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Idealismo

L’idealismo va inserito nel periodo che intercorre tra la pubblicazione della Critica del Giudizio di Kant nel 1790 e la morte di Hegel nel 1831, principale esponente di questa corrente insieme a Fichte e Schelling. Questa corrente si identifica con il concetto di metafisica, rappresentando una filosofia caratterizzata dallo spirito e dalle idee, e come una filosofia astratta che va oltre la quotidianità nel tentativo di cogliere la totalità della realtà. È caratterizzata dalla logica, perché, in quanto speculazione, non è possibile senza pensiero, e tenta di porsi al di sopra delle scienze naturali. Il maggiore esponente di questa corrente di pensiero è Hegel.

Hegel

Egli nasce a Stoccarda nel 1770 e muore a Berlino nel 1831. Egli proveniva da una famiglia di origine austriaca e di tradizione religiosa protestante. Conseguito il diploma, si iscrisse all'Università di Tubinga, dove contemporaneamente fu ammesso a frequentare il seminario evangelico per la formazione del clero luterano; sin da giovane manifestò un forte interesse per la cultura classica, in particolare per quella greca. A conferma del suo interesse per i temi teologici, così come si può leggere in Frammenti su religione popolare e Cristianesimo, la Vita di Gesù, Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino. Trasferitosi a Jena entrò in contatto con l’idealismo di Fichte e di Schelling. Proprio a Jena, cominciò a scrivere la sua prima opera di rilievo: la Fenomenologia dello spirito, con la quale segnò il distacco da Schelling e la piena maturità del suo pensiero. Nel 1816 presso l'Università di Heidelberg diede alle stampe la prima edizione dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. Infatti, solo in quest'opera, è possibile avere una visione d'insieme del pensiero di Hegel.

Al termine dell’Introduzione dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Hegel riassume il suo sistema filosofico in tre parti salienti:

  • La Logica, la scienza dell'Idea in sé e per sé.
  • La Filosofia della Natura, come la scienza dell’Idea nel suo alienarsi da sé.
  • La Filosofia dello Spirito, come la scienza dell’Idea, che dal suo alienamento ritorna in sé.

Opere di Hegel

  • Fenomenologia dello spirito
  • La filosofia dello spirito
  • Lezioni sulla filosofia della storia
  • Scienza della logica
  • Vita di Gesù
  • Lezioni sulla storia della filosofia
  • Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio

Con Hegel, la filosofia assume il carattere definitivo dell’idealismo, venendo intesa sia come metafisica sia come logica, e permette all’uomo di riflettere su ciò che sa di non poter esaminare con gli organi di senso, ma solo con la ragione. Per l’idealista, dunque, la filosofia non deve occuparsi dei fenomeni, ma delle idee; tale filosofia va oltre la scienza e si identifica perciò con la metafisica e con la logica proprio perché è direttamente rivolta all’esame delle idee. Sulla base del principio d’identità di Aristotele, Hegel sostiene che l’uomo non pensa mai un’idea singolarmente presa, ma una coppia di contrari, proprio perché ogni cosa, pur essendo identica a se stessa, implica il suo contrario. Così la dialettica diviene una triade formata da tesi, antitesi e sintesi, in cui la sintesi non è altro che l’unione dei due opposti, tesi e antitesi.

Un altro carattere della filosofia di Hegel è l’astrattezza: una filosofia fondata sull’esame delle idee mediante l’uso della ragione; la filosofia sviluppa la propria attività mediante la riflessione ed è finalizzata alla comprensione della realtà nella sua totalità.

La fenomenologia dello spirito

La Fenomenologia dello spirito, pubblicata nel 1807 a conclusione del suo soggiorno a Jena, rappresenta la prima opera significativa dell’intera produzione di Hegel. Partendo dalla triade coscienza-autocoscienza-ragione trattata nei primi cinque capitoli per arrivare a quella di spirito-religione-sapere assoluto, Hegel intende elaborare un microsistema filosofico per descrivere il fenomeno per eccellenza che è la coscienza. Il soggetto si pone innanzitutto come coscienza intesa come puro ‘Io’, e ponendosi successivamente in relazione con l’altro acquisisce maggiore consapevolezza, definita appunto autocoscienza; così il soggetto che conosce e agisce è dotato di ragione e questa in quanto spirito permette al soggetto non solo di pensare e conoscere il mondo, ma pure di operare e vivere nel mondo, realizzandosi così nell’arte, nella religione e nella filosofia che rappresenta il sapere assoluto.

La scienza della logica

In Scienza della logica, anch'essa considerata tra le opere più rilevanti, analizza il pensiero nella sua immediatezza, nella sua riflessione e mediazione e nel suo ritorno in se stesso. L’opera è così articolata in tre libri:

  • Il primo è dedicato alla Dottrina dell’essere.
  • Il secondo alla Dottrina dell’essenza.
  • Il terzo alla Dottrina del concetto.

La logica costituisce la prima parte del sistema filosofico, al quale Hegel intende riconoscere il carattere e la dignità di “scienza”, nel senso che la filosofia, anche se si occupa di problemi astratti (le idee), non può essere considerata priva di contenuti. Anzi la filosofia, proprio per gli argomenti che tratta, è la disciplina più importante rispetto a tutte le altre, sia quelle umanistiche sia quelle positive che studiano il mondo dei fenomeni. Fichte definì la propria filosofia “dottrina della scienza”, mentre Hegel “scienza della logica”; entrambi ritennero che la logica costituisse la parte principale di ogni sistema filosofico, perché studia le strutture logiche del pensiero, che appunto rappresenta la base di ogni attività conoscitiva del soggetto umano.

Il primo libro viene dedicato alla Dottrina dell’essere Hegel considera che l’argomento da cui iniziare a fare filosofia è costituito dal concetto di essere indeterminato: il primo concetto che il pensiero riesce a pensare è quello di essere, perché quando ci relazioniamo a qualcosa innanzitutto pensiamo che quella cosa ‘è’. Il concetto di essere indeterminato è riferibile a qualsiasi cosa e viene quindi identificato, nello svolgersi del divenire logico, con il nulla ed opposto a quello di essere determinato. Così essere, non essere e divenire costituiscono le prime tre categorie della logica hegeliana.

Il secondo libro viene dedicato alla Dottrina dell’essenza. Hegel definisce l’essenza come il carattere proprio dell’essere e questa si esplica attraverso i tre principi dell’identità, della differenza e della contraddizione: se il principio d’identità sta a significare che una cosa è identica a se stessa e il principio della differenza indica che la medesima cosa è differente e opposta al suo contrario, la legge fondamentale del pensiero è quella della contraddizione che vede i primi due principi come gli estremi di un segmento che li lega, reciprocamente, l’uno all’altro. Inoltre, Hegel fa una sottile distinzione tra ‘differenza’ e ‘diversità’, in quanto la prima lega i due contrari, mentre la seconda pone una disuguaglianza assoluta.

Il terzo libro viene dedicato alla Dottrina del concetto. Hegel definisce l’idea alla base della logica, ossia della filosofia, come assoluta verità, in quanto il pensiero attraverso le idee intende cogliere la verità nella sua dimensione assoluta per poter comprendere la realtà nella sua totalità. L’idea rappresenta dunque l’assoluto e può essere colta solo mediante la ragione e non dall’intelletto, in quanto l’intelletto è rivolto alla conoscenza dei singoli fenomeni mentre la ragione consente la riflessione e la produzione di idee.

La filosofia della natura

La filosofia della natura costituisce il passaggio dalla logica alla filosofia dello spirito. La natura costituisce il gradino più basso della vita ed è considerata da una parte come l’esteriorità dell’idea e da un’altra come una realtà materiale che si svolge ed evolve dalla parte inorganica a quella organica, sino ad arrivare alla spiritualità che caratterizza l’esistenza umana. La filosofia della natura si divide in tre parti:

  • La meccanica, che considera l’esteriorità astratta di spazio e tempo, la materia e il movimento e le leggi della gravitazione.
  • La fisica inorganica, che considera l’individualità universale (corpi fisici liberi, elementi), l’individualità particolare (peso specifico, suono, calore) e la fisica dell’individualità totale (la figura, il processo chimico).
  • La fisica organica, che considera la natura geologica, la natura vegetale e l’organismo animale.

Così, esaminando l’evoluzione triadica della natura, Hegel conclude affermando che la materia da inerte diventa vivente per poi passare, nelle sue successive articolazioni, dalle forme di vita vegetale a quelle di vita animale, e in alto troviamo l’uomo dotato di spirito e di pensiero.

La filosofia dello spirito

La filosofia dello spirito costituisce l’ultima parte del sistema hegeliano. Suddivisa in tre parti:

  • Lo spirito soggettivo (in sé) nella forma della relazione con se stesso.
  • Lo spirito oggettivo (per sé) nella forma della realtà.
  • Lo spirito assoluto (in sé e per sé) nella sua verità assoluta.

Lo spirito soggettivo viene considerato dal punto di vista dell’antropologia, della fenomenologia dello spirito e della psicologia:

  • L’antropologia considera l'uomo come anima, ossia come sostanza della vita che si riscontra in ogni essere vivente.
  • La fenomenologia dello spirito studia lo spirito soggettivo come coscienza, autocoscienza e ragione.
  • La psicologia considera lo spirito come spirito teorico, pratico e libero.

Divenendo spirito oggettivo proprio perché esce dal suo isolamento e si confronta con la realtà circostante regolata dalle tre categorie del diritto, della moralità e dell’eticità. Hegel non ignora che l’uomo, oltre che essere spirito soggettivo, che conosce e riflette sulla realtà, è spirito oggettivo che vive nella realtà sociale, confrontandosi con gli altri soggetti con i quali intrattiene un sistema di relazioni. Tali relazioni non possono essere regolate dai principi del diritto naturale, bensì dalle leggi del diritto positivo e dai principi della moralità e dell'eticità. In questo caso Hegel contrappone il diritto positivo (l'insieme delle leggi emanate dallo Stato) al diritto naturale (costituito dai principi che l’uomo avverte naturalmente dentro di sé), ritenendo però che solo il diritto positivo dalla legge statuale possa dare garanzie ai cittadini, a differenza del diritto naturale.

Nella seconda sezione dello spirito oggettivo, Hegel parla di “moralità”, come capacità di distinguere il bene dal male, non tanto sulla base dei limiti imposti dalle leggi, quanto sulla base della propria capacità interiore di valutare e di operare scelte all’interno del contesto sociale senza compromettere la libertà altrui. Ma questa dimensione morale della vita si realizza nella forma più alta dell’“eticità”, cioè nella «vera disposizione etica d’animo».

Infine, lo spirito assoluto, come unione e superamento di soggettività e oggettività, rappresenta il momento più alto dell’attività dell’io che si realizza nella forma dell’arte, della religione e della filosofia. Il tema dell’arte da Hegel, oltre che nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, è trattato nelle Lezioni sull’estetica. Egli elabora una teoria estetica triadica che si svolge nel corso della storia: inizialmente con l’arte simbolica, successivamente con l’arte classica ed infine, con l’arte romantica.

  • Arte simbolica: Nel primo periodo, l’arte si manifesta in una forma indefinita attraverso un simbolo che viene rapportato agli oggetti della natura secondo una “determinatezza astratta”.
  • Arte classica: Nel secondo periodo, l’arte classica è caratterizzata dal rapporto tra l’idea astratta e l’opera d’arte.
  • Arte romantica: Nel terzo periodo, l’arte romantica è considerata il momento nel quale si realizza l’unione e la corrispondenza tra lo spirito e la natura.

Conferma così che l’idea di arte è inseparabile dall’idea di religione che rappresenta, appunto, uno stadio superiore dell’attività dello spirito in cui l’arte supera l’immediatezza espressiva e si fonda sul sapere rivelato da Dio. La religione è sempre stata un tema costante in Hegel, che ha cercato di studiare attraverso essa il rapporto tra infinito e finito, tra assoluto e relativo, rappresentato dalla religione greca, che incarna lo spirito della coscienza felice di un popolo che seppe mantenere l’equilibrio con il divino, e da quella ebraica, che incarna la coscienza infelice di un popolo che causò la scissione dal divino e la separazione da Dio. La capacità dell’individuo di riscattarsi e di recuperare il rapporto perduto con la divinità viene rappresentata dalla figura di Cristo che, come Socrate, si presenta come interprete di amore e mediatore di vita.

La ricerca della verità è dunque l’obiettivo sia della religione sia della filosofia: mentre la religione si avvale della fede, la filosofia si avvale della ragione costituendo la sintesi di arte e di religione ed esprimendosi nella forma più alta del sapere umano, venendo definita la scienza per eccellenza. La filosofia, secondo Hegel, tratta di idee: l’oggetto del pensiero costituisce l’oggetto della filosofia e la filosofia deve avere per oggetto la realtà, altrimenti risulterebbe priva di contenuto. La filosofia è dunque essenzialmente logica, ritornando così al punto d’inizio; il sistema hegeliano fa quindi riferimento a una logica circolare, concludendosi con il suo punto di inizio.

Filosofi non-idealisti

Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche ebbero poco in comune tra di loro, se non il fatto di non aver preso parte alla filosofia dominante dei primi tre decenni del XIX secolo, ciascuno di loro produsse una personale filosofia, diversa da quella dell'idealismo; possiamo definirli non-idealisti. Per mettere in chiaro la storia della filosofia dell’Ottocento, questi autori possono essere accomunati, perché ciascuno di loro diede un contributo originale e personale alla cultura del tempo.

Schopenhauer

Egli nasce a Danzica nel 1788 e morì a Francoforte sul Meno nel 1860. Frequentò l’università di Gottinga e dopo qualche anno si laureò in filosofia presso l’università di Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del pensiero di ragione sufficiente dove tratta tutto il suo sistema filosofico. Egli considera quattro classi del principio di ragione sufficiente: la prima corrisponde alle rappresentazioni ‘intuitive’, ‘complete’ ed ‘empiriche’ delle forme sensibili di spazio e di tempo; la seconda corrisponde alla differenza posta tra l’uomo (essere razionale) e l’animale (essere istintivo); la terza corrisponde alle forme a priori della sensibilità del senso esterno e del senso interno, ossia alla capacità dell’uomo di avere intuizioni in relazione alla posizione e alla successione delle cose; la quarta corrisponde all’oggetto immediato del senso interno, in quanto il soggetto conosce, agisce e opera nel mondo secondo la propria volontà.

Nel 1819 portò a compimento la sua opera principale con il titolo Il mondo come volontà e rappresentazione. Successivamente si abilita alla libera docenza presso l’università di Berlino, e tenne i suoi corsi, senza però riscuotere successo. Tra le opere di Schopenhauer, oltre Il mondo come volontà e rappresentazione, dobbiamo ricordare La vista e i colori e I due problemi fondamentali dell’etica. Purtroppo, le opere di Schopenhauer nell’immediatezza non ebbero successo, questo perché era il periodo della massima fioritura dell’idealismo. Infatti, il 1819 è particolarmente significativo perché si colloca nell’era del dominio del pensiero hegeliano, ed è significativo il fatto che le idee di Schopenhauer hanno fatto breccia presso il pubblico solo dopo la morte di Hegel.

Rappresentazione e volontà

Tra i pensatori di questo periodo si fa viva l’aspirazione alla concretezza, infatti, Schopenhauer insiste sul fatto che l’uomo è essenzialmente corpo, e la natura di tale corpo sta nella volontà, nei desideri, negli istinti, nelle passioni, cioè in tutto ciò che Freud avrebbe definito ‘pulsioni’. La filosofia della volontà di Schopenhauer viene trattata nella sua opera principale: Il mondo come volontà e rappresentazione, suddivisa in quattro libri, il primo e il terzo sono dedicati al ‘mondo come rappresentazione’ e il secondo e il quarto al ‘mondo come volontà’. Concependo il mondo come una sua rappresentazione e come una sua volontà, Schopenhauer analizza dapprima il rapporto di conoscenza del mondo da parte del soggetto, ma soprattutto il rapporto particolare che si instaura tra il soggetto ed il mondo. Il soggetto conosce i vari fenomeni che gli appaiono nel mondo sul piano di spazio, tempo e causalità, ma ciò che egli vede e crede di conoscere non è la vera realtà; in quanto, secondo Schopenhauer, la vera realtà è coperta dal cosiddetto &.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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