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Platone e la filosofia di Platone

La filosofia di Platone ricorda gli anni medi della Trentina in cui una corrente fredda e una calda sogliono ribollire l'una sull'altra, sicché si formano polvere e delicate nuvolette e, in circostanze favorevoli e sotto i raggi del sole, un incantevole arcobaleno. (F. Nietzsche, Umano, troppo umano)

La vita di Platone

Platone nacque nel 428 o 427 a.C. ad Atene. Di nobili origini, dal padre discendeva da re e dalla madre da Solone; suo zio era uno dei Trenta Tiranni. Il suo vero nome era Aristocle; Platone, invece, gli fu dato per la larghezza delle spalle o della fronte o dello stile.

Per le sue origini era destinato a una carriera politica. Frequentò dapprima l'eracleiteo Cratilo, poi studiò presso Socrate, considerato un sofista atto a preparare i giovani. Sebbene filo-aristocratico, Platone non approvava i tiranni, ma fu del tutto deluso dai democratici per la loro condanna di Socrate.

Dopo la morte di Socrate nel 399 a.C., Platone viaggiò a Megara, a Cirene, forse anche in Egitto, poi a Taranto, governata da filosofi pitagorici guidati da Archita, infine a Siracusa, dove era tiranno Dionisio il Vecchio. Platone si riprometteva di inculcare nel tiranno l'ideale del re filosofo, ma questi lo malseguì, facendolo vendere come schiavo.

Tornato ad Atene, fondò l'Accademia. Fece poi due altri tentativi a Siracusa di instaurare un sistema politico ispirato alle sue idee, sempre con scarso successo. Nel 360 a.C. fu definitivamente ad Atene, dove morì nel 347 a.C.

Opere e tratti metodologici generali

Come il maestro Socrate, Platone avversava il libro scritto a favore della parola viva. Tuttavia, accettò di scrivere opere nella forma più vicina possibile al dialogo diretto. Scrisse perciò delle opere in forma di dialoghi.

In tali dialoghi, Socrate figura come simbolo della filosofia stessa; solo in alcuni dei primi dialoghi rappresenta il Socrate storico. Per lo più, Platone gli attribuisce il proprio pensiero.

1. Dialoghi socratici

In comune, Platone in questi dialoghi cerca l'essenza universale di dati fenomeni, respingendo le definizioni degli interlocutori che riducono le essenze a degli esempi particolari.

Secondo Bagnano, il senso complessivo di questi dialoghi è evidenziare l'impossibilità di definire singole virtù isolandole dal contesto totale. Unica è la virtù, come unico è il sapere.

Il processo di Socrate, accusato ingiustamente dalla democrazia ateniese, emerge: il compito del filosofo è ricercare la verità e la giustizia seguendo la ragione e non il proprio interesse, obbedendo al divino. La vita è concepita come ricerca appassionata del sapere vero e della virtù. Giustizia e leggi, per ingiuste che possano essere, vanno sempre e comunque rispettate, mai infrante. Posso battermi per farle cambiare, ma mai violarle.

Socrate, chiuso in carcere e attendendo di essere giustiziato, riceve la visita del suo discepolo Critone che ha trovato il metodo per farlo evadere. Socrate rifiuta: il filosofo da un lato non deve temere di dispiacere ai più, senza dall'altro tradire la polis. La missione di Critone è di essere incardinato nella città e, anche quando questa è ingiusta, come appunto nel caso di Socrate, non deve recarle ingiustizia, come avrebbe fatto Socrate se fosse fuggito. Le leggi stesse si rivolgono a Socrate.

Alcuni dialoghi socratici

  • L'arte e la poesia: Una forma di pazzia positiva.
  • Che cos'è il coraggio? Socrate si proclama incapace di definirlo. Lachete proclama che il coraggio sarebbe una scienza e, come tutte le scienze, non conoscerebbe solo i mali ed i beni futuri e presenti, ma anche i passati. Il coraggio diventerebbe così scienza di tutti i beni ed i mali di tutti i tempi, sarebbe così la virtù intera.
  • Che cos'è l'amicizia? Nessuna risposta conclusiva, ma tante ipotesi. La fiducia in una persona si fonda sulle sue competenze. Ad essere amato è chi si rivela sapiente e utile. L'amicizia può solo instaurarsi tra persone integre e corrette. Ciò che non è né buono né cattivo è amico del buono a causa del male e in vista del bene.
  • Che cos'è la saggezza? Il corpo si può curare solo unitamente all'anima. La temperanza potrebbe dare la felicità solo se coincidesse con la scienza del bene e del male.
  • Che cos'è la santità? Platone critica la definizione di Eutifrone che la riduceva a "fare ciò che piace agli dèi" in base alla quale egli aveva denunciato il padre reo di aver lasciato morire un servo a sua volta reo di omicidio. Tale definizione non raggiunge un livello di vera universalità, non considerando come gli dèi siano tra loro in lotta e cose sono sante non perché piacciono agli dèi, ma piacciono agli dèi proprio perché sono sante.

2. Dialoghi sofistici

In generale, Platone cerca di fondare in questi dialoghi un sapere assoluto e universale. Per far ciò, affronta il pensiero dei sofisti, che negano un criterio trascendente l'immediato. L'antirelativismo segna perciò questi dialoghi. Un altro tema attiguo è quello della insegnabilità della virtù, sapere e raggiungibilità del vero.

Affronta un tema analogo ai dialoghi socratici: che cos'è il bello?

Vengono respinte come inadeguate le definizioni esemplificative particolari. La definizione deve invece essere universale, cogliere il ciò per cui una cosa è bella.

  • Ippia maggiore: Una cosa è bella perché partecipa all'idea di bello.
  • Ippia minore: Il dialogo parte da un confronto tra Achille veritiero e Ulisse ingannatore, mente pur sapendo il vero e da una iniziale preferenza per Achille. Alla fine, però, tale giudizio non è più certo. Forse è meglio fare il male sapendolo tale che fare il bene senza conoscerlo come tale. Dunque, la conoscenza è preferibile a ogni altro valore.
  • Alcibiade Maggiore: Socrate discute con il coraggioso e cocciuto Alcibiade.
  • Alcibiade Minore: Che cosa è la preghiera? La miglior preghiera che si possa rivolgere agli dèi è chiedere loro di darci ciò che è meglio.
  • Menesseno: Socrate e Menesseno si trovano a discutere. L'occasione della discussione è data dalla annuale celebrazione dei caduti per la patria. Socrate riferisce all'amico l'epitaffio della famosa Aspasia che ha suscitato nobili sentimenti nell'uditorio ateniese.

In Critone, Platone critica la discussione fine a sé stessa, l'eristica che vuole prevalere non cercando disinteressatamente il vero. Bei discorsi non servono a nulla se non mirano al vero.

In Gorgia, Platone critica la retorica quale arte di persuadere avente per fine il piacevole e l'utile, non il meglio e il giusto. Essa è paragonabile all'arte culinaria che alletta il gusto superficialmente. Inoltre, essa è indifferente alla giustizia e conduce a considerare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

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