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STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA

1. Gli Ionici di Mileto ......................................................................................................................... 2

2. Eraclito .......................................................................................................................................... 5

3. Pitagora e i Pitagorici .................................................................................................................... 7

4. Alcmeone, Senofante e i limiti della conoscenza ....................................................................... 10

5. Gli Eleati: Parmenide .................................................................................................................. 12

6. Gli Eleati: Zenone e Melisso ........................................................................................................ 14

7. Empedocle .................................................................................................................................. 16

8. Anassagora .................................................................................................................................. 18

9. I Sofisti ........................................................................................................................................ 20

10. Protagora................................................................................................................................. 21

11. Gorgia ...................................................................................................................................... 23

12. I sofisti: contrasto fra legge e naturali. Ippia – Antifonte – Callicle – Crizia ........................... 25

13. Democrito ............................................................................................................................... 27

14. Socrate .................................................................................................................................... 31

15. Platone .................................................................................................................................... 41

1

1. Gli Ionici di Mileto

I primi pensatori hanno luogo nelle colonie della Ionia (Turchia, Mileto, Efeso...).

Non vincolate dall'ambiente cosmico e religioso tradizionale delle città del continente.

Talete.

Non scrisse nessuna opera.

Non fu a capo di nessuna scuola.

Identifica il principio di tutte le cose (“Archè”) nell'acqua.

Non contrasta con i racconti mitici

Archè

Indica “che viene prima” o che da il “via” a qualcosa in senso temporale, e che quindi è primo in

ordine di importanza e di potere (in greco indica anche una carica in grado di esercitare potere su

un’altra).

Sarebbe stato l’obbiettivo di tutti i primi filosofi, ossia identificare un unico “principio” dal quale

tutte le cose sono costituite.

(Un po’ come la moderna fisica teorica con la nota “teoria del tutto” sta ricercando, n.d.r.)

Per Platone è stato abile nell'escogitazione di espedienti tecnici.

Per Erodoto abile nel deviare un fiume e predirre un eclissi solare.

Si interessa di questioni matematiche (dimostrazione di teoremi geometrici e misurazioni)

2

Anassimandro.

Scrive la prima opera in prosa (“Sulla natura”)

Di più facile comprensione rispetto alla scrittura in versi (“unico mezzo per diffondere il

sapere”)

Disegna la prima carta geografica del Mondo e introduce un orologio solare.

Diversamente da Talete, non identifica un unico principio e non immediatamente osservabile

(visibile).

Chiama il principio “Apeiron” (privo di limiti), alla periferia dell'Universo sferico.

Dall' Apeiron si generano tutte le cose e tutti i contrari (Caldo/Freddo, Secco/Umido,...)

Ogni cosa esistente nell' Universo è caratterizzata da un limite, e ciascuna di esse

rappresenta a sua volta un limite

Àpeiron

Dal greco, “non limite”, tradotto anche come “infinito” o “indeterminato”.

È una mescolanza indistinta da cui si traggono tutte le cose, limitando l’una con le altre.

Nell’ àpeiron, vengono anche generati tutti i contrari “astratti” (n.d.r.), come caldo-freddo, ecc…

coincidono rispettivamente con la separazione dall’unità originaria e con il

Nascita e morte

ritorno in essa.

Per Anassimandro, gli esseri, quando si generano commettono un’ingiustizia poiché si limitano

reciprocamente; la distruzione delle cose consente un loro ritorno nell’illimitato.

Al centro dell'Universo c'è la Terra, in equilibrio e di dimensione cilindrica.

La limitazione reciproca delle cose viene vista come un'ingiustizia, espiata con la distruzione

Spiega così il nascere e il perire delle cose.

3

Riconosce l'uomo come essere formatosi nel ventre di pesci o animali simili a pesci.

Anassimene.

Scrive anche lui un'opera in prosa intitolata “Sulla Natura”

Come Talete, identifica un unico principio: l'aria.

Estende la funzione umana della respirazione all'intero Universo.

Spiega la formazione delle cose dall'aria con il concetto di condensazione e rarefazione.

Il Mondo viene condotto ad un unica entità omogenea.

4

2. Eraclito

Si sostiene che abbia depositato il suo stesso libro (in prosa, “Sulla Natura”), nel tempio di

Artemide della città natale di Efeso.

Contrappone in molti campi l'uno ai molti.

Nutre sfiducia che il suo messaggio possa essere capito dalla maggioranza degli uomini

Paragona coloro che dormono a coloro che sono desti

Il punto chiave del libro è il “Logos”

Indica “Discorso” e “Ragione”: la ragione enuciata dal discorso, che è ragione del tutto.

Lògos

Significa originariamente “Raccogliere, Riunire, Contare, Raccontare”, che nell’uso comune

si riferisce a “parola”, o “discorso”, o anche “ragione”.

Eraclito intende sia il discorso compiuto sulle cose, sia la ragione che rende conto delle cose e

dell’Universo. La ragione si esprime nel “perché” del movimento incessante delle cose e del

“perché” del contrasto dei contrari, in guerra tra di loro.

Critica chi si avvale ai possessori di “Polymathie” (“coloro che dichiarano di aver appreso molte

cose”), anziché affidarsi al “Logos” comune.

Critica Omero, Esiodo, Ecateo di Mileto, Pitagora e Senofante.

Cerca di rintracciare le connessioni tra il “Logos” della propria anima e il “Logos” comune

universale.

Il mondo non è prodotto da dei, ma da un ordine universale ed eterno.

Eraclito lo identifica con il “fuoco sempre vivente”

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Introduce una variazione sul tema dell'”Unicità del principio” dei pensatori

precedenti e concentra l'attenzione sulle peculiarità del fuoco

Come il Sole: si accende e si spegne secondo una misura

Gli aspetti osservabili del mondo non sono casuali, ma il divenire delle cose avviene mediante il

principio della successione da un opposto all'altro, regolati da un armonia superiore per l'unità

degli opposti, in tensione tra loro.

La regola e il simbolo della mutazione degli opposti è la guerra

Non è espressione di Ingiustizia, come sosteneva Anassimandro. (“il divenire delle

cose è il risultato del permanente conflitto che permea il tutto”)

L'obbiettivo primario è la ricerca dell'unità.

L'unità degli opposti nel loro permanente contrasto.

L'espressione del divenire “Panta Rei”, non sembra essere attribuita ad Eraclito.

Anzichè mostrare l'incessante fluire delle cose, mostra la simultaneità e la compresenza d

egli opposti. 6

3. Pitagora e i Pitagorici

Nato a Samo, l'abbandona nel 540-535 a.C. per Crotone, in Magna Grecia.

A Crotone, i pitagorici assumono un ruolo importante nella vita politica della città

Sotto loro consiglio, riescono a far muovere guerra a Sibari, distruggendola.

Crotone fu sconvolta da una rivolta e l'edificio dei pitagorici subì un incendio.

Alcuni morirono, altri si ritirarono. Pitagora fuggi a Metaponto, dove morì nel 497 a.C.

Alcuni si rifugiarono in Grecia, tra cui Filolao di Crotone, autore di uno scritto

contenente le linee guida della dottrina pitagorica.

Archita, pitagorico, rivestì la carica di governo a Taranto.

Gli insegnamenti pitagorici avvenivano in via orale.

I primi insegnamenti scritti appartengono a Filolao e Archita.

Pitagora dai suoi discepoli era ritenuto un'autorità.

Gli si è attribuita l'affermazione “ipse dixit”: quanto detto dal maestro deve essere accolto.

I discepoli dovevano mantenere il silenzio su quanto appreso.

Il modello di insegnamento era l'iniziazione ai misteri.

I discepoli venivano introdotti gradualmente alle verità più alte.

Venivano iniziati gli “acusmatici”, coloro che si limitano ad ascoltare quanto viene

loro detto.

Nozioni riguardante vari campi del sapere, senza però menzionare il “perchè”

Successivamente, l'insegnamento riguardava i “matematici”, coloro che si avviano alla più

alta conoscenza (il “mathemata”) 7

Cioè aritmentica, geometria, musica e astronomia.

Questi studi vengono applicati alle dottrine relativa al destino dell'anima; l'anima,

può accedere alla vita beata dopo una serie di “trasmigrazioni” (reincarnazioni)

Aristotele riconosce ai pitagorici la dottrina dei numeri costituenti di tutte le cose.

Nell'antica aritmetica, non esisteva lo zero, pertanto viene attribuito al numero 1 un

significato particolare.

È un'entità indivisibile, al quale non vi è nulla di antecedente: è la sorgente degli

altri numeri

I pitagorici dividono i numeri in due classi: pari (illimitato) e dispari (limite).

Il dispari, diviso in due, lascia un resto di uno, pertanto è limite, viceversa al pari.

L'uno (1) non è incluso in nessuna categoria: è parimpari.

Anche il numero 10 raffigura un'importanza particolare: è somma dei primi 4 numeri.

È anche rappresentabile come “tetraktys” (piramide, n.d.r.), che identifica le dimensioni

dell'universo fisico.

1 = punto, 2 = retta, 3 = piano, 4 = solido.

Per i pitagorici, i numeri assumono una diversa importanza e sono classificabili secondo una

gerarchia

Ad esempio 4 o 9 la giustizia (quadrati del primo numero pari e del primo numero dispari),

oppure 5 il matrimonio (somma del primo numero pari e del primo numero dispari)

Conoscere le relazioni tra i numeri è le cose costituisce il grado più alto dell'apprendimento.

Tra i numeri esistono rapporti e tra i rapporti è possibile individuare una proporzione.

È possibile individuare tra i rapporti e le proporzioni un'armonia.

Sostengono l'esistenza di un'armonia tra i corpi celesti non afferrabile dall'orecchio

umano.

L'armonia tra le proporzioni, è il mezzo per cessare la discordia tra gli uomini,

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attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto; applicabile ai conflitti in campo politico

e economico.

Il cosmo è costituito da un fuoco centrale, dove intorno ruotano il Sole, la Luna, la Terra e gli altri

pianeti conosciuti.

La Terra non viene più collocata al centro dell'Universo, per la prima volta.

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4. Alcmeone, Senofante e i limiti della conoscenza

Alcmeone.

Visse a Crotone, nella stessa epoca di Pitagora.

Riprende il tema della distinzione tra uomo e divinità.

Si distinguono per il livello di conoscenza che l'una o l'altro possono raggiungere.

Utilizza la luce come metafora per la conoscenza.

Nella divinità è uno stato di perfetta chiarezza, dove scompare la distinzione tra visibile e

invisibile (sapheneia)

Nell'uomo la conoscenza è il passaggio dal visibile all'invisibile.

Non esiste garanzia che le cose invisibili possano essere conosciute.

Definisce la salute come isonomia.

L'uguaglianza dei diritti/poteri e degli opposti che caratterizzano il corpo umano.

Definisce la malattia come monarchia.

Il dominio di uno degli opposti. La malattia distrugge la simmetria.

Ritorna il tema degli opposti di Anassimandro e la simmetria di Pitagora.

Senofante.

Non ha una scuola né una residenza stabile.

Compose degli scritti in versi.

Muove una critica ai poeti

Tra cui Omero e Esiodo, per la rappresentazione antropomorfica degli dei.

10

Gli fanno assumere una condotto umanamente riprorevole.

Gli dei sono oggetto di indagine.

Emerge la teologia, logos sulla divinità.

Nega agli dei ogni somiglianza umana.

Su aspetto, intelligenza e aspetti (presenti anche nell'uomo) di cui raggiungano la

perfezione.

Ad esempio, le percezioni sensoriali (udire, vedere, pensare) dell'uomo vengono

eseguite da un singolo organo, mentre nella divinità avvengono con tutta se stessa.

Conferisce alla divinità una potenza di controllo assente negli uomini.

Il sapere negli uomini è delimitato da limiti precisi.

Respinge la divinazione: agli uomini non è concessa alcuna rivelazione divina, né gli dei

inviano segni agli uomini.

Gli uomini possono solamente attingere a ciò che pare loro migliore, senza avere mai la

certezza che sia veramente tale.

Il sapere è frutto di lenta acquisizione. 11

Gli Eleati: Parmenide

5.

Fu attivo a Cilento, in Elea.

Fu il fondatore della scuola eleatica

Zenone e Melisso furono suoi discepoli.

Un associazione medico-religiosa, collegata al dio Apollo

Scrisse un poema in esametri, “Sulla natura”

Il protagonista è lo stesso Parmenide, tratta di un viaggio sotto la guida della divinità

(probabilmente Persefone) che gli fa valicare la porta che separa le tenebre dalla luce,

accogliendo il suo insegnamento.

Riprende il modello dei poemi epici: la Musa è la responsabile del contenuto dello

scritto.

La dea indica a Parmenide cosa può essere pensato e detto.

La dea indica la via da seguire e la via percorsa fino ad allora dagli uomini.

Cambia l'oggetto della ricerca.

Non si tratta più di partire da ciò che è osservabile per giungere a ciò che sfugge ai sensi,

l'oggetto della ricerca è ciò che può essere propriamente detto o pensato.

Prescinde dalla corrispondenza con l’esperienza sensibile: non ha bisogno di

conferme dall’esterno in quanto dotato di necessità interna.

Nel discorso con la dea, assume come punto di partenza la disgiunzione.

“o è o non è”.

Si può dire e pensare solamente ciò che è disgiunto dal non essere.

Nella conoscenza ci sono 3 vie.

Quella percorribile, che consiste nel dire e pensare ciò che è.

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Quella non percorribile, poiché non si può dire e pensare ciò che non è.

Quella comunemente percorsa, mescolando ciò che è con ciò che non è.

Ad esempio, parlare di nascere e morire, si mescolano essere e non essere.

Con “essere”, Parmenide intende una moltitudine di cose.

Probabilmente ciò che è presente, esiste, è vero e che può essere pensato e detto e

viceversa.

Essere

Assume in greco diversi significati e funzioni:

Può indicare il significato di esistere, come quando una cosa è, riferendosi al concetto intrinseco

“esistenza” del verbo “essere”.

di

Può indicare un attributo di una cosa (x è bello), riferendosi alla funzione copulativa del verbo

“essere”, che connette soggetto e predicato.

Può avere valore assertivo, indicando che “è così”.

chiedersi cosa vuol dire quando si dice che “una cosa è”.

A questo pro, Parmenide intende

Ne ricava che contemporaneamente nulla può essere o non essere, oltre a dire che ciò che è può

essere necessariamente pensato e detto e viceversa.

Parmenide non critica le apparenze sensoriali, ma il linguaggio usato dagli uomini per descriverle.

Utilizzano parole nelle quale è mescolato ciò che è disgiunto, essere e non essere.

Parmenide dimostra che l’essere è immutabile, immobile, indivisibile, uno.

Lo fa attraverso un procedimento logico (sia filosofico che matematico) chiamato

“deduzione”.

Nello specifico, si avvale della “dimostrazione per assurdo”

Partire dalle opinioni opposte a quanto si vuole dimostrare, per evidenziare

che non è possibile giungere a nessuna tesi, se non ammettendo che siano

vere le opinioni contrarie.

Ad esempio, se l’essere muta vuol dire che adesso è ciò che prima non

era, o che non è quello che sarà; se fosse vero però vorrebbe dire

mescolare essere e non essere, il che è assunto come impossibile.

13

Nella seconda parte del poema ha come oggetto il mondo dell’opinione.

La dea spiega la via percorsa comunemente dagli uomini.

Intende probabilmente spiegare il modello fisico utilizzato dagli uomini.

Caratterizzato dal nascere e dal morire delle cose, ossia il trasformarsi delle cose.

Presuppone che esistano degli elementi: luce-fuoco e tenebre-terra, dalle

quali si formano combinazioni: mescolanze.

Gli elementi sono analoghi all’essere e le mescolanze al non essere.

Qua si radica l’errore delle opinioni dei mortali.

6. Gli Eleati: Zenone e Melisso

Discepoli di Parmenide.

Zenone.

Scrisse in prosa.

Il suo obbiettivo è quello di difendere le dottrine di Parmenide dagli attacchi avversari.

Utilizza sempre la dimostrazione per assurdo, ma vi aggiunge il regresso all’infinito.

Utilizzante il principio di divisione delle grandezze (come spazio e tempo).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrMisi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Accattino Paolo.
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