Il Settecento: il secolo dei Lumi
Il periodo di tempo che va dalla Guerra di successione spagnola (1702-1714) alla rivoluzione francese (1789) è determinato da conflitti e dalla competizione coloniale tra le grandi potenze del continente europeo, specialmente Francia e Inghilterra, e dalla progressiva crisi della società dell'Ancien Régime.
La battaglia dei Lumi contro le tenebre del fanatismo, dispotismo e della disuguaglianza coinvolge l'intera Europa, ma in particolare la Francia, i cui philosophes (Voltaire, Rousseau…) illuminano con le loro idee la politica di alcuni grandi sovrani. È la Gran Bretagna, dov'è lo spirito illuministico anima soprattutto le università scozzesi. In Italia, la cultura illuministica fiorisce soprattutto in Lombardia grazie all'impulso riformista di Maria Teresa d'Austria e di Giuseppe II, operano Verri e Beccaria. Nel Regno di Napoli, Carlo di Borbone inaugura la stagione di rinnovamento politico e intellettuale che dalla filosofia di Vico ricava le ragioni di un appassionato impegno civile.
Politicamente frantumata e uscita devastata dalla guerra dei 30 anni (1618-1648), la Germania invece esprime un illuminismo per così dire moderato, che solo con la ripresa economica e con l'emergere della Prussia di Federico II troverà una compiuta espressione nel criticismo di Kant nell'idea della ragione quale tribunale del mondo e di se stessa.
Kant
Vita
Immanuel Kant nacque a Königsberg, nella Prussia orientale, nel 1724. Nel 1732 entrò nel Collegium Friedercianum e dal 1740, per circa sei anni, frequentò i corsi di filosofia, matematica e di teologia dell'università della sua città natale, dove studiò la dottrina newtoniana e l'opera di Wolf.
Conclusi i suoi studi universitari, Kant divenne per circa nove anni istitutore presso alcune famiglie nobili in varie località della Prussia orientale. Nel 1755 ottenne la libera docenza all'università di Königsberg, dove tenne dei corsi liberi, finché nel 1770 non gli venne assegnata la cattedra ufficiale di filosofia, cattedra che conservò fino al 1796. Gli ultimi anni del suo insegnamento furono segnati da un contrasto sorto con il governo prussiano, che gli vietò l'insegnamento di alcune dottrine religiose presentate in un suo scritto. Morì a Königsberg nel 1804.
Opere principali di Kant
- Critica della ragion pura
- Critica della ragion pratica
- Critica del giudizio
Criticismo kantiano
Il periodo maturo del pensiero di Kant prende il nome di criticismo. Criticare vuol dire giudicare, prendere in considerazione, dubitare e quindi mettere in evidenza l'attività della ragione e attraverso la ragione Kant vuole compiere un'opera di analisi. Kant è pienamente illuminista poiché per lui lo strumento della ragione è la critica e a Kant non interessa criticare la realtà esterna all'uomo quanto la critica della ragione stessa, per cui il criticismo è autocritica, cioè la ragione critica sé stessa per capire i limiti e le possibilità che essa ha.
Kant propone un nuovo metodo per scardinare il sapere tradizionale del tutto apparente, critica il dogmatismo che accettava la verità senza indagare la certezza delle sue affermazioni e quindi il dogmatismo è legittimare questi metodi giustificando la ragione stessa, mentre il criticismo vuole accertare e dimostrare ogni sua affermazione.
Critica della ragion pura
In quest'opera Kant si pone il problema della fondazione del sapere. Kant vuole fondare un sapere certo e valido a partire dalla sua critica della ragione. Kant dice di partire da analizzare le forme di sapere come la metafisica, che era la prima forma di sapere che l'uomo ha elaborato perché fin dall'inizio della storia del pensiero l'uomo ha subito fatto metafisica, in quanto si è posto domande sul tutto e quali erano le caratteristiche generali dell’essere.
Tuttavia il sapere metafisico non ha dato risultati in quanto è troppo teorico e astratto, e benché nei secoli si siano date tante risposte su cosa è l'essere nessuna di queste è stata provata in modo certo, per cui la metafisica non è in grado di dare certezze alle sue teorie dimostrandosi così illusorie e vana. Kant dice che bisogna chiedersi se la metafisica è possibile come scienza e, dato che la risposta è no, la metafisica va abbandonata come scienza.
Per cominciare la sua analisi, Kant analizza i giudizi, su cui si fonda la scienza, e sono posizioni in cui il predicato è congiunto ad un soggetto. Kant ci dice che gli scienziati si sono serviti di due tipi di giudizi per il fiume della loro conoscenza:
- Giudizi analitici
- Giudizi sintetici
Il giudizio analitico è quando il predicato esprime una caratteristica già implicita nel soggetto (il predicato non aggiunge nulla di nuovo rispetto al soggetto). Questo tipo di giudizio può essere anche a priori, cioè la ragione li può formulare senza ricorrere all'esperienza. Questi giudizi non sono utili alla scienza poiché non hanno richiesto la conoscenza e non producono nulla di nuovo (esplicano quanto detto nel soggetto).
Il giudizio sintetico è quando il predicato ci dà un'informazione nuova di quello che già è espresso nel soggetto. Questi giudizi sintetici possono essere anche a posteriori, cioè si formulano dopo aver fatto esperienza. Questo tipo di giudizi ha come punto di forza che sono fecondi e contribuiscono all'aumento della conoscenza.
Tuttavia, per Kant, non si può fondare conoscenza senza esperienza ma l'esperienza da sola non basta. È importante anche la ragione che opera una sintesi a priori. La conoscenza deve quindi fondarsi su giudizi sintetici a priori. Questi sono i giudizi scientifici, è l'applicazione delle forme a priori ai dati dell'esperienza. Il giudizio è sintetico poiché mette insieme più dati provenienti dall'esperienza. Nello stesso tempo il giudizio avviene secondo le forme a priori della ragione: unione dei dati attraverso il logico di causa-effetto, che è solo uno schema vuoto che si va ad applicare a un contenuto rappresentato dalle informazioni empiriche che derivano dall'esperienza.
La critica della ragion pura si tratta di un'analisi che la ragione compie su sé stessa quando è ancora incontaminata, cioè la sua struttura innata prima che faccia esperienza. Questa indagine che la ragione fa su sé stessa si divide in:
- Estetica trascendentale
- Logica trascendentale
L’estetica trascendentale si occupa della conoscenza sensibile, per cui tutto ciò che muove dall’esperienza e Kant si chiede se si può conoscere senza dipendere dall'esperienza. Oggetto di questa parte sono le intuizioni pure e Kant individua due intuizioni sensibili a priori:
- Spazio
- Tempo
Lo spazio è il modo in cui percepiamo gli oggetti mettendoli in ordine, il tempo è la successione temporale, un ordine che diamo ai dati empirici. Kant le chiama forme a priori perché indipendenti dalle sensazioni esse permettono l'esperienza. Possono avere due attributi:
- Identità: ovvero sono forme legate al soggetto, cioè forme per la rappresentazione degli oggetti nel soggetto
- Realtà: ovvero sono forme valide per tutti i fenomeni della sensibilità.
Kant proprio nell'estetica introduce il concetto di fenomeno contrapposto al noumeno. Il fenomeno è ciò che l'uomo può conoscere in quanto è ciò che si lascia cogliere dalla sensibilità dell'uomo. Egli dice che si attua una rivoluzione copernicana in quanto è il soggetto che contiene le forme per la conoscenza e non è più l'oggetto ad avere delle proprietà.
Relativamente alla logica trascendentale, qui analizza le parti della ragione che sono direttamente a contatto col mondo empirico. La logica si divide in:
- Analitica trascendentale
- Dialettica trascendentale
Nella analitica trascendentale si occupa della parte della ragione detta intelletto, dove risiedono le forme delle 12 categorie. Nell’analitica si parla di concetto, che è una funzione unificatrice tipica dell'intelletto che ordina le diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune.
Concetti sono anche detti categorie che sarebbero in altre parole le varie maniere con cui l'intelletto unifica a priori le molteplici intuizioni empiriche della sensibilità. Per Kant, sensibilità e intelletto sono facoltà complementari entrambe necessarie alla conoscenza. L'intelletto non può agire se non tramite la sensibilità, ma senza l'intelletto non si potrebbe proprio produrre conoscenza scientifica. I concetti puri senza l'intuizione sensibile sarebbero vuoti e rimarrebbero puri, cioè sarebbero insieme di schemi vuoti privi di conoscenza.
Per Kant, conoscere è giudicare, per cui il giudizio è unione di soggetto e predicato ma nello specifico unione di concetti. Per Kant ci sono diversi tipi di giudizi, ovvero diversi modi attraverso cui l'intelletto può ordinare questi concetti e Kant elabora la tavola dei giudizi. I quattro modi sono:
- Quantità
- Qualità
- Relazione
- Modalità
Ciascuno dei quali si tripartisce (le 12 categorie sono suddivisi in quattro gruppi ad ognuno dei quali appartengono tre categorie). Kant introduce quindi il concetto di categoria che è un concetto puro e ha la funzione di unificare la molteplicità dei giudizi, essi inoltre sono puri poiché non dipendono dall'esperienza ma la precedono. Egli non vuole ricadere nel soggettivismo, infatti le categorie non riguardano la realtà in sé ma rappresentano soltanto il mondo nel quale gli uomini conoscono la realtà, e appartengono a tutti gli uomini per questo sono universali e non soggettive.
Queste categorie non cambiano in base al soggetto ma sono universali, o non si avrebbe una conoscenza universale, e tutti abbiamo queste categorie. A questo punto Kant si chiede come è possibile unificare i dati dell'esperienza con i concetti. A questo punto introduce attraverso una deduzione/legittimazione trascendentale l’io penso che non è una persona o una realtà psicologica ma è una funzione dell'intelletto di tipo universale.
Io penso unifica tutti i dati dell’esperienza e li rende concetti. Questo passaggio da esperienza ad intelletto è lo schema trascendentale trasposizione dei due piani, avviene attraverso l'immaginazione produttiva funzione dell'intelletto che unifica le intenzioni in un’immagine unitaria, e quindi nei concetti. Lo schematismo trascendentale è la capacità dell’immaginazione produttiva che fa corrispondere e traduce il piano empirico in quello concettuale (come corrispondono pensieri ed esperienza).
Nella dialettica trascendentale Kant analizza la ragione in senso stretto, cioè quella parte della nostra ragione che vuole fare metafisica in cui sono contenute le tre più importanti idee metafisiche:
- Idea di anima
- Idea di mondo
- Idea di Dio
Tutte e tre le idee rappresentano la totalità:
- L'anima è la totalità dei fenomeni interni, cioè i fenomeni che accadono nella nostra coscienza.
- L'idea di mondo è l'insieme di tutti i fenomeni che accadono all'esterno di noi e che da sempre l'uomo ha cercato di cogliere nella sua totalità.
- L'idea di Dio è la totalità di tutti i fenomeni sia di quelli esterni che interni.
L’idea di anima è risultato di un errore logico detto paralogismo che consiste nell'applicare la categoria di sostanza all’io penso. L'idea di mondo è aver racchiuso la serie dei fenomeni della sensibilità in una totalità e parla di antinomie, cioè la ragione si trova in conflitto con sé stessa perché con ragionamenti validi ma opposti arriva a conclusioni differenti e quindi non può risolversi. L'idea di Dio è l'idea di un'unità assoluta e incondizionata che genera tutti gli altri enti.
Per confutare l'idea di Dio, Kant esamina le tre prove che dimostrano l'esistenza di Dio:
- Prova ontologica: quando si dimostra Dio attribuendo l'esistenza come una sua proprietà, cioè Dio fonda la sua esistenza su una proprietà che esiste in lui. Kant afferma che si è fatto dell'esistenza un predicato, attributo reale quando l'esistenza è su un piano diverso da quello ontologico. (Esistenza è al di fuori dell’essere e non aggiunge nulla di reale all’essere) Esistenza non può essere un predicato poiché non dice nulla ma ferma solo se esiste o meno una cosa: l'esistenza e l'essenza sono due piani diversi e irriducibili. Fa un esempio e dice che pensare di avere cento talleri non equivale ad averli realmente.
- Prova cosmologica: dimostra l'esistenza di Dio a partire dal fatto che cerca di individuare una causa ultima che sia fondamento dell'universo. Tale causa è l'ente necessario che viene identificato con Dio. Si ritorna a parlare di concetti che non sono più esprimibili e si ritorna alla prova ontologica.
- Prova fisico-teologica: dove l'esistenza di Dio è dovuta dal fatto che la natura è così perfetta qualcuno la deve avere creata. Kant qui dice che si sta facendo confusione tra Dio creatore e architetto che ha ordinato la materia. Questa prova passa a quella ontologica per spiegare un Dio che con intelletto e volontà ha organizzato le cose per un fine.
A queste tre idee, Kant assegna il ruolo di idee limite della ragione perché trascendono l'esperienza e la ragione deve fare un uso regolativo delle idee, cioè deve ridurre le idee e muoversi verso l'universale anche se ciò non è possibile/raggiungibile. Qui definisce il concetto di noumeno che rappresenta la cosa in sé ovvero ciò che è pensabile ma non esperibile. Fine ultimo della ragion pura è il tendere all’universale anche se questo non è raggiungibile e per questo introduce le idee che si occupano della totalità nei suoi diversi aspetti (Dio, anima, mondo).
Critica della ragion pratica
A questo punto si passa dal piano puro al piano pratico e Kant, poiché la ragione ha trovato un suo limite nell'idea, trova un nuovo ambito di applicazione della ragione che non è più conoscenza di natura e mondo, ma anche comportamento e agire umano nel mondo, quindi del fondamento universale perché si agisce in base a un principio universale. Con la critica della ragion pratica, Kant fa una distinzione tra i principi pratici e morali. Quelli pratici sono le azioni dettate da uno scopo preciso e quindi riguardano la scelta dei mezzi più appropriati per raggiungere un mio fine.
I principi morali invece sono l'azione che riguarda la scelta del fine, cioè verso cosa tendere l'azione umana e individuare le massime che sono i principi che hanno un valore di tipo soggettivo e valgono solo per me. Individua anche le leggi che sono quei principi a priori che hanno un valore oggettivo poiché valide universalmente.
A questo punto Kant individua due imperativi:
- Imperativo ipotetico
- Imperativo categorico
L’imperativo ipotetico è quello dove il dovere è condizionato da un determinato scopo e risulterà efficace quanto più raggiungo quello scopo, l'azione diventa efficace. L’imperativo categorico è un dovere che è necessario di per sé e non condizionato da alcun motivo esterno ed è quindi il vero orizzonte morale, cioè la morale si deve occupare di rintracciare le leggi universali, comandi validi per tutti.
La ragion pratica infatti riguarda l'agire ma in particolare riguarda la morale, e tracciare un principio che sia puro e principio di ogni azione. (L’imperativo ipotetico prescrive dei mezzi in vista di determinati fini, L’imperativo categorico ordina il dovere in modo incondizionato a prescindere da qualsiasi scopo; il dovere è fine a se stesso, e quindi è categorico, cioè incondizionato e non subordinato a nessun fine) universale, formale cioè privo di contenuti e valido per tutti. Su di questo si fonda l’agire morale.
Dunque l'agire umano è la morale i cui caratteri sono:
- Universalità (valido per tutti)
- L'autonomia (fondata sull'agire e non soggetta all'eterno)
- La formalità (priva di contenuto)
(Per Kant la morale si fonda sulla ragione, cioè l'imperativo categorico è quel principio razionale privo di contenuto o diventerebbe particolare e non più valido per tutti, ed è a proprio poiché non dipende dall'esperienza o sarebbe condizionato da ciò che ci viene dall'esterno. E quindi detto principio formale perché non ci dice cosa dobbiamo desiderare ma solo come desiderare.)
La morale per obbedire agli imperativi assoluti cioè Leggi Universali incondizionate che sono:
- Agisci così che la tua massima sia valida per tutti cioè razionale: il dovere conforme alla ragione.
- Agisci e tratta l'umanità e te stesso non solo come un mezzo ma rispettane la dignità.
- La volontà-ragione sia autonoma e auto fondata (quindi ragione legislatrice) che non sia condizionata da motivi.
Tutta la morale però deve presupporre la libertà del volere che è il postulato che permette l'agire libero dell'uomo, se si toglie la libertà si cade nell’assurdo. A questo punto si afferma la supremazia della ragion pura su quella teoretica poiché le idee della metafisica ora diventano delle esigenze dell'agire umano.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.