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Storia della Filosofia dal Rinascimento all'Illuminismo

Appunti di Storia della Filosofia dal Rinascimento all'Illuminismo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Meroi dell’università degli Studi di Trento - Unitn. Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della Filosofia dal Rinascimento all'Illuminismo docente Prof. F. Meroi

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Natura e Dio: Le Dediche, parte interna ed esterna, destinate ad un dedicatario → elogi

di maniera del 1441 aggiunti successivamente all'opera (data dell'opera è 1440): far

fronte a i mali – la morte dei propri cari – Leonello d'Este, signore di Ferrara, dopo la

morte del padre – natura di fondo del testo è la consolazione: → comma

testo consolatorio

8 – comma 9 → “Principe di tutte le cose” → definizione generica – due elementi in

contrapposizioni: le vicende dolorose e le risposte che gli si danno → riproposta della

contraddizione “sollevommi afflitto”: soro riuscito a sollevarmi dalle mie sventure –

terza via dopo la miseria e la grandezza dell'uomo

Esilio degli Alberti – Controversie famigliari → le sventure nella vita di Alberti:

condizione di esiliato, figlio legittimo, controversie famigliari date dall'eredità

Latino e volgare – il testo è scritto in volgare perché voleva che arrivasse a tutti.

Esempio provante di genere consolatorio (di due anni prima) scritto dall'umanista

(unire esigenze diverse culturali, storiche, filosofiche con la dimensione attiva

dell'impegno civile nella società) ambasciatore Manetti nel 1438-39 cioè Dialogus

(conosciuto anche per il appartenente al ciclo

consolatorio De degnitate ed excellentia ominima

del di Pico nella maniera trattatistica → è un trattato meno considerato [a

De Degnitate

differenza di Pico che era uno spunto visionario]) – concezione della dignità dell'uomo

35 anni prima di Pico Manetti vedeva la ragione della dignità e della eccelenza

dell'uomo, in diretta polemica contro il di Innocenzo III rispondendo

De cuntempu mundi

punto per punto ad ogni invettiva – due elementi nel intreccio costante di essi:

dimensione contemplativa e pratica – Manetti risolve la cosa partendo dalla sua

esperienza personale (non aveva la mano scrittoria di Pico, ma aveva delle idee molto

contemporanee) – trova la risposta in un dialogo con tre personaggi delle quali quelle

che ritiene più sbagliata sarà quella che prenderà Alberti → Personaggi: parte come

Alberti dalla sua esperienza di vita (lutto famigliare) trasponendolo nel dialogo un

dialogo veramente accaduto alla Certosa alle porte di Firenze – Nicolò da Cortona,

Angelo Acciaioli e lui stesso Gianotto Manetti – Filosofia stoica la risposta di Acciaioli: la

vera natura del male nel modo in cui lo recepiamo – l'uomo deve evincere il male

guardandolo in modo diverso → teoria degli indifferenti – riferimento di tipo teorico

nella consolatori nella tradizione cristiana → soluzione di mezzo: la tempistica

(prevede in un primo momento la lecità abbandonarsi al pianto entro un tempo

stabilito e dopo adoperarsi dei mezzi che ci sono nella religione cristiana – l'anima del

defunto non muore)

Apertura libro primo: due dialoghi in uno: 2 figure Teogenio e Nicrotilo + Genipatro e

Tichepedo - → incontro con i due personaggi iniziali: Teogenio è il saggio che si è

ritirato dal mondo, ma non nell'ottica religiosa (il cittadino che abbandona la città, può

ancora far parte della città – non è negare la vita in comune, ma la libertà di

partecipare attivamente nella politica – diritto di far parte della città anche non

essendo presente e non avere impegno nella vita della città) – confronto tra città e

natura → fuga dalla dimensione cittadina – volto idilliaco: abbandona la città che porta

la sfortuna – la sfortuna sta quando si sta con gli altri – Nicrotilo lo viene a trovare –

rapporto tra le persone è un tema centrale di Alberti – primo volto della natura

(comma venti): la natura è bellissima, ma non ci fa sfuggire i mali umani – sfogo di

Teogenio con riferimento al suo passato (di Alberti) e di crisi della città (Firenze) – la

materia di questo caso gli ispira i temi: la sua taciturnità disturbava i cittadini

19/05/2015

TOMMASO MORO – LA CITTÀ PERFETTA

Tommaso, riflettendo sulle modalità attraverso cui raggiungere la fondazione della

città perfetta, arriva a dichiarare la necessità dell'abolizione della proprietà privata.

Il testo dell'utopia di Tommaso Moro è un saggio narrativo, come era già consolidato

all'epoca grazie ed a causa delle nuove scoperte coloniali, portando molti scrittori a

narrare di incredibili viaggi. Tommaso Moro prende questa “moda” facendola sua, ma

portando sul piano critico-filosofico. Palesemente falso è il racconto di Moro con cui

riesce a dire delle cose che nella realtà non gli sarebbe possibile.

Il pensiero Occidentale si è fortemente preoccupato di definire in un approccio

filosofico la dimensione della città, in quanto questa rappresentava la grandezza

dell'essere umano e della sua capacità di cooperare. Lo studio delle città antiche

portano dei modelli critici con se. In contrario, Erasmo Da Rotterdam parlerà nel suo

della situazione decadente dell'uomo, dedicato allo stesso Moro,

Elogio della Follia

facendosi condannare anche per queste idee. Erasmo era amico di Moro, entrambi

condannati a morte, anche se Moro vive in Inghilterra e quindi si scontra con un potere

politico-religioso diverso.

Moro rappresenta un particolare tipo di pensatore impegnato politicamente. Delle

opere rimaste, l'unica opera strettamente filosofica è ed egli stesso si definì

Utopia

come uomo politico e fu appunto per questo suo ruolo che verrà condannato da Enrico

VIII. Tommaso Moro studia legge ed esercita come avvocato e verrà eletto a

Cancelliere d'Inghilterra, per scelta dello stesso Enrico VIII. Le sue ricerche filosofiche

sono svolte nel suo tempo libero, in quanto uomo particolarmente impegnato nella

politica ed anche nell'Utopia ci saranno molti elementi di realismo politico che danno

lucidità alle sue conoscenze machiavelliane. È il periodo in cui la chiesa d'Inghilterra

cerca una indipendenza dalla chiesa cattolica, a causa della decisione di Enrico VIII di

divorziare da sua moglie, la quale non gli aveva dato figli. In un primo momento il re

obbliga il clero di riconosce il lui il massimo potere polito e spirituale. Quando questo

succede Tommaso Moro, oltre a non voler riconoscere tale obbligo, si dimette dal suo

incarico di Cancelliere. Moro, come Esasmo, era contro la scissione Luterana, essendo

profondamente cristiano. Questa sua scelta viene vista come un tradimento politico e,

qualche anno dopo, il re obbliga i suoi sudditi, tra cui lo stesso Moro, a riconoscere in

lui il massimo potere. Moro per non staccarsi dal papato si rifiuta di riconoscere tale

potere al re e viene condannato a morte.

Molte critiche poste da Erasmo erano critiche politiche che non arrivavano però ad un

proposito politico, ma più semplicemente una critica umoristica. L'utopia con Moro non

si pone solo come una critica umoristica, ma come un viaggio verso un momento

migliore o come la chiameranno i commentatori “l'elogio della sapienza”. L'umorismo

di Tommaso Moro è presente, inserendosi e accompagnato il testo di Erasmo Da

Rotterdam. Negli stessi anni essi traducono gli stessi scritti e lavorano sui loro testi.

Il testo di Tommaso Moro si pone come un dialogo tra due personaggi ed è un testo

che a differenza dell'Elogio si sviluppa come un viaggio realmente accaduto,

alla Follia

reclamando così un diritto di autorità sulle cose che propone. L'isola è l'Inghilterra e

l'utopia saranno i diversi miglioramenti da porre. Il testo si divide in due libri: nel

primo, in cui i due personaggi si incontrano, si parla solo dell'Inghilterra; nel secondo si

parla il viaggio su l'isola di Utopia. Inizialmente Moro aveva scritto solo il primo libro,

ma senti poi la necessità di scrivere il secondo, perché da un lato l'utopia non può

essere letta solamente come un viaggio fantastico e perché molto facilmente sarebbe

potuto essere soggetto di molte critiche, se non di censura, se avesse scritto un

trattato. Così facendo invece poteva passare come il folle che non viene ascoltato.

Tommaso Moro viene condannato in quanto si rifiuta di giurare la sua fedeltà al re, in

quanto egli non ammetteva scissioni all'interno della cristianità e questa idea di

pacificazione della religione sarà un idea presente anche nell'ultimo libro dell'Utopia.

L'idea di Moro è una pacificazione delle varie religioni, anche se come uomo politico

sarà molto ferreo con le altre confessioni che si erano separate dalla chiesa cristiana-

cattolica. Morto nel paradosso, come un grande cristiano per i cattolici e come un

uomo di violenza per i cristiani ortodossi o luterani e ancora più contraddittorio fu

quando alcuni suoi scritti verranno messi all'indice dall'inquisizione. Sarà Papa Pio XV

che beatificherà Tommaso Moro e lo stesso Papa Giovanni Paolo II lo farà diventare

patrono egli uomini politici.

I tre personaggi del dialogo sono: Tommaso Moro, Pieter Gilles (amico di Tommaso e

uomo politico nell'amministrazione di Anversa) e Itlodeo (appartenente all'etimologia

greca che significano il contrario di ciò che si racconta, infatti Itlodeo è detto come

colui che racconta fandonie, eppure è proprio tramite la sua voce che verranno narrati

tutti i particolari dell'isola di Utopia, dando così quel carattere oscillante tra la realtà e

la finzione). Il testo inizia con una lettera dedicata al Gilles in cui egli gli racconta il

perché di questa storia e di come lui abbia incontrato Itlodeo. La narrazione è molto

realistica e Itlodeo si configurerà sempre di più come il sommo saggio, sommo filosofo,

consapevole di ciò che la filosofia può e non può fare nella realtà in cui vive e questo

sarà l'argomentazione che si protrarrà per tutto il primo libro. La domanda esplicita

che Tommaso Moro rivolge a questo marinaio, di questo nomade, è il perché egli

rimanga in tale situazione invece che darsi alla politica e la risposta è che egli non

vuole essere schiavo di nessuno, in quanto i filosofi che si mettono al servizio di un

principe possono o adulare il principe in malo modo e quindi non essere utile né a se

stesso né quanto meno la principe o adularlo in maniera efficiente cercando di

colmare le sue insufficienza filosofiche, rimando alla fine schiavo del principe.

Portando un esempio, Itlodeo parla del maestro di Tommaso Moro e, attraverso questo

esempio descrive la situazione economica dell'Inghilterra che con il suo grande

sviluppo ha sottomesso, sfruttando, la classe più bassa, quella degli operai. In oltre

Itlode descrive la situazione del vagabondaggio che all'epoca stava dilagando in

Inghilterra e di come, per ovviare al problema di furti dovuti a questi vagabondi,

venivano condannati a morte. La risposta di Itlodeo è che questo ragionamento è

sbagliato, in quanto primo non è giusto che uccidere chi non ha commesso un delitto e

secondo che la mancanza di lavoro, dovuto al fatto che c'era una grandissimo sviluppo

del settore della pastorizia, la quale aveva sottratto il terreno per l'agricoltura, per

l'uso della lana nelle fabbriche, che portò un estrema povertà, non poteva essere

colmata con un provvedimento politico come quello della condanna di morte. In

questo tempo che Itlodeo descrive questa situazione, tutti attorno a lui cambiano

opinione e ritengono fattibile ciò che Itlodeo sta descrivendo. Una delle immagini più

famose dell'Utopia è che l'Inghilterra è quel paese dove non sono gli uomini a

mangiare le pecore, ma le pecore a mangiare gli uomini.

Dalle parole di Itlodeo sembra che nelle corti di Europa non sia possibile l'introduzione

di filosofi. Come risposta Tommaso Moro dice che c'è posto della filosofia, ma questa

non deve essere quella delle istituzioni, ma deve essere una filosofia comprendente

della maschera che gli altri indossano e del teatro in cui si trova, riportando ciò che

diceva Erasmo Da Rotterdam.

È tramite questo che Itlodeo trova il pretesto per iniziare a narrare del suo viaggio

nell'isola di Utopia.

I due elementi rivoluzionari del pensiero di Tommaso Moro sono l'abolizione della

proprietà privata e l'abolizione del denaro. Nella prima parte del libro si cerca di creare

i presupposti teorici per cui sia fattibile pensare tali abolizioni. Infatti se è lo stato che

deve garantire il bene comune, per Tommaso questo può esiste solo dopo che si è

abolita la proprietà privata.

Nel secondo libro parla solo Itlodeo, il quale racconto del lungo viaggio che lo porta ad

Utopia e sembra dare valenza a ciò che egli descrive come un fatto storicamente

accaduto. Prima cosa che egli dice è che l'isola di Utopia non fu da sempre un isola,

ma lo è solo da 1500 anni, quando un topo decise di scavare un fossato enorme per

staccare la propria città dal continente a cui era collegata. In origine la città si

chiamava Abraxa (riferimento alla dottrina agnostica di Basilide il quale si era

immaginato l'universo composto da 365 sfere celesti, nelle quali l'ultimo cerchio più

piccolo ed imperfetto era il mondo, denominato appunto Abraxas che nella trazione

greca aveva un enorme valore, in quanto ogni lettera portava con se un numero, e la

lettera “s” aveva il valore più alto di tutte, cioè 200 e portava con se pure

l'identificazione di Dio) la quale, per alcuni commentatori, mostra già dal punto di

partenza una sconfitta del sogno immaginario (anche perché il pensiero agnostico non

ammetteva che l'uomo potesse uscire dalla condizione del male) in una prospettiva

negativa, per altri che questo fosse un progetto aperto ad uno sviluppo.

All'intero del 500 europeo Tommaso Moro dice che nell'utopia c'è un obbligo civile per

cui tutti devono lavorare, ma se lavorano tanto lavorano male, e quindi è il primo a

dire che bisognerebbe ridurre le ore di lavoro a 6 ore al giorno. Se ha tutti hanno

l'obbligo di lavorare, tutti lavoreranno e quindi potranno lavorare il giusto e vivere

bene, dedicando anche il loro tempo all'educazione che li fornisce della

consapevolezza dei loro diritti come cittadini. Ciò che stupisce è il meccanismo con cui

Tommaso Moro arriva a tale proposta, cioè la suddivisione del lavoro che elimina quel

presupposto che la classe bassa debba fare i lavori peggiori e la classe alta non debba

lavorare.

Altro tema è quello che la povertà deriva dal denaro. Infatti viene narrato da Itlodeo

che nell'isola di Utopia l'oro e l'argento sono usati per costruire i vasi da notte e le

catene per gli schiavi. Questo per dire che finché sarà il denaro il fondamento della

vita civile , saranno sempre coloro che lo possiedono in maggioranza che la

controlleranno.

Tutta l'ultima parte del libro, dopo che si è mostrata la superiorità di Utopia rispetto

agli altri stati, viene detto che all'interno di Utopia vi sono più realtà religiose-

filosofiche che convivono pacificamente, in quanto vi è un Dio che ha dato la capacità

alle sue creature di immaginarlo sotto varie forme. Tommaso dice che questa città

inizialmente aveva una sua religione (cristiana), ma che successivamente sono giunte

altre confessioni, le quali sono state accettate dalla prima preesistente.

È surreale il fatto che il testo si conclude con le parole di Tommaso che dice che con

piacere ha ascoltato Itlodeo, anche se molte cose gli sembrano assurde in quanto

sconvolgerebbe le istituzioni preesistenti e proprio per questo conclude il suo testo con

un rinnegamento della speranza.

Rapporto tra Erasmo-Moto-Luciano → Tommaso Moro ha detto le cose più serie nella

maniera più scherzosa e nei titoli che Moro diede al suo racconto “dilettevole” o

“giocoso” che ci dice cose molto importanti sia sulla forma che sul contenuto del testo

di Luciano, cioè nel dire qualcosa di serio in maniera giocosa, ma ha anche una

valenza religiosa, infatti due anni prima insieme ad Erasmo traduce un testo di Luciano

in cui n una settimana carnevalesca in cui i poveri si potevano vestire da ricchi e

viceversa. In questo testo c'è un prete e Crono, il quale critica Crono di lasciar fare a

Zeus che sta gestendo male la situazione, lasciando solo questo giorno di festa.

Questo per dire che anche in tale giorno Zeus non può garantire l'eguaglianza. Tutti

questi riferimenti li troviamo nel testo di Moro, in quanto anche la sua è una situazione

carnevalesca per la quale c'è poca speranza che essa si compia realmente.

Termini in comune con Luciano: “sapienti di follia” - “Una storia vera” 21/05/2015

THEOGENIUS – Sono tutti compresenti tutti i temi affrontati da Alberti e i problemi che

ad essi sii connettono, soprattutto i due fondamentali: miseria e fortuna. C'è tra le

righe il problema religioso, della libertà/schiavitù, della tematica politica ecc. L'assenza

della religione nell'Alberti, il modo in cui egli sviluppa i propri temi, crea il problema di

quale Dio sia quello che c'è e non c'è in rapporto all'uomo e soprattutto in rapporto al

caso, alla fortuna. Che tipo di rapporto esiste allora tra Dio e la fortuna? Già Giordano

Bruno lo aveva evidenziato a suo tempo e verrà successivamente sviluppato

nell'Alberti.

LE INTERCENALI – Scoperte da Eugenio Garin negli anni 60 che portano con sé la

critica moderna di Leon Battista Alberti, come colui che vince la fortuna. All'inizio della

critica Ottocentesca di Jacop Burcart avevamo un immagine tutta di un pezzo di Alberti

che si ampliò dopo questa scoperta. Il suo pensiero vedeva i due contendenti, virtù e

fortuna, essere né vinti né vincitori, in quanto nella versione dell'Alberti vince la virtù

sulla fortuna che viene manifestata nel dei in cui, come

Prologo Libri della Famiglia

avevamo visto nel in cui le risposte sembrano dirette e precise che però nel

Theogenius

finale mutano, nelle contano più le sfumature, il modo in cui Alberti dichiara

Intercenali

le sue teorie, che creano diverse vedute del problema. Sembra quasi un auspicio

quello del Teogenio più che un affermazione chiara e netta della verità. Quello che

conta è il quadro totale e quello che non deve sfuggire al lettore è che nelle pagine del

non contano le singole parti, ma l'insieme dello scritto come narrazione,

Theogenius


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher insintesiHegel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Filosofia dal Rinascimento all'Illuminismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Meroi Fabrizio.

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