Storia della filosofia
Modulo A con Daniela Steila, modulo B con Guido Bonino
Esame scritto metà con risposte chiuse e metà con risposte aperte. Si può avere la lode anche nello scritto. Le risposte (a scelta multipla) nulle o sbagliate non sono penalizzanti. 10 domande a risposta chiusa con 4 opzioni. Bisogna rispondere a tutte e 5 le domande aperte (5 coppie di domande di cui ne scegliamo una per ogni coppia).
Modulo A: l’anima per Platone
Analisi della natura e del funzionamento della mente. Per Omero la psyché è la forza vitale, non c’entra nulla coi pensieri e le emozioni (testo 1). Gli uomini non avevano volontà, la causa delle loro azioni era la volontà divina.
I filosofi pre-socratici (testo 2) si sono posti la questione che esistono corpi animati e inanimati, quindi attribuiamo l’anima ad alcuni corpi e ad altri no. Animato significa che si muove e che ha sensazione. Alcuni affermano che l’anima è la causa del movimento (Platone). Se l’anima dà movimento allora deve essere essa stessa in movimento. Altri affermano che l’essere animato conosce e percepisce gli enti, quindi l’anima è identica ai principi (aria, acqua, il principio in base al quale interpreto tutta la realtà. Se il mondo è aria, e l’anima conosce il mondo, l’anima è essa stessa aria.
Platone tratta dell’anima in molti suoi scritti (testo 3), spesso scriveva dialoghi in cui alcuni personaggi (spesso Socrate) esprimono le loro idee. Platone scrive per il pubblico, di Aristotele invece ci restano appunti e appunti di allievi che andavano alle sue lezioni, quindi sono testi più difficili.
Nel Fedro Platone tratta la questione dell’anima e riprende l’idea secondo cui ciò che è il principio del movimento deve essere anch’esso in moto, dice che ogni corpo che riceve movimento è inanimato, mentre ogni corpo che lo riceve dall’interno è animato. Quindi necessariamente l’anima deve essere ingenerata e immortale.
Perché? Perché se fosse generata vorrebbe dire che qualcosa l’avrebbe messa in moto in principio e se fosse mortale, perderebbe la sua natura e smetterebbe di essere ciò che è. L’anima quindi sopravvive alla morte del corpo. Platone racconta anche un mito, dice: poniamo che l’anima sia simile al movimento di una pariglia alata (due cavalli) che porta un carro guidato da un auriga. L’auriga rappresenta l’anima razionale, i cavalli sono uno buono e uno cattivo, il compito dell’auriga nel guidare l’anima non è facile.
I cavalli rappresentano le emozioni positive (coraggio, forza d’animo) che fanno andare avanti la ragione (quindi la ragione da sola non va da nessuna parte), esse hanno sede nel cuore. Il cavallo cattivo anima concupiscibile rappresenta le passioni del corpo (fame, sete, sesso), questa fisicità (collocata nella pancia, sotto all’ombelico) è il tipo di emozioni che hanno una funzione (mantenere il corpo in vita) però tende a fare da zavorra al carro, le pulsioni non sono mai soddisfatte.
Due livelli della realtà: uno “alto” l’iperuranio, il mondo delle verità stabili, costanti e definitive, e uno “basso” con corpi imperfetti.
L’anima e il mondo delle idee
L’anima può tornare al mondo delle idee tramite la conoscenza e l’amore. La realtà dell’iperuranio è l’essere, priva di colore e intangibile e può essere contemplata solo dall’intelletto. Metempsicosi: l’anima che si incarna in altro (dato che non muore). Non è un meccanismo che funziona per premi e punizioni, ogni anima decide e sceglie la propria vita indipendentemente da cosa fa, senza giudizio.
Se un’anima è sempre stata legata alla carne e ai beni terreni, una volta nell’aldilà cercherà di tornare a ciò che conosce, quindi un uomo o una donna che diventerà dedito ai piaceri del corpo perché l’anima è di quel tipo. L’anima si sceglie un destino e va in quella direzione. Però c’è la possibilità di cambiare perché c’è lo scambio tra persone, c’è il filosofo che sa e lo può spiegare agli altri, chi ascolta il filosofo impara e può migliorare la sua condizione e la sua vita.
Ecco perché il filosofo (o meglio, la sua anima) non può stare a contemplare le idee, ha un compito pedagogico, deve tornare nella realtà. Nel Fedone (testo 4) Socrate sta morendo e parla del suo mestiere di filosofo ai suoi amici. Dice che i piaceri e i dolori tengono legata l’anima al corpo. L’anima è costretta ad essere come il corpo e quando esce dal corpo è contaminata e ricade subito in un corpo. L’anima del filosofo invece dopo essere liberata sa che non deve tornare subito in un corpo, frenando le passioni segue il ragionamento (guida l’auriga) e contempla le idee il più possibile, vuole liberarsi dai mali umani, poi però deve tornare per educare gli altri. La filosofia è esercizio di morte, distacco dal mondo naturale e contemplazione delle idee. La vita più alta è quella del filosofo, quella più bassa è quella del tiranno. Ha così piacere delle cose naturali che esercita l’aggressività e il potere su tutta la città per poterli avere.
Aristotele
Nel De anima dice che (testo 1) tutte le affezioni dell’anima hanno un legame con il corpo (ira, paura, coraggio), infatti quando si producono il corpo ha delle modificazioni. Il rapporto tra emozioni e corpo è definito in due modi diversi dal fisico (che considera l’aspetto fisiologico delle emozioni) e dal dialettico (che considera l’aspetto psicologico delle emozioni). Il fisico indica la materia, il dialettico la forma e l’essenza. La materia è potenza (può diventare una cosa), la forma è l’atto. Ilomorfismo: teoria che sostiene che qualunque oggetto è costituito di materia e forma.
La sostanza ha a che fare con l’essenza però è anche intesa come unità di materia e forma nel senso che sta sotto, è il fondamento ultimo. Il corpo naturale che ha la vita in potenza ha organi. Funzione vegetativa? Funzione sensitiva: la facoltà che hanno gli animali di avere delle sensazioni e di spostarsi. Funzione razionale: conoscere il mondo e le verità eterne (che non sono di questo mondo). La matematica è il modello di scienza per eccellenza.
Intelletto attivo e passivo
L’intelletto attivo corrisponde ad una causa efficiente: produce tutte le cose. I colori sono in potenza e serve la luce per vederli. L’intelletto passivo può passare all’atto solo quando c’è l’intelletto attivo che “illumina” le possibilità. È ciò che “crea” queste verità, è separabile, non muore col corpo ed è impassibile e puro essendo atto per essenza. Abbiamo conoscenze individuali. Ci sono cose che tutti comprendono nello stesso modo, quando il nostro intelletto passa dalla potenza all’atto e quindi conosce le verità eterne, è ancora un intelletto individuale oppure è uno solo, diverso dal corpo ma unico, ciascun essere umano partecipa dell’intelletto nel momento in cui conosce le verità eterne, quindi è l’intelletto collettivo, il sapere/la possibilità di conoscere dell’umanità.
Atomismo
Per loro esistono solo gli atomi, quindi ogni cosa che esiste è formata da atomi, il vuoto è lo spazio in cui si aggregano e si muovono gli atomi. Anche l’anima è fatta di atomi, quindi (secondo Democrito) l’anima è come il corpo. Come può un’anima corporea mettere in moto il corpo? Il fuoco è caldo (anche un essere animato), molte cose ci dicono che il calore ha a che fare col movimento. Quindi l’anima è calda, formata da atomi in grande moto, quindi leggeri e tondeggianti perché se no si incastrerebbero e ostacolerebbero a vicenda.
Epicuro (testo 2) scrive a Erodoto e dice che con incorporeo intendiamo ciò che non può esistere di per sé, deve essere appoggiato ad un corpo, ma in realtà niente solo il vuoto può essere incorporeo, non può entrare in contatto con altri corpi, se l’anima fosse incorporea non potrebbe né agire né patire ma noi sappiamo che non è così. Alla morte del corpo l’anima si dissolve rapidamente perché è molto leggera, dopo la morte i corpi sono freddi e pesanti e la loro decomposizione è lenta. Gli atomi dell’anima si disperdono e finiscono in posti diversi, non dobbiamo avere paura della morte, il bene e il male dipendono da qualcosa che noi sentiamo, ma se al momento della morte non sentiamo più né piacere né dolore allora la morte non è né bella né brutta, semplicemente non è. Avere coscienza del limite della nostra vita gli dà un senso.
Il desiderio di immortalità non può essere soddisfatto, se invece riconosciamo di essere mortali, diamo un senso alla nostra vita, se vivessimo all’infinito non sapremmo che posizione prendere. Essendo limitati consideriamo ogni giorno come prezioso. Avere paura di morire ci rende difficile vivere, abbiamo angoscia e non siamo sereni e tranquilli come chi invece ha consapevolezza del suo limite. Perché uno dovrebbe soffrire nell’attesa di qualcosa che quando avviene non sarà sofferenza? “Il più terribile dei mali non è niente per noi”. Gli atomi sono eterni, continuano ad esistere. Sono da sempre e saranno sempre (in quanto atomi, non in quanto anima). Quando abbiamo percezione di qualcosa è come se entrasse in me. L’oggetto emana un’immagine dell’oggetto stesso, come una corrente di atomi molto sottili e invisibili all’occhio che colpiscono l’organo di senso e imprimono la loro immagine e dai miei organi di senso arriva agli atomi dell’anima.
Pensiero religioso cristiano
È una delle radici della nostra cultura, ma non ci interessano in quanto cristiani, ci interessano in quanto pensatori.
Agostino: possiamo collocarlo in una linea di tipo platonico (Tommaso in una di tipo aristotelico), esiste il mondo permeato da Dio che lo ha creato, il senso del mondo è dato da Dio, la sapienza divina pervade il creato, ha disposto il mondo creato verso l’unico fine: la bellezza. A nessuna creatura ha negato la bellezza che da lui solo può venire. Tutto ciò che esiste conserva un’idea di verità, bontà, sapienza. Il male per Agostino è l’assenza di bene.
Cosa ci attrae nel piacere fisico? L’armonia, che produce piacere. Proviamo piacere quando viviamo una condizione che ci fa sentire in armonia, in pace...soffriamo quando c’è il contrasto, qualcosa che ci è ostile. In cosa consiste la suprema armonia? Essere in pace col concetto di verità e armonia che portiamo in noi stessi, troviamo uno spazio dentro di noi in cui vi è la scintilla di Dio, essere in pace con questa realtà è la suprema armonia. Non dobbiamo uscire da noi stessi, dobbiamo ritornare in noi stessi.
Trasforma il dualismo alto-basso di Platone in un dualismo interno-esterno/anima-corpo. Quando parliamo di introspezione presupponiamo l’esistenza di qualcosa di dentro, Platone non avrebbe potuto parlarne. Per Agostino l’anima è dentro il corpo e ospita la scintilla di Dio che è per noi il criterio di verità. La verità è immutabile, se io trovo di essere mutevole, vuol dire che per arrivare alla verità devo superare me stesso e questa mia mutevolezza, trascendere me stesso, in questo modo vado oltre anche alla mia stessa razionalità e tendo all’origine della ragione, la scintilla di Dio che resta depositata in ogni anima.
Perché so di non essere io la verità? La verità non cerca se stessa, quindi se fossi io non avrei bisogno di cercarla, sarei perfettamente soddisfatto di ciò che ho. Alla verità si cerca con la disposizione della mente per congiungere l’uomo interiore con ciò che abita in lui non nel basso piacere della carne, ma in quello supremo dello spirito. Come posso dire di possedere la verità? Col buon senso. Quello che mi fa capire le dimostrazioni matematiche. Per lui esiste una psicologia in senso moderno perché per lui esiste uno spazio di pensieri e di emozioni che è diverso da quello del corpo. Prima l’approccio dentro-fuori non c’era nel senso che nessuno l’aveva messo a fuoco. Sviluppa anche l’argomento del dubbio e dice che quando dubitiamo di qualcosa abbiamo una certezza. Siamo certi di dubitare, quindi una certezza da qualche parte c’è, dobbiamo cercare il motivo del nostro dubitare. Qualcosa dentro di noi ci dice che è così, abbiamo un’idea di cosa voglia dire “verità”. La verità è uguale per tutti, vedi la matematica. Ma come posso riconoscere che sono vere le verità della matematica? Siamo illuminati da quella luce che è la verità di Dio. Esistono verità che in quanto tali sono uguali per tutti, quando le verità sembrano diverse entrano in gioco le cose che riguardano noi, riguardano il singolo. Le opinioni sono opinioni e non verità. Per Agostino il corpo è buono, l’ha creato Dio.
Tommaso
Prende strumenti già elaborati dalla tradizione aristotelica e li rielabora. Analizza i problemi in maniera così precisa e analitica che tendenzialmente è un buon punto di partenza. Tratta il concetto di anima (testo 2), dice che è il principio della vita negli oggetti viventi, sono vivi gli oggetti in movimento e con conoscenza rispetto all’esterno (sensazioni). Il corpo in quanto tale non è di per sé principio di
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