere e arti, rimase provato dagli attacchi e dalle polemiche che lo avevano coinvolto anche personalmente, in riferimento alle sue origini; così decise di esporsi di meno e smise di partecipare all’Enciclopedia. Morì nel 1783.
Il Discours préliminaire di d’Alembert può essere considerato come una sorta di manifesto della filosofia dei Lumi. Il discorso dimostra quanto il progetto enciclopedico si fosse evoluto dall’idea iniziale – quando doveva essere una traduzione della Cyclopaedia inglese di Ephraim Chambers – al risultato finale. Mentre nel Prospectus Diderot chiariva i criteri dell’opera monumentale che stava prendendo vita, D’Alembert ne illuminava il senso profondo.
Anche d’Alembert scrisse alcuni articoli dell’Enciclopedia, per quanto la maggior parte vennero redatti da collaboratori i cui nomi sono rimasti in ombra. Il più famoso dei suoi articoli è senz’altro quello sulla città di Ginevra, che annunciava la prossima apertura di un teatro nella città svizzera, scatenando la polemica con Rousseau.
Convinto che i teatri corrompessero i costumi, Rousseau guardava a Ginevra come una sorta di isola felice, non ancora intaccata dalla loro pessima influenza. d’Alembert rispose alla lettera di Rousseau, sostenendo che il teatro può essere allo stesso tempo piacevole e utile. Lui pensava d’altronde che le arti non potessero corrompere i costumi, dal momento che l’uomo non è buono allo stato di natura – come pensava Rousseau – e non può essere corrotto perché la sua natura è già di per sé ambigua: può invece solo migliorare tramite la conoscenza, e se si togliessero arti e scienze dalla vita, all’uomo rimarrebbero solo i vizi.
Montesquieu
- Montesquieu: Charles-Luis de Secondat divenne barone di Montesquieu nel 1716, dopo la morte di uno zio. Era un nobile francese, studioso di diritto e protagonista della vita culturale e giuridica di Bordeaux. Dopo la sua elezione all’Accademia di Francia iniziò.
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