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Cartesio

L'età cartesiana è solitamente definita quella relativa alla storia del pensiero che comprende gran parte del '600, per indicare la centralità della filosofia di Cartesio nel più ampio panorama del pensiero moderno. In effetti egli può essere considerato fra le grandi figure che hanno segnato l'intera storia della filosofia fino a dare vita ad uno specifico modo di pensare caratterizzato da categorie, linguaggio, prospettive, problemi nuovi.

Si potrebbe dire che solo con Cartesio la filosofia riprende quel posto centrale che aveva nell'età classica nel quadro complessivo del sapere. Solo con Cartesio ritorna una concezione nuova della metafisica, di una pretesa del sapere umano di confrontarsi con l'assoluto. Una metafisica nuova perché fa peggiore la pretesa di assoluto sulla base della scienza moderna.

Dal "metodo" al discorso "sul" metodo

Per comprendere l'importanza del pensiero di Cartesio occorre partire da una delle sue opere più famose: il discorso sul metodo scritto nel 1637 e pensato come introduzione ai saggi (diottrica rifrazione della luce, le meteore e la geometria). In quel libretto Cartesio ripercorreva in forma autobiografica il cammino della sua formazione per mettere in discussione il valore delle discipline, dei saperi che erano stati alla base.

Una cultura essenzialmente retorico-letteraria veniva accusata di sostanziale inutilità, quando non, come nel caso della storia, non di danno (studiare la storia significa fare come il viaggiatore che sa tutto dei paesi altri e nulla del proprio, conosce il passato, ma non il presente). Il capo d'accusa richiamato da Cartesio riguardava un'esigenza che riteneva irrinunciabile per loro: quella di un sapere in grado di fornire all'uomo un criterio certo per distinguere il vero dal falso. Nessuna delle discipline che egli aveva studiato nella grande storia dei Gesuiti a la Flèche era in grado di offrirgli un tale criterio. Solo la matematica appariva un modello di sapere diverso perché caratterizzato da un procedimento logico necessario. Pensa quindi di poter ricavare proprio dalla razionalità geometrico-matematica, non solo un criterio di verità necessario, ma anche un metodo di ragionamento coerente.

Il metodo cartesiano

Su questa base egli elabora un metodo articolato in 4 punti:

  • Il criterio di evidenza: il principio consiste nel riconoscere una verità immediatamente, perché chiara e distinta, chiara in quanto trasparente a se stessa; distinta in quanto non confondibile con altro. Si comprende come la chiarezza rimandi al principio d'identità e la distinzione a quello di non contraddizione. Il criterio di evidenza è proprio della razionalità matematica che consente di riconoscere un triangolo come tale e di non confonderlo con niente altro. In quanto tale, l'evidenza consiste in una intuizione intellettuale.
  • Analisi (scomposizione): dalla scomposizione di un ragionamento complesso negli elementi semplici che lo costituiscono in modo da poterli sottoporre uno a uno al vaglio del criterio di evidenza.
  • Sintesi: consiste in una ricomposizione del ragionamento nella unitarietà organica che lo costituisce.
  • Verifica o enumerazione: è l'istanza di controllo della correttezza del lavoro metodologico.

Il criterio di evidenza come criterio di verità assoluta

Una volta individuato il metodo, si pone per Cartesio un nuovo problema, quello relativo alla verifica:

  • Del valore di una conoscenza oggettiva
  • Della potabilità di usare il criterio di evidenza come criterio di verità universalmente valido

In altri termini, il problema che pone Cartesio riguarda la possibilità di utilizzare il criterio di evidenza non solo nell'ambito proprio della scienza, ma come il criterio che qualunque uomo può usare per distinguere il vero dal falso. Per rispondere a questa esigenza, egli ritiene necessario un discorso sul metodo, cioè un ragionamento che fondi, che dia legittimazione alla validità del criterio stesso. Se la matematica o la geometria usano il criterio di evidenza, il compito della filosofia è quello di legittimare l'uso, di dimostrare le ragioni che consentono di considerarlo come criterio di verità.

Dal dubbio al cogito

Il punto di partenza del discorso sul metodo coincide con la necessità di dare una risposta alle critiche scettiche rivolte alla pretesa di verità assolute largamente diffuse nella cultura europea tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Ripresa infatti nel tardo Rinascimento dal filosofo Gianfrancesco Pico della Mirandola, largamente diffusa in Francia grazie all'influenza di Michelle de Montaigne. La prospettiva scettica sosteneva l'incapacità costitutiva della ragione umana di raggiungere verità assolute, universali o semplicemente oggettive.

L'obiettivo di Cartesio è quello di utilizzare la prospettiva scettica come il fuoco in cui provare la validità del criterio di evidenza per temprarne il valore di criterio di verità assoluta. Se è vero infatti che nell'uso corrente che ne fa la matematica, il criterio di evidenza si presenta come indiscutibile, proprio per la sua immediatezza (un triangolo si presenta subito come tale e si distingue da qualunque altra figura senza necessità di dimostrazione), è vero anche che...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dolceares di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Savini Massimiliano.
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