Cartesio: obiezioni e risposte
II obiezione
L'obiezione è fatta da Marcenne, amico di Cartesio, ma in forma anonima come "amici filosofi e geometri".
Cartesio dice: siamo una cosa pensante e ha finto di non avere il corpo. Marcenne obietta: il pensiero non potrebbe essere determinato da un movimento corporeo? Non potrebbe generarsi nel cervello?
Risposta di Cartesio
1. Nella II meditazione ha esaminato il proprio spirito senza dire radicalmente che non poteva essere cosa corporea. Ha solo capito che indagare lo spirito senza ciò che è attribuito al corpo è più noto del viceversa. Bisogna dubitare di tutto e principalmente di cose corporee. Pregiudizi: ci siamo basati su idee di cose spirituali mischiate a corporee. Abitudine a confondere le cose.
2. Marcenne vuole la dimostrazione di come il corpo non possa pensare. Cartesio cita la VI meditazione: se posso distinguere chiaramente e distintamente una cosa dall'altra allora queste due cose sono distinte o differenti. Ho idea chiara e distinta del mio spirito come cosa che pensa, ho idea chiara e distinta del mio corpo come res extensa. Tutto ciò che pensa è spirito – corpo e spirito sono distinti – il corpo non pensa – Si sbaglia e non si comprende la distinzione perché si giudica col senso e non con l'intelletto. Esempio della cera.
IV obiezione
Fatta da Arnaud, teologo giansenista che tuttavia accetta le regole del metodo cartesiano.
1. Che cosa ti garantisce che la nozione che hai di un oggetto non sia frutto di astrazione? (astrazione = atto in cui enunciamo proprietà che in realtà non sarebbero separate).
Cartesio fa sua la teoria di Agostino (De Libero Arbitrio): posso dubitare di tutto ma non del fatto che io esista. "Se esisti temi di ingannarti? Se non esisti non potresti mai essere ingannato" - Agostino. Cartesio: "Se l'ingannatore mi inganna, io esisto". Dubito di avere un corpo - non sono corpo. Dubito di pensare - io comunque penso - io esisto.
"Ma può anche essere che queste cose che io suppongo non essere, poiché mi sono sconosciute, non siano di fatto differenti da me che conosco" - Cartesio, II meditazione. Segue che siccome non conosce null'altro che il pensiero, null'altro gli appartiene. Nella VI meditazione prova questo attraverso l'esistenza di Dio che è una sorta di garante. "Poiché io so che tutte le cose che concepisco chiaramente e distintamente possono essere prodotte da Dio basta che io possa concepire una cosa senza un'altra per esser certo che l'una è distinta e differente".
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