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Storia della filosofia

Le grandi possibilità teoriche restano sempre aperte che si susseguono. Non sono solo idee arbitrarie confuse ma orientate.

Lezione 1: Mente e corpo della filosofia moderna

Coppia che evoca dibattito contemporaneo ancora molto vivo. Da sempre l’uomo ha la percezione che in se stesso viva anche una dimensione più impalpabile e irriducibile che nella tradizione chiamiamo anima. Oggigiorno la associamo a qualcosa di spirituale e interiore, in realtà è un concetto legato al tema della vita, del soffio vitale. Spiritus legato alla funzione fisiologica del respiro. Visione che ritroviamo nelle forme culturali e religiose più antiche e arcaiche come l’animismo, che come altre ha anche implicazioni cosmologiche. In questa logica non c’è nulla di inanimato.

Hans Jonas, filosofo contemporaneo, in un suo saggio disse che ovunque c’è essere c’è vita: animismo e ilozoismo. Nella percezione originaria dell’uomo c’era l’animazione generale, non mi tacerai inorganica morta, concezione che si svilupperà più tardi. In Cartesio l’operazione dell’identificazione del mentale è correlativa all’operazione di identificazione della materia, res extensa.

L’uomo di tutti i tempi però, anche se percepiva tutto come vivente, per forza doveva fare i conti con un dato che inevitabilmente lo toccava: la morte, enigma, fatto scandaloso da spiegare, contraddizione di quel qualcosa di intelligibile, di auto esplicante, naturale com’è la vita universale, stato primario delle cose, fenomeno originario. La morte quindi emerge come sconvolgente mistero, come il primo grande problema esplicito che scatena la riflessione dell’uomo, che chiameremo filosofia. Tutto il primitivo riflettere combatte con l’enigma della morte e cerca di darne risposta attraverso il mito, il culto, la religione. Da qui anche il culto della morte di alcune culture. Epoca di profeti, antico testamento, Grecia del XI secolo a.C., mondo religioso indiano (karma).

Cultura greca arcaica: duplice concezione delle cose.

Poemi omerici

Fondanti nell’educazione del tempo, troviamo l’uomo come composto psicofisico. Concetto di limite, mortalità dell’uomo in contrapposizione con l’immortalità degli dei. Quando Omero evoca il regno dei morti c’è qualcosa che sopravvive ma parassitaria, fantasmatica, spettrale.

Omero, Odissea: la sorte degli uomini è segnata: il corpo muore e si deteriora annientato dal fuoco (li bruciavano) e l’anima fugge via volando. Quando Achille, che aveva accettato di morire pur di avere un destino glorioso, incontra Odisseo gli dice che preferirebbe essere senza ricchezza e diseredato piuttosto che dominare su tutte le ombre consunte. La morte era vista come il limite ultimo della vita dell’uomo. Fisicità, limite e mortalità completamente contrastante sarà la visione di Platone alcuni secoli dopo.

Platone

Platone, Gorgia: noi vivi attualmente siamo morti e il nostro corpo (soma) è la tomba (sema) dell’anima (psiche). Anthony Long: Da una visione omerica della psiche come qualcosa di disincarnato, spettrale, pura ombra, copia sbiadita, senza vita si passa alla visione platonica che trasforma la psiche in ciò che è portatore della vita e dell’identità dell’uomo nel senso più vero, migliore e reale.

Irriducibilità corpo-anima, misticismo orfico (orfismo: movimento religioso sorto nella Grecia del VI secolo a.C. attorno alla figura di Orfeo, dottrina che propugna l’immortalità dell’anima e quindi la necessità di condurre un’intera vita di purezza al fine di preservare tale immortalità) culti dionisiaci (dio liberatore dell’energia vitale in quanto torna alla vita dall’oltretomba). Sono fonti di Platone, riprese poi anche da Pitagora.

Tema del corpo irriducibile all’anima e giustizia cosmica e del destino individuale. Sorge l’idea che oltre la morte la giustizia venga ristabilita. Orfismo e pitagorismo metempsicosi o metasomatosi / reincarnazione: stessa anima si reincarna in vari corpi e forme diverse a seconda di come hanno vissuto nella vita precedente, escatologia/cosmologia ripresa da Platone. Idea dell’immoralità porta a quella della retribuzione oltre la morte per la vita, per le azioni compiute in essa.

Atene di fine V secolo la domanda era “qual è la natura dell’uomo?” domanda socratica collegata all’imperativo deifico conosci te stesso. Domanda tra sofisti e Socrate, ripresa da Platone, la cui risposta sarà: l’anima identificata come essenza dell’uomo, polarizzata, contrapposta rispetto al corpo (dualismo). Anima come interiorità psichica e razionalità. Emerge in lui il tema della cura dell’anima, attività non solo teorica ma che comporta un coinvolgimento esistenziale. Anima come sede dell’identità vera dell’uomo. Il corpo non può essere governato da se stesso e nemmeno da ambedue le cose insieme, quindi l’uomo o è nulla o è anima. (L’immortalità dell’anima Platone)

Problema ineludibile, scandalo della morte, che tutti ci poniamo. Socrate trascorre il suo ultimo giorno di vita con i suoi discepoli discutendo se si possa vivere oltre la morte. L’Atene democratica fu quella che condannò Platone. Paragonabile all’ultima cena. Mentalità animista, vitalità e movimento. Anima è principio di automovimento, visione che Aristotele contesterà, il moto è sempre mosso dal primo motore immobile.

Fedone, dialogo maturo di Socrate per mano di Platone in cui matura il concetto di idee. Sviluppa una serie di dicotomie: incorruttibile, costante, immortale, uniforme, indissolubile, intelligibile, divino è anima e viceversa ciò che non è mai con se medesimo costante, umano, mortale, multiforme, sensibile è il corpo. Anima legata a un mondo ontologicamente privilegiato (dell’essere), che non si corrompe, intelligibile, quello delle idee —> articolazione metafisica e gnoseologica (natura della conoscenza). Allora le anime preesistono e da qui l’idea della reminiscenza e della reincarnazione. Da qui il problema dell’immortalità dell’anima.

Platone sviluppa una teoria anti sensualistica e anti empirica della conoscenza. Teoria delle idee ha motivazioni ontologiche ma anche gnoseologiche/epistemologiche: c’è nell’uomo la possibilità di una conoscenza vera che non proviene dai sensi che permette di cogliere l’intelligibilità, la verità, l’essere. Problema della giustizia (morte maestro Socrate) e scoperta geometria, verità che non si fonda sull’empirica esperienza. Concezione etica ascetica e gerarchica, subordinazione del corpo all’anima. Platone giustifica la tripartizione dell’anima. Lo stesso agente non può agire in modo contraddittorio rispetto allo stesso oggetto infatti in noi non c’è un unico principio che agisce. Anima irascibile, elemento delle passioni venali (coraggio, ira), anima concupiscibile degli impulsi sensibili (appetiti, cibo e bevanda, sesso) e l’anima razionale, che deve conservare il dominio. Nel Fedro auriga dove sono soggiogati due cavalli, anima concupiscibile e irascibile, che devono tendere verso l’alto, pena sbandamento.

Superato il dualismo anima-corpo, il governo armonico dell’anima razionale deve operare gerarchicamente un ruolo guida sia come modello politico (repubblica, parallelismo tripartizione anima e classi sociali) che come modello individuale. Dev’esserci armonizzazione, non repressione. Concetto che riprende anche la cosmologia: l’anima deve governare il corpo cercando di conformarsi e armonizzarsi ai movimenti cosmici.

Lezione 2

Aristotele riprende la tripartizione dell’anima di Platone e classifica gli enti naturali. Trattato “Peri psyche” primo trattato sulla psicologia in un contesto biologico, psicologia quindi diversa da come la intendiamo noi, in cui si occupa dell’anima. Anima fortemente legata al fenomeno della vita. prima che a quelli propriamente mentali, psichici. Anche per lui è principio di vita e quindi di biologia.

Tipi di funzioni dell'anima

  • Anima vegetativa: funzioni fisiologiche, crescita, nutrizione, metabolismo, respirazione, riproduzione (piante, vegetali) in Platone non c’era. Legato a riproduzione: Organismo vivente ben costituito e sano al culmine della sua parabola genererà un individuo numericamente diverso da lui ma identico per specie. Ogni essere tende all’eterno in questo senso, nonostante sia mortale e soggetto a deterioramento, invecchiamento e morte, il perpetrarsi della specie consentirà di farlo rivivere nel tempo. Realizzano questa partecipazione all’eterno non individualmente ma sul piano della specie. Spiegazione scientifica di tutte queste funzioni del vivente.
  • Anima sensitiva: sensibilità, locomozione cioè capacità di (animali).
  • Anima razionale: pensiero universale svincolato dalla particolarità, deliberazione, volontà guidata dalla razionalità (uomo).

Ari si chiede se ciascuno di questi principi sia un’anima in sé o una parte di essa. Ad alcuni viventi appartengono tutte le facoltà, ad altri sono alcune o una sola. Quella vegetativa, fisiologica è quella di base. Come nelle figure geometriche, il termine antecedente contiene il potenza quello successivo, ad esempio il quadrilatero contiene il triangolo, così nella facoltà sensitiva è presupposta quella nutritiva.

Egli nega la compresenza delle tre anime diverse come separate. Le funzioni superiori assorbono quelle inferiori. Nel caso dell’uomo l’anima unitaria è caratterizzata dalla razionalità ma al contempo assolve anche le funzioni più basiche e fisiologiche. Cos’è l’anima: sostanza nel senso di forma, essenza di un determinato corpo. Sostanza: ousia, participio presente del verbo essere, ente, ciò che realmente esiste. Omonimia: stessa parola per cose differenti. L’occhio del vivente si chiama occhio così come quello dipinto o quello di pietra, ma per omonimia, sono in realtà cose diverse. Quando si muore il corpo cessa di esistere. Il cadavere non è più quell’uomo ma solo un corpo per omonimia. Idea olistica per cui il tutto viene prima della parte.

Anima è principio di vita legata ad un corpo, organismo vivente. il nesso tra questi due livelli non è altro che la coppia materia-forma, ontologia di tutti gli esseri —> ilemorfismo (hyle: materia morphè: forma) per far fronte al problema del divenire.

Comunemente forma è oggi solo configurazione esteriore, figura e “formale” ha un’accezione di indebolito, non sostanziale come dovrebbe essere. La forma invece secondo Ari cattura la struttura profonda della materia che la organizza e governa. La forma è il principio strutturale interno come il DNA.

Anima —> Forma. Corpo —> Materia. Per lui sono principi relativi e correlativi. Una forma è sempre in rapporto a una materia, in realtà per lui esistono anche forme immateriali. Nella statua di bronzo noi distinguiamo il bronzo, materia prima originaria e la forma che assume cioè la figura. Il bronzo in realtà ha una conformazione chimica per cui può diventare anch’esso forma della materia (chimica). Per il momento parlare di materialismo non ha senso, il connubio è indissolubile. Cartesio nel ‘600 distruggerà la concezione aristotelica.

Ari prende una strada diversa da Platone che identificò il mondo delle idee come qualcosa di sottratto al divenire e soggetto a stabilità, concetto greco importante. Sono la struttura intelligibile delle cose a differenza del mondo delle cose (Timeo). Punto critico verso Platone, Ari non considera più l’idea (eidos) come qualcosa di separato, ma calato dentro al divenire, dentro l’oggetto concreto. è quindi un’idea particolare, sensibile che, secondo il Demiurgo, plasma le cose e diventa il principio interno del reale che coniuga il divenire con la stabilità.

L’anima è l’atto primo di un corpo naturale dotato di organi che ha la vita in potenza. Atto primo vuol dire possedere certe capacità, atto secondo effettivamente (Un uomo sa come si guida anche se non lo sta esprimendo).

Potenza (materia) - atto (forma) che si manifesta come attività. Le due coppie concettuali vengono assimilate da Aristotele per risolvere il problema del cambiamento, divenire. Forma in quanto tale è esente dal divenire, incorruttibile, ciò che perisce è il composto. Potenza non è nulla, può essere ma non è ancora. (Michelangelo “scultura è più togliere che aggiungere, far emergere quello che già c’è sotto). Dando forma, plasmando, io ho realizzato la potenza. Nel caso di un uomo si esercitano tutte le sue funzioni. Idea di forma è finalistica dello sviluppo di un vivente.

“Non c’è bisogno di cercare se anima e corpo formino un’unità, come la cera e la figura. La materia di una data cosa ha per sostrato tale materia“. C’è unità così intima che non ha senso parlare di rapporto con il corpo perché sono uniti per definizione. no rapporto estrinseco, accidentale anima-corpo (Platone) come tra il timoniere e la nave. Anima autonoma. Lui si muove in un’altra prospettiva rispetto al Socrate in Gorgia, che diceva ad Alcibiade che l’essenza dell’uomo coincide con la sua anima e poi si serve del corpo.

Aristotele: soggetto reale è l’unità inscindibile anima-corpo. “Noi diciamo che l’anima prove dolore, gioia, rabbia, paura, ira, percepisce e pensa. Tuttavia dire che l’anima è in collera è come dire che tesse, fila o costruisce una casa, in realtà forse è preferibile dire chenon che l’anima prova compassione, pensa e apprende ma l’uomo per mezzo dell’anima.

Per Ari viene meno la possibilità della separazione dell’anima, su cui aveva insistito Platone, al fine di rendere giustificabile la sopravvivenza e l’immortalità dell’anima al perire del corpo. Le affezioni dell’anima come passioni e emozioni (ira, coraggio) a chi appartengono? Sono tutte propriamente dell’uomo o alcune proprie dell’anima? Soggetto reale è uomo nella sua interezza o certe attività sono solo dell’anima?

L’anima non opera o subisce nulla indipendentemente dal corpo. La sensazione è legata al corpo, mentre il pensiero in senso stretto, anima razionale, assomiglia molto ad un’affezione propria dell’anima e indipendente al corpo, anche se legato a immaginazione e fantasia, a loro volta legate al corpo. Allora anche il pensiero resta assolutamente connesso al corpo?.

Per Aristotele qui si apre un margine di indipendenza dell’anima rispetto al corpo ma comunque in forma dubitativa e aperta (all’inizio del De Anima). Se noi dimostreremo che esiste un’attività indipendente dal corpo allora vuol dire che nell’anima razionale (intelletto) c’è qualcosa di irriducibile al corpo. C’è un intelletto eterno, immortale e incorruttibile che è una parte dell’anima razionale.

Lezione 3

Stoici —> anima come gerarchia dove quella razionale sta in cima. In Epicuro concezione materialista —> atomismo: non solo i corpi sono fatti di atomi ma anche l’anima, entità materiale e fisica.

La concezione cristiana/ebraica è meno dualistica di quella platonica: vede l’uomo in un modo moto più unitario, un’unità psicofisica. Di fatto nell’Antico Testamento e nell’ebraismo dei tempi di Gesù la credenza dell’immortalità dell’anima non fa parte delle dottrine vincolanti della religione ebraica, intesa in senso platonico. Questa idea emerge gradualmente ed è documentata negli ultimi libri dell’antico testamento, prima è assimilabile alla visione omerica (unità). nel cristianesimo centrale è la fede nella resurrezione del corpo, idea diversa ed estranea rispetto a quella platonica di immortalità naturale dell’anima. Le due concezioni però si sono incontrate ad esempio Agostino incontrò la filosofia nella forma del neoplatonismo e quindi è maggiormente dualistico. Tuttavia è chiaro che la storia cristiana si sviluppa anche sulla scia del platonismo di cui conserva alcune tendenze spiritualistiche dualistiche.

Il ritorno dell’aristotelismo diventa problematico nel 1100-1200 quando i pensatori ritornano nell’ottica ilemorfica e non più dualistica. La scolastica nel ‘200 sentì come innovativo e sovversivo il testo e le idee di Aristotele. L’ilemorfismo di Aristotele consentiva alla Scolastica di riscoprire l’intuizione di un’unità psicofisica dell’uomo, un forte radicamento dell’anima nel corpo che rischiava di perdersi in una prospettiva dualistica. Questo crea problemi opposti: ora bisogna salvare l’irriducibilità dell’anima dal corpo della concezione dualistica. Tommaso d’Aquino pensatore medievale della scolastica definito dottore...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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