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Riassunto esame Storia della filosofia, prof. De Lucia, libro consigliato Rosmini, la forza della verità, Tripodi

Riassunto per l'esame di Storia della filosofia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Rosmini, la forza della verità" di Anna Maria Tripodi. Argomenti trattati nel testo: Il percorso che ha condotto l’uomo all’autocomprensione di sé, differenza tra la natura e natura umana, riflessione sulla dicibilità dell’origine... Vedi di più

Esame di Storia della filosofia docente Prof. P. De Lucia

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San Tommaso si oppone quindi alla dottrina della doppia verità, la verità o è una o non è.

Ragione e fede hanno le proprie modalità la prima indaga sulla verità naturale, la seconda indaga

sulla verità soprannaturale.

Le due prospettive non si contraddicono, ma non vanno nemmeno confuse la distinzione non

preclude il loro armonico rapporto.

Filosofia e teologia fanno capo alla filosofia dell’essere, se la filosofia è di preparazione e aiuto alla

teologia, la teologia è completamento della filosofia.

Laicità della cultura e del sapere significa quindi loro libertà nella verità.

San Tommaso ha contribuito alla nascita della coscienza laica;

Giovanni Paolo II è il suo più grande paladino per lui la fede e la ragione sono come due ali con le

quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità.

Senza orientamento alla verità da cercare con un atteggiamento umile ma allo stesso tempo

fiducioso, la cultura è destinata a cadere nell’effimero, abbandonandosi alla volubilità delle

opinioni. Una cultura senza verità non è una garanzia ma piuttosto un rischio per la libertà.

L’assenza della verità dall’orizzonte della ricerca è alla radice del laicismo. Il laicismo considera

l’uomo solo nella sua dimensione terrena, mondana, orizzontale; ne consegue quindi la

secolarizzazione radicale di verità e valori e la condanna per l’uomo a vivere contro la pienezza

della propria natura di ente intelligente finito naturalmente aperto all’assoluto.

Il laicismo teorizza quindi l’autosufficienza dell’uomo e per ciò stesso ne nega l’autonomia. La

libertà generata dal tempo e dalla storia, non più generatrice di essi, finirà per soggiacere senza

potersene mai liberare, al divenire temporale regolato dalla necessità razionale o dalle leggi

economiche.

Il tempo ridotto a tempo storico e mondano si riscoprirà destinato a dissolversi con l’ente

intelligente finito nel tutto. Non più dunque realizzazione della persona preparata storicamente ma

uomo fine dell’uomo, come storia che ignora la teologia anzi vi si sostituisce. Il laicismo fa il suo

ingresso con Averroè, Cavalcanti ne è il suo poeta e Federico II di Svevia l’imperatore.

L’averroismo è l’assolutizzazione del sapere razionale, dove non vi è posto per la Provvidenza, la

Rivelazione e la Grazia ; di esso la fede o il contenuto della religione è la forma volgare.

Ad esso San Tommaso contrappone la laicità della cultura e del sapere , che coniuga come laicità

verso il mondo e religiosità verso Dio.

La concezione unitaria del sapere dell’uomo greco culmina nel concetto di enciclopedia propria

dell’uomo europeo che, accanto all’universo del sapere pone l’universo del fare.

L’uomo europeo coglie quindi la relazione tra i diversi elementi e le progressive acquisizioni in

ogni campo, per poterne fare un uso simultaneo e sinergico.

Ragione illuminata dalla verità consapevole del proprio limite formale e oggettivo, conoscere non

scisso dal capire. Il compiuto sapere sa di non essere un sapere compiuto. Ad ogni professione e

specializzazione è riconosciuto lo spazio adeguato nell’ambito sociale.

Compito della filosofia è quello di offrire ai due ambiti conoscitivo ed operativo i principi regolatori

ed indicare il loro fine.

Ricerca del vero ed operatività nel bene e del bello finalizzate al miglioramento della qualità di vita

di un numero sempre più ampio di persone sono la garanzia di una crescita equilibrata dei singoli e

di reale progresso per la società.

L’elemento unificante dell’enciclopedia è la verità che permette la conoscenza dell’essere reale, vi è

la connessione di tutte le forme del sapere nell’essere.

All’enciclopedia classica e cristiana si deve la nascita della tradizione, originata dalle scoperte della

verità da parte dell’uomo, grazie ad ogni singolo ricercatore non deve ogni volta ricominciare da

zero, acquista i dati e può mettersi all’opera e procedere alla ricerca come un nano sulle spalle dei

giganti come direbbero Sciacca e Rosmini.

La tradizione è diversa dal tradizionalismo, per l’uomo che fa tesoro della tradizione il passato è il

trampolino di lancio verso il futuro, per il tradizionalista il passato è un rifugio e impedimento a

guardare il futuro. 9

Il giovane Rosmini di fronte al colosso dello scibile umano vagheggia un libro capace di mostrare

l’unità che sorregge la ricchezza di tutte le umane cognizioni. Il Rosmini adulto di fronte allo

spettacolo dell’universo progetta un’enciclopedia cristiana capace di cogliere un’unità ordinata.

L’uomo moderno avvia e conduce a termine il percorso della dispersione della comprensione di sé,

sperpera, infatti, in trecento anni il patrimonio accumulato negli ultimi tremila anni.

L’uomo rinuncia a concreare e ritiene come dice Bacone di dover dominare la natura.

Cartesio esplicita tale frattura attraverso il dualismo anima-corpo.

Nietzsche prenderà atto della definitiva rottura tra uomo e Dio percorre a ritroso le tappe che

preludono all’avvento del nichilismo e obbliga alla presa di coscienza della sua origine: la morte di

Dio.

L’uomo cede alla tentazione dei suoi progenitori di rendersi grande e felice indipendentemente da

Dio, escogita sistemi autoreferenziati che teorizzano l’autosufficienza umana in nome di un’assoluta

libertà. Si ha la progressiva eliminazione dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio,

comporta la progressiva eliminazione dell’antropocentrismo cristiano e pone le basi di un

antropocentrismo assoluto.

Copernico e Galileo scalzano l’antropocentrismo: l’uomo non è più al centro dell’universo, non è

più re del creato ma atomo che vaga tra tanti.

Il mondo moderno secondo Sciacca ha creato la storia e la scienza, ma l’amore per il concreto e il

particolare si è tramutato in superstizione.

La modernità nata all’insegna del problema del metodo finirà per non averne uno, nata all’insegna

della critica si rifiuterà di discuterla e ne farà un dogma.

Nella modernità si ha la caduta nell’immanentismo e l’allontanamento dal teismo; l’immanentismo

nega:

- Alla mente la verità

- Alla volontà il bene

- Al sentimento il bello

La ragione con il miraggio dell’autosufficienza in soli trecento anni sarà negato il conseguimento

del proprio fine cioè la ricerca della verità e si scoprirà vana quanto l’uomo cui fa capo.

Secondo Rosmini è utile distinguere tra:

- anima

- Coscienza dell’anima

- Riflessione sull’anima

Fichte riduce l’anima alla coscienza dell’anima ossia la riduce ad una riflessione e quindi perde di

sostanza.

L’immanentismo relega l’uomo nel mondo e gli assegna un mondo come fine, da cui si ha

l’orizzontalizzazione di tutti i valori ossia la loro secolarizzazione. Qui il laicismo regna sovrano su

banalizzazione di tempo e libertà, dimensioni eminentemente antropologiche che soffrono delle

progressive riduzioni che l’uomo pone a se stesso.

L’approdo sarà frammentario inizialmente l’uomo si scoprirà:

- Non in grado di cogliersi radicalmente come unità psico-fisica.

- Frammentazione del sapere dove le scienze faranno una gran fatica dialogare tra loro.

- L’universo del fare si frammenterà e si ritroverà privo di fondamenti universali oggettivi e si

accontenterà di principi fondamentali soggettivi su cui fondare l’azione.

Nella modernità affonda le radici la metafisica dell’soggetto. Agli amici dell’Uno si

contrappongono gli amici dei Molti, con l’utilizzo di dialettiche riduttive, l’universo del sapere si

configura come enciclopedismo e deleterio è l’azzeramento dei problemi della metafisica. Il

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percorso è improntato all’autoaffermazione assoluta del soggetto umano che finisce vittima di se

stesso.

La metafisica del soggetto affonda le sue radici nella modernità e teorizza un idealismo ( l’essere è

idea ) soggettivo ( originata dalla mente).

Per esso la Verità non è in relazione a, bensì è relativa alla mente umana , dipende da essa, trova in

essa la propria origine ,cessa di essere considerata fondante.

Salta la distinzione Verità-oggetto della mente e mente-soggetto pensante, perché la mente

riassume in sé ogni funzione dapprima ordinatrice (Kant) quindi impropriamente creatrice (Hegel e

gli idealisti).

L’universo del sapere si restringe e si riduce al coglibile da un’universalità esclusivamente

soggettiva, che si rivela inadeguata non solo al discorso metafisico-ontologico ma anche a quello

scientifico che può dire come il mondo al soggetto, ma nulla può dire del mondo come è.

Viene a cadere qualsiasi testimonianza dell’esistenza di Dio che porterà la perdita di senso

dell’uomo e del mondo, affermando come uomo e Dio si affermano o si perdono insieme.

L’eliminazione di Dio dallo scenario ha una regolare scansione:

1517 ribellione di Lutero contro la chiesa

1717 presa di posizione della massoneria illuministica contro Cristo

1917 inizio della rivoluzione Leninista contro Dio.

L’uomo moderno allenta il proprio rapporto con Dio perde progressivamente coscienza della

totalità delle proprie componenti, dilapida il patrimonio conoscitivo pregresso nell’illusione di

bastare a se stesso, il teismo originario si va attenuando e la sua portata ontologica finisce per

essere disconosciuta.

Il soggettivismo convince l’uomo dell’importanza di accontentarsi di un sapere piccolo, che non lo

inganni.

Inadeguatezza conoscitiva dovuta alla limitazione dell’ambito di origine compiuta da un uomo

rinunziatario dello spirito cui si aggiunge inibizione operativa e confusione sia sul piano del

pensiero sia nel campo dell’azione.

L’uomo moderno abdica a se stesso come ente intelligente, il suo pensiero perde l’unità di misura -.

La Verità - e finisce per gloriarsi solo della propria abilità fittizia.

La modernità diviene vittima di quello che Sciacca chiama oscuramento dell’intelligenza che

colpisce i singoli individui.

L’uomo diviene incapace di mettere correntemente a fuoco se stesso e la realtà che lo circonda per

questo va speditamente verso la dispersione di se stesso.

Inizialmente l’uomo moderno si dedica al problema metafisico, anche se poi in un secondo

momento se ne allontana negandone ad esso consistenza.

La rottura anti-metafisica di Cartesio che sceglie come unità di misura non più l’essere, ma il

pensiero, l’essere sarà ridotto a categoria del conoscere, quindi la riduzione della metafisica a

gnoseologia.

Per gli antimetafisici i concetti razionali sono puri nomi e le idee semplici contenuti della coscienza

soggettiva.

Metafisici del soggetto e antimetafisici sono anche se a diverso titolo teorici dell’autosufficenza

quindi laicisti.

Si avrà un uomo ricco di mezza anima povero di fini, la cui libertà si riduce a libertà di fare, e il cui

tempo è strettamente cronologico.

La continuità tra uomo moderno e uomo contemporaneo è spiegato da Morra il post moderno non è

il superamento del moderno ma il suo esito nichilistico e nel post-moderno crollano le certezze del

moderno, e da qui viene meno anche il soggetto.

Il termine “univoco” ha lo stesso significato per tutti i soggetti di cui si predica ossia ha lo stesso

contenuto ideale, in termini metafisici comporta una identità sostanziale dell’uno con i molti.

I filosofi monisti amici dell’uno teorizzano forme di:

- panteismo nel senso in cui tutto è Dio 11

- panenteismo: l’uno non si identifica del tutto né si distingue nettamente dai molti in un certo

senso Dio è in tutto

- immanentismo: i molti costituiscono la vita dell’uno che finisce per identificarsi con la natura

(Spinoza), con l’arte (Schelling) con la storia (Hegel).

L’abbandono del principio della creazione del quale gli amici dell’uno sono responsabili in prima

persona crea un nuovo e falso infinito prigioniero delle leggi spazio temporali.

L’uomo si riduce a modo dell’unica divina sostanza quindi:

- Negazione del male frutto dell’ignoranza: l’uomo si illude di essere libero perché non è a

conoscenza delle cause che determinano ogni sua azione.

- La negazione di Dio come provvidenza e giustizia.

Nella visione spinoziana uomo e Dio sono inesorabilmente compromessi.

Nella enciclopedia delle scienze filosofiche Hegel afferma che la filosofia dello spirito non ha il

significato di conoscenza degli uomini che si adopera per indagare le particolarità passioni e

debolezze degli uomini.

L’assoluto per Hegel è lo spirito. Egli si prefigge di scrivere la grande epopea dello Spirito della

Storia a tal fini egli lo studia nel suo momento soggettivo- il singolo è colto nella sua operatività e

attività- oggettivo- singolo individuo è colto come essere sociale- assoluto vengono colte le tre

rivelazioni dello spirito nella storia.

Egli finisce per negare ad ogni ente finito intelligente e no la propria consistenza ontologica, il

proprio grado di essere.

Secondo Sciacca la dialettica è un suicidio universale. Ogni cosa è e non è se stessa, il suo vero

essere è di non essere.

All’ente finito intelligente non resta che l’illusione, egli ritiene di essere autore della propria storia

in realtà è vittima dell’astuzia della ragione.

Mondin afferma che il fallimento di Hegel è quello di un’epoca, che è l’epoca dell’immanenza, è il

fallimento dell’antropocentrismo prometeico, del tentativo di dare la scalata al Cielo.

L’uomo ha continuato e continua nel suo tentativo di fare a meno del principio trascendente,

dell’Assoluto autentico di Dio fa ciò falsandone in modo abnorme l’immagine, rifiutandone cioè la

forza positiva e propositiva e argomentando sulla sua presunta azione condizionatrice.

L’uomo rifiuta di riconoscersi dipendente da Dio, ne ignora liberamente il suo potenziale liberante e

lo vive (Rosmini) come padrone e non come Padre e si prostra agli dei terrigeni che prontamente si

sostituiscono.

Secondo il teismo originario la mente umana è fatta dalla, nella e di verità, aspira alla verità e

detesti l’errore quale ostacolo al proprio cammino. Chiedere alla mente di accettare l’errore

equivale a chiederle di negare se stessa il che comporta di annullare la natura umana.

Se l’uomo non può accettare l’errore in quanto tale è chiamato però ad accogliere l’errante. A tale

proposito Rosmini precisa che se per tolleranza si intende di diffidare della propria opinione e

rispettare l’altrui dentro i confini che la prudenza assegna, compatire gli altrui errori e le altrui

debolezze, senza invadere gli altrui diritti, astenersi da ogni giudizio temerario questa è una virtù

che si esercita verso le persone non verso i sistemi.

Appurato che la verità non è mai di ostacolo al pensiero proprio perché ne è la forza propulsiva e

attrattiva, mentre l’errore è l’impedimento all’accrescere del sapere si capisce che l’intolleranza è

l’essere pronti ad accettare qualsiasi opinione.

Ormai ignoto a se stesso all’uomo non resterà che:

- Avanzare con toni trionfalistici legato a strumenti capaci di proiettarlo nel più lontano spazio

verso la propria definitiva autodistruzione oppure

- Rimboccarsi le maniche e recuperato il proprio fine trans-storico operare costruttivamente nella

storia.

L’equivocità dell’essere teorizzata dagli amici dei molti comporta una visione pluralistica dei molti

che rende impossibile pensare l’unità formale e ordinata del molteplice e darne ragione.

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I filosofi pluralisti antimetafisici per principio finiscono per teorizzare forme di: positivismo,

empirismo, scientismo, convenzionalismo, nominalismo, eclettismo, fenomenologismo,

individualismo soggettivismo, relativismo materialismo pragmatismo e utilitarismo tutte queste

sfociano nel nichilismo. L’essere non è più considerato il collante della realtà. Secondo Jonas il

paradosso della situazione consiste nella necessità di recuperare dall’orrore il rispetto perduto. Solo

il rispetto può rivelarci qualcosa di sacro.

Rifiutato Dio l’uomo smarrisce la propria compiuta e intera identità, quindi la finalità del proprio

operare intellettuale spirituale e temporale. All’uomo era stato affidato l’intero universo, ma nel

tempo egli si è scordato della propria missione terrena.

Hume tipico esponente illuministico illustra le conseguenze cui vanno incontro coloro che si

sbilanciano coloro che si sbilanciano a favore dei molti.

Egli considera le idee prive di ogni legame con il mondo esterno quindi ridotte ad una mera serie di

impressioni.

Tempo e spazio, causa e sostanza non sono che un fascio di impressioni. I principi della scienza

sono ridotti a funzioni psicologiche che si spiegano con il meccanismo dell’associazione e

dell’abitudine.

Il vero e il reale non sono che pulviscolo di fenomeni soggettivi: è la bancarotta della scienza e della

filosofia, la conclusione scettica della ragione.

L’equivocità dell’essere mette una frattura tra l’uno e i molti, dove l’uno viene eliminato dal

palcoscenico della storia e della cultura nella noncuranza di una convinzione durata tremila anni.

Ad un uomo ormai privo della comprensione di sé prima ottimista poi incosciente o disperato cui

spetterà l’arduo compito dell’organizzazione di un reale che non è. Dove l’essere-Verità è ignorato.

L’adozione delle dialettiche riduttive è riconducibile ad una volontà riduttiva che intenzionalmente

prescinde dall’intero conosciuto.

L’uomo moderno ignora volutamente le conquiste del passato, rifiuta l’identikit delineato con tanta

fatica nel corso degli ultimi tre millenni, teorizza la propria autosufficienza, quindi una visione

parziale di sé e avvia un’utilizzazione forzata delle dialettiche riduttive.

E ‘ assente la tensione verso l’unità.

- La dimensione reale dell’essere scivola inesorabilmente verso una visione parziale, unilaterale

dell’uomo che comporta la dispersione di sé

- piatto moralismo autoreferenziati quindi sganciato da qualsiasi legame con il vero, bello e bene

giudicati utopiche illusioni.

L’uomo moderno volutamente ignora che, fatta eccezione per Dio, l’essere è dialettico, ossia” in

relazione a” in tutte le sue forme.

L’essere reale in relazione a:

- Il principio creante, che gli dona l’essere.

- Gli enti finiti vive nel mondo e il mondo è necessario per la sua vitalità.

- Gli enti intelligenti finiti: essi nell’ambito terreno ne illuminano l’esistenza

L’essere reale è in relazione a:

- la Mente divina che ne compie l’astrazione

- la Mente umana che lo intuisce.

L’essere morale è la relazione che intercorre tra essere reale e essere ideale, configura il percorso

storico percorso dall’uomo, il suo cammino costruttivo o distruttivo, registra la scansione della

libera volontà umana.

Il concetto di enciclopedia nella tradizione classica e cristiana è completamente diversa da quella

illuministica del ‘700 e romantica dell’ ‘800 .

Alla base dell’enciclopedia della tradizione classica e cristiana c’è la convinzione che l’uomo sia,

che sia intrinsecamente ordinato e che sia conoscibile dall’uomo secondo verità.

L’organicità del sapere viene a mancare perchè l’organicità è sconosciuta anche alla realtà.

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L’Encyclopedie è una forma di enciclopedismo ossia un raggruppamento estrinseco di saperi

disorganici mirati al potere e al dominio sulla realtà.

La parziale visione dell’universo del sapere è incapace di cogliere il dinamismo della realtà nella

sua totalità e quindi si rivela come un rigido concatenamento del sistema delle scienze o ancora

come una raccolta quantitativa e selettiva delle conoscenze scientifiche possedute verificate alla

luce della fisica della fisica di Newton e della filosofia di Locke, con l’emarginazione di tutti quei

saperi che sfuggono per loro natura a quei controlli.

Tutto ciò si traduce nella fede che la divulgazione scientifica sia per se stessa:

- Una forma di liberazione dell’umanità e di progresso morale e politico.

- Uno strumento di salvezza

- Una religione gnostica.

Visto che l’uomo teorizza la propria autosufficienza, smarrisce l’autocomprensione di sé e non è

più in grado di conoscere e di rapportarsi costruttivamente con l’universo in cui vive. Il massimo

sforzo di organizzazione e di unificazione del sapere è affrontato in epoca romantica da Hegel che

la affida però al potere soggettivo del pensiero.

Con Hegel la ragione diventa Ragione e raggiunge l’acme della propria assolutizzazione.

Egli cerca di superare l’empiricità dell’illuminismo e di riaffermare la trascendentalità dell’ordine

del sapere.

Pur tuttavia si affida ad un’universalità di tipo soggettivo, non oggettivo, si affida al potere

soggettivo del pensiero e non all’essere che di quel potere è il principio, siamo all’interno di una

concezione metafisica del soggetto.

Hegel dice che lo svolgimento della filosofia è dovuta all’esperienza. La filosofia deve il suo

svolgimento alle scienze empiriche, essa, dà al loro il contenuto la forma essenziale della libertà e

la garanzia della necessità.

Le diverse scienze particolari si riducono a momenti necessari del sapere filosofico, che è l’unica

forma di conoscenza adeguata del tutto. Il concetto di unitotalità del sapere di Hegel conduce alla

negazione dell’autonomia epistemologia delle singole scienze e discipline che, seguendo tutto ciò

che è, si ritrovano fagocitate nella filosofia.

Ancora una volta la confusione regna sovrana: il mancato riconoscimento della differenza

metafisica in ogni ordine e grado dell’essere si traduce e si ripercuote, nel mancato riconoscimento

del pluralismo delle prospettive del sapere, cui la filosofia dovrebbe rosminianamente, limitarsi a

ricordare il fine, determinandone le ragioni prime.

Stretto legame che intercorre tra concezione di realtà e conoscenza della realtà:

- Se ordine e armonia governano i singoli enti nel rispetto del loro grado di essere, ordine e

armonia si rifletteranno nella visione o conoscenza che l’uomo ne ha e nelle sue azioni qui le

basi di enciclopedia e progresso reale.

- Se tutto ciò viene disconosciuto e negato , la visione della realtà risulterà irrimediabilmente

deformata e l’azione irreparabilmente compromessa. Qui le basi di enciclopedismo e progresso

illusorio.

Quando le scienze rinunciano a trovare un punto di incontro, ossia un obiettivo comune

dimenticano di essere tutte faticosi percorsi verso la conquista della verità:

- Il sapere si fa frammentario

- La realtà appare sconnesso

- La filosofia dichiara bancarotta.

La responsabilità è della filosofia, poiché il suo farsi rinunciataria comporta l’abbandono del

proprio metodo e la conseguente metodologia riduttiva che non le permettono di conseguire il

proprio fine. Questo si estende anche alle altre discipline che perdono la propria Sapienza e quindi

la bussola che le orienta nell’universo del sapere.

Rosmini assegna alla filosofia quattro fondamentali obiettivi: combattere gli errori, ridurre la verità

a sistema (ossia di identificare il sistema verità), dare una filosofia che possa essere solida base

delle scienze e di cui possa valersi la teologia. 14

Sulla base della filosofia che abdica al conseguimento del proprio fine, l’uomo moderno:

- Rinuncia alla forza e portata e apertura sull’infinito della propria dimensione intellettiva;

- Viene meno la vocazione metafisica

- Si convince che è ragionevole accontentarsi di un sapere piccolo che non lo inganni, da

verificarsi in base al consenso.

- Si convince che non è possibile travalicare l’universalità soggettiva.

- Che non è possibile andare oltre ad un certo grado di probabilità.

L’apparente atto di umiltà dell’uomo moderno che non osa ne ha l’ardire di inerpicarsi lungo la

verticale dell’essere si appiattisce alla dimensione orizzontale dell’essere, è in realtà.

Un atto di presunzione di chi ritiene di poter decidere da sé cosa può e non può decidere.

L’autosufficienza decisionale dopo l’iniziale euforia si ha scetticismo e nichilismo.

Se l’uomo, infatti, non possiede il principio della verità, se non la vede dentro di sé e se soprattutto

non lo coglie intuitivamente nulla può dire di sé e di ciò che lo circonda.

Una volta che l’uomo ha aprioristicamente delimitato sé stesso all’universo in cui vive, le domande

sul Principio diventano impossibili perché non rientrano nelle sue incapacità cognitive, ne

consegue la loro eliminazione dall’orizzonte del pensiero.

Il meccanismo è diabolico proprio perché divide e separa l’uomo dalla verità che lo costituisce,

allontana l’uomo dalla comprensione di sé lo rende stupido.

Sciacca definisce così la stupidità cioè nel non vedere o nel non comprendere o nel vedere e

comprendere male e poco e male, ma nel negare o nel non riconoscere che non possiamo vedere o

comprendere tutto neanche della più piccola cosa e contemporaneamente nel negare quello che non

si vede e non si comprende; cioè nel non riconoscere i limiti indeclinabili intrinseci alla condizione

umana.

La stupidità non ha nulla cui vedere con l’ignoranza.

La stupidità si afferma come caduta dell’uomo a livello esclusivamente animale-razionale, ciò

significa che l’uomo stupido non è privo dello strumento del pensiero- la ragione- ma non è privo

del lume della ragione, per cui la ragione opera al buio.

La perdita del lume della ragione segna l’identikit della natura umana.

Un uomo rinunciatario a livello speculativo scivola nello scetticismo che azzerati i problemi della

metafisica compromette la soluzione di tutti gli altri e approda al nichilismo dove la dialettica da

riduttiva si farà annientatrice.

Le due forme di clericalismo

Il laicismo nella modernità trova il terreno ideale della propria affermazione e dilaga contagiando di

sé ogni dimensione umana conoscere e operare, è alla base della confusione tra vocazione

metafisica, politica e religiosa proprie dell’uomo europeo. Filosofia, storia e religione perdono di

vista nel corso del tempo i rispettivi fini propiziando indebite connessioni, queste non comportano

mettersi dalla parte dell’uomo inserito nell’essere assolutamente dalla parte di Dio.

Sono infatti tre i percorsi fondamentale dell’uomo nella storia quello temporale, intellettuale e

spirituale; questi corrispondono alle tre fondamentali dimensioni dell’umano conoscere ed

operare:filosofia, religione e politica.

La filosofia per la sua capacità di individuare i principi, ha il compito di indicare il fine prossimo

dell’umano conoscere ed operare; la religione impegnata sul fronte trascendente, rafforzata dalla

verità rivelata, addita il fine remoto, e la politica che è la scienza dei mezzi per conseguire il fine

proprio della società civile.

Sino a che filosofia, religione e politica operano in autonomia si ha il progredire dell’umano

conoscere ed operare e storicamente si assiste all’avanzare di grandi civiltà se esse perdono di vista

il fine- la filosofia rinuncia alla verità, la religione all’assoluto, la politica ai principi radicati di

verità ed assoluto- si avranno epoche di decadenza in quanto l’uomo cessa di muoversi nella verità.

La chiusura acritica a intelligenza e religione ha come conseguenze stupidità e secolarizzazione,

come dire clericalismo laicista (attraverso la filosofia), e il clericalismo ecclesiastico (attraverso la

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religione), smarrita la loro autonomia, si pongono al servizio di una politica senza saldi principi, la

confusione dei ruoli regna sovrana.

La modernità spalanca le porte alla mediocrità che finirà per salire in cattedra: non più filosofi ma

filodossi, non più scienziati ma tecnologi, non più intellettuali ma opinionisti, non più sacerdoti ma

preti, non più santi ed eroi ma moralisti e pusillanimi, non più integrità ma integralismo…

Il clericalismo laicista è caratteristica dell’uomo dimissionario perché rinunziatario dello spirito,

dimentico del proprio essere protagonista della storia, il quale attende dall’ordine esteriore politico-

sociale e dalla sua burocrazia la soluzione dei problemi che fanno capo a lui.

Senza Verità alla mente opera nel mondo in assenza di punti di riferimento e nella confusione di

principi e valori.

Il laicismo presume di liberare gli uomini dalla religione e di affidarli alla ragione ma finisce per

renderli tributari di ogni sorta di superstizione ed idolatria- di ragione, storia, arte, di scienza del

potere, di ricchezza, dell’efficienza, del potere, del piacere ecc…. tutte forme di pseudo-religione

con i loro officianti e i loro riti.

Il clericalismo ecclesiastico è caratteristica della chiesa non consapevole che instaura un modulo di

dialogo di cedimento, pronto a scendere a compromessi anche su questioni legate a verità

filosofiche religiose e teologiche inalienabili, impossibilitata quindi a seguire l’insegnamento

evangelico “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Le principali tappe della modernità sono

- Esordio protestante: Lutero (1483-1586)

- Avvio alla secolarizzazione: Cartesio (1596 -1650).

- Esigenzialismo codificato: Kant (1724-1804).

- Radici dello storicismo: Hegel (1770-1831).

- Dissoluzione del mondo borghese-capitalistico: Marx (1818-1883).

- Dissoluzione del mondo borghese cristiano: Kierkegaard (1813-1855).

Esordio protestante

La perdita di fiducia nelle forze della ragione e nella sua capacità di essere ragionevole comporta il

successivo diniego della sua possibilità di mettere a fuoco la realtà personale e naturale.

Secondo Lutero il massimo di libertà nel fedele nella lettura della bibbia cui segue il niente di

libertà del credente di fronte a Dio: la dissoluzione della consistenza ontologico-metafisica

dell’uomo è avviata.

Il protestantesimo trovava la natura umana tanto depravata da non poter far altro che peccare, nega

il libero arbitrio.

Nel protestantesimo l’uomo di fede si sente spinto ad operare come strumento della grazia, qui si

trova una prima forza di potenza della volontà, propria dell’uomo sospinto dallo spirito destinata a

divenire una forma di volontà di potenza economica il cui riferimento è il capitalismo e in politica il

riferimento è il nazismo.

Avvio alla secolarizzazione

A 50 anni dalla morte di Lutero nasce Cartesio, con lui la modernità si affaccia sul palcoscenico

della storia europea, il mondo cristiano si secolarizza e inizia la dissoluzione dell’interpretazione

cristiana dell’esistenza. A Cartesio si devono, infatti, la teorizzazione dell’autosufficienza umana e

la critica razionale della rivelazione.

Qui il soggettivismo si ripropone in maniera forte e con grandi promesse che si riveleranno

mirabolanti illusioni, ma ancora presenti ora nell’uomo.

L’oggettività si avvia ad essere intersoggettività e alla fondazione del principio della soggettività

gnoseologica, con la primalità dell’atto di intelletto come fondante del pensiero e sfocia nella

soggettività. 16

In altre parole l’uomo abdica a sé stesso quale ente intelligente, il pensiero perde unità di misura, la

Verità si fa figlia del tempo. Con Cartesio l’uomo si avvia a ritrovarsi privo di patria fisica e

metafisica.

Rosmini è molto attento alla posizione di Cartesio visto che la giudica fondativa di un nuovo modo

di intendere la filosofia.

Per Rosmini non si deve parlare tanto di dubbio metodico, quanto di ignoranza metodica. Lo scopo

della filosofia non è, infatti, la soluzione del problema gnoseologico, ma la soluzione del problema

metafisico.

Secondo Cartesio la filosofia ha inizio perché l’uomo riflette di pensare, quando la mente si trova

nello stato di riflessione e di avvertenza.

Cartesio mette in dubbio proprio il principio di tutta la filosofia, egli teorizza che l’essenza

dell’anima consiste nel pensiero.

Con ciò vengono poste la basi del razionalismo e una delle sue conseguenze è il dualismo

antropologico. Cartesio non è in grado di analizzare nitidamente e compiutamente l’essenza

dell’anima e finisce per identificarla con il pensiero, egli non coglie le componenti dell’essenza del

corpo rex cogitans e finisce per identificarlo con l’estensione rex extensa.

Esigenzialismo codificato di Kant

Con Kant vengono poste le basi di un raffinato ateismo che ammette l’esistenza di Dio giudicandola

però razionalmente indimostrabile. L’essere divino rimane un supremo ideale che chiude e corona

la conoscenza umana intera la cui realtà oggettiva non può essere dimostrata ma nemmeno

contrastata.

La dialettica assenza presenza segna la storia del passaggio dall’insufficienza del sentire

all’esigenza del sapere ossia dalla constatazione della necessità dell’Uno, si pensi all’eros platonico

e all’irrequietezza agostiniana.

Al disegno divino che presiede il cosmo e che ancora per Newton era determinante, subentra il

disegno dell’intelletto umano che resa superflua l’idea di un creatore divino, finisce per denunciare

la propria inabilità a giustificare l’esistenza del cosmo e dell’uomo, perdendoli entrambi, la stessa

scienza per quanto universale è soggettiva è una costruzione formale della mente umana.

La ragione si fa quindi giudice di Dio, del mondo, dell’uomo.

In tale ambito sono identificabili le radici del fideismo tipico del protestantesimo. Secondo Lowith

la religiosità pagana venera il destino, la religiosità cristiana venera la provvidenza, la modernità è

pro-fana, sta sul limitare del tempio. La post-modernità è mondana:ignora il tempio. Il mondo

moderno è ugualmente cristiano e non cristiano perché è il risultato di un processo secolare di

secolarizzazione. Il mondo moderno è mondano e irreligioso, e tuttavia dipendente del credo

cristiano da cui si è emancipato.

L’uomo moderno indifferente al problema di Dio finirà per ritrovarsi abbandonato al puro

decisionismo immotivato e senza scopo.

Radici dello storicismo Hegel

Per Hegel la storia sostituisce Dio. In questa prospettiva Lowith può sostenere che la differenza tra

la fede di Lutero, il cogitare di Cartesio, e lo spirito che sa se stesso di Hegel è evanescente visto

che nessuno di essi conosce ancora l’uomo, nudo e crudo. Tutti credono ancora in qualcosa di

divino e di eterno nell’uomo.

Egli sulla scia del pensiero romantico crede di cogliere l’infinito nel finito, anche se è chiaro che già

con Hegel il destino dell’uomo e il suo fini trovino compimento nel processo storico per cui:

l’uomo misura di se stesso, il mondo e l’uomo bastano a se stessi, qualsiasi slancio verso il cielo è

giudicato velleitario. Si ha la soggettivizzazione del sapere che comporta il consolidamento della

moderna coscienza storica che lontana da quella cristiana e classica, prende atto dell’esaurimento

del processo che vede il secolo cristiano farsi secolare e la storia della modernità-cristiana alle

origini- divenire anti-cristiana nel risultato. 17

La filosofia sedotta dal demone dell’immanentismo, si fa mondana anti-platonica, scienza del

quaggiù e si riduce a metodologia della storia.

L’uomo si ritrova scisso spaccato, opinionista perché non più alla ricerca, insensibile alla profondità

del proprio spirito.

Il tempo ridotto a tempo storico e mondano si riscopre destinato a dissolversi con l’ente finito nel

tutto.

L’uomo non è più in grado di volare gli è stata mozzata l’ala della fede.

Dissoluzione del mondo borghese

Con Marx l’ateismo perviene alla maggiore età e diviene piattaforma della vera critica che condurrà

alla concezione materialistica della storia e alla visione antropologica dell’uomo.

La rottura con la filosofia hegeliana ha inizio nel 1840, si ha una rottura con la filosofia di stato in

nome di un’esteriorità esasperata.

Il mondo ridotto a filosofia di Hegel si rovescia nella filosofia ridotta a mondo in Marx: dopo aver

camminato a lungo con la testa l’uomo, interpretando il mondo, ora deve tornare a camminare con i

piedi, cambiando il mondo.

La dialettica è la stessa riduttiva ed onnivora.

Marx come Hegel è un utopista, e contro le regole della dialettica elevata a principio del reale e del

conoscere, ferma il processo in un determinato punto, a quello in cui desidera a costo di

un’elementare sgrammaticatura.

Marx si ferma alla locanda del proletariato e fantastica di una società perfetta, omogenea e senza

leggi. Lui come Hegel (fantastica di un’assoluta felicità della ragione) volevano un’umanità che si

sentisse felice.

Per lui una tale felicità doveva essere preparata con un’attività rivoluzionaria, una rivoluzione

prometeica contro l’ordine cristiano della creazione. Solo l’ateismo dell’uomo che crede in sé stesso

deve prendersi cura della creazione del mondo.

La distruzione della religione cristiana è il presupposto per la costruzione di un mondo in cui

l’uomo sia padrone di sé stesso.

L’ateismo diventa la piattaforma della vera critica. L’uomo marxiano crede di poter edificare la

propria felicità: tutto dipenderà dalle energie che sarà in grado di impiegare contro il mondo

capitalistico-borghese, la cui ossatura portante è il cristianesimo riformato.

L’ateismo con Marx diventa veramente ateo.

La supremazia delle cose sull’uomo che le produce, cioè la dipendenza dell’uomo creatore dalle sue

proprie creature. Si tratta ora di abbattere questa supremazia, e non più una forma religiosa

superiore all’uomo.

Ci ritroviamo agli antipodi dell’inizio dell’avventura dell’uomo alla conquista di sé stesso.

Dissoluzione del mondo borghese cristiano: Kierkegaard.

Se Marx di fronte al mondo borghese capitalistico decide per un nuovo ordine sociale, Kierkegaard

di fronte al mondo borghese cristiano decide un ripristino del cristianesimo annunziato 18 secoli

prima.

Egli punta senza esitazioni verso il cristianesimo avendo cura di contrastare sia Hegel che Marx.

Nella filosofia speculativa di Hegel la storia universale è il giudizio universale, sono gli uomini

potenti e di successo, come Napoleone, che impersonano la grandezza storica, per Kierkegaard in

tutta la storia del mondo, che vede cristianamente come storia della salvezza, vi è in realtà soltanto

un unico grande uomo, l’uomo-dio che è morto per gli uomini sulla croce.

Per lui Dio sussiste solo nella soggettività e per la soggettività di uno specialissimo rapporto con lui,

egli distrugge l’oggettività del Cristianesimo e soggettivizza la verità.

Kierkegaard rifiuta l’illusione storicistica consolida il processo che porterà l’uomo moderno

defraudato del sapere vero e della fede autentica, alla consapevolezza della propria

mondanizzazione infelice. 18

Egli conosce un Dio isolato estraneo al mondo. A lui manca la fede nella creazione entro la quale

l’uomo e il mondo si appartengono per via del loro creatore e l’uno è ordinato rispetto all’altro.

La cristianità a lui contemporanea riformata paga di un cristianesimo annacquato ridotto a

cristianesimo volgarizzato per la folla è identificato da Kierkegaard nel mondo borghese-cristiano

ossia nella mediocrità protestante dei cristiani che conciliano Cristo con il mondo in maniera

scorretta e compromissoria delle due parti.

Secondo Sciacca i fratelli separati sono quelli che sono testimoni involontari dell’assurdità di un

mondo defraudato dal Principio.

Essi sono critici spietati delle illusioni dell’uomo moderno anche se rimangono soffocati, quindi

irretiti dell’atmosfera culturale della modernità, satura di immanentismo, laicismo r riduzionismo

per cui rimangono incapaci di trovare la via di fuga.

I fratelli separati sono coloro che soffrirono e che soffrono per la mancanza di una adeguata

soluzione al problema dell’esistenza umana e dell’esserci delle cose per cui denunciano

l’inconsistenza e l’insulsaggine dei miti moderni, tentativi falliti di catturare l’infinito nel finito, essi

contribuiscono anche a sgonfiare l’amplificazione retorica del cogito in Io trascendentale, inoltre

mettono a fuoco la miseria dell’uomo, vista nella sua esclusiva fragilità. Fratelli separati sono quelli

che non cadono vittime delle astuzie della ragione che promette loro la perennità terrena

esclusivamente mondana, ma sono anche incapaci di vedere l’immortalità, di avere fede in un futuro

transmondano , percependo quindi la vanità del tutto e invidiando la natura che manca di una tale

consapevolezza.

Essi dopo aver sperimentato la solitudine di chi vive nella menzogna di Dio e del mondo sperano

all’annullamento degli elementi che non conoscono luce di coscienza, ma restano indifferenti alla

catastrofe umana.

Nei fratelli separati la mancanza dello spirito di intelligenza non si identifica con la stupidità visto

che si accompagna alla consapevolezza del dramma umano già delineato.

Essi sono incapaci di vedere la positività della vita, non cadono nell’errore di scambiare per

conquiste apprezzabili quelle conquiste osannate dalla stupidità. Fratelli separati sono quegli atei

che soffrono la mancanza di Dio. In Leopardi si ha la consapevolezza che la negazione di Dio porta

alla negazione dell’uomo, Hegel annulla l’uomo nello stato e compie l’operazione da perfetto

incosciente, nella massima indifferenza.

Gli atei infelici vedono abbastanza da essere sgomenti la fragilità dell’uomo, non riescono a

cogliere la solidità umana essi sono convinti che questo mondo dove il male e il dolore schiacciano

senza un perché, non merita di esistere.

Il suicidio per alcuni di loro è un buon avvio, è una proposta qualificante l’uomo sul piano morale,

risolutorio sarebbe il suicidio universale.

Essi temono il dolore della vita.

I fratelli separati usano la ragione vivendola come una condanna…vedi Pirandello perciò ragionare

è la condanna dell’uomo, inchiodato da un fato oscuro a vivere sempre sporto sull’assurdo della sua

incomprensibile vita.

Secondo Sciacca pensatori come Schophenauer, Nietzsche, Leopardi, Pirandello sono fratelli

separati; fratelli visto che sono accomunati dalla denuncia della fragilità dell’uomo e della crisi

profonda.

La coscienza del Nulla è vivida per loro e la consapevolezza dell’umano operare è privo di valore.

Sono fratelli perché sanno vedere gli esiti della crisi religiosa che affligge l’Europa e si ribellano

alle menzogne dei nuovi e trionfalistici ottimismi umanistici che cadono vittime dell’inganno di

quanti appendono al Nulla il cartello recante la parola essere perdendo poi l’uomo, in nome del

quale tutta l’operazione prende l’avvio.

Sono fratelli anche perché denunciano il nichilismo verso cui l’occidentalismo avanza, ma loro i

fratelli come dice Sciacca sono incapaci di arrendersi.

Il limite di questi fratelli è la loro incapacità propositiva, il loro restare prigionieri

dell’immanentismo, la mancata scommessa per l’uomo e per il mondo.

19

Ma questi fratelli separati hanno un’importanza molto rilevante nella storia del pensiero sono

campanelli d’allarme molto convincenti e persuasivi per il fatto che la loro è un’autocritica.

Il loro è un cristianesimo rovesciato nella misura in cui questi campioni del laicismo confermano

che la soluzione da essa offerta al problema della vita è una buffonata.

Loro sono testimoni.

Questi fratelli non si rassegnano alla sconfitta e così facendo diventano testimoni di una grande

verità, la loro è una lezione vigorosa contro gli illuministi, gli immanentisti i laicismi di ieri e di

oggi.

L’uomo nietzschiano

L’uomo moderno ha progressivamente e ineluttabilmente negato: oggettività della Verità e

l’esistenza di Dio.

Secondo l’uomo nietzschiano se Dio non esiste nulla è vero e tutto è lecito. L’avvento del

nichilismo implica una triplice negazione dell’essere, del discorso sull’essere e del rapporto con

l’essere.

Tutto questo comporta la netta affermazione del’’nulla di’’ sostanza dove la realtà si riduce a

immagine e apparenza, scienza dove la verità si riduce a favola e morale dove il valore si riduce ad

immagine sfocata.

L’uccisione di Dio comporta l’uccisione del pensiero.

Nietzsche riflette sulla crescente decadenza della realtà umana europea e sulla precarietà

dell’umanità moderna, il cui declino è venuto coincidendo con i successivi tentativi da parte

dell’uomo di trarre da sé la misura della propria umanità, allontanandosi da tutto ciò che avrebbe

potuto costituire valido sostegno e solido fondamento.

L’uomo post-nietzschiano

L’uomo post-nietzschiano si trova defraudato della lealtà nei confronti della verità dell’uomo. La

malattia dell’Europa diagnosticata da Husserl, la sua stanchezza ossia la mancanza di eros

filosofico, caratteristica dell’uomo post- nietzschiano incapace ormai di porsi domande e affetto da

indifferenza per gli interrogativi esistenziali fondamentali. Al XX secolo è consegnato un uomo

rinunziatario dello spirito.

L’uomo contemporaneo è l’uomo del frammento, infatti, la sua visione di sé e di quanto lo circonda

assomiglia sempre di più ad un puzzle che egli è incapace persino di comporre nella sua

frammentata e frammentaria unità.

L’uomo post-moderno non è ancora un uomo nuovo rispetto all’uomo moderno invecchiato e

stanco. La sua saggezza sta nella scelta debole della vita alla giornata, in un narcisismo estetico che

cerca le piccole cose e gli spazi marginali; che mette nei depositi gli ideali forti e i valori perenni.

CAPITOLO TERZO

La riconquista del terzo millennio

L’uomo del terzo millennio dovrà per prima cosa ritrovare sé stesso nella compiutezza delle proprie

dimensioni –intellettiva, operativa e religiosa – e nella relazione con natura, natura umana, Dio solo

così potrà contribuire a rianimare l’occidente e di dotare di un’anima il mondo che pur avendo

migliorato le condizioni materiali di vita almeno in alcuni paesi, soffre proprio in quei paesi il

peggioramento della qualità della vita, poiché ha delegato il sistema sociale la predisposizione delle

condizioni utili all’appagamento.

Il filosofo del terzo millennio procederà come il minatore, saldamente impostato sulle gambe alla

luce del casco posto sul capo, in tal modo potrà rilanciare la triplice vocazione europea – metafisica,

politica e religiosa –e supererà il baratro del dopo Nietzsche.

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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia della filosofia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Rosmini, la forza della verità" di Anna Maria Tripodi. Argomenti trattati nel testo: Il percorso che ha condotto l’uomo all’autocomprensione di sé, differenza tra la natura e natura umana, riflessione sulla dicibilità dell’origine che non è tenebra ma luce, riflessione sulle plurime prospettive del sapere, riflessione sull’immortalità dell’anima.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof De Lucia Paolo.

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