Rischio che l’uomo indirizzi verso sé stesso le sue conquiste. Giovanni Paolo II la cultura deve
essere a misura della persona umana, e il rischio è che si scopra indifferente al proprio principio e al
propria fine.
Necessario riscoprire gli spazi dell’otium e della contemplatio che resero i nostri progenitori capaci
di illuminanti intuizioni e di mettere a fuoco la realtà.
Sono stati necessari tremila anni per delineare l’identikit dell’uomo alla conquista di sé, mentre
trecento ani sono bastati per approdare al nichilismo e vanificare la ricchezza della tradizione e
minare alle recenti acquisizioni scientifiche e tecnologiche sottraendone il fine.
Alla luce del pensiero rosminiano si delinea la fatica all’autocomprensione del sé, riflette sulla
dispersione della comprensione di sé dovuta ad una modernità schiava e non padrona delle proprie
scoperte, incapace di comprendere l’autentica potenzialità proprio perché rinunciatario dello spirito.
Propone una possibile via di riconquista di sé con il compito di riprendere il timone della propria
esistenza.
Antonio Rosmini innamorato della verità. Il dialogo nella Verità libera la mente e serve per
salvaguardare una ricerca degna dell’uomo e posta al servizio della vita.
Se l’uomo del terzo millennio riconquista la propria incompiuta identità ( intellettuale, temporale e
spirituale ) potrà operare costruttivamente delineando il progresso dell’umanità.
Importante l’interiorità che gli offre un criterio di giudizio veritiero, non manipolabile e fondativo
della sua autonomia non autosufficiente.
Pur attestandone la fragilità l’interiorità ne comprova anche la grandezza, ed è origine di speranza
intesa come attesa certa di un futuro che nel mondo ed oltre il mondo è nelle sue mani.
Il percorso che ha condotto l’uomo all’autocomprensione di sé stesso ossia alla sua consapevolezza
ha le sue radici nell’antica Grecia.
L’uomo si è da sempre colto come un mistero, nella culla dell’occidente ha elaborato una serie di
risposte che prima hanno rivestito la forma del mito e poi si sono connotate in chiave razionale.
L’uomo greco ha messo a fuoco una dimensione intellettiva che ha generato la filosofia che
risponde diversamente dal mito a delle domande fondamentali riguardante identità, origine e fine
dell’uomo e dell’intero universo.
- chi sono
- da dove vengo
- dove vado
L’uomo quindi comincia a riflettere sulla:
a)differenza tra la natura e natura umana
b)sulla dicibilità dell’origine che non è tenebra ma luce.
c) sulle plurime prospettive del sapere
c)Sull’immortalità dell’anima.
Sulla differenza tra natura e natura umana.
L’orto della coscienza europea è la Grecia dove si delinea un tipo di carattere contrapposto a quello
asiatico che acquisisce consapevolezza rispetto alla propria autonomia e responsabilità.
Concezione dell’uomo come natura umana ossia come principio delle proprie azioni.
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E’ ancora un uomo terreno che vive totalmente nel presente la cui vita è decisa dal destino, ma ha la
consapevolezza di dover valorizzare nel presente.
Il semplice fatto di esistere di vivere nel tempo comporta già una dimensione religiosa; spesso la
sacralità è camuffata nell’immediato e nel quotidiano.
La gioia di vivere scoperta dai greci rivela la beatitudine di esistere e di partecipare alla grandiosità
del mondo.
Orfici e Pitagorici conferiscono il primato all’anima di natura divina e quindi immortale
imprigionato in un corpo che deve essere aiutato a liberarsi con purificazioni.
Si origina una prima forma di dualismo antropologico in questo caso il corpo è dato all’ostracismo,
è un peso di cui bisogna liberarsi frutto di una colpa originaria, solo all’animo compete l’accesso
all’altra vita.
Socrate è iniziatore dell’umanesimo egli scopre il pensiero che è una dimensione essenziale che lo
colloca al di sopra del finito e del sensibile.
Per lui la virtù è un bene e una sapienza. L’invito di Socrate è conosci te stesso. Egli ha insegnato
che la filosofia è riflessione sull’uomo e sulla sua vita nel mondo.
Con Socrate l’Essere si consolida e passa alla storia come Verità e di essa l’uomo è alla ricerca.
Importante il dialogo sulla verità di Platone la sua è una filosofia dell’uomo integrale, l’uomo come
corpo e anima, corpo e pensiero capace di bene e di male, egli sottrae le mobili cose allo spazio e al
tempo per fissarle nell’eternità, ha una realtà che non conosce, ma sa che è.
.
Platone ricerca le condizioni della conoscenza e sottrae l’identità umana sottraendola
all’adeguazione essere/non essere sentito ancora teorizzato dai Sofisti per i quali il mondo basta
all’uomo. L’essenza dell’uomo è il pensiero per mezzo del quale può rendersi simile a Dio.
Solo la natura umana è in grado di offrire il meglio di sé o il peggio ed è capace di inchiodare il
pensiero con interrogativi che esigono risposte adeguate.
A Platone filosofo dell’uomo segue Aristotele il filosofo della natura che è il prototipo dello
scienziato, la mente più universale del pensiero antico. Egli studia l’uomo da vicino e costruisce
un’antropologia dal basso che finisce per compromettere l’immortalità dell’anima.
Al contrario Platone era autore di un’antropologia dall’alto perchè egli parte dall’anima e dalle sue
proprietà e poi discende verso la sua situazione attuale di prigionia nel corpo, Aristotele studia
invece l’uomo nel suo concreto.
Egli riconosce nell’uomo non solo la causa delle sue azioni, ma il signore di esse.
Sulla dicibilità dell’origine
Il problema dell’Origine diventa poi il problema del Principio e concerne il rapporto uno-molti.
La filosofia nasce come metafisica ossia come ricerca del principio primo di tutte le cose dell’archè.
Da sempre l’uomo di non essere principio di sé perché le grandi illusioni dell’autosufficienza sono
appannaggio della modernità.
I primi filosofi o fisiologi pongono al servizio della soluzione del problema metafisico le loro
conoscenze scientifiche che sono anche di altissimo livello. La storia del pensiero annovera tra le
proprie file Talete, Anassimene che individuano l’origine in acqua, Apeiron, e l’aria.
Ciò che accomuna le diverse prospettive è la convinzione che:
- L’origine unica della realtà esiste
- E’ compito dell’uomo ricercarla.
La verità è e permane offrendo un sicuro e non manipolabile punto di riferimento per l’uomo;
storicamente avanza l’umana conoscenza di essa. 2
Con il trascorrere del tempo il filosofo affinerà le proprie capacità logiche e potrà fare a meno e
abbandonerà il mito pur tuttavia egli rimane fondamentale testimonianza della fantasia espressiva
umana.
Sulle plurime prospettive del sapere
Il primato assegnato a teoresi e contemplazione implica il superamento dell’immediatezza e la
necessità della mediazione, non è sufficiente venire in contatto con sé stessi e con quanto è attorno a
sé stessi, occorre riflettere su sé stessi e su quanto è attorno a sé per conoscere sé stessi e ciò che è
attorno.
Esiste quindi un ordine nell’uomo e nell’universo intero, che l’uomo è chiamato a scoprire, proprio
in quanto non ne è l’artefice. L’uomo forma ed elabora una conoscenza di sé e dell’universo che gli
conferma la posizione intermedia da lì occupata.
Egli può e deve conoscere sé e l’universo, ma non è l’origine di sé né dell’universo.
L’obbligo della filosofia è quello di ricordare alle singole discipline la differenza della natura
umana sulla natura. In ciò sarà aiutata dall’avvento del cristianesimo che arricchirà il mondo della
cultura, offrendo elementi utili alla soluzione dei problemi ancora non risolti.
In Grecia nasce il concetto di cultura come paiadea intesa come ricerca che l’uomo fa di sé stesso.
La formazione dell’uomo coincide con la ricerca della verità in tutti i domini che possono
interessarlo e contribuire alla sua formazione.
Alla formazione culturale non basta una cultura settoriale e specialistica che può fare dell’uomo un
pozzo di scienza ma che però non vede al di là del proprio naso, occorre la sapienza capace di
coniugare verità e virtù, fornisce un senso a tutte le acquisizioni che se non sono armonizzate tra
loro rischiano di soggiogare l’uomo.
Bisogna che ogni uomo risvegli il filosofo che è in lui nel senso che deve essere capace di curiosità
e di meraviglia.
La storia del pensiero soprattutto filosofico si dipana secondo due direttrici.
Le due traiettorie che concorrono alla formazione della storia personale e sociale sono per Rosmini
il sistema delle verità e il sistema dell’errore.
Il primo registra le progressive acquisizioni conoscitive dell’uomo alla ricerca della verità dove tale
ricerca è condotta con coraggio e ardire filosofici con umiltà, ed è legata alla consapevolezza che
l’uomo è capace di verità, ma non ne è il principio: sono così delineate le plurime prospettive del
sapere. Il secondo registra il progressivo allontanamento dalla verità e il disinteresse per essa che
giunge sino alla sua negazione.
Sulla immortalità dell’anima
Se per gli orfici e i pitagorici l’anima non è quella che pensa e sentenza è un quid ignoto ed
impersonale dal quale si distaccherà per ricongiungersi con il principio divino e in esso annullarsi.
Con Socrate l’anima acquisisce un carattere personale. Egli creò la concezione dell’anima e
l’influenza che ci ha familiarizzato con questo concetto è il Cristianesimo.
Socrate per testimoniare la Verità e la propria fede nell’immortalità dell’anima si uccide bevendo
cicuta.
Il primo a confrontarsi con Socrate è Platone che cerca di capire le sue ragioni.
L’immortalità permette la riparazione dei torti subiti a causa dell’ingiustizia umana, ma è ancora più
importante che essa sia attestata nell’inesauribile ricerca del Bello Buono e Vero, ed infine che essa
sia dovuta all’essenza stessa dell’anima la quale è vita inesauribile senza principio ne fine.
All’immortalità dell’anima è riconducibile la nostalgia del Divino o del Principio.
Ad Aristotele si deve la sottolineatura della complessità del problema, secondo alcuni la sua
filosofia comprometterebbe l’immortalità dell’anima intellettiva umana.
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La messa a fuoco della dimensione intellettiva da parte dell’uomo greco esemplificata attraverso i
dati indicati sul tema della differenza tra natura e natura umana, la dicibilità dell’origine, le
prospettive del sapere e l’immortalità dell’anima delineano la prima parte del percorso che ha
condotto l’uomo all’autocomprensione di sé e configura la sua vocazione metafisica.
L’uomo greco insegna che la filosofia è dalla, nella per la Verità.
La negazione di ciò patrocinata dai sofisti comporta negazione della filosofia e sopravvento della
filodossia: al sistema della Verità subentra il sistema dell’errore.
In Grecia si trovano le radici della metafisica dell’oggetto che teorizza un idealismo oggettivo cioè
che l’essere è idea data dalla mente. L’essere è posto in relazione alla mente ed è legge.
La metafisica greca e cristiana considerano la ragione umana capace di verità, cioè con la capacità
di conoscere verità oggettive, ciascuna universalmente valida e non contraddicente l’altra, anche se
ciascuna e tutte insieme, come questa o quella verità, rispetto alla verità totale, sia sempre parziale,
ma ugualmente universale e assoluta nel suo ordine come questa o quella verità.
Questa o quella verità non sono che le prospettive sulla Verità, e contribuiscono alla delineazione
dei diversi percorsi verso di essa.
Sciacca è considerato il grande teorico dell’idealismo oggettivo nella contemporaneità: i caratteri
della verità che è posta in relazione alla mente umana - eternità, necessità, universalità…- si
rivelano ben diversi dalle caratteristiche della mente stessa, che appare temporale, contingente e
relativa come il soggetto a cui appartiene.
Queste qualità differenti suggeriscono la distinzione tra:
- Verità-oggetto della mente
- Mente-soggetto pensante
Tale distinzione non comporta separazione perché una verità è sempre verità per una mente che la
pensa. La mente è il luogo della verità.
La relazione verità mente è essenziale:
- La Verità è l’essere posto in relazione alla mente e
- La Mente è tale, poiché è capace di verità, anche se non ne è l’artefice.
La mente umana o l’umano pensiero essendo temporale, contingente e relativo è incapace di
possedere la totalità della verità con un unico e proprio atto, pur permanendo capace di coglierne
con certezza i diversi aspetti in chiave prospettica.
Due sono le conseguenze fondamentali, scordate le quali, l’uomo opererà contro sé stesso:
a) L’uomo è capace di conoscenze assolutamente vere, ma egli non è il creatore della verità.
b) Dunque la verità preesiste al pensiero: non vi è la verità perché è il pensiero che la fa, ma il
pensiero si fa nella verità, la quale fa che esso pensi e la pensi.
L’uomo greco scopre l’esistenza della verità e alcuni suoi caratteri come Unicità, Bellezza e Bontà;
all’uomo cristiano anche in virtù dell’apporto della Rivelazione spetterà il privilegio di disvelarne
l’essere persona.
Gli uomini votati alla ricerca della verità non saranno più chiamati sapienti, ma filosofi.
Socrate proclama la propria ignoranza, infatti, questa è la condizione della ricerca, solo chi sa
veramente, sa quante cose ci siano ancora da conoscere.
Platone narra di Eros simbolo della filosofia come perenne ricerca coraggiosa ed ardita della verità.
La distinzione verità pensata-soggetto pensante è il fondamento di ogni possibile ragione
dell’esistenza di Dio, a conferma di come natura umana e Assoluto /Dio si affermino o si perdano
insieme.
L’uomo greco insegna all’umanità che la negazione della capacità propria della natura umana di
conoscenze oggettive comporta la perdita della specificità di quella natura ossia la perdita
dell’uomo.
L’uomo ha due modalità fondamentali di dispersione della comprensione di sé, egli può perdersi:
- Per difetto si sminuisce. L’uomo elimina il momento della riflessione e quindi il pensiero opera
al di sotto delle proprie potenzialità. In questa situazione si deifica cioè si opera alla cieca, non
è costruttivo e invece di fare si disfa. 4
- Per eccesso si ingigantisce se l’uomo si affida esclusivamente alla riflessione argomentatrice
smarrisce la consapevolezza del proprio limite e si illude di poter operare al di sopra delle
proprie potenzialità. In questo caso si deifica si fa cioè del proprio pensiero l’assoluto.
In entrambi i casi si richiede un cammino di riconquista di sé.
La metafisica dell’oggetto si afferma dunque come l’unica visione dell’uomo e del mondo intero
idonea a collocare nella giusta dimensione la differenza tra natura e natura umana.
Il teismo e l’esemplarismo
La metafisica dell’oggetto cui fa capo l’idealismo oggettivo è alle origini di.
- Teismo che è caratteristica ontologica fondamentale della persona visto che ne caratterizza la
specificità.
- Esemplarismo che teorizza una visione finalistica del cosmo e celebra il primato
dell’intelligenza.
Il loro abbandono legato alla modernità porterà a conseguenze devastanti.
Il teismo:
La luce di Dio che è origine e principio con le sue particelle concorre a dare vita ad ogni singolo
uomo che è costituito da e nella verità.
Tale verità che è il divino nell’uomo è la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo è
ponte tra la creatura e il creatore è la via che conduce a lui.
L’uomo non aspira puramente a conoscere, vuole amare ciò che conosce.
Secondo Rosmini la persona umana è la sintesi tra la corporeità e l’intelligenza che sono ragione ed
origine della sua azione morale nel mondo che si esplica in una triplice direzione:
- Verso l’intero universo (natura)
- Nei confronti degli altri esseri umani (natura umana).
- Nei rapporti con Dio
La Verità fonda la mente dell’essere umano, è forma della sua mente, perciò, la rende capace di
pensare che vuol dire porsi alla ricerca del proprio Principio.
Il momento intuitivo della conoscenza corrisponde alla visione interiore della Verità.
La ragione si mette all’opera grazie alla presenza della Verità o dell’Essere nella sua forma ideale,
gli enti finiti diventano intelligenti – natura umana – ed è stabilita la differenza con gli altri enti
finiti – la natura-.
La ragione si mette all’opera e una volta costituita dalla e nella verit&agr
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