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L a r e a l t à d e l C
a r a v a g g i o d i M
a u r i z i o C
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Amore è uno dei temi centrali della prima produzione del Caravaggio. Il ragazzo con la
canestra di frutta può essere Amore, come testimonia il confronto con altre opere: si
tratta dell’amore divino, il supremo atto d’amore è quello che Cristo ha compiuto, ovvero si
è fatto uomo per salvare l’umanità. In molti dipinti dell’epoca la canestra sostituisce il
pomo che il divino fanciullo ha in mano, lo stesso pomo che Adamo prese da Eva, dato che
Cristo è il nuovo adamo, e la sua nascita avviene per riparare all’errore del primo e di tutta
l’umanità. Il primo significato della frutta è quello della sensualità e dell’abbondanza:
tuttavia, nel Rinascimento, e ancora nell’età barocca, non vi è una distinzione netta tra il
significato sacro e quello profano. Altra testimonianza delle allegorie nei frutti di
Caravaggio proviene dal giovanile “Ragazzo che monda una pera: mondare ha un
doppio significato, ovvero separare il frutto dalla buccia e purificare. “Mondare dai
peccati”, e mondare è un verbo usato dallo stesso Cristo nei Vangeli. Il ragazzo ritratto,
dunque, non è che lo stesso Gesù, colui che riscatta l’umanità dal peccato originale.
Anche il Bacco degli Uffizi è il Redentore: il suo calice contiene il vino eucaristico, vino
come sangue. Cinto da uva e pampini, simboli della propria morte e resurrezione, Cristo
offre il sangue – vino allo spettatore, affinchè questi ne tragga il beneficio della vita
eterna, preannunciata dalla canestra in vista sotto al calice. Ogni frutto ha il suo ruolo: i
pomi sono il peccato, la melagrana il martirio e l’uva è Cristo, nera morto, verde risorto.
Questi due tipi d’uva si ritroveranno costantemente nelle canestre del Caravaggio. Alla
morte alludono anche le appendici o le foglie secche: bisogna, però, invertire il processo
logico che stabilisce l’equivalenza tra la morte – foglie secche come “poi” e il vegeto –
verde come “prima”. Nella Canestra di Frutta dell’Ambrosiana manca il melograno,
probabilmente per l’assenza del Cristo nell’immagine, ma i pomi e le uve hanno lo stesso
significato di caduta e di salvezza. Identico agli altri canestri è anche quello dell’Amore
della Galleria Borghese (ragazzo con canestra di frutta), che rappresenta Cristo come
Amore, o l’amore in Cristo che dona la vita eterna.
Un’altra immagine cristologica è quella del Bacchino malato. Su quello che è ritenuto un
tavolo, ma che è in realtà una pietra, simile al sepolcro nelle resurrezioni, poggia un
grappolo d’uva nera allusiva alla morte. La posizione che si può vagamente decifrare,
segue l’iconografia della resurrezione, ovvero una gamba più alta dell’altra.
Per quanto riguarda la consuetudine del Caravaggio di raffigurare un Cristo (o la sua
personificazione) adolescente, si può collegare all’immagine paleocristiana del Buon
Pastore. La giovinezza di Cristo, inoltre, allude alla sua eternità. Il Cristo imberbe ed
androgino, inoltre, non era un’immagine insolita nel Rinascimento, soprattutto in
Leonardo, la cui poetica insisteva sul mito dell’androgino (l’armonia dell’unione dei
contrari). L’affinità tra l’iconografia caravaggesca di Cristo e il Bacco, soprattutto quello
degli Uffizi, non poteva passare innoservata agli osservatori; si doveva trattare, però, di
un’iconografia erudita e crittografica. I quadri giovanili erano destinati agli ambienti colti e
superiori dei carginali; è quindi certamente un’iconografia elitaria. Il vero significato e la
vera intitolazione dei quadri dovevano essere riservati. Amore, Bacco ed Ercole sono
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protagonisti della decorazione dei Carracci a Palazzo Farnese. Nella decorazione su
tutto vince proprio l’Amore, quell’amore divino che è Cristo – Bacco, raffigurato al centro
nella posizione allegorica della resurrezione, con tanto di grappoli d’uva, uno nero ed uno
verde. Caravaggio continua a vedere il mondo come simbolo, la natura come messaggio
da decifrare: da qui il suo senso del realismo; se il mondo è un simbolo, per decifrarlo
occorre analizzarlo nel minimo dettaglio. Si nota una fusione del tema mitologico e quello
sacro: il motivo dell’uva e del vino, ad esempio, non ricorre solo nella mitologia legata a
Bacco, ma anche nella Bibbia, in cui la venuta di Cristo è segnata dall’abbondanza delle
vigne, ovvero beni spirituali. Fondamentale per la formazione del Caravaggio è la
conoscenza del mondo classico, dalla statuaria ellenistica e tardo antica fino al
paleocristiano. Difatti, è proprio in un certo filone ellenistico che nasce la scena di genere,
ovvero l’illustrazione di episodi minori (di vita quotidiana) osservati con vivace naturalismo.
Le opere giovanili di Caravaggio non sono propriamente scene di genere, ma allegorie
cristologiche, d’amore o morali: probabilmente, però, anche le sculture ellenistiche di
genere venivano osservate cercando di cogliere simboli o ammonimenti.
L’iconografia del Ragazzo morso da Ramarro si ritrova nel Martirio di San Matteo, in
cui il fanciullo si ritrae, dinanzi alla morte, con la bocca aperta e il braccio levato.
Caravaggio ha scelto l’immagine di un fanciullo come simbolo di innocenza e giovinezza, il
cui incontro è tanto più drammatico quanto più è inatteso.
La “vanitas” sarà uno dei temi fondamentali nelle nature morte della storia dell’arte: il
monito è che tutto è soggetto alla morte, anche la giovinezza, la bellezza ed i piaceri. Sulla
morte e sul peccato, però, trionfa l’amore in Cristo che garantisce l’eternità: da qui la
connessione tra il Ragazzo morso da Ramarro e i dipinti cristologici.
Esiste un dipinto in cui l’Amore Vittorioso è il titolo dell’opera. Si tratta, però, di un
Amore virtuoso, pur sempre un Amore divino. Alle virtù alludono, oltre la corazza, anche
gli strumenti musicali. Nella simbologia virtuosa delle armi ed armatura si ravvisa la
similitudine del male col nemico da battere e
l’equivalenza virtù-valore.
In Caravaggio, anche la musica è simbolo del divino e
dell’eterno: all’amore divino e alla vita in Cristo allude il
fanciullo del Concerto, il quale impersona appunto
l’Amore. Per quanto riguarda, invece, il Suonatore di
Liuto, la vita che la sua musica evoca può essere quella
eterna, promessa di purificazione dal peccato e di
salvazione. A questo punto è coerente la presenza della
frutta sul tavolo, tra cui pomi e pampini verdi, che
potrebbero far pensare che il giovane raffigurato è proprio Cristo, androgino e giovane. Le
X che decorano il manico del violino potrebbero alludere all’iniziale
greca di Cristo, mentre i fiori alla resurrezione.
Anche la luce del Caravaggio non può che avere significato ideale e divino: la sua
simbologia va ricercata in qualcosa di basico ed elementarmente religioso, ovvero nella
vecchia simbologia gnostica e alchemica del male come tenebra, e nella sua
contrapposizione al bene, così come la morte si contrappone alla v
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Storia dell'arte moderna - Caravaggio
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Caravaggio, Storia dell'arte moderna
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Storia dell'arte moderna - Caravaggio e opere
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