25.10.2016
Concetto di ospitalità, come il concetto attraverso il quale si crea una norma di relazione con l’altro
ovvero come con chi non è simile a noi, colui che non è un parente o un amico o comunque
connesso a noi con legami preesistenti. Concetto che viene strettamente contrapposto a quello di
Guerra come inclusione dell’altro in forma di relazione violenta. Al fine di comprende il concetto di
Ospitalità si parte dalla introduzione del concetto ad essa avverso.
Concetto di Guerra ell’epoca moderna
Il filone del pensiero politico moderno, basato sulle idee di Platone e di Eraclito, e che vede tra i
suoi maggiori esponenti Hobbes, ritiene che vi sia uno stretto legame tra la politica e la guerra.
Hobbes ipotizzava nel Leviatano (1651) che vi era uno stato originario di guerra di tutti gli uomini
all’interno del quale l’uomo era legittimato ad usare qualsiasi potere al fine di prevalere sull’altro.
La fine di questo stato di guerra globale lo si ha solo con la stipulazione del patto tra gli uomini, in
cui essi consegnano le loro vite in mano ad un solo uomo che garantisce la sola incolumità di
vivere e da quel determinato momento gli uomini diventano cittadini di una polis avente come
origine proprio questo contratto che rassicura loro la via futura. La politica dipenderebbe dalla
guerra per la sua origine e per il suo svolgimento. L’unione politica è emersa dalla guerra stessa
propria dello stato di natura e tale origine violenta radicale caratterizza nel futuro la stessa polis, la
quale è concepita come un fine momentaneo della guerra stessa, non come un fine definitivo.
Inoltre il potere politico è strettamente legato alla violenza anche per il suo modo di operare e
dunque per il suo svolgimento. Anche se nella polis la guerra come gestione violenta dei conflitti
tra individui viene meno, rimane la forza fisica del diritto ad indurre attraverso la violenza il popolo
a perseguire la via dettata dalle leggi. La polis trova come strumento la violenza qualora
l’obbedienza alle leggi non venisse rispettata.
Concetto di guerra tra ‘800 e ‘900.
Nel 1800 e 1900 il pensiero politico istituisce e riprende il legame intrinseco tra politica e guerra.
- Karl Von Clausewitz nel 1832 scrisse “Della Guerra”, nel quale egli sottolinea la natura
intrinsecamente politica della guerra, la quale non è vista come una interruzione della vita
politica, ma è una sua parte e si contraddistingue dalla politica solo per i diversi mezzi che
utilizza. Clausewitz scrive che nel momento in cui scoppia un conflitto, la politica depone la
penna ed impugna la spada senza però cessare di regolarsi secondo le proprie leggi. Dunque
non vi è incoerenza tra politica e guerra, semplicemente la violenza bellica è un modo di agire
politico.
- Carl Schmitt scrisse nel 1932 “Il concetto di politico”, nel quale supera il concetto di Clausewitz.
La guerra nell’ottica di Schmitt non è solo un mezzo della politica, ma è la guerra stessa anche
quando non usa le armi, ma la penna. La politica si mostra come guerra solamente nel
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momento in cui scoppia la guerra praticamente detta. Schmitt scrive che il caso di guerra è il
caso decisivo che rivela il nocciolo delle cose, essa è il criterio del politico. Una relazione è detta
politica quando oppone amici a nemici e nel momento in cui non vi è una mediazione tra essi si
scatena la guerra.
- Max Weber nel 1922 scrisse “Economia e società” nel quale descrive l’essenza del potere e la
sua determinazione. Weber per parlare del poter usa il termine Herrschet, la radice Herr
significa padrone. Dunque per potere si intende la peculiare capacità di una volontà non
semplicemente di influenzare l’altro, ma di sottoporlo a sé attraverso l’obbedienza e solo quando
la volontà del padrone diviene la volontà stessa anche del sottoposto si può dire che il comando
è stato interiorizzato. In questa ottica il potere non è mera coercizione, ma è volontà acquisita
come propria. Proprio nel momento in cui vi è l’uso della violenza in caso di resistenza all’her
che il comando diviene di natura politica. Lo stato secondo Weber è quell’organizzazione che ha
il monopolio della forza fisica. La guerra rimane quella relazione che interpreta il rapporto
dell’altro come nemico e nel momento in cui lo stesso cittadino disobbedisce alle leggi statali
anch’esso diviene nemico.
Concetti di Inclusione, Integrazione ed Assimilazione
All’interno del concetto di ospitalità lo straniero non diviene il nemico da combattere, ma l’amico da
aiutare. Ma tale aiuto non deve essere dato nella forma dell’Inclusione che vede come sue sotto-
forme quelle di Integrazione e di Assimilazione.
- Inclusione. Quando si tratta dell’ospitalità non si intende di includere l’altro a sè. Il concetto di
Inclusione ha una etimologia duplice, esso fa riferimento sia all’introduzione, ma anche,
derivando da “Claudo” di serrare e rinchiudere. L’ospitalità non prevede che si rinchiuda l’altro
nel proprio stato o nel proprio vivere non dandogli la possibilità di uscire, come per ospitalità non
si ritiene l’atteggiamento di apertura allo straniero se e solo se questo rigetta le sue origini per
includere quelle di chi ospita.
- Integrazione. Sembra essere l’ultima frontiere dell’accettazione degli straniere ed ha una
connotazione più marcata sul piano etico e politico. Integrare significa rendere completo un
insieme mediante l’aggiunta di nuovi elementi, dunque Integrare gli stranieri significa incorporarli
in modo che la loro differenza completi e non alteri il sistema stesso. L’alterità raffigurata dallo
straniero viene incorporata nel nuovo Stato, nn viene cancellata. Le condizione dell’integrazione
sono: la pretesa che lo straniero rispetti le leggi, la lingua del paese e adattare la propria cultura
al fine di attenuare le differenze.
- Assimilazione è l’interpretazione estrema della integrazione. La polita potrebbe richiedere a
fronte della concezione della piena assimilazione organica dei nuovi cittadini di adottare in toto
la cultura del Paese ospitante. Lo straniero diviene non solo elemento da integrare, ovvero
trasformato in modo che le differenze vengano completate, ma egli deve essere reso simile
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all’ospitante, in modo che sul piano delle condotte pubbliche non vi siano differenze.
Nell’assimilazione lo straniero è disciolto all’interno del nuovo Paese.
Elemento comune all’Integrazione e alla guerra
L’ospitalità è contro integrazione e guerra come sopra descritte, Guerra ed Integrazione hanno un
elemento in comune ovvero essi mirano in modi diversi a liquidare lo straniero, combattendolo o
accogliendolo al fine di eliminare le differenze. Lo straniero all’interno di queste duplici forme viene
considerato una minaccia che deve essere eliminata.
Etimologia del termine Ospite
Xenos è lo sconosciuto, colui che è di passaggio, ma anche l’apolide o l’esiliato. Xenia è l’insieme
di rapporti reciproci e vincolanti tra gli ospiti, Xenizo è il gesto di accogliere qualcuno come ospite.
Xenoyne è l’amicizia che deriva dalla ospitalità stessa. Con l’Odissea vi è la nascita di un nuovo
termine derivante dall’accostamento delle parole Filos e Xenos, ovvero Filoxenia, l’amicizia verso
gli stranieri. Al fine di comprendere il concetto di filoxenia è utile rifarsi a tre termini:
- Filos. Parola che deriva da pronomi possessivi, è ciò che è mio e con cui ho una relazione
affettiva
- Hetairos. Relazione derivante da una impresa comune, l’amicizia che si era instaurata tra i
guerrieri nella battaglia di Troia. La parola che meglio accompagna Heritairos è Epistos ovvero
fedeltà e Therapos ovvero colui che rende servizio
NB. L’amicizia di Filos e di Hetairos è nata grazie all’appartenenza comune dei soggetti.
- Xenos. Amicizia verso lo straniero, verso colui con cui non ho legami di origine.
26.10.2016
Odissea
All’interno del secondo poema omerico lo Xenos, raffigurato dallo stesso Ulisse, assume la
connotazione di amico.
- Libro VI, vv. 187-210. Ulisse giunge a nuoto con i compagni nell’isola dei Feaci, Ischeria. Sulla
spiaggia Ulisse incontra Nausicaa, figlia di Alcino, e le sue ancelle, egli è in condizioni terribili a
causa del naufragio scatenato da Poseidone. Nonostante Ulisse si avvicini a Nausicaa come un
leone affamato e con lei lo guardi con uno sguardo impietrito, ella subito comanda alle ancelle di
lavare l’ospite. Nausicaa non domanda informazioni su Ulisse, anzi ella si presenta per prima
insieme all’introduzione del suo popolo, Nausicaa ripone piena fiducia allo straniero. Nausicaa
inoltre ricorda che i “Mendicanti e gli stranieri sono mandati da Zeus”. Nell’antichità era credenza
che i mendicanti venissero mandati da Zeus al fine di verificare se i mortali rispettavano la sera
legge della ospitalità. 3
- Libro XIV; vv. 45-58. Ulisse ritorna ad Itaca nelle vesti di un misterioso ed inquietante straniero. I
Proci, non ostacolati da Telemaco figlio di Ulisse e Penelope, maltrattano Ulisse e vengono
ripresi in maniera molto forte da Penelope, la quale rivolgendosi al figlio stesso rimprovera il
fatto che l’ospite è stato offeso. Il rifiuto e la violenza nei confronti dello straniero è motivo di
disonore per i padroni di casa, al contrario l’ospitalità inaugura una forma di nuova amicizia.
- Libro XVIII, vv. 215-225. La scena è ambientata sempre a Itaca e riguarda l’amico fidato di
Ulisse, Eumeno, il quale si occupava della pulizia dei porci. Nell’episodio di riferimento Eumeno
sta lavorando a dei sandali quando vede Ulisse nei panni del vecchio e sporco mendicante che
sta per essere sbranato dai cani. Eumeno senza esitare abbandona il lavoro e soccorre Ulisse
offrendogli la propria casa e un pasto. Eumeno al pari di Nausicaa non domanda allo straniero il
suo nome, ma gli offre comunque ospitalità, sottolineando ancora una volta come ospiti e poveri
siano entrambi mandati da Zeus.
Iliade
Vi sono degli esempi di amicizia eroica tra compagni anche all’interno del primo testo omerico ed
in particolare un episodio che sottolinea come la potenza della legge dell’ospitalità non venga
meno in guerra. Da notare che lo stesso fattore scatenante la guerra di Troia è l’aver tradito da
parte di Paride l’ospitalità offerta da Menelao. La vera offesa per Menelao non è tanto il rapimento
della moglie, m il fatto che Paride abbia tradito l’ospitalità che gli era stata offerta.
- Libro XXIV. Priamo si reca presso la tenda di Achille al dine di richiedere la restituzione del
cadavere del figlio Ettore. Priamo riesce ad entrare nell’accampamento nemico e penetrare non
visto nella tenda del nemico. Priamo, una volta entrato nella tenda, si prostra piangente ad
Achille, abbracciandogli le gambe e baciandogli le mani. Achille, vedendo il vecchio
supplichevole, lo prende per mano e piange insieme a lui la perdita dei compagni. Molto
significativo è il gesto di prendere per mano, perché ha valenza simbolica è un offrire all’altro la
mano che comunemente è armata al fine di rassicurarlo delle intenzioni non violente. Nel gesto
di Achille di appoggiare la propria mano destra su quella di Priamo, vi è un tentativo di
rassicurare il vecchio. Inoltre il pianto liberatorio che accomuna le due figure principali è
significativo. In molte scene viene descritto il pianto di Achille, da notare che nell’antichità la
virilità è manifestata anche nella capacità di accogliere in se elementi femminili come quelli del
pianto. In questo caso il pianto va a mostrare come entrambi siano vulnerabili nonostante le loro
reciproche posizioni di potenza. Dopo che Achille e Priamo hanno pianto insieme, Achille
accoglie Priamo come un vero e proprio ospite e gli offre un ristoro. Il pranzo comune è nel rito
dell’ospitalità ricorrente perché va a simboleggiare la fiducia reciproca che ospite ed ospitante
ripongono l’uno nell’altro. Inoltre Achille ospita Priamo per la notte facendo alloggiare sotto un
porticato per proteggerlo da eventuali attacchi dei troiani.
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2.11.2016
- Libro VI. L’incontro tra l’acheo Diomede e il troiano Glauco Diomede simboleggia come la legge
dell’ospitalità sia più forte della guerra. Diomede si trova di fronte un guerriero audace con cui
deve combattere, ma prima di iniziare il duello Diomede chiede al nemico chi sia, e attraverso lo
scambio di alcune battute i due scoprono che un antico parente di Diomede venne ospitato da
un antenato di Glauco. Diomede depone la lancia e si dichiara Xenosphilos di Glauco. Glauco e
Diomede al fine di render onore all’ospitalità che legava i loro antenati, non solo depongono le
armi, ma le scambiano. L’arma nel mondo greco identificava la propria individualità e la dignità
stessa di chi la portava, oltre che essere mezzo di protezione. Da notare che Omero sottolinea
come Diomede, privato del senno da Zeus, scambiò le sue armi d’oro in alcune in bronzo, ma
nonostante ciò, lo scambio che avvenne tra Diomede e Glauco non era all’insegna del
guadagno anche economico, ma solamente morale. Il valore del gesto e dell’ospitalità è di gran
lunga maggiore di quello della guerra e del denaro. Diomede e Glauco inoltre si stringono la
mano in segno di reciproco rispetto. NB. La deposizione alle armi tra Glauco e Diomede è
definitiva, i due non si combatteranno mai reciprocamente, a differenza della sospesa battaglia
per una sera tra Achille e Priamo.
Odissea e paradigma dell’ospitalità
L’intera Odissea potrebbe essere strutturata come un susseguirsi di scene di ospitalità, le quali
complessivamente sono diciotto. Le scene sono descritte in maniera quasi architettonica, poiché il
rituale dell’ospitalità sembra essere sempre lo stesso. Il paradigma dell’ospitalità è modello a cui si
riferiscono i vari incontri descritti da Omero. Da ricordare che gli incontri sono molto simili anche a
livello descrittivo perché l’Odissea era un testo che andava tramandato oralmente.
- Libro IV, vv.1-60. Pisistrato e Telemaco si recano alla reggia di Menelao al fine di chiedere
notizie di Odisseo. I due giovani giungono alla reggia, nella quale si stava svolgendo la festa per
le nozze dei figli di Menealo, totalmente non attesi. I due giungono alla soglia e vengono fermati
dal fidato scudiero di Menelao il quale si reca dal re al fine di chiedere se deve accogliere i sue
ospiti o mandarli via. Menelao rimane deluso dalla domanda dello scudiero, perché mai bisogna
negare l’ospitalità e lui stesso si alza dal banchetto e accoglie i due stranieri seguendo quel
rituale di ospitalità precedentemente già visto nell’isola dei Feaci da parte di Nausicaa.
Innanzitutto vengono rifocillati ed accuditi i cavalli, in secondo luogo i due stranieri vengono fatti
accomodare alla tavola per rifocillarsi e nel terzo momento è Menelao che si priva della parte più
succulenta del bue al fine di sfamare i due stranieri. Da notare bene che in tutti questi passaggi
non è mai stata scambiata una parola tra i due stranieri e Menelao e non è mai stata chiesta
l’identità di essi. Un altro fattore interessante è che gli stranieri vengono posti al centro della
scena, accanto a Menelao, coinvolgendo gli ordini gerarchici familiari stessi. NB. L’ospitalità non
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è sempre benefica ed a buon fine, basti guardare i Proci ad Itaca. Menelao al pari di Nausicaa
inizia a raccontare la storia della guerra di Troia e nel fare ciò cita anche Odisseo ed è nel
momento in cui Telemaco ode il nome del padre che viene identificato come suo figlio perché si
commuove. L’identificazione di Telemaco avviene grazie alla sensibilità ed all’empatia di Elena
moglie di Menelao. Dopo il riconoscimento di Telemaco e di Pisistrato il banchetto continua a
procedere allietato da storie e giochi. Alla fine, l’incontro si conclude con Menelao che suggella
l’ospitalità donando tre cammelli, una coppa a lui donategliela dagli dei e un carro ai due
giovani. I doni servono a dare prova dell’amicizia che lega le due parti attraverso il legame di
ospitalità. 7.11.2016
Da notare bene la differenza tra ospitato e ospitante:
- Host: Xenodokos è il padrone di casa, l’ospitante
- Guest: Xenos è l’ospitato
La figura dell’ospite
Nell’antica Grecia, l’ospite era una figura straordinaria che metteva in discussione le regole oltre
che sociali anche famigliari. Spesso lo straniero veniva considerato non solo un uomo, ma bensì la
trasfigurazione di un dio.
Xenia Dora
Dopo il classico rituale di accolta del Guest giunge una fase di particolare importanza ovvero
quella del congedo, in cui l’host fa dei doni, gli xenia dora, al guest. Così Menelao regalò tre
cavalli, un carro e una coppa a Telemaco, la stessa Nausicaa venne offerta in dono come sposa
ad Odisseo da Alcino. Il dono è considerato un qualcosa in più della sola ospitalità. In particolare si
possono riassumere i significati dei doni in quanto segue:
- sono segni indelebili e permanenti del legame di amicizia tra l’host e il guest, si potrebbero
definire una materializzazione della Filoxenia.
- sono promemoria per il guest dell’atto ricevuto
- sono simboli per i parenti postumi della benevolenza ricevuta, vedi il riconoscimento delle armi
tra Glauco e Diomede e non da meno il significato dell’arco di Fito utilizzato da Odisseo per
combattere i Proci e donatogli precedentemente da quelli stessi. L’arco fu un dono di ospitalità
utilizzato poi da Odisseo per rivendicare
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