Prima di Amerigo - I Vespucci da Peretola a Firenze alle Americhe
Da Peretola a Firenze
Amerigo venne alla luce il 9 marzo del 1454 nella casa di Ognissanti, famiglia che non era dei maggiorenti cittadini. Vespucci inurbati solo nel secolo precedente. Scarsa influenza politica almeno fino alla piena età cosimiana. Peretola zona da cui provenivano tra le più povere del contado. L'origine recente non poneva alcun ostacolo reale alla possibilità di ascesa di un individuo.
All'epoca dare fuoco alle carte private, patrimonio memoriale dell'intera stirpe, era una reazione quasi criminale. Non vi è testimonianza documentata del Vespucci. L'assenza di una tale concentrazione di risorse è compensata dall'abbondanza di documentazione, pubblica e privata, che si conserva nell'archivio di Stato di Firenze, e spesso si incrocia al materiale documentario prodotto da altre casate. Presenza in città del Vespucci data certamente agli inizi del XIV secolo.
I Vespucci delle origini
Dalla casata si conoscono due rami principali: da Vespuccio e da Spinello senza un antenato comune. Il più antico tra i due era da Vespuccio con figlio Lapo. A questo ramo appartenne Ser Cisti di Lapo Vespucci nel 1312 fu notaio della signoria. Come lui nessuno dei suoi tre fratelli Giraldo, Salvi e Lorenzo poter fare conto su successione duratura in grado di garantire la continuità della stirpe. Essa si estinse nel giro di tre generazioni con il bisnipote di Lapo, Domenico.
Gli eredi di Vespino tra mercatura e politica
L'altro ceppo anche se originario di Peretola da cui discende Amerigo. Vespino con i due fratelli Bruno e Bartolo. Suo nipote Lapo di Biagio che fu uno dei primi individui della casa degno di rilievo pubblico. Console nel 1421. Dal primo decennio del 400 ruolo di carattere amministrativo e finanziario. Attività di Lapo come cambiatore appare definitivamente decollata pochi anni dopo.
Suo fratello Piero qualifica di mercator. Fu socio dei Borromei e andò nella filiale di Bruges della compagnia insediata a Londra. La sua morte nel 1425 la compagnia si sciolse. Figlio di Lapo Giuliano. Doveva badare alle due sorelle minori Giovanna e Antonia. Insieme a lui viveva il cugino Piero di Simone Vespucci. Vera ricchezza di Giuliano legata all'esercizio dell'attività mercantile in quanto anche lui socio dei Borromei. Si sposa con Bice Salviati e figlia Tommasa.
Giuliano possibilità di carriera nell'esecutivo e nella copertura di ufficio di governo. Simone di Piero Vespucci, il capostipite di Ognissanti…
Simone di Piero Vespucci e suo figlio
Alla morte dello zio Piero, Giuliano venne nominato esecutore testamentario insieme al Borromei. Con loro vi era anche Piero di Simone Vespucci. Piero nato dall'unione tra Simone Vespucci e Giovanna di Francesco da Sommaia. Padre Simone era un mercante e uomo d'affari. Simone incarichi amministrativi di un certo livello e anche incarichi nell’esecutivo. Parte di affari che legavano Simone alla compagnia di Andrea di Bonanno non si interruppero.
Testamento dove fatta eccezione per l'ospedale da lui fondato, nessun bene immobiliare doveva uscire dalla famiglia. Nominava eredi universali i quattro figli Andrea, Giuliano, Giovanni, Piero, previo impegno da parte loro a non vendere né allenare nemmeno parzialmente alcun immobile che fosse parte dell’eredità. Simone mercante di nuova generazione tesa all'accumulo di risorse immobili, moderatamente presente in politica come rivela la sua partecipazione al governo. Ospedale di Ognissanti progetto che rivelò la volontà di lasciare un segno del proprio senso di appartenenza cittadino e della propria stirpe.
In Piero e Giovanni si può individuare una prosecuzione della stirpe di Simone. Fiorente attività di Piero nel commercio di lusso. Fu tra i Conservatori del contado e Conservatore delle leggi l'inverno successivo dal 13 febbraio 1431. Provveditore della gabella del sale e delle porte di Pisa e il Provveditore alle torri. Testamento dove chiedeva che l'ospedale dei Vespucci continuasse a ricevere la somma di 100 fiorini come disposto per legato testamentario dal lavoro Piero di Biagio Vespucci, e aggiungeva a suo nome un legato di altri 50 fiorini alla medesima condizione.
Lasciava poi erede di tutti i suoi beni il figlio Bernardo. Consapevolezza che il solo fratello da cui potesse ragionevolmente attendere degli eredi fosse proprio Giovanni. Aspetti economici e aziendali, era di materiali proposti al disbrigo e alla gestione delle vicende tributarie a Giuliano Vespucci e Giovanni di Guglielmo Altoviti. Tutelare la vedova sempre a patto che la donna avesse scelto di restare coi figli. Nello stesso giorno fece il testamento anche Giuliano. Si integrano vicendevolmente, rivelando l'intenzione che la morte di uno dei due, sia l'altra ad occuparsi di quanto lasciato dal defunto e dimostrando così l'esistenza di un vincolo fiduciario, di stima e di affetto che andava ben oltre la mera e, in questo caso neanche troppa diretta consanguineità.
Eva che i suoi figli rimanessero sotto la tutela di Piero. I restanti possedimenti di Giuliano dovevano essere divisi tra Piero e suo fratello Giovanni ma Piero aveva la priorità. Pretendeva che la sua casa di abitazione non fosse mai alienata da individui esterni al casato dei Vespucci.
Ascesa e declino tra Albizzi e Medici
Giovanni di Simone Vespucci
Giovanni si sposò con Antonia figlia di Uberto di Domenico Ugolini. Ebbe tre figli: Guidantonio, Simone e Piero. Presenza di Giovanni nelle cariche dello Stato come ad esempio Castellato della Rocca Nuova. Disposizione dei Giovanni per gli incarichi di controllo e di polizia. Giovanni il primo Vespucci per il quale sono documentati rapporti con gli aragonesi di Napoli e che il 10 giugno del 1428 Alfonso di Aragona lo nominò suo consigliere.
La devozione allo Stato Commissario di Livorno. Partecipò come arroto per il suo quartiere alla balia del 1434. A rientro di Cosimo interazione col governo da parte di Giovanni rimase lo stesso almeno sulle prime. Nel gennaio del 1436 Giovanni fu inviato a Borgo Sansepolcro come agente della Repubblica. Nel 1438 Giovanni veniva selezionato per una missione diplomatica presso il re di Aragona, come ambasciatore del Comune di Firenze all’aragonese. Nel 1441 ambasciatore fiorentino a Siena e presso Aldobrandino Orsini, conte di Pitigliano. L’abilità diplomatica di Giovanni e i suoi buoni rapporti con gli aragonesi erano preziosa agli scopi della signoria. Podestà di Arezzo.
Giovanni dei Medici gli aveva fatto pervenire un invito a una battuta di caccia a Cerbaia ma Vespucci non poteva allora decise di ricambiare proponendogli una battuta di caccia ad Arezzo. All'inizio vi era una piacevole complicità che legava il Vespucci al figlio di Cosimo però non era destinato a durare a lungo. La balia del 1444 decise solare nemici di Cosimo e non si sa per quale motivo Giovanni Vespucci era fra questi. La prima accusa fu di aver rubato la seconda di aver tramato contro il governo ma la realtà era che i Vespucci avevano un legame forte con gli aragonesi che diventava sempre meno controllabile e quindi fu una questione politica.
Giovanni Vespucci Filippo in galera da dove il 19 ottobre scrisse a Giovanni dei Medici e a suo padre Cosimo. Distanza di un anno il Vespucci non aveva ancora acquisito la libertà, solo nel dicembre del 1445 uscito di prigione e fu mandato in esilio a Roma. Da qui scrisse di nuovo a Giovanni di Cosimo de' Medici nella primavera del 1448 perché suo padre e suo fratello Piero gli concessero la grazia, su richiesta del pontefice. Uscito dal carcere scrisse un testamento dove segnava come eredi suoi tre figli. All'eventuale figlia femmina che fossero nate dopo la sua morte lasciava 1000 fiorini di dote per ciascuna. Questo testamento sarà invalidato in quanto prima di morire nel 1456 dettò uno nuovo. Aggiunse che i suoi figliastri Nicolò e Jacopo nati dal precedente matrimonio di Antonia potevano usufruire del diritto di usare la sua casa.
Il ramo di Giuliano di Lapo tra Medici e Aragonesi
Correva un filo tra Vespucci e aragonesi di Napoli che si allentava però con il filo che collegava il Ramo di Giuliano di Lapo. Giovanni e Giuliano formavano i due più importanti nuclei fiorentini dei Vespucci.
Legami intrafamigliari
Giuliano ebbe fiducia riposta in lui al momento in cui entrambi parenti si trovarono a disporre dei loro beni in sede testamentaria. Sul piano politico sociale Giuliano era uno dei Vespucci più in vista. Ebbe anche incarichi nel territorio come a Pistoia fu nominato podestà. Scrisse tre missive due inviate a Piero di Cosimo dei Medici e la terza a suo figlio Lorenzo il Magnifico. Se le prime due si configuravano banalmente come lettere interlocutorie, la terza quella diretta a Lorenzo rivela il potere di negoziazione clientelare che il Vespucci doveva avere ormai pienamente acquisito nei suoi rapporti con il Magnifico.
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