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Storia della filosofia: politica

Modulo I: Aristotele

Introduzione ad Aristotele

Aristotele nasce a Stagira, nella penisola calcidica, nel 384 a.C. Egli era un meteco, non cittadino di Atene, quindi non godeva di pieni diritti politici e civili. Per questo motivo, il suo liceo, chiamato scuola peripatetica (da peripatos = luogo coperto dove passeggiare), non era di sua proprietà. Si forma ad Atene, dove collabora nell'accademia di Platone per 20 anni. Alla morte di Platone, nel 343 a.C., Aristotele è chiamato alla corte macedone per far da precettore ad Alessandro, poiché già il padre lavorava come medico presso la suddetta corte. Quando Alessandro, ormai re, conquista l'impero persiano, Aristotele torna ad Atene e qui fonda la sua scuola, dove insegnerà fino alla morte, nel 322 a.C.

Gli scritti di Aristotele

  • Periodo dell'accademia: scritti essoterici (destinati all’esterno). Dialoghi di cui è rimasto poco, rivisti e ordinati per la pubblicazione.
  • Periodo del liceo: scritti esoterici (destinati all’interno, alla scuola). Appunti, dispense disorganiche e grezze, per le lezioni. Questi sono nati per accumulazione con la collaborazione di tutti e costituiscono i testi che abbiamo oggi, i quali sono stati raccolti da Andronico di Rodi, che ne fece la prima edizione, la quale fece sparire i testi essoterici a causa della loro minor immediatezza.

Il metodo aristotelico

Il metodo aristotelico consisteva in osservazione, esperienza e raccolta di dati, ovvero di phainomena (dati empirici, opinioni della gente ed idee). Egli partiva da una base ricca, legata all’esperienza, inoltre adottava il metodo biomorfico, ovvero il modello del vivente applicato a qualsiasi cosa, anche alla polis e allo Stato, affronta così ogni aspetto della realtà.

La filosofia pratica

Aristotele è considerato il fondatore della filosofia pratica (che si occupa dell’agire), la quale, poiché l’uomo è un animale sociale, si occupa dell’azione di uno in relazione a quella altrui. La filosofia è scienza, è quindi stabile, ma le azioni umane sono mutevoli, per questo ogni scienza deve tener conto della natura del suo oggetto, il filosofo pratico deve cercare di costruire un sapere il più rigoroso possibile, tenendo conto della variabilità, fornendo leggi generali. Le azioni umane appartengono al regno del “per lo più”, e qui le leggi servono per poter stabilire delle regole, la scienza non deve solo descrivere, ma anche dare normative.

Il fine e la natura

Il motore della norma è il fine, non il dovere: physis (natura) = telos (fine). La natura è ciò da cui le cose nascono e a cui tendono. La propria natura è ciò che si è e ciò che si diventerà in atto, ciò che ci spinge ad agire, ciò che si è quando si è conclusa la propria generazione. La virtù dell’uomo è la ragione, che è quindi la sua natura, per questo il suo telos sarà di essere sempre più razionale, cioè di sviluppare la natura e questo lo può fare tramite lo studio, più studiamo e più siamo uomini. Tutto il mio agire e quello degli altri, è per raggiungere questo fine e farlo raggiungere agli altri, ognuno ha bisogno degli altri per raggiungere il suo telos.

Il ruolo del governo e della società

L’ozio è il tempo libero, per studiare ed arricchirsi, quindi il miglior governo è quello dell’alternanza di ruoli, per permettere a chi non governa di avere tempo libero e studiare, questa è una politica che tende al bene comune. La natura ha una sua moralità e seguirla è cosa buona, essa fa sì che noi siamo quelli che siamo e coloro che fuoriescono da questa linea non sono buoni (mostri). L’uomo buono è colui che vive conformemente ai tratti della natura umana. Egli ha una preferenza per la medietà (mesotes) ed un rifiuto degli eccessi, ma questa non sempre è uguale, perché cambiano le situazioni, è la ragione a stabilire il giusto mezzo.

Concordia e politica

L’uomo è naturalmente socievole, fatto per vivere con gli altri, non siamo felici senza gli altri. La concordia è l’amicizia civica tra cittadini, è una concordanza di volontà, consiste nel cercare di raggiungere un obiettivo insieme, non per le stesse ragioni teoriche, ma per volontà. Non è una concordanza di opinioni, ma di fini. I cattivi non possono essere concordi, perché serve disinteresse ed equilibrio. Etica e politica coincidono, le norme dell’agire del singolo e quelle della polis sono facce della stessa medaglia, della stessa realtà, che è politica. Quest’ultima è sinonimo di filosofia pratica, che regola le norme dell’essere umano in quanto tale. Il fine di tutte le scienze e le arti è il bene, se il bene del singolo è quello della città, allora è meglio salvaguardare quello della polis.

La ricerca del bene

La ricerca del bene è una ricerca politica, essa crea le condizioni per il benessere spirituale, per raggiungere il telos, il suo scopo è realizzare l’uomo, quindi la felicità (eudaimonia). Una società che non permette a tutti di realizzarsi e studiare è ingiusta e la responsabilità è di ogni cittadino. La giustizia è una virtù comunitaria cui le altre conseguono. Per diventare buoni occorre una buona natura ed una buona educazione, che deve fondarsi su delle leggi. La polis è la struttura che rende possibile essere formati e diventare uomini, ma qui occorrono anche sanzioni.

Filosofia delle cose umane

La filosofia delle cose umane riguarda cosa siamo, cosa dobbiamo diventare e cosa dobbiamo diventare con gli altri. Platone sosteneva che la filosofia dovesse occuparsi di realtà immutabili, Aristotele, al contrario, voleva fare scienza del mutabile, dell’agire umano, per lui il filosofo non deve essere governante, ma deve studiare la polis e consigliare chi governa, egli è uno scienziato, non un politico. Aristotele adotta una prospettiva finalistica, teleologica, secondo cui tutto ha un senso, un fine ed utilizza lo stesso approccio per studiare la polis.

Scienze pratiche, teoretiche e poietiche

  • Pratiche: realizzano il loro oggetto, vogliono modificare la realtà tramite l’azione (etica, politica, economia).
  • Teoretiche: scienze più alte (metafisica, fisica, matematica). Conoscenza fine a sé stessa, disinteressata, vogliono solo conoscere.
  • Poietiche: si occupano del produrre.

Lo scienziato è al servizio di ciò che studia, il fine è la conoscenza, l’uomo non sfrutta la natura, ma la imita. A differenza di Platone, Aristotele ammette una filosofia pratica.

Politica: Libro I

Ogni comunità sorge in vista di un bene, soprattutto la città politica/polis. Essa è un’aggregazione nata da un progetto in vista di un fine e tende al più importante di tutti i beni, ovvero il bene comune (bene che ci accomuna, no somma di beni). Tutti vogliamo raggiungerlo, è l’insieme di tutti i beni in cui ci riconosciamo. La polis non è l’unica società, ma è la più importante e comprende le altre, cioè la famiglia e il villaggio (comunità di famiglie), che hanno come fine la polis e hanno scopi più limitati. Colui che ha l’autorità, che sia re, padrone o governante, non ha nomi diversi per la quantità di gente a lui sottoposta, ma per il compito diverso, infatti è diverso governare una grande casa, da una piccola città. Il padrone che comanda gli schiavi non ha bisogno di una grande competenza tecnica, deve saper usare a proposito i servi, mentre il re comanda liberi e uguali.

In una polis, il cittadino è ora governante, ora governato, i cittadini si alternano al governo per permettere a tutti di godere del bene, tutti si mettono al servizio degli altri, lavorano in vista del bene, del tempo libero. Questo prende il nome di liturgia, ovvero governare perché gli altri possano dedicarsi al bene. Si scelgono le cose utili in vista di quelle belle, l’occupazione in vista dell’ozio. Il modo migliore per capire cos’è la polis, è capire come si è formata, come funziona e quale scopo ha (metodo biomorfico).

La famiglia e il villaggio

La famiglia (oicos/economia) nasce perché ci sia prosecuzione della vita, essa comprende anche gli schiavi, che sono importanti economicamente. Per l’uomo è naturale mirare a lasciare qualcosa di sé, si unisce alla donna per esigenze naturali. La famiglia nasce per garantire i bisogni elementari della vita, essa è una micro-comunità in cui l’uomo funge da capo-famiglia e ha un rapporto di comando con gli altri membri:

  • Padre-figlio: governo regale. Protezione e guida come tra re e sudditi.
  • Marito-moglie: principato. Rapporto politico, come tra liberi e uguali.
  • Padrone-schiavo: governo dispotico. Tutela, ma rapporto meno libero di quello tra padre e figlio.

Lo schiavo è nella condizione di una naturale inferiorità, ma c’è un reciproco bisogno di aiuto. Il figlio, crescendo, supera l’inferiorità, lo schiavo no, egli appartiene al padrone e ne è parte. Le tecniche per l’amministrazione della famiglia hanno bisogno di strumenti animati e non.

Il villaggio (colonia della casa) provvede alle esigenze a cui la famiglia non può provvedere, quelle che vanno oltre il mantenimento quotidiano e le risorse elementari. Nonostante ciò, manca il benessere spirituale, che è il fine della polis, la quale nasce per questo, poiché solo con il benessere fisico, l’uomo non è realizzato. La comunità perfetta di più villaggi (che ha raggiunto il telos) costituisce la polis che ha raggiunto l’autarchia. La polis sorge per produrre le condizioni della vita buona, della felicità, il suo motore non è dato dai bisogni economici, ma da quelli spirituali e culturali, inoltre essa deve comprendere anche la campagna, per mantenere la casa.

Il ruolo della polis

Dopo aver ottenuto i mezzi indispensabili alla vita (famiglia) e i mezzi per agiatezza e benessere (villaggio), l’uomo può darsi alla filosofia, infatti, anche soddisfando gli sfizi, l’uomo non si accontenta, la filosofia non è uno sfizio, non è un di più. L’uomo non si accontenta dei beni materiali, perché è nella sua natura. La polis non è un ente astratto come lo Stato, ma una comunità di uomini concreti, essa consiste in un progetto tramite ragione per raggiungere il bene supremo, in una realtà spirituale, è una comunità politica, un corpo politico formato da cittadini. Ogni città è un’istituzione naturale perché è razionale e per natura l’uomo tende alla razionalità. La nostra natura sarà compiuta quando saremo uomini civili, maturi. L’uomo è un animale sociale e per natura deve vivere nella polis, chi non lo fa o è inferiore o è più di un uomo, quindi un dio. L’uomo sceglie la polis, che non è sempre esistita, ma è un prodotto storico, egli è il più socievole di tutti gli animali socievoli, è l’unico dotato di logos, di parola, che permette di distinguere bene e male.

Ciò che distingue la polis è la dimensione etica, infatti per gli animali, riunirsi ha solo un fine solidaristico, mentre l’uomo non si accontenta, la polis crea una rete di relazioni per permettere la vita buona. Essa è anteriore all’individuo, infatti, l’uomo la progetta, ma fuori da essa non è un individuo, se vuole realizzare il suo telos deve presupporre la polis, che viene dopo solo storicamente. In tutti, per natura, c’è lo stimolo a costituirla, a vivere con gli altri. Si può vivere insieme in tanti modi, ma è meglio scegliere la polis, perché qui si attuano le virtù per raggiungere la vita buona. L’uomo è il migliore degli animali se fa questo, realizzando il suo telos, ma ne è il peggiore e il più feroce se non realizza le virtù portate alla massima realizzazione nella polis. L’uomo nasce con le armi della saggezza e della virtù, ma se non le sviluppa, il non diritto diventa legge.

La schiavitù secondo Aristotele

Aristotele è il primo ad occuparsi della schiavitù, nel mondo antico essa era un dato di fatto, nessuno si è mai opposto. Lo schiavo è una proprietà animata, fornisce una forza lavoro senza cui l’economia non andrebbe avanti, egli non servirebbe se gli strumenti inanimati lavorassero da sé. Dicendo questo, Aristotele difende lo stato attuale delle cose e lo fa perché la società funziona grazie agli schiavi. Si parla di schiavitù per natura, secondo cui, alcuni uomini sarebbero nati per essere schiavi, per mandare avanti l’economia. Chi per natura non appartiene a sé, ma a qualcun altro, è schiavo per natura, ma questa è una contraddizione, perché si è detto che tutti gli uomini sono uguali e aspirano al sapere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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