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Tema di Dio e il mondo

Cusano riprende i concetti di complicazione ed esplicazione ma in chiave teologica tentando

i rapporti fra Dio e il mondo.

Dio è la complicazione di tutto ciò che è, poiché è infinito. Dio è essere di tutte le cose,

mentre il mondo è l'esemplificazione dell'unità divina. Dio può essere concepito come

"unità contratta" nella molteplicità del mondo, poiché in sé si trovano tutte le realtà

dell'universo individuale.

Ficino

L'attività di Ficino si concentrò maggiormente a Firenze, ma la sua fama fu europea grazie

alla sua vasta attività di traduttore di Platone e Plotino e anche alla sua fittissima rete di

corrispondenza con gli europei.

Egli tentò di armonizzare la religione con la filosofia. Nella sua opera "Theologia Platonica"

troviamo una folta conoscenza della tradizione della scolastica. Ficino andò contro Averroè

che aveva una forma di pensiero inconciliabile con l'idea dell'immortalità dell'anima. Tutte

le correnti ispirate ad Averroè vanificavano l'immortalità individuale con la dottrina

dell'intelletto universale.

L'anima umana ha una posizione centrale nella visione del cosmo di Ficino poiché è ciò che

unifica la materia con Dio, trovandosi nel mezzo della gerarchia ontologica. L'immortalità

dell'anima è provata dalla sua capacità di muoversi avanti e indietro nella gerarchia in modo

infinito. L'uomo ha la stessa centralità dell'anima e rappresenta il principio fondamentale

dell'ordine e dell'unità del cosmo. L'amore è visto da Ficino in concezione platonica ed è ciò

che consente all'anima di fare da mediatrice del cosmo.

Il termine supremo dell'amore è Dio, ma c'è reciprocità fra l'amore dell'uomo e quello di

Dio. Se Dio non amasse l'uomo questo non amerebbe Dio.

Pico della Mirandola

Pico lottò contro la corrente di intellettuali dell'epoca che tenevano conto solo della forma

delle loro opere, invece di prestare attenzione al contenuto. Egli sottolineò che il contenuto

vale, qualsiasi sia la forma.

Il filosofo, inoltre, tentò di conciliare i diversi pensieri filosofici sviluppando novecento tesi

nelle "Conclusiones" e celebrò la capacità di autodeterminazione dell'uomo all'interno

dell'opera "Orazione sulla dignità dell'uomo", sottolineando le facoltà intellettuali umane

che portano alla libertà di scelta.

L'idea di Pico di comporre una sintesi filosofica fu proprio dovuta al suo tentativo di

esaltazione dell'intelletto umano. L'avanzamento delle capacità intellettuali è avvenuto, ed

avviene, grazie al continuo susseguirsi di scuole di pensiero che si integrano l'una con l'altra.

Pico distinse l'astrologia (scienza che limita la libertà dell'uomo sulla natura) dalla magia

(può essere giustificata in quanto non limita l'autogisutificazione del genere umano).

Pico sosteneva inoltre l'impossibilità di essere un vero platonico rimanendo un vero

cristiano. Quest'idea viene esposta quando si parla dell'amore platonico. Il sentimento è

visto dal filosofo come desiderio di bellezza e di qualcosa che manca. Alla divinità cristiana,

però, non è possibile riferire l'attributo di bellezza poiché non si può attribuire una natura

composta di parti.

'500

L'umanesimo fu un fenomeno che si espanse in tutta l'Europa.

Erasmo da Rotterdam

Erasmo sostiene che è importante formarsi con un buon maestro per essere un uomo di

cultura. Nel "De ratione studii" sottolinea che la conoscenza delle lingue classiche è il miglior

mezzo per rimpadronirsi dei valori dell'antichità. Egli va contro coloro che ostentano la loro

conoscenza basandosi esclusivamente su fattori formali. Erasmo rievoca un ritorno alle

origini, ma non solo negli aspetti della cultura letteraria ma anche riguardo la religione,

quindi ad un cristianesimo delle origini.

Non bisogna solo rispolverare testi antichi, ma bisogna anche riviverli con lo stesso spirito di

semplicità e purezza. L'opera principale di Erasmo da Rotterdam è "L'elogio alla pazzia" in

cui mescola satira e paradosso. Egli racconta un mondo dominato dalla pazzia che influisce

su tutte le cose che l'uomo fa. In questo modo l'autore sottolinea tutte le debolezze umane

esponendo le sue verità morali e religiose.

More

L'opera più importante di More è "Utopia" in cui espone il suo ideale politico. Egli immagina

un'isola di nome Utopia, cioè un non luogo, in cui gli abitanti non lavorano a scopo di lucro

ma solo per necessità e il tempo viene utilizzato soprattutto per l'educazione

Aristotelisomo

La tradizione aristotelica in questo periodo viene rivalutata, ritornando al suo posto come

indiscutibile ma con alcuni piccoli tentativi di rinnovamento (rapporto diretto con i testi

aristotelici).

Giordano Bruno

Giordano Bruno si avvicinò al cristianesimo molto presto, ma ebbe alcuni dubbi riguardo

alcune dottrine come la trinità e l'incarnazione.

Egli accolse la teoria copernicana che afferma l'infinità dell'universo, non credendo alla

teoria che sosteneva la centralità della terra ma sostenendo che l'universo fosse composto

da mondi, la sua dimostrazione non è scientifica ma metafisica.

Dio è visto come infinito, quindi causa un universo infinito. L'infinità divina è però diversa da

quella universale, poiché in quella divina si distinguono parti finite e Dio è l'assoluto, in cui

gli opposti coincidono e le differenze svaniscono. La tesi di Bruno allontana così le teorie

aristoteliche per avvicinarsi a quelle platoniche (uno= causa di un'emanazione infinita).

L'unità dell'essere fa sì che ci sia un'unica materia ma sottoforme diverse. L'unità della

forma è dunque un'unità d'origine identificabile con la materia stessa. L'universo ha un'unità

ma ciò non toglie la possibilità del mutamento che non è dell'essere ma di un modo di

essere. (Ciò che cambia è la forma e non la materia).

Bruno analizza il mondo sia da un punto di vista metafisico che fisico. Ogni parte

dell'universo ricerca il contatto con le altre in una coesione universale (ciò esclude la

possibilità dell'esistenza del vuoto).

La materia è attiva e vivente e questo è ciò che anima ogni parte dell'universo, Dio non è la

causa dell'universo, ma ciò che lo collega.

Giordano Bruno inoltre parla di "anima del mondo" che è in ogni parte dell'universo e quindi

Dio, essendo tale anima, è ovunque. L'onnipresenza di Dio è ciò che determina l'infinità

dell'universo, che a sua volta implica l'unità (non possono esistere più universi). Se però, Dio

è ovunque, non si può davvero parlare di esseri inanimati poiché l'anima è forma di tutte le

cose. Dio è tutto ciò che può essere. (è una forma di panteismo)

La morale

Se Dio è in tutto o è tutto, ogni essere deve tendere a ritornare a Dio. Giordano Bruno

utilizza il termine, da lui coniato, di "indiarsi", ovvero farsi uno con l'uno (Dio). Per spiegare

tale concezione usa il mito di Atteone e Diana. Diana rappresenta il principio divino che si

riflette nello specchio che è sé nel mondo. Atteone rappresenta il ritorno dell'uomo alla

natura. La morale secondo Bruno si fonda sul principio di necessità ed esclude il libero

arbitrio, la vera libertà consiste nell'agire com'è richiesto dalla natura.

Tommaso Campanella

Tommaso Campanella si ispira al pensiero di Telesio. Le sue idee filosofiche lo portano ad

una condanna per eresia, mentre le sue idee politiche lo condannarono alla carcerazione

(modello utopico di una repubblica universale teocratica). In carcere egli scrisse le sue opere

principali fra cui "Teologia" e "Metafisica".

Campanella ha in comune con Telesio il principio di sensibilità universale che sostiene che:

ogni manifestazione della natura ha un senso e c'è consapevolezza di questo. Questa

concezione comporta il principio dell'universale animazione della natura, nel mondo

naturale c'è una forza di attrazione che fa si che tutti i corpi cerchino il contatto fra loro

eliminando il vuoto (interazione reciproca). Per Campanella l'uomo può interagire con la

natura tramite la magia. La nozione di interazione universale implica l'unità della natura,

poiché non può nascere una sostanza molteplice da un'assoluta unità, ovvero Dio.

La molteplicità è solo apparenza e gli esseri si differenziano fra loro solo per un fattore

puramente formale. Nella molteplicità c'è il non essere che è un'astrazione che non tocca la

sostanza del mondo.

In natura troviamo tre principi fondamentali:

Potenza tramite cui gli oggetti possono agire;

Sapienza è ciò che fornisce il senso di sé permettendo di conoscere i propri contrari;

Amore che è il principio di unificazione ma anche di conservazione.

Questi tre principi hanno pari dignità e nel mondo si trovano in forma impura, avendo anche

i rispettivi contrari. Nell'ente supremo invece si trovano allo stato puro.

La conoscenza

Tra Dio e il mondo c'è un rapporto di immanenza e trascendenza. Questi tre principi

possono essere se stessi solo in virtù di un originario riferimento al soggetto. La potenza è

tale in quanto è potenza di un essere; l'amore induce a rimanere nel proprio stato, ma allo

stesso tempo ad avere un rapporto con gli enti esterni; la sapienza è tale in quanto è

primariamente conoscenza di sé. La relazione fra un soggetto conoscente e l'oggetto

conosciuto si fonda su un originario rapporto del soggetto con se stesso.

Campanella distingue due forme conoscitive: illata, in quanto proveniente dall'esterno, ed

innata, ciò l'originaria consapevolezza che il soggetto ha di sé. Senza questo originario

sapere non sarebbe possibile alcuna consapevolezza del mutamento del soggetto a causa

degli oggetti esterni. La conoscenza implica un restare nel proprio stato originario ma allo

stesso tempo un mutamento, ciò significa divenire altro e quindi morire in parte. La

conoscenza è una perdita parziale di essere, essa fornisce un accesso alla vita eterna quando

come oggetto conoscibile si pone la divinità.

In questa dottrina Campanella conferma la profonda religiosità del proprio pensiero.

Pensiero religioso, pedagogico e politico

Campanella vede il mondo della natura come investito di sacralità: da un lato è scritto dalla

mano di Dio, dall'altro è il tempio di Dio stesso. Questo libro è ciò a cui bisogna rivolgersi per

tutto mentre i testi filosofici non sono altro che delle trascrizioni.

Campanella va contro la cultura libresca poiché sostiene che dalla natura si può imparare

molto di più di quanto non sia possibile fare tramite i libri. L'istruzione è un'esigenza poiché

è la formazione di nuove conoscenze sia dell'intellettuale sia del popolo. L'uomo non può

realizzarsi senza lo studio e rimanendo nell'ignoranza. L'ignoranza è la radice di tre mali nel

mondo ovvero la tirannide, il sofismo e l'ipocrisia.

Il vero filosofo è colui che persegue il fine ultimo dell'universo.

Il pensiero politico ha continuo bisogno di rinnovamento, ciò viene illustrato nel testo "Città

del sole". La visione utopica di Campanella vede la città retta da un sommo sacerdote, Sole,

e tre ministri, Pon (controlla la guerra), Sin (delle scienze e delle arti) e Mor (salute e

riproduzione).

La crisi della chiesa

Nel '500 inizia la crisi della teologia scolastica, poiché vi è una frattura tra i comuni fedeli e

gli uomini di chiesa, resa sempre più ampia dalla degenerazione dei costumi all'interno della

chiesa. Si fa così strada l'esigenza di rinnovamento dei costumi morali e religiosi ritornando

alla purezza, alla semplicità e alla carità cristiana. Importante è il movimento della "Devotio

moderna" nella quale c'era una nuova lettura della chiesa. In Germania si evince

maggiormente l'esistenza di un rinnovamento.

Lutero

Lutero fu colui che diede avvio alla riforma protestante in Germania. Nel 1571 egli affisse le

95 tesi contro le indulgenze che segnano l'inizio della ribellione contro la chiesa. Alla base

del pensiero di Lutero c'è l'idea della peccaminosità dell'uomo in conseguenza al peccato

originale, che fa sì che l'uomo sia impossibilitato nel compiere del bene (le azioni buone in

realtà sono ipocrite). La fede è il solo modo per far si che l'uomo possa salvarsi, poiché

attraverso questa Dio può entrare in noi. In questo modo siamo giusti dinanzi Dio poiché è

in lui che c'è la giustizia.

N.B. tutto, per Lutero, viene da Cristo.

L'uomo non ha nessun merito poiché non è neanche capace di uscire dal proprio stato di

peccato. Tutto ciò comporta che le opere di bene non abbiano nessuna efficacia salvifica pur

conservando la loro importanza. L'unica vera presenza di Cristo in noi è data dall'atto con cui

egli ci afferra e ci abbraccia attraverso la fede. Nessuno può sapere se le opere che egli

compie siano il frutto della presenza di Dio in loro o semplice orgoglio.

Lutero va contro la concezione del libero arbitrio e parla di ciò che egli definisce come

"servo arbitrio": la natura umana non compie il bene e l'intelletto non conosce la verità.

Ognuno di noi deve fare un esame di individuale del testo sacro ma ciò significa che la

scrittura se stessa autorivelandosi e l'uomo deve solo ricevere.

Cristo, scrittura e fede coincidono.

Zwingli

Con la riforma di Lutero, Zwingli mostrò le sue idee rivoluzionarie: egli credeva che l'uomo

non avesse nessuna parte attiva nella salvazione poiché questa proveniva unicamente da

Dio. Le sue idee si basano sul neoplatonismo, egli infatti sostiene che Dio è uno e tutto ("Io

sono colui che è") e che quindi siamo tutti predestinati. Zwingli si allontana dalle idee di

Lutero quando sostiene che Dio si rivela attraverso la scrittura, ma non solo, anche

attraverso l'intelletto umano. Le opere buone sono una conseguenza della fede ed un suo

segno distintivo.

Calvino

Calvino segue le idee luterane mutando però due principi: la giustificazione per fede e la

funzione esclusiva della scrittura nel processo di giustificazione. Egli ritiene che ci sia una

doppia predestinazione per cui Dio destina alcuni alla salvezza ed altri alla dannazione. La

scrittura può essere semplicemente ascoltata senza reale redenzione o guidata dallo spirito

santo, portando alla salvezza. Le opere buone sono una sorta di inizio di salvezza da parte di

Dio. Con Calvino, si crede, nasca il capitalismo poiché è lui il primo che rivaluta l'attività

professionale dell'uomo.

Il pensiero politico in Italia

Con Lutero, con il distacco fra chiesa e stato e tutte le riforme del '500 muta anche in Italia il

pensiero politico. In questi anni nasce il concetto di stato moderno, cioè un territorio sul

quale viene esercitato un unico potere sovrano concentrato ib una sola autorità politica.

Machiavelli nella sua opera "Il principe" enuncia quelle che secondo lui dovrebbero essere

le nuove regole del nuovo stato. Egli sostiene che il fine fondamentale del principe fosse la

conservazione dello stato e del proprio potere e per fare ciò va usato qualsiasi mezzo, anche

le "medicine forti". Machiavelli tratta così un realismo politico poiché vuole mostrare la

verità effettiva.

Inoltre il suo è anche un naturalismo politico in quanto lo stato è un organismo naturale la

cui salute dipende dal rispetto e dall'obbedienza di regole naturali. Per conservare lo stato

non serve ne essere buoni ne tanto meno confidare in Dio ma serve usare i giusti mezzi. Il

principe deve fondare la sua virtù non sulla morale ma sul valore di destreggiarsi in frangenti

mutevoli. La virtù e la fortuna hanno la stessa importanza politica, vi è un terzo elemento

essenziale che è la fortuna avversa, cioè la necessità che gli stati obbediscano alle leggi che

presiedono alla loro fioritura. Nel libro "I discorsi sulle prime decadi di Tito Livio" presta

attenzione a quello che è il concetto di repubblica. Machiavelli si interroga su quale possa

essere il migliore ordinamento politico e risale alle origini della società credendo in una

visione "ciclica" della storia. Egli propone un modello di costituzione mista rappresentata dai

tre ordini, principe, ottomati e popolo.

Gucciardini nella sua opera "Ricordi politici e civili" evidenzia come sia errato usare il

passato come modello per il presente poiché ogni situazione è condizionata dal periodo

storico in cui ci si trova.

Botero in "Della ragion di stato" sottolinea come la politica sia indipendente dalla morale e

quando queste si trovano in disaccordo c'è bisogno di una mediazione che è quella delle

ragioni di stato. Lo stato deve dare sicurezza.

Bodin sviluppa il suo pensiero in Francia, sotto un potere monarchico. Nella sua opera "Sei

libri sullo stato" egli dà la sua definizione di stato dicendo che: lo stato è il governo che si

esercita con un potere sovrano, su diverse famiglie e su ciò che fra loro hanno in comune. Il

nucleo fondamentale è la famiglia, alla base di cui c'è il paterfamilias che detiene la patria

potestas. Fuori dalla famiglia questo è un cittadino che conserva il diritto sulla propria

proprietà personale. La sovranità deve essere perpetua, senza alcun limite temporale, ed

assoluta, ovvero non deve esserci nessun potere superiore, se non quello divino.

'500/'600 il pensiero scientifico

Tra il 500 e il 600 c'è un enorme progresso scientifico che è ciò che porta alla formazione di

un metodo scientifico. Questo è un periodo di rivoluzione scientifica che porta a numerose

trasformazioni: ciò che distingue questa nuova scienza è specialmente il carattere

quantitativo.

La scienza non deve studiare l'essenza delle cose ma i rapporti tra queste attraverso una

misurazione oggettiva ed universalmente comunicabile. La matematica diventa essenziale,

diventando da una scienza astratta una scienza metodologica che serve a quantificare i

fenomeni naturali. La nuova scienza non ha più un carattere finalistico, tra natura ed analisi

quantitativa, ma efficiente. La connessione fra causa ed effetto non è determinata solo dallo

strumento matematico ma anche da quello sperimentale. L'esperimento è ciò che collega la

scienza e la tecnica.

Copernico

A Copernico, autore del "De revolutionibus orbium coelestium", spetta il merito di aver

rimosso una delle tesi astronomiche più importanti del sistema telemaico cioè quella della

centralità della terra. Con Tolomeo l'universo era un sistema finito con al centro la terra in

cui i pianeti ruotano in orbite circolari intorno alla terra con moti determinati.

Copernico propone una teoria eliocentrica in cui al centro c'è il sole e la terra gira intorno ad

esso oltre che su se stessa. Egli vuole solo "semplificare" la teoria di Tolomeo e non

contraddirla, infatti non cambia alcune tesi essenziali: l'universo è finito e chiuso; i corpi

celesti hanno un movimento circolare e costante nella velocità; le sfere cristalline sono ciò

che provocano il movimento degli astri. La tesi di Copernico ha un'importanza filosofica

poiché la collocazione del sole al centro dell'universo era stata cambiata con il

neoplatonismo. Inoltre la sua concezione viene messa in discussione la concezione

dell'antropocentrismo.

Brahe

Brahe tentò di unire il sistema tolemaico con quello copernicano. Per lui la terra era al

centro dell'universo e attorno ad essa ruotano sole, luna e cielo delle stelle fisse. Al torno al

sole, però, ruotano cinque pianeti. In questo modo poteva non andare contro le sacre

scritture, ma poteva avere gli stessi risultati di Copernico.

Keplero

Con Keplero si rafforza la connessione che c'è fra matematica ed astronomia. La matematica

non si ferma ad un semplice schema geometrico ma è uno strumento per conoscere le leggi

dei moti celesti. Inizialmente Keplero era legato ad un pensiero pitagorico-platonico.

Utilizzava un modello geometrico dei cinque solidi platonici per dimostrare l'unità

sistematica del sistema solare. Keplero stesso si accorse ben presto dei limiti di questa

ipotesi ma non abbandonò il tentativo di ricondurre ad unità il sistema solare attraverso la

matematica. La prime due leggi che vengono formulate nell' "Astronomia nuova" sono: le

orbite dei pianeti sono elissi di cui il sole occupa uno dei due fuochi; la velocità orbitale di

ciascun pianeta varia in modo tale che una retta congiungente il sole e il pianeta percorre

eguali porzioni di superficie delle ellissi (il pianeta più vicino al sole è più veloce e viceversa).

Keplero riconosce la perfetta regolarità dei pianeti celesti, nell'universo vige un ordine

matematico e in questo ordine si riflette la perfezione del suo divino autore.

Galileo Galilei

A Galilei si deve il merito i aver riformulato le basi metodologiche della scienza moderna,

allo stesso tempo le sue innovazioni hanno un valore importante, anche dal punto di vista

filosofico. Egli dà un enorme contributo alla costruzione del cannocchiale, che non viene da

lui inventato, ma modificato e poi utilizzato per le sue scoperte astronomiche. Egli pubblica

diverse opere "Discorso intorno alle cose che stanno sull'acqua" "Istoria e dimostrazione

intorno alle macchie solari"ecc.

In queste opere è evidente il suo favoreggiamento per le teorie copernicane che fanno si

che lui riceva un'accusa di eresia, accusa che egli smentì in un'altra opera tentando di non

dare alcuna preferenza alle due teorie ma fu nuovamente accusato e costretto all'abiura e

agli arresti domiciliari a vita.

La matematica

Galileo proclama la validità assoluta della matematica, che si fonda sia su presupposti di

ordine scientifico-metodologico che su un esplicito impianto metafisico. Nelle sue idee

confluiscono teorie pitagoriche e platoniche ma il suo scopo è quello di creare una

matematica universale nella quale la realtà naturale appare stratificata su due livelli: il livello

superficiale cioè quello dell'esperienza ed il livello profondo costituito da una struttura che

può essere ricondotta a rapporti matematici. Quando l'intelletto umano conosce

matematicamente è uguale al divino, ma solo in intensità. L'intelletto divino è superiore a

quello umano in estensione poiché Dio conosce tutte le cose mentre l'uom soltanto alcune.

Nell'intensità, però, cioè nelle singole cose, la conoscenza umana è uguale a quella divina.

Galilei con ciò voleva sottolineare l'assoluta autonomia della scienza. Inoltre egli fa una

distinzione tra qualità oggettive e soggettive. Le prime sono riducibili a rapporti matematici

che si trovano in natura, le seconde dipendono dalla percezione soggettiva dell'uomo.

Questa distinzione implica che la scienza della natura debba occuparsi solo delle qualità

oggettive, la scienza galileiana si fonda esclusivamente sugli aspetti quantitativi della realtà.

Il metodo sperimentale

La matematica non è l'unica componente del metodo galileiano, egli infatti sostiene che i

rapporti matematici possono essere scoperti solo mediante l'esperienza. L'esperienza non

può, però, essere lasciata al caso ma ha bisogno di un metodo sperimentale. Il primo

momento di tale metodo è l'ipotesi relativa ad una connessione fra causa ed effetto, poi vi è

l'esperimento che consiste nel provocare artificialmente l'azione e la verifica nel caso in cui

la causa e l'effetto siano realmente connesse fra loro.

La fisica

La fisica di Galilei è una fisica matematica che si avvale della misurazione e si oppone alla

distinzione aristotelica tra fisica e matematica. Le maggiori conquiste scientifiche di Galilei

furono le prime due leggi della dinamica: il principio di inerzia e la legge della caduta dei

gravi. Attraverso l'utilizzo dei cannocchiali e del telescopio egli riuscì a compiere alcune

importanti scoperte astronomiche che modificarono le conoscenze scientifiche dell'epoca.

Egli scoprì le macchie solari e l'irregolarità della luna. Inoltre, Galilei scoprì quattro satelliti di

Giove, i medicei, e quindi che non solo la terra, ma tutti i pianeti, possono avere satelliti.

Queste scoperte mostrarono il carattere unitario dell'universo e portarono all'accettazione

della concezione copernicana. Galilei tentò anche di spiegare le maree sostenendo

erroneamente che queste fossero dovute ai due movimenti compiuti dalla terra.

Bacone

Bacone assume un atteggiamento critico nei confronti della filosofia antica, egli sostiene che

la verità è figlia del tempo e nello sviluppo delle conoscenze dell'umanità l'antichità

rappresenta l'infanzia e l'età moderna la maturità. Bacone accusa la cultura tradizionale di

astrattezza e inconcludenza definendo l'aristotelismo una filosofia "parolaia". Ciò che egli

ricerca è il dominio dell'uomo sulla natura che possiede solo attraverso la conoscenza delle

sue leggi (indagine scientifica della natura).

Il metodo

Bacone sostituisce all'induzione aristotelica (sillogismo) un nuovo metodo induttivo che si

compone di due parti: la parte distruttiva che ha la funzione di sgombrare il campo da

pregiudizi che ostacolano la ricerca. Questi pregiudizi sono definiti idola e si dividono in

quattro tipi. La parte costruttiva intesa come un determinare le cause dei fenomeni e lo

strumento è la definizione della forma delle cose. Bacone resta legato ad un carattere

essenziale della tradizione classica che è l'analisi qualitativa della realtà.

Cartesio

La ragione

Il razionalismo moderno trova in Cartesio il principale punto di riferimento. Egli vede la

ragione come un punto di partenza per ogni ricerca filosofica o scientifica ma andando a

mutare tutte le correnti razionalistiche precedenti. Nel "Discorso sul metodo" la ragione

viene vista come ciò che ci permette di giudicare distinguendo il vero dal falso; questa non è

una specifica facoltà conoscitiva ma è la capacità che ogni uomo possiede di attingere a

delle specifiche conoscenze. Cartesio presuppone un carattere intuitivo della conoscenza

che si scontra con la concezione precedente di Aristotele che vedeva un razionalismo di

ascendenza (sillogismo). Per Cartesio la ragione è una ed è uguale in tutti gli uomini, come

sostenevano alcuni stoici che partecipano al logos universale tramite la ragione individuale.

C'è una differenza fra Cartesio e questi stoici ovvero che, la ragione cartesiana, rappresenta

una facoltà specificamente umana che trova in Dio soltanto la sua validità, per gli stoici era

invece direttamente identificata in Dio. Essendo la ragione unica, anche il sapere lo è.

Cartesio sostiene che le diverse scienze non siano condizionate dalla specificità dei singoli

contenuti ma che traggano i loro principi da verità fondamentali che sono proprio la

ragione. La filosofia è la scienza fondamentale che coordina tutte le altre.

Dall' unità della ragione ne consegue l'unità del metodo a cui bisogna attenersi per avere

conoscenze certe.

Il metodo

Il metodo di Cartesio è definito nella sua opera "Regulae ad directionem ingenii" in cui

evidenzia come sia alla ricerca di regole certe e facili, così che, osservandole, nessuno potrà

dire che il vero sia falso o viceversa.

La prima regola è quella dell'evidenza ovvero accogliere come vero solo ciò che chiaramente

lo è. La seconda regola è quella dell'analisi, essenziale per la prima, e consiste nel dividere

gli elementi in elementi più semplici. La terza regola è quella della sintesi ovvero andare da

ciò che è più facile conoscere a ciò che è più difficile ritornando così ad un ordine generale.

La quarta regola è quella dell'enumerazione che serve per non dimenticare nulla. Chiarezza

e distinzione sono i due elementi base perché si possa distinguere una conoscenza certa,

che può avere due fonti, intuito e deduzione. Il primo ha come oggetto la conoscenza

immediata e semplice; il secondo è ciò che connette le cose semplici fra loro, formando cose

composte. Anche durante la fase della deduzione il metodo cartesiano non perde il suo

carattere intuitivo, seguendo un metodo matematico. Per Cartesio la matematica non è solo

pura e applicata ma è universale, è la scienza dell'ordine e della misura.

Il dubbio

Cartesio si domanda come si possa giungere ad una conoscenza certa poiché non ci sia nulla

di cui possiamo dubitare. Per risolvere questo problema trasforma il dubbio in uno

strumento metodologico e il suo scopo è quello di trovare qualcosa che malgrado il dubbio

sussista ugualmente. Dobbiamo dubitare dei nostri sensi, della nostra esistenza corporea ed

anche di Dio che potrebbe ingannarci.

Cogito ergo sum

Un'unica cosa non può essere dubitata cioè il fatto stesso che stiamo dubitando. Nel

momento in cui dubitiamo pensiamo, quindi è certo che esisto come sostanza pensante. Il

cogito non è la conoscenza prima e certa su cui tutto si fonda ma è una sorta di premessa a

tutto. Cogito ergo sum è un'intuizione immediata e certa.

Io e Dio

Il soggetto dovrà dunque essere certo di essere in quanto pensante, ma non solo come

facoltà, ma come sostanza stessa. Il pensiero è tutto ciò che accade intorno a noi con

valenza sia teorica che pratica. L'io deve essere certo anche delle proprie idee, ovvero

dell'oggetto immediato del proprio pensiero. Cartesio distingue tre tipi di idee:

1- innate, cioè che provengono dal solo esercizio del pensiero;

2- avventizie, cioè che provengono dall'esterno;

3- fittizie, cioè quelle costruite ed inventate dal soggetto stesso.

Le idee fittizie non possono riinviare a nessuna realtà esterna, quelle avventizie possono

essere dubitate come non provenienti davvero dall'esterno.

L'idea di Dio è equivalente all'idea della perfezione che: non può essere prodotta né

dall'uomo né dalle cose esterne ma deve provenire da un essere perfetto che esiste anche al

di fuori della mia idea di lui; non posso essere la causa della mia esistenza, altrimenti mi

sarei creato perfetto quindi deve esserci per forza un Dio che mi ha portato ad essere; l'idea

di Dio è già implicata nel concetto stesso di perfezione.

Dalla perfezione si deduce che Dio è spirito, intelligenza e volontà di bene (scompare l'idea

di un Dio ingannatore). Dio ha valenza gnoseologica cioè è garante di verità, quindi la veirtà

di ogni scienza dipende dalla conoscenza del vero Dio. L'intelletto umano è quindi di per sé

inaffidabile. Dio garantisce la realtà del mondo esterno in cui abbiamo idee chiare e distinte.

Esiste una sostanza con attributi opposti al pensiero, estesa e divisibile in parti, dalla quale

sono composti il nostro corpo e gli oggetti naturali.

La sostanza

La sostanza per Cartesio è qualcosa che esiste in modo tale da avere bisogno solo di se

stessa per esistere. Il termine sostanza connette soltanto a Dio, ma in senso largo è anche

ciò che per poter essere non ha bisogno di nessun altro se non Dio. Vi sono due tipi di

sostanza, pensante, cioè priva di estensione ed indivisibile, ed estesa, cioè divisibile. Queste

sono distinte l'una dall'altra ed in ciò consiste il dualismo metafisico cartesiano che

comporta l'autonomia della materia e della sostanza spirituale. Questa concezione ha

contribuito alla nascita della scienza del corpo umano e all'allontanamento dalla metafisica

aristotelica.

Mondo fisico

La materia corporea è composta da due tipi di qualità, oggettivamente inerti (grandezze,

figure) e soggettivamente percepite dai sensi umani (colore, odore, sapore). Non esistono

spazi vuoti all'interno della materia e quindi tutte le parti della sostanza estesa sono a

contatto ed interagiscono. Tutti i fenomeni naturali sono spiegati facendo ricorso a dei

meccanismi rigidi. Questa concezione è simile a quella di Democrito, con la differenza che

questo vedeva gli atomi come invisibili ed immobili nel vuoto. Cartesio sostiene che l'azione

di Dio sia limitata a due generi di interventi: l'iniziale creazione della sostanza estesa e la

comunicazione ad essa del movimento; la provvidenza ordinaria con cui si conserva la

materia. Cartesio non si scontra con le tre leggi che garantiscono la ridistribuzione del

movimento della materia, anzi in base a questi principi delinea la formazione dell'universo

da caos ad ordine cosmico. Le particelle ruotano sia intorno a loro stesse che intorno alle

altre, formando dei vortici e facendo si che venga a formarsi la materia e i tre elementi

fondamentali (aria, fuoco e terra).

Il corpo umano

Poiché la materia che compone il corpo umano e il mondo naturale è la stessa, sarà lo stesso

il meccanismo che li caratterizza. Il centro di propulsione del corpo umano è il cuore che è

ciò a cui è dovuta la circolazione. Quest'ultima è l'effetto del calore che è prodotto dal

cuore, che scalda il sangue, facendo si che vada in tutte le parti del corpo. Nell'opera "Le

passioni dell'anima" Cartesio distingue tra le funzioni della sostanza pensante le azioni, cioè

gli atti di volontà che dipendono dall'anima, dalle passioni, percezioni che l'anima riceve dai

sensi, o vere e proprie emozioni. Ciò che è importante capire è come la res cogitas e la res

extensa possano influire l'una sull'altra. Cartesio sostiene che al centro del cervello vi sia un

organo, la ghiandola pineale, in cui si trova la sede dell'anima. Ciò che viene dagli organi

sensoriali giunge attraverso i nervi a questa ghiandola ed il movimento provoca il moto di

alcune parti del corpo senza volontà. Questa ghiandola può anche essere mossa dalla

volontà.

Pascal

Pascal fu un importante studioso sia nell'ambito matematico, che nell'ambito fisico che

filosofico. Egli viene riconosciuto per i suoi contributi scientifici, fra cui la creazione di una

macchina calcolatrice e il teorema fisico che porta il suo nome.

Spirito di geometria o di finezza

Attraverso i suoi studi matematici e fisici Pascal riuscì a comprendere il valore della ragione

che non è mai sufficiente poiché a questa spesso sfugge la conoscenza dei principi primi. Tali

principi non possono essere dimostrati discorsivamente ma devono essere colti in maniera

immediata da un organo pre-razionale che è il cuore. Il cuore rappresenta la capacità

intuitiva, l'istinto, il sentimento.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher galassogaia.98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Valori Furia.

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