Storia della cultura contemporanea
Fisionomia del sistema culturale
1 – Livello di cultura di un paese, alfabetizzazione (cambio nel tempo)
2 – Andamento economico di un paese (influisce in modo sempre diverso e complesso)
3 – Regime/sistema politico (politiche culturali)
4 – Rivoluzione tecnologica (spesso ampliano il numero dei fruitori e la qualità della fruizione)
5 – Traumi (tipo guerra)
Inizio secolo: fase Giolittiana 1914 fino scoppio della guerra
– Stato liberale in cui sono minoritarie due componenti culturali: socialista e cattolica. Nel rapporto con la cultura è uno stato leggero! Non ostacola né plasma la cultura, non interviene nella cultura, ma pone le basi della diffusione e di regolamentazione. Non esiste un ministero della cultura, il motore del sistema culturale è il Ministero dell'Istruzione. Attraverso le scuole (istruzione laica), università, conservatori, beni culturali, biblioteche.
Intervenire direttamente nella cultura è tipico dei regimi assolutistici. La gestione di libri/beni culturali (musei archeologici) è di carattere "conservativo" cioè preservare i beni non di diffonderli perché di ciò si occupano i privati. Ad esempio, per le biblioteche viene creata la biblioteca di Roma/Firenze.
Intervento più marcato è fatto in ambito della censura (unico elemento forte) sui pubblici spettacoli. La censura che non deve orientare deve garantire il rispetto delle istituzioni, delle religioni e della pubblica morale.
Stato liberale = Vede la scuola (soprattutto le elementari) come centro dell'educazione e istruzione del cittadino.
Beni culturali
- Istituzioni culturali sostenute non indirizzate
- Leggi di regolamentazione (es. diritto d'autore)
- Censura sui pubblici spettacoli non sulla stampa
- Il resto è lasciato ai privati cittadini
Profilo economico/sociale:
- Sviluppo redditi
- Anni di espansione economica
- Istruzione di base molto sviluppata
Censimenti 1901 – 1911
Confrontati i dati: analfabetismo 1901 48% 1911 37%, aumento numero scolari • 900 mila nel 1911, soprattutto nelle scuole secondarie, fasce relativamente acculturate ancora poco l'aumento degli iscritti nelle università. I professionisti non aumentano, al contrario gli impiegati pubblici aumentano grazie all'espansione dello stato. Disoccupazione intellettuale alimentata dai laureati in giurisprudenza.
Nel 1911 ci sono le premesse perché si realizzi un ampliamento del mercato della cultura. All'inizio del 1900 c'è una grande spinta negli ambiti teatrali, narrativi... Incremento stampa dei libri con effetti sull'editoria.
Cultura elitaria 1901/1915
L'Italia è un paese povero e depresso. Poche fasce della popolazione possono permettersi di comprare altro oltre il pane. Popolazioni rurali sono escluse dai processi culturali e sociali. Anche ceti elevati rurali a causa della lingua dialettale che ostacolava la diffusione della cultura. Solo la TV e la musica leggera trasformeranno le campagne.
Gli storici si sono occupati principalmente della cultura elitaria (teatro, riviste). Dopo l'unità si aumenta il proletariato intellettuale, che non trova lavoro → sradicati = non soddisfatti, senza punti di riferimento, al contrario degli intellettuali dell'800: perdita degli ideali di patria, libertà, progresso (prima senza limite poi sensazione di decadimento).
Sotto accusa:
- Generazione dei padri
- Retorica politica
- Cesura con la politica precedente
Nascita riviste che rispecchiano questa nuova sensibilità
1) 1896 Firenze "Il Marzocco" arte e letteratura: obiettivo: difesa arte pura (arte per arte). 1897 Enrico Corradini dirige qualche anno dopo la rivista. Nel 1910 fonda il partito Nazionalista. Concetti che discute sulla rivista:
- Idee forza
- Espresse da eroi intellettuali
- Esaltazione guerra come atto di dovere
- Imperialismo culturale artistico (primato italiano). Si scivola dal patriottismo al nazionalismo
- Uomo forte
- Polemica contro democrazia, civiltà borghese, antigiolittismo
Gli intellettuali di questa rivista rivendicano una qualifica per il loro ruolo di intellettuali. Questi provenivano dalla piccola e media borghesia, molti autodidatti, pochi avevano fatto l'università. Per loro l'intellettuale deve vivere di pubblicistica (giornalismo, traduzioni, narrativa...). Molto del dibattito nasce fuori dall'accademia, per questo nuovi canali per la politica. Nasce la pagina della cultura (III pagina) sui giornali. Mezzi: libri, riviste giornalismo.
2) 1902 a Firenze "Leonardo" i fondatori sono Papini/Prezzolini (Leonardo è figlio del Marzocco) Intreccio tra letteratura filosofia arte e politica. Polemica contro: socialismo, borghesia, positivismo (ormai in decadenza). Da questa rivista nascono:
- Seconda serie del Leonardo → più filosofica
- "Il Regno" diretto da Corradini
- "Ermes" Borgese
La seconda serie di Leonardo continua a esercitare un ruolo politico vicino alle correnti irrazionaliste. Base teorica, atteggiamento critico ben preciso del quale si sente polemizzare contro il positivismo - fermenti imperialistici, autoritari, nazionalistici.
Il Regno (nasce il nazionalismo italiano)
Stessi intellettuali che scrivono. Corradini radicalizza il suo pensiero politico. Nemico parlamento/socialismo. Esalta la guerra/nazionalismo.
6) "La Critica" 1902 di Benedetto Croce. Rivista teorica
- Promuovere risveglio filosofico (diffusione idealismo)
- Gentile molto vicino a Croce, si allontanano nel tempo. Gentile fa derivare dall'idealismo l'attualismo (forza dell'azione)
- Croce impostazione liberale.
- No polemica
- Si confronto
- Tradizionale vicino alle riviste dell'800 differenze con le altre riviste
- Molto teorica/dottrinale
- Lotta al positivismo. A favore di un'altra visione del mondo simile altre riviste
Democrazia/socialismo molto vicini all'idea positivista. Le posizioni delle riviste infatti vano politicamente verso altro.
"La cultura italiana" saggio del 1906 di Papini e Prezzolini. Punti principali:
- Accusa alle precedenti generazioni
- Accusa all'istruzione statale (sul monopolio)
- Classe intellettuale emarginata/orgogliosa
- Positivismo criticato. Centri che erano impegnati dal positivismo (uni/accademie)
- Puntano sull'editoria. Stampa.
Ghiffredo Paredo Sociologo → influisce sulle riviste in particolare su "Il Regno". Sosteneva che:
- Ciò che muove l'uomo sono gli interessi no gli ideali.
- Riscossa borghesia contro socialismo, pacifismo (il tolstoismo diventa sinonimo di pacifismo). La guerra consolida l'umanitarismo divide.
- Forza è fattore di riscossa, movimento dell'azione. La forza muove il mondo.
- Teorie dell'élite: chi muove il mondo? (le minoranze, l'élite)
- Espansione coloniale che va di pari passo con la lotta al socialismo.
- Corradini è molto influenzato da Paredo
Sonnino, politico → incarna l'alternativa a Giolitti. Compone opera "Torniamo allo statuto" contro il parlamento. È dedicato al re. Idea di stato monarchico-amministrativo. Influente sulle riviste.
"La Voce" dicembre 1908
Iniziano a sentirsi i rumori della guerra, La Voce è fondata da Prezzolini e Croce. Durerà fino al 1916, diretta da Prezzolini poi la direzione è presa da Papini e in seguito da De Robertis. Caratteri:
- Collaboratori diversi (anche socialisti)
- Palestra di dibattito
- Omogenea nei temi ma voci diverse
- Influsso crociano
- Toni pacati
- Si discute del meridione, scuola, letteratura, filosofia...
- Anti positivismo, antigiolittismo
Con la guerra in Libia c'è una crisi nella rivista: Salvemini è contro la guerra mentre Papini e Prezzolini sono a favore. Nel 1911/1912 sotto la direzione di Papini "La voce" sostiene il colonialismo in sé. Da qui nasce il futurismo e il nazionalismo.
9) "Lacerba" nasce nel 1913 la rivista del futurismo
La stampa
1900 maggio: inizio stampa d'opinione. Luigi Albertini era segretario amministrativo del Corriere, fa passare un articolo che cambierà le sorti del giornalismo. Direttore era Oliva che era vicino alle posizioni della destra. L'articolo in questione era contro la politica liberticida di Pelù. Quest'articolo genera una profonda crisi. Albertini prenderà le redini del Corriere per 25 anni. Il contratto che stipula con il Corriere perché dice che deve muoversi all'interno della monarchia.
- Modello di giornalismo d'opinione
- Direttore non legato ai partiti
- Giornale partito: cioè esprime opinione ma non è partitico.
Come lui anche Frassati de "La stampa" Torino. Lascerà nel fascismo.
Fino al 1880 la stampa italiana era:
- Tantissimi fogli
- Espressione di gruppi politici (più o meno ristretti)
- Strumenti di propaganda
- No importanza delle tirature
- Stretto legame tra attività giornalistica e attività politica
- Linguaggio simile al comizio dall'arringa
- Pubblicazione romanzi d'appendice o cronache o recensioni sulle prime teatrali o musicali.
- NON avevano funzione culturale
- NON avevano funzione informativa
Formati da:
- 4 pagine
- No pubblicità
- Sobri
- No immagini no foto
- Poche notizie fresche
- Agenzia Stefani nata a Torino è l'agenzia di stato che forniva dispacci molto scarni
- Non esisteva la cronaca nera
- Ricca cronaca locale
- Impaginazione quasi casuale.
Eccezione: "Il Secolo" nasce a Milano nel 1866. diventa il più diffuso in Italia. Nel 1978 viene chiuso e poi riaperto. Vende moltissimo. È un quotidiano pubblicato da un editore puro. Obiettivo: imprenditoriale cioè vendere più copie possibili. Ha taglio popolare (media borghesia, piccola borghesia, strati del popolo proletariato urbano) usa un servizio telegrafico speciale per le notizie nuove. Team relazionale, informazione agile. Pagine pubblicitarie. Strategie di fidelizzazione con abbonamenti... incontri seriali con i lettori.
Non vi era una stampa vivace perché non vi erano gruppi di borghesia articolati. L'Italia era socialmente in ritardo rispetto all'Europa/America.
1890
Periodo di transizione tra 800 e 900. si allentano i rapporti clientelari. Nasce il partito socialista e l'ingresso del mondo cattolico in politica. Nascono gruppi finanziari che investono nella stampa. Prime conquiste coloniali. Il mercato tenta di avvicinarsi al modello del "Secolo" molti tentativi di trovare un pubblico maturo che però fallirono.
Dario Papa giornalista prima del Corriere va in Armenia dove studia la stampa USA.
- Richiami in prima pagina dell'articolo all'interno
- Editing più presente
- Più fatti e meno commenti
- Più popolare cioè ceto medio del popolo. Più semplicità, chiarezza, vivacità.
I giornali italiani avevano come modello:
- "Il Secolo" → la Francia
- "Il Corriere" → L'Inghilterra
Due modelli per un pubblico alto. Dario Papa fonda "L'Italia" che fallisce perché non esiste un pubblico popolare alfabetizzato. La stampa italiana era legatissima al mondo politico. La crisi di fine secolo e la mancanza di libertà di stampa generano un cambiamento.
Lo stato italiano quando nasce si fonda sullo statuto albertino che parlava di libertà di stampa. Ma le prefetture e i giudici avevano un certo potere di censura, ma non c'erano avvertimenti clamorosi, solo contro i partiti più estremi (anarchici).
Rudini (1839.-1908) rafforza l'ufficio stampa di governo. Vengono soppressi giornali anche non sovversivi come "Il Secolo". Giornali vengono schedati ecc...
Decreto legge Pelù:
- Aggravamento per pene connesse al mezzo stampa
- Responsabilità penale e civile per i giornalisti, direttore e stampatore
- Facoltà ai giudici di sospendere i giornali per tre mesi
Contro questo decreto si mossero i socialisti, i cattolici e i liberali. In prima fila "La Stampa" di Torino (con Frassati che sostiene Giolitti) e Il Corriere (con Albertini che sostiene i liberali anche se antigiolittiano)
Milano
L'espansione giornalistica in età Giolittiana:
- Concentrata a Torino, Milano, Roma e poi Genova
- Molti giornali muoiono, pochi nascono, processo di concentrazione editoriale con grandi tirature
- Aumento pubblicità
- Nasce la figura del giornalista
- Tempestività delle notizie
- Completezza dell'informazione
- Inizia a essere studiata l'impalcatura del giornale – editing
- Firme prestigiose
- Strumenti tecnici: telefono/macchine compositrici 1902 1903
- Si passa da 4 pagine a 6/8
- Aumentano le rubriche: cronache, varie, esteri, sport, cultura
- Nascita della III pagina, Bergamini inizia a scrivere la terza pagina
La terza pagina
I° modalità: - modello ripreso da giornali meridionali (Roma, Napoli) scritta da eruditi, accademici eclettici su argomenti inesistenti
II° modalità: - scientifici, storici, ecc.. 1907-8-9 firme prestigiose (Pirandello, D'annunzio..)
Configurazione del SUPPLEMENTO (prima esisteva ma in pochi casi)
1899 "La domenica del Corriere" ebbe grande successo
1901 "La lettura"
1908 "Corriere dei piccoli"
I finanziamenti cruciali:
- No aumento prezzo giornale
- 1910 crisi finanziarie dei giornali che segue la crisi generale del 1908. ma è anche legata ai costi della produzione che erano aumentati
- Decisivi diventano i legami tra la stampa e la grande industria e le banche, questo perché le banche cercano di avere un influsso forte sull'opinione pubblica e il governo. Lo fanno in modo sistematico come nel 1890 ma molto di più.
Tirature:
- Aumenta il pubblico di lettori
- Lettori saltuari (occasioni, grandi eventi o supplementi)
- Lo stato in modo indiretto dava fondi segreti alla stampa per tirare i giornali dalla propria parte
- I gruppi industriali più interessati erano quelli del nord (siderurgico ecc...)
1900 – 1914 sviluppo significativo ma non clamoroso dell'editoria libraia
Per l'editoria libraia è un periodo di consolidamento e relativa espansione (per la vera espansione si deve attendere il 1960). Si ha un progresso su tutti i piani, ma non ancora consente all'editoria nostra di raggiungere le altre europee e americana. Lo dimostrano i dati. Le SPA italiane sono ancora acerbe. Si pubblicano poche novità. Le tirature dimostrano che l'Italia era arretrata.
Best seller 1883: Pinocchio 1886: Cuore
Questi erano i più venduti, ma ebbero un esploi lento (per questo si parla di LONG SELLER perché si continuano a vendere nel tempo)
Pinocchio → 1901 con Bemporad → 350 mila copie → 1907 500 mila dal 1883
Cuore → 1904 con Treves → 301 mila copie → 1908 420 mila copie
Negli USA "La capanna dello zio Tom" del 1852 aveva raggiunto 800 mila copie in un anno.
In Italia max tiratura per libri infantili (regali, scuola) → sintomo di immaturità dell'editoria italiana.
Libri per adulti → De Amicis che con altri libri però vende di meno rispetto che con Cuore.
- "Vita militare" esce nel 1906. vende 58 mila copie
- "Romanzo di un maestro" 1906 vende 35 mila copie
In un'inchiesta del 1905 "I libri più letti dal popolo italiano" emerge che gli scrittori più amati sono:
- Fogazzaro con "Piccolo mondo antico" 44 mila copie.
- D'annunzio con "Il piacere" 17 mila copie
- Verga con "Storie di una capinera" 20 mila copie
Si consideravano grandi successi i libri che vendevano più di 10 mila copie.
Il pubblico dei libri tra il 1900 e il 1925 era costituito da: studenti, ceti medio alti, professionisti e intellettuali. Molti compravano i libri (borghesi) per metterli in libreria (libro = status sociale). Ceti popolari → spesso esclusi per il bassissimo reddito. Eccezione: ceti popolari politicizzati (socialisti) che frequentano biblioteche popolari e acquistano libri a bassissimo costo presso le bancarelle. Le biblioteche polari nel 1914 erano circa 14 mila.
Perché si legge?
- Per evasione
- Per aggiornarsi lavorativamente
Si legge nel tempo libero (la fascia borghese) → è in questo periodo che nasce il tempo libero. La villeggiatura → favorisce la lettura di guide e letture filodrammatiche → vi è infatti un'esplosione dell'editoria teatrale. Compravano testi teatrali gli attori che recitavano anche all'interno delle famiglie.
Aumento stampa periodica che ha effetto di traino per i libri. Si parla di mercato interno → al quale non corrispose il mercato estero, infatti l'esportazione che era poca in Italia aveva però un ruolo fondamentale nel settore editoriale.
Si esporta poco perché:
- L'Italia è un paese represso, poca avanguardia
- Le tariffe doganali erano troppo alte
L'ATLI (Associazione Tipografico Libraria Italiana) fece pressioni sul governo per cambiare le tariffe doganali. 1911 decreto: facilitazioni per esportazioni in Argentina e Brasile. 5 anni per la possibilità del rientro del libro. Poi però vi fu la guerra.
L'Italia importa:
- Narrativa in particolare dalla Francia, dagli USA e dalla Gran Bretagna
- Opere tecniche dalla Gran Bretagna e dalla Germania
Si importa tanto perché: gli editori traducevano opere di undici anni prima perché in tal modo non pagavano i diritti d'autore. Agevolazione assurda che viene modificata nel 1908 dove si equiparano i diritti d'autore.
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