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Storia della filosofia - Nietzsche

Appunti di Storia della filosofia per l'esame del professor Di Costanzo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la vita, le opere, il pensiero di Friedrich Nietzsche, il periodo giovanile, il periodo illuministico, l'ateismo per Nietzsche, il problema del nichilismo.

Esame di Storia della filosofia docente Prof. G. Di Costanzo

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"Vengo troppo presto" egli ammette, poiché gli uomini non sono ancora pronti ad accettare questo

cambiamento epocale. I valori tradizionali sono sempre più pallidi, sempre più estranei alla

coscienza, ma i nuovi valori, quelli della gioiosa accettazione della vita e della fedeltà alla terra,

sono ancora al di là dell'orizzonte: "Questo enorme evento è ancora per strada e sta facendo il suo

cammino".Ovviamente, questa storia di Nietzesche contiene numerosi simboli e soprattutto

importanti messaggi .

L’uomo folle: rappresenta il filosofo profeta, mentre gli uomini che ridono alle sue parole

e si prendono gioco di lui rappresentano l’ateismo superficiale dei filosofi ottocenteschi, che

sembrano impassibili davanti al messaggio e agli effetti della morte di Dio.

Le difficoltà che gli uomini incontrano dopo la morte di Dio rappresentano il senso di

smarrimento provocato dalla mancanza o dalla perdita di un punto di riferimento e di

certezze. l’uomo folle dica di essere giunto troppo presto

Il fatto che rappresenta il fatto che gli

uomini non sono ancora completamente consapevoli della morte di Dio, ma sicuramente lo

diventeranno con il passare del tempo.

che secondo l’uomo folle restano

Le chiese semplicemente le fosse o i sepolcri di Dio

rappresentano la crisi della religione.

Come sappiamo, Nietzesche non credeva in Dio, però la descrizione che egli fa nella sua opera,

riguardo allo smarrimento provocato dalla morte di Dio è cosi sentita e profonda, che sembra scritta

da un fedele. In realtà, per Nietzesche la morte di Dio rappresenta un forte trauma, ma solo per un

uomo che non è ancora superuomo e che grazie al superamento di tale trauma può diventarlo.

Quindi, la morte di Dio coincide con la nascita del superuomo, cioè con il passaggio che porta

l’uomo a diventare un superuomo. il filosofo, l’uomo

Secondo può diventare maturo, quindi

superuomo solo quando ha coraggio di affrontare la realtà e di prendere coscienza della perdita

delle certezze. Questo superuomo lascia dietro di sé la perdita di Dio e il trauma da essa provocato,

ma ha davanti a sé la libertà; nel senso che senza certezze e senza un punto di riferimento il

superuomo può costruirsi da solo la propria vita. La morte di Dio infatti, sebbene causi un crollo, un

duro colpo all’inizio, meraviglia l’uomo , ma allo stesso tempo lo incita ad iniziare una nuova vita,

in assoluta .Il superuomo però, esiste solo alla morte di Dio, perché se Dio esiste, significa che il

mondo non vive più nel caos, e quindi il superuomo non ha più senso.L’ateismo secondo Nietzsche

non è solo un evento, ma è soprattutto un istinto filosofico; in quanto, a lui e a molti altri filosofi,

piacciono le certezze e la verità e questo li porta a non accontentarsi di risposte vaghe e

inconsistenti e addirittura grossolane. Per Nietzsche Dio è una risposta grossolana e inconsistente,

in generale. L’ateismo di Nietzsche

che non soddisfa ne lui ne i pensatori, è molto radicale, poiché

non mette in discussione solo Dio, ma ogni sua immagine e ogni cosa che possa ricondurre ad esso.

IL PERIODO DI ZARATHUSTRA è l’opera che segna l’inizio della terza fase

Cosi parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno

della filosofia nietzscheana, che prende le mosse dalla fine della filosofia del mattino.

si creano due possibilità, ovvero il superuomo e l’ultimo uomo

In seguito alla morte di Dio, , che

l’ultimo uomo è proprio l’opposto del

sono due tipi di uomini completamente opposti : infatti

superuomo. Zarathustra, colui che essendo stato il primo a tradurre la morale in termini metafisici, è anche

il primo ad accorgersi dell’errore della morale, L’opera

non è il superuomo ma semplicemente il suo profeta.

costituisce un poema in prosa, che presenta un tono profetico, caratterizzato da numerose immagini e

simboli, che spesso risultano molto difficili da interpretare. Zarathustra decide a 30 anni di ritirarsi per dieci

anni in una montagna, vivendo in solitudine; una volta presa coscienza di tutte le cose, incomincia il viaggio

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di ritorno, in modo tale da insegnare anche agli altri uomini le cose da egli apprese in solitudine. Gli uomini

però non sono ancora pronti a capire le sue rivelazioni, e dopo essere giunto un’altra volta tra loro per

raccontargli altre cose, ha paura di raccontare il pensiero più profondo, ovvero il cosiddetto pensiero

dell’Eterno Ritorno dell’Uguale. La quarta parte dell’opera racconta il tentativo di vita degli uomini

superiori, cioè di coloro per cui la morte di Dio ha significato un trauma e uno smarrimento, ovvero i

dell’opera

I temi fondamentali sono il superuomo, la volontà di potenza, più sviluppato

nichilisti.

negli ultimi scritti, e l’eterno ritorno.

Il superuomo è il tema più conosciuto del pensiero di Nietzsche e rappresenta un concetto

che viene utilizzato dal filosofo allo scopo di “creare” un tipo di uomo che possieda le

filosofico

caratteristiche espresse dal suo pensiero. Il superuomo è colui che affronta la realtà e prende

coscienza della morte di Dio e quindi della caduta di tutte le certezze e anche della durezza e

tragicità dell’esistenza. E’ colui che va oltre la morale e gli insegnamenti del cristianesimo; è colui

E’ dunque un tipo di uomo

che procede oltre il nichilismo e si propone come volontà di potenza.

l’uomo comune, insomma un uomo diverso da quello che noi

superiore, un uomo che va oltre

Lo spirito passa attraverso tre metamorfosi: 1) da cammello, l’uomo che porta i pesi

conosciamo.

della tradizione e che si piega di fronte a Dio e alla morale, all’insegna del tu devi; 2) diventa leone,

l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all’insegna dell’io voglio; 3) per finire con il

fanciullo, che rappresenta l’oltreuomo, quella creatura non risentita di stampo dionisiaco che sa dir

di sì alla vita e inventare se stessa al di là del bene e del male, a guisa di spirito libero. Il

superuomo nitszcheano possiede dei connotati antidemocratici e reazionari. Il desiderio di liberarsi

sia umane che divine, non è sentito dall’intera umanità, ma solo da una parte di essa.

dalle autorità

Di questa, fanno parte tutti quelli individui che Nietzsche definisce appunto superiori. Però questa

teoria del superuomo non costituisce alcun progetto o spinta politica, perché il filosofo era contrario

a qualsiasi autorità politica del suo tempo. (socialismo, nazionalismo militarista, democrazia

parlamentare ecc) .Il suo è un messaggio di tipo filosofico più che politico.

L’eterno ritorno

Tra le cose che il superuomo deve saper sopportare c’è quello che per il filosofo rappresenta il peso

l’eterno ritorno dell’uguale.

più grande, ovvero, La storia deve essere interpretata come un grande

ritornano. E’ il peso più grande

circolo in cui le vicende del mondo si ripetono continuamente e poi

e insopportabile perché è come se ci dicessero che siamo condannati a rivivere continuamente la

nostra vita sempre uguale a se stessa. Il filosofo non crede nella visione rettilinea del tempo ma si

ricollega alla concezione ciclica propria della cultura greca e indiana Greci. Ciò che differenzia

queste due concezioni del tempo è appunto la diversa prospettiva della felicità. Nella concezione

il compimento del senso della vita è rimandato al futuro, all’aldilà; mentre

lineare del tempo, nella

concezione ciclica ogni attimo contiene in sé il proprio valore e il proprio fine. Dunque per lui il

senso della storia coincide con l’uomo, attimo dopo attimo. Alla vita è restituita la sua dignità e

perfezione, interpretandola nel suo godersela, momento dopo momento. Il secondo significato che

può venire dall’eterno ritorno è una polemica contro lo storicismo, l’idealismo e il positivismo, che

ritenevano che il cammino della civiltà fosse un fatto inarrestabile. Al contrario egli nega che con il

tempo gli uomini migliorino, affermando completamente il contrario e cioè che gli uomini

continuano a commettere sempre gli stessi errori, dimostrando di non capire i loro sbagli. Però, il

superuomo non può che apprezzare l'eternità, l'eterno ritorno, perché è un rinnovarsi continuo della

sua volontà di potenza e del suo dominio sul mondo: un dominio che dovrà ritornare all'infinito, per

l'eternità: ed è questo l' "amor fati" che proclama Zarathustra, l'amore per l'eterno ritorno delle cose;

egli continua a ripetere "ti amo eternità!. Una volta abbandonata definitivamente la città e il

mercato , Zarathustra dialoga a riguardo della dottrina dell' eterno ritorno con i suoi stessi animali ,

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che , a differenza del volgo , lo ascoltano entusiasti , quasi come a dire che essi sono superiori

perchè in fondo l' uomo é il più crudele degli animali.

dell’eterno ritorno è: 1) una certezza cosmologica (siccome la quantità di energia

La teoria

dell’universo è finita e il tempo in cui essa si esprime è infinito, le manifestazioni di essa dovranno

un ipotesi sull’essere che funge da schema

per forza ripetersi; 2) etico, che prescrive di amare la

vita e di agire come se tutto dovesse ritornare; 3) l’enunciazione metaforica di un modo di essere

dell’essere che l’uomo può incarnare solo nella misura in cui è felice. Decidere l’eterno ritorno

significa forse prendere atto di una struttura cosmica già data oppure istituirlo tramite una scelta.

ci fa capire come l’uomo (il pastore)

Nel racconto del pastore e il serpente il filosofo possa

trasformarsi in creatura superiore e ridente (il superuomo) solo a patto di vincere la ripugnanza

soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (il serpente) tramite una decisione coraggiosa nei suoi

confronti (il morso alla testa del serpente).

L’ULTIMO NIETZESCHE

Nell’ultimo periodo, il tema dell’accettazione delle vita lo porta a polemizzare aspramente contro la

morale e il cristianesimo, tipiche forme di coscienza e di azione attraverso cui l’uomo è giunto a

porsi contro la vita stessa. La morale, attraverso i tempi, è stata considerata come un fatto evidente

all’individuo,

che si auto-impone ma non è mai stato preso in considerazione che potesse esserci

qualcosa di problematico. Di conseguenza il primo passo da compiere nei confronti della morale è

mettere in discussione la morale stessa. Egli intraprende un’analisi genealogica della morale, al fine

di scoprirne la genesi psicologica effettiva. Egli ritiene che i presunti valori della morale siano solo

una proiezione di determinate tendenze umane. Innanzitutto la voce della coscienza da cui

procederebbe la morale, non è nient’altro che la presenza in noi delle autorità sociali da cui siamo

stati educati. La moralità è l’istinto del gregge nel singolo e i valori etici sono utili solo per il

mantenimento e il rafforzamento delle forme di dominio umano. In un primo momento la morale

di un’aristocrazia cavalleresca (morale dei signori), mentre in un secondo momento,

era espressione

in particolare con l’avvento del cristianesimo, la morale appare improntata ai valori del sacrificio di

prima si spiega con l’invidia dei sacerdoti

sé (morale degli schiavi). La vittoria di quest'ultima sulla

per i guerrieri, e di un desiderio di rivalsa nei loro confronti. Così la casta sacerdotale cerca di

affermare se stessa attraverso una tavola di valori antitetica a quella dei guerrieri. Questo

rovesciamento di valori è rappresentato soprattutto dagli ebrei. Il cristianesimo è dunque una

religione frutto del risentimento dell’uomo debole, ed ha prodotto un uomo malato e represso, in

preda a continui sensi di colpa e che nasconde in sé un’aggressività rabbiosa contro la vita ed uno

spirito di vendetta contro il prossimo. Egli propone quindi una radicale trasvalutazione dei valori, e

vede il filosofo come un dominatore e legislatore che stabilisca la meta dell’uomo attraverso i lavori

preparatori di tutti gli operai scientifici della filosofia e di tutti i dominatori del passato.

La volontà di potenza

identifica la volontà di potenza con l’intima essenza dell’essere, in particolare con la vita

Nietzsche

stessa, intesa come forza espansiva e autosuperantesi. La molla fondamentale della vita è la spinta

all’autoaffermazione. Non c’è volontà di vita, ma volontà di potenza; la crescita è la vita stessa.

Questo costitutivo espandersi della vita trova la sua espressione più alta nel superuomo, perché la

sua essenza consiste nel continuo superamento di sé. Ma dire che la vita è autopotenziamento è

anche dire che essa è autocreazione, cioè libera produzione di sé medesima al di là di ogni piano

Se l’essenza della vita è il potenziamento della vita e se tale potenziamento

prestabilito. si identifica

con la creazione che la vita fa di se stessa, ne segue che l’arte, intesa nel senso ampio di forza

creatrice, non è soltanto una forma della vita, ma la sua forma suprema. Tant’è vero che egli arriva

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher foreveryoung1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Di Costanzo Giuseppe.

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