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Storia della filosofia modulo A Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della filosofia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Steila dell’università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF! Sono presenti solo le lezioni del modulo A con Daniela Steila.

Esame di Storia della filosofia docente Prof. D. Steila

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ESTRATTO DOCUMENTO

ANTOINE ARNAULD

(Testo 4 pt.1) Arnauld fa due critiche a Cartesio: 1-“io concepisco chiaramente e distintamente che

questo triangolo è rettangolo, senza che sappia che il quadrato della sua base è uguale ai quadrati

dei lati; dunque, almeno per opera dell’onnipotenza di Dio, può costruirsi un triangolo rettangolo di

cui il quadrato della base non sarà uguale ai quadrati dei lati” io quindi sicuramente penso, ma

posso anche essere una cosa estesa che pensa, quindi un corpo che pensa. Cartesio risponde

(testo 4 pt.1) che il ragionamento vale solo per pensiero ed estensione, quindi non ad entità

geometriche come fa Arnauld. MANCA UN PEZZO.

23/02/2017

Per Cartesio c’è distinzione tra uomo e macchina, anche la macchina più complessa e raffinata è

diversa dall’uomo. Cartesio dice che si riconosce la presenza dell’anima con due mezzi: 1-non

potrebbero valersi di parole e di comporle come faremmo noi per esprimere i nostri sentimenti e i

nostri pensieri, il pappagallo per cartesio è una macchina che parla, cosa cambia dall’uomo al

pappagallo? Il rapporto col significato, il pappagallo non sa cosa dice. La machcina può parlare ma

non può rispondere a tono per ogni cosa che le si può dire, l’uomo interagisce col linguaggio

meglio di quanto potrebbe fare ogni macchina. L’istruzione che riceve la amcchina è definit, non

esiste un’istruzione a pensare, esist unn’istruzione pensare deterinate cose, ma non a elaborare in

modo creativo. Mente e corpo comunicano e sono QUASI un tutt’uno “queste sensazioni di fame,

di sete, di dolore ecc. non sono altro che certi confusi modi di pensare che provengono dall’unione

e dalla quasi mescolanza della mente con il corpo.” Cartesio parla di “composto di corpo e di

mente”, la mente è divisa dal corpo ma sono talmente legati da formare un composto unico, non

sono due cose separate che ogni tanto interagiscono. Elisabetta del Palatinato si chiede come

possa una sostanza che occupa spazio unirsi con una che non occupa spazio? Cartesio risponde

che l’anima possiede due verità: 1-pensa; 2-unita al corpo può agire e patire col corpo (mi faccio

male e dico “ahia” perchè il corpo agisce sull’anima). Dice che per dimostrare che mente e corpo

sono separati gli serviva il primo punto e che quindi del secondo non ne ha neanche parlato (Il

punto 2 è evidente, non serve neanche discutern). Ritiene che la mente non possa tenere in

considerazione entrambi i punti, dovendo scegliere lui ha scelto di concentrarsi sul primo punto

poichè il secondo è ovvio. “Le passione dell’anima sono [...] causate, mantenute, e fortificate da

qualche movimento degli spiriti (animali)”. Il corpo facendo delle cose trasmette all’anima una

sensazione. La ghiandola pineale potrebbe essere pensata come una cosa sotitle e molto mobile

in grado di registrare ogni piccolo movimento, quindi potrebbe essere la sede dell’anima, il luogo in

cui anima e corpo entrano in comunicazione. Ma “sede” significa un luogo corporeo, l’anima è

inestesa, non è corporea, quindi come può avere una sede e quindi occupare spazio? Cartesio

muore.

Dualismo:

- Epistemologico: lo stesso processo può essere descritto in termini psicologici o in termini

neurologici e le due descrizioni non sono traducibili

- Ontologico: - Delle sostanze: mente e corpo sono due sostanze distinte e separabili (come polpa

e nocciolo di un frutto). - Delle proprietà: mente e corpo sono proprietà distinte e irriducibili di una

medesima sostanza (il colore e la forma di un frutto).

BARUCH SPINOZA

Vuole partire da definizioni evidenti e costruire un sistema complesso di sapere che ha a che fare

con l’essere umano, il mondo e le cose. La prima definizione spiega che cosa si intende per causa

di sè. Il fondamento ciò che è e non può non essere, è causa di sè=ciò la cui essenza implica

l’esistenza. Sostanza=ciò che esiste indipendentemente dalle altre cose. Esiste un’unica sostanza

che crea il resto e che è causa di sè--->Dio. Se tutto ciò che esite è Dio, noi siamo Dio, così come

tutto il resto. Spinoza è un panteista ma è stato accusato di ateismo. Attributo=aggettivo, ciò che

mi permette di conoscere la sostanza, non è un aspetto qualunque ma qualcosa che percepisco

come costituente l’essenza della sostanza. Modo=affezione della sostanza. Noi siamo dei modi di

Dio, delle singole articolazioni di Dio. Gli attributi sono gli aspetti sotto i quali possiamo conoscere

Dio (la sostanza), i modi sono le articolazioni singole di questi attributi. Poi ci sono le idee, che

sono le idee di questi corpi, la nosra anima è l’idea del nostro corpo. Come risolve il problema del

rapporto mente-corpo? La mente è un modo della sostanza pensante, il corpo è un modo della

sostanza estesa=sono la stessa cosa vista da due punti di vista diversi (?).. La conferma di tutto

questo è data da “L’ordine e la connessione delle idee èuguale all’ordine e alla connessione delle

cose”. Secondo lui il problema dell’interazione quindi non c’è proprio.

28/02/2017

THOMAS HOBBES

Rappresenta un buon esempio di una delle posizioni classiche sul rapporto mente-corpo. Hobbes

è d’accordo sul fatto che siamo esseri pensanti ma non sul fatto che siamo intelletto, ragione ecc..il

problema è che Cartesio duplica l’esistenza in “corpo” e “sostanza pensante”, per hobbes siamo

“corpo che pensa”, “corpo che passeggia”, “corpo che...”. E’ sufficiente considerare il pensare una

funzione, non una sostanza. C’è un soggetto che fa diverse cose. Una cosa è ciò che è, una cosa

è ciò che fa, senza duplicare la sostanza. Solo ciò che è corpo può esistere. Sostanza è ciò che

supporta le qualità, deve essere corporea. Per lui una sostanza incorporea non può esistere, è

contraddittorio tanto quanto “quadrilatero rotondo”. Il corpo pensa, sente e si muove. La causa

della sensazione è il corpo esterno o l’oggetto che agisce sull’organo proprio di ciascun senso,

quest’azione viene recepita come qualcosa che provoca una forma di resistenza perchè arriva da

furoi, non da dentro, “causa una resistenza, o reazione o sforzo del cuore per liberarsene; tale

sforzo, poiché si dirige verso l'esterno, sembra essere qualcosa di esteriore”. Tutte le qualità che

generano sensazione sono solo movimenti che in noi generano quella determinata sensazione (?).

“La sensazione in ogni caso non è niente altro che un'immagine originaria causata (…) dall'azione,

cioè dal movimento di cose esterne sugli occhi, sugli orecchi e sugli altri organi destinati a questo

scopo”. Ciò che pensiamo sviluppa in parte dagli organi di senso. Hobbes è un empirista (tutta la

conoscenza deriva/dipende dall’esperienza sensibile). Il pensiero è per noi la combinazione di

pezzi che derivano da esperienze. Per quanto siano complessi i compiti del pensiero, possono

sempre essere smontati, il pensiero è ricombinamento di elementi. Identità tra evento fisico e

mentale, sono la stessa cosa. Tutta la vita psicologica è riconducibile ad eventi fisici. Bene è ciò

che ci fa star bene e che desideriamo, male è ciò che ci fa star male e che rifuggiamo. Preferiamo

vivere piuttosto che morire, possibilmente vivere in salute. E’ importante anche la sicurezza di non

perderla. Il più grande dei mali è la morte, soprattutto se accompagnata da sofferenza, così come

l’insicurezza”. Le passioni consistono in moti vari del sangue e degli spiriti animali [...] le cause di

questi moti sono i fantasmi riguardanti il bene e il male destati nell’animo dagli oggetti”. Non posso

scegliere se una cosa mi piace o meno, se mi attrae oppure no. Chi ha un desiderio è libero di

agire ma non del desiderare stesso. Abbiamo la libertà di azione. Libertà=assenza di impedimenti.

La volontà è determinata. Quando scegliamo, deliberiamo, quindi rinunciamo alla libertà.

01/03/2017

JOHN LOCKE

A Locke non interessa sapere che cos’è la mente dal punto di vista ontologico, a lui interessa

capire la sua funzione e com’è che l’uomo comprende, per chiarire i limiti della conoscenza umana

in modo da poter stabilire quali sono i poteri di questa conoscenza. Si chiede che tipo di nozione

abbiamo di “sostanza”, l’uomo non ha il puro concetto di sostanza “non ne ha nessun’altra idea se

non la supposizione di non si sa quale sostegno di quelle qualità che sono capaci di produrre idee

semplici in noi”, ciò che sta sotto le qualità, la sostanza del tavolo è quel qualcosa sul quale

appoggiano il fatto che sia marrone, solido, freddo, di legno, tutte le caratteristiche che colgo

relative al tavolo, il tavolo è ciò che le supporta. Anche la solidità e l’estensione sono caratteristiche

della sostanza, a che cosa ineriscono? Non riusciamo a trovare che cosa sia la sostanza,

sappiamo solo che è il sostegno SUPPOSTO ma sconosciuto di quelle qualità degli oggetti che

non possono esistere senza la sostanza “qualità che scopriamo esistenti, che non possiamo

immaginare sussistano sine re substante, senza qualcosa per sostenerle; e chiamiamo perciò quel

sostegno substantia”. Locke dice che noi non conosciamo la sostanza, è un’idea composta,

mettiamo insieme le idee e le combiniamo per creare l’idea composta di tavolo che un’idea di

sostanza, ma non sappiamo davvero cosa sia la sostanza estesa, sappiamo solo che “sta sotto”.

Quando pensiamo a un specie particolare di sostanza corporea (es. cavallo), diamo una

descrizione legata alla nostra esperienza legata a che cos’è (si muove, corre, mangia...), il

qualcosa su cui poggiano tutte queste caratteristiche è la sostanza. Per Cartesio il concetto di

sostanza era la cosa di cui avevamo l’idea più chiara, per Locke è il contrario. Lo stesso vale per la

sostanza pensante, la mente è solo ciò che pensiamo stia sotto ad una serie di attività di cui noi

abbiamo conoscenza come provenienti da dentro di noi (dubitare, sentire, ecc...), non siamo in

grado di capire com’è che il corpo pensa e quindi siamo portati a pensare che siano azioni di

un’altra cosa che chiamiamo mente. “Si suppone che l’una (senza sapere che cos’è) sia il

substratum di quelle idee semplici che riceviamo dall’esterno e l’altra (con altrettanto ignoranza di

che cosa sia) il substratum di quelle operazioni che avvertiamo all’interno di noi stessi”. La

sostanza è uno dei limiti della conoscenza, va al di là della nostra possibile comprensione. La

sensazione ci convince che nel mondo ci sono corpi con cui entriamo in contatto, lo sguardo verso

l’interno ci convince che ci sono sostanze pensanti, l’esperienza ci dice che ci sono sostanza

estese e sostanze pensanti “e che l’uno ha il potere di muovere un corpo mediante l’impulso, l’altro

mediante il pensiero”. “Concepire la maniera in cui una sostanza che non conosciamo possa,

mediante il pensiero, porre un corpo in movimento non è più difficile del concepire come una

sostanza che non conosciamo possa, mediante l’impulso, porre un corpo in movimento. Sicché

non siamo in grado di scoprire in che cosa consistano le idee pertinenti al corpo, più di quanto lo

siamo per quelle pertinenti allo spirito”. Ciò che deriva dalle sensazioni è certo, il resto va oltre la

nostra conoscenza, possiamo conoscere solo ciò che dipende dalle nostre sensazioni, esterne e

interne. Il corpo è oscuro e misterioso tanto quanto l’anima. Il sapere è ciò che è in questione. È

utile sapere fin dove possiamo spingerci perché così sappiamo entro quali limiti possiamo operare.

La nostra conoscenza può andare fin dove ci sono le sensazioni. L’anima immortale è necessaria

per avere la morale? L’idea che ci sia qualcuno che ci può punire per i nostri atti immorali esiste

solo se credo che l’anima sia immortale. I fini della morale e della religione sono fondati anche

senza prove dell’immortalità dell’anima “essendo evidente che chi al principio ci ha fatto sussistere

qui, come esseri sensibili e intelligenti, e per molti anni ci ha conservato in questo stato, potrà e

vorrà restituirci a un simile stato di sensibilità in un altro mondo, e renderci in grado, in quello, di

ricevere la retribuzione da Lui destinata agli uomini, secondo le opere di questa vita”.

GEORGE BERKELEY

Si pone il problema se la mente sia qualcosa di materiale o immateriale. Che cos’è la mente?

Parte dalla riflessione sulla conoscenza e anche lui ritiene che proceda attraverso le sensazioni.

Proviamo a ragionare su che cosa sono le nostre sensazioni e i nostri pensieri. L’oggetto che

diciamo di conoscere che cos’è? Nel momento in cui lo penso è un’idea, diventa oggetto del mio

pensiero, ma come ci arriva lì? Chiunque può accertarsi che tutti gli oggetti (ciò che percepiamo

come esterno) sono idee della nostra mente, nel momento in cui le conosciamo. Non ci sono verità

ovvie. Cosa possono essere gli oggetti esterni se non “cose che percepiamo con i sensi”? È un

immaterialista per lui non esiste sostanza estesa e materia, c’è solo la sostanza pensante, quello

che diciamo essere oggetti sono solo combinazioni di idee e quindi sensazioni. Il mondo che

conosciamo è solo sensazione. Se non percepisco una cosa per ME non esiste, è parte del mio

mondo nel momento in cui io ne ho sensazione. Quando non si percepisce una cosa non vuol dire

che non esiste.

Cartesio dice che si sono due sostanze, mente e corpo, sostanza estesa e sostanza pensante,

Spinoza dice che c’è una sola sostanza che non è ne’ mente ne’ corpo e che diventa mente e

corpo, Hobbes dice che c’è una sostanza ed è il corpo (monismo materialista), anche Berkeley è

monista, c’è una sostanza che è spirituale e non materiale.

02/03/2017

DAVID HUME

Il punto di partenza è sempre la constatazione che la nostra conoscenza dipende dall’esperienza.

Distingue i contenuti del nostro pensiero in idee e impressioni, queste ultime sono “le nostre

percezioni più vivide, quando udiamo, o vediamo, o sentiamo, o amiamo, o odiamo, o vogliamo”.

Quando le ricordiamo sono meno vivaci. Tutte le nostre idee sono copie delle impressioni o

percezioni più vivide. Noi organizziamo le impressioni che ci arrivano secondo degli schemi che

poi sono chiamate “leggi dell’associazione”, per esempio quando certe sensazioni si sperimentano

contigue siamo portati a pensare che arrivino insieme. Se percepisco una certa impressione A in

un certo momento e dopo c’è un’impressione B diversa che segue la precedente, se registro

questo susseguirsi di fatti quando c’è A mi aspetto B, relazione causa-effetto. Non c’è certezza, la

scienza quindi diventa più debole. “Quando la mente passa dall’idea o impressione d’un oggetto

all’idea o credenza d’un altro, non è determinata dalla ragione, ma da certi principi che associano

tra loro le idee di questi oggetti e le uniscono nell’immaginazione”. Hume vorrebbe trovare un

sapere per il mondo morale altrettanto certo di quello che Newton ha trovato per la fisica. Nella

realtà non possiamo dimostrare che ad A segue B se non basandoci sull’esperienza. La sostanza

è un’idea che ci siamo costruiti e “noi non abbiamo un’idea perfetta di nulla, fuori della percezione;

la sostanza è tutt’altro che una percezione: dunque, non abbiamo nessun’idea della sostanza”. Per

Hume il concetto di sostanza può essere abbandonato. Non sappiamo cos’è la sostanza,

possiamo continuare a dare i nomi alle cose ma a questi nomi non corrisponde la sostanza. Nella

nostra conoscenza agiscono due esigenze che vanno in direzioni opposte, da una parte con la

ragione non riusciamo a dimostrare che le proprietà debbano stare insieme (solidità e colore), c’è

solo l’abitudine. L’immaginazione invece ci impone di pensarle unite. Quindi la conoscenza è tirata

da una parte dall’immaginazione che segue l’abitudine e l’esperienza, dall’altra la ragione che non

arriva a dimostrare l’esistenza di una sostanza che lega le proprietà tra di loro. Lo stesso discorso

vale per l’io. La fonte della nostra esperienza è una sensazione, la riflessione è uno sguardo volto

dentro di me, dove trovo diverse percezioni. L’io è un fascio di sensazioni e percezioni che si

susseguono con rapidità in un perpetuo flusso in movimento. “La mente è una specie di teatro,

dove le diverse percezioni fanno la loro apparizione, passano e ripassano, scivolano e si

mescolano con un'infinita varietà di atteggiamenti e di situazioni”. L’io è la continuazione dei miei

ricordi. “Mi trovo in un tale labirinto che confesso di non saper né come correggere le mie opinioni

anteriori, né come renderle coerenti. (…) avendo così staccate tra loro tutte le nostre particolari

percezioni, quando, poi, passo a spiegare il principio di connessione che le lega insieme e ci fa

attribuire loro una reale semplicità e identità, sento che le mie ragioni sono molto difettose”--->il

problema di Hume. “In breve, ci sono due principi, ch'io non riesco ad armonizzare, e tuttavia non

mi sento capace di rinunziare a nessuno dei due: che tutte le nostre percezioni distinte sono

esistenze distinte; e che la mente non percepisce mai nessuna reale connessione tra esistenze

distinte”. La mente crea connessioni immaginarie, non sono dati di realtà.

IMMANUEL KANT

La critica della ragion pura è una riflessione su come opera la ragione nella sua purezza, la

ragione così com’è nell’essere umano razionale e come funzionerebbe in un essere non umano

ma sempre razionale. La ragione umana arriva a problemi che non può non porsi ma che non

riesce a rivolgere. Come affrontiamo questa questione? Affidando alla ragione il compito di

conoscersi e stabilire cosa può e non può fare. “È un invito alla ragione di assumersi nuovamente il

più grave dei suoi uffici, cioè la conoscenza di sé”. Kant si chiede se sono possibili le scienze e si

risponde di sì, ci sono delle scienze che dicono qualcosa del mondo in modo fondato, conviene

partire dall’analisi dell’esistente, di che cosa è scienza e distinguerla da qualcosa che scienza non

è. Bisogna guardarne i risultati, se la conoscenza appena raggiunge lo scopo non riesce ad avere

una via sicura, cambia metodo, cambia prospettiva, ognuno la penda diversamente, non si giunge

mai ad una conclusione comune, allora non è scienza. Questa è ad esempio la filosofia, tutti

criticano tutti e tutti hanno idee diverse. Le scienze invece sono: la logica, che ha seguito un

cammino preciso e dritto sin dall’antichità senza mai dover tornare indietro. Come mai? Grazie alla

sua delimitazione, è obbligata ad astrarre da tutti gli oggetti della conoscenza, non considera

l’esperienza e il rapporto con gli oggetti della conoscenza, si occupa delle pure forme dell’intelletto,

delle sue leggi in modo del tutto astratto. Le scienze in cui invece deve esserci la ragione, ci deve

essere qualcosa che valga a priori. Queste scienze sono la matematica e la fisica. Per valere

come scienze la disciplina deve determinare razionalmente (a priori) il proprio oggetto, la

matematica lo fa in modo del tutto puro, la fisica in parte. Tendono però conto altre forme di

conoscenze oltre quella della ragione. Le scienze sono formate dai giudizi, giudizio significa

“formulazione di una frase”, è un enunciato, una proposizione. Kant distingue diversi tipi di giudizio,

analitici e sintetici--->analitici quando il predicato è contenuto nel soggetto, es. gli scapoli sono

uomini, in realtà il predicato non dice niente di nuovo rispetto al soggetto, chiarisce solo ciò che era

già contenuto nel soggetto, es. la stracciatella è un gusto di gelato--->serve esperienza per dirlo,

es. i corpi sono pesanti, esprime una generalizzazione derivata dall’esperienza, nel concetto di

corpo non è già inclusa la pesantezza. A priori e a posteriori rispetto all’esperienza. I giudizi

analitici sono a priori perché devo sapere cosa sono gli scapoli ma non devo conoscere degli

scapoli. I giudizi sintetici (ampliano la conoscenza) invece sono a posteriori perché serve

l’esperienza. I giudizi analitici a priori sono necessariamente veri ma non dicono nulla di nuovo. I

giudizi sintetici ampliano la conoscenza ma necessitano di esperienza. Kant dice che le scienze si

fondano su giudizi SINTETICI A PRIORI (quindi ampliano la conoscenza e ci sono prima

dell’esperienza). Come sono possibili questi giudizi? Per la fisica gli scienziati naturali hanno capito

che la ragione vede solo ciò che essa stessa produce e che deve costringere la natura a

rispondere alle sue domande, gli scienziati creano delle esperienze che rispondano ad una

specifica domanda, costruiscono l’esperienza, l’esperimento scientifico è artificiale, non pendono

nota di ciò che succede e si lasciano guidare dalla natura, pongono domande specifiche e creano

l’esperienza. Se ci limitassimo a delle osservazioni casuali arriveremmo a soluzioni casuali. Gli

scienziati invece vogliono una risposta che dia indicazioni su qualcosa che è necessariamente

così. La ragione costruisce l’esperimento secondo i propri principi razionali e interroga la natura

come fa il giudice che costringe i testimoni a rispondere alle domande che lui vuole, non indaga

cose a caso, ha delle questioni specifiche da risolvere. “Rivoluzione attuata tutta d'un

colpo”=rivoluzione scientifica che da Galilei ha portato fino a Newton. Come si può imitare la fisica

in filosofia? Fino ad ora (ai tempi di Kant) la verità è l’oggetto esterno e la conoscenza si adegua

all’oggetto. La conoscenza è vera quando ci fa vedere le cose così come sono. Se così è, tutti i

tentativi di stabilire giudizi sintetici a priori che riguardano gli oggetti, sono fallimentari. Se

l’intelletto si adegua al concetto l’ultima parola spetta sempre all’esperienza, non posso mai

passare dall’esperienza che è sempre qui ed ora ad affermazioni che valgano in modo universale

(per tutti) e necessario (che non può non essere così). Kant sta cercando il modo per poter dire

che quella conoscenza è così e non può essere diversa. Kant vuole provare a cambiare punto di

vista, ipotesi che gli oggetti debbano regolarsi sulla base della nostra conoscenza. L’oggetto è

costruito dalla nostra mente mettendo insieme dati diversi. Costruiamo gli oggetti in un determinato

modo perché così è la ragione, non la nostra mente individuale, non l’abitudine. Ci sono degli

schemi, delle forme a priori in cui noi necessariamente organizziamo la nostra esperienza. Quindi

la conoscenza dipende in parte dall’esperienza individuale, ma la forma con cui organizziamo

l’esperienza è uguale per tutti, chiunque usi la ragione non può non usare quella forma anche se

cambia l’esperienza. Non possiamo avere nessuna percezione che non sia collocata nello spazio e

nel tempo perché spazio e tempo sono i modi con cui la sensibilità umana organizza le cose, sono

le forme dell’umanità. Ciò che permane è sostanza. La parte formale della conoscenza sono le

nostre forme a priori. Posso dire con certezza che gli elementi che si succedono seguono un

rapporto di causa-effetto perché così funziona la ragione necessariamente (la ragione non può fare

a meno di pensare che A sia causa di B, non possiamo pensare di cambiare gli schemi attraverso i

quali consociamo il mondo). Kant dice che la sua è come la rivoluzione copernicana, invece di

immaginare la terra ferma al centro e i pianeti in rotazione attorno ad essa ha invertito il punto di

vista, in questo modo i calcoli diventavano più semplici. Lo stesso vuole fare Kant riguardo

l’intuizione (percezione, conoscenza) degli oggetti. In Kant l’elemento soggettivo non è arbitrario

(ciò dipendente dal soggetto), il soggetto della conoscenza necessariamente funziona così, non

dipende dall’arbitrio. Ciò che conosciamo a priori dell’oggetto, è la forma. Il soggettivo non è legato

al singolo soggetto ma è uguale per tutti i soggetti che sono ragione. Kant ha risolto il problema di

Hume, perché p vero che siamo noi ad organizzare il mondo, ma non lo facciamo arbitrariamente e

sulla base dell’abitudine e della casualità, tutti lo organizziamo nello stesso modo secondo gli

stessi schemi. Non sappiamo cos’è il mondo in sé, noi conosciamo solo il fenomeno, cioè ciò che

appare. Il fenomeno non è una parvenza, cioè non è che appare in un modo ma potrebbe apparire

diversamente. Dietro al fenomeno c’è la cosa in sé, l’oggetto che è in sé e non per me che la

conosco, noi non sappiamo nulla della cosa in sé, non possiamo quasi pensarci e se ci pensiamo

lo facciamo secondo le nostre forme, sono concetti limite, qualcosa che pensiamo che ci sia ma di

cui non possiamo dire niente. Questo concetto limite è definito anche “noumeno”, è una


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lorsky

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lorsky di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Steila Daniela.

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