Edmund Husserl
La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (conferenza del 1929)
Le analisi fenomenologiche sull'intenzionalità di coscienza e sull'ego trascendentale, qui completate dalla focalizzazione sul
mondo-della-vita, inteso come il correlato intuitivo delle operazioni soggettive, sono rilette come una risposta alla crisi del
pensiero filosofico.
La prima parte elabora una diagnosi circa lo stato della scienza moderna, la quale nonostante i suoi progressi, manifesta un
radicale decadimento del proprio contenuto di senso. La funzione di guida del pensiero dell'umanità si è smarrita in un
positivismo scettico che, arrestandosi alla mera fattualità del dato empirico, è incapace di legittimare l'universalità della verità.
La responsabilità del filosofo, funzionario dell'umanità, e di tornare alla piena fondazione della razionalità.
La seconda parte traccia una ricostruzione storico-teologica, volta a dimostrare come il metodo scientifico, da Galilei in poi,
proceda ad un sistematico oscuramento della dimensione soggettiva del conoscere, a vantaggio dell'ideale oggettività
matematizzabile del mondo naturale. Il reale deve essere colto a partire dalle relazioni di senso con l'io. Tale ambito
soggettivo-relativo, sfera di certezza pre-oggettuale su cui opera l'atto di coscienza, è il mondo-della-vita.
La terza parte individua i contorni di un'ontologia del mondo-della-vita. La fenomenologia attiva preliminarmente un epoché
da ogni presupposizione circa la verità degli oggetti delle scienze, per completarsi in una riduzione trascendentale, che
riconduce il mondo alla coscienza di esso. Obiettivo ultimo della scienza fenomenologica è l'afferramento dell'ente come
indice di un sistema soggettivo di correlazione, cioè di una rete di rimandi che nell'evoluzione dei modi di datità dell'oggetto
(percezione, ricordo...), rinvia alla coscienza intenzionante (io percepisco, io ricordo...). In questo senso, attraverso la
mediazione del mondo-della-vita, la fenomenologia recupera il suo tema più proprio: l'io puro nella sua relazione significante
con il mondo soggettivo-relativo.
Coscienza
Nel nostro secolo, la nozione di coscienza, nel senso di consapevolezza di sé e degli oggetti ai quali essa si rivolga, è
importante soprattutto in Husserl e poi in alcune varianti dell'esistenzialismo. L'aspetto per cui la coscienza è sempre coscienza
di qualcosa, ossia ha necessariamente un oggetto quale termine di riferimento, è definito da Husserl come la sua intenzionalità
(termine di lontana derivazione scolastica).
Êidos (l'aspetto esteriore, in particolare del corpo umano * Platone specie ideali e Aristotele contro le naturali)
Nel pensiero della fenomenologia di Husserl è distinto da idea e assunto con il significato di essenza a designare il risultato
della riduzione eidetica che sospende l'atteggiamento naturale secondo cui i fenomeni avrebbero sostanza ed esistenza, e li
riporta, come puri êidoi, alla loro unica dimensione accertata, quella di parvenze presenti nella coscienza. Le esperienze della
coscienza individuale così ridotte divengono pure essenze universali e necessarie, oggetto di un sapere intuitivo diverso dalla
intuizione individuale.
Epoché (sospensione dell'assenso * Zenone del non comprensibile e Arcesilao dell'universale)
L'epoché fenomenologica è sinonimo di messa in parentesi, riduzione, e consiste in un astenersi dal presupporre il mondo
materiale e qualsiasi mondo trascendente la vita della coscienza. La sfera degli atti della coscienza è appunto ciò che resta fuori
parentesi e che può essere tematizzato come tale (riduzione trascendentale). La coscienza in quanto flusso di esperienze
individuali è a sua volta ridotta a coscienza pura attraverso la riduzione eidetica. In seguito Husserl estenderà il metodo
dell'epoché fenomenologica dall'atteggiamento naturale al campo delle scienze, per cogliere attraverso la sospensione di ogni
parere positivo il cosiddetto mondo-della-vita.
Fenomenologia (scoprire le cause ogg. e sogg. del carattere illusorio degli oggetti della sensibilità * Lambert)
L'idea husserliana del metodo fenomenologico nasce in relazione alla polemica tra logicisti (Frege) e psicologisti (Brentano).
Per Husserl i concetti logici debbono avere origine da intuizioni, cioè dalla concreta esperienza vissuta della coscienza, senza
che ciò implichi negare la loro natura ideale e universale. Bisogna riflettere, cioè rendere oggetti gli stessi atti intenzionali e
il loro contenuto di senso immanente. Husserl definisce la fenomenologia un ritorno alle cose stesse; queste ultime sono i
fenomeni non come apparenze contrapposte a ipotetiche cose in sé, ma come manifestarsi originario della realtà della
coscienza. La fenomenologia si propone dunque di descrivere il fenomeno così come esso si dà, per coglierne la forma pura, o
essenza, o idea, o êidos. Il processo fenomenologico esige quindi una preliminare riduzione eidetica: ogni giudizio comune
viene sospeso, epoché, ogni teoria viene posta tra parentesi, affinché il fenomeno emerga nella sua genuina datità essenziale.
Intenzionalità (connessione tra atto o stato, per certa identità, con un certo oggetto, di esistenza non definita)
Husserl fa dell'intenzionalità il carattere costitutivo della coscienza e del rapporto soggetto-oggetto in generale, attribuendole
un valore filosofico centrale che non aveva in Brentano. Nella fenomenologia la filosofia stessa è caratterizzata dal compito di
descrivere la struttura immanente con cui l'oggetto è intenzionato dalla coscienza: ciò presuppone che l'oggetto sia ridotto al
fenomeno puro. A partire da Husserl il tema dell'intenzionalità diventa canone nel dibattito filosofico. La trascendenza, che in
Heidegger si definisce il rapporto dell'esserci con il mondo, rappresenta uno sviluppo dell'intenzionalità di Husserl.
Mondo-della-vita (regno di evidenze originarie)
È un regno di evidenze originarie da cui traggono fondamento tutte le successive operazioni logico-oggettivanti attuate dalle
scienze naturali, ossia il mondo in cui viviamo intuitivamente, con le sue realtà, così come si danno, dapprima nella semplice
esperienza e poi anche nei modi in cui esse diventano oscillanti nella loro validità (oscillanti tra l'essere e l'apparenza ecc.).
Con questo concetto Husserl amplia il campo trascendentale della fenomenologia a un ambiente irriducibile a quello definito
da intenzioni puramente epistemologiche e lo contrappone a quello oggettivistico della scienza-tecnica, considerato come un
abito simbolico.
Riflessione (la conoscenza che l'intelletto ha di sé * Aristotele)
Per Husserl, la riflessione è identificata con la coscienza; e quindi si devono distinguere la riflessine naturale, prefilosofica, e
la riflessione fenomenologica, la quale presuppone l'epoché come sua condizione.
Trascendenza (il movimento dell'andar oltre o al di sopra rispetto al termine di riferimento)
Per Husserl è presente anche nel senso attivo per indicare l'oltrepassamento di sé che la coscienza (l'Esserci per Heidegger)
compie in direzione dell'altro da sé.
Martin Heidegger
L'origine dell'opera d'arte (1935, in Sentieri interrotti del 1950)
Il titolo della raccolta di saggi allude al loro essere dei tentativi che, come sentieri (Wege), si incontrano in un bosco (Holz),
interrompendosi o intrecciandosi. Il saggio in questione pone tre questiti, espliciti nei titoli dei differenti paragrafi: Cosa e
opera, Opera e verità e Verità e arte. L'interrogazione sull'essenza dell'arte, ovvero su ciò che fa di qualcosa un'opera d'arte,
non trova risposta nel mero carettere di cosa, res, dell'opera, in quanto l'essenza dell'arte non è una sorta di predicato o un
connotato formale di un substrato materiale. In quanto prodotto l'opera d'arte è più vicina al mezzo che alla cosa, poichè, come
il mezzo, trae il suo essere dall'attività umana. Se ne distingue però perché, a differenza del mezzo, non viene nella stabilità e
nella fidatezza quotidiana dell'uso, ovvero, in termini heideggeriani, nella conciliazione di terra e mondo, ma espone invece la
loro origine, anzi ne è l'origine. L'opera d'arte insomma apre un orizzonte di se
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Storia della filosofia contemporanea
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