PARMENIDE
Riassunto introduzione a cura di F. Fronterotta
Alessandro Latrofa
Indice
CRONOLOGIA ............................................................................................................................................................. 2
ARGOMENTO ............................................................................................................................................................. 2
PERSONAGGI .............................................................................................................................................................. 3
STRUTTURA ................................................................................................................................................................ 4
TERMINI CHIAVE ........................................................................................................................................................ 6
SIGNIFICATO .............................................................................................................................................................. 6 1
CRONOLOGIA
La discussione contenuta in questo importante dialogo avviene molto tempo dopo la sua reale esecuzione,
raccontato da Antifonte che vi aveva assistito.
Indizi utili a stabilire la data drammatica dell’opera, di cui val la pena ricordare non esistono prove riguardo
l’effettiva storicità dell’evento, si possono ricavare, innanzitutto, dalla descrizione dei suoi protagonisti: Socrate
era molto giovane, Parmenide aveva all’incirca 65 anni mentre Zenone 50. La scena si può quindi collocare intorno
al 450 a.C.
Per dare una datazione alla sua composizione, invece, è opportuno far riferimento alla forte caratterizzazione
eleatica della scena che accosta moltissimo questo dialogo al Teeteto e al Sofista, lasciando quindi supporre che
l’opera sia riconducibile allo stesso periodo: 370 a.C.
ARGOMENTO
L’intero dialogo si può suddividere in due parti nettamente distinte tra loro:
Procede in un discorso diretto che coinvolge Parmenide, Socrate e Zenone in una serrata discussione
Monologo indiretto portato avanti dal solo Parmenide.
Il confronto prende spunto da un testo di Zenone concepito come una difesa nei confronti del suo maestro contro
i detrattori della sua teoria riguardo l’unicità dell’essere: chi nega l’unicità del tutto cade nella contraddizione
immediata in cui l’insieme plurale degli elementi esistenti risulta essere insieme uno (in sé stesso e nella sua
totalità) e molteplice (negli elementi che compongono la molteplicità), simile (a sé stesso) e dissimile (rispetto a
tutti gli altri).
Se quindi è impossibile dimostrare la correttezza di una Tesi, questa va scartata a prescindere.
A queste affermazioni, Socrate risponde riproponendo la teoria delle Idee, vista qui come entità in sé e per sé,
corrispondenti a tutte le caratteristiche e qualità delle cose, e quindi adatte a sostenere che qualunque cosa
empirica partecipi contemporaneamente all’idea di somiglianza e di dissomiglianza: tra le cose empiriche e le idee
si crea una partecipazione grazie alla quale le cose ereditano dalle idee caratteristiche e qualità, non è quindi
impossibile che due qualità opposte tra loro partecipino ad una cosa.
A questo punto interviene Parmenide che pone diversi quesiti in merito a questa dottrina: il primo, piuttosto
marginale, riguarda qualità e quantità delle idee; anche le cose indegne o trascurabili hanno una loro idea di
riferimento? Socrate esclude questa possibilità, ma la sua risposta è piuttosto vaga.
Dubbio certamente più importante riguarda la partecipazione delle idee alle cose empiriche, e Parmenide lo
affronta presentando diverse possibilità:
Le idee partecipate sono presenti nelle cose nella loro totalità o solo parzialmente.
Ogni idea è pensata come unità intellegibile collocata al di là della molteplicità sensibile.
Le idee sono semplici pensieri che nascono nell’intelletto umano quando percepisce il mondo empirico.
La partecipazione delle idee consiste in una semplice somiglianza, paragonabile a quella di una copia
imperfetta rispetto all’originale.
Ovviamente nessuna di queste ipotesi è soddisfacente e il discorso si fa ancora più complicato nel momento in cui
l’attenzione di Parmenide si sposta dalla modalità di partecipazione alla sua natura vera e propria: come si può
conciliare il senso della partecipazione (che consiste nel mettere in relazione idee e le cose) con la convinzione che
i due mondi siano nettamente separati?
Se è vero che i due mondi sono separati, inevitabilmente le idee potranno mettersi in relazione solo tra loro così
come, dall’altro punto di vista, le cose empiriche; questo paradosso porta a gravi conseguenze perché, dato questo
scenario, l’uomo non potrà mai accedere ad un livello di conoscenza superiore a quello materiale impost odal
mondo empirico. 2
Queste critiche diventano in realtà uno stimolo da parte dell’Eleate per cambiare l’appro
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