Benedetto Croce: la mia filosofia
“La mia filosofia” è uno sguardo che dà alla sua vita, ma non solo: è la storia di un paese. Croce ha una filosofia complessa, è una filosofia sistematica. Si impegnò contro il fascismo. Il tutto è un organismo. Non bisogna ridurre la realtà ad un unico aspetto. Si occupò di Marx, Hegel e De Sanctis. La critica da cui parte Croce è la critica ad un qualsiasi tipo di riduzionismo.
È vero quello che dice Marx che ci sia una corrispondenza tra l'economia di una società e la cultura. Dunque Marx ha questo pregio di aver capito; ma il suo limite sta nel pensare che tutto dipenda dall'economia. Croce viene visto come colui che ha modificato il sistema di Hegel. Bisogna capire che non si può ricondurre tutto alla logica, però è sbagliato, anche ricondurre tutto all'irrazionalismo. Ciò che lui critica in Hegel è il panlogismo (cioè che la ragione possa spiegare tutta la realtà) perché, secondo lui, ogni parte non aveva una spiegazione a sé stante, ma ogni cosa era in funzione di tutto.
Per Croce invece ci sono 4 gradi di pensiero che sono il vero (logica), il bello (estetica), l'utile (economia), il bene (etica). Così Croce segna l'arrivo di questa nuova maniera di guardare il reale, senza una gerarchia. Questi 4 gradi non si possono disgiungere.
Intorno al mio lavoro filosofico (I Saggio)
Si presenta e presenta la sua idea di filosofia. È problematico parlare di filosofia se non si è filosofi. “Il possessivo mio suona male” = secondo Croce nessuno può parlare di una propria filosofia, Croce pensa che ognuno dia un contributo alla filosofia, però, non deve essere qualcosa di completamente slegato dalla tradizione.
Hegel fu il primo a scrivere una vera e propria storia della filosofia. Questa ha una sua razionalità perché ogni filosofo scrive secondo la storia o meglio secondo il suo periodo storico. Quelle domande diventano nostre ma nostre per una cultura, una tradizione. Il discorso di chiamarlo nostro implica che la filosofia è rappresentativa di un determinato periodo storico.
Croce si oppone ad Hegel (Hegel viene visto come colui che aveva tracciato il cammino e la fine della filosofia, per Hegel c'è una morte di una filosofia). C'è in Croce la volontà per differenziarsi da un discorso teleologico. È un qualcosa che non ho iniziato e che non finirò io (filosofia). “L'uomo pensa e sempre dubiterà”, l'uomo è condannato al pensiero perché vive nella razionalità. L'uomo fin quando vive pensa.
E questo portò a pensare che ci fosse un'unica risposta ai problemi filosofici. Ma per Croce non è affatto così e non può essere così perché la filosofia non può ricercare una risposta a tutto. Infatti la filosofia non si occupa di qualcosa di astratto bensì nasce quasi come risposta alle problematiche del tempo e di conseguenze di un solo periodo di tempo = non ci può essere una risposta unica ai miliardi dei perché umani.
Qualsiasi sistema non deve essere pensato come qualcosa di definitivo ma bisogna avere un'apertura ad altre prospettive. Per Croce nessuno di noi diventa filosofo se non ha una situazione tragica (come per es. una persona che trova una persona cara in stato terminale). Il pensiero deve essere propedeutico ad una azione (necessario = deve essere prima). Tra l'uomo comune e il filosofo c'è una differenza quantitativa e non qualitativa. Il filosofo è colui che trova una sensatezza. Chi si domanda cos'è il bene è filosofo o comunque chi si interroga sui perché della vita.
La filosofia non è dunque una professione. Ognuno ha ragione per il proprio periodo in cui scrive; non è che non ha ragione Hegel rispetto a Kant. Dunque la filosofia è la storia della filosofia. Ogni filosofo ha ragione, esistono vari punti di vista. Se tutti hanno ragione allora tutto è falso: questo non è vero per Croce perché lui dice che non ci sarebbe stato senza Kant. Cioè tutte le filosofie si integrano. Senza Hegel non si può fare filosofia come tutti gli altri precedenti. Hegel è il primo ad aggiustare la logica aristotelica. Fu il primo a dire che A è A e anche NON-A.
Logica dialettica
Non è statico, non è vero che una cosa è sempre la stessa cosa = A è A ma anche NON-A. Hegel ebbe così tanta importanza che la filosofia dopo fu quasi una visione continua delle sue teorie. L'hegelismo era quasi diventato una religione. Croce si ribella: noi dobbiamo ragionare con un filosofo e non lasciare a lui il nostro pensiero. Un filosofo non deve accettare nessuna autorità. Quindi per Croce ciò che è vivo di Hegel è la logica dialettica. “Ciò che è vivo e ciò che è morto di Hegel” cioè non è vero che o lo si accetta tutto o lo si rifiuta in blocco.
Panlogismo = perché la verità per lui è la filosofia. Nella sintesi convergono le altre due istanze (tesi-antitesi) (per Hegel).
Sintesi = l'uomo ha bisogno della religione, della fede. Ma anche di una ragione logica. Hegel: il vero e l'intero = la verità non è parziale, ma è vera in tutta la sua interezza, nel senso che non è mai vera solo una parte. Per Hegel la storia non è fatta dagli individui, ma dallo spirito del mondo. L'antitesi è necessaria per avere una sintesi.
La necessità dell'antitesi ha fatto molto parlare in quanto anche Croce non è d'accordo poiché “la storia si fa come libertà, si legge come necessità, perché non è più modificabile. Sono le triadi di Hegel che non vanno bene a Croce. In definitiva ciò che Croce critica ad Hegel è che secondo lui vi è una corrispondenza tra la nostra ragione (quella degli uomini con la r minuscola) e la Ragione quella dello Spirito del mondo (quella che con un termine che poco si accorda con Hegel potremmo chiamare “provvidenza”), o comunque quella che abbiamo analizzato, cioè la necessità.
(Pag 20) Lui chiama il movimento triadico come dualismo (coesistenza accanto a Dio (il bene) il male) Contrario = bianco / non bianco Distinto = bianco / rosso, verde Se i contrari non possono coesistere, i distinti fanno parte della realtà. Hegel è caduto.
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