Il '400: Rinascimento e umanesimo
Con la crisi della scolastica si rinnovò l'interesse per il mondo classico greco-romano, contrapposto alla cultura medievale che vedeva la classicità come un tabù. In questo periodo il mondo classico era un ideale di vita. Questo fenomeno fu evidente in molte città europee, in modo particolare in alcune italiane come Firenze.
Il rinnovamento degli studi fu dovuto in modo particolare all'allontanamento del potere ecclesiastico che lasciò spazio ai ceti laici. Tutto ciò portò anche al mutamento di quello che era il tema centrale degli studiosi che iniziarono ad analizzare l'uomo (da qui il termine umanesimo). L'umanesimo si concentrò maggiormente sulla ricerca rigorosa di testi antichi. L'uomo iniziò ad essere visto non solo come parte del reale ma come artefice di questo.
Alcuni uomini di spicco di quest'epoca furono Leonardo Bruni, traduttore di opere greche in latino specialmente platoniche e aristoteliche, e Lorenzo Valla, uomo che celebrò il latino come ciò che poteva unire la cultura e la politica. Ad aiutare la diffusione della lingua greca fu, anche, il rapporto che c'era fra il mondo greco-bizantino e italiano. Questo portò anche al rinnovamento dell'interesse per la tradizione della filosofia pagana.
Cusano
Uno dei migliori pensatori del '400. Cusano tentò di trovare un punto d'incontro tra le diverse fedi religiose. La sua opera principale fu "La pace della fede" in cui parlava di una religione unica per tutti gli uomini, che si differenziava per i riti che sono solo l'espressione esteriore del sentimento religioso ma che non rappresentano la religione per ciò che è realmente.
Tema della conoscenza: viene trattato in due opere "De docta Ignorantia" e "De coniecturis". Nella prima opera Cusano parla dell'atteggiamento dell'uomo di fronte a Dio dopo aver compreso di non poterlo conoscere. La conoscenza umana segue uno schema matematico, stabilendo una proporzione fra ciò che è acquisito e ciò che resta ignoto. I rapporti di questo genere possono nascere solo fra ciò che è finito ed essendo Dio infinito non possono formarsi. Inoltre, l'uomo conosce per paragone fra più grande e meno grande, ma avendo Dio in sé sia il massimo che il minimo (coincidenza degli opposti) l'uomo non può conoscerlo.
N.B. la ragione deve riconoscere la propria ignoranza ma deve essere una DOTTA IGNORANZA cioè consapevole di se stessa.
Nella seconda opera Cusano sottolinea l'impossibilità dell'uomo di arrivare alla conoscenza positiva delle cose divine. La conoscenza umana è limitata anche quando si tratta della realtà finita, poiché le cose create possono essere solo a conoscenza di Dio. Ciò che l'uomo può conoscere è ciò che egli stesso crea (es. La matematica). Inoltre, l'uomo deve essere consapevole che ciò che egli crea ha solo un rapporto di analogia con le cose divine.
Tema di Dio e il mondo
Cusano riprende i concetti di complicazione ed esplicazione ma in chiave teologica tentando i rapporti fra Dio e il mondo. Dio è la complicazione di tutto ciò che è, poiché è infinito. Dio è essere di tutte le cose, mentre il mondo è l'esemplificazione dell'unità divina. Dio può essere concepito come "unità contratta" nella molteplicità del mondo, poiché in sé si trovano tutte le realtà dell'universo individuale.
Ficino
L'attività di Ficino si concentrò maggiormente a Firenze, ma la sua fama fu europea grazie alla sua vasta attività di traduttore di Platone e Plotino e anche alla sua fittissima rete di corrispondenza con gli europei. Egli tentò di armonizzare la religione con la filosofia. Nella sua opera "Theologia Platonica" troviamo una folta conoscenza della tradizione della scolastica. Ficino andò contro Averroè che aveva una forma di pensiero inconciliabile con l'idea dell'immortalità dell'anima. Tutte le correnti ispirate ad Averroè vanificavano l'immortalità individuale con la dottrina dell'intelletto universale.
L'anima umana ha una posizione centrale nella visione del cosmo di Ficino poiché è ciò che unifica la materia con Dio, trovandosi nel mezzo della gerarchia ontologica. L'immortalità dell'anima è provata dalla sua capacità di muoversi avanti e indietro nella gerarchia in modo infinito. L'uomo ha la stessa centralità dell'anima e rappresenta il principio fondamentale dell'ordine e dell'unità del cosmo. L'amore è visto da Ficino in concezione platonica ed è ciò che consente all'anima di fare da mediatrice del cosmo. Il termine supremo dell'amore è Dio, ma c'è reciprocità fra l'amore dell'uomo e quello di Dio. Se Dio non amasse l'uomo questo non amerebbe Dio.
Pico della Mirandola
Pico lottò contro la corrente di intellettuali dell'epoca che tenevano conto solo della forma delle loro opere, invece di prestare attenzione al contenuto. Egli sottolineò che il contenuto vale, qualsiasi sia la forma.
Il filosofo, inoltre, tentò di conciliare i diversi pensieri filosofici sviluppando novecento tesi nelle "Conclusiones" e celebrò la capacità di autodeterminazione dell'uomo all'interno dell'opera "Orazione sulla dignità dell'uomo", sottolineando le facoltà intellettuali umane che portano alla libertà di scelta. L'idea di Pico di comporre una sintesi filosofica fu proprio dovuta al suo tentativo di esaltazione dell'intelletto umano. L'avanzamento delle capacità intellettuali è avvenuto, ed avviene, grazie al continuo susseguirsi di scuole di pensiero che si integrano l'una con l'altra.
Pico distinse l'astrologia (scienza che limita la libertà dell'uomo sulla natura) dalla magia (può essere giustificata in quanto non limita l'autogiustificazione del genere umano). Pico sosteneva inoltre l'impossibilità di essere un vero platonico rimanendo un vero cristiano. Quest'idea viene esposta quando si parla dell'amore platonico. Il sentimento è visto dal filosofo come desiderio di bellezza e di qualcosa che manca. Alla divinità cristiana, però, non è possibile riferire l'attributo di bellezza poiché non si può attribuire una natura composta di parti.
Il '500
L'umanesimo fu un fenomeno che si espanse in tutta l'Europa.
Erasmo da Rotterdam
Erasmo sostiene che è importante formarsi con un buon maestro per essere un uomo di cultura. Nel "De ratione studii" sottolinea che la conoscenza delle lingue classiche è il miglior mezzo per rimpadronirsi dei valori dell'antichità. Egli va contro coloro che ostentano la loro conoscenza basandosi esclusivamente su fattori formali. Erasmo rievoca un ritorno alle origini, ma non solo negli aspetti della cultura letteraria ma anche riguardo la religione, quindi ad un cristianesimo delle origini. Non bisogna solo rispolverare testi antichi, ma bisogna anche riviverli con lo stesso spirito di semplicità e purezza. L'opera principale di Erasmo da Rotterdam è "L'elogio alla pazzia" in cui mescola satira e paradosso. Egli racconta un mondo dominato dalla pazzia che influisce su tutte le cose che l'uomo fa. In questo modo l'autore sottolinea tutte le debolezze umane esponendo le sue verità morali e religiose.
More
L'opera più importante di More è "Utopia" in cui espone il suo ideale politico. Egli immagina un'isola di nome Utopia, cioè un non luogo, in cui gli abitanti non lavorano a scopo di lucro ma solo per necessità e il tempo viene utilizzato soprattutto per l'educazione.
Aristotelismo
La tradizione aristotelica in questo periodo viene rivalutata, ritornando al suo posto come indiscutibile ma con alcuni piccoli tentativi di rinnovamento (rapporto diretto con i testi aristotelici).
Giordano Bruno
Giordano Bruno si avvicinò al cristianesimo molto presto, ma ebbe alcuni dubbi riguardo alcune dottrine come la trinità e l'incarnazione. Egli accolse la teoria copernicana che afferma l'infinità dell'universo, non credendo alla teoria che sosteneva la centralità della terra ma sostenendo che l'universo fosse composto da mondi, la sua dimostrazione non è scientifica ma metafisica. Dio è visto come infinito, quindi causa un universo infinito. L'infinità divina è però diversa da quella universale, poiché in quella divina si distinguono parti finite e Dio è l'assoluto, in cui gli opposti coincidono e le differenze svaniscono. La tesi di Bruno allontana così le teorie aristoteliche per avvicinarsi a quelle platoniche (uno= causa di un'emanazione infinita).
L'unità dell'essere fa sì che ci sia un'unica materia ma sottoforme diverse. L'unità della forma è dunque un'unità d'origine identificabile con la materia stessa. L'universo ha un'unità ma ciò non toglie la possibilità del mutamento che non è dell'essere ma di un modo di essere. (Ciò che cambia è la forma e non la materia).
Bruno analizza il mondo sia da un punto di vista metafisico che fisico. Ogni parte dell'universo ricerca il contatto con le altre in una coesione universale (ciò esclude la possibilità dell'esistenza del vuoto). La materia è attiva e vivente e questo è ciò che anima ogni parte dell'universo, Dio non è la causa dell'universo, ma ciò che lo collega. Giordano Bruno inoltre parla di "anima del mondo" che è in ogni parte dell'universo e quindi Dio, essendo tale anima, è ovunque. L'onnipresenza di Dio è ciò che determina l'infinità dell'universo, che a sua volta implica l'unità (non possono esistere più universi). Se però, Dio è ovunque, non si può davvero parlare di esseri inanimati poiché l'anima è forma di tutte le cose. Dio è tutto ciò che può essere. (è una forma di panteismo)
La morale
Se Dio è in tutto o è tutto, ogni essere deve tendere a ritornare a Dio. Giordano Bruno utilizza il termine, da lui coniato, di "indiarsi", ovvero farsi uno con l'uno (Dio). Per spiegare tale concezione usa il mito di Atteone e Diana. Diana rappresenta il principio divino che si riflette nello specchio che è sé nel mondo. Atteone rappresenta il ritorno dell'uomo alla natura. La morale secondo Bruno si fonda sul principio di necessità ed esclude il libero arbitrio, la vera libertà consiste nell'agire com'è richiesto dalla natura.
Tommaso Campanella
Tommaso Campanella si ispira al pensiero di Telesio. Le sue idee filosofiche lo portano ad una condanna per eresia, mentre le sue idee politiche lo condannarono alla carcerazione (modello utopico di una repubblica universale teocratica). In carcere egli scrisse le sue opere principali fra cui "Teologia" e "Metafisica".
Campanella ha in comune con Telesio il principio di sensibilità universale che sostiene che: ogni manifestazione della natura ha un senso e c'è consapevolezza di questo. Questa concezione comporta il principio dell'universale animazione della natura, nel mondo naturale c'è una forza di attrazione che fa si che tutti i corpi cerchino il contatto fra loro eliminando il vuoto (interazione reciproca). Per Campanella l'uomo può interagire con la natura tramite la magia. La nozione di interazione universale implica l'unità della natura, poiché non può nascere una sostanza molteplice da un'assoluta unità, ovvero Dio. La molteplicità è solo apparenza e gli esseri si differenziano fra loro solo per un fattore puramente formale. Nella molteplicità c'è il non essere che è un'astrazione che non tocca la sostanza del mondo.
Principi fondamentali in natura
- Potenza tramite cui gli oggetti possono agire;
- Sapienza è ciò che fornisce il senso di sé permettendo di conoscere i propri contrari;
- Amore che è il principio di unificazione ma anche di conservazione.
Questi tre principi hanno pari dignità e nel mondo si trovano in forma impura, avendo anche i rispettivi contrari. Nell'ente supremo invece si trovano allo stato puro.
La conoscenza
Tra Dio e il mondo c'è un rapporto di immanenza e trascendenza. Questi tre principi possono essere se stessi solo in virtù di un originario riferimento al soggetto. La potenza è tale in quanto è potenza di un essere; l'amore induce a rimanere nel proprio stato, ma allo stesso tempo ad avere un rapporto con gli enti esterni; la sapienza è tale in quanto è primariamente conoscenza di sé. La relazione fra un soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto si fonda su un originario rapporto del soggetto con se stesso.
Campanella distingue due forme conoscitive: illata, in quanto proveniente dall'esterno, ed innata, cioè l'originaria consapevolezza che il soggetto ha di sé. Senza questo originario sapere non sarebbe possibile alcuna consapevolezza del mutamento del soggetto a causa degli oggetti esterni. La conoscenza implica un restare nel proprio stato originario ma allo stesso tempo un mutamento, ciò significa divenire altro e quindi morire in parte. La conoscenza è una perdita parziale di essere, essa fornisce un accesso alla vita eterna quando come oggetto conoscibile si pone la divinità. In questa dottrina Campanella conferma la profonda religiosità del proprio pensiero.
Pensiero religioso, pedagogico e politico
Campanella vede il mondo della natura come investito di sacralità: da un lato è scritto dalla mano di Dio, dall'altro è il tempio di Dio stesso. Questo libro è ciò a cui bisogna rivolgersi per tutto mentre i testi filosofici non sono altro che delle trascrizioni. Campanella va contro la cultura libresca poiché sostiene che dalla natura si può imparare molto di più di quanto non sia possibile fare tramite i libri. L'istruzione è un'esigenza poiché è la formazione di nuove conoscenze sia dell'intellettuale sia del popolo. L'uomo non può realizzarsi senza lo studio e rimanendo nell'ignoranza. L'ignoranza è la radice di tre mali nel mondo ovvero la tirannide, il sofismo e l'ipocrisia.
Il vero filosofo è colui che persegue il fine ultimo dell'universo. Il pensiero politico ha continuo bisogno di rinnovamento, ciò viene illustrato nel testo "Città del sole". La visione utopica di Campanella vede la città retta da un sommo sacerdote, Sole, e tre ministri, Pon (controlla la guerra), Sin (delle scienze e delle arti) e Mor (salute e riproduzione).
La crisi della chiesa
Nel '500 inizia la crisi della teologia scolastica, poiché vi è una frattura tra i comuni fedeli e gli uomini di chiesa, resa sempre più ampia dalla degenerazione dei costumi all'interno della chiesa. Si fa così strada l'esigenza di rinnovamento dei costumi morali e religiosi ritornando alla purezza, alla semplicità e alla carità cristiana. Importante è il movimento della "Devotio moderna" nella quale c'era una nuova lettura della chiesa. In Germania si evince maggiormente l'esistenza di un rinnovamento.
Lutero
Lutero fu colui che diede avvio alla riforma protestante in Germania. Nel 1571 egli affisse le 95 tesi contro le indulgenze che segnano l'inizio della ribellione contro la chiesa. Alla base del pensiero di Lutero c'è l'idea della peccaminosità dell'uomo in conseguenza al peccato originale, che fa sì che l'uomo sia impossibilitato nel compiere del bene (le azioni buone in realtà sono ipocrite). La fede è il solo modo per far sì che l'uomo possa salvarsi, poiché attraverso questa Dio può entrare in noi. In questo modo siamo giusti dinanzi Dio poiché è in lui che c'è la giustizia.
N.B. tutto, per Lutero, viene da Cristo.
L'uomo non ha nessun merito poiché non è neanche capace di uscire dal proprio stato di peccato. Tutto ciò comporta che le opere di bene non abbiano nessuna efficacia salvifica pur conservando la loro importanza. L'unica vera presenza di Cristo in noi è data dall'atto con cui egli ci afferra e ci abbraccia attraverso la fede. Nessuno può sapere se le opere che egli compie siano il frutto della presenza di Dio in loro o semplice orgoglio. Lutero va contro la concezione del libero arbitrio e parla di ciò che egli definisce come "servo arbitrio": la natura umana non compie il bene e l'intelletto non conosce la verità. Ognuno di noi deve fare un esame di individuale del testo sacro ma ciò significa che la scrittura se stessa autorivelandosi e l'uomo deve solo ricevere. Cristo, scrittura e fede coincidono.
Zwingli
Con la riforma di Lutero, Zwingli mostrò le sue idee rivoluzionarie: egli credeva che l'uomo non avesse nessuna parte attiva nella salvazione poiché questa proveniva unicamente da Dio. Le sue idee si basano sul neoplatonismo, egli infatti sostiene che Dio è uno e tutto ("Io sono colui che è") e che quindi siamo tutti predestinati. Zwingli si allontana dalle idee di Lutero quando sostiene che Dio si rivela attraverso la scrittura, ma non solo, anche attraverso l'intelletto umano.
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